Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Iran

Indice del libro

L'Impero si rafforza

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Non era passato molto tempo dall'arrivo dei primi jet e lo Sha già si apprestava a fare un ulteriore passo in avanti: la creazione, beninteso con il beneplacito degli anglo-americani, di una vera potenza regionale.

 
Un raro ma longevo F-4D iraniano, del quale vennero comprate circa 32 unità

I programmi che seguirono furono solo parzialmente attuati, eppure già da soli, e nonostante la oggettiva difficoltà di mantenere l'efficienza bellica dopo la Rivoluzione, bastarono a fermare l'esercito irakeno, che era potente e capace di montare una offensiva corazzata ben pianificata, anche se molto malamente appoggiata dall'Aeronautica. Ma questo, agli inizi degli anni '70 era ancora là da venire.

Anzitutto, l'Iran si premurò di dotarsi di basi aeree di grandi dimensioni e capacità. Questo fu fatto per vari motivi: l'efficacia degli attacchi israeliani sui campi d'aviazione arabi era uno di questi, con la chiusura di molti campi d'aviazione e un'autentica strage di MiG, i cui candidi scheletri d'alluminio punteggiarono le piste di volo e le piazzole, al centro di una macchia nerofumo, dopo che l'Operazione Moked aveva avuto successo nel distruggere la formidabile forza combinata delle aviazioni arabe nell'arco di una mattinata. Lo Sha non intendeva ritrovarsi con le basi distrutte e gli aerei senza protezione sui parcheggi, quindi diede ordine di costruire basi grandi a sufficienza da proteggere gli aerei e garantirne l'operatività nonostante eventuali attacchi aerei nemici.

Ma ancora di più, la logistica dell'IIAF era concepita come forza 'd'appoggio' per eventuali aviazioni alleate. L'Iran confinava con l'URSS e aveva fino a 25 divisioni schierate dall'altra parte del confine, anche se non era certo il Caucaso il teatro d'operazioni dove i sovietici concentravano le loro migliori forze. Per avere eventuali aiuti, la Persia di Palhevi si dotò di una logistica molto superiore a quella strettamente necessaria. Il risultato fu sufficiente ad ospitare fino a circa 3.000 aerei, diverse volte quelli in possesso della IIAF. Non solo questo, ma la dotazione di armi era ritenuta anch'essa estremamente importante per combattere per un conflitto prolungato, specie dopo le esperienze della Guerra del Kippur. Così gli iraniani si dotarono di grandi riserve di armi, e in aggiunta, di parti di ricambio. La cosa era talmente vera, che ancora diversi anni dopo l'inizio della guerra l'Iran combatteva utilizzando bombe comprate negli anni '70, le cui scorte non si erano ancora esaurite. Eppure nel 1973, dopo appena 5 giorni di guerra, Israele dichiarò che aveva quasi finito le scorte di armamenti (con la conseguente organizzazione di un enorme ponte aereo americano per portare gli aiuti necessari), e lo stesso accadde agli arabi, nonostante gli enormi stock di armamenti accumulati, che previsti per una guerra di mesi, andarono esaurendosi dopo pochi giorni. La guerra moderna, insomma, bruciava molte più risorse di quanto pianificato, almeno se si passava da una guerra a bassa intensità o 'd'attrito' ad una ad alta intensità.

L'Iran si dotò anche di una rete radar assai completa, anche se le dimensioni della nazione e soprattutto le montagne rendevano praticamente impossibile controllare lo spazio aereo in maniera continuativa, almeno contro bersagli a bassa quota.

Le armi ordinate furono un quantitativo enorme per ogni standard, anche maggiori di quelle richieste dagli israeliani. Per sommi capi, si possono ricordare:

  • Oltre 150 F-5 A,B, E,F (maggiormente di quest'ultime versioni)
  • 223 F-4 Phantom, 32 dei quali D, 177 E, alcuni RF-4E.
  • 80 F-14 Tomcat
  • 202(!) AH-1T Cobra
  • Una dozzina di Boeing 707 (anche aerocisterne) e 747
  • circa 52 C-130
  • 6 P-3F Orion
  • Oltre 200 elicotteri Bell 214ST
  • Migliaia di missili AIM-9B,F,J,P Sidewinder, e AIM-7E Sparrow (inclusi gli E-4 per i Tomcat)
  • Oltre 2000 missili AGM-65 Maverick
  • Oltre 900 carri Chieftain
  • Circa 800 carri M47, 48, 60
  • Carri leggeri Scorpion
  • 100 ZSU-23-4
  • Un gran numero di semoventi M109
  • Lanciarazzi BM-21
  • 235(!) rampe triple per missili HAWK, parte o tutti del tipo I-HAWK
  • 3 fregate missilistiche
  • 4 motocannoniere missilistiche Combattante II con 4 Harpoon

Questo non esauriva la questione. Gli armamenti richiesti in prospettiva, da consegnarsi dai primi anni '80 erano, tra gli altri:

  • 53 (non certo) F-15 Eagle
  • 160 F-16A/B
  • 54(?) sistemi tracked Rapier
  • Cannoni semoventi da 35mm Eagle
  • Aerei E-3 AWACS
  • 225 carri Shir-1
  • 1225(!) carri Shir-2
  • 6 cacciatorpediniere missilistici Spruance SAM

Una volta caduto lo Scià di Persia, con la rivoluzione del gennaio 1979, vi fu la clamorosa 'Crisi degli Ostaggi' dell'ambasciata americana di Teheran, che fu un'autentica debacle per Carter, specialmente dopo il fiasco dell' 'Operazione Eagle Claw'. Le tensioni con l'Irak, nel frattempo, non facevano che aumentare e questo stato di cose culminò con l'invasione irakena del 22 settembre 1980. La guerra, in realtà, iniziò prima: per gli irakeni, a tutt'oggi la data d'inizio era il 4 settembre, non il 22. Quel giorno vide gli irakeni lanciare un'offensiva generale, tentando di risolvere un conflitto che si minacciava di logoramento con una forza ancora superiore, ma sconvolta dalle epurazioni khomeiniste.

La forza dell'esercito iraniano era al tempo stesso anche una debolezza, ovvero la sua situazione politica. Sotto la pressione di una guerra, con una forte leadership al potere, l'intero e ricco Iran era una nazione in guerra, con ogni fibra del suo tessuto sociale tesa a combattere gli irakeni. Al tempo stesso, questa leadership era oppressiva e aveva mutilato il dispositivo militare con epurazioni e fucilazioni di validi ed esperti ufficiali, considerati troppo 'occidentalizzati'. La guerra in realtà riabilitò molti di loro, che obtorto collo vennero scarcerati e inviati a combattere, cosa che fecero con grande impegno. La guerra non fu un cattivo affare nemmeno per il regime iraniano, perché compattò l'opinione pubblica attorno ad una leadership che non avrebbe potuto a lungo mantenere il potere se il popolo l'avesse trovata deludente, dopo tutti gli sforzi fatti per liberarsi dello Scià. La situazione, attorno a metà degli anni '80, era di stallo e di forte indebolimento.

Le fregate 'Saam'

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La IS Salaban, nel 1977. Si noti una certa somiglianza con le fregate inglesi dell'epoca, come le Type 21, ma queste erano unità nettamente più piccole

Costruite dalla Vosper Thornycroft in 4 esemplari, queste navi erano delle piccole fregate di caratteristiche avanzate per i tardi anni '60, concepite per la velocità e anche come potenza di fuoco, almeno per le armi disponibili all'epoca della loro introduzione in servizio. Pensate per ottenere una velocità straordinariamente elevata (circa 4 nodi più delle già rapidissime 'Lupo'), essendo esse pur sempre delle fregate e non delle motocannoniere missilistiche, sono rimaste a tutt'oggi le più veloci tra tutte le unità di questo tipo. Inizialmente erano chiamate con nomi della tradizione iraniana, poi dopo la rivoluzione ebbero i nomi delle montagne. In totale avevano le seguenti caratteristiche:

  • Dislocamento: 1.100-1.540 t
  • Dimensioni: 94,5 x 11,07 x 3,25 m
  • Propulsione: 2 motori diesel Paxman Ventura da 3.800 hp l'uno e due turbine R.R. Olympus TM-3A da 46.000 hp su due assi; velocità 17 nodi in crociera (diesel) e 39 alla massima potenza (turbine), configurazione CODOG; autonomia 5.000 miglia a 15 nodi
  • Equipaggio: 125-146
  • Armi (attuali): 4 C-802 antinave, 1 Mk 8, 1 da 20 binato, 2 mortai da 81 mm, 2 armi da 12,7 mm, un mortaio Limbo e 2 lanciasiluri da 324 mm
 
la Sahand, sempre nel '77

La loro principale attività di ammodernamento è stata sostituire i missili di bordo. Inizialmente c'erano 9 missili Seacat, probabilmente un lanciatore triplo anziché quadrinato come al solito, e 5 missili Sea Killer. Questi ultimi erano armi italiane inizialmente note come 'Nettuno', pensate dagli anni '60 sulla falsariga dei missili a guida semiattiva Sparrow. Pesanti circa 170 kg, di cui 30 di testata, avevano una gittata di circa 15 km. Di fatto erano quello che anni dopo sarebbero stati i missili Sea Skua, pensati in un certo qual modo allo stesso modo e per lo stesso compito, quello di rimpiazzare i missili filoguidati SS-12, relativamente semplici e limitati. Realizzati però solo per le navi, come tali non ebbero grande successo data la loro limitata capacità operativa -per varie ragioni, anche tecniche- e l'avvento dei vari (e ben più grandi) Exocet, OTOMAT e Harpoon non ha certo migliorato la loro situazione. In seguito si sarebbero evoluti nei più prestanti Marte aviolanciati. Però, come commessa, ebbero ben 120 missili ordinati dalla marina imperiale iraniana per queste navi, nonostante che tra tutte le unità disponibili fosse necessaria solo una dotazione di 20 armi per ogni 'pieno' di missili, confermando anche qui la tendenza ad abbondare con munizionamento e parti di ricambio per le proprie forze armate, grazie alle disponibilità finanziarie. I cannoni da 114 mm Mk 8 erano armi moderne per l'epoca, relativamente pesanti per una nave tanto piccola, tanto che le 'Lupo' italiane, tra le poche navi simili in dimensioni, erano pur sempre del 50% più pesanti a pieno cario. Queste navi erano simili progettualmente alle unità successive del Type 21, più grosse ma non tanto diverse, e alla fregata libica grossomodo coeva (poi ammodernata pesantemente, tra l'altro con missili OTOMAT e SAM Aspide con lanciatore quadrinato), con una tuga centrale al di sopra di uno scafo a ponte continuo.

