Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Sudafrica

Indice del libro

Esercito, 1985[1]

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La principale Forza Armata del Sudafrica era all'epoca un vero esercito di popolo. C'erano 15.500 persone, di cui 5.500 volontari di razza mista, più 2.000 donne. Questi inquadravano 50.000 militari di leva che servivano per ben 24 mesi, poi diventavano per i 12 anni successivi riservisti attivi, addestrati e richiamati per un periodo complessivo di ben 720 giorni, praticamente due mesi all'anno. Poi diventavano per lo più 'forza attiva popolare', richiamabili fino a 60 anni e potendo far parte delle forze di autodifesa sudafricane su base volontaria, nelle unità di difesa locale. C'era anche la polizia e le Forze speciali di difesa di punti strategici. In tutto c'erano 130.000 riservisti nella sola riserva attiva.

Il Sudafrica era sotto embargo dal 1967 per decisione ONU, e il governo di Pretoria si arrangiò con l'autarchia e le triangolazioni con Paesi terzi, come Israele, che sotto embargo non erano. Nell'insieme divenne largamente indipendente per i materiali dell'esercito, ammodernando anche materiali come gli obici da 140 mm, con nuove munizioni. I fucili d'assalto erano già i G-4 da 5,56 mm, derivazione del Galil israeliano, a sua volta parente del Valmet e, in fin dei conti, del Kalashnikov; vi erano anche i G-3 da 7,62 e la mitragliatrice FN, più la Browning da 12,7 mm. Tutti i blindati e gli autocarri erano realizzati in Sudafrica, così come apparati elettronici, materiale sanitari, rimorchi ecc.

In termini di comando c'erano 9 comandi territoriali, incluso l'ultimo nato, quello dell'Africa Occidentale o SWAFT, responsabile di quella terra di nessuno che era la Namibia, con reparti di razza bianca o mista. In ogni caso la lingua era l'afrikaans anche se un reggimento usava l'inglese. In genere i 'neri' erano destinati alle fanterie, mentre i bianchi erano sulle unità corazzate e meccanizzate. I reparti locali erano i Botswani, reclutati localmente; i riservisti erano fondamentali per mantenere a regime le unità impegnate in azione.

I carri erano gli Olifant, 250; ben 1.400 Eland Mk.IV (AML prodotte su licenza); 1.200 Ratel IFV; 500 Buffel e Bulldog antimina, come del resto i camion Samil e i Wildbeest per la forza di polizia.

Quanto all'artiglieria, c'erano 75 cannoni da 140 mm, oltre 40 G-5 da 155 mm, 65 armi di vecchio tipo da 155 mm; 24 Bofors da 40 mm, 15 da 94 mm, 55 K-63 da 35 mm; SAM Tigercat trinati (54 impianti) e Cactus (24 impianti); MLR Valkiri da 127 mm; cannoni SR da 106 mm M40, missili SS.11 ed Entac (120); mortai da 60, 81 e 120 mm.

Il servizio sanitario era separato dal resto delle altre F.A. ed aveva un importante ruolo da svolgere per la cura dei malati e feriti anche molto distante dalle proprie basi. I reparti regolari che facevano azioni in Angola erano da rimpiazzare con quelli 'regionali' della SWAFT, ma solo nominalmente visto che avrebbero continuato ad essere essenzialmente sudafricani in missione oltreconfine.


Ordine di battaglia:

  • 2 comandi divisione (1 corazzata e una fanteria)
  • 1 brigata corazzata (2 btg carri e 2 fanteria meccanizzata)
  • 1 brigata meccanizzata (1+3)
  • 4 brigate motorizzate (1 mezzi corazzati e 3 btg fanteria)
  • 1 brigata paracadutisti (3 btg)
  • 1 reparto speciale da ricognizione
  • 4 rgt artiglieria divisionale
  • 9 rgt artiglieria campale
  • 7 rgt artiglieria c.a e leggera
  • 1 rgt SAM su 5 batterie
  • 15 gruppi genio pionieri
  • 3 reggimenti genio trasmissioni


I mezzi di nuova generazione: I Ratel in azione[2]

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L'APC standard dell'Esercito Sudafricano è stato per molti anni l'Alvis Saracen, un robusto e versatile veicolo di scuola tipicamente britannica. Ma non era stato pensato per le operazioni in territorio africano, con spazi immensi da coprire e nessun corso d'acqua da guadare. L'armamento del Saracen era limitato ad una mitragliatrice in torretta da 7,62 mme un'altra in affusto a piedistallo, per la difesa contraerea. Il motore a benzina, co un serbatoio da 200 litri, consentiva una autonomia su strada di 399 km. La blindatura resisteva solo alle armi leggere, anche se era più spessa di molti altri veicoli e la sagoma era bassa.

Ma nell'insieme, esso era lontano dall'essere ideale per le esigenze di un esercito che operava in un contesto del tutto diverso da quello europeo. L'autonomia, sufficiente per il vecchio continente, non lo era per l'esercito sudafricano, e la scarsa potenza di fuoco rendeva necessario operare assieme alle autoblindo Eland, ovvero le AML francesi. Infatti, i carri armati Olifant non hanno mai avuto autonomia e velocità sufficiente per delle veloci puntate come quelle che eseguivano le SADF nell'Africa occidentale e fino in Angola. Portarli dietro significava essere limitati da palle al piede pesanti 50 tonnellate, abbastanza per creare problemi ad un esercito che si muoveva senza nemmeno la superiorità aerea assicurata.

Per sostituire il poco mobile e armato Saracen, venne così creato dalla Sandock-Austral il Ratel, un nuovo APC, anzi un vero IFV ruotato. La Sandock-Austral costruiva mezzi blindati nella forma delle autoblindo Eland, e questa preziosa esperienza venne messa in conto per commissionarle la nuova macchina blindata.

Il prototipo del mezzo apparve nel 1976, e 2 anni dopo arrivarono i veicoli di serie. Il primo veicolo era il modello base Ratel-20, anche se esso sarebbe stato poi messo in ombra da altre versioni.

Il Ratel-20 non è un semplice veicolo da trasporto truppe (APC), ma un vero e proprio IFV, ruotato, con i 2 assali posteriori assai separati da quello anteriore, che è anche quello sterzante. Infatti esso è stato studiato per portare in combattimento una squadra di fanteria e farla combattere restando anche a bordo, mentre l'armamento e la corazzatura sono (nonostante la vulnerabilità delle ruote al fuoco) tali da superare ampiamente quelli 'standard' di un APC, ovvero un 'taxi per truppe' in stile M113. La massa complessiva, in gran parte per via della corazza, è tale che tra i mezzi ruotati era ai suoi tempi di gran lunga il più pesante, e probabilmente è ancora così tra i veicoli 6x6. In effetti, con 19 t a pieno carico quasi superava di due volte il BTR-60, che pure è un mezzo 8x8. Ovviamente non era anfibio, ma questa caratteristica non è esattamente imperativa per un veicolo che opera nel deserto. La struttura in acciaio saldato regge armi fino al 12,7 mm (almeno anteriormente), mentre vi è anche una buona resistenza alle mine. la sua struttura alta e stretta somiglia molto a quella del belga Sibmas, ma è decisamente più alto e pesante. Con il potente motore diesel che ha a disposizione, il Ratel arriva a 105 kmh, anche se poi il gradino superabile è di appena 35 cm, mentre la trincea, per un 6x6 raggiunge un rispettabile 1,15 m. Il guado è possibile fino a 1,2 metri. Grazie al gran quantitativo di gasolio a bordo, soprattutto, il mezzo arriva ad almeno 1.000 km di autonomia, proprio come (non casualmente) la successiva Rooikat. Notevole è il fatto che il motore è sì posto nella parte posteriore del mezzo, ma al contempo permette ancora ai fanti trasportati a bordo di entrare ed uscire da un portello sulla destra, oltre ai due laterali, tra il secondo e terzo assale (per questo il mezzo non è un 8x8, per lasciare spazio ai portelli laterali). Inoltre il motore posteriore consente di bilanciare meglio il peso del veicolo quando supera le trincee. Il pilota è avanti e ha 3 blindovetri con altrettante piastre d'accaio elevabili per proteggerlo meglio in azione; il campo visivo è eccellente data la sua posizione centrale, a 'testa fuori' dallo scafo. L'abitabilità è accettabile anche per viaggi lunghi e con il calore tipico dei deserti africani. Vi sono 3 uomini d'equipaggio, due dei quali in torretta, e 8 soldati ciascuno con feritoie ed episcopi, per sparare da dentro il veicolo, oppure dai due portelli sul tetto, utili anche per guardarsi attorno nell'erba alta delle savane, da un punto elevato (e magari, senza rischiare di imbattersi in un leone, pericolo non irrilevante data la situazione). Per osservate e sparare il capocarro non solo è in torretta accanto al cannoniere, ma ha anche molti iposcopi e un sottile periscopio panoramico e un portello a cupola. Quanto all'armamento, è un 20 mm della GIAT con 1.200 colpi, più un'arma da 7,62 belga coassiale, una c.a., e 2 lanciagranate laterali per i fumogeni. Però il veicolo non ha nel suo modello base sistemi NBC, di visione notturna e forse nemmeno un condizionatore.

  • Dimensioni: 7,21 x 2,516 x 2,915 m
  • Peso: 19,5 t
  • Motore: diesel D3256BTXF da 282 hp
  • Prestazioni: 105 kmh, autonomia 1.000 km.


La produzione è rapidamente giunta ad un quantitativo impressionante: oltre 1.000 alla metà degli anni '80, di cui un certo numero esportati in Marocco. Il veicolo base ha un armamento abbastanza potente, ma senza infastidire troppo la truppa. Ma il Ratel 60 ha il particolare armamento di scuola francese costituito principalmente da un cannone-mortaio da 60 mm, assieme alle solite mitragliatrici. Esso può ingaggiare efficacemente un corazzato con le granate HEAT, ma non subisce penalizzazioni in termini di fanteria trasportata; aumenta solo il costo.

Il Ratel 90 è molto più potente, con un cannone da 90 mm a media pressione come quello delle Eland, con 29 colpi in torretta e 40 nello scafo posteriore. Il suo compito è quello di offrire appoggio di fuoco agli altri Ratel.

Il mezzo comando, invece, ha una diminuzione dell'armamento con una torretta armata di mitragliatrice M2 da 12,7 mm, ed una serie di apparati radio e generatori ausiliari. Essa si distingue per avere una torretta con 2 cupole, per entrambi gli uomini lì presenti.

Pare infine che esista anche un veicolo portamortaio da 81 mm, ed un mezzo officina. Inoltre vi è il veicolo officina Ratel 8x8, con otto ruote motrici, 3 uomini di equipaggio e 8 contenitori per ogni genere di materiale. Vi sono anche 2.000 litri di carburante ausiliario. Dovrebbe esservene una ogni 3-4 Ratel normali.

I Ratel hanno trovato presto occasione di combattere, a causa delle guerre combattute contro organizzazioni paramilitari o, sia pure senza dichiarazioni di guerra ufficiali, altri Stati.

Per rispondere alle incursioni della SWAPO (South West African People's Organization) nella Namibia i sudafricani contrattaccarono con l'Operazione Reindeer, nel 1978, penetrando profondamente in Angola. In quel tempo i Ratel 20 vennero provati in azione per la prima volta. Militarmente fu un grosso successo militare, ma il Sudafrica, già sotto embargo per l'Apartheid, fu pesantemente censurato dalla comunità internazionale per avere invaso una parte di un altro Stato sovrano.

Non passò molto tempo che la SWAPO si ritrovò molto provata dal confronto con gli agguerriti Sudafricani; aveva perso molti uomini e materiale, e molta parte della sua credibilità. Era persino a corto di viveri. Quindi al 1980, per non scomparire d'inedia, si cominciò a trasferire truppe nell'Angola occidentale per lanciare una massiccia operazione contro i Sudafricani in Namibia. Mentre la SWAPO cercava di riaversi dalla sua profonda crisi militare e politica, con perdite e diserzioni elevate, i sudafricani la anticiparono con un'altra offensiva chiamata Sceptic, che si proposneva di colpire l'organizzazione, ma anche di minarne la credibilità in Namibia, ridicolizzarla, farla scomparire dall'orizzonte politico.

