Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Germania Ovest

Indice del libro

Indiscutibilmente, una eventuale Terza guerra mondiale si sarebbe giocata sul suo territorio. La NATO e il Patto di Varsavia si fronteggiavano direttamente con le loro migliori forze, mentre le stesse Germanie erano armate massicciamente per contribuire alla battaglia che si prevedeva di dover combattere sul loro suolo, anche con armi nucleari tattiche. I sovietici avevano piani per usarle offensivamente, gli Alleati avevano predisposto cariche di demolizione anche nucleari sul territorio per ostacolarne l'avanzata ed erano pronti con centinaia di aerei e missili a replicare ad eventuali armi nucleari sovietiche. Da qui il rischio di una escalation nucleare intercontinentale con l'uso di ICBM e SLBM. La Germania Ovest aveva una potente marina ottimizzata per il Baltico e il Mare del Nord, la Luftwaffe aveva capacità d'attacco formidabili e una rete di missili antiaerei altrettanto temibile, mentre l'esercito, forte dell'eccellente qualità dei suoi mezzi 'nazionali' era all'avanguardia come potenza e tecnologia della NATO, assieme al BAOR inglese e all'USAEUR statunitense. In seguito alla fine della Guerra fredda, com'é naturale, vi è stato un massiccio ridimensionamento della Germania, il cui esercito, secondo in dimensioni forse solo a quello turco, è stato circa dimezzato in pochi anni. L'aviazione ha avuto molte riduzioni, mentre la Marina è stata potenziata e resa più idonea ad operazioni di lunga durata, in appoggio agli 'interventi fuori area' tipici del dopo-Guerra fredda.

Culmine della Guerra Fredda (1983-84)

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Esercito di campagna

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  • 3 corpi d'armata (basati a Munster, Ulma e Coblenza): Primo corpo d'armata, 3 divisioni corazzate, 2° Corpo d'armata, 1 divisione corazzata, 1 meccanizzata, la divisione da montagna e il comando della aviotrasportata. 3° Corpo, due divisioni corazzate e una meccanizzata. Essi sono costituiti da:
  • 12 Divisioni di cui 6 corazzate e 4 meccanizzate, una aviotrasportata e una da montagna. Esse sono costituite da:
  • 36 Brigate, di cui 17 corazzate, 15 meccanizzate, 1 da montagna, 3 aviotrasportate. Esse sono costituite da:
  • 66 battaglioni carri, 62 meccanizzati, 33 artiglieria corazzata, 4 da montagna, 9 paracadutisti. Assieme a questi erano presenti:
  • 7 reggimenti d'artiglieria di corpo d'armata, 11 d'artiglieria divisionale, 4 battaglioni missili superficie-superficie, 11 reggimenti esploranti, 11 reggimenti antiaerei Gepard, 4 reggimenti antiaerei (Roland e Rh.202).
  • 3 comandi aviazione dell'esercito con un reggimento l'uno (specializzati nel trasporto pesante, attacco e impiego generale) e un reggimento misto aviazione dell'esercito.

Ogni divisione corazzata aveva almeno 2 brigate corazzate e 1 meccanizzata, ogni divisione meccanizzata l'opposto. Ogni brigata corazzata aveva tre battaglioni carri con 123 mezzi oppure, in seguito, 2 con 110 totali, e un battaglione Marder con 46 veicoli, l'opposto per la brigata meccanizzata.

Esercito territoriale

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  • 3 comandi territoriali Nord, Sud e S.Holstein
  • 5 distretti militari
  • 29 comandi di regione militare
  • 80 comandi di sottoregione militare

In termini di forze disponibili:

  • 6 brigate per la difesa territoriale, ciascuna su 2 battaglioni carri, 2 fanteria e 1 artiglieria
  • 6 brigate per la difesa territoriale uguali alle altre eccetto che per la presenza di un solo battaglione carri
  • 4 comandi logistici territoriali
  • 15 reggimenti per la difesa territoriale
  • 150 compagnie
  • 324 plotoni di sicurezza
  • Reparti aggiuntivi di supporto

Guardia di Frontiera, 20.000 uomini per il controllo della frontiera con la GDR, per una profondità di circa 30 km. Strutturato in quattro comandi,basati su battaglioni, e comprendente anche il famoso gruppo antiterrorismo GSC9.

Equipaggiamenti all'epoca disponibili:

  • Armi individuali e controcarro: mitragliatrici MG 3, fucili G 3, mortai pesanti da 120 mm, missili MILAN, razzi controcarro Panzerfaust.
  • Carri: 2437 Leopard 1 (eccetto le versioni speciali come i veicoli recupero e genio), 700 Leopard 2 con ordini già piazzati per 1800, 650 M48A2GA2 aggiornati, sugli 800 circa forniti, con cannone da 105 e altre migliorie
  • Mezzi fanteria: oltre 3000 M113, per lo più armati con MG 3 al posto della M2 HB, o in versioni speciali, 2100 Marder con cannone da 20 mm, dispositivi di visione notturna, in alcuni casi missili MILAN, 400 Trasportpanzer 6x6 Fuchs, poi diventati quasi 1000.
  • Altri blindati: 408 Luchs, blindo pesanti da ricognizione, diverse centinaia di Jaguar cacciacarri con missili o cannoni da 90 mm.
  • Contraerea: 420 Gepard e missili Roland (ordine per 144 lanciatori), centinaia di mitragliere Rh-202 binate
  • Artiglieria da campagna: 209 LARS 2, oltre 500 M109G, decine di M107 e M110, 24 lanciamissili Lance, 212 FH-70 trainati, obici M56 someggiabili da 105 mm, altre vecchie artiglierie americane erano eventualmente tenute in riserva.
  • Aviazione esercito: 107 CH-53G, numerosi Aluette III, ordine per oltre 400 MBB BO 105 metà circa con missili HOT, non ancora tutti consegnati. Elicotteri UH-1D prodotti dalla Dornier.

Forza di pace: indicata in 495.000, fino a 1.250.000 in caso mobilitazione. Vi sono fonti che riportano cifre inferiori, come 437.000-1.100.000. Servizio di leva 15 mesi.

  • Sommergibili: 6 Type 205, 18 Type 206, previsti 12 Type 211 a far tempo dal 1991-97
  • Navi d'altura: 3 Type Hamburg, 3 Type Lutjens, 3 Fregate Koln, 6 Bremen e altre 2 in programma
  • Corvette: 5 Type 420 'Thetis', sostituzione con 3 Type 423 dal 1991
  • Motocannoniere missilistiche: 10 Type 143, 10 Tye 143A, 20 Type 148.
  • Unità MCM: 2 Type 381A, 10 Type 331B 'Lindau', cacciamine costieri; 6 Type 551 ciascuna con 3 vascelli radioguidati HL351 Troika; 8 Type 341 Schutze, costieri; 10 Type 394 'Frauenlob', 8 Type 393 'Ariadne', dragamine litoranei
  • Unità anfibie: 22 Type 520, mezzi da sbarco semplici del tipo LCU, 22 Type 521 LCM
  • Ausiliarie: 10 navi classe 'Rhine' Type 401,402, 403, 14 navi rifornimento, 2 navi officina, 9 cisterne, 4 navi per intelligence, 160 mezzi navali minori.
  • MGF1: 48 Tornado IDS
  • MGF2: 43 F-104G e 10 TF-104G
  • MGF3: 14 Atlantic ASW, 5 Elint
  • MGF5: 22 Sea King Mk 22
  • 1 gruppo ricognitori con 26 F-104G
  • 1 gruppo elicotteri con 14 Westland Lynx HAS.Mk 88
  • 1 gruppo con 20 Dornier Do 28D-2 per collegamento, 1 Hansa HF32

Luftwaffe

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Stato al 1984-85 (notare che molti stormi di Tornado erano ancora in riconversione, e solo un paio erano già operativi):

Unità:

  • JBG 31, Tornado, Norvenich
  • JBG 32, Tornado, Lechfeld
  • 3.JBG 31 HFB 320ECM, Lechfeld
  • JBG 33, Tornado, Buchel
  • JBG 34, F-104G, Memmingen
  • JBG 35, F-4F, Pferdsfeld
  • JBG 36, F-4F, Hopsten
  • JBG 38, Tornado, Jever
  • JBG 41, Alpha Jet A, Hosum
  • JBG 43, Alpha Jet A, Oldenburg
  • JBG 44, Alpha Jet A, Furstenbruck
  • 3.JBG 49 P.149, idem
  • AG 51, RF-4E Phantom, Brembarten
  • AG 52, RF-4E, Leck
  • TG 61 C.160D, Landsberg
  • 3.LTG 61 UH-1D, idem
  • LTG 62, C.160D, Wunsdorf
  • LTG 63, C.160D, Honn
  • HG 64, UH-1D, Ahlhorn
  • JG 71, F-4F, Wittmundhaven
  • JG 74, F-4F, Neouburg
  • FBS, Boeing 707, vari, Colonia
  • AsubStff, T-37, T-38, Sheppard AFB
  • idem, George AFB
  • TTTE, Tornado, Cottesmore
  • LsW, F-104, MAnching
  • EStelle 61, vari, Manching
  • FGK 1, Pershing 1A, Landsberg
  • FGK 2, Pershing 1A, Geilenwerk
  • FRR 1, HAWK, Freising
  • FRR 2, Nike Hercules, Lich
  • FRR 3, HAWK, Heide
  • FRR 4, HAWK, Bremesworde
  • FRR 13, Nike, Soest
  • FRR 14, Nike, Oldendburg

Totale, 1.200 aerei, 650 dei quali da combattimento, 72 missili Pershing, 15 battaglioni missili SAM.


Anni '90

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Esercito

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Il piano Heerstructure 5 (1992) prevedeva la riduzione da 12 a 8 divisioni, e le brigate, unificate in maniera standard, da 41 a 28. Unificazione dell'esercito di campagna con quello territoriale. Radiazione di oltre 3.000 carri armati. Questo era solo l'ultimo, nel 1992, di una serie di piani di ristrutturazione, e altri ne vennero elaborati in seguito, tanto che la forza prevista di 255.000 uomini si ridusse a 233.000 già nel 1998.

Allora vi erano ancora 34 battaglioni carri, 8 in riserva con Leopard 1A5, e gli altri, inclusi i 20 in servizio attivo, con Leopard 2A4 (23) e A5 (3, assegnati alle forze di impiego rapido).

Aggiornamenti: dal 1990 introduzione di oltre 300 Wiesel per le tre brigate paracadutisti, aggiornamento di un primo lotto di 225 Leopard 2 allo standard A5 (dal 1995), aggiornamento di 1.300 Leopard 1 allo standard A5 (1987-93), introduzione in servizio del sistema MLRS (non dopo il 1992) per otto battaglioni d'artiglieria divisionale al posto del LARS. Introduzione del veicolo ricognitore Fennek (tardi anni '90), dell'UAV CL-289 (dal 1990), del sistema computerizzato ADLER per l'artiglieria (1990), aggiornamento (dai tardi anni '80) per i Marder allo standard A3, per i Gepard e per gli M113 con nuovi sistemi meccanici e computer digitali (seconda metà anni '90). Introduzione dei primi PHz2000, semoventi da 155/52 mm.

Panzerfaust[1]

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Parliamo adesso del Panzerfaust 3. Erede della tradizione iniziata nella lunga, devastante guerra mondiale, dei primi Panzerfaust. Quest'arma era carazzarizzata da razzi con testata di maggior diametro del tubo di lancio e con caratteristiche 'usa e getta', arma molto diversa dal grosso Bazooka (che invece aveva calibro pieno per ospitare anche la testata HEAT), costituì la base, con le sue versioni avanzate, ricaricabili e a gittata prolungata, niente di meno che degli RPG sovietici, come l'RPG-2 che ne era quasi la copia esatta. Il Panzerfaust, in versioni migliorate ha continuato ad essere usato in Germania, ma piuttosto in sordina rispetto ad altri tipi. Negli anni '80 le cose sono cambiate. In Europa c'erano all'epoca tre competitori: l'APILAS francese, il LAW-80 britannico e il Panzerfaust 3 tedesco. Tutti nascevano dalla constatazione che i razzi da fanteria esistenti erano troppo vecchi o piccoli per affrontare i nuovi, formidabili carri di nuova generazione. I tempi dei piccoli, economici e maneggevoli LAW o meglio M72, i sistemi americani con canna telescopica da 66 mm e 2,36 kg di peso, erano oramai in fase di tramonto.