Le unità, ordinate pare già dal 1960(? Sarebbe stato davvero un anticipo prodigioso rispetto ai tempi nda), erano la DE-12 Saam, impostata nel 1968, poi ribattezzata IN 71 Alvand; la DE 14 Zaal, impostata nel '69 dalla Vickers (come la De 16 e a differenza della DE 12 e 18 della Vosper), poi IN 72 Albroz; la DE 16 Rostam, poi IN 73 Salaban sempre del '69; la DE 18 Faramarz, poi IN 75 Sahand, pure questa impostata nel '69. In sostanza, fino all'arrivo delle 'Lupo', per molti anni nessuna fregata leggera sarebbe stata anche soltanto lontanamente veloce quanto queste veloci unità persiane.

 
la Sahand, trasformata in pira funebre dalle armi degli aerei USA

Con gli anni il loro lanciamissili Seacat è stato sostituito senza praticamente un sostituto, ovvero con cannoni da 20 mm. La batteria di Sea Killer è stata rimpiazzata da 4 C-802, missili cinesi simili agli Exocet ma con un turbogetto per garantire oltre 100 km di gittata. Le capacità offensive di queste armi le rendono più efficaci e pare che le unità rimaste siano ancora in grado di raggiungere elevate velocità massime. Tuttavia, la mancanza di sufficiente difesa aerea è un grave problema per queste piccole fregate, non avendo un sistema CIWS vero e proprio e niente missili a medio raggio Crotale-Sparrow-Aspide, come per esempio la loro cugina libica Dat Assawari. E il risultato, contro gli americani, non sarebbe stato certo lieve, quando l'Iran si decise ad accettare la sfida americana in mare aperto (Operazione 'Praying Mantis').


Le navi del tipo 'Combattante II' erano motocannoniere armate, forse per l'unica volta nel caso delle unità di questa prolifica classe, non con gli Exocet, ma con i missili Harpoon. Con una lunghezza di 47 metri per 7,1 di larghezza, pescaggio di 2 metri. Avevano 4 diesel con 14.400 hp su 4 assi e 36-45 nodi a seconda del dislocamento, e 31 membri d'equipaggio. L'armamento era di 4 Harpoon (poi con 2 o 4 C802), un cannone da 76 e uno da 40 mm, protezione balistica leggera sui punti vitali. Anche queste navi erano considerate eccezionalmente moderne per l'epoca, e secondo gli iraniani erano le più moderne motocannoniere del mondo. Certo è che, la combinazione tra un valido scafo, missili americani, cannoni italiani e svedesi, sistemi elettronici sofisticati e motori potenti, le portava senza dubbio al vertice della categoria. Durante la guerra contro l'Irak, si comportarono molto bene anche se subirono una perdita dovuta ai missili delle 'Osa'; rispetto a queste ultime dimostrarono tuttavia una netta superiorità, specialmente per via dei sistemi d'arma più moderni e della presenza di cannoni di medio calibro a bordo (che potevano colpire duro anche aerei a una certa distanza, nonché navi e obiettivi terrestri). Tuttavia, in 'Praying mantis', anche esse avrebbero subito l'impatto durissimo dell'aviazione americana, non avendo sufficiente protezione contro gli aerei statunitensi e le loro armi.

1984 circa[1]

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Esercito

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Quello che rimaneva dell'esercito regolare erano circa 50.000 uomini, parte dei quali di leva, che combattevano con le armi più sofisticate e moderne. Ma il grosso era dato da una milizia molto meno efficiente, i Psadaran, considerabili come una milizia leggera, i Bassej, ancora peggio equipaggiati e utilizzati come 'carne da cannone' e infine gli Hetzbollah, per la sicurezza interna del Paese, similmente equipaggiati come i Bassej. A questo si era giunti, dopo che l'Iran era quasi arrivato al rango di potenza mondiale: migliaia di uomini lanciabili all'attacco delle trincee irakene, alla mercé di mitragliatrici, mine, gas, aerei: praticamente una riedizione della Prima guerra mondiale. Una delle principali attività dell'esercito regolare era quella di addestrare le reclute che affluivano a gruppi di circa 100.000 per volta, onde compiere un servizio di 24 mesi, a cui in realtà pochi riuscivano a sopravvivere, specialmente se si aveva anche la pretesa di restare indenni. La forza originaria dell'Iran era a quel punto assai ridotta: originariamente con 3 divisioni corazzate con M 47, 48, 60, Chieftain, adesso vi erano molti mezzi perduti, inefficienti o danneggiati, e le operazioni a livello divisionale erano diventate pressoché impossibili. Le risorse di munizioni scarseggiavano anche per le artiglierie, lanciarazzi multipli BM-21, veicoli corazzati leggeri. La principale forza era data da 150.000 pasdaran, eterogeneamente equipaggiati, scarsamente addestrati ma talmente determinati a combattere da assicurare il proseguimento della guerra. Ai Bassej sono stati aggiunti anche gli Herzbollahi', che erano una forza nominale di 2,5 milioni, comprendente in realtà tutti gli uomini fisicamente validi e disponibili. Esistevano anche guardie di confine e Mustazafin, ovvero guardie civili, destinate essenzialmente per la sicurezza interna.

Quanto restasse infine dei 65 aerei leggeri e 470 elicotteri originari, per lo più messi a terra, è arduo dire: certamente molti, forse non meno della metà, erano stati messi a terra fin da subito dopo la Rivoluzione.

Aeronautica

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Anch'essa, gioiello della Persia dello Scià, era molto malridotta, essendo la forza più sofisticata e difficile da mantenere. Degli oltre 200 Phantom, 80 Tomcat e 150 Tiger, erano questi ultimi che restavano, grazie alla loro facilità di manutenzione, i velivoli più utilizzati in azione, con una forza di circa 50 aerei efficienti. I Phantom erano anch'essi ridotti di numero a forse 10-20 macchine efficienti, mentre i Tomcat erano 5-10 esemplari. A parte gli F-5, le macchine più usate erano i C-130 (in origine 52), parte della grande flotta di 12 Boeing 707 (alcuni anche come aerocisterne) e 747. Forniture di armi erano sporadiche, ma forse i cinesi erano riusciti a fornire già caccia F-6 e F-7, mentre da altre parti vi erano F-5 e secondo alcuni, fino a 23 cellule di F-4, anche se non è certo se questi andarono realmente in servizio o finirono solo per fornire parti di ricambio.

L'Iran non ha mai avuto una grande flotta militare, ma la guerra l'ha resa ancora più piccola. Alcune navi erano andate perse in azione, altre vennero sistemate in riserva, ordini per nuove navi erano stati cancellati. Alla fine, non vi erano che un pugno di navi missilistiche, qualche fregata, navi ausiliarie, soprattutto incaricate di offrire protezione alle petroliere dalle navi e aerei irakeni. La forza originaria di 3 vecchi cacciatorpediniere e 4 fregate missilistiche di nuovo modello era per lo più inattiva. La flotta di hovercraft, 8 SRN.6 e 6 BH-7 inglesi non pare fosse operativa, mentre le corvette erano operative pare, in 2 esemplari su 4.

 
Un rarissimo P-3F, versione 'esclusiva' della marina iraniana

Della forza aerea navale, originariamente costituita da una discreta flotta, più che sufficiente per le esigenze iraniane, non restava molto di operativo. Dei 6 P-3F, versione appositamente preparata per l'Iran degli Orion, 2 erano inefficienti e 2 persi, mentre anche molti degli elicotteri, 10 SH-3D e 6 RH-53D. La protezione dell'isola petrolifera di Kharg era fondamentale, le basi principali erano Kharg, seguita per importanza da Bandar Lengeh, Bandar Abbas, Bushehr, Bandar-e-Eman Komeini, Bandar-e-Anzali.


Anni '90: la situazione nel Golfo[2]

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Pare che l'Iran avesse investito, stando a fonti iraniane antikhomeiniste, circa 19 mld di dollari nel 1991 e 15 mld nel 1992 per nuove armi, il che significava all'epoca qualcosa come il 25% del PIL stiamto del Paese, e anche oltre. Nel 1991, però, per l'IISS (International Institute for Strategic Studies, di Londra), si stimavano solo 4,3 mld di dollari di spese per la Difesa; si parlava anche di spese per altri 30 mld di dollari negli anni successivi; eppure, il 31 gennaio del '1993 il presidente Rafsanjani aveva detto che le spese erano solo l'1,5% del PIL, e quindi poco più di un mld di dollari annui, onestamente un po' bassa (a meno che non mentisse, o fosse male informato, o ancora, si riferisse solo ai programmi di acquisizione militare veri e propri); tuttavia anche il ministro della difesa Torkan ha detto al Financial Times, in un'intervista, che le spese erano sotto i 2 mld di dollari e nel 1993 non sarebbero state nemmeno di 1,8, di cui in valuta estera erano 750 mln, gli altri soldi erano spesi in rial, ovvero nel mercato interno. E così Rafsanjani aveva buon gioco nel dire che solo per i nuovi 48 Tornado IDS dell'Arabia Saudita, la sua spesa era tale da equivalere a quella di tre anni di bilanci militari dell'Iran, tanto per capire. È vero che l'Arabia non avrebbe pagato tutto e subito, ma è anche vero che aveva un sacco di altri programmi (vedi F-15S) e questo era solo uno di essi. Con un valore di 7-8 mld di dollari a seconda delle stime, era una spesa impressionante anche per gli standard della regione. Gli arabi potevano permettersi spese molto maggiori del popoloso e povero Iran. E spendevano. Non c'era solo l'Arabia: gli EAU nel febbraio 1993 avevano annunciato il contratto per 436 carri 'Leclerc', di cui 46 da recupero e supporto vari, con consegne dal 1994 al 1999. Si parlava di una cifra non ufficialmente indicata in 6 mld di dollari, anche perché c'erano fonti che valutavano i 'Leclerc' nel 1992 come costanti 30 mln di franchi (circa 6 mld di lire). Questa commessa batté Challenger e M1, e del resto per i francesi il Leclerc era la 'Rolls-Royce dei carri armati' (quasi un paradosso, chissà che ne pensavano gli inglesi..), e senz'altro, il più moderno disponibile, appena in consegna ai reparti francesi. Del resto l'esercito transalpino, che ne voleva almeno 1.300 per sostituire tutti gli AMX-30 si è dovuto accontentare di meno mezzi, ridotti a circa 800 (ma poi sarebbero calati drasticamente, alla fine sarebbero stati circa 400, come quelli degli EAU). Il tutto era comunque da rapportare alla forza dei carri degli EAU, che comprendeva 95 AMX-30 dell'esercito di Abu Dhabi, e 36 OF-40 del Dubai. Ad ogni modo, la concorrenza era stata molto dura, anche perché i britannici erano sostenuti dal Dubai; gli americani invece puntavano soprattutto ad Abu Dhabi, il più forte e ricco degli emirati, ed erano sicuri di piazzare i loro carri armati, ma gli era andata male. Si sono contentati con il Kuwait e con l'Arabia Saudita, che ha ordinato oltre 300 M1A2 molto migliorati anche rispetto agli M1 dell'esercito americano.

Non solo, ma all'inizio del 1993 si trattava anche per la vendita dei Su-27, tanto che a gennaio arrivò anche il ministro della Difesa russo, tale Pavel Grachev; il salone IDEX '93 vide ospitato anche Pavel Sukhoi, mentre si facevano vedere anche quelli del MiG DB e i francesi con il Mirage 2000-5, evoluzione di quelli già in servizio negli EAU, oltre agli americani con gli F-15E e 18. Per partecipare alla festa, anche l'Italia mandò in quel periodo gli AMX all'Arabian Stallion, tanto per pubblicizzarli, se non come mezzi di per sé, come sistemi avionici (l'Elettronica è presente già da decenni negli EAU nda.). Gli Emirati hanno commissionato alla Westinghouse un sistema C3I da 300 mln di dollari, con radar a terra, stazioni di controllo, e 'linkabile' agli E-3A AWACS, sia americani che sauditi, oltre che con le batterie di 'Crotale' e 'Rapier', dei quali ultimi pare vennero ordinati i nuovi tipi Rapier 2000. Erano in lizza anche Patriot e SA-10. Può sembrare strano che i russi, dopo che i loro sistemi erano stati fatti a pezzi due anni prima da parte dell'Alleanza anti-Saddam, ma i prezzi e le capacità dei nuovi modelli, di nuova generazione, spesso non 'sputtanata' in Desert Storm, erano decisamente vantaggiosa e ad IDEX i russi sarebbero diventati di casa per tutti gli anni '90 e anche oltre, sfruttando le tecnologie accumulate nel decennio precedente per combattere la NATO. Abu Dhabi voleva anche elicotteri ASW, per esempio si diceva di otto Super Lynx inglesi, ma anche si parlava di Dauphin e SH-60, Sea Sprite o AB-212 (o 412?).