L'obiettivo era quello di colpire il comando SWAPO in Angola, che era vicino a Chifufua, a 180 km all'interno dell'Angola (obiettivo noto come 'Smokeshell'). Tale comando, dopo le lezioni del 1978 in cui le basi SWAPO, bene sistemate contro offese di terra, erano risultate facili da identificare dall'aria e quindi distruggere con aerei e artiglieria, era sistemato in maniera molto più complessa. La base era disseminata su di una superficie di 50 km², suddivisa in una dozzina di basi minori con una forza complessiva di circa 800 uomini, suddivisi in basi minori di 20-150 effettivi. Un obiettivo disperso e pressoché invisibile, praticamente impossibile da colpire e distruggere con i soli attacchi aerei e artigliereschi. Tutti gli edifici erano sotterranei, per cui localizzarli era difficile se non impossibile. Persino i luoghi d'adunata erano sotterranei, il tutto con criteri degni delle basi viet-cong. Inoltre a Sud esistevano altre 3 basi SWAPO a Mulola, Chitumba e Ionde.

L'attacco venne portato con il 54° e il 32° Battaglione di fanteria (con due compagnie), una compagnia paracadutisti e reparti di supporto. Suddivisi in 3 gruppi tattici, questa forza attaccò il 10 giugno sia il campo base che le altre 3 basi secondarie, con una complessa manovra dei 3 gruppi tattici formati. La forza d'attacco era dotata di Ratel, Eland, Buffel, autocarri SAMIL 4x4 e 6x6; da notare che non erano presenti, al solito, i carri Olifant; invece, per la prima volta vennero utilizzati i Ratel 90, che riportarono un notevole successo in azione con la loro potenza di fuoco.

Dopo un bombardamento di circa un'ora eseguito da Mirage e Buccaneer, seguito dal bombardamento da parte di 4 cannoni da 140 mm per un'altra ora, arrivarono all'attacco i fanti e i Ratel, che spararono contro ogni bersaglio che riuscirono a trovare. Non molti, visto che in superficie c'erano quasi esclusivamente solo le postazioni contraeree e da difesa, le quali erano ben mimetizzate e costituivano una seria minaccia. Il 2° plotone avanzò verso un punto che si riteneva ospitasse solo una mitragliera antiaerea da 14,5 mm ZPU (KPV), ma si trovò invece ben 4 mitragliere, una delle quali da una ZU-23.

I Ratel dimostrarono come a corta distanza anche essi restassero al fuoco delle armi automatiche pesanti. Uno venne colpito dall'arma da 23 mm, che uccise il pilota. Poi questa colpì anche un secondo mezzo, uccidendo metà equipaggio. Ma la sorte peggiore accadde al secondo veicolo del plotone, forse un Ratel 90, colpito da un ZPU nella parte posteriore, che fece esplodere le munizioni distruggendo il veicolo. Solo uno dei Ratel, che era riuscito a distruggere una postazione di mitragliera da 14,5 mm, riuscì a salvarsi dalla pioggia di fuoco.

Altri Ratel rimasero bloccati dal crollo dei bunker sotterranei su cui essi passavano, e spesso gli equipaggi dovettero smontare e combattere a piedi per stanare i tenaci guerriglieri. Spesso ruppero gli assali o fu necessario cambiare il motore e la sospensione. Ma anche quest'operazione fu un grosso successo. Alla fine i sudatricani conquistarono la base e si ritirarono con tutto quello che poteva essere portato via, come sempre per le loro azioni, incluso il Ratel distrutto che venne sezionato in 2 e trainato via.

Nelle operazioni del 1987, sul fiume Lomba, fece comparsa anche il Ratel con missili ZT-3 Swift. Questo missile, dalla origine assai dubbia in termini tecnologici, è un'arma utilizzata anche dall'elicottero Rooivalk. Esso è praticamente un missile TOW con un sistema di guida laser semiattiva, come nel caso dell'Hellfire. Al suo debutto, questo sistema con lanciamissili triplo in torretta ottenne vari successi. Su 6 missili lanciati, 4 distrussero altrettanti carri armati, e uno mancò l'obiettivo perché colpì un malcapitato soldato angolano vicino al T-55 che costituiva il bersaglio.


Gli altri sistemi d'arma

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Come si è detto, i Centurion erano i carri armati standard dei Sudafricani, ancorché non proprio ideali per i lunghi percorsi tipici dell'ambiente operativo, meno che mai per le zone sabbiose (mentre andavano molto meglio in montagna e su terreno roccioso). Chiamati Olifant (elefante), ebbero presto un cannone da 105 mm e con il tempo, proiettili APDSDS-T e un telemetro laser, che però il capocarro doveva impiegare direttamente, in maniera piuttosto rudimentale e pericolosa: un po' come il telemetro ottico presente sui carri Tiger, insomma. L'Olifant Mk.1A ebbe questi e altri miglioramenti, per esempio il motore diesel, e la produzione (trasformazione) durò tra il 1978 e il 1982. La velocità era arrivata a 45 kmh rispetto ai 34 originali (e salirà a ben 58 con l'Olifant Mk.1B, non molto inferiore rispetto persino ad un Leopard 1). L'esordio operativo del carro così trasformato, capace tra l'altro di usare il sistema TWMP israeliano di bonifica mine, è avvenuto nel 1987, quando alcuni mezzi combatterono nella zona di Cuito Cuanavale, anche se lamentarono tre perdite per mine o per i colpi subiti dai numerosi mezzi dell'MPLA, tra cui i ben più bassi ed elusivi T-55 e 62. A tal proposito vi sono opinioni discordanti: i Cubani per esempio, parlano di circa 20 carri armati colpiti. Inoltre secondo loro la bassa sagoma aiutava i loro mezzi a non farsi vedere dagli Olifant. Secondo i sudafricani, invece, la sagoma dei loro mezzi era vantaggiosa visto che consentiva di vedere sopra l'erba alta della savana, localizzando meglio i veicoli nemici. Per il resto della storia dell'Olifant, vedi i paragrafi successivi.


Un'arma di assoluta eccellenza per le sue caratteristiche balistiche è senz'altro il cannone-obice G-5, della Armscor (ora Denel) da 155/45 mm.

Fu svelato al pubblico durante un'esibizione ad Atene nel 1982, stupendo il mondo per la sua tecnica avanzata. Questo tipo di tecnologia, nata dagli studi di Gerry Bull, consente di aumentare la gittata a 30 km con proiettile standard da 45 kg, e raggiungere con il 'base bleed' o il RAP i 35-37 km. Il primo ha una specie di cavità in cui si accumulano i gas di sparo, i quali vengono rilasciati poi come una sorta di 'razzo' a pressione. I secondi sono dotati di un vero motore a razzo, il che rende possibile aumentare ulteriormente la gittata, ma è anche molto più costoso del primo, e spesso trasporta un carico esplosivo minore. Ultimamente sono apparse munizioni ancora più impressionanti, ma anche di questo si parlerà poi.

Il G-5 è stato impiegato dal Sudafrica negli anni '80, in particolare nell'ultima grande campagna del 1987-88, capace com'era di superare tutte le artiglierie sovietiche, come anche quelle NATO. Solo le più recenti artiglierie da 52 calibri hanno aumentato ancora di più le prestazioni di distanza raggiunte dal G-5 (giungendo a circa 45km), come nel caso del PZh-2000. Non c'era solo il pezzo trainato: la sua versione semovente, il G6, era anch'essa presente, ma la cosa rimase a lungo segreta. La nascita di quest'ultima era del resto dovuta alle caratteristiche del sistema: infatti, la grande gittata che il cannone possedeva, comparabile solo con quella del semovente M107 da 175 mm e con l'S-23 sovietico in calibro 180 mm, era ottenuta con un peso dell'arma particolarmente elevato, e con una cadenza di tiro complessiva piuttosto ridotta. Anche così si rivelò eccezionalmente utile per mettere sotto tiro basi angolane di cui fosse nota l'ubicazione, interdicendo efficacemente anche gli aeroporti. Inoltre, per movimentare il suo peso elevato, è presente anche una APU che di fatto lo rende una sorta di cannone motorizzato semi-indipendente. Questo consente brevi spostamenti, ma è pur sempre un aiuto. Vi sono 2 assali con 4 ruote. La parentela con il GNH-45 della Norincum austriaca è molto stretta, e forse per questo il G-5 è stato segnalato come artiglieria usata dagli Irakeni. In realtà si sa della presenza di 150 armi austriache (capaci di una gittata persino maggiore, fino a 39 km), ma non è, o non era, nota alcuna consegna dei G-5 (che oltretutto sarebbe stata piuttosto irrazionale, considerando il già vasto parco di armi irakene). Ecco le caratteristiche del sistema d'artiglieria in parola:

  • Progettazione: 1976, servizio 1983
  • Peso: 13,75 t
  • Dimensioni: 9,5 lunghezza totale, 7 m circa per la canna; altezza 2,1 m, larghezza 3,3 m.
  • Alzo: -3/+75°
  • Armi: da 155 mm, peso circa 45 kg, gittata 30 km (fino a 50 nei tipi successivi), cadenza di tiro 3 c/min e v.iniziale di 897 m/s.
  • Equipaggio: 8
  • Utenti: Sono segnalati S.Africa, Irak, Israele, Malaysia e Oman, ma forse in vari casi si tratta di progetti 'fratelli' piuttosto che dei G5. Invece il G6 è stato esportato in 78 esemplari negli EAU.

Il Valkiri è unlanciarazzi multiplo]] (MRL) concepito con criteri piuttosto particolari per la migliore resa operativa nei previsti teatri d'impiego.

Per contrastare i BM-21 a lungo raggio, i Sudafricani iniziarono nel 1977 a sviluppare un'arma capace di superarne le capacità complessive, in particolare la gittata massima, oltre che altamente mobile ed efficace specie contro obiettivi relativamente poco solidi, ma dispersi su larghe aree. Vista la lunga gittata delle artiglierie sovietiche, nel contempo venne anche sviluppato il Cannone G-5 da 30 km di gittata.

Il nuovo sistema MRL (lanciarazzi multiplo) era pronto già nel 1981 e venne ampiamente usato in seguito.

Esso si compone di appena 24 tubi di lancio per razzi da 127 mm (così si è rinunciato alla intercambibilità con le munizioni BM-21), sistemati su di un SAMIL 20 4x4 da 2.200 kg di capacità di carico. Si tratta in pratica del diffuso autocarro tedesco ad alta mobilità Unimog prodotto su licenza. Ecco le caratteristiche fisiche:

  • Trazione: 4x4
  • Peso: 6.400 kg
  • Dimensioni: 5,35 x 2,3 x 2,32 m
  • Velocità: 90 kmh
  • Autonomia: 400 km
  • Equipaggio: 2

La rampa di lancio è costituita in pratica dal cassone, elevabile tramite rampa idraulica, che quando non è in uso è ricoperto di una normale struttura di tela, così da rendere il mezzo pressoché indistinguibile da un normale autocarro. Questa soluzione ingegnosa risente ovviamente delle esperienze di guerra reali, in cui spesso le spie possono determinare l'esito di scontri: un conto sono un inoffensivo convoglio di autocarri da rifornimento, un altro una batteria di Valkiri ben mimetizzata.

I SAMIL sono dotati di alta mobilità, sono piccoli e veloci così da colpire e poi sparire. Entrano in azione in 5 minuti dallo stop, e possono uscirne dopo 1, l'azione della controbatteria.

I razzi, sistemati in 24 tubi di lancio sul fondo del cassone, hanno come detto una gittata minima di 8 km e massima di 22, 1,5 km maggiore del BM-21. Quindi non si tratta di un vantaggio sostanziale, ma se non altro superano nettamente i più vecchi BM-14 e BM-24. La lunghezza del razzo è di 2, 68 m e la testata è prevalentemente un micidiale tipo a frammentazione, tipicamente concepito dai Sudafricani che non credono particolarmente alle submunizioni (costose e potenzialmente pericolose anche per le forze amiche). Attorno al cilindro di esplosivo vi sono così con 3.500 sferette d'acciaio, capaci di coprire una superficie di 1.500 metri, ovvero con un'ara di annientamento per gli sventurati allo scoperto che raggiunge oltre 20 m di raggio.

Il rifornimento, con una ricarica eseguibile in 10 minuti è possibile grazie ad un autocarro medio da 5 tonnellate, che porta 48 razzi.

