Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Europa Orientale

Indice del libro

L'originario Patto di Varsavia è oramai solo un ricordo del passato, anche se non tutti sembrano essere di questo contenti (certo non la Russia); in ogni caso, la storia del dopoguerra, e per i successivi 45 anni, nel bene e nel male ha visto la contrapposizione tra i blocchi della NATO e del Patto, e questo significa che non solo gli eserciti di quell'impostazione, tra l'altro uniformemente armati con sistemi sovietici, hanno rappresentato la maggior parte del tempo trattato in questo libro; ma anche che, a tutt'oggi, quelle F.A. hanno tracce del passato non totalmente cancellate, dato il surplus di materiali bellici lasciato dall'epoca del Patto, data la tecnologia acquisita da quell'esperienza ancora oggi usata in molti ambiti, dato infine che le nazioni dell'area hanno un'economia debole e vulnerabile. Non possono comprare grandi quantità dei costosissimi armamenti occidentali, non possono tantomeno sviluppare da sé tutto quello che gli serve (Russia esclusa) e quindi sono legate ancora all'uso di molti vecchi sistemi, magari aggiornati ed occidentalizzati, ma basati ancora su tecnologie tipiche di quell'epoca. Tanto più era vero all'inizio del XIX secolo, cioè oramai quasi un decennio fa, limite al quale questo libro idealmente tenderebbe. In ogni caso, benché ridotte numericamente e per lo più adeguate allo standard NATO, anzi spesso facenti parte della NATO e dell'UE, le nazioni dell'Est conservano una certa originalità. All'epoca del Patto di Varsavia le nazioni più indipendenti erano la Romania (che produceva anche elicotteri francesi, come del resto la non allineata Jugoslavia), seguita dalla Cecoslovacchia (artiglierie e corazzati, ma anche una forte industria aeronautica) e la Polonia (a cui, tra l'altro, è andata la produzione dei Mi-2 e dei suoi derivati, per non parlare dei carri da battaglia e dei cantieri navali). Nell'insieme, sebbene molto più dipendenti dall'URSS di quanto non fossero le nazioni NATO, anche i Paesi del Patto sono da studiare attentamente, così come nazioni orientali anche se indipendenti come la Jugoslavia, parzialmente 'occidentalizzata' o l'isolata Albania. L'URSS, poi, è una storia a sé, che può essere raccontata solo con grande fatica e sforzo, e affidandosi a due fattori importanti. Uno è che i Sovietici erano noti standardizzatori e i loro equipaggiamenti, benché prodotti in grandi quantità, sono stati di relativamente pochi tipi (ma spesso con molte versioni); l'altra è l'ignoranza che si ha qui in Occidente (e non solo) della macchina bellica sovietica: per esempio, l'Armata Rossa aveva oltre 200 divisioni, e sarebbe uno sforzo sovrumano raccontarle tutte nel dettaglio, ma in ogni caso solo di poche se ne conosce la storia con un certo approfondimento. Idem per le unità aeree e quelle navali. Come la Deriva dei Continenti, la disgregazione dell'URSS ha prodotto varie nazioni che rappresentano ciascuna una realtà che, col passare del tempo, assume connotati sempre più particolari. Ma solo la Russia e l'Ucraina presentano reali motivi d'interesse, le altre nazioni sono mini-potenze per lo più insignificanti in termini militari e con ben poche novità quanto ad equipaggiamenti.

L'evoluzione delle filosofie, addestramento, tattica sono pure molto interessanti. Chiaramente queste sono più facili da implementare (come hanno cercato di fare i Georgiani) dell'acquisto di miliardi di armi: addestrare gli ufficiali e i sottufficiali per una maggiore iniziativa tattica, per esempio. Le tecniche di combattimento però richiedono anche supporti 'materiali' e quando si hanno economie così fragili da ridurre le ore di volo tipiche a 1-2 al mese c'è poco da fare per combattere in 'standard NATO'.


Buona lettura.