Quanto al Kuwait, si sarebbe permesso di spendere oltre 10 mld di dollari entro la fine del decennio, dato il pericolo sia iraniano che del babau irakeno. 236 carri M1A2 per la General Dynamics, 300 Desert Warrior (1,2 mld di dollari), radar Hughes da 92 mln di dollari collegato al sistema civile ATC, cinque unità di fuoco Raytheon Patriot (210 missili) con un totale di 40 lanciamissili quadrupli totali e ovviamente, anche cinque radar di controllo del tiro; il prezzo della commessa è di 327 mln di dollari, con consegne dal 1995. Inizialmente si volevano sei batterie HAWK con 342 missili e i 'Patriot', ma il tutto era sospeso perché bisognava vedere lo stato delle batterie catturate a suo tempo dagli irakeni. Nda, anche se all'epoca non era noto, il Kuwait aveva anche comprato alcune batterie di Aspide prima della guerra, andate a quanto pare perse e sostituite anni dopo da nuovi sistemi.

L'Oman era tradizionale alleato di Londra e come tale, durante la visita del premier John Major, ordinò nel febbraio del 1993 una piccola flotta di 18 carri Challenger 2 e altrettanti in opzione. Poco, ma del resto l'Oman aveva più bisogno di mezzi navali per controllare lo Stretto di Hormuz che di carri armati per il suo territorio decisamente montagnoso.

Major all'epoca faceva il piazzista di armi e andando in Arabia Saudita, con il programma 'Al Yamamah II', si prese la soddisfazione di annunciare l'ordine per ben 48 aerei Tornado IDS, finalmente un utente non facente parte del gruppo originario, per non meno di 5 mld di sterline, e consegne già dal 1996; BAe sperava anche di piazzare altri 60 Hawk, oltre ai 30 già in servizio in Arabia; e vi erano anche altre macchine in ballo, come 88 Sikorsky-Westland Black Hawk, e ancora BAe 125, BAe 146, simulatori, basi ecc. ecc. In futuro, grazie a questo programma rinnovato (quello del Tornado) si pensava che i sauditi sarebbero stati anche interessati agli EF-2000, anzi agli EFA come all'epoca si chiamavano più spesso. Nell'estate del 1992, nel frattempo, erano stati ordinati ben 72 F-15XF, poi F-15S, con un costo mostruoso di ben 9 mld di dollari. Così, Tornado e F-15 di nuova generazione da soli erano costati qualcosa come circa 16-17 mld di dollari, la forza del petrolio e di una popolazione esigua a goderne. Ma mica bastava, c'era anche la difesa aerea, con 13 unità di fuoco 'Patriot' ordinate alla fine del 1992, per 1,3 mld di dollari, oltre a otto sistemi ordinati nel 1990 e da consegnare dalla fine del 1993. Nel 1992 vennero anche ordinati alla Oerlikon-Buhrle sistemi Skyguard per la difesa degli aeroporti, commessa dal valore di 675,5 mln di dollari; si trattava di ben 100 cannoni binati da 35/90 mm con radar 'Skyguard' e l'opzione per i missili iperveloci ADATS, sempre della Oerlikon.

Ma tutto questo per cosa? l'ex- direttore Robert (Bill) Gates, l'Iran era in cerca di una capacità nucleare, ma ci sarebbero voluti ancora almeno 7-8 anni, ma in generale l'Iran non aveva la possibilità di spendere così tanto per i programmi militari; si rivolgeva a Cina, Corea del Nord e Russia, oltre che alla propria produzione; si parlava di Su-27, MiG-29, MiG-31, una dozzina di TU-22M3, due AWACS A-50, SAM e carri T-72, oltre che diversi sottomarini 'Kilo'. Si parlava di tante cose, tra cui l'accordo per installare in Iran una catena di montaggio per i MiG-29. Solo una parte di questi programmi si è poi avverata. I problemi erano diversi, ed era no riportati almeno due di essi di particolare importanza: difficoltà economiche iraniane, e incertezze sulla situazione in Russia, oltre che ovviamente i conseguenti dubbi sull'attendibilità delle forniture. Del resto, il vero cruccio per gli iraniani era mantenere almeno una parte degli aerei ereditati dai tempi 'imperiali', quando comandava lo Scià. Il ministro Torkan sparava giù dura la sua opinione sull'F-14: definendolo il miglior caccia acquistabile e senza rivali per i prossimi 20 anni (bah). C'era un grande livello di incertezza su tutta la situazione della difesa iraniana. Per esempio, Torkan diceva che gli aerei ex-irakeni non erano più in condizioni di volare, ma in realtà almeno alcuni sono stati davvero rimessi in servizio (MiG-29, Mirage F.1 e Su-24/25, oltre anche ad altri tipi); dei missili 'Scud' diceva che costavano troppo (2,5 mln di dollari l'uno, ma altre fonti parlano di meno di uno), e non erano armi capaci di vincere una guerra, però in caso di necessità l'Iran li avrebbe comprati o prodotti. I missili 'Scud' erano particolarmente temibili in termini politici. Tutta la costa araba del Golfo era ed è sotto tiro dei missili di questo tipo, dato che le distanze tipiche sono dell'ordine dei 150-200 km, con un massimo di circa 300 km per gli EAU. E in termini politici la cosa era importante: nel 1988 gli iraniani dovettero porre fine alla guerra a forza di scambiarsi missili con gli irakeni, che di fatto vinsero l'offensiva strategica a forza di missili 'Scud' a gittata prolungata, gli ultimi di circa 900 usati a far tempo dal 1994, specialmente durante la 'Guerra delle città', che iniziò il 29 febbraio 1988 e finì 52 giorni dopo, quando oltre la metà vennero usati; l'Iran usò dal canto suo circa 250 missili 'Oghrab' e circa 80 'Scud' di cui una sessantina lanciati verso Baghdad. Ma l'Irak tirò oltre 400 missili; in particolare, i lanci su Teheran di circa 160 missili, con centinaia di vittime e terrorizzando una popolazione che all'epoca era ancora convinta di stare relativamente al sicuro, ad oltre 500 km dalla linea del fronte. I lanci- circa un centinaio- degli irakeni contro Israele, Arabia e anche Baherein furono poco validi in termini militari, ma temibili in termini politici e psicologici: in particolare, qualche arma in più verso Israele, e soprattutto, l'assenza dell'antidoto giusto (più mediatico che pratico, a dire il vero), ovvero le batterie di Patriot, e questi avrebbe iniziato le azioni di contrattacco, il che avrebbe mandato in crisi gli arabi, che mai e poi mai avrebbero combattuto assieme agli israeliani contro altri arabi. Insomma, Saddam era uno che rischiava, ma non era pazzo. I missili Patriot, malgrado la stampa li elogiasse al massimo, non erano davvero così efficaci; gli ARROW, israeliani ma finanziati largamente dagli USA come parte del programma SDI di reaganiana memoria, era ancora nel 1993, in sviluppo. Se ai missili 'Scud' fossero stati dati sistemi di precisione come quelli degli SS-23 o dei Pershing, le cose sarebbero state molto diverse anche come risultati militari. Per giunta lanciati da un territorio molto più grande e quindi, più difficili da localizzare, quando già gli irakeni dimostrarono che i loro lanciatori mobili potevano operare senza troppi problemi nonostante la caccia spietata delle SOF, F-15 ed E-8 Joint Stars.

Quanto al CCG, formato dagli arabi attorno agli inizi degli anni '80, la sua importanza rimase sempre più ridimensionata, perché senza gli occidentali, e gli anglo-americani in particolare, non sarebbe stato possibile. Piuttosto era impressionante vedere il numero di armi così potenti e moderne ordinate da questi staterelli. Forse anche questo era una specie di 'politica di scambio'. Diciamo che la Francia o la Gran Bretagna, con le industrie pesantemente in crisi, trovasse nei ricchi arabi dei clienti fin troppo danarosi. Questi gli comprano armi ben in eccesso rispetto alle proprie capacità, ma salvano l'industria del fornitore. Poi, se avessero bisogno di qualche aiuto, resistere a qualche invasione, il fornitore potrebbe benissimo portare con qualche volo charter il personale necessario, e a questo punto i mezzi militari del regno del Golfo sarebbero solo poco più che materiale pre-posizionato. La Libia fu forse la prima ad atteggiarsi così, comprando una quantità di armi, negli anni '70-80, enormemente maggiore alle sue capacità di utilizzarla, ma del resto, necessaria per fronteggiare i suoi vicini, specie l'Egitto. Gli Stati del Golfo, tutto sommato poco interessati alle armi, cominciarono a cadere nel circolo vizioso prima con l'Irak, data l'alleanza contro Israele, poi l'Iran data la presenza del fedele dittatore amico degli americani. L'Iran, quando si chiamava Impero di Persia, comprava armi in quantità, ma del resto non si poteva certo dire che mancava di personale addestrato, tanto che la IIAF arrivò a circa 100.000 uomini. Però è un fatto che i suoi aeroporti erano dimensionati in maniera tale da poter ospitare fino a circa 3.000 aerei. Questo aveva una sola spiegazione: in caso di contrasto dell'URSS, sarebbero intervenuti i G.I. di Zio Sam. Con aeroporti del genere si sarebbe potuta ospitare tutta l'armata aerea che invece venne messa insieme, con grande difficoltà, nelle pur grosse basi aeree saudite nel 1990. Per gli arabi la situazione era anche peggiore: con una quantità di ricchezza data dal petrolio quale non avevano mai pensato d'avere, ma così poche persone, tanto meno formate, ricorrere a personale straniero istruito era quanto necessario al mantenimento degli eserciti che negli anni '90 più sono cresciuti in potenza e tecnologia in tutto il mondo, gettando un'ombra sinistra per il futuro assetto 'pacifico' del pianeta, data l'incapacità della politica di fare il proprio lavoro. Piuttosto che la pace, i leader mondiali si sono trasformati in piazzisti per le fabbriche d'armi. Un brutto presagio e pienamente confermato dagli sviluppi del decennio successivo.

XXI secolo

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Le armi dell'Iran[3]

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Dopo la caduta dello Scià e del regime filo-americano l'Iran si è dovuto 'arrangiare'. Ha inizialmente beneficiato del ricco arsenale accumulato, soprattutto per via degli USA, nel periodo precedente al 1979, ottenendo come si è detto missili, armi, carri e aerei di sofisticazione mai consentita prima ad alleati degli USA (soprattutto gli F-14/Phoenix). Da queste armi, tra l'altro comprate in grandi quantità e con molti pezzi di ricambio (gli Iraniani erano ben consapevoli delle lezioni delle guerre arabo-israeliane sul consumo delle munizioni) e dalle grandi infrastrutture (come sia possibile che l'Iran abbia avuto una serie di aeroporti che avevano posti per circa 3.000 aerei, quanti ne sarebbero stati necessari per l'intera Coalizione del 1991 anti-Irak? Perché l'Iran, in caso di guerra all'URSS poteva diventare uno stato-base per la NATO e gli USA, ricevendo grandi quantità di rinforzi e rifornimenti in zona).