Al modello originale, chiamato anche Valkiri-22 è stato poi aggiunto il Valkiri-40, con per l'appunto, altrettanti tubi di lancio e negli ultimi anni, con razzi capaci di raggiungere ben 36 km di raggio massimo. Da notare che, nonostante la sostituzione con il più pesante e complesso Bataleur, il Valkiri non è stato ritirato del tutto dal servizio, in quanto ha una importante caratteristica: proprio per la sua leggerezza ed essenzialità, è un mezzo aerotraportabile, quindi facile da schierare in fretta e a grande distanza.

La South African Air Force (SAAF), in Afrikaans Suid-Afrikaanse Lugmag, è l'Aeronautica Militare del Sudafrica. Venne fondata nel 1912 ed la seconda più antica Aeronautica indipendente. Il suo motto è Per Aspera Ad Astra'.

I Sudafricani hanno avuto, fino almeno al 1987, una serie notevole di esperienze belliche, tanto che sono stati spesso paragonati per efficienza ed esperienza all'aeronautica militare israeliana. La loro storia inizia però ben prima, e già durante la seconda guerra mondiale avevano un ruolo importante, soprattutto nel teatro africano. Operarono con numerosi squadroni di aerei di costruzione inglese e poi, progressivamente, americana. Tra questi vi erano i caccia Curtiss P-40, usati anche come cacciabombardieri. I duelli contro i velivoli dell'Asse erano frequenti, e le perdite risultarono piuttosto pesanti. Nondimeno, i sudafricani contribuirono alla vittoria della guerra.

Anche altri sudafricani, non inquadrati nelle loro unità aeree, combatterono contro i tedeschi. Benché fossero passati appena 40 anni dalla terribile guerra anglo-boera, una delle prime con uso di tecnologie relativamente moderne, molti sudafricani erano giunti in Inghilterra per difenderla dagli attacchi tedeschi, durante la battaglia d'Inghilterra. Benché questa non si poteva risolvere in maniera decisiva tra le opposte aviazioni, in quanto i tedeschi non avrebbero potuto sperare di passare la Manica fino a quando anche la Royal Navy non fosse sconfitta, il peso di garantire la difesa metropolitana ricadde sui giovani aviatori della RAF, tra cui vi era l'asso "Sailor" Malan, che nel dopoguerra sarebbe tornato in Sudafrica, combattendo stavolta contro l'Apartheid.

Nel dopoguerra la SAAF entrò nell'era dei jet di prima generazione, per poi arrivare negli anni '60 a quelli di seconda. Comprò almeno 40 Dassault Mirage IIICZ e 16 Blackburn Buccaneer, gli unici aerei da interdizione mai posseduti da una forza aerea africana, a cui si unirono ad alcuni più vecchi Canberra.

Nel frattempo vennero stipulati contratti importanti anche con gli italiani: nacque l'Atlas (industria indigena) Impala, versione locale dell'Aermacchi MB-326, che venne prodotto in oltre 100 esemplari nel modello Mk.1 biposto, ma anche nell'Mk.2 monoposto, con 2 cannoni interni nel muso al posto del secondo posto di pilotaggio. Con questi aerei, limitati ma capaci di essere rischierai in aeroporti spartani, per gli anni '60 e '70 vennero eseguite innumerevoli missioni sia di addestramento, che di attacco, tipicamente equipaggiate con 2 razziere o 4 bombe leggere, oltre ai cannoni DEFA da 30 mm. I voli erano condotti, per sicurezza, a quote bassissime, in modo da giungere sul bersaglio (chiaramente individuato in precedenza) senza farsi scoprire, minimizzando le perdite perché dall'altra parte, oltre ai guerriglieri dell'ANC e altre organizzazioni, combattevano adesso anche i cubani, riccamente equipaggiati con materiali sovietici di prim'ordine.

I mezzi

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Negli anni '80 la SAAF aveva nei suoi reparti operativi e addestrativi un quantitativo consistente di velivoli:

  • Circa 40 Dassault Mirage IIIAZ e CZ
  • Circa 40 Dassault Mirage F.1A e C
  • Circa 6-10 Blackburn Buccaneer S.Mk 50
  • Oltre 100 Aermacchi MB-326 come Atlas Impala
  • Alcuni English Electric Camberra B.Mk 12
  • Aerei da trasporto Douglas C-47 Dakota/Skytrain, Transall C-160, tipi minori come il Bosbok (circa 40 aerei) e il Kudu, il primo dei quali era praticamente il clone dell'Aermacchi AM-3C e il secondo piuttosto simile, ma relegato a compiti di collegamento.
  • Elicotteri Aérospatiale Alouette, Super Frelon e SA 330 Puma
  • Alcuni pattugliatori Avro Shackleton
  • Una ventina di Piaggio P.166 Albatross

Essi vedevano dunque un'egemonia francese completa nei caccia, elicotteri e aerei da trasporto moderni; italiana per i pattugliatori costieri, i velivoli da collegamento e gli addestratori e striker leggeri, britannica per i bombardieri e pattugliatori pesanti. Come si vede, si tratta di un'origine molto varia rispetto alla tradizione sudafricana, di fedele sostenitore del mondo angolassone. Ma certe carenze di offerta da parte britannica e la necessità di arrangiarsi con altri fornitori hanno condotto ad un risultato piuttosto eterogeneo. In buona parte questi velivoli vennero prodotti in Sudafrica, e anche per questo non è chiaro quale sia stata la produzione finale, specie di aerei come gli Impala e i Mirage F.1. Da rimarcare la presenza di una forza aerea strategica, con i superstiti di 16 Buccaneer, gli unici interdittori ognitempo mai posseduti da una nazione dell'Africa sub-sahariana. Insomma, tra gli anni '60 e '70 il Sudafrica si munì del meglio disponibile (quindi eccetto i fornitori americani e sovietici) con caccia, addestratori, striker ed elicotteri ai vertici della categoria.

Per quello che riguarda i velivoli, di basilare importanza furono le due generazioni di Mirage, sia i IIIEZ (e RZ), che i successivi AZ e CZ. I primi erano d'attacco diurno, con avionica semplificata; solo la Libia ebbe altri velivoli di questo tipo, che conoscevano un certo successo come versioni 'degradate' dei più costosi e attrezzati aerei da combattimento ognitempo americani ed europei. Alle volte per ragioni politiche (F-4F), alle volte per ragioni commerciali-operative (Mirage 5 e F.1A), alle altre per tutte e due (MiG-23MS Flogger-E). Nel primo caso, restava il radar, ma non i missili a medio raggio perché gli americani dovevano prendersi carico della difesa aerea tedesca; i Mirage non avevano né il radar, né tantomeno i missili originali, mentre i MiG erano dotati di un sistema d'arma intermedio, con radar e missili radar-guidati a corta portata, ma pur sempre ancora impiegabili per compiti ognitempo.

Quanto agli aerei da bombardamento, i Buccaneer erano particolarmente inquietanti. Il Sudafrica era infatti ricco di miniere di Uranio e in combutta con Israele. Entrambi avevano ambizioni nucleari, e Israele collaborava attivamente, nonostante l'embargo, con i Sudafricani. Emblema della situazione ambigua dell'epoca fu il 'Vela incident' del 1979, un sospetto test nucleare israeliano nell'Oceano indiano.

Anche il Sudafrica aveva ambizioni nucleari e pertanto sia i Mirage, che i Camberra, ma soprattutto i Buccaneer erano candidati al ruolo di strike nucleare. I Buccaneer erano pochi, ma pur sempre sufficienti per impostare un'azione d'attacco a lungo raggio e in condizioni ognitempo, volando 'sotto' i radar. Per giunta, anche a bassa quota avevano una lunga autonomia e potevano viaggiare almeno veloci quanto un Phantom o un Mirage con lo stesso carico, avendo (differentemente dai colleghi Intruder) un vano portabombe interno.

Quanto agli aerei meno prestanti, ma pur sempre di estrema importanza erano gli Aermacchi, realizzati in due versioni. Note come Impala, essi erano l'Mk 1 biposto e l'Mk 2 monoposto. Il primo era stato prodotto su licenza dal Sudafrica, interessato fin dal 1964 all'aereo, posto poi in produzione su licenza grazie all'Atlas, il gruppo industriale aerospaziale locale. Ne sono stati realizzati oltre 125 esemplari (erano la versione nota inizialmente come MB.326M), usati sia come macchine d'addestramento (con una livrea chiara), acrobatiche (la pattuglia dei 'Silver Falcon' con l'omonimo colore) e come velivoli operativi, ma in maniera limitata. In effetti, il loro motore Viper 11, da circa 1.130 kg di spinta, non era particolarmente esuberante per operare a pieno carico, ma l'aereo è stato molto apprezzato e ampiamente usato, sostenendo un gran numero di manovre fino a 7, e anche 8 g durante la sua attività di volo. I caccia Mirage F.1CZ da intercettazione erano in servizio con il No.3 di Waterkloof, gli F-1AZ ad Hoedspruit. Gli MB.326 Impala sono stati comprati in 16 esemplari e poi dal '66 costruiti dalla Atlas, per gli squadroni No. 4, 5, 6, 7, 8, la FTS e la 85 AFTS (Advanced Flying Training School), nonché gli acrobati della 'Silver Falcon'. Il loro solista ebbe un tragico incidente l'ottobre del '93: nonostante la fama di robustezza dell'MB.326, durante una manovra un'ala si spezzò e l'aereo capitombolò giù esplodendo in fiamme, al termine di un grande looping.[3]


Negli anni '70 il Sudafrica era già sotto embargo. Come un famoso film con Alberto Sordi raccontava, però, ai clienti danarosi del Terzo mondo non si chiudevano mai tutte le porte, e così venne rinnovato l'accordo per la produzione dell'Impala Mk 2, ovvero l'MB.326K, con un motore Viper da 1.525 kgs. Esso aveva un solo posto di pilotaggio, ma restava di sagoma piacevole perché il posto superstite non era quello posteriore, ma quello anteriore (differentemente dall'Hawk 200 e dell'MB.339K). Poteva portare sia carburante aggiuntivo che un paio di cannoni da 30 mm DEFA. Vennero forniti 7 aerei, più 15 in parti staccate da montare sul luogo (per acquisire esperienza) e poi, come sempre in questi casi, una produzione totalmente indigena che arrivò ad altri 78 velivoli, per un totale di 100 apparecchi. Così il Sudafrica divenne il maggior cliente dell'MB.326.

Un programma ancillare fu il Bosbok, nonché il similare Kudu. Il Bosbok era un aereo italiano, l'AM.3CM. Questo era nato come aero italo-americano, l'AL-60, una specie di rielaborazione di un progetto statunitense, simile a tanti altri velivoli leggeri con ala alta. L'AM.3CM ne conservava l'ala, ma la fusoliera era del tutto diversa. Differentemente dai coevi SM.1019 e all'SF-260TP, non aveva una più potente turboelica rispetto al motore a pistoni originale, per migliori prestazioni (pagate peraltro con un costo molto maggiore e una più complessa manutenzione; per questo sugli ULM in genere le turbine aeree sono snobbate a vantaggio dei tipi a pistoni in lega leggera, come i Rotax austriaci). Quest'aereo aveva una fusoliera simile, per intenderci, a quella di velivoli tipo lo 'Storch', ampiamente vetrato, anche nel pavimento. Data la potenza disponibile e la fusoliera più piccola e con meno resistenza, superava comunque i 300 kmh. In tal senso, era possibile impiegarlo per missioni più complesse della semplice osservazione e collegamento; aveva 4 punti d'aggancio teorici (2 pratici) per trasportare un massimo di 340 kg (teorici) di carico, tra razzi, mitragliatrici e persino missili AS-11 o 12 (se era presente il sistema di puntamento). Nonostante il muso ampiamente vetrato e un aspetto esile, si dimostrò robusto e di semplice manutenzione; una quarantina vennero forniti al Sudafrica e usati come aerei COIN e da collegamento, consegnati in due lotti dal marzo del 1973 i No.41 e 42 Sqn.; altri 3 vennero venduti alla Repubblica Centrafricana.

Gli Altas C-4M Kudu, una sorta di AL-60 con turboelica da 340 hp, è stato impiegato dal 1974. Il C4M Kudu è dichiarato di progettazione propria (Atlas), ma somiglia ancora molto al precedente italo-americano. Esso è ritornato ad una fusoliera più massiccia e capace, e usato per azioni di seconda linea. Ha ancora una finestra inferiore, ma trasporta fino a 560 kg di carico o 2 piloti e 4-6 passeggeri. Con la botola di 0,35 m2 si può portare una fotocamera per ricognizione o si possono lanciare materiali con il paracadute senza aprire i portelli. Inizialmente aereo civile, volò il 16 febbraio 1974, ma il 18 giugno 1975 seguì il modello militare. Al 1981 pare che il numero superava i 40 esemplari[4].