Ma certo, i razzi moderni pesano molto e costano parimenti, e con sistemi 'a perdere' la cosa è anche più grave, visto che già un solo di questi sistemi ha una massa molto elevata e un notevole ingombro. In ogni caso, dopo avere comprato 500 sistemi Apilas per le esigenze della FIR, nei tardi anni '80, è stato deciso un programma da parte dell'E.I. per circa 30.000 armi leggere 'di autodifesa'. Sia gli Italiani che gli Svizzeri hanno dovuto scegliere tra i tre sistemi summenzionati, ed entrambi hanno avuto una sola scelta: il Panzerfaust 3. Questo perché si tratta di un sistema che ha la capacità di sparare da locali chiusi, mentre gli altri due razzi non lo sono, per l'eccesso della vampa posteriore generata. La cosa, forse non molto importante in caso di scontri campali, è davvero fondamentale nei moderni scenari dove vi sono così tanti edifici (ma del resto erano pur sempre presenti i bunker anche negli scenari convenzionali). I Tedeschi avevano già esperienza con l'ARMBRUST, visto in azione nell'Ex-Jugoslavia (assieme a tante altre armi, dagli RPG-7 agli RPG-18 e addirittura RPG-22). Potere sparare da locali chiusi è stato fondamentale, ma non meno importante il fattore costo, che secondo gli svizzeri è anch'esso a favore dell'arma della Dynamit Nobel tedesca.

Ma com'é il Panzerfaust 3? Un grosso ordigno con testata da 110 mm, mentre il tubo di lancio, per economizzare peso, riveste solo il motore a razzo e ha calibro di 60 mm. Il proiettile di lancio pesa 3,82 kg ed è lungo 77,3 cm, con la spoletta molto in avanti rispetto alla testata con la solita sonda oblunga. La testata pesa da sola 2,7 kg, di cui ben 1,5 di esplosivo HE. Questa perfora oltre 700 mm di acciaio omogeneo, mentre contro strutture in cemento arriva ad oltre 1,2 m.

Dentro il tubo di lancio vi è la carica propellente, secondo il principio di Davis, ha una contromassa in materiale inerte (polvere metallica e addirittura cartone): all'atto dello sparo questa viene violentemente spinta all'indietro e questo copensa il rinculo, già ridotto: la carica di lancio è di appena 70 gr. che accelera a 165 ms il razzo: il tutto dà una vampa ridotta e consente il tiro da dentro locali chiusi, anche di soli 10 m2, possibilmente usando un tappo per le orecchie dato che il rumore è di 25dB. La parte posteriore del tubo dev'essere almeno 2 m distante dalla parete. In teoria, potrebbe sparare persino da dentro un mezzo corazzato. Benché il rumore sia in realtà, per un millisecondo, di ben 183 dB, il rinculo è pari a quello di una cartuccia da 7,62 mm. Il motore a razzo si accende a distanza di sicurezza e i suoi 170 gr di propellente vengono bruciati entro i 100 m di distanza dallo sparo, accelerando il razzo a 250 ms. I 300 m di distanza pratica massima, vengono raggiunti in 1,3 secondi.

Poi v'é il sistema di sparo e puntamento, l'unica parte riutilizzabile del sistema: 2,4 kg, suddivisi in un maniglia anteriore, impugnatura con grilletto (ripiegabile per il trasporto; aprendola si arma il meccanismo di sparo), e quando è ripiegata copre il grilletto impedendone l'uso accidentale. La forza di sparo è di 40 N, come con il fucile standard tedesco G3. Protetto da un manicotto in schiuma di gomma, il grosso mirino ha 2,54 ingrandimenti ed è alla sinistra del lanciarazzi, con un campo visivo di 10 gradi e tacche di mira per calcolare l'angolo d'anticipo contro mezzi in movimento fino a 20 kmh.

In termini di logistica, il Panzerfaust era conservato in casse da due colpi o 5 sistemi di mira, in pallet standard NATO da 1,2 x 1 m. Ognuno dei colpi è sistemato in contenitori di 1,29 m e diametro di 16 cm, pesante in tutto 14 kg.

Quando tutti i pezzi sono stati montati, incluso il sistema di mira, il Panzerfaust 3 è pesante 12 kg e lungo 1,2 m. Per usare questo bestione al meglio, bisogna ricorrere ad accorgimenti: contro i carri è necessario estrarre la sonda anteriore e bloccarla facendole compiere un giro in senso orario. Per bersagli morbidi meglio lasciare la sonda com'é per avere un maggior effetto esplosivo. Le percentuali di colpi a segno, pur con una gittata utile non proprio eccezionale, sono viceversa molto alte, per cui non è facile dire quale sia la differenza di gittata reale rispetto ad altri sistemi: 95% di probabilità a 200 m, 90% a 300 m. La testata si arma a 15 m dal lanciatore, mentre la spoletta è stata provata per non avere influenze contro rami o foglie (simulati da fogli di alluminio). Esistono sistemi d'addestramento come la munizione interte con un tubo di lancio sottocalibrato, simile al razzo vero ma sparante un proiettile tracciante particolare, da 18x96 mm, vi è una munizione interte. La produzione per il solo E.I. sarebbe stata di 17.000 esemplari in base ai programmi, di cui il 10% d'addestramento e 1.000 da comprare con procedura d'urgenza (mentre gli APILAS sono stati impiegati a consumazione per addestramento) per un totale di almeno 50 miliardi. La dotazione dovrebbe essere di una ventina di munizioni per plotone. Erano presenti anche piani per una famiglia di razzi migliorati: razzi con testata in tandem HEAT da 110 mm, razzi da ben 125 mm di calibro con capacità di perforare 900 mm, testata da 90 mm con capacità di perforazione di oltre 550 mm, testata polivalente da 110 mm con gittata da 1.500 mm, perforazione di 400 mm e raggio di frammentazione di 15 m; granata fumogena da 110 mm e 1.500 m di gittata, illuminante da 84 mm, gittata da 2.000 m e potere illuminante da 750.000 m (praticamente la testata del Carl Gustav). Erano previste armi con testata in tandem grazie alle specifiche dell'Esercito svizzero, e anche nella configurazione 'mina' azionati da sensori o da un operatore, anche in installazioni a più colpi.


Esercito, novità al 1993[2]

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Durante il travagliato periodo del dopo-Guerra fredda, accadde persino che nel solo 1992 vennero stilati ben due piani futuri per ridurre e modernizzare il potente e oramai piuttosto inutile esercito tedesco, ed entrambi basati su previsioni di bilancio di 50,8 miliardi di marchi. Poi però è arrivato il modello '94 nato dalla conferenza del dicembre del '92, che suddivise le forze dell'esercito in forze di difesa e di reazione alle Crisi (internazionali), con la riduzione del budget a 48 mld entro il 1996. Così venne approvato dal ministro Ruhe il 15 dicembre di quell'anno. Questo piano si articolava nelle intenzioni su 12 anni e comprendeva, tra l'altro la concezione delle forze tedesche proiettate in missioni di peacekeeping e di protezione per gli Alleati, ora che non c'erano più le armate sovietiche alle porte. La mobilitazione sarebbe stata fatta con la 26a Brigata Avioportata della forza Mobile Alleata o AMF; la 31a brigata avioportata, della Divisione Multinazionale, la 12a Brigata e la 30a brigata, la 9a e 21a della 1a Divisione corazzata, la 23a e la 25a brigata, rispettivamente da montagna e aeroportata; per l'aviazion, un gruppo degli stormi JG 71 e 74, entrambi su F-4, tre batterie Patriot e due di HAWK (del primo gruppo missili e del 3°), e una batteria di Roland, basata a Oldenburg come il 3° Gruppo missili, nonché vari altri tipi di aerei tra cui un Boeing 707 per il rifornimento in volo e cacciabombardieri di 4 gruppi; la Marina avrebbe dato 6 fregate, 15 navi MCM e 8 sottomarini. Infine due battaglioni tedeschi sarebbero stati messi a disposizione delle missioni più propriamente in ambito ONU.

Per i materiali, l'Esercito tedesco aveva esigenze di nuovi materiali, per esempio di un nuovo vestiario anti-balistico, e a parte questo, di armi da 5,56 mm, che nella brigata franco-tedesca era già rappresentato dal FA MAS, che però non sarebbe stato adottato in favore del G36 nazionale, ma questo non avvenne all'epoca dei fatti, quando erano anche in predicato il GTK, successore dell'APC M113, il mezzo da ricognizione Zobel in 226 esemplari, dal 1996;l'elicottero 'Uhu', ovvero il Tiger, con 138 esemplari; carri migliorati Leopard 2 (255), semoventi Pzh-2000 (185 mezzi), missili Stinger,4 sottomarini U-212,4 fregate F-124, un rifornitore di squadra, lavori per estendere la vita degli Atlantic, nuova nave ospedale e altri 6 elicotteri Sea Lynx. per le forze aeree quello che si cercava era di ridurre del 30% il costo del caccia EFA e riduzione a 120 aerei per 4 gruppi più 20 velivoli in riserva; 4 B 707 da convertire in cisterna per una spesa, nel '95-98, di 112 mln di DM, missili SAM TLVS (140 milioni) e pianificate 36 unità di fuoco per 2,2 mld; pod da ricognizione per i Tornado, 15 sistemi per ciascuno di due stormi; 520 mln per l'EFA, elicotteri NH-90 da finanziare dal 1996, sistema LAPAS.

Cancellati il Marder 2, modernizzazione Gepard e Roland, droni CL-289, MLRS fase 3 con munizioni a guida terminale, parte degli RPV KZO, ammodernamento degli elicotteri Bo-105 per la fase due (150, dopo l'aggiornamento di 70 nella fase 1).

I vari accorpamenti previsti sarebbero stati tali che si scendeva sotto il livello concordato di 370.000 effettivi entro il 1994, di cui circa 40 mila ufficiali e 155.000 coscritti, ancora sottoposti a servizi di 15-18 mesi, tanto da essere addirittura in aumento di circa 10 mila unità per il futuro. Le spese correnti, del 75%, erano troppo alte e si prevedeva di ridurre i reparti ponendo fuori servizio i BMP-1 e i Leopard 1.

In tutto c'era anche da: eliminare i comandi territoriali, i cui compiti sarebbero passati a quelli d'Armata; istituzione di un Corpo Multinazionale belga-olandese-tedesco a Munster; uno bi-nazionale a Ulm con gli USA; uno nazionale a Postam; redislocazione dell'EUROCORPS franco-tedesco a Strasburgo dall'ottobre del '93 cancellazione del progetto di tre brigate di aviazione leggera, di uno dei due comandi di divisione, delle unità di guerra elettronica, specie uno dei tre reggimenti previsti avrebbe avuto delle forti riduzioni; scioglimento delle brigate di riserva 3 e 10 e la riduzione a compagnie di altre due.

L'Aviazione avrebbe perso 1 dei comandi di difesa aerea previsti, di uno dei tre previsti reggimenti di controllo radar, e di altri reparti, come gli Alpha Jet degli stormi d'attacco e due stormi con gli RF-4E.


Esercito, novità al 1998[3]

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Nel 1998 era in atto un'ennesima ristrutturazione dell'Esercito tedesco, con lo scopo di dare un senso all'enorme forza convenzionale dell'Esercito, ora del tutto superata dalla caduta del Muro e del Patto di Varsavia. L'Esercito è stato ridotto ad appena 233.000 unità, ma da aumentare a 500.000 in caso di mobilitazione per crisi e problemi vari, su sette divisioni o 26 brigate, con unità da 37.000 unità, con gruppi d'impiego da 4-5.000 unità, per gli impieghi di mobilità elevata e di prontezza operativa maggiore. L'atteggiamento, da una relativa difesa verso gli aggressori ad una maggiore iniziativa. L'Heeresamt era, come le altre F.A., senza un vero Comandante in capo, ma in tempo di pace dal Ministro dela Difesa e in tempo di guerra dal Cancelliere Federale. L'esercito aveva nel 1998 circa 20 scuole diverse. Il futuro avrebbe dato per il Heeresamt un totale di 950 elementi nello staff di comando, di cui 190 civili.