Gli Iraniani d'oggigiorno hanno cercato di fare del loro meglio con le tecnologie disponibili: le operazioni 'taglia e cuci' per cercare di creare, sperabilmente un po' migliorate, delle copie di armi straniere o dei modelli 'Frankenstein' che ne assemblino vari pezzi per ottenere qualcosa di nuovo.

La responsabilità di questo settore militare ricade sul DIO, che per noi vuol dire divinità ma in Iran, anche se è uno stato confessionale, è solo una sigla che significa grossomodo 'Organizzazione delle industrie della Difesa Iraniane'.

Tra i prodotti non possono mancare le armi portatili, base di ogni forza armata e in produzione dal 1934 e in particolare, dal '37 in produzione dallo stabilimento Sanaye Jangafzarsazi: il G3 tedesco, già arma standard dell'esercito ai tempi dello Scià; la mitragliatrice MG 42, ancora valida dopo 60 anni dalla sua nascita (la 'Sega di Hitler'), la HK MP-5A pistola-mitragliatrice, praticamente una specie di 'versione accorciata' del G3 e designata TONDAR, o nella versione MP-5K accorciata, TONDAR LIGHT, in entrambi i casi in calibro 9x19 mm Parabellum. Non manca il Kalashnikov, realizzato da alcuni anni nella versione AKM. La potente mitragliatrice pesante DOOSKHA è la W-85 cinese ergo la DShK 38/46 sovietica da 12,7 mm; la mitragliera da 23x152 mm sovietica 2A14 viene realizzata nella versione binata ZU-23 e in un tipo nazionale singolo; poi nel settore mortai vi sono armi da 60, 81 e 120 mm.

Come armi controcarro di tipo obsoleto vi sono i cannoni SR: i due campioni mondiali del settore, l'M40 americano e l'SPG-9 sovietico, molto più leggero e non molto inferiore in potenza, sono entrambi prodotti come utili sistemi controcarri e bersagli d'impiego generale e con munizioni ben più economiche dei missili controcarri. Per impieghi più consistenti non mancano invece le copie dell'AT-3 Sagger, la RAAD, e la I-RAAD con guida SACLOS; sono presenti anche versioni con testata a carica in tandem, che rendono quest'anziano missile ancora un brutto cliente per gli eventuali bersagli. Da qualche anno il più attuale ma costoso TOW è in produzione come TOOPHAN e TOOPHAN 2, con gittata aumentata a 3.850 m per il primo, e spoletta telescopica per il secondo, che assicura a parità di testata maggiore perforazione (per quanto possa sembrare paradossale dato che l'esplosione avviene a distanze maggiori). Il SAEGHE è la copia dell' FGM-77/M47 Dragon per le distanze di 65-1000 m, e con la sonda diventa il SAEGHE 2.

Il TOWSAN-1 è invece il potente (grossomodo pariclasse del TOW) missile AT-5 Sprandel.

I sistemi missilistici contraerei sono il SAYAD-1, copia dell'SA-2 o meglio dell'HQ-2 cinese, la sua versione -1A ha nuovi sensori di ricerca e lo SHAHAB è un tipo simile al Crotale francese o meglio alla versione HY-7 cinese. Non è chiaro da dove vengano questi missili: forse vennero catturati agli Irakeni nella guerra, come sosteneva la stampa occidentale nel 1999, o forse sono stati venduti dalla Cina visto che gli irakeni non pare fossero clienti di questo tipo di missile. In ogni caso, la gittata massima di questi sistemi d'arma radioguidati su piattaforma a 4 rampe è di 12 km e la quota di 5,5, per un peso di 84 kg e testata di 14. La centrale di tiro è la SKYGUARD svizzera, originariamente comprata per i cannoni binati da 35 mm.

Quanto riguarda l'artiglieria è ancora più complesso: i razzi leggeri da 107 mm FADGR 1 o HASEB, da 107 mm a 12 tubi o la loro versione mono o bitubo leggera; l'HADID che è il BM-21 con autocarro Mercedes 2634, impiegante anche razzi locali come il NOOR o il FADJIR. I BM-21 erano stati comprati anche dallo Scià in quanto non c'erano sistemi occidentali altrettanto efficaci ed economici, e la loro capacità di fuoco è ben conosciuta e rispettata. La versione da 30 tubi è su scafo dell'autocarro 4x4 Mercedes LA 911B. Poi si sale di livello e s'incontrano i razzi OGHAB da 230 mm e 45 km di gittata, su rampa tripla montata su autocarro Mercedes del tipo di cui sopra. 330 di questi grossi razzi vennero usati contro l'Irak. Poi ci sono i razzi da 240 mm e 43 km di gittata e 333 mm e 75 km di gittata del tipo FADRJ. La versione a 12 tubi da 240 mm ha avuto l'uso da parte di Hetbollah fin dal 1996, ed è stato usato contro Israele, su scafo Mercedes 6x6 del modello 2624. I guerriglieri anti-Israele come si sà sono ampiamente sostenuti dagli iraniani, inclusi i missili controcarri usati in quantità durante la guerra del 2006. Poi vi sono i razzi da 333 mm SHAHIN 1 da 13 km e 384 kg, e da 20 km e da 530 kg (la versione -2). Lo ZEZAL 2 da 610 mm pesa 3,5 t e raggiunge ben 200 km ed è il più grande di tutti i razzi iraniani; ma non vanno dimenticati anche i NAZEAT, la copia del FROG russo, in 6 versioni (almeno) da 356 o 450 mm e con peso di 830-1.850 kg, gittata di 80-115 km e rampa di lancio Mercedes 2624 6x6 o un tipo russo 8x8.

Quanto ai semoventi d'artiglieria, il RAAD-1 è un semovente in servizio dal 1996. Si tratta di un altro prodotto del DIO, pesante 17,5 t, dimensioni 6,72 x 3,1 x 1,66 (più la torretta), e 4 d'equipaggio. Il suo armamento è un 2A18 da 122 mm, il motore un V-8 da 330 hp, che assieme alle sospensioni a barra di torsione garantisce una velocità di 65 kmh. Raad significa tuono e di fatto è un'interpretazione locale del 2S1 con scafo Boragh in acciaio spesso fino a 17 mm. Arriva a 65 kmh e ha un obice da 122/33 mm da 15 km di gittata.


Il Raad-2 è più potente, pare in servizio o in produzione dal 1997, con dimensioni analoghe ma obice da 155/39 mm HM44. Se il Raad-1 è una sorta di clone del 2S1, il Raad 2 è la copia dell'M109A1 (che l'Iran ricevette in ben 450 esemplari), ma più pesante -36 t- data la presenza di un obice da 155/39 mm che è la copia dell'M185 americano, e soprattutto lo scafo in acciaio anziché nel più costoso alluminio. Spessori fino a 20 mm sono impiegati nella costruzione. Ha una gittata di 18 km con munizioni normali e 24 con quelle a razzo, ma può avere anche cannoni a gittata prolungata. La riserva è di 30 colpi. IL RAAD 2 ha uno scafo originale, ma con componenti come il treno di rotolamento a 6 ruote (uguale a quello del T-72) e diesel V-84MS da 840 hp con trasmissione SPAT 1200, di origine russa. La RAAD 2M ha invece il diesel boxer ucraino 5TDF da 700 hp del carro T-64. Pare che, usando munizioni migliorate, la sua portata aumenti da 15 a 30 km rispetto al primo Raad, e le munizioni sono più potenti e di diversi tipi, tra cui un tipo a guid laser. Il cannone sembra praticamente quello degli M109A1, l'M185. Una versione migliorata, il Raad-2M, ha il diesel ucraino 5TDF al posto del vecchio V-8 e una velocità aumentata a 70 kmh.

Non mancano poi le copie del 2A18, meglio noto come D-30 che è l'arma del RAAD 1, e l'M114A1 con canna da 39 calibri, forse rimasto allo stadio di prototipo.


Il Boragh della VEIG, è una specie di BMP-1 domestico, entrato in produzione anch'esso attorno al 1997: 13 t, dimensioni 6,72 x 3,1 x 1,66 m (senza torretta), 3+8 d'equipaggio, armamento base una 12,7 Mod.38, motore V-8 diesel da 330 hp, velocità 45-65+ kmh a seconda delle condizioni, raggio 550-650 km. Esso è nient'altro che il BMP cinese (noto anche come Type 86 o WZ-503), a sua volta copia del BMP sovietico, con una certa riduzione di peso e miglioramento di velocità e corazza. Il mezzo è ancora anfibio e provvisto di sistema NBC e IR di visione notturna. Tra i tipi più recenti, nel maggio 2002 si seppe della produzione di un mezzo di rifornimento, un portamortaio da 120 mm e il Boragh con torretta simile a quella del BMP-2. Quello che distingue di più il mezzo iraniano sono le 6 ruote doppie, simili a quelle dell'M-113 americano. L'arma di bordo ha 1.000 colpi (pochi, l'M113 arriva a 2.000). La versione IFV o BORAGH 2 ha invece il cannone 2A42 da 30 mm stabilizzato su due assi e mitragliatrice da 7,62 coassiale, più lanciamissili (probabilmente però si tratta del Raad e non dei tipi più moderni). Vi è anche una versione portamortaio da 120, una AT con lanciamissili Toophan. Il RAAD-1 è il Boragh con l'arma da 122 mm come quella dell'2S1 sovietico, e il Raad-2 che è arrangiato come M109, con pezo da 155/39 mm HM44 costruito dal DIO di Hadid, e sembra una copia dell'arma M185 dell'M109A1. Vi è poi un mezzo previsto per la lotta contraerea, con impianto da 23 mm.

Non ce ne sono molti: 40 nel 2000, 140 nel 2005, oltre al Kazakhstan che pare ne abbia una certa quantità.


Poi ci sono i carri armati iraniani, con un numero impressionante di tipi, anche se i numeri assoluti non sono parimenti elevati: 200 T-72S, 100 T-62, 100 Chieftain, alcuni M60A1, poi T-54/55/59/69. Molti sono stati catturati in guerra, per esempio i T-62, e anche alcuni T-72. I superstiti di 900 Chieftain e grossomodo altrettanti M-47, 48 e 60 costituiscono il resto della forza corazzata del periodo bellico, ma non mancano anche i carri cinesi ampiamente usati da entrambe le parti, e poi ulteriori acquisti come quello dei T-72S di terza generazione.

Forse i più interessanti sono i carri ZULFIQAR, del 1994, con cannone da 125 mm HM50, prodotto dallo stabilimento Hadid, motore diesel, ruote tipo quelle dell'M60. Si tratta di un progetto grossomodo dei primi anni '90 (attorno al 1993), in produzione dal 1996 sebbene non in gran numero (100 esemplari circa del modello 1 entro il 2001, poi sono seguiti i 2 e i 3), è un mezzo da 36 t, dimensioni 7 x3,6 x 2,5 m, equipaggio 3-4 persone, armamento 125 mm e 7,62 mm, motore da 780 hp, velocità 70 kmh e autonomia 450 km.