  • Dimensioni: 9,31 x 13,07 x3,66 x 20,97 m2.
  • Pesi: 1.230-2.040 kg
  • Prestazioni: motore Avco Lycoming GSO da 345 hp; 259 kmh a 2.440 m, crociera 233 a 3.050 m; salita iniziale 244 m/s, tangenza 4.270 m, autonomia max con 400 kg, 740 km; max carburante 1.297 kg.

Dato l'ambiente operativo e le grandi distanze a terra, i trasporti non sono stati meno importanti delle macchine di prima linea per la SAAF. Tra questi, meritano attenzione i C-130 Hercules, che nel 1963 sono stati consegnati in sette esemplari per il 28° Sqn di Waterkloof, vicino a Pretoria, poi passato ai Transall C-160; nel mentre i C-47/DC-3 erano stati rimotorizzati con turbine PT-6A e mandati al No.44 Sqn di Ysterplaat.

Impieghi operativi

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Il Sudafrica ha occupato e amministrato la Namibia fin dal 1966, nonostante la Risoluzione 435 dell'ONU. La sua idea era quella di farne una sorta di 'cuscinetto' rispetto ai movimenti rivoluzionari nati in Angola. La ragione non è difficile da spiegare: se persino i Portoghesi, che non avevano praticamente alcuna attitudine al razzismo, erano sotto attacco da parte dei movimenti pan-africani, figurarsi il regime razzista di Pretoria che tipo di situazione si doveva aspettare, avendo la gran parte della popolazione di pelle nera (o olivastra, visto il gran numero di indiani, uno dei quali fu il 'Mahatma' Gandhi). Tuttavia, i guerriglieri locali, appartenenti alla SWAPO, erano una minaccia crescente per la presenza sudafricana nella regione, tra l'altro ricca di risorse minerarie. Nondimeno, i Sudafricani furono abili a supportare altri 'neri', quelli dell'UNITA (Uniao Nacional por a Indipendencia Total de Angola) di J. Savimbi.

Il Sudafrica ha condotto molte azioni di attacco contro le installazioni e le basi dei guerriglieri, per impedirgli di muoversi per primi, con attentati e agguati pericolosi. Così i Sudafricani giunsero ampiamente dentro l'Angola stesso, con attacchi aerei che hanno portato gli aerei fino a 320 km dentro il territorio di Luanda. Tra le operazioni, tutte ben condotte ed eseguite, 'Moscow' (Marzo 1978), 'Smokeshell' (giugno 1980), 'Protea' (giugno 1981), 'Daisy' (novembre 1981), 'Askea' (dicembre 1983) e poi quelle del 1985-88. Tutto questo indebolì molto la SWAPO, che oltretutto doveva lasciare il 60% delle proprie forze in Angola per combattere contro l'UNITA. Nondimeno la SWAPO continuava a penetrare in Namibia (naturalmente il Sud Africa era 'off-limits', anche se scosso da problemi endogeni non meno gravi), minando strade e mettendo bombe nei negozi affollati, insomma azioni tra la guerriglia e la propaganda politica.

Per contrastare queste azioni, ma soprattutto per attaccare le basi in Angola o supportare l'UNITA, la SAAF intervenne con i Mirage, trasporti e bombardieri vari.

Gli Impala erano tuttavia i più usati di tutti questi aerei tattici. Ce n'erano ben 6 gruppi, all'epoca in fase di contrazione a 4, con maggior numero di apparecchi. Venivano schierati nella parte nord della Namibia, con una rotazione biennale, su aeroporti improvvisati, attaccando bersagli a terra, bombardando le zone d'atterraggio, inseguendo i gruppi di guerriglieri mitragliandoli e tirando anche bombe al napalm. Così si riduceva il rischio per i Sudafricani. Altri ruoli erano la scorta agli elicotteri, la ricognizione tattica e la cooperazione con l'artiglieria.

Gli Impala Mk.2, pur se superiori agli Mk.1, avevano meno autonomia (270 km circa a pieno carico) dei Mirage, ma erano facili da far operare da basi avanzate (corsa di decollo e atterraggio, per l'MB.326 base, meno potente e meno pesante, di circa 600 m), anche con infrastrutture praticamente inesistenti e con poca assistenza. Gli Impala Mk 2 erano in genere armati con i due cannoni da 30 mm, ciascuno con 150 colpi, 4 lanciarazzi a 6 colpi calibro 68 mm, o due da 18, più il pod fotografico. Oppure c'erano le bombe a frammentazione, sei da 120 kg o 4 da 250 kg. Come si vede, è un carico molto inferiore rispetto ai 1.814 kg trasportabili in sei punti d'aggancio, ma l'autonomia e altre ragioni pratiche propendevano per configurazioni molto meno impegnative.

Le missioni dovevano essere volate a bassa quota, almeno in Angola. Le missioni in Namibia erano meno pericolose, ma con gli SA-7 in giro anche i veloci e robusti Impala erano in pericolo. La bassa emissione termica del piccolo reattore e il calore dell'ambiente aiutavano a renderli meno facili come bersagli, oltre all'uso di flare che a quanto pare erano disponibili.

La minaccia dei MiG era pressoché inesistente a bassa quota, anche perché i marxisti erano preoccupati della contraerea dell'UNITA o delle truppe sudafricane, e così volavano un po' troppo alti. I SAM e la contraerea venivano usualmente elusi volando a bassa quota (15-30 metri) e veloci, con tattiche adatte per minimizzare l'esposizione alla reazione nemica. Gli aerei sudafricani registrarono 225 lanci di missili SA-7 (forse anche di tipo più moderno), di cui solo 5 a segno con una perdita, proprio un Impala. Se i missili fossero stati più moderni, o le tattiche meno efficaci, sarebbe stato un disastro per la piccola SAAF (in Afghanistan gli Stinger registrarono non meno del 40% di colpi a segno, anche se le statistiche spesso si 'confondono' dando a loro praticamente tutti i meriti degli abbattimenti, cosa senz'altro falsa). Nel 1981, durante la missione 'Askrea', un Impala ritornò con un missile infilato letteralmente nel tubo di scarico. Pare che fosse un SA-8, ma la cosa è improbabile un po' per le dimensioni della 'supposta', un po' perché non è un missile a ricerca IR. Questo caso ricorda quello del MiG cinese che riportò 'a casa' un Sidewinder inesploso nel 1958, da cui si estrapolò poi il modesto ma utile 'Atoll'.

Gli elicotteri erano un elemento importantissimo, e tra questi nessuno lo era più dei potenti Puma, eccellenti elicotteri da trasporto e assalto medio, bimotori, molto veloci e agili (e anche per questo, spesso 'impersonanti' i Mi-24 in numerosi film, in alternativa ai Sea King o, in qualche caso -Es. Blood Diamond- a veri 'Hind', dato che le prime versioni di questi non avevano l'abitacolo in tandem). Uno dei Puma ebbe una sorte particolarmente avversa nell'agosto del 1982, perché la SWAPO lo abbatté, uccidendo tutti i 15 occupanti. Questa fu una perdita dolorosa per i Sudafricani, che peraltro (in perfetta 'scuola britannica', vedi Yemen) soffrirono un numero di perdite umane e materiali davvero contenuto in paragone ai lunghi anni di guerra sostenuti, grazie al coordinamento e alla professionalità delle sue forze campali e aeree. Altri elicotteri importanti erano i grossi Super Frelon, che potevano anche portare un veicolo leggero, e gli Alouette III, capaci di missioni esplorative, MEDEVAC, ricognizione e anche attacco leggero con cannoni, mitragliatrici, razzi e forse anche missili AS-11.

I trasporti erano fondamentali per supportare sia le basi avanzate che i guerriglieri in Angola, così che l'impiego dei vari C-47, C-160 e C-130 fu molto intenso e continuativo, in genere volando a bassissima quota. Alle volte vennero anche impiegati per trasportare paracadutisti. Gli aerei leggeri AM.3CM e C4M erano pure ampiamente usati, i primi, almeno in teoria, anche per attacco al suolo, i secondi solo per compiti logistici. La colorazione, spesso nera o scura, indicava un uso frequentemente notturno, come quello in cui un Bosbok venne abbattuto da un SA-8, nel 1987-88.

I Mirage F.1 erano macchine comprate di recente, nonostante l'Apartheid avesse oramai isolato a livello internazionale il Sudafrica. Questi aerei si dimostrarono provvidenziali per la condotta della campagna aerea del 1986-87 assieme ai guerriglieri dell'UNITA, contro gli angolani e cubani, in cui i piccoli Impala vennero esclusi. Operarono solo gli F.1, i Mirage III da ricognizione e i Buccaneer, i pochi rimasti.

L'addestramento dei piloti sudafricani era estremamente curato, con un livello professionale spesso comparato a quello degli israeliani, con i quali hanno condiviso una grande esperienza bellica. Per i piloti sudafricani era normale venire addestrati a volare e navigare in sicurezza (di giorno, chiaramente) a 15 m di quota e a 556 km/h con un Impala, 1014 km/h con un Mirage: in caso di operazioni reali, questi livelli potevano essere ulteriormente forzati. Questo addestramento era necessario perché il dispositivo aereo cubano era tale da impedire qualsiasi operazione di combattimento a media quota: era possibile operare solo a bassa quota, cabrando all'ultimo momento e sganciando bombe sugli obiettivi di posizione conosciuta, operando attacchi efficaci grazie alle informazioni raccolte dalle truppe al suolo. Visto che i caccia cubani erano in volo ad alta quota, gli scontri furono rari, e quando avvennero, i MiG-23 si dimostrarono in grado di scappare o accettare favorevolmente il combattimento a volontà. I Mirage F.1 eseguirono oltre 600 missioni belliche, sganciando in genere bombe a frammentazione da 120 o 250 kg con effetti devastanti sulle basi nemiche, perdendo un solo aereo dalle difese aeree ed uno ad opera dei caccia MiG.

Dopo l'Apartheid

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La situazione internazionale cambiò con il ritiro dei cubani e dei loro MiG, mentre gli effetti dell'isolamento si facevano sentire. Da allora il Sudafrica era affetto da una progressiva carenza di materiali moderni. Oltre ai problemi della Marina, sempre più obsoleta, anche i successivi programmi per l'esercito e l'aeronautica ne soffrivano. Mentre l'industria locale poteva produrre artiglierie e missili avanzati, non poteva praticamente nulla per navi e aerei ad alte prestazioni, sebbene parte dei Mirage fosse stata realizzata in loco. Quando nel 1994 finì finalmente l'Apartheid la situazione era nominalmente cambiata.

Questo stato di cose si è ripercosso anche nell'efficienza delle forze armate, riducendo gli stanziamenti e i programmi previsti. Nondimeno, per aggiornare la componente aerea è stato valutato di mettere in servizio Mirage F.1 con il motore dei MiG-29, la prima volta che una macchina occidentale (moderna) è stata riequipaggiata con un motore sovietico. Malgrado gli interessanti sviluppi, la cosa venne lasciata cadere e gran parte della flotta aerea è andata radiata dal servizio, cominciando con gli F.1 più vecchi, i quali sono andati in pensione a cominciare dagli F.1A, piuttosto che i più vecchi Mirage III, aggiornati ad uno standard moderno, chiamato Atlas Chetaah.

Anche gli 6 ultimi interdittori Buccaneer sono stati a loro volta ritirati dal servizio. Gli elicotteri EC-135 hanno preso il posto di alcuni Alouette

Sviluppi recenti

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Per quello che riguarda i programmi più recenti, il Sudafrica ha ordinato il caccia svedese Saab JAS-39 Gripen come nuovo aereo di punta per sostituire i caccia Mirage, addestratori ed elicotteri di nuova generazione attorno alla metà degli anni '90, quando venne deciso, una volta usciti dall'embargo causato dall'Apartheid, di ammodernare la propria linea di aerei ad alte prestazioni, come anche quelli di seconda linea, comprando piccole quantità di Gripen, Hawker Siddeley Hawk, Westland Lynx, Agusta A109, mentre gli elicotteri Denel AH-2 Rooivalk entravano in linea, gli unici da combattimento mai concepiti in Africa.