Il Leopard 2 era stato costruito in 2.124 esemplari dal 1979 in poi, in otto lotti, per l'Heer. Era in aggiornamento con il KWS I che era un aggiornamento comprendente munizioni perforate migliorate e canna del cannone aumentata da 44 a 55 calibri, e il KWS II con migliori doti di protezione e di comando e controllo, più il sistema ad immagine termica per l'osservazione da parte del capocarro, e quest'ultimo, nonostante la sigla, è stato fatto in realtà per primo. Si tratta infatti del Leopard 2A5, di cui un primo lotto di 225 mezzi è stato iniziato nel settembre 1995 e terminato nel '98, per essere seguito a breve da altri 125, in collaborazione con l'Olanda e la Svezia, con i suoi Strv 122, che però non aveva per ragioni di costo l'aggiornamento KWS II ma solo il I. Tra i miglioramenti erano previsti, tra l'altro, con movimentazione elettrica e un sistema spall-liner. Il peso era aumentato da 55,4 a 59,9 t. Questo avrebbe comportato tra l'altro la protezione migliorata sui lati e parte anteriore della torretta con corazze di nuova generazione, con un aspetto più a 'cuneo' rispetto alla torre rettangolare originaria. Questo avrebbe comportato però il passaggio dei materiali da ponte dalla classe 60 alla 70. L'Olanda avebbe aggiornato 180 Leopard 2 sui 330 disponibili. Quanto alle unità, non meno importante degli aggiornamenti tecnici ai mezzi, era la riduzione dei battaglioni da 20 ad appena 14, considerando le sole unità attive. In realtà al 098 c'erano 23 battaglioni con la sola versione 2A4, mentre tre, delle forze di reazione rapida, erano in fase di aggiornamento con l'A5, ancora meglio protetto dell'A4 (a sua volta migliore dei primi modelli). Altri tre battaglioni avrebbero avuto l'A5, mentre gli ultimi di oltre 2.400 Leopard 1 erano gli A5 che equipaggiavano 8 btg di riserva e quindi, non attivi. Tra le migliorie più significative per il Leopard 2, il sistema di comando e controllo co radio SEM 93, il cannone aumentato del 25% in lunghezza, nuove munizioni e sistema di condizionamento climatico.

Nel frattempo venivano anche aggiornati 52 Fuchs, con corazze ERA e torretta armata di cannone o di mitragliatrice, per l'impiego in missioni di peace-keeping, con peso aumentato a ben 24 t e motore di nuovo tipo, da 315 kW. Per compiti meno impegnativi e di ricognizione, c'erano in programma 166 Fennek, programma tedesco e Olandese nato nel '93 come uno dei primi del dopo-Guerra Fredda. Visto che l'Olanda ne voleva ben 288, fu deciso che sarebbe stata questa a gestire il progetto. I prototipi di questo basso e moderno veicolo corazzato sono stati consegnati nel '97. Esso ha una sagoma bassa non casualmente, per permettere una manovra più discreta sul campo, un'elevata visibilità per il conduttore e una piattaforma per sensori di ricognizione elevabile. Come capacità di carico vi sono 600 kg mentre l'armamento è di un lanciarazzi Panzerfaust 3 e un lanciagranate automatico a 40 mm. L'aspetto in generale non è particolarmente armonioso, ma funzionale allo scopo, con portelli laterali e grossi blindovetri estesi grossomodo quanto quelli degli Hummer (che però in genere non sono blindati, tranne semmai il parabrezza). Per migliorare le capacità di ricognizione, tra le altre cose, da segnalare il drone LUNA, piccolo sistema capace di inviare alle truppe immagini fino a 10 km di distanza. Un piccolo velivolo capace, con voli preprogrammati o comandati, di costituire la risposta alla classica 'chimera' dei reparti scout: scoprire chi c'è oltre la collina, o con i combattimenti in zone urbane, dietro la finestra.

I mezzi M113 erano ancora numerosi, nonostante la loro presenza dal 1962, e si prevedeva di usare queste 'utilitarie su cingoli' fino almeno al 2010. Ma per farlo c'era bisogno di un programma apposito di mantenimento della meccanica e del miglioramento dell'affidabilità e sicurezza. Ecco quindi il sistema NDV, con circuito frenante doppio e poi anche una nuova trasmissione e motore di nuovo tipo, per quanto riguarda gli M113 oltre le 12,7 t (per i primi c'è solo il circuito frenante). I primi 346 sono stati modificati entro il 1999, poi sarebbero seguiti 1.240 esemplari. I secondi erano in predicato in 812 unità.

I Marder 1A3 erano aggiornati con un kit, pensato soprattutto per compiti antimine in missioni di peacekeeping. Essi erano integrati, in ogni battaglione delle forze di Reazione rapida, da una cp con 10 mortai da 120 mm su M113, e da un plotone cacciacarri con 5 Jaguar 1A3, prima assegnati alle cp delle brigate, poi appunto alla cp mortai dei battaglioni Marder. I Marder di per sé erano armati con la potente Rh-202 da 20 mm, ma per far loro affrontare meglio i mezzi corazzati nemici era necessario avere armi più potenti. Visto che apparentemente questo programma, pur se da anni ventilato, non era stato approvato per ragioni di costo (la sostituzione della 20 mm con un cannone da 25 era tra le opzioni, ma non mancavano nemmeno calibri maggiori), si voleva almeno la protezione contro armi fino a 30 mm e sistema ad immagine termica per la visione notturna e il tiro con la mitragliera da 20.


I Semoventi Gepard erano soggetti al programma NDV per un totale di 147 mezzi dei 420 presenti dal '76 nell'Esercito tedesco. Con interventi mirati alla manutenzione si pensava nondimeno anche di sostituire il sistema compunterizzato analogico con uno digitale e munizioni avanzate, sistema di raffreddamento per il comparto di combattimento e in generale miglioramento del rendimento operativo e disponibilità. Era previsto che il potente sistema antiaereo tedesco venisse aggiornato entro il 2002.

Il programma GTK/MRAV/VBCI era per un nuovo mezzo corazzato per la fanteria, e ruotato per sostituire gli M113 e gli FV432. Il consorsio per l'aggiornamento era l'ARGE che comprendeva Rheinmetall, GKN e GIAT. Il programma tattico venne elaborato nel febbraio 1990, quindi ancora ai tempi della Guerra Fredda (in fase però rapidamente calante), ma la definizione avvenne solo 5 anni dopo. Era destinato a sostituire anche l'M113 e anche il Fuchs, con migliori capacità di sopravvivenza, affusto polivalente per mitragliatrici e altre armi, elevata mobilità e carico utile, così come anche per il volume. Ci si era orientati su di un grosso blindato 8x8 con peso fino a 36 t, oppure se con i tipi 6x6, fino a 27 t. Quest'ultimo, considerato il tipo-base, era da 24-26 t con motore da 380 kWh, velocità 100 kmh e autonomia di 750 km. Le dimensioni sarebbero state di 6,6 m e passa, 3 m di larghezza, 2,2 di altezza, con 5 t o 11-12 m3 di carico, e ruote run-flat. La Francia si aggregò il 18 marzo 1993, la Gran Bretagna nel '96, con diversi team concorrenti: l'AG-GTK con la Krauss-Maffei, MAK e Wegmann, oltre la GKN; il secondo era il TEAM, con la Henshel e KUKA, Vickers e Panhard. Le offerte sono state presentate il 1 aprile del '97 con un vincitore proclamato si sperava, nel '98.


I Wiesel con i missili Stinger quadrinati avevano il compito di essere i nuovi semoventi contraerei, con tre batterie su 3 plotoni su 5 mezzi l'uno, in servizio dal '99.


I missili controcarri 3LR a guida IR automatica erano i TRIGAT LR con gittata fino a 4.500 m, e capacità antielicotteri e fire-and-forget, resistenza alle ECM e capacità perforante, che sarebbe stato il successore dei MILAN e HOT. il PARS 3MR era il TRIGAT MR, con gittata di 2 km, co-sviluppato con la Francia, Belgio e Olanda, simile al 'fratello maggiore', ma per la fanteria, anche lanciabili da mezzi corazzati.

Il Panzerfaust 3 - Bunkerfaust erano armi anticarro e antibunker, con munizioni con testata doppia con effetto anche antibunker. Il drone d'attacco Taifun era invece un sistema da 150 kg al decollo e autonomia di 4 ore, capace di essere usato per attacco con testata radar millimetrica (MMW) e testata HE/HEAT, capace di identificare ed attaccare un bersaglio e un operatore umano che supervisiona e dà ordini tramite un data-link. Il Taifun era stato iniziato, come programma, nel '97, per essere comprato in ben 2.592 esemplari, da mettere in servizio nei primi 18 nel 2006. Il drone da ricognizione è invece il Brevel, con un raggio d'azione di 30 km, da consegnarsi in sette esemplari dal 2001 al 2007. Erano anche previsti sviluppi ECM e altri carichi per 50 kg al massimo.



Invece, per attaccare i bersagli tramite l'artiglieria era previsto il moderno radar phased Array del tipo COBRA, sviluppo congiunto con GB e Francia, e ovviamente c'era il PzH 2000 per valorizzarlo al massimo, ovvero il nuovo semovente d'artiglieria da 155 mm. Ne sarebbe stato consegnato il primo il 1 luglio 1998 secondo i programmi. In tutto ne erano previsti 185, con capacità di dirigere il tiro in maniera coordinata, sparando con ciascun mezzo appostato per i fatti suoi, senza essere schierati in batterie compatte e vulnerabili. Con le munizioni 'intelligenti' SMART, da consegnarsi dal 1999, si sarebbe ottenuta una maggiore capacità distruttiva contro i bersagli localizzati dal COBRA e dal BREVEL, e ovviamente, da tutte le altre fonti d'informazione.

Nel dettaglio, il nuovo radar COBRA ha l'aspetto dei sistemi radar tipo il Patriot, e come tale è un'antenna fissa con scansione in fase, senza capacità di rotazione su tutto l'orizzonte. Il consorzio multinazionale che l'ha prodotta è l'Euro-ART. La commessa passata proprio in quei mesi era per 29 radar e altri tre in opzione, basati su autocarri pesanti 8x8 dotati di un voluminoso shelter sul pianale e il radar all'estremità posteriore dello stesso. Il costo era di 576 mln di dollari, 12 di questi sistemi andavano alla Germania, 10 per la Francia, 7 per il piccolo esercito della Gran Bretagna. Ma in origine si pensava addirittura a 70 radar, quando il contratto di sviluppo venne siglato era però il 1990 e da allora molte cose e in particolare, riduzioni di organico, erano successe ai tre eserciti. Il COBRA, realizzato in 3 prototipi, è stato sottoposto a severe valutazioni e la produzione sarebbe stata a quel punto svolta nel 2000-2005, con entrata in servizio prevista per il 2001. La sua antenna piana ha una portata di 40 km e una copertura angolare di 90° (il che significa che ci vogliono almeno 4 radar per coprire di continuo l'intero angolo di 360° dell'orizzonte), cosa chiaramente accettabile se c'era una linea di fronte chiara, meno se si tratta di una guerra diffusa o di una guerriglia come oramai stava diventando comune nei conflitti a 'bassa intensità'. Il radar di controbatteria era invece pensato chiaramente per combattere contro grandi eserciti convenzionali, in condizioni di mobilità piuttosto elevata. Era operativo dopo 15 minuti dall'arrivo in posizione (tempo ridotto ma non propriamente trascurabile in una guerra di movimento), con la capacità di tracciare oltre 40 batterie nel giro di 2 minuti, protezione NBC per l'equipaggio e possibilità di essere usato anche su pianali 6x6 (nel caso francese). Chiaramente si tratta di un sistema pensato per il confronto con le masse d'artiglieria del Patto di Varsavia in conflitti ad altissima intensità, anche con l'uso di armi nucleari. Tra le sue capacità avanzate, quella di poter discernere, per la prima volta, i razzi dai proiettili d'artiglieria.

Per coordinare le informazioni, comunque preziose, di un tale sistema con l'artiglieria esisteva l'Aquila, ovvero l'ADLER, che era capace di ottimizzare l'uso delle risorse e di comunicare tramite l'HEROS con i posti di comando delle batterie. Era da installare sulla maggior parte dei centri di comando delle artiglierie entro il 1998, come primo esempio di un tale sistema dell'Heer, che da questo punto di vista era, nonostante la potenza della sua artiglieria, notevolmente indietro rispetto a molti altri eserciti NATO. Per localizzare i bersagli c'erano, ma solo dal 1990 (prima a quanto parte non c'erano tali sistemi in servizio) i drone CL 289, molto diffusi e noti (in Italia erano presenti per il battaglione con i missili Lance, il Volturno). Era capace di volare entro il territorio nemico fino alla profondità di 170 km, con sensori TV o IR e la capacità di trasmetterli alla base, se questa era entro i 75 km. Il raggio d'azione avrebbe dovuto essere portato a 200 km e la distanza di trasmissione data-link a 125 km. Le pellicole delle macchine fotografiche però erano da sviluppare dopo l'atterraggio del drone (se riusciva a rientrare dalla missione). In futuro sarebbero comparsi anche nuovi sensori, possibilmente un radar SAR. Il successivo KZO (Brevel) era previsto per il 2001, con raggio d'azione di 3,5 km o 60 km e FLIR di bordo, anch'esso interfacciato con l'ADLER.