Noto anche come Zolfaqar, è stato progettato dal Brig. Gen Mir-Younes Masuomzadeh, con sei prototipi già sperimentati nel 1997. Apparentemente è simile ad un T-72, ma in realtà ha una torretta squadrata di disegno locale, e le sospensioni sono quelle dei mezzi M48/60, così come le 7 ruote per parte. La trasmissione parrebbe uno sviluppo delle tecnologie americane, è designata SPA-1200, l'armamento è il pezzo 2A46 da 125 mm, e non è chiaro se dotato di caricatore automatico. Il DIO produce le munizioni di tutti i tipi necessari, tra cui le HE da 23 kg (3 kg di carica), non è chiaro se costruisce anche i tipi controcarri. Il sistema FCS è lo Sloveno EFCS-3 come quello dei T-72Z, vi è un LWR e corazze ERA protettive. Tra i tipi derivati, vi sono anche quelli del modello 3, che pare sarà anche disponibile all'export dal 2010, andando ad arricchire il già affollato mondo degli esportatori di carri armati, mezzi oramai in auge essenzialmente in Asia, dove continuano ad esservene delle considerevoli armate.

Lo Shalid Kolah Dooz Industrial Complex ammoderna invece i vecchi carri russi-cinesi con pezzi da 105 mm e corazze reattive, designati T-72Z o SAFIR 74 (se ci sono le mattonelle ERA).

Il T-72Z o Safir-74, è un mezzo da 36 t, dimensioni scafo 6,45 x 3,37 x 2,40 m (torretta inclusa), con 3 o 4 membri d'equipaggio. La corazzatura è grossomodo la solita per i carri della famiglia T-54-55 (e cloni cinesi), ovvero molto consistente per il peso, anche se a scapito dell'abitabilità per le ridotte dimensioni disponibili: torretta frontale, 203 mm, lati 150 mm, 64 mm posteriore, 39 tetto; 97 mm scafo frontale superiore (a 55 o 60°), 99 mm parte frontale bassa (non è chiaro a che inclinazione), 79 mm lati superiori, solo 20 mm inferiori, 46 mm parte posteriore dello scafo, 20 mm pavimento e 30 mm tetto. Il che significa una considerevole protezione eccetto che sui fianchi inferiori, dove è malamente sufficiente per trattenere i colpi da 12,7 mm (forse una migliore redistribuzione della protezione, assai consistente superiormente, sarebbe stata migliore soluzione) e dove si fa per questo gran conto sulle ruote di grosso diametro (pesanti quasi 200 kg l'una). Questo 'tallone d'Achille' è rimasto anche su carri sovietici più moderni, anche se almeno gli M-84 jugoslavi hanno introdotto dei rinforzi in tale settore. Il mezzo è anche dotato di corazze ERA, cannone M68 da 105 mm, armi da 7,62 e 12,7 mm, motore V-46-6 da 780 hp (come quello del T-72) e 65 kmh grazie anche alla sospensione basata su barre di torsione.

Questo carro del DIO è provvisto di cannone americano, motore ucraino, corazze ERA non è chiaro di quale tipo, e il sistema FCS Sloveno Fontana 3. Nell'insieme è un mezzo adeguatamente rivitalizzato, anche se ovviamente non è al livello dei migliori carri sul mercato.

Il ben più piccolo Tosan è invece un carro leggero basato sullo Scorpion britannico, in servizio dal '97 e con un cannone da 90 mm. Non ce ne sono molti, solo una ventina. Peso 8 t, dimensioni estremamente contenute di 4,9 x 2,2 x 2,1 m, 3 persone d'equipaggio, corazzatura di 12,7 mm, motore diesel anziché il Jaguar a benzina originario, è attualmente in 'produzione di massa' con tutte le riserve che si possono fare su tale affermazione di tanti programmi iraniani. È un mezzo concepito per le forze di 'reazione rapida', in quanto aviotrasportabile, come del resto gli 80 Scorpion originali ancora in servizio. Oltre ad un cannone da 90 mm di tipo imprecisato, ma a pressione presumibilmente media-bassa (come quello dell'AML), ha un missile Toophan. La sua mobilità è tale, come degno discendente da una famiglia di mezzi d'esplorazione, da non richiedere mezzi portacarri grazie al suo ridotto peso e all'efficienza delle sospensioni e trasmissione. Questo lo rende autonomo rispetto ad eventuali portacarri e mezzi di supporto.

Il Cobra BMT-2 è un APC progettato entro il 1996 e in produzione dal 1997, con un cannone da 23 mm russo binato oppure un 30 mm, pure russo, tipo quello del BMP-2. Venne sperimentato già nel maggio 1996 come prototipo ed è prodotto assieme allo Zulfiqar.


I missili balistici sono anche presenti con i missili SHAHAB 3 da 1.300 km, programma iniziato nel '93, grazie anche ai motori nordcoreani e sistemi di telemetria di produzione cinese, ma i primi lanci di prova non hanno fatto molto successo con 2 successi su 7 lanci, nel poligono di Semnan. Le leghe d'acciaio sono pure nordcoreani e altri aiuti sono stati previsti dalla Russia. Lo SHAHAB 4 da 2.000 km. I missili tattici FATEH A-110 da 200 km forse la versione guidata dei razzi ZEZAL 2.

Ma nonostante questo e la quantità di armi prodotte, nonché le relative munizioni, i prodotti più avanzati non sono presenti: nonostante anche il caccia-addestratore in prova, la necessità di armi è tale che solo la Russia è stata capace di porvi rimedio, per esempio con 30 Mi-17 per 150 milioni di dollari del 2001. Poi vi sono in trattativa altri MiG-29 oltre a quelli ex-irakeni e quelli russi (26 forniti), i Su-24 (idem, ex irakeni e sovietici), missili SA-10, SA-11, SA-15, SA-16 o IGLA-1E, radar Gamma DE e Casta 2E2, missili Granat/SS-N 21 Sampson, e molti altri tipi di armi e aerei SU-30 per rimpiazzare gli oramai invecchiati F-4 e F-14. Dall'altro lato è iniziata in piccoli numeri anche la produzione di cloni di AIM-54, anche se a basso ritmo.

Come missili antinave da segnalare i Kowsar, un interessante sistema leggero, tra i più piccoli missili antinave mai costruiti. È in servizio dal 2006 e le sue caratteristiche comprendono un peso di 100 kg di cui 29 di testata, lunghezza 2,507 m, diametro 18 cm, alette ripiegabili con apertura alare che passa da 45 a 58,7 cm quando distese. La gittata è di 15-20 km a circa 15 m di quota, e mach 0,8. Di fatto sembrerebbe assai simile all'AS-15TT francese, ma a quanto pare ha diversi sistemi di guida, forse TV, o IR o radar. E' lanciato solo da mezzi di terra con piattaforme mobili. Si dice che sia capace di resistere alle ECM, ma non è chiaro se si tratti di un'arma unica, oppure della produzione su licenza di due tipi diversi: il C-701 e il TL-10A cinesi. Soprattutto, questo missile avrebbe la taglia giusta per spiegare i danni limitati patiti dalla INS Hanit, che venne colpita da un misterioso missile o un drone il 14 luglio 2006, nell'imperversare della guerra contro Hezbollah. Questo fu una replica della tragica sorte dell'EILAT di 39 anni prima, ma quest'arma non era certo un grosso Styx e forse proprio la sua piccola mole ha impedito che venisse localizzata. Avesse Hezbollah tirato una salva più corposa o successive altre, forse gli Israeliani avrebbero davvero perso la nave e non solo qualche danno (pare che l'arma colpì una gru piuttosto che l'opera viva, da qui i danni limitati) e 4 marinai uccisi. Invece, un secondo missile colpì un mercantile egiziano, anche qui con danni, ma anche più pesanti, anche se senza vittime. Si pensava che si trattasse di C-802 o della copia iraniana Noor, ma queste armi, della taglia di un Exocet, non si sarebbero certo limitate a produrre danni superficiali, più consoni ad una piccola arma antinave come questa, della categoria AS-15 piuttosto che Exocet.

Un tipo di missile prodotto in loco è anche il Noor, copia iraniana del C-802 cinese, ordigno da oltre 100 km di gittata e 165 kg di carica esplosiva.

Ma non va dimenticato nemmeno il siluro Hoot, arma antinave a supercavitazione da quasi 200 nodi, praticamente lo SKVHAL russo introdotto in servizio con i 'Kilo' attorno al 2006. Peraltro il primo lancio è stato tirato da una nave di superficie contro un sottomarino bersaglio, il 2 e il 3 aprile 2006. Nonostante i proclami iraniani che questa sia un'arma indigena, è ben poco creduta tale ipotesi visto che la disponibilità dei Russi a fornire armi avanzate comprende anche i siluri, e che quest'arma ha le stesse capacità del tipo russo, che già è l'unica arma al mondo con tale velocità (praticamente è un missile subacqueo che si muove in un vuoto fatto da bolle d'aria da esso stesso generate).


Un'altra arma di produzione locale, ma non propriamente indigena come concezione, è il Khaybar KJ2002, arma in servizio dal 2004, circa 3 anni dopo la progettazione. Pesa solo 3,8 kg e la lunghezza della canna è tra 680 e 780 mm, a seconda dei tipi. Calibro 5,56x45 mm NATO, spara 800-850 c.min. con un raggio utile di 450 m. Deriva dal precedente S 5.56 del gruppo DIO. Questo fucile è un'arma bullpup, che discende in definitiva dall'originale Norinco CQ, il quale era peraltro un fucile convenzionale, la copia dell'M16A1 americano. Invece, dopo il riarrangiamento, l'arma è diventata simile al FAMAS francese. Tra le sue caratteristihe vi è un selettore di tiro a 4 posizioni, di cui una è dedicata alla oramai diffusa pratica di tirare 3 colpi, un modo per economizzare le munizioni per un fucile che altrimenti finirebbe i suoi 30 proiettili in poco oltre 2 secondi di tiro continuato. Si dice che sia un'arma a basso rinculo e molto precisa, con contruzione modulare e peso contenuto, con la canna del tipo più lungo e con i proiettili, in circa 3,7 kg. Esistono anche bipodi e baionette opzionali, anche se in verità, data la compattezza dell'arma, non ideali per un fucile bullpup. La costruzione è in due pezzi di plastica con dentro i meccanismi metallici di sparo. Interessante il nome, che è quello di un'oasi a 95 miglia da Medina, protagonista di una battaglia storica, ma anche la più grande colonia ebraica della penisola araba.


Gli aerei iraniani[4]

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Tra gli aerei più economici ed efficienti vi sono senz'altro gli F-5; l'Iran ne ricevette, solo considerando l'ultima generazione, 141 E e 28 F, più i 104 A e 22 B delle vecchie generazioni, per un totale di quasi 300 aerei.