Nel frattempo, gli Impala e gli Alouette venivano radiati dal servizio. Sono ancora in servizio invece vecchi C-47 rimotorizzati con turbine, che motorizzano ancora la loro struttura sessantenne, apparentemente inesauribile.

Il punto al 1987[5]

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Unica nazione sub-sahariana ad avere delle tradizioni solide di progettazione e alta tecnologia, il Sudafrica ha saputo gestire situazioni che altri utenti avrebbero subito senza poter farvi fronte. Dopo l'embargo posto dall'ONU nel novembre del 1977, lo strumento militare sudafricano ha accusato una progressiva difficoltà nel mantenere la propria efficienza. Questo non gli impedì di ottenere comunque vittorie su vittorie per i 10 anni successivi, ma la Suid-Afriakaanse Lugmag (SAAF nella definizione internazionale) era particolarmente in difficoltà (ma la Marina era messa anche peggio) nel mantenere la propria flotta volante. Tuttavia, l'Atlas Aircraft Co. a Kempton Park (Transvaal) era capace di realizzazioni d'alto livello, dalle qualità interessanti. All'epoca c'erano due programmi: uno era l'elicottero monoposto Alpha, da attacco (in realtà un banco-prova per il Roivaalk nda), l'altro era il CHEETAH, ovvero il nome locale del Ghepardo. Venne presentato il 16 luglio 1986 alle autorità, come aggiornamento dei Mirage III; il nome è dato dalla prima unità con il Mirage III, il No.2 'Cheetah' Sqn, nel marzo 1963. Chiaramente ispirato dallo Kfir C.2, il primo aereo (n.845) è un derivato modificato del Mirage IIID2Z, ovvero l'equivalente del Mirage 50D; in quanto tale, ha motore Atar 9K-50 da 7.200 kgs; come modifica fondamentale c'erano le alette canard laterali, i baffetti sui lati del muso, e come sui Kfir biposto, un muso allungato e abbassato è diventato lo standard, piuttosto sgraziato ma necessario per ospitare nuova avionica a bordo. Non è chiaro che tipo di avionica ci fosse, ma forse sistemi israeliani radar. Il motore era tuttavia ancora l'Atar, che anche nella versione aggiornata (1.000 kgs più del 9C) era pur sempre inferiore (circa 1000 kgs in meno, oltre a dimensioni e consumi peggiori) del J79 dello Kfir. solo che il J79 era sotto embargo come tutte le forniture americane, mentre il motore Atar era prodotto su licenza dalla stessa Atlas ed era usato dai Mirage F.1, Mirage III-2 e Mirage 50 (questo non in servizio con la SAAF). Ufficialmente era detto che il nuovo aereo fosse riprogettato per il 50% della struttura. La stima con lo Kfir (più potente, ma forse anche più pesante) vedeva ipotizzare fino a 19 gradi/sec di virata istantanea, anche se quella costante era di circa 9,5. L'armamento era definito come nazionale, per cui c'erano senz'altro i missili AAM Kukri (con casco-designatore), ma erano presumibilmente ancora utilizzabili anche i Magic e in futuro, i Darter, dalle prestazioni più alte rispetto ai Kukri (V3B). In tutto i Sudafricani ottennero ben 72 Mirage III CZ, BZ, RZ, R2Z, DZ e D2Z (C sono i monoposto da caccia, R i monoposto ricognitori, B e D i biposto da addestramento-combattimento).


Anni '90: i sistemi d'arma della nuova generazione[6]

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Anni '90: finita la guerra contro l'Angola e i suoi padrini, il governo di Pretoria comincia a ridurre il suo efficiente strumento militare, e in particolare, dopo i 16 anni di guerra, i tagli al budget della difesa colpiscono le risorse dell'esercito, visto che la leva è calata da 24 a 12 mesi. Il Sudafrica ha sostanzialmente vinto la sua guerra contro i regimi marxisti, ma è anche un Paese sotto embargo perché non ha ancora rimosso il regime dell'Apartheid. In effetti, proprio l'opposizione, durissima, anche interna oltre che esterna, sarà poi capace di far cadere questo bastione del razzismo in chiave politica. Ma non era ancora tempo nel 1992, che questo accadesse. Visto che per almeno altri 10 anni non c'erano minacce all'orizzonte dello stesso tipo di quelle affrontate prima, ovvero grandi eserciti e forze convenzionali, molti programmi ad alta tecnologia sono stati rinviati o cancellati. In compenso il Sudafrica ha concentrato la sua forza militare con reparti soprattutto professionali, per una superiore efficienza anche se a scapito della quantità prima garantita da una leva più consistente. Un altro problema era l'ordine pubblico interno, fronte rimasto aperto a tutti i livelli e che necessitava di più forze di polizia. Per dare ai propri reparti superstiti una migliore efficia, le SADF avevano all'epoca numerosi ed interessanti programmi, spesso basati su tecnologie avanzate e soprattutto sulle esigenze mostrate da combattimenti reali. Ecco una carrellata di questa 'nuova generazione' di armamenti, la più imponente mai vista progettare nell'intero continente africano.

Era soprattutto l'Esercito ad avere programmi di aggiornamento. Ma la sua natura di grande forza convenzionale era stata a lungo trascurata, preferendo usarlo per operazioni di controguerriglia e di appoggio ai guerriglieri de l'UNITA dell'alleato Savimbi. Ora però c'era la necessità di aggiornare anche il grosso degli equipaggiamenti, pena la decadenza totale della capacità operativa. Così il comandante Georg Meiring, il capo di CSM, voleva un piccolo nucleo di forze ben equipaggiate, per battere qualitativamente ogni avversario dei paraggi, nonché di garantire un'elevata mobilità. Non erano i riflessi della Guerra del Golfo, quanto piuttosto per ragioni endogene, a differenza di tanti altri casi: i Sudafricani avevano la loro esperienza bellica (paragonabile a quella israeliana, sia pure in scala ridotta) e le proprie idee ed esigenze su come migliorare le proprie Forze Armate.

Olifant

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Cominciando dal mezzo più pesante, il Centurion, o meglio l'Olifant, ecco come i Sudafricani volevano valorizzarne le capacità con un programma di aggiornamento molto completo e approfondito. I primi Olifant Mk-1B erano stati aggiornati alla fine del 1991 e non si prevedeva di tagliarne il programma. Con un peso aumentato di non più di 3 tonnellate, questi grossi tank avevano miglioramenti fondamentali in tutti i fondamentali per un carro armato: mobilità, protezione e potenza di fuoco. Anzitutto, il mezzo aveva il motore dalla potenza aumentata a 700 kW anziché 590, sebbene si trattasse dello stesso turbodiesel da 29 litri preesistente; abbinato ad una trasmissione automatica AMTRA III e a nuove sospensioni a barra di torsione invece delle robuste (ma poco utili ad alta velocità) Horstmann, il che rende possibile aumentare l'escursione di ben 435 mm contro appena 83 mm delle vecchie sospensioni (il che dà l'idea del perché non fossero considerate valide per i movimenti rapidi); con 1.400 l di carburante era possibile un'autonomia aumentata, nonostante la potenza, da 300 a 400 km (350 su terreno vario). A parte questo vi era il solito cannone da 105 mm L7, ma con sistema di puntamento 'master' anziché slave nei suoi confronti, il che significa che è il cannone a dover muoversi dov'é puntato il periscopio del cannoniere e non il contrario; il cannone ha sistema di controllo elettrico, la torretta è ben bilanciata rispetto al suo centro di rotazione per un movimento rapido e preciso. Vi sono sistemi laser e computer di tiro per assicurare un'elevata precisione, anche se le munizioni sono scese leggermente da 72 a 68 colpi. Questi hanno visto anche l'introduzione di un nuovo tipo di proiettile perforante e anche di altri tipi; vi sono poi per il conducente, 3 iposcopi a grande apertura angolare anziché 2, e le piastre laterali sono incernierate nella parte superiore dello scafo per migliorare la manutenzione. VI sono sistemi di sminamento e per aprirsi varchi nella vegetazione, come recepito durante la campagna in Angola; la torre e lo scafo ha una protezione aggiuntiva fatta di materiali speciali e-o metallici, che permette una maggiore protezione. Esternamente si stenta a riconoscere il vecchio Olifant a causa di questa corazza. I mezzi di recupero su scafo Olifant sono stati aggiornati allo standard Mk 1A con vari miglioramenti come il nuovo cambio.

Inoltre, per la manutenzione erano in prova i SAMIL-100 cingolati, mezzi destinati a seguire i carri e ad assicurare tutte le operazioni di officina campale.

Rooikat

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Ma non erano i possenti Olifant la vera novità, visto che in fondo, erano simili ad altri mezzi in via d'ammodernamento all'epoca. La vera novità erano le blindo Rooikat. All'epoca stavano facendo i test operativi prima di entrare in servizio. Il programma partì attorno al 1976, e inizialmente si orientò su di un mezzo pesante ‘solo’ 22 tonnellate (1 in più della Centauro base) pur essendo un veicolo 6x6; del resto erano appena 3 tonnellate più del Ratel. Poi venne approntato un mezzo da 27 tonnellate e, quasi per conseguenza, 8x8. Tuttavia il calibro dell’arma, prima di 90 millimetri, anziché aumentare, calò a 76, nonostante lo chassis fosse diventato un 8x8. Il perché lo vedremo poi. Il veicolo è arrivato a circa un centinaio di mezzi in servizio verso la metà degli anni ’90, e circa 200 in tutto. Non sono invece arrivati successi nell’export, nonostante le capacità di questo ‘carro armato su ruote’, che oltretutto, non è stato mai usato in combattimento, differentemente dalle precedenti blindo sudafricane (nonostante i loro limiti).

Questa possente blindo avrebbe sostituito le 4x4 ELAND (AML), numerose ma meno potenti e piuttosto invecchiate. La nuova blindo era peraltro ben più grande e costosa. La propulsione era turbodiesel con 8 ruote motrici, l’equipaggio di 4 elementi. Si trattava dell'unica blindo simile alla Centauro italiana, ma era anche progettata con criteri diversi. Anzitutto il motore era posteriore, e non anteriore come sul mezzo italiano, il che aveva vantaggi e svantaggi. Lo scafo era basso e grazie al rapporto potenza-peso di oltre 20hp/t (motore da 420 kW o 563 hp) il mezzo poteva accelerare da 0 a 32 kmh (20 miglia) in appena sei secondi, come i migliori carri armati se non meglio. La Rooikat era nata attraverso varie evoluzioni, per esempio un 6x6 con cannone da 90 mm. Ma alla fine si preferì uno scafo prestante ma con un cannone non particolarmente potente. La Rooikat era persino più mobile della Centauro: 120-130 kmh e 1.000 km (contro, rispettivamente, 100+ e 800 km) erano le sue caratteristiche dichiarate. La massa arrivava a ben 27, varie in più rispetto alle prime Centauro; ma nondimeno, il mezzo poteva arrivare a 60 kmh anche su terreno vario, 50 nelle sterpaglie del bush. Il motore da 420 kW ha trasmissione automatica con sei rapporti, e selezione tra la propulsione 'da strada' 8x4 e quella fuoristrada 8x8; le ruote sterzanti sono le 4 anteriori e tutte hanno ammortizzatori idraulici, con pneumatici radiali 14x20 e freni tamburo con doppio circuito frenante. Il veicolo dimostra un'ottima maneggevolezza e prestazioni, e il motore di per sé è molto silenzioso, vantaggio tattico ovvio: abbinandolo alla velocità, rende la grossa blindo un bersaglio tutt'altro che facile da individuare. A questo proposito si ricorda come agli equipaggi dei SU-76 il veicolo piaceva quantomeno per la sua silenziosità (all'opposto del fragoroso T-34, che rendeva difficile entrare in azione senza essere sentiti in anticipo).

Il peso per l'armamento non è che una minima parte del totale: la torretta ha un cannone da 76/62, ovvero il pezzo OTO, provvisto di estrattore di fumi e manicotto termico. In tutto pesa 1.600 kg e la corsa di rinculo è di 370 mm. L'alzo è di -10/+20 gradi. I proiettili sono di vario tipo, inclusi gli APFSDS-T da ben 1.600 m/s, capaci di perforare frontalmente un T-62. L’arma è stabilizzata e può sparare anche in movimento. Vi sono 48 colpi, di cui 9 di pronto impiego in torretta e la forza di rinculo è inferiore a 140 kN al momento del suo sparo. Per via della velocità altissima, la traiettoria è estremamente piatta e la gittata arriva a 3.000 m; la munizione HE/T ha velocità di 900 m/s e distrugge blindati leggeri con corazze spesse fino a 20 mm, con spoletta funzionante con modalità super-rapida (170 millesec) o ritardata (300-700) e la portata arriva nel tiro diretto a 3,5 km e nel tiro indiretto a 12 km. Erano all'epoca anche previsti i proiettili fumogeni e da addestramento. In seguito sono apparsi anche quelli antiaerei (forse con spoletta di prossimità) per il tiro contro eventuali elicotteri o aerei lenti, nonché i tipi con submunizioni (non è chiaro di che tipo).