Detto dei sensori, ricordiamo i sistemi d'arma veri e propri. Tornando sul PhZ 2000, esso è un sistema altamente prestante da 155/52 mm, che tra le altre qualità, pur riproponendo la configurazione dell'M109 (ovvero, differentemente dall'abortito SP-70, torretta posteriore e non al centro del veicolo a mò di carro armato), ha una dotazione di ben 60 colpi, ottima precisione, protezione contro le munizioni HEAT. La rapidità di azione è quindi, più che la classica situazione da artiglierie di posizione, paragonabile ad un combattimento 'd'incontro' tra pugili. Il mezzo riceve le informazioni, passa dalla condizione di marcia a quella di fuoco in 90 secondi, può tirare entro 30 km con munizioni normali o 40 km se usa le più costose RAP, con ottima precisione, sparando 3 colpi in 10 secondi grazie ad un sistema di movimentazione dei colpi e a quello di puntamento automatico sulle coordinate note. È possibile tirare addirittura 10 colpi in un minuto e venti in meno di tre.

Per aumentare ulteriormente l'efficacia vi sono anche i programmi per le munizioni intelligenti, le SMArt, previste per il 1999. Ognuno ha due submunizioni eiettate a 600 m di quota e queste, rallentate da un paracadute, cercano poi con un sistema IR, i bersagli. Come le 'Skeet' americane hanno un sistema d'attacco combinato HEAT/KE, ovvero usano una carica cava come 'cannone' per modellare un disco di rame che, deformato dal getto ad alta pressione, diviene poi un dardo perforante. Può sembrare straordinario che si possa fare una cosa del genere con una munizione oltretutto piccola, ma il concetto del 'dardo autoforgiante' non è una novità e rappresenta davvero il punto d'incontro tra armi ad energia cinetica e quelle ad energia chimica. In sostanza, la carica HEAT che esplode non forma un semplice 'jet' di particelle ad alta pressione e temperatura, ma deforma un disco di metallo e crea quindi un vero e proprio proiettile. Nonostante sia giocoforza usare un metallo tenero e malleabile come base (al contrario dei colpi per carro armato), è possibile lanciarlo ad una velocità di oltre 2 km al secondo, tanto da fargli perforare diversi centimetri del ben più duro acciaio. I test di armi del genere erano già iniziati negli USA dai primi anni '80, segno che già allora era possibile costruire una submunizione così tecnologicamente avanzata (con un sensore IR capace di localizzare i corazzati e di non farsi ingannare da mezzi già in fiamme). Esplodendo da circa 20 m di quota (come succede anche se non trova bersagli, autodistruggendosi per ragioni di sicurezza), il dardo colpisce poi il tetto dei mezzi, che è la parte meno protetta, perforandolo (sempre che non impatti contro la piastra frontale dello scafo o altre parti 'dure') con un angolo d'impatto quasi ideale per 'entrare' nella corazzatura. Le cariche di lancio modulari MTLS erano un altro aspetto, ideate per le alte cadenze di tiro dei nuovi semoventi, e quindi più affidabili e prevedibili anche se inserite in canne arroventate dal tiro rapido. Tutto questo rendeva il PzH 2000 il più moderno semovente del mondo, almeno fino all'avvento del Crusader americano. Semovente quest'ultimo, che dopo avere subito una 'cura dimagrante' che lo portò da 55 a 40 t (come se un M1 Abrams fosse stato 'ridotto' a livello di un T-72 o un Leopard 2 ad un Leopard 1) per rispondere ai nuovi requisiti di mobilità strategica (aeroportato, con un max di 2-3 mezzi anziché uno-2 per il C-5 e il C-17), alla fine è stato cancellato del tutto (Come anche l'elicottero RAH-66 Comanche, quello del film 'Hulk') dati i costi esorbitanti dell'avventura irakena che certo non richiedeva tali avanzatissimi equipaggiamenti.


Quanto ai razzi MLRS, che assieme ai sistemi FH-70 trainati e alle artiglierie leggere erano l'altra faccia dell'artiglieria tedesca, erano previsti miglioramenti per consentire ai suoi potentissimi razzi migliori prestazioni, dato che il peso della testata le limitava a circa 32 km. Gli studi erano per aumentare la gittata a 60 km, possibilmente con la stessa precisione. Si sarebbero evoluti anni dopo nei sistemi di razzi guidati Excalibur, ma nel '98 tutto questo era ancora di là a venire.

Per attacchi ancora più pericolosi e in profondità c'erano due altri sistemi. Uno era il drone 'kamikaze' Taifun o KDH, capace di ricerca autonoma, doppia testata HEAT con limitata frammentazione e raggio di 170 km o autonomia di 4 ore. Ma lo sviluppo doveva ancora partire, tanto che era previsto per il 1998. Quanto al sistema TRIFOM o LWL-FK, esso era un vero missile, con gittata di 60 km e velocità di 700 kmh, anch'esso per attacchi a bersagli di elevata importanza nelle retrovie.


Per superare invece i problemi dei campi minati c'era il carro sminatore KEILER, ottenuto sfruttando i vecchi scafi di M48, capace di aprire un corridoio di 4,7 m anche contro mine interrate fino a 25 cm, grazie al vecchio sistema dei flagelli, anche se, al solito, si tratta di una concezione probabilistica, ergo era assicurata sì la distruzione, ma del 98% delle mine. Era utilizzabile anche per compiti di sminamento civile. Sempre il Genio avrebbe avuto il ponte mobile M3, mezzo anfibio 4x4 con capacità classe 70 t, ed evoluzione dell'M2 Alligator del 1968. Altre innovazioni: il sistema logistico MULTI con pallet standardizzati, per carichi fino a 14 t su camion commerciali o speciali 8x8. Tra gli altri programmi, da rilevare nuovi ponti, veicoli da combattimento del genio DACHS, bulldozer, scavatori aerotrasportabili MZEAM, veicoli da ricognizione antimine AAMIS e per la neutralizzazione del tipo MMSR (entrambi in fase di definizione). Le operazioni di minamento, invece, erano affidate al mezzo posamine Type 85 e al lancia-mine Skorpion. Tra i materiali introdotti in questo settore, anche le mine come quelle 'intelligenti' ad effetto orizzontale ARGES, cosviluppata con il solito blocco franco-britannico, in pratica un lanciarazzi controllato da dei sensori. Da ricordare tra le tante cose anche un sistema integrato previsto per coordinare le operazioni, chiamato SPIA, e il centro di addestramento, già operativo, per la 'documentazione sulle mine', e altre scuole come quella di Munchmunster per i reparti del genio.


Le scuole di per sé erano varie e c'erano tra l'altro una scuola ingegneri, una per operazioni aeree, una per operazioni montane e invernali, per l'artiglieria, la logistica la difesa aerea e così via.


Un'altra risorsa sarebbe stata il rinnovamento dell'addestramento, con l'istituzione del Centro di addestramento al combattimento dell'Esercito, da realizzare partendo dal settembre 1997 per i livelli di compagnia, e poi battaglione entro il 2000. Ovviamente avrebbe compreso tutti i più moderni ausili didattici, laser, simulatori, computers.


Per il fante era previsto poi il fucile G36, arma da 5,56 mm che era un nuovo sistema leggero, sostituto sospirato per il vecchio G3 da 7,62 mm. Esso è un'arma molto leggera ma anche molto precisa, e al contempo è apparso il G-22 per tiratori scelti, al posto del G3 con cannocchiale. Esso è preciso, ben più a quanto si sa, del requisito minimo di mettere il 90% dei colpi in una rosa da 30 cm a 600 m delle armi NATO.


Altri programmi erano ovviamente, per gli elicotteri. Il TIGER e l'NH-90, essenzialmente. Le consegne erano previste per il 2001 con un totale di 212 mezzi, mentre dell'NH-90 si prevedevano ben 243 unità.


Un esercito moderno non poteva prescindere dalle capacità tecnologicamente avanzate, e allora erano in corso 41 programmi diversi per creare l'ACCIS, ovvero il sistema di comando e controllo dell'Esercito. Esso si sarebbe avvalso tra l'altro del sistema HEROS per i compiti C3I per gli HQ; del BMS per la gestione del campo di battaglia, dell'IFIS per la distribuzione delle informazioni, dell'ADLER per la gestione del tiro delle artiglierie. Le reti di comunicazione erano del tipo WAN e CPCN, radio HF e VHF, sistemi link VHF SEM 93 e telescriventi in HF.



La costituzione della 4a Divisione aeroportata, la KDK/4a Div, assegnata al Comando Forze Aeromobili, che aveva sia la competenza del dispiegamento delle Forze dell'Esercito fuori dal territorio nazionale, che delle due brigate aeroportate vere e proprie, la 26a e la 31a, oltre che sul Comando Forze Speciali o Kommando Spezialkraft, in sigla KSK e sul 4° Reggimento Collegamenti.

La suddivisione dei compiti della 4a era in 4 divisioni distinte. Esisteva il Gruppo di Comando e Controllo per collaborare con l'Aviazione, la Divisione per il Controllo Amministrativo per l'istruzione delle Brigate e problemi di comando e controllo, la Divisione Pianificazione Operazioni per l'addestramento, e quella per il Supporto delle Operazioni, che include anche le esigenze del personale in tempo di pace e le P.R. Esiste persino il Centro di Supporto per le Famiglie, per risolvere i problemi vari che le famiglie dei militari impegnati all'estero hanno, coordinando varie funzioni, da quella religiosa a quella psicologica ecc., e cooperando con le autorità.

Per tenere sotto controllo la situazione in casi di emergenza, esiste (almeno al '98) un gruppo di 20 persone in allerta 24 ore su 24, mentre fino a 200 sono mobilitabili entro le 72. Questo team forma il nucleo del Q.G. del Comandante tedesco dell'Area di Operazioni. Nel primo caso, è solo il personale della 4a Divisione, nel secondo caso, si tratta anche di personale di altre unità.

Al 098 c'erano state già varie missioni, dal giugno del '95 si sono avute missioni antincendio nella Grecia (che è davvero flagellata da questi problemi, basti pensare al 2008), e una serie di missioni note come GECONUNPF 1, 2 ,3, GECONIFOR e altre ancora, oltre al mantenimento del QG tedesco della SFOR. Numerose anche le esercitazioni vere e proprie.

La forza principale era costituita dalle due brigate aeroportate. La 26a era a Saarlouis, ma in posizione subordinata come capacità rispetto alla 31a di Oldenburg, che faceva parte delle Forze di Reazione Rapida. Esse erano costituite da una cp del QG, 1 cp mortai, una genio, una supporto, 2 battaglioni paracadutisti veri e propri, e uno di paracadutisti controcarro.

La 25a Brigata Aeroportata di base a Calw era stata sciolta dopo che il 30 settembre 1996 venne costituita la nuova struttura dell'Heer, ma dall'Aprile di quello stesso anno venne creato il comando forze Speciali o KSK, sulla stessa caserma. Entro il 2000 avrebbe avuto 1.000 elementi e la struttura completa. Naturalmente, questo consente di raggruppare in maniera razionale le varie unità speciali, e di far loro compiere le solite missioni ad esse spettanti con maggiore efficienza: ricognizione, protezione VIP, evacuazione civili, combattimento.