Per aggiornarli era stato presentato il Simorgh, della HESA o IAMI, approntato nella fabbrica di Shanin Shar. Si trattava di trasformare gli F-5A ancora disponibili, RF-5A inclusi, nel tipo da addestramento F-5B; nel 2002 erano stati aggiornati sette esemplari -prototipo incluso- e che si prevedeva di fare fronte ad un totale di 13 conversioni, che con ogni probabilità era quanto ancora fosse disponibile dei vecchi monoposto. La presentazione avvenne ufficialmente il 30 ottobre 2002. MA prima, nell'aprile del '97, era stato annunciato l'Azarakhsh, che in Farsi significa Fulmine, o folgore. Pare che si trattasse di un dimostratore di tecnologia, di cui poi non s'é sentito più parlare, con prese d'aria ingrandite e, si disse, due motori RD-33 da 8.300 kgs, come nel MiG-29, nonché il radar NO-19ME Topaz, in pratica motori e radar del MiG-29 nella cellula dell'F-5, di cui tuttavia si è ista una sola foto e per giunta, un biposto F, con radome del radar apparentemente di tipo normale. Si annunciò la produzione in grande serie già il 17 maggio 2000, ma la cosa non ha convinto molto. Ma non è finita qui, perché l'8 luglio 2004 volò il Sa'egheh-80 (fulmine), che prese poi parte ad esercitazioni reali assieme ad altri aerei. Questo caccia era una sorta di F-5E adattato con una doppia deriva, per incrementarne l'agilità, il che lo rendeva simile ad un F-17, presentato a suo tempo anche alla Persia, ma senza successo. Avrebbe motori J85-GE-21 potenziati con nuovi postbruciatori, mentre le prese d'aria sembrano leggermente più grandi. La sua apparizione sarebbe un po' una conferma che l'Azarakhsh non è andato lontano, visto che le sue caratteristiche erano ben diverse e teoricamente superiori.

IRIAF, 2003[5]

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La difficoltà dell'Iran a procurarsi sufficienti materiali moderni lo ha fatto decadere di molto rispetto ai tempi in cui, con l'Aviazione Imperiale, vantava una delle forze aeree più potenti del mondo. Ma difficoltà politiche ed economiche enormi dopo il 1979 l'hanno ridotto ad una forza di seconda grandezza anche per gli standard locali, sia pure con elementi d'eccellenza. La sua prima linea, come anche quella dei carri armati, è decisamente variegata, ma numericamente non molto consistente. Non è chiaro se degli oltre 100 aerei irakeni scappati in Iran nel '91 i Su-22 siano mai stati messi in servizio (di sicuro apparvero in un film d'azione come bersagli per i Phantom, in una pellicola che ricordava l'attacco alla base H-2 irakena nel 1981). Di sicuro sono stati apprezzati la ventina di Su-24, che sono stati uniti ad altri 14 comprati direttamente in URSS. Se i Su-22 sono entrati in servizio, lo hanno fatto con le Guardie Rivoluzionarie, non con l'IRIAF. Quanto ai 24 Mirage F1, essi sono stati messi in servizio con almeno uno squadrone ed usati per azioni soprattutto tese ad attaccare i trafficanti di droga, molto potenti e numerosi in zona, tanto che Tom Cooper riporta l'abbattimento di uno dei jet iraniani. Detto di due assidui nemici di vecchia data degli Iraniani, vanno anche ricordati i 7 Su-25, sempre ex-irakeni, assieme ad un piccolo numero di aerei comprati direttamente. I MiG-29 arrivati erano pochi e sono stati uniti agli almeno 26, più moderni, giunti dalla Russia con standard operativi migliori. Gli Iraniani ne volevano in tutto 126, ma lo scarso raggio d'azione li ha consigliati di non continuare gli acquisti, sebbene abbiano migliorato il materiale già esistente con serbatoi e sonda IFR. Circa 30 F-7M e 12 F-6 cinesi completano il quadro. Questi ultimi, decrepiti velivoli sono stati presi in carico durante la guerra, i primi invece per via della constatazione della pericolosità dei MiG-21, molto piccoli da avvistare in aria e teoricamente utili. Ma la qualità dei materiali forniti dai Cinesi ha lasciato a desiderare. È stato anche il caso dei missili HQ-2, anche se i Silkworm antinave hanno ricevuto apprezzamento e parecchi ordini. Poi non mancano una quarantina di F-4, 45 F-5, 29 F-14 (su 58 cellule superstiti), vari elicotteri AB-205, 206, 212, CH-47, Sea King, C-130H, F-27, P-3. L'industria locale ha realizzato anche il JT2-2 Tazarve, del complesso industriale di Owj, e in sostanza, si tratta di un F-5 con doppia deriva, a mò di YF-17. È più un addestratore avanzato che un caccia leggero, ma si può considerare entrambe le cose, mentre vi sono programmi per convertire i decrepiti F-5A in biposto B, per un totale di 13 esemplari. Restano in servizio anche parte dei circa 30 Hughes 500MD triangolati con l'Argentina, e dei 46 Pilatus PC-7 da addestramento armato (da cui il famoso 'scandalo Pilatus') svizzeri. Il personale, che al 1979 era composto da ben 5.000 piloti ben addestrati e 100.000 elementi in totale, che gestivano una serie di basi aeree sufficienti per circa 3.000 velivoli, è poi calato notevolmente. Le 14 basi principali, Ahvaz, Bandar Abbas, Bushehr, Chan Bahar, Dezful, Doshan Tapeh, Hamadan, Isfahan, Mashad, Mehrabad, Ghaleh Morghi, Shraz, Tabriz e Zahedan, sono adesso servite, comprese le infrastrutture minori, da un totale di 14.000 elementi circa, una forza oramai ridotta rispetto a quello che sarebbe il minimo indispensabile per servire la difesa aerea di un Paese di oltre un milione di km2.

F.A. iraniane, 2007[6]

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L'Iran ha una storia millenaria, una grande superficie (1.648.000 km2) in larga parte montuosa, una popolazione di circa 70 mln di abitanti e una religione islamica sciita, una minoranza rispetto ai sunniti del mondo arabo; la sua forza militare è ripartita in due settori: quello convenzionale, e i Pasdaran, che sono dipendenti ufficialmente dal Ministero della Difesa e della Logistica, in realtà sono al comando dei vertici religiosi, dopo tutto si parla di Repubblica Islamica; in tutto oltre 530.000 uomini, di cui quelle regolari, l'Artesh, sono circa 420.000, ripartiti tra Esercito (350.000), Aeronautica (52.000, ai tempi dello Sha erano oltre 100.000) e Marina (18.000); i Pasdaran, o Guardie Rivoluzionarie, hanno circa 125.000 effettivi sulle branche terrestre, aviazione e marina, oltre che le Qods Force, ovvero le forze speciali; inoltre vi sono i Basij o Baseej, circa 90.000, uomini, mentre vi sono 300.000 riservisti e ben 7-8 mln di persone mobilitabili in caso di necessità; la coscrizione è obbligatoria a 18 anni, ma si può anche partire come volontari a 16 anni ,e durante la guerra con l'Irak la situazione era talmente grave che vennero persino arruolati bambini di 9 anni (!); il servizio militare dura 18 mesi; i Pasdaran, nemmeno a dirlo, sono tutti volontari e anche per questo, decisamente più fanatici.

Il comando è dato dal Ministero della Difesa, al 2007 Moustafa Mohamed Najjar, ma pare che questo ministero sia soprattutto considerato per compiti logistici, mentre chi comanda davvero sarebbe il Consiglio Supremo della Sicurezza Nazionale e il Consiglio Supremo di Difesao Faqih, che si occupa anche del programma nucleare, uno dei due più importanti (l'altro è quello missilistico) che ha l'Iran. Quanto alla condotta delle operazioni, l'Articolo 177 della Costituzione rivoluzionaria dice dhe il CSSN deve determinare la politica di sicurezza e difesa, coordinando anche le relative attività politiche, culturali, religiose, e gestire le risorse per far fronte a minacce interne e esterne. In guerra, basandosi sull'art.110, è il Consiglio Supremo di Difesa che comanda, alle dipendenze dell'Ayatollah Kamenei, che è il successore di Komeini, e questo può dichiarare la guerra, la mobilitazione, designare i leader dei Pasdaran e delle F.A., ma normalmente delega tutto questo al Presidente della Repubblica, Ahmadinejad, pur avendo l'ultima parola per ogni decisione. Il CSD (Consiglio Supremo di Difesa) ha anche il Primo ministro, il Ministro della Difesa, il Capo di Stato Maggiore della Difesa e il Comandante in capo dei Pasdaran. Ma tutti i componenti laici del CSD sono anche sorvegliati da consiglieri di Kamenei, così da controllare anche le F.A. normali, guidate nominalmente almeno dal magg. gen. Ataullah Salesi; il capo di CSM è il Mag Gen Hussein Firuz Abadi, anche la Polizia e la Gendarmeria sono comandate dallo Stato Maggiore Generale.

IL problema maggiore, finita l'era occidentale, è quello di comprare armi sofisticate, il che non è facile, ma viene svolto con una serie di fornitori interni ed esterni. Tra questi la Cina, in genere via Corea del Nord, molto interessata alle forniture di petrolio di cui l'Iran è ricco; Israele e Libia furono partner a suo tempo, degli Iraniani contro l'Iraq; la Russia è il fornitore con la migliore tecnologia, ma dopo le critiche per avere fornito 29 TOR-M1 (SA-15) con un contratto del 2005 da 700 mln di dollari, adesso pare si serva di nazioni terze come la Siria per fornire le armi a Teheran, anche se questo sarebbe in violazione della Risoluzione ONU N.147 perché l'Iran è sotto embargo di armamenti; nel 2006 si volevano vendere 50 sistemi Pantsyr S1E a Damasco, ma dieci di essi, gli ultimi (da consegnarsi nel 2008 e dotati del nuovo radar in banda I ROMAN) saranno in realtà inviati a Teheran, il che aiuterà Damasco ad avere soldi per comprarsi gli altri 40, mentre chiaramente questi sistemi, troppo pochi, serviranno soprattutto come campione tecnologico per fare cose analoghe in Iran. In tutto si vorrebbero almeno 50 di questi sistemi per l'aeronautica iraniana, oltre ad almeno due batterie di S-300 dei tipi più recenti; i vecchi missili S-125M1 ammodernati, e gli S-200 sono altre forniture fatte dalla Russia all'Iran, e fanno parte delle difese delle zone più importanti del Paese.

Le forze convenzionali

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L'Esercito ha 120.000 professionisti e 230.000 di leva, più oltre 300.000 riservisti richiamati fino a 60 anni; il comando è del Brig. Gen. Mohammed Hussein Dadrass, vi sono quattro Corpi d'Armata, per i settori Nord, Sud, Est e Ovest dell'immenso stato persiano. Vi sono 11 divisioni regolari, di cui 4 corazzate, 2 meccanizzate e 5 di fanteria, nonché un gruppo aeromobile, parecchie unità indipendenti, una brigata logistica e una del Genio. Quanto al Gruppo aeromobile, fatto solo da professionisti, è incaricato della difesa della capitale e ha la 55ima Divisione parà (o aerotrasportata) e la 23ima Divisione delle Forze speciali, un reparto d'elité formato nel 1993-94 con circa 5.000 effettivi in quattro brigate; al confronto, la divisione parà di brigate ne ha solo due. Le altre divisioni ne hanno tre; quelle corazzate hanno due brigate corazzate l'una, e una meccanizzata, più due btg d'artiglieria di cui uno trainato e uno semovente, un btg da ricognizione, uno genio, uno logistico, uno trasporti, un gruppo elicotteri e uno da difesa aerea.

Le Divisioni meccanizzate sono uguali ma hanno una sola brigata corazzata e ben tre meccanizzate, mentre non hanno il battaglione d'artiglieria semovente.

L'artiglieria ha anche cinque gruppi di fuoco indipendenti, ciascuno a livello di reggimento.