La ragione per la quale non si è puntato al cannone da 105 mm fin dall'inizio (in seguito è apparsa anche una versione con tale arma), è che così si poteva disporre di parecchie munizioni, cosa importante per un mezzo di ricognizione a lunga autonomia: ovvero, 48 colpi da 76 anziché 36 da 105 (da 90 mm? Forse circa 40-42); un cannone preciso, con capacità di fuoco HE e di ingaggio di mezzi leggeri e di carri per autodifesa, con alta cadenza di tiro, era quanto necessario. Il sistema di controllo del tiro è sofisticato, ma non così tanto come nella Centauro, anche se è presente un sistema panoramico per il capocarro con stabilizzazione su due assi; il mezzo ha telemetro laser e calcolatore balistico, con un tempo di reazione che, inquadrato il bersaglio, è inferiore a 2 secondi; il computer calcola la distanza con il telemetro laser, la velocità laterale del mezzo, le condizioni meteo ecc, vi è un contacolpi e un sistema di implementazione manuale per i dati in aggiunta a quelli calcolati automaticamente. Il sistema notturno è peraltro ancora di tipo IR o forse fin da subito, un IL passivo. La torretta ha un sistema elettromeccanico per la rotazione e l'alzo con controllo digitale, per un funzionamento rapido e silenzioso, oltre che per ridurre il rischio di incendi a bordo (l'olio del circuito della torretta). Non mancano le solite due mitragliatrici da 7,62, coassiale e in postazione difensiva.

Mentre la Centauro ha privilegiato la potenza di fuoco, a mò di cacciacarri ruotato, poi la mobilità e infine la protezione (limitata inizialmente al fuoco delle mitragliatrici da 12,7, forse da 14,5 frontale), nella Rooikat prima è venuta la protezione, poi la velocità e infine la potenza di fuoco, un po' la differenza tra gli incrociatori da battaglia britannici e i più 'concreti' rivali tedeschi. Così, data l'esperienza operativa, si è voluto che il mezzo fosse molto pesantemente protetto; soprattutto temute erano le mitragliere da 14,5 e da 23 mm, difficili da vedere e capaci di causare gravissimi danni prima di essere neutralizzate. Così la protezione frontale è stata chiesta fin dall'inizio pari alla minaccia dei colpi AP di questi calibri, mentre lateralmente ci si è accontentati della protezione da colpi di arma leggera (o, da maggiore distanza, contro le 12,7 e 14,5 mm); vi sono anche 8 lanciafumogeni da 81 mm per aiutare la fuga in caso di difficoltà. Il mezzo è poi protetto molto bene anche contro le mine controcarri, altra specialità sudafricana, con tutte le componenti della trasmissione dentro lo scafo e la possibilità di perdere anche due ruote per lato e continuare a muoversi: il vano delle ruote, poi, è congegnato per deviare all'esterno l'onda d'urto dell'esplosione, mentre non è possibile, per ragioni d'altezza, il solito ventre a 'V' sotto lo scafo. Data la sua potenza, la Rooikat riesce poi spesso a muoversi anche nella savana, evitando così le poche piste, che i Sudafricani spesso hanno trovato minate (da qui, per limitare al minimo le loro perdite umane, hanno curato molto la protezione antimina). Non mancano il sistema NBC e quello antincendio-esplosione, e se le cose si mettono male, i portelli di fuga tra il secondo e il terzo asse. Date le esperienze operative, è stato chiesto un buon confort per l'equipaggio e anche per questo il motore non è davanti, ma dietro (con sollievo indubbio per il guidatore), mentre la torre è bassa ma piuttosto larga (e aiutata dal cannone relativamente piccolo); il motore è sostituibile in 45 minuti scarsi.

Il Rooikat quindi, a parte qualche elemento in cui non era molto evoluto, è un eccellente mezzo. Da notare che esso ha una piena capacità di sparare in movimento, cosa che non è solo teoria, ma anche pratica. Questo per via delle sospensioni, ma forse e soprattutto, della massa, molto elevata. Come abbiamo visto, il cannone è ‘piccolo’ a confronto, e con una forza di rinculo ridotta. A confronto, la Centauro ha un pezzo più potente e pesa meno, e nonostante abbia lo stesso FCS dell’Ariete, per sparare con precisione è in genere necessario fermarsi per mirare bene. Se si considera che il rapporto tra massa e rinculo è per la Rooikat circa il doppio (comparando le versioni iniziali di entrambi i mezzi), si capisce come mai quest’ultima conservi un’effettiva capacità di fuoco in movimento.

In seguito, comunque, è interessante notare che entrambi i mezzi si siano evoluti in maniera similare: la Centauro si è appesantita con corazze aggiuntive, la Rooikat è stata proposta con un più potente e costoso cannone da 105 mm, fino a diventare sostanzialmente due veicoli analoghi. Pare che peraltro la Roikaat 105 non abbia avuto esito. Essa avrebbe consentito di usare un cannone ampiamente diffuso con gli eserciti (anziché con le marine, e comunque in tal caso con proiettili del tutto diversi). Il peso aumenta a 28 t con tale nuova torretta. Infine, attorno alla metà degli anni '90 è apparso un potente prototipo da esplorazione/combattimento. Essa ha ottenuto una nuova torretta con il cannone LEW (quello del semovente a.a.) da 35/90 mm e un lanciamissili. Il cannone è capace di perforare 100 mm a 1 km di distanza, ma per i bersagli più coriacei il lanciamissili ripiegabile con i 3 ZT-3 Swift pronti al lancio sulla parte superiore della torre rendono possibile perforare fino a 900 mm d'acciaio a 5 km (probabilmente si tratta di un tipo potenziato rispetto al missile basico, che era accreditato di 600-700 mm, giusto come i primi TOW).

  • Dimensioni: 7,09 x2,9 x2,8 m
  • Peso: 28 t
  • Armamento: 1x76 (48 cp), 2x7,62 (3.600), 8 mortai da 81 mm (16 colpi)
  • Corazzatura: sufficiente contro il 23 mm (frontale), protezione anche contro le mine
  • Motore: diesel 10V da 563 hp; 500 l di gasolio, 6 marce av.+1 retro.
  • Prestazioni: 120-129 kmh, autonomia 1.000 km, pendenza max 70% longitudinale e 30% laterale, guado 1,5 m, ostacolo verticale 1 m.

Ratel e Swift

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Un altro veicolo notevole è il pesante IFV Ratel, da 19 t, il primo IFV (decisamente antesignano in tal senso) ruotato, in servizio dal 1978. Questi mezzi si dimostrarono molto utili nelle operazioni contro la SWAPO e poi in Angola. Alcuni di questi, nell'operazione Askari (1983) percorsero in poche settimane oltre 5.000 km senza problemi seri. Anche se l'esercito voleva un nuovo IFV dopo il 2000, per far restare i Ratel all'altezza vennero studiati sistemi migliorati per la versione Mk III, per risolvere l'unico serio inconveniente del grosso mezzo sudafricano 6x6, quello del surriscaldamento del motore. I Ratel e le Rooikat sono indubbiamente una forza mobile e altamente temibile quando operano insieme, mentre gli Olifant sono troppo lenti per le operazioni più rapide. I Rooikat sono ideali per questo scopo, unendo potenza di fuoco a mobilità; ma mentre nel caso delle Centauro si è pensato a questi mezzi per operare in Europa, dove tali spazi non vi sono e dove in genere si pensa a carri armati pesanti piuttosto che a blindati ruotati (specie negli anni '80), i Rooikat sono esattamente quello che serve per le esigenze sudafricane, sebbene arrivati troppo tardi per combattere contro i nemici di confine. I Ratel sono armati con vari tipi di armi, tra cui la torretta da 12,7 mm per i mezzi comando, quella da 20 mm per i veicoli normali (che hanno anche protezione frontale compatibile con l'armamento), che consente di superare gli equivalenti blindati sovietici (del resto anfibi, cosa che in Africa non conta nulla, e ben più leggeri, pensati per compiti e scenari ben diversi); per il supporto di fuoco 'volante' i Ratel avevano ricevuto anche la torre dell'Eland da 90 mm, il che si dimostrò molto utile almeno a distanza ravvicinata (ma il cannone, a media velocità, non era così performante sulle distanze tipiche di ingaggio di un carro armato; se la piccola Eland poteva sperare di non essere vista, il grosso Ratel sarebbe stato in guai seri).

Per ottenere una maggiore potenza di fuoco, è stato adottato il Ratel con torretta a tre tubi di lancio del missile ZT-3 Swift. Questo sembra, e di fatto, è, un missile TOW, ma con un particolare tipo di guida: laser, ma non semiattiva o su fascio, ma per trasmettere i comandi al missile, al posto del sistema di filoguida. La portata è di 3 km e la capacità perforante di 650 mm. Il Ratel porta 12 missili, più i 3 pronti al lancio. È lo stesso missile che equipaggia anche il Rooivalk, l'elicottero cannoniera, e può essere lanciato con affusti leggeri a tripode o da veicoli leggeri 4x2 Mamba (mezzi con capacità di resistere alle mine).

Quanto agli APC veri e propri, il Buffel sarebbe rimasto il mezzo standard per la fanteria; si tratta di un grosso mezzo 4x4 dalla sagoma molto alta e con lo scafo con fondo a V per deviare lo scoppio delle mine controcarro. E' funzionale, ma dalla sagoma molto alta per un efficace impiego tattico. Tuttavia, all'epoca non c'era di meglio per la protezione antimina, in cui i Sudafricani erano già specializzati.

Fanteria

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Per le armi individuali, c'erano in arrivo due lanciarazzi portatili, uno come arma di plotone e uno per arma individuale; i cannoni SR da 106 mm sarebbero rimasti in servizio per la loro utilità come sistemi d'impiego generale, tanto da meritare l'aggiornamento con un TL e un sistema IL di visione notturna, magari in futuro anche un proiettile HEAT di nuovo tipo (in tandem?). Le armi leggere vedevano anche la nuova SS-77, una mitragliatrice leggera per sostituire la MAG-58, e un nuovo lanciagranate a sei colpi da 40 mm (a revolver) per sostituire quelli a canna singola ( altro campo in cui i Sudafricani erano già molto avanti). L'arma di squadra SS-77, il cui sviluppo iniziò nell'omonimo anno, è sempre da 7,62 perché questo calibro è considerato migliore alle lunghe distanze (in effetti, le mitragliatrici leggere da 5,56 non hanno convinto del tutto), specie se c'è da superare vegetazione fitta. La cadenza di tiro è di 650 c/min e la gittata di 1.200 m, alimentazione con nastri da 200 colpi in contenitori in plastica sigillata oppure con caricatori in PVC da 100 colpi, mentre i bossoli vengono espulsi verso il basso onde evitare bruciature all'operatore e vi sono altri accorgimenti per proteggere dalla polvere e verificare se l'arma è carica. Quanto al lanciagranate da 6 colpi, esso ha una gittata da 375 m utile, 150 contro obiettivi di piccole dimensioni, e spara 12 c/min, calcio pieghevole e mirino con apposito alzo da 25 metri, mentre il peso arriva è di 6,28 kg con i proiettili (anche di tipo fumogeno, lacrimogeno ecc.). Il fucile d'assalto era sempre l'ARMSCOR R-4 da 5,56 mm, arma robusta e convenzionale, simile a sistemi come l'AR-70.