Leopard 2[4]

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Il Leopard 2A5, notare il blocco di corazze anteriori della torretta che gli dà un'aria simile all'M1 Abrams

Il carro della Krauss Maffei è ben noto, ma tanto vale ritornare su questo mezzo che è il simbolo delle moderne truppe corazzate tedesche. Apparso nel '79 come mezzo pronto per la produzione di serie, dopo una crescita dal precedente progetto Leopard 1 durata molti anni, passava attraverso una generazione di tecnologie per cui la corazzatura diventava di tipo speciale, ma non tanto di tipo Chobam, ma pare, di tipo 'perforato', che per quanto possa sembrare bizzarro, è un valido metodo per destabilizzare proiettili e testate HEAT in fase di perforazione. Nonostante fosse il primo carro di nuova generazione, precedendo anche l'M1 Abrams, possedeva un cannone da 120 mm e un turbodiesel da 1.500 hp che hanno costituito nuovi standard di riferimento. Vari i carri armati apparsi dopo, come l'AMX-Leclerc (e l'AMX-40), il Challenger, l'Ariete (particolarmente simile al mezzo tedesco per molti aspetti, incluso armamento e munizioni), ma il decano della nuova generazione ha retto negli anni e anzi, ha consolidato la sua posizione, mandando in crisi carri più moderni che molto raramente hanno ottenuto successi export. Nessuno in ogni caso, quanto il Leopard 2 la cui concezione, apparentemente la più vecchia, in realtà ha dimostrato di essere valida, al punto che ha bissato il successo del precedente Leopard 1. Ora vi sono almeno 11 nazioni con il Leopard 2, e la Spagna e la Grecia hanno stabilito anche una linea produttiva propria. L'evoluzione del mezzo, data la validità della piattaforma, è proceduta senza grossi intoppi. Allo standard A4 sono stati aggiornati la maggior parte dei Leopard 2, nel 1989 venne testato il prototipo Leopard 2 KVT in cui c'era corazza aggiuntiva (tra cui i pannelli interni antischegge, curiosamente prima assenti), sistema di puntamento EMES-15 per il cannoniere rialzato sopra la torre, togliendo così il punto debole dell' 'orbita' data dalla sua presenza a destra del cannone, mentre il PERI-17 da osservazione panoramica era ora dotato di telecamera termica indipendente. Peso totale: 60,5 t.


Poi venne modificato per una strumentazione di gestione del campo di battaglia, un programma congiunto con gli USA, ed usato nel 1988-92. Finito questo, apparvero (già nel 1991) altri due prototipi per il programma KWS, poi 'gemmato' in tre fasi: la KWS I, II e III. Come già detto, la I era per l'aumento della potenza di fuoco, tramite il cannone da 120/55 mm e nuove munizioni perforanti. In pratica questo ha portato al Leopard 2A6, ma la prima modifica fu il KWS II con corazze aggiuntive, da qui il Leopard 2A5. Il KWS III era invece un programma ancora più importante, con la sostituzione del cannone da 120 con il pezzo da 140, onde contrastare i previsti carri sovietici con il pezzo da 135 mm. Ma dato che questi ultimi non hanno avuto seguito, anche il cannone NATO da 140, decisamente troppo grosso per un impiego agevole da parte di un carro, è stato accantonato. Il Leopard 2A5 venne fuori dalla collaborazione tra Germania, Olanda e Svizzera, con accordo del '91. La prima consegna venne fatta all'Heer il 30 novembre 1995, tratto dalla produzione degli ultimi tre lotti di carri (per lo scafo, la torre era invece quella di carri ancora più vecchi). Con l'aggiunta di alcune tonnellate di corazze di nuova generazione, ben inclinate, a quelle già robuste del tipo iniziale, gli spall-liner interni, il circuito elettrico al posto di quello idraulico per movimentare la torretta, la protezione era incrementata del 35-45% sulla torre e del 5-10% per lo scafo, soggetto a modifiche minori. La massa di 59,5 t, leggermente inferiore al prototipo KVT, era ancora ben tollerata dalla meccanica di base, concepita per sopportare una 'crescita' rispetto alla configurazione iniziale. Alla fine, dei carri previsti ne sono stati realizzati 246 per la Germania, e tutti da riarmare col 120/55 assieme agli smorzatori di rinculo K900 anziché K600.

Nonostante l'impegno originario per i Leopard 2A5, l'Olanda passò alla configurazione A6 per 180 dei suoi A4, vendendo i mezzi non aggiornati. L'A6 aveva così sostituito 'in corsa' l'A5 per gli Olandesi, mentre la Svezia previde direttamente 120 Str.120 che erano simili agli A5, ma con una protezione ulteriormente migliorata e simile al tipo KVS II come concepito originariamente (e adottato dall'Heer solo in parte). Con il cannone da 120 mantenuto, la miglioria fu quindi quella della protezione e dei sistemi di comunicazione, con un TCCS per il capocarro e un BMS per la gestione del campo di battaglia (BMS=Battle Management System). La competizione fu ferocemente combattuta da almeno tre contendenti: l'M1, il Leclerc, e per l'appunto il Leopard 2. Le corazze all'uranio impoverito tipiche degli ultimi M1 non furono un problema: agli Svedesi parevano non interessare per i problemi relativi alla salute di questo materiale. Il Leclerc, pur con tutta la sua tecnologia, venne considerato meno affidabile meccanicamente (specie le sospensioni idropneumatiche) e più costoso del Leopard 2, che alla fine vinse la competizione nei primi anni '90.

La Spagna ha avuto gli 2A6E che sono chiamati 'Leopardo', il quale è simile allo standard A6, ma con un BMS del tipo LINCE, anche migliore di quello dei mezzi svedesi e sviluppato congiuntamente da ditte spagnole e tedesche, compatibile oltretutto con il sistema informatico dell'Esercito SIMACET. Esiste anche una APU per risparmiare carburante e sistemi di visione per capocarro e puntatore migliorati, della Indra (un'industria locale). Poi è giunta la Grecia, che nel 2002 ha scelto il Leopard 2A6 ordinandone 170 come Leopard 2HEL o EX, da consegnarsi dal 2005 in poi. Dopo i primi 30 costruiti in Germania, gli altri sono realizzati localmente dalla EWO, prevedibilmente entro il 2009. È simile al LEOPARDO, ma con sistema di mira EMES-15 con raggio utile portato a 6 km e cannone da 120/55, sistema di visione per capocarro e cannoniere OPHELIOS e apparato di comunicazione a banda larga WISPR. 56 carri sarebbero stati destinati al compito di mezzi comando, e quindi dotati di radio aggiuntive. Nel frattempo gli Svizzeri per i loro Pz.87 (Leopard 2A4), comprati in 380 esemplari nel 1987-93, hanno pensato di modernizzarne 150 con un intervento simile a quello del programma KWS II. La locale Ruag ha proposto un sistema con corazze maggiorate sul tetto (20 mm) per resistere meglio al munizionamento d'attacco e una torretta telecomandata da 12,7 mm per il servente, BMS VIINACCS nonché una migliore protezione contro le mine. I primi due Pz.87WE (sta per Wertherhaltung) hanno fornito prestazioni positive.

Quanto ai particolari delle modifiche di cui sopra, la potenza di fuoco attira certo l'attenzione per il cannone da 120 L55, sempre della Rheinmetall, già autrice del precedente L44 che ha, tra l'altro avuto come clienti gli USA e Israele. Con la nuova b.d.f è possibile sparare la granata DM53 APFSDS a ben 1.750 m.sec, con una energia alla bocca di 12,8 MJ, ovvero circa il 30% superiore rispetto agli oltre 9 MJ del cannone precedente. Ma anche questo, se non lo si vuole sostituire, può essere migliorato, con lo smorzatore di rinculo K900 al posto del K600, il che rende il cannone compatibile con la DM53, anche se la Vo. cala a 1.670 m.sec per un totale di 11,5 MJ di energia, il che significa che il penetratore vero e proprio pesa circa 8 kg. Esiste anche la DM 63, che è stata adattata dai Finlandesi e che permette di tirare i colpi con l'uso di una nuova polvere pirica, che è capace di conservare pressoché stabilmente le sue prestazioni senza riguardo per la temperatura, almeno entro 0/+70°. Sotto i 10° è addirittura superiore alla DM53 quanto a prestazioni, nonostante che la velocità dichiarata della munizione sia solo di 1.650 m.sec (naturalmente, però, con il pezzo da 120/44). Questa munizione è compatibile con il cannone anche per un altro motivo: la pressione nella camera, nell'intervallo -46 e +70° resta sotto i 570 MPa durante la fase dello sparo. Altre munizioni sono una granata HE programmabile, con scoppio a contatto o in aria con timing dipendente dalla distanza del bersaglio. Questo significa che essa è capace di esplodere, ingaggiando una postazione di fanteria, direttamente sopra le teste dei difensori, superando quindi i problemi del tiro diretto, che magari verrebbe arrestato da costoni rocciosi o da muri. Naturalmente questa granata è anche una buona notizia nel settore della lotta anti-elicotteri, visto che non occorre più un centro pieno per distruggerli o danneggiarli: dopo che il telemetro laser e il computer balistico stabilisce l'apposita soluzione di tiro, parte il colpo che va ad esplodere da qualche parte vicino al bersaglio, anche se non dovesse centrarlo in pieno. Un altro tipo di munizione (in entrambi i casi i carri russi hanno fatto da apripista) speciale è il missile LAHAT israeliano, di cui il Leopard 2 è il primo MBT europeo a dichiarare la compatibilità. È un'arma a guida laser da 8 km di gittata, quindi largamente al di fuori della gittata utile dei cannoni con munizioni normali (come dev'essere visto il costo dei missili rispetto a quello dei proiettili), guidata da un laser multifunzione della El-Op israeliana.

Il Leopard 2 PSO

Come mobilità i Leopard 2 hanno il turbodiesel ad alta potenza MT 873 Ka-501, ma per quanto potente e compatto (46,7 l di cilindrata, 12 cilindri a V, 2.600 giri-min per 1.500 hp), e capace di far raggiungere al Leopard 2 i 72 kmh (in tempo di pace limitati a 50), non è certo più testimone delle più recenti innovazioni tecnologiche. Con questo motore il Leopard consuma 3 l/km o 5/km se in percorsi fuoristrada, consentendo con i 1.200 l dei 4 serbatoi circa 500 km su strada, a velocità ottimale. Ma con il motore MTU 883 Europack da 1.650 hp, di nuova generazione, è possibile sia incrementare la potenza del 10%, sia ridurre i consumi fino al 20%, e fatto notevole, nonostante il già eccellente rapporto di compattezza-potenza del predecessore, si possono ridurre gli ingombri di lunghezza di 1 metro. Questo significa liberare vari metri cubi di volume interno. Nessuno per il momento ha ritenuto di approfittare del motore, che era nato per il programma KWS III, in quanto i cannoni da 140 e relative munizioni pretendevano più spazio interno.

Quanto alla protezione, dal 1999 al 2001 vari Paesi hanno messo a punto con un apposito gruppo di lavoro, un sistema per proteggere dalle mine controcarri il fondo del Leopard 2. Inizialmente ne sono stati ordinati solo 15 per l'Heer e 10 per la Svezia, e quando installati danno origine al Leopard 2A6M e Strv.122M. Un vantaggio di questa protezione aggiuntiva è che non deve prendere molto spazio e peso, dato che lo scafo del Leopard 2 ha solo una larghezza di 1,4 m anziché 2 come molti altri carri. Tra l'altro il kit comprende anche un sedile di tipo non rigido, ma flessibilmente ancorato allo scafo per evitare al conduttore gli effetti delle esplosioni, mentre anche gli altri carristi hanno sedili modificati. Al contrario, vi è una botola per uscite d'emergenza sotto il carro. Viene anche migliorato lo stivaggio delle munizioni, che nel Leopard 2 sono per la metà stivate a sinistra del conduttore e non, come nell'Abrams, per il 90% nella controcarena della torretta (il che rende il Leopard 2 potenzialmente più incline ad esplosioni catastrofiche, sebbene le munizioni siano tutte raggruppate in un vano protetto anche nello scafo). Poi vi sono altre novità come la protezione ceramica modulare tipo MEXAS della IBD, implementate nei Leopard più recenti, e la AMAP. Questa è una corazza-protezione totale contro anche agenti NBC, mine ecc, presentata nel 2004. Vi è anche una componente attiva, la AMAP-A. Questa costa solo 250.000 euro e pesa 500 kg, costituita da circa 30 piastrelle ciascuna con un sensore di localizzazione della minaccia (piuttosto che il sistema centralizzato in genere presente, evidentemente la tecnologia ha progredito molto negli ultimi anni) entro i 10 m, e ingaggio entro i 3-5, dichiaratamente anche per proiettili APDFSDS oltre che per i più 'facili' razzi e missili. Quanto agli 'spall liners', la DSM, già autrice dei sistemi usati sui Leopard 2 greci e spagnoli, ha presentato una fibra del 40% più resistente rispetto al kevlar e 15 volte rispetto all'acciaio.