Le unità corazzate e meccanizzate a livello di brigata sono su tre battaglioni, ciascuno con 55 carri armati, oppure mezzi per trasporto truppe, ma la situazione tipica è sotto-standard, e solo la 92a Corazzata e le due meccanizzate, ovvero la 28a e la 84a, sono su questi livelli (al 2007) previsti in sede organica.

Come mezzi, passata l'era degli acquisti massicci di mezzi occidentali, come gli Shir-Chieftain, oramai ci si fornisce di mezzi analoghi a quelli dei vecchi nemici irakeni, per esempio oltre 300 T-72S dei tipi quindi più recenti sono stati comprati, di cui 124 forniti dalla Russia, 104 dalla Polonia (!) e circa 100 dall'Ucraina. Inoltre l'Iran, evidentemente abbastanza soddisfatto dalle prestazioni del popolare ma obsolescente MBT, ha cominciato anche a produrlo o montarlo su licenza. Inoltre vi sono molti Type 59 e Type 69-II cinesi e vari T-54 e 55 russi, nonché il programma nazionale ZULFIQUAR, che però, al pari dell'ARJUN indiano, non è esattamente un programma di successo indiscusso; altri modelli sono il Type 72Z, un Type 59-69 o T-55 aggiornato con cannone da 105L51, nuova FCS, motore e corazza reattiva (nel qual caso diventano i SAFIR 74). In tutto gli Iraniani non hanno una grandissima massa di mezzi, tutto sommato, ma è ancora paragonabile a quella dei tempi dello Sha: ci sono oltre 450 T-72, 750 T-54 e successivi, 200 Chieftain Mk-3 e 5; 150 M-60 e parecchi altri M-47, M-48 e T-62. Ma ovviamente, molti di questi mezzi, oramai obsoleti, ha problemi di efficienza, e solo poco oltre il migliaio di carri armati sarebbe effettivamente ancora efficiente. Meno di quanto non avessero gli irakeni nel 2003.

Non va molto meglio per gli APC e IFV; tra questi ultimi vi sono circa 400 BMP-2, noti come COBRA, e i similari BORAGH prodotti su licenza, una specie di BMP-1 locale; in tutto vi sono oltre 2.000 mezzi tra cui 250 BTR-60, 350 BMP-1, 250 M113, 150 EE-9 e vari BRDM-2, Scorpion e BTR-50.

La potente artiglieria ha un totale di circa 3.000 pezzi, di cui 450 sono obici semoventi, 1.950 armi trainate e ben 600 MLR. Tra i semoventi vi sono M-107, M-109, M-110, 2S1, i RAAAD-1 su scafo Boragh con il 122/33 mm, e il RAAD 2, su scafo M109 con un 155/39 mm; poi non mancano un paio di obici d 155 da 45 e 47 calibri, di realizzazione locale. Gli MLR comprendono l'obiquo BM-21, uno dei pochi mezzi orientali comprati fin dai tempi dello Scià, la versione locale ARASH, lanciarazzi da 107 mm HASEB, da 240 mm FAJR-3 e da 333 mm FAJR-5.

Per la fanteria vi è una gamma completa di armi leggere, per lo più basate su produzioni locali, oppure importati (Kalashnikov cinesi o russi), armi locali G-3, MG-3 e MP-5 di progettazione tedesca, M-16 (qui noto come S-5.56), il KH-2002 di concezione locale (tipo 'bullpup'), poi vi sono i vari missili MILAN, TOW, DRAGON, varie armi russe come l'AT-3 e l'AT-5, le varie copie locali come il Toophan 2 e Saeghe 2 per TOW e Dragon, e RAAD, I-RAAD e TOWSAN-1 per i due tipi russi.

Poi c'è l'aviazione dell'esercito, ancora molto importante, che ha ancora una cinquantina dei 202 AH-1J, oltre a circa 96 macchine tra Bell 214, CH-47, AB-205 e 206, Mi-8-17-171, nonché 17 aerei leggeri tra Cessna 185, Turbocommander, F-24 e Falcon 20.

Per la precisione, il totale dei mezzi dell'Esercito è costituito da 1.700 carri, 2.000 APC e IFV, 3.000 artiglierie, dei tipi di cui sopra; i mezzi volanti sono circa 10 AB-205 e 40 AB.206 ('piazzati' a suo tempo per mediazione di un noto 'principe' italiano, amico dei reali di Persia), 20 CH-47C (anch'essi di produzione Agusta), 56 Bell 214 (uno dei pochi Bell non prodotti dall'Agusta), 45 AH-1J (idem); più 10 Cessna 185, 4 Rockwell 690, un Dassault Falcon 20E e due Fokker F-27 dei tipi 400 e 600.


L'organizzazione dell'Esercito iraniano:

  • Zona nord, comando a Zeyaiteh: 28a Divisione corazzata, 64a e 40a fanteria, 25a brigata commando, 11o gruppo d'artiglieria
  • Zona Sud, Dezful: 92a Divisione corazzata, 81a corazzata, 45a Brigata commano
  • Zona Est, Birjand: 88a Divisione corazzata, 30a e 77a di fanteria
  • Zona Ovest, Kermanchah: 18a divione corazzata, 84a divisione meccanizzata, 58a divisione fanteria, 35a brigata commando, 22o, 23o, 44o, 55o Gruppo artiglieria, 441a Brigata genio
  • Indipendenti: Gruppo aeromobile, comando a Teheran, con la 23a Divisione commando e la 55a Parà.



La Marina è al comando del contrammiraglio Sajjad Kouchaki Qavami, 18.000 effettivi di cui 2.600 marines e altrettanti aviatori, suddivisi in cinque zone marittime, di cui tre sul Golfo Persico, Bandar Abbas, Busher, e Khark; una per il Mar Caspio (Bandar Anzali), e una nell'Oceano Indiano (Chah Bahar), Bandar Abbas è la principale base della Marina, ve ne sono parecchie altre secondarie tra cui Bandar Anzali, Bandar Khomeini, Bandar Langeh, Busheher, le Isole di Farsi e di Kharg.


L'Aviazione (IRIAF), venne fondata come tale nel febbraio 1979 sulla base della vecchia IIAF, con una struttura simile, ma fortemente epurata nei suoi livelli più alti, sospettati di simpatie per lo Sha e per gli USA; nonostante l'attacco irakeno il 22 settembre 1980 contro ben sei basi iraniane e quattro importanti installazioni fosse stato una totale sorpresa, l'IRIAF rispose duramente fin dal giorno dopo e gli irakeni subirono gravi perdite in aria, a terra e nelle infrastrutture per la produzione del petrolio.

Prima di Khomeini la IIAF era suddivisa in 15 squadroni da combattimento, uno di ricognitori e molti di supporto; vennero consegnati durante gli anni '70 qualcosa come 79 Tomcat (uno andò perso durante le consegne o qualcosa del genere), 270 degli oltre 900 AIM-54A ordinati assieme a questi aerei, oltre 200 Phantom, per lo più del tipo E, e 16 RF-4E, più 141 F-5E, 29 RF-5F, 21 F-5B, e altri ancora tra F-5A e RF-5A; più 202 AH-1J bimotori, 67 CH-67C, 2 S-61VIP e diverse centinaia di Bell 214, AB-205 e 206, oltre che AB-212, specie per la Marina. E altri ancora erano in fornitura, tra cui ben sette E-3A Sentry e 160 F-16, si dice anche che fossero interessati a comprare 53 F-15. Nel 1986 la situazione era peraltro peggiorata, e la IRIAF venne riorganizzata in otto squadroni da combattimento e uno da ricognizione, nonché due reparti misti per compiti logistici e cinque squadroni da trasporto leggero, 76 elicotteri e cinque batterie di missili SAM.

Attualmente la IRIAF è forte di 52.000 uomini al comando del Brig Gen Kamir Qavami; 5.000 sono piloti; le basi aeree sono 14: Ahvaz, Bandar Abbas, Bushehr, Chan Bahar, Dezful, Doshan Tepeh (Teheran), Chaleh Morghi (idem), Shiraz, Tabriz e Zahedan; vi sono anche le basi di Mehrabad, Dosshan, Tapeh e Isrforhan per reparti d'addestramento, a Shiraz vi è uno da trasporto; vi sono anche aeroporti di fortuna in caso di guerra, o civili utilizzabili per gli aerei. A tutt'oggi l'organizzazione è quella del 1986, con otto squadroni di difesa aerea e attacco, uno da ricognizione, due da rifornimento, cinque da trasporto leggero.

In tutto vi sono oltre 500 aerei, di cui meno di 250 sono macchine di prima linea operative, molto meno dei tempi dello Sha e soprattutto, poche e invecchiate rispetto alle esigenze o ai vicini (Arabia Saudita e le basi USA).

Ecco l'elenco dei mezzi, inclusi quelli che si 'dice' siano in servizio, ma non senza controversie:

Bombardieri: 24 Su-24 e 7 Tu-22M(c, per controverso)

Caccia: 15 MiG-23 e 27(c), 11 Mirage F.1, 45 F-5E, 20 F-6, 20 F-7, 20 F-8(c), 20-29 F-14, 40 F-4D e E, 35 MiG-29, 20 Su-20 e 22(c)

Ricognitori: 3 RF-4E

Rifornimento in volo: 1 B 747 e 5 B 707

Pattugliamento: 3 C-130H-MP, 2-3 P-3F

Trasporti (81 in tutto): 3 Dassault Falcon 50 e un Falcon 20, un Lockheed Jetstream II, 11 Fokker F-27-400M e 4 F-27-600, 14 Y-7 (An-24), 8 Y-12(An-12), 11 An-74, 9 Il-76, 5 B-747-100F e 5 B707, 10 C-130E e H

Addestratori (60): 4 JJ-7, 4 MiG-29UB, 15 EMB-312, 5 T-33A, 12 PC-6 e 20 PC-7

Collegamento (60): 23 Mushshak, 20 F33C Bonanza, 4 Rockwell 690A, 6 Socata TB-200 e 6 TB-20

Elicotteri (100): 3 AB-206, 5 AB-212, 2 AS-61A4, 5 CH-47C, 25 Bell 214C, 2 Mi-17, 46 Mi-171Sh, 4 Mi-8MTW