Artiglierie

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Armi ben più pesanti sono le artiglierie, in particolare la seconda generazione 'autarchica', che è il miglioramento della precedente. Si trattava del G-6 e del Bataleur. Il primo è la versione su veicolo del pezzo trainato G-5 a lunghissima gittata; esso è stato collaudato in Angola nel 1987, durante l'assedio a Cuito Cuanavale, la grande base aerea e terrestre del governo angolano. Quei pochi mezzi di preserie si diedero davvero molto da fare, sparando ciascuno 60 colpi al giorno per 19 giorni consecutivi e percorrendo circa 5.50 0 km di cui un terzo nella savana, spesso usati come apripista per i veicoli più leggeri. L'affidabilità fu notevole, e vi furono solo due forature (su strada). Questo possente veicolo è un 6x6 che è senz'altro anche il più pesante tra i mezzi ruotati e corazzati: ben 37 tonnellate, superato solo dal sistema progettato per gli Irakeni da 203 mm, ancora più grosso ma non entrato in servizio (l'Al- Fao). Il motore da 410 kW è quindi necessario per mobilitare questo pachiderma, la cui sola torre pesa 9 tonnellate. In tutto arriva a 90 kmh su strada, 30-40 fuoristrada e 600 km di autonomia. È un mezzo che all'epoca era simile solo al DANA cecoslovacco, ma con il doppio di gittata. Di fatto era un altro mezzo che anticipava il tempo in cui i cingolati sarebbero stati soppiantati dai più leggeri sistemi ruotati. Da notare che la sagoma complessiva era bassa, che gli assali erano uno davanti sterzante e due posteriori, e che il pilota aveva un'ampia visuale, essendo al centro del muso, con tre blindovetri e altrettanti pannelli blindati sollevabili all'occorrenza. Il pilota era appena superiore in altezza alla ruota anteriore; il motore era dietro di lui, a destra.

Il cannone da 155/45 ha freno di bocca ed estrattore di fumi, l'alzo è di -5/+75°, ma notare bene, la torre non è brandeggiabile per 360° ma solo per 80. Questo non è poi un grande problema, data la mobilità del mezzo e soprattutto per la gittata: sparando nella condizione più sfavorevole, da livello del mare, si raggiungono i 30.000 m, ma con i proiettili 'base bleed' si raggiungono i 39 km, e a quote di sparo maggiori (meno densità dell'aria) anche i 43.000 metri. Per il resto il veicolo ha una portata minima per il tiro indiretto di 3 km, e spara 4 c/min, anche più se con caricamento automatizzato, disponibile per gli esemplari più recenti. A bordo vi sono poi un gran numero di proiettili, ben 47 più 50 cariche di lancio; dei colpi, tutti nello scafo,16 sono nella parte anteriore e gli altri in quella posteriore. Le granate possono essere HE, fumogene, illuminanti, HE-BB, al fosforo. La HE pesa 45,5 kg di cui ben 8,7 sono di RDX e TNT, con un involucro capace di produrre 3.032-4.756 schegge; il BB pesa 47 kg, il fumogeno 45,7 kg di cui 10,9 di carico (fumo bianco, rosso o blu), l'Il pesa 45,7 kg e illumina con 1,65 mln di candele per 90 secondi; il proiettile al fosforo pesa47,7 kg di cui 7,6 di carico.

In futuro erano previsti gli sviluppi di proiettili ICM (a submunizioni), mentre per i mortai da 120 si voleva un proiettile a guida laser. Da segnalare anche il mortaio da 81 mm della ARMSCOR.

Quanto al BATALEUR, questo è un possente lanciarazzi che rispetto al più piccolo Valkiri (su scafo UNIMOG, 24 tubi di lancio da 127 mm rapidamente copribili per non dare nell'occhio), che entrò in servizio nel 1981 come antidoto ai BM-21, superati di pochissimo in gittata (22 vs 20,5 km). In questo caso vi è uno chassis 6x6 del SAMIL-100 da 10 tonnellate (di carico). Esso è protetto contro le mine e porta non più 24 ma 40 razzi. Ha anche protezione contro le armi leggere e porta a bordo 5 uomini d'equipaggio, e nondimeno, pur se con un peso molto superiore, con maggiore mobilità rispetto al Valkiri. Il lanciatore può essere cambiato in 4 ore. Il mezzo arriva a 88 kmh, autonomia di 800 km; spara 40 razzi in altrettanti secondi, per un totale di 2.400 kg. Ogni razzo ha 8.500 sferette in acciaio, che saturano ben 1.500 metri quadri; la precisione è rimarchevole, per cui oltre ad avere un raggio utile di circa 70 metri, ogni razzo colpisce con una precisione di 290x200 m (direzionexdistanza) alla massima gittata, mentre la portata minima è di 7,5 km. Per ottenere effetti antipersonale ancora più micidiali, esiste la possibilità di mettere spolette di prossimità sui razzi per farli esplodere ad una certa distanza da terra.


Tutto questo va bene per i combattimenti contro altre forze di terra, ma la contraerea era un altro problema e non si poteva sempre scappare o nascondersi all'attività degli aerei. I cannoni da 20, 23 e 35 mm disponibili sono in genere trainati, ma alcuni da 20 mm (singoli) vennero montati sui Yersvark corazzati ruotati, e nel 1987-88 abbatterono 2-3 MiG-23. Sembrava che l'unico modo di migliorare la situazione fosse quella di usare i 35 mm sui SAMIL Kwevoel ruotati, ma soprattutto c'erano in sviluppo un sistema portatile, uno missilistico e uno d'artiglieria in fase di sviluppo.

Mesi dopo, questi sistemi divennero più noti. Data la difficoltà dell'operare in Angola senza supporto aereo e con un'aviazione nemica ben presente, si pensò ad una nuova generazione di armi contraerei. Già nel 1983 venne completato il programma di sviluppo, almeno per quanto riguarda lo studio in generale, ma dopo il 1988 il problema si ripropose. Non che l'aviazione marxista fosse molto efficace, data la quota a cui operava per stare al sicuro dalla contraerea, ma nondimeno la sua apparizione faceva prontamente smettere di sparare all'artiglieria e a dover mimetizzarsi in maniera efficace. I cannoni da 35 mm K-63, con sistemi di controllo del tiro Super Fledermaus e LPD-20 erano necessariamente lasciati il più delle volte nelle retrovie, così che solo i semoventi da 20 mm singoli, e improvvisati, vennero usati con qualche successo. Troppo poco per la guerra moderna, anche contando i materiali catturati ZPU, ZU e SA-7. Le basi sudafricane erano invece difese dai Cactus e dai Tigercat, più alcuni Bofors da 40 mm tenuti in riserva. Il tutto non convinceva per le operazioni altamente mobili e così si ritenne di sviluppare due sistemi di alte prestazioni e mobilità. Essi ebbero lo scafo ROOIKAT, il più adatto allo scopo.

Il primo è stato lo ZA-35, con le mitragliere Oerlikon da 35/90 mm. In pratica, è una specie di Gepard su ruote. Il peso è di 32 t, dimensioni 7,2x2,9x 3,1 m (4,7 con il radar eretto, 6 con la massima elevazione); è un grosso mezzo, ma pur sempre più piccolo del G-6 e quindi accettabile. I motore diesel V-10 ha 410 kW con trasmissione automatica a 5 marce+retromarcia, con le caratteristiche meccaniche già viste per la blindo; l'autonomia si riduce a 700 km, l'accelerazione a 30 kmh in 9 secondi, ma esiste ancora la possibilità di superare pendenze de l 60% frontale e 30% laterale, e di passare 1 m di guado, 1 di trincea (oppure 2 a bassa velocità). La torretta, come tutti i sistemi moderni, è di per sé una realizzazione ad alta tecnologia, che combina prestazioni, protezione e pesi in maniera ottimale: biposto, massa di 10,2 t, è quasi totalmente autosufficiente dallo stesso veicolo; i due cannoni da 35 mm sono sistemati esternamente, vi sono 460 colpi di riserva, radar in banda L, apparato optronico di mira, calcolatore balistico digitale, servomotori elettrici con una rotazione di 90° in appena 2 secondi, partendo da fermo (davvero notevole per una torre così pesante), alzo cannoni -8/+81 gradi. Esiste anche una APU da 11 kW, 30 kW come potenza di picco, che serve per tutti i sistemi e un impianto di condizionamento per mantenere tutto l'interno del vano a 25°, per aiutare a funzionare bene le attrezzature elettroniche di bordo. Tutta la torre è progettata come sistema autonomo dallo scafo, per cui potrebbe essere installata dappertutto, per esempio, sullo scafo di un qualche tipo di carro armato. Quanto al 35 mm GA-35, esso è basato sull'Oerlikon ma è stato messo a punto dalla LEW (gruppo ARMSCOR); ha meno di 200 parti ed è molto affidabile e precisa, anche perché il movimento di tutti i componenti è simmetrico all'asse della canna. Il peso è di 435 kg di cui 153 della canna, la cadenza di tiro resta sempre 550 c/min e la portata 4 km. La v.iniziale del proiettile è di 1.175 m/s, e la precisione indicata in meno di un millirad a raffica, 0,8 a colpo singolo (valori ottimi: significa che a 1 km di distanza sgarra di meno di 5 centimetri, prestazione da tiratore scelto più che da arma contraerei ad alta cadenza di tiro). L'alimentazione è doppia per colpi HE e APDS. Il mezzo che la porta è corazzato contro il 23 mm da 500 m di distanza con angolo di impatto di 30 gradi, e contro il munizionamento da 7,62 mm resiste a 50 metri (capacità assicurata, ma in pratica significa che è grossomodo immune anche a bruciapelo), oltre che resistere alle mine controcarri; ha anche lanciagranate fumogeni e un emettitore di fumo in stile sovietico (forse presente anche sulla Roiikat base). Il proiettile APCI-T perfora ben 100 mm di acciaio a 1.000 m (molto probabilmente è in realtà un APDS); i proiettili sono di concezione locale, ma è possibile sparare anche i proiettili Oerlikon; la raffica è in genere di due secondi (36 cp) e in sei il colpo arriva a 4 mila metri di distanza.

L'EDR-100 è il radar sviluppato dalla ESD-South, un modello avanzato con capacità TWS e ECCM, scoprendo aerei fino a 12 km di distanza e elicotteri in hovering a 6 km, nonché distinguendo tra i due tipi; un bersaglio di 2 m2 di RCS è scopribile con una percentuale dell'80%, precisione di 1 grado e 40 m in distanza, funzionamento anche con il mezzo in movimento, possibilità di innalzare l'antenna fino a 5 metri; trasmettitore in banda larga solid-state, filtro MTI, capacità di inseguire ben 100 bersagli simultaneamente (persino troppi per un sistema a corto raggio come questo), rotazione a 60 giri-min, ridotti lobi laterali, predisposizione per un IFF; la banda L è poco vulnerabile a missili antiradar e clutter e propagazioni anomale o maltempo, e persino alle tecniche stealth, nonché a detta dei tecnici della ESD, a rinnovare i dati in maniera frequente, non richiedendo complicate guide d'onda. Il sistema optronico AA-EOT è l'unico sistema base di inseguimento del bersaglio, al posto del solito radar di tiro e inseguimento; è installato in una moderna torretta con caratteristiche simili a quelle del Rooivalk; ha sistema CCD ad alta definizione, FLIR e telemetro laser, più sistema inseguimento automatico a centroide; funzionamento indipendente per sorveglianza dal capocarro, asservito al radar o inseguimento automatico. È stato sviluppato dalla Eloprto e Kentrom, sempre del gruppo ARMSCOR; le opzioni erano molte: sistema di inseguimento automatico per bordi anziché centroide, FLIR con camera termica ad ingrandimento variabile, stabilizzazione del ssitema, ecc; oppure un sistema economico con il FLIR sostituito da una LLTV; oppure ancora, rimpiazzare l'AA-EOT con l'ETS-2400, che è un FLIR più radar di inseguimento, ma che è ben più costoso. Questo è dotato di un radar in banda Ka, a funzionamento monopulse con tre canali, possibilità di ricerca indipendente e MTI; inoltre ed è interfacciato con radar 2 e 3D, con tempi di acquisizione di 3,5 sec ed elevata resistenza ad ECM e al pericolo dei missili ARM, con inseguimento automatico e portata di oltre 12.000 m (precisione 1° e 5 metri). Era poi contemplata la possibilità anche di dargli la capacità di inseguire più bersagli contemporaneamente. I tipi derivati erano l'ETR-1100 (radar), -2110 (normale), 2200 (radar, TV, laser ma non FLIR), 23000 (Flir, TV, laser). Anche qui la realizzazione è stata dovuta alla ESD-S, alla Elopro e alla M-TEK (per i sensori e i componenti della torretta). Si tratta quindi di sistemi assolutamente avanzati per l'epoca, con tutte le caratteristiche moderne desiderabili. IL capocarro aveva anche i mirini CS-300D, stabilizzato, panoramico, ricerca indipendente oppure asservita a quella del puntatore, o asservente quella del puntatore, o ancora per il tiro diretto; con alzo tra i 15 e +75°, era utile soprattutto per ingaggiare bersagli di terra.