I Leopard 2 si sono caratterizzati anche per un'altra ragione, il numero enorme prodotto, al posto dei soliti 300-400 per ciascuno dei tipi concorrenti. Dopo la Guerra fredda, l'Heer, che a differenza di altri eserciti aveva ricevuto i mezzi ordinati, si è ritrovato con un surplus notevole e molti clienti esteri ansiosi di sostituire i carri più vecchi. Così i Leopard 2 usati sono stati spesso offerti e ne hanno approfittato Spagna, Svezia, Finlandia (che ha la DM63), Austria, Norvegia. La Danimarca ne ha presi 57 e poi li ha aggiornati allo standard 2A5DK, simili ad un ibrido A5-Strv.122 (la corazza della torretta è del primo, dello scafo è del secondo tipo). Questo significa che non ci sono sistemi per la protezione del cielo della torretta, ma vi sono camere termice ElOp e sistemi di riduzione segnatura, telecamera posteriore e proiettore diurno sistemato sopra il cannone, un mezzo apparentemente obsoleto ma in realtà molto utile se c'è da cooperare con la fanteria amica (e accecare gli NVG di quella nemica).

Infine i mezzi speciali: il BUFFEL da recupero, l'AVBL gettaponte e il KODIAK del genio. Il primo è nato nel '91, quindi come carro speciale lo scafo Leopard 2 non ha avuto priorità. Sviluppato alla Rheinmetall, è stato seguito dal gettaponte della MAN da 70 tonnellate e lunghezza di ben 27,8 m, prodotto dal 2004 in serie (35 per la Germania e 14 per l'Olanda, almeno secondo l'ordine iniziale). La Ruag invece ha realizzato il terzo tipo, dotato di verricello, pala apripista, braccio meccanico, arma da 12,7 mm telecomandata e sovrastruttura rialzata. È previsto per il solo esercito svizzero.

Il Leopard 2 PSO nei particolari della torretta

Le novità sul Leopard 2 però sembrano non finire mai. Tra le ultime esistono Leopard 2 con corazze laterali costituite da skirts di spessore superiore alla norma (già i Leo 2 avevano degli skirts decisamente spessi), ma ultimamente, come anche altri carri, è accaduto che per proteggere il mezzo dai razzi controcarri più moderni. Il Leopard 2 PSO ha mitragliatrice esterna finalmente telecomdandata (prima era tra i pochi a non averla, invece) con lanciatori di granate fumogene e telecamera sopra la torretta, lama apripista anteriore e mimetizzazione 'squadrata' tipica dei mezzi per la guerra urbana (ideata dagli Inglesi), ed è pensato per il combattimento urbano, probabilmente con tutti i kit di corazza installati (prima vennero quelli per la parte anteriore della torretta contro il tiro diretto, poi quello contro munizioni con attacco dall'alto, poi per le mine e infine per i fianchi dello scafo). Infine, l'infaticabile Singapore ha pensato bene di essere il primo utente asiatico del mezzo, con un lotto di Leopard 2A4, non ammodernati particolarmente, ma più che sufficienti per garantire la difesa del piccolo stato da 626 km2, prima dotato, come principali mezzi da combattimento, dei vecchi AMX-13 da 13 tonnellate.

Leopard 1 e 2 a confronto (versioni basiche):

  • Peso: 40 t vs 55
  • Dimensioni: 7,09 (9,543 con il cannone) x 3,25 x 2,61 m vs 7,72 (9,668) x 3,7 x 2,78 m
  • Motore: MTU 838 da 830 hp vs MTU MB 873 da 1.500 hp; serbatoio da 995 l vs 1.200
  • Prestazioni: 65 kmh vs 72; autonomia max su strada 600 km vs 550; gradino 1,15 m, trincea 3 m e guad 2,25-4 m per entrambi.
  • Armi: 1 x 105 mm (60 cp) e 2 x 7,62 (5.500) vs 1x120 (42) + 2 x 7.62 (4.750).

Il PUMA e l'evoluzione del panzergrenadiere[5]

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I Tedeschi furono antesignani della meccanizzazione della fanteria, sia pure con i limiti dei mezzi disponibili negli anni '30 e '40. La meccanizzazione dell'Esercito tedesco, in realtà, era inferiore a quanto si potrebbe immaginare: per tutta la guerra, l'uso di cavalli, muli e ogni sorta di mezzo civile e militare catturati fu la prassi (i quadrupedi non furono usati solo nel teatro africano), e anzi verso la fine, con le crescenti carenze di carburante, i Tedeschi usarono ancora di più gli animali da soma. I quali non solo non consumavano idrocarburi, ma potevano all'occorrenza anche essere macellati per ottenerne cibo. Ma l'impressione di modernità data dall'esercito tedesco era dovuta non alla superiorità di mezzi, ma al loro uso tatticamente moderno. Mentre i Francesi, per esempio, avevano migliaia di cingolette porta-armi e materiali, ma non riuscirono a scostarsi dalla pratica di rallentare i carri alla velocità della fanteria. I Tedeschi, invece, resero la fanteria veloce quanto i carri. Per farlo c'erano due vie. Una era il mezzo interamente cingolato, ma si trattava di un lusso. L'altra erano rimedi che spaziavano dall'uso degli stessi carri per portare i fanti (del tutto esposti alle offese nemiche), all'uso di mezzi semicingolati. La mobilità era fondamentale sul campo di battaglia, e gli scafi a ruote multiple e a trazione integrale, molto costosi, vennero piuttosto dati ai reparti da ricognizione. Alla fine restavano solo i semicingolati, complessi da produrre ma non molto costosi. Il Mod. 251 fu il classico mezzo della categoria fin dal '39, offuscato in parte solo dai mezzi americani, dalla sagoma meno inclinata (specie fui fianchi). Questo semicingolato, per quanto più lento dei tipi americani era un eccellente veicolo, anche se esposto sul tetto alle offese nemiche, perché era a cielo aperto. Nel dopoguerra l'uso tattico della fanteria meccanizzata non fu certo dimenticato e la NATO si dotò di numerosi mezzi della categoria. I Tedeschi, ripartito il loro esercito dalla metà degli anni '50, adottarono l'HS-30 o Spz-12-3. Si trattava di un veicolo di progettazione francese, che aveva varie innovazioni per l'epoca. Una era la sagoma bassa e assai sfuggente; un'altra era la corazza piuttosto spessa; ma forse era particolarmente degna di nota la torretta armata di una mitragliera calibro 20 mm, un tipo sensibilmente più potente delle armi da 12,7, anche se molto più costoso. Tant'é che ben presto ci si è orientati verso il 20 mm ad alte prestazioni e poi verso un più decisivo sistema da 25 mm. L'Spz-12 non era privo di difetti, per esempio il motore a benzina che garantiva una buona, ma non eccezionale autonomia su strada di 400 km. Al suo interno c'erano solo 6 fanti più l'equipaggio, anche se erano in grado di combattere anche da dentro il mezzo. Nell'insieme era un veicolo non del tutto soddisfacente, ma pur sempre un mezzo confrontabile concettualmente con l'IFV piuttosto che un semplice APC. Mezzi coevi all'epoca erano l'AMX-13 VCI e L'Pbv 302 svedese. L'HS-30 venne prodotto in oltre 1.800 esemplari ed era concepito per operare assieme ai carri M48. Ma il Leopard era un veicolo più veloce e, forse soprattutto, con motore diesel. Per operarvi assieme il 1 gennaio 1960 venne dato origine al programma MARDER, sviluppato con l'aiuto svizzero. Di questo possente mezzo vennero prodotti 2.136 esemplari dal 1970 al 1976, ma altre fonti parlano di circa 3.000, forse riferendosi al totale della famiglia, che non comprendeva solo l'IFV ma anche i carri armati leggeri TAM, i blindati antiaerei con i missili Roland 2 ecc. I carri, tra l'altro, diedero origine all'IFV sullo stesso scafo, noto come LTCP. Il Marder era un veicolo ammirato e valido, ma sebbene ideale per operare con i Leopard di fatto non venne mai esportato al di fuori della Germania. Per gli altri utenti, come anche per i Tedeschi (nelle unità di seconda linea) c'erano i più semplici M113. Il costo del Marder era troppo alto, anche per il motore da 600 hp. Del resto il derivato del TAM ne aveva uno del 20% più potente, ma ironicamente doveva operare con il carro più leggero della produzione europea.

Il Marder aveva un'elevata mobilità, un'ottima corazzatura e un armamento ridotto, di una torretta Kuka di tipo 'senza equipaggio', con la mitragliera da 20 mm Rh-202, con un alzo sufficiente anche per il tiro a.a. C'erano due mitragliatrici telecomandate esterne e i fanti potevano usare le armi di bordo dall'interno, mentre molti mezzi hanno ottenuto nel corso degli anni un lanciamissili MILAN, per poter ingaggiare anche i carri armati (ma entro un raggio limitato a 2 km). Per la Guerra fredda andava molto bene e solo il Bradley americano e il Warrior britannico erano paragonabili per prestazioni. Il Marder, con le sue 27 t era il più pesante della classe e sacrificava alla protezione (molto elevata, specie nella piastra frontale superiore) la capacità di galleggiare di molti altri mezzi della categoria. A cominciare dal BMP e dall'AMX-10P, entrambi pesanti sulle 13-14 t.

Per il dopo-Guerra fredda andava bene, ma prima o poi sarebbe stato necessario da sostituire. Con che cosa, era un problema aperto. Il Marder 2 era destinato ad operare con il Leopard 2, con 3 uomini d'equipaggio e 7 fanti, un armamento senza missili ma con una potente (e molto costosa) arma bicalibro da 35/50 mm RH 503, corazza spessa e motore da 1.000 hp per una massa totale di 42,5 t. Il prototipo venne usato per un ciclo di prove molto intenso, ma non ebbe seguito. Così gli oltre 1.000 esemplari da costruire non vennero mai realizzati e il capostipite si trova adesso nel museo di Munster (dedicato alle truppe corazzate). Il programma, cancellato nel 1992 sull'onda della riunificazione e relativi costi, lasciò il Marder come unico mezzo della categoria nell'Heer, ma progressivamente invecchiato nel tempo, specie perché l'arma da 20 mm, sempre meno efficace contro i blindati moderni, non è stata sostituita con quelle da 25. Nel 2000 si ritornò sulla questione e all'inizio del 2002 venne stabilito a che requisiti dovesse rispondere il futuro SPz-3, diventato improvvisamente una priorità per l'Heer. Il peso doveva essere di 32, 40 o 45 t, variabile a seconda delle necessità (corazza modurale). Nondimeno, doveva essere trasportabile dagli A-400M, grazie allo smontaggio delle corazze pesanti; doveva essere ben protetto contro razzi da fanteria, cannoni automatici e mine, e possedere un sistema ECM contro i missili, dato che sarebbe stato troppo difficile resistere a questi ultimi con la sola protezione. In pratica il mezzo sarebbe stato vulnerabile solo ai cannoni dei carri armati. Poi avrebbe dovuto essere riccamente equipaggiato di elettronica (vetronica) e con un nuovo motore di tipo diesel-elettrico. In sostanza, si trattava di un mezzo ibrido, come alcune auto moderne, ma con la complicazione che si trattava di un cingolato di circa 40 t. Sviluppare questo mezzo dalla Rheinmetall e Krauss Maffei Wegmann fu però complicato per contenere i costi, al punto che il Ministero della Difesa pensò di abbandonare il programma e comprare mezzi stranieri come il Warrior o addirittura il BMP-3 russo (del resto l'Heer ha avuto per anni centinaia di BMP-1 modificati in servizio, eredità della NVA). Il CV-90 era un altro candidato, e data la sua modernità, una scelta del tutto plausibile, sebbene meno corazzato del desiderato. Alla fine, però, il PANTHER continuò la sua avanzata, fino a chiamarsi, dopo ulteriori evoluzioni, PUMA. Dei 1.152 mezzi previsti, però, solo 400 vennero confermati. Già nella seconda metà del 2002 quasi tutte le caratteristiche finali del mezzo erano state decise, fino a che nel 2003-07 dovevano essere provati i prototipi. L'avvio del programma fu il 20 settembre 2002 con un contratto di studio da quasi 200 mln di euro per il consorzio PSM, il che comportò la nascita di un dimostratore tecnologico completato nel 2005. Era a quel punto previsto che il mezzo, nato con contributi di numerose ditte (tra cui EADS, H&K, Honeywell ecc), fosse seguito da 4 mezzi di pre-produzione costanti ben 363 mln di euro, per poi essere seguiti da altri 405 per un costo di 2,7 mld, a partire dal 2009.

Progettato al computer (CAD) con il lavoro di oltre 200 ingegneri, il PUMA è un mezzo apparentemente tradizionale, ma in realtà è un concentrato di tecnologie di alto valore, nato per essere compatibile con l'A-400M e le sue 31,45 t di carico utile. Nondimeno, per operare con tutti i sistemi previsti si è dovuto ridurre il peso con l'uso di leghe leggere e corazze modulari, mentre la torretta è diventata di tipo telecomandato (come sul Marder, ma con una tecnologia diversa); il volume interno, che accoglie 3+6 uomini, è stato contenuto in 10 m3.

Il mezzo ha dimensioni di 7,33x3,71x3,05 m, dunque un veicolo dalle misure importanti, sebbene ridotte dalla presenza di una squadra di appena 6 elementi contro i 7 dell'M2, e gli 8 del CV-90. La torretta è molto arretrata e le ruote sono solo 5 per lato.

Apparentemente è solo un grosso mezzo moderno della categoria. In pratica è tutto di una generazione avanti rispetto agli altri suoi predecessori. La torretta è telecomandata, il che rende possibile farla più bassa e soprattutto senza il cesto di torretta, che ingombra moltissimo dentro il vano di combattimento, già affollato da una squadra di fanteria e i tanti equipaggiamenti che attualmente sono in uso (con zaini pesanti decine di kg). Tutti i componenti della torretta sono così superiori allo scafo, eccetto ovviamente i comandi, il che evita anche l'accumulo di gas di sparo all'interno del mezzo. Grazie a studi come il VERDI inglese si è maturato negli anni '90 un modo di integrare i sistemi meccanici con quelli elettronici senza precedenti, sistemando l'equipaggio dei veicoli dentro lo scafo. Così tutti e tre gli uomini d'equipaggio sono davanti, conduttore a sinistra del motore e puntatore e capocarro dietro affiancati, più i sei fanti nella parte posteriore del mezzo. La torre è spostata a sinistra e così il capocarro ha una piccola cupola di osservazione indipendente. I sedili sono ergonomici e l'impostazione degli interni aeronautica. Vi sono sistemi NBC e antincendio dei tipi più recenti. Si pensa poi a derivati come i portamortaio da 120 mm e magari in futuro, anche un carro da battaglia, successore del Leopard 2. Come del resto accadde con il Marder divenuto TAM grazie ad una compatta torretta da 105 mm.

La meccanica si basa su di un motore MTU MT-892 10 V, da 1.087 hp più trasmissione Renck HSWL 256. Questo motore è parte di una nuova famiglia tra i 4 e i 12 cilindri, con alesaggio da 109-115 mm e potenze fino a1.500 hp, 4 tempi, raffreddato a liquido e un'efficienza tale da superare del 30% i motori delle automobili. Per giunta, con pesi e volumi pari alla metà di sistemi di pari potenza. Così si tratta di un degno successore del MB-837-838 del Leopard 1 e dellMB-873 del Leopard 2, nonché dell'MB-871 del K-1 e dell'MT-883 dei Leclerc arabi; va anche citato l'MT-881 del PzH-2000 e altri tipi avanzati. I motori MT-890 vennero originati dalla richiesta americana di un motore molto compatto, fatta nel 1995 e ottemperata nel 1997 con l'inizio di un programma specifico nel 2000. La versione da 10 litri venne scelta per il PUMA, capace di 1.200 kW/m3, una potenza specifica ben superiore a qualunque altro diesel e con un sistema common rail a 1.800 bar, il tutto controllato da un sistema elettronico CDS. Il risultato è un motore di appena 1,05 x 0,7 x 0,62 m. Il resto lo fa la trasmissione elettronica, che consente 70 kmh avanti e 40 indietro; pesa 1.700 kg contro gli 860 del motore e ha 6+6 marce. Vi è poi un generatore elettrico da 170 kW integrato, usabile anche per fornire energia all'esterno. In tutto il peso è di 3,6 t. Le sospensioni sono idropneumatiche e integrate esternamente al vano di combattimento in una struttura che comprende anche i serbatoi, per evitare incendi interni. La rumorosità scende da 120 dB a non più di 95, altro significativo passo avanti per i mezzi cingolati, mentre la marcia è comoda e lo spazio sotto lo scafo non scende mai sotto i 45 cm, per evitare anche danni da mine. I cingoli sono da 95 kg x metro (contro 120kg-m per il PHz-2000), larghi 50 cm e lunghi 26 m, con sistema di tensione capace di computare anche le variazioni di temperatura e quindi di lunghezza.

Dato che la protezione del mezzo è stata accordata alle necessità del dopo-Guerra fredda, quindi cercando di ridurre le perdite umane anche se questo significa mezzi più pesanti e costosi, quindi meno numerosi (ma per gli eserciti moderni vanno bene), il PUMA ha avuto una forte protezione, con la resistenza al 14,5 mm sui 360° e al 30 frontalmente, ma con la possibilità di aumentare la protezione fino a proteggere il mezzo con 8 t di corazze laterali e un tetto resistente alle submunizioni. Inoltre, cosa che ben difficilmente può essere fatta persino sui carri armati modificati appositamente come IFV, fin da subito è stato possibile pensare alla protezione anti-mine, anche da 10 kg sotto lo scafo e di tipo autoforgiante. I sistemi elettronici sono l'EADS-KM MUSS, con un sistema allarme laser MILTAS (con sensibilità fino a 1,65 micron di lunghezza d'onda) e un sistema AN-AAR-60 nel campo UV. La copertura dei 4 sensori è di 95° in direzione e 70° in alzo, il tutto controllato da un computer con processore AMD da 266 MhZ e 64 MB di RAM. Adesso può far sorridere, ma fino a qualche anno fa queste erano prestazioni tipiche di un PC, e poi non è facile militarizzare un processore. In ogni caso è facile che poi il sistema venga aggiornato ulteriormente. Esso controlla anche un sistema di disturbo IR con capacità di ruoare su 360° e 8 lanciagranate fumogeni, anche questi rotanti, capaci di fornire una barriera nel settore laser-IR-visibile.

L'armamento comprende l'MK-30-2 con munizioni 30x173 mm come quelle del GAU-8 dell'A-10 e del Goalkeeper. Essa sostituisce l'arma bicalibro da 35x288 e 50x330 mm, per ottenere un migliore bilanciamento tra prestazioni e costi nonostante che Giappone e Olanda abbiano scelto il 35 mm e Svezia e Cora il 40x365R. La Mauser MK 30 Mode F (il più recente) ha doppia alimentazione (APDS e HE-Frag), con un sistema a sottrazione di gas che è indipendente dal movimento dell'otturatore; pesa 173,2 kg anziché 161 dei tipi precedenti ed è lunga 3,307 m di cui 2,522 m della canna. La cadenza max è 800 c.min, ma per l'applicazione sul PUMA si sono scelti appena 200 c.min, a beneficio della scorta di proiettili e della vita utile della canna. L'alzo è limitato a 45° per cui non è una torretta particolarmente pensata per il tiro a.a., al limite anti-elicottero. La munizione ABM esplode in aria secondo quanto programmato con l'uso di tre solenoidi all'uscita della b.d.f., si attiva a 60 m e si autodistrugge a 4.000, 8,19 sec dopo.La differenza tra le munizioni normali HE-FRAG e queste è che dagli anni '90 hanno cominciato ad apparire proiettili che esplodono non per spoletta a contatto o di prossimità, ma per programmazione al millisecondo. Questo significa, per esempio, che è possibile ingaggiare un avversario (fanteria) nascosto da un muro senza usare le APDS, ma facendogli esplodere sopra i proiettili di questo tipo, nati dal concetto svizzero HAEAD (in origine per armi da 35 mm). Dentro questo proiettile vi sono 135 cilindretti da 1,5 gr in tungsteno. Il proiettile, da 1.080 m.sec, raggiunge 2 km in appena 2,71 secondi (per poi decadere rapidamente, visto che gli occorrono ben 5,5 sec per farne altri 2). È utile anche contro gli elicotteri. Accanto al proiettile di questo tipo, il PCM 308, esiste anche l'APFSDS-T del tipo PMC 287, sempre di produzione svizzera, capace di ben 1.385 m.sec, una velocità molto superiore a quella dei normali colpi di cannone leggero, essendo questo un proiettile molto sofisticato con rapporto diametro-spessore di 13,5: 1. Questo valore è almeno il doppio dei tipi precedenti e compete con quanto era possibile fare con i cannoni da 105 mm fino ad una ventina d'anni fa. Il risultato è la perforazione del bersaglio standard NATO costituito da una piastra da 55 mm a 60° a 1 km. Non è chiaro se l'inclinazione è misurata sull'orizzontale (con un aumento di spessore virtuale del 15%) oppure dall'asse verticale (in tal caso sarebbe il 100%): in tal caso, con 110 mm perforati a tale distanza senza proiettili all'uranio ma solo al tungsteno, sarebbe sufficiente per perforare i fianchi di un carro armato, anche di tipo moderno, come di perforare il frontale di un vecchio T-34/85. In tutto vi sono 120 ABM e 80 APFSDS-T pronti al tiro più altri 200 di riserva. La mtg coassiale non è più l'arma da 7,62 mm standard, ma la meno potente mitragliatrice da 5,56 mm, la MG-4, 750 c.min e 1.000 cp. di pronto impiego+ altrettanti di riserva. Non è un'arma molto potente, ma ha lo stesso tipo di munizioni della squadra di fanteria e forse per questo è stata preferita alla MG-3 precedente. Sulla parte destra della torretta sarà possibile anche installare, se fosse necessario, anche un lanciamissili binato SPIKE LR. 8 lanciagranate sono sistemati nella parte posteriore della torretta, nel posto meno esposto a danneggiamenti dal fuoco nemico. Per tiro ravvicinato, vi sono anche un lanciagranate da 76 mm SKWA a 6 colpi, gittata 25-75 m con munizioni HE-FRAG per evitare assalti ravvicinati: anche perché il nuovo mezzo non consente ai fanti di sparare da dentro il veicolo né di vedere agevolmente tutt'attorno. Da questo punto di vista il vecchio Marder era meglio, ma l'esigenza di protezione ha annullato gli 'slot' per vedere e sparare. Solo il portellone posteriore, parzialmente aperto, consente di tenere sotto controllo la situazione ed eventualmente di combattere, ma si tratta di un ripiego e anche piuttosto pericoloso.


I sistemi di controllo del tiro sono modernissimi e tali da mettere il PUMA in una categoria a sé, almeno per il momento. Al suo interno vi è persino un sistema a fibra ottica che consente di vedere in vari schermi quello che riportano i sensori (è il Video Matrix), più il Can Bus per il dialogo tra i sottosistemi e anche l'implementazione di nuovi apparati senza praticamente modifiche. IL capocarro ha 5 iposcopi e schermi touch-screen per riportare le immagini del periscopio panoramico, che ruota indipendentemente osservando i 360° con copertura -15/+45°; è stabilizzato, con tre ingrandimenti, campo visivo tra 22,2x16,7° e 2,8°x2,1°, 6 Mpx di risoluzione diurna, camera termica ATTICA notturna di terza generazione da 384x288 px, t.l. LDM 48, 2 camere CCD. Il tutto nella struttura corazzata sopra la torre, a sinistra del cannone. I tedeschi erano stati antesignani con i periscopi PERI di sistemi di visione in posizione nettamente dominante sulla torretta, ma questo è un sistema di nuova generazione, più simile ad un sistema aereo o navale che uno per mezzi terrestri. Quanto al puntatore, ha un sistema stabilizzato sempre entro 40 mrad, il WAO, stessi ingrandimenti (ovvero fino a 8x). Il guidatore ha 3 iposcopi e uno schermo per la marcia all'indietro; i fanti hano 4 telecamere, 2 iposcopi, un sistema periscopico rotante e 2 LLTV, più due display per vedere quello le immagini termiche dei sensori principali. Da notare che, dato il disassamento della torre a sinistra, su questo lato siedono solo due fanti mentre gli altri 4 sono su quello destro.

Il PUMA è quindi stato concepito sulla stessa linea di condotta del MARDER. La protezione, persino nella classe A (31 t) è superiore a quella di ogni altro mezzo della classe (come del resto il peso); non sono note le caratteristiche dei package di protezione, ma sono anni che oramai si è smesso di misurare quest'ultima in mm di acciaio e gradi di inclinazione. Inoltre i package sono aggiornabili o sostituibili a seconda della necessità. Tutto questo ha un costo, mentre il mezzo trasporta appena 6 fanti che quindi hanno circa 6,5 t ciascuno disponibili, contro 1,2 dell'M113. Il costo del Marder era a suo tempo il maggiore della categoria; lo è anche nel caso del PUMA, che vale 7 mln di euro al mezzo. Il peso poi rende impossibile trasportarlo da un C-130, che è ancora il trasporto più diffuso. Sarebbe quindi opportuno un veicolo meno pesante e impegnativo, ma sempra che di fatto i nuovi mezzi per la fanteria ora come ora sono costituiti o da grossi 'gipponi' ruotati, oppure da cingolati di grosse dimensioni e pesi sufficienti per sostenere battaglie ad alta intensità e operazioni in ambiente urbano, dove sotto a qualunque tombino può essere in agguato un tiratore di RPG o una mina improvvisata (IED) ma di grande potenza distruttiva.

Gli Alpini (al 2003)[6]

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Entro il 2006 l'esercito avrebbe avuto una riduzione delle sue forze a 5 divisioni meccanizzate, alleggerendo molto la sua originaria struttura di organizzazione corazzata. I Geibirgsjaeger erano nel 2002 su una divisione con due brigate, ma dalla fine dell'anno il comando divisionale e una brigata erano stati sciolti e solo la 23a brigata restava dell'organizzazione originaria. Essa era tuttavia adattata ad operare in vari ambienti, più consoni alle difficoltà di una guerra in ambienti moderni. Costituita nel '58 nella solita base di Bad Reichenhall, ex- 1a Divisione da montagna, grande unità che tuttavia dal 1981 aveva una brigata corazzata assieme a quella da montagna vera e propria. Dal 2002 la 23a era stata inglobata nella 10a Panzerdivision, assieme alla brigata franco-tedesca. Oramai si trattava non di difendere la Germania meridionale, ma di far parte delle forze di intervento rapido. I battaglioni erano, per questa unità, il 231, 232, il 233 sparsi nella sede, a Brechtesgarden e a Mittenwald, più il 225° Gruppo artiglieria semovente a Fussen, la 280a cp Genio pionieri, la 230a trasporti (su muli e cavalli), e un btg sanitario. Anche la 230a di base a Freyng, con compiti esploranti, era al servizio della brigata ma senza farne direttamente parte. Dal 2004 era previsto anche un btg logistico. A parte il battaglione della sede, gli altri due erano devoluti alla reazione rapida, con cp comando e servizi, 3 cp di alpini su tre plotoni di 3 squadre l'uno, e infine una cp armi su sei plotoni. Vi sono unità di rocciatori e sciatori, nella cp comando. La squadra di 8 soldati aveva il comandante con un G36 e visori notturni più lanciagranate, il mitragliere aveva la solita MG 3, e c'era anche un tiratore scelto con un G 22 di produzione inglese con ottiche tedesche. Le cp pesanti erano invece dotate delle armi di supporto. Due dei loro plotoni avevano 5 mortai da 120 mm Tampella 60 finlandesi l'una, gittata 6 km, installati normalmente su M113 ma portatili su muli della cp someggiabile. 2 plotoni su 4 Wiesel con cannoni da 20 mm e due plotoni cc. su 4 Wiesel con lanciamissili TOW (6 per mezzo più quello pronto al lancio). Per i movimenti di squadra c'erano i 6x6 Fuchs, validi anche se pesanti corazzati in servizio dal '79, armati con una MG 3. Il battaglione n.233 invece è invece provvisto dei BV-206 in versione protetta contro il 5,56 mm NATO o l'AP da 7,62 mm, con tanto di rivestimento spall liner interno in kevlar in funzione soprattutto antimine. Inoltre, essendo molto arrotondato tende ad essere meno visibile al radar di altri mezzi corazzati o meccanizzati. Ha una MG 3.

Tutti i battaglioni hanno una cp quadro per la gestione dei riservisti prontamente mobilitabili, cosa che ha reso possibile, in Bosnia, schierare un cp di 160 riservisti sotto comando SFOR. Questa è ovviamente una caratteristica molto utile per rendere operative rapidamente queste unità non a pieno organico.

I due battaglioni di reazione rapida era previsto, dal 2004, che diventassero su sole due cp ma con pieni organici e su 4 plotoni l'una, di cui uno con i missili MILAN, cp comando (con plotone trasmissioni, che non era previsto al momento), e cp pesante per le armi. Una 3a cp di fucilieri era invece orientata a fornire addestramento per le reclute, dato che la Germania era ancora a modello misto (9 mesi di ferma di leva).

Sempre di leva era composto quasi tutto il 231° btg della sede della brigata, per un compito di difesa del territorio e non per capacità di proiezione nelle aree di crisi. In tutto la 23a Brigata era su 3.705 elementi, ma sarebbe passata a 4.991 in seguito ai potenziamenti in atto. Per i supporti come il gruppo semovente erano poco interessati dal cambiamento, ma i semoventi M109A3G avevano di recente sostituito gli FH-70 nel 2002 e poi sarebbero stati rimpiazzati dagli PzH 2000. La 230a trasporti someggiata aveva 54 animali ed era l'ultima delle unità dell'Heer ad avere ancora animali tra muli e cavalli. La cosa interessante è semmai che nonostante l'enfasi sugli elicotteri e mezzi, spesso né gli uni né gli altri sono utilizzabili in maniera efficace, e così 13 sono andati anche in Bosnia, dove gli Americani hanno constatato con interesse la loro utilità anche nelle moderne operazioni. Tanto che accanto ai Leopard 2 da 55 t l'Heer nella ex-Jugoslavia ha messo in campo anche questi quadrupedi, accuditi da un medico veterinario specializzato e da personale apposito, e suddivisi a livello di cp in due plotoni. La brigata non aveva elicotteri di suo, ma il personale era addestrato ad operare con gli elicotteri. La riduzione della leva ad appena 9 mesi faceva sì che solo gli ultimi 3 trovavano i militari pienamente preparati per le operazioni. L'addestramento base era di 3 mesi, poi c'erano quelli per le specialità che vedevano coinvolto anche il poligono di Reiteralpe, zona in alta quota raggiungibile solo con una apposita funivia militare. Essa era usata per addestrarsi sia a combattere che a muoversi su roccia e sci e con alloggi per la permanenza in alta quota. V'erano anche località invernali per l'addestramento in zone innevate, e ogni btg forniva anche una squadra per il soccorso in alta montagna.

C'erano poi i poligoni di Sira, Muensingen e Ruezi, quest'ultimo per combattimenti in centri abitati. In ogni cp erano presenti e sono presenti istruttori e guide alpine, perché le attività, quando non in operazioni all'estero, sono altamente orientate al movimento in montagna. La cp logistica su muli fa una marcia in montagna ogni settimana a pieno carico per mantenere l'efficienza. Il movimento sulle lunghe distanze, invece, era comunemente fatto con mezzi civili in leasing di colore grigio, un po' come per tutte le F.A. tedesche.

Quanto all'impiego, la 23a è stata usata dal dicembre 1993 al marzo del '94 in un impiego decisamente fuori aerea, in Somalia con 600 elementi, nella missione UNOSOM II. Ne sono seguiti molti altri in Bosnia e poi con la KFOR in Kosovo. Il 232° btg è andato poi in Afghanistan. Operazioni di collaborazione sono comuni con il 5° Rgt alpini italiano con il 233° btg di Mittenwald. Essendo nella parte meridionale della Germania, non stupisce che la Brigata tedesca era basata su personale locale, anche per il 90% del totale. La successiva abolizione della leva avrebbe magari tolto tale carattere regionale della Brigata, come è successo anche in Italia (con moltissimi meridionali disposti a fare gli Alpini, mentre i giovani del Nord non paiono molto interessati alla carriera militare), ma l'avrebbe lasciata come unità di primo livello ed esperienza per la sua leggerezza ma anche potenza di fuoco, ed esperienza sia in emergenze militari che civili, come la ricostruzione delle strade distrutte nella guerra in Bosnia da parte degli 80 specialisti della cp Genio nel '95.


La 10a Panzerdivision, al 2007[7]

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Quest'unità è paradigmatica dell'evoluzione della Bundeswher, che dal 2001 ha avuto un cambiamento notevole, perdendo buona parte della sua componente corazzata pesante, retaggio della Guerra fredda, per diventare uno strumento più flessibile e, soprattutto, dispiegabile oltremare. Attualmente l'Esercito tedesco è impegnato in missioni estere dispiegando considerevoli contingenti in Kosovo, Afghanistan, Bosnia e altre zone 'calde'. L'inizio delle missioni estere tedesche non è remoto nel tempo. La Germania per decenni ha dovuto anzitutto pensare al confronto diretto con il Patto di Varsavia (anzi, era praticamente sia da una parte che dall'altra del fronte), occupata dagli eserciti Alleati, potenza economica ma di fatto politicamente asservita ai propri 'padrini' e con una politica fortemente 'pacifista'. Dopo la riunificazione, fin troppo affrettata col senno di poi, la Germania si è ritrovata enormi problemi da gestire, tra cui l'esubero del personale delle sue F.A., che è stato ridotto progressivamente, mentre i carri armati Leopard ex- Bundeswher sono diventati, grazie all'effetto 'cascata', dei best seller (differentemente da tante altre nazioni, prive di carri di ultima generazione o con un numero modesto di questi in servizio, i tedeschi potevano disporne di un numero dell'ordine delle migliaia) nel settore, già solidamente occupato dai costosi ma efficienti mezzi corazzati tedeschi.

Quanto al personale, questo è stato ridotto ma la leva, per vari motivi, non è stata mai abolita (del resto anche in Italia ha retto fino al 2004). Il personale mandato all'estero è comunque esclusivamente composto da volontari. Quanto alle missioni, la Germania ha cominciato con la Bosnia Erzegovina, schierando solo reparti logistici, per poi impegnarsi a fondo dopo la guerra del Kosovo (i Balcani indubbiamente rappresentano una 'memoria storica' piuttosto imbarazzante per i Tedeschi, l'ultima volta che i panzer arrivarono in zona occuparono manu militari due nazioni sovrane, a cui seguì una feroce occupazione nazi-fascista).

Da allora gli indugi e le resistenze, nel bene e nel male, sono stati superati. Oggi la Germania fa parte di ISAF (Afghanistan), EUFOR (Bosnia), e di Enduring Freedom in Oman. Così si è presa la sua parte del carico che adesso viene chiesto alle F.A. mondiali, quello di combattere il terrorismo e l'instabilità politica, necessità del tutto diverse da quelle della vecchia Guerra fredda, con enormi schieramenti di uomini e mezzi oltre confine.

La 10a Panzerdivision è, assieme alla 13a Meccanizzata di Lipsia, parte delle 'Forze di stabilizzazione', che sono quanto disponibile nella Bundeswher accanto a quelle chiamate 'Forze speciali', che sono di combattimento vere e proprie. Queste due divisioni, invece, sono destinate alla 'proiezione' in Paesi stranieri, per quanto possa sembrare strano dato che sulla carta sarebbero unità di seconda linea. E invece, di fatto fanno parte della prima scelta per le missioni in cui si combatte davvero, mentre il suolo tedesco non ha praticamente nessuna minaccia da fronteggiare ai propri confini, a parte l'immigrazione clandestina. Per questi motivi, la 10a Panzer di Sigmaringen, ha subito un processo di 'snellimento' formidabile in pochi anni, e ha partecipato nel 2005 sia alle missioni balcaniche che in Afghanistan. Essa aveva, fino a non molti anni fa, un organico realmente mostruoso di ben 32.000 effettivi, anche perché ha 'digerito' l'intera 1a Divisione da montagna, l'unica dell'esercito tedesco, con due brigate di Gebirgjaeger. Entro il 2008 avrebbe assunto la sua connotazione effettiva, scendendo leggermente sotto ai 12. 000 effettivi. Ma come si è arrivati a questa unità 'definitiva'? La sua nascita avvenne nel 1959, con il compito di combattere eventuali invasioni nella pianeggante regione bavarese, dove le due brigate corazzate vennero dislocate. In effetti questa divisione faceva parte delle forze della Riserva, e non era un'unità attiva in tempo di pace. Poi però, proprio dopo il 1991 e quindi la fine della Guerra fredda, venne attivata, assorbì il V Comando territoriale e poi la 1a Divisione di cui sopra.