Molti aerei vennero conquistati all'Irak, fuggiti in 110 circa nel febbraio 1991, mentre altri sono stati comprati dalla Russia in un programma che ha visto spese di 2 mld di dollari; vi sarebbero ordini per gli FC-1 o JF-17 ex-Super-7; l'A-50 acquisito come preda bellica non si sa se sia ancora in servizio, farebbe indubbiamente comodo la sua portata di acquisizione di 600 km vs un bombardiere e 200 contro missili cruise, con la possibilità di seguire 300 bersagli aerei. I piloti iraniani fanno circa 400 ore di addestramento basico e poi diventano LCR, per poi avere bisogno di altre 300 ore per diventare pienamente 'combat ready', e volare 160-180 ore l'anno, un valore fin troppo ottimistico per una nazione ora sotto embargo. Le capacità di rifornimento in volo sono buone, anche per rifornire gli aerei orientali come i MiG-29 e i Su-24MK, questi ultimi capaci teoricamente di arrivare in Israele, grazie anche ad accordi di cooperazione con la Siria stabiliti nel 2005, magari per recapitare i futuri armamenti nucleari. La difesa aerea conta 15.000 effettivi, ma la natura montuosa dell'enorme Paese rende difficile la scoperta per tempo degli incursori, e così si era deciso per gli E-3A, ma non è stato possibile realizzare questo disegno; la difesa aerea, in tutto, ha circa 250 sistemi SAM di cui 50 SA-2 (tipi cinesi HQ-2, molto meno efficienti degli originali, almeno ai tempi della guerra), SAYAD-1 (copia iraniana, che sfrutta gli ampi volumi disponibili per migliorarne le capacità), 10 SA-5 Gammon(S-200 russi), vari SA-3, 50 SA-6/HQ-2J o Shahab Thaqeb, e 29 TOR M-1, in negoziazione due batterie di S-300, 325 lanciatori di SA-16, vari FIM-92 Stinger, SA-7 Grail, tipi locali MISAQ, circa un centinaio di pezzi da 23 e 57 mm, con sistemi radar di tiro YJ-14 e AR-3D; i radar del 1970 sono oramai obsoleti, e non sono centralizzati come nei moderni sistemi di difesa aerea integrata, un limite non di poco conto se vi fosse l'attacco di un nemico esterno ben armato ed equipaggiato, capace di azioni strategiche e quindi, in profondità: già gli irakeni riuscirono ad attaccare obiettivi come la stessa capitale iraniana, e da allora il sistema di difesa aerea iraniano ha migliorato soprattutto i sistemi tattici più che la catena strategica. Scoprire bersagli in volo a bassa quota su di un territorio così grande e con estese catene montuose è difficile, e servirebbero quanto meno degli aerei AWACS, possibilmente efficienti e moderni dato che agli irakeni la loro piccola flotta non servì granché contro gli iraniani (verso la fine del conflitto) e poi contro gli Alleati. Ma gli unici presenti in zona sono i 'Sentry' americani e sauditi, che non fanno parte della soluzione, ma, dal punto di vista iraniano, del problema.

Industria

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Quanto all'industria nazionale, essa può supportare gli aerei in servizio e fare persino delle modifiche di un certo valore, ma si avvale anche del contrabbando delle parti che si riesce a reperire; la cosa che inquieta al riguardo è anche che gli F-14 sono stati messi fuori servizio anche per evitare, si è detto, che l'Iran abbia accesso a tali parti, il che è onestamente difficile da capire, visto che l'unico utente è l'USN e i Tomcat all'estero ci andavano solo con le portaerei; in ogni caso, la quindicina circa di casi scoperti dalle autorità USA di contrabbando verso l'Iran è un fatto, e anche di più, che è stato deciso talvolta persino ai massimi livelli, vedi Irangate (fornitura di armi all'Iran e con i soldi di ricavato, finanziamento dei 'contras', i guerriglieri antigovernativi del Nicaragua); poi vi sono i progetti indigeni anche utili e interessanti, come gli SHAFAG, AZARAKH-SH, OWJ (noto anche come Saeghe) e TAZARVE, messi a punto probabilmente con l'aiuto russo, specie di Sukhoi e MiG; il primo di questi è ufficialmente un progetto del Politecnico di Teheran, del capoprogettista ing Malek Ashtar, ma è più probabile che sia un progetto russo; è una specie di aereo d'attacco e addestramento da 5 t di tipo avanzato, simile al fallito progetto MAKO e all'M-346 o allo Yak-130, ma considerando che è supersonico (mach 1,3) e monoreattore, è anche simile al T-50; sta di fatto che il motore sarebbe ancora un vecchio J79 americano, ma da sostituire nel futuro con un RD-33 russo; l'aereo è lungo circa 15 m, apertura alare di 12,5 m, finanziato come programma dal 2003 da parte dei Pasdaran, ma il primo volo, che doveva avere luogo nell'agosto del 2004, è stato rimandato per anni, e fino al 2007 era stato esposto al pubblico solo un modello a grandezza naturale: di esso sarebbero previste configurazioni biposto da attacco leggero o da addestramento, e monoposto da attacco leggero. L'Azarakhsh è una specie di F-5 con un nuovo motore e maggiore superficie alare, circa il 15% in più, peso di 8 t a vuoto, carico di 4 t, velocità di mach 1,6, dovrebbero essere stati costruiti 10 esemplari l'anno dal 2001, ma nel 2007 ne erano stati consegnati meno di 40, esso ha radar, avionica e presumibilmente motore russi, tra cui il radar Fazotron N019ME multimodale aria-aria e aria-superficie; inoltre vi è il Saeghe, che è simile, ma con due RD-33 e doppia deriva modello F-17 o F-18; il Tazarve è invece un aereo sviluppato dai primi anni '90 e che volò già nel 1995, per essere comprato in 25 esemplari entro il 2010; niente di eccezionale, essendo un aereo ad ala diritta con un G.E. J85-GE-17 da 12,7 kN, con avionica e dotazioni simili a quelle del più grosso Phantom II, ma senza radar. Poi c'è in ballo l'aereo IrAn-140 Faraz, in pratica un aereo ucraino realizzato dall'Iran su licenza fin dal 2000, e l'ultimo tipo con rampa posteriore, buono per l'avioassalto con 36 parà; infine c'erano anche due aerei da addestramento, il DORNEH e il PARASTU in sviluppo; poi, a parte il difficile campo della realizzazione di aerei da combattimento, non va dimenticata la presenza degli UAV, come quelli della Qods Aviation, con il Mohajer 2, 50 km di raggio, 90 minuti di autonomia, velocità di 200 kmh; l'ABARIL II della Iran Aircraft Manufactoring, è più potente, tanto che ha un raggio di 100 km, autonomia fino a 2 ore e 250 kmh di velocità, ma forse il 'top' è il drone antiradar TOUFAN che è simile concettualmente all'HARPY israeliano, e che è destinata ad attaccare in maniera 'kamikaze' eventuali radar nemici che trovasse, un po' una falena attirata dalle loro onde radar.


I 'Guardiani della Rivoluzione'

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Quanto ai Pasdaran, o Corpo delle Guardie Rivoluzionarie, note anche in altri modi, per esempio IRGC (la sigla in inglese) sono al comando del magg. gen Yahya Rahin Safavi, in tutto 125.000 effettivi, con compiti sia militari, che politici (far continuare la 'rivoluzione'), oltre cha aiutando i movimenti amici, come Hezbollah in Libano, ma anche le milizie terroristiche irakene o le forze paramilitari vere e proprie, come l'Armada del Madi di Moktada Al Sadr, la Badr (20.000 effettivi), e la Brigata dei Loup, circa 2.000 persone, forse direttamente aiutate da elementi iraniani anche all'interno dei confini di Baghdad.

I Pasdaran sono, nella componente di terra, circa 100.000, tra cui però vi sono anche reclute del servizio di leva, forse volontarie; in tutto hanno ben 4 divisioni corazzate, una meccanizzata e ben 22 di fanteria, ma in realtà, come si può ben immaginare, questa definizione è in realtà corrispondente alle brigate rinforzate dell'esercito regolare, non si sa se per volontà di pianificare così queste unità, o perché queste sono drammaticamente al di sotto delle tabelle organiche previste. Ma non si sa nemmeno precisamente quante siano queste unità, perché secondo altre fonti, in realtà ce ne sarebbero due divisioni corazzate, 5 meccanizzate, 10 fanteria, una di SF, 15-20 brigate indipendenti; ma il punto è che i Pasdaran possono 'gonfiarsi' in caso di guerra, mobilitando un gran numero di giovani e meno giovani della numerosa popolazione iraniana, tanto che nel 1988 riuscirono a mobilitare ben 21 divisioni di fanteria e 50 brigate indipendenti a ranghi completi, sebbene l'addestramento e l'equipaggiamento erano solo in parte compensabili dal fanatismo; ma attualmente anche quest'aspetto è considerato importante, più o meno come nell'esercito regolare, che però, per quanto meglio equipaggiato, è considerato meno affidabile. A tutti gli effetti, equipaggiamento in meno da una parte, fanatismo religioso in più dall'altra, i Pasdaran sono l'equivalente della Guardia Repubblicana dell'Irak, anche se non sono così temibili in combattimenti in campo aperto. Il fatto è che i Pasdaran hanno un altro asso nella manica, il controllo dei sistemi missilistici balistici e l'arsenale strategico, insomma sono loro che hanno le chiavi dei sistemi d'arma più pericolosi. I gruppi missilistici, in particolare, hanno consistenza di battaglioni, i quali possono essere sia indipendenti, che inseriti in divisioni o in brigate delle forze di terra.

L'aviazione dell'IRGC è guidata dal Brig Gen Hossein Salemi, 5.000 effettivi, si chiama in termini internazionali IRGCAF, con appena 13 aerei, i quali peraltro è interessante notare che siano i Su-25, parte dei quali, il nucleo originale, sono sette scappati all'Irak a suo tempo (Su-25K e UBK. Gli altri sei aerei sono tre Su-25K e altrettanti UBK, acquistati direttamente, ma non è chiaro da chi; tre aerei sarebbero in particolare Su-25T controcarri; altri 40 aerei sono gli EMB-314 Tucano da addestramento, ma soprattutto da attacco leggero, e poi vari aerei da trasporto tra cui ben 15 Il-76, 12 An-74TK e 20 elicotteri d'assalto Mi-17. In prospettiva vi sarebbero anche i Su-25TM, ben più avanzati per l'attacco sia contro obiettivi di terra che navali. A quanto pare, fanatismo a parte, i piloti iraniani dell'IRGCAF sono meglio pagati di quelli dell'IRIAF, ma volano meno di loro e hanno un addestramento meno completo.

Poi vi sono le forze navali, che sono come detto, circa 20.000, di cui 5.000 fucilieri di Marina, specializzati soprattutto in azioni di commando; sono alle dipendenze del Contrammiraglio Ali Morteza Saffari; tra le loro specialità c'è anche quella dell'attacco antinave con missili costieri, con 5 lanciatori (o più probabilmente batterie) HY-2 Silkworm, e tra 15 e 25 batterie di C-802 o 802 cinesi, e potrebbe esservi anche una batteria di SS-N-22 russi, in un'inedita versione costiera; quanto alle basi vi sono soprattutto in isole come Al Farsyah, Sirri, Rostam, Lark, e zone vicine ai terminali petroliferi.

Le forze dei Pasdaran a terra sarebbero le seguenti:

Zona Sud: 40a Divisione Corazzata, 5a meccanizzata, le divisioni di fanteria 1, 2, 3, 7, 14, 27, 3, 43, 105, 155ima

Zona Nord-Ovest: 6a, 9a, 10a, 11a Divisione di fanteria

Zona Est: 17a e 57a divisione fanteria

Reparti indipendenti: 1a Divisione corazzata di Teheran, 2a divisione corazzata di Dezful; 30a divisione corazzata, le divisioni di fanteria 8, 24, 28, 32, 33, 41a, 1a divisione del Genio, 5a brigata di fanteria, 5 gruppi di operazioni speciali, 12 battaglioni di difesa aerea.

  1. Armi da guerra n.70
  2. Frankel, Giorgio, A&D, Maggio 1993 p. 50-54
  3. Po, Enrico:L'Iran fa (quasi) da solo, RID Gennaio 2003, p.40-45
  4. Sgarlato, Nico, Aerei gen-feb 2007
  5. Fassari, Giuseppe: L'aeronautica iraniana, Aerei maggio-giugno 2006
  6. Po, Eugenio, speciale sulle F.A. Iraniane, RiD set 07