Oltre a questo c'era anche il semovente missilistico, con lo stesso scafo e sensori; si pensava a sostituire il radar EDR-110 con uno con capacità 3D e il sistema d'inseguimento avrebbe avuto anche il radar in banda Ka. Quanto al missile, esso era il SAHV-3 (Surface Air High Velocity), pensato per rimpiazzare il Cactus. Ha portata di 12 km, quota tipica di 30-6.000 m, volo a 8 km in 10 secondi con una velocità residua di 2,2 mach, praticamente come il Cactus al massimo delle sue capacità. A 12 km ci arriva in 17 secondi e velocità di oltre 1,4 mach, e manovra ad oltre 40 g. La possibilità di intercettazione di un bersaglio è di attaccare un velivolo a 6 km di quota e 8 di distanza, in volo a 0,95 mach; aerei, missili antinave ed elicotteri sono la sua preda. Per restare entro dimensioni paragonabili a quelle del Cactus, l'arma è di dimensioni ridotte: 3,08 x 0,18 m, apertura di 404 mm, peso 123 kg, testata di ben 22 kg; alette fisse e superfici mobili di coda, entrambe molto piccole, assicurano stabilità e controllo, riducendo la resistenza all'avanzamento e quindi aumentando la velocità media. In effetti, questo missile somiglia moltissimo al VT-1 della LTV. Il comando del missile non è meno importante del motore e della testata: è un SACLOS radiocomandato simile a quello del Cactus, con cui è compatibile, inseguendo il missile tramite il trasponder radio di bordo e apparati ottici per la guida laser alternativa. Vi è un calcolatore digitale e sistemi BITE di autodiagnosi. Interessante il sistema modulare dell'arma, che consente di passare ai missili con guida IR del V3C Darter, per capacità fire and forget; peso 130 kg e lunghezza di 3,28 m; ingaggerebbe bersagli in allontanamento fino a 10 km, in avvicinamento a 6 km, ma solo se con postbruciatore, altrimenti è inefficace (fattore interessante da notare) nonostante sia un moderno sistema con cono di 90° di ricerca e sensore bicolore, se si muove trasversalmente fino a 8 km o 6 km senza postbruciatore. Insomma, se un A-10 attaccasse direttamente il semovente missilistico sarebbe necessario attaccarlo con il sistema SACLOS. 8 missili sono presenti in due 'mazzi' di 4 l'uno. Si pensava anche ad un radar attivo, per intercettare un bersaglio in avvicinamento a 7 km di quota a 250 m/s da 8 km o uno in allontanamento a 10 km, con gittata max di 13 km totale; erano infine allo studio una versione a gittata maggiore con statoreattore, tipo l'SA-6 e il deviatore di getto per aumentare la maneggevolezza e consentire il lancio verticale.

Quanto al radar, l'ESR-220 è un sistema in banda L, modalità TWS e MTI, in container, con portata di 65 km, con quota fino a 8 km, inseguimento di 100 bersagli e modalità di funzionamento come posto di comando delle batterie semoventi, container trasportabile da un autocarro da 10 tonnellate, e l'antenna è elevabile fino a 10 metri, ripiegabile sotto il tetto corazzato del mezzo trasportatore e con un tempo di azionamento di 10 minuti tra trasporto e funzionalità piena, più filtri NBC e trasportabilità su di un C-130; è anche autosufficiente con una APU, può essere telecomandato da distanza, ha un sistema IFF opzionale, trasmettitore ad alta potenza allo stato solido; la banda L è stata scelta anche perché ha una ridotta emissione IR e radar (con compressione dell'impulso). Vedete bene come sia difficile e complesso qualunque sistema moderno con prestazioni di punta.

Per sistemi più semplici era possibile il ZA-23, sistema ad interim, basato sullo ZU-23, pallettizzato su SAMIL 100, angolo di tiro di 280°, alzo -10 e +90 gradi, stabilizzazione opzionale con gambe idrauliche e 1.000 colpi. La ARMSCOR ha anche prodotto tutti i ricambi per le munizioni da 23 mm e i cannoni di questo sistema efficace ma pur sempre basato su di armi catturati.

Altri sistemi modernizzati erano i Cactus con il sistema R-440 sostituito dal SAVH-3 con poche modifiche, e i relativi lanciatori rettangolari dei missili. Il calcolatore digitale della AMS sostituisce l'SN1050B, con memoria di 32 kb espansibile a 64. Anche il Tigercat era stato modificato per questi missili, perché è più facile da portare anche con elicotteri. Infine l'SA-9 e l'SA-13 catturati hanno visto una modifica. I lanciatori SA-9 sono armati con missili capaci di arrivare a mach 1,5 e ingaggiare bersagli fino a 1.100 kmh, non molto per i bersagli più veloci; l'SA-13 non ha invece problemi (mach 2) nemmeno se il bersaglio ha velcoità di 1.550 kmh, e offre due testate di ricerca al solfuro di Pb senza raffreddamento o all'Indio-antimonio raffreddata, entrambe molto resistenti alle contromisure IR.

Quanto al Genio, c'erano carri gettaponte su scafo Olifant e il Casspir in versione comando e ricognizione, un mezzo trattore e uno di sminamento del SAMIL-100; sono provvisti di sofisticati sistemi a rullo e vomere e un apparato di localizzazione delle mine stesse, di tipo magnetico o forse anche di altro genere (radar?). Per aprire varchi nelle mine, è stato messo a punto anche il PLOFADDER, che è montato su di un Casspir e serve le unità meccanizzate. È un razzo-vipera, con un tubo di esplosivo al suo seguito. Non mancano nemmeno sistemi curiosi, come il Mine Mattress,un materasso in spugna che ha un piano superiore in alluminio per far passare i soldati senza far detonare o bonificare i terreni minati. Non mancano nemmeno dei sistemi di minamento a dispersione e a semina meccanica.

Programmi aerei

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Quanto all'aviazione, essa aveva alcune cisterne B 707 e nuovi programmi: Cheetah di prima e seconda serie, ovvero i Mirage IIIEZ, ricostruiti per il 50%, superfici canard e nuova avionica nel lungo e ribassato muso anteriore, sufficiente per assicurare la validità dell'aereo per i successivi 10-15 anni, superando così il Mirage F.1 che nel frattempo ha ottenuto solo piccole migliorie (al 1992).

Ma erano gli elicotteri da combattimento ROOIVALK (Gheppio) ad essere i più interessanti, ma anche tra i più afflitti dalla mancanza di fondi. Esso è un possente mezzo simile per molti versi al Mi-28 o ad un grande A.129. Ha i sistemi di propulsione del Puma (due turbine francesi), un cannone derivato dall'MG-151 tedesco (abbastanza leggero per un elicottero) in torretta, fino a 16 missili ZT-3, due lanciamissili Kukri o Darter. La velocità di crociera è di circa 260 kmh, l'autonomia di 700 km, quindi si tratta di un mezzo prestante, oltre che ben armato (è una specie di AH-64 quanto a potenza di fuoco), figlio di programmi sperimentali con elicotteri leggeri Aluette. Con i nuovi filtri antisabbia è possibile far funzionare bene i motori per 1.000 ore anziché le 400 del Puma. Ha un FLIR e laser nel muso, HUD e MFD, ridotta segnatura IR ed ECM. Un mezzo formidabile eppure ancora piuttosto economico, che tuttavia si dibatteva in parecchie difficoltà economiche di sviluppo. Altri programmi erano l'aggiornamento degli elicotteri Puma.

Altre armi d'aviazione erano una bomba 'intelligente', di cui 4 vennero lanciate contro un ponte a Cuito Cuanavale, e l'unica che riuscì a colpirlo, distrusse una sezione di 20 m danneggiandone altri 40. Non si sa che arma fosse, forse un AS-30 modificato con guida laser. Il ponte, per la cronaca, era fondamentale per tenere insieme la guarnigione angolana. Altre armi erano le bombe anti-personale da 120 e 250 kg, considerate migliori delle CBU (e senz'altro senza problemi di munizionamento inesploso), con 19.000 oppure 38.000 sferette d'acciaio da 8,75 mm. I missili V3C erano in sviluppo per rimpiazzare i V3B, in entrambi i casi si tratta di armi designate tramite HMS, ma il più vecchio aveva solo 2 km di gittata a bassa quota (minima 300 m) e 4 km in quota, con manovrabilità di 35 g per brevi periodi e 25 g continuativi; è lanciabile con velocità minima di 50 m/s, max 1,8 m, quota fino a 15.000 m e manovra fino a 7 g. Il V3C, in pratica il futuro Darter, ha però una gittata molto maggiore, necessaria per superare i limiti del tipo precedente, per il resto molto agile ed efficace ma con le gambe troppo 'corte'. Ha un diametro di 152 mm che assicura più spazio per un migliore sistema di guida, spoletta ecc. Altri programmi erano molto più segreti, quelli degli RPV. Alcuni vennero usati in Angola, e tre abbattuti da SAM (in un caso furono lanciati ben 11 missili, a quanto è stato dichiarato). I vecchi T-6 Harvard, con 4-5.000 ore l'uno,erano in aggiornamento per l'avionica, ma prima o poi era necessario sostituirli. I missili Cactus erano efficaci, ma scarsamente mobili, così si pensava di modernizzarlo e di installarlo in shelter trasportabili da camion, dati i costi di manutenzione dei vecchi mezzi (elettrici) che li avevano e la loro mancanza di mobilità. Tra gli altri programmi c'era il sistema quadrinato da 7,62 mm per elicotteri o aerei, con servocomandi (cloche). Era un'arma potente, ma evidentemente dovuta al fatto che non erano disponibili cannoni del tipo minigun.

La Marina era l'elemento più difficile da ammodernare; l'amm. Woodburne voleva una classe di fregate leggere da 2.000 t dopo il 2000, mentre le motocannoniere Saar con i missili Gabriel Mk 2 erano note come 'classe Jean Smuts' con missili Scorpioen. I tre vecchi sottomarini 'Daphne' erano stati aggiornati con nuovi sistemi di comando e comunicazione, tutti realizzati in loco. I vecchi Daphne, per quanto obsoleti, erano ancora considerati efficaci e difficili da localizzare, e sarebbero rimaste in servizio fino almeno al 2005. Tra le modifiche, le motocannoniere hanno avuto i loro pezzi OTO con miglioramenti alla precisione, che prima dell'SR lasciava forse qualcosa a desiderare.

Alla fine del millennio

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Data la fine dell'Apartheid, e la conseguente fine dell'embargo, i Sudafricani poterono beneficiare di uno status che non vedevano da decenni, quello di nazione pienamente partecipe del consesso internazionale. Tra le decisioni prese in conseguenza vi furono consistenti aiuti in cambio di contratti con i fornitori esteri. Per esempio, la costruzione di un grande centro di software: produrre i microchip era stato forse valutato, ma l'Asia era troppo avanti perché fosse credibile la piazza sudafricana.

In cambio il Sudafrica ha ricominciato a comprare armi sofisticate, di cui del resto aveva bisogno. Questo schema era chiamato SDP, ovvero Strategic Defense Packages. La situazione era propizia. Anzitutto c'erano i caccia che avrebbero dovuto succedere ai Mirage: furono scelti i più economici e promettenti tra quelli disponibili all'epoca, ovvero 26 JAS-39 Gripen. Per sostituire gli elicotteri leggeri vennero invece chiesti gli A.109LUH, 30 elicotteri con varie opzioni (fino a 60 in tutto); per le navi, vennero ordinate le 'LaFayette' nell'ennesima configurazione, le VALOUR. Per queste non era certo possibile usare i vecchi Wasp, e allora venne passato un ordine minimale per 4 Lynx. Infine gli addestratori: i vecchi Macchini erano oramai supersfruttati, e così, sebbene non certo in un rapporto di 1:1, vennero ordinati 24 Hawk.

  1. Armi da guerra 63
  2. Armi da guerra 58
  3. A&D Giu 1994
  4. L'Aviazione N.16
  5. Jannetti, Fabrizio, A&D Feb 1988 p.18-19
  6. Heiman, H.R. La modernizzazione delle F.A. Sudafricane, RID gen 1992 p.30-39 e giu 1992 p.26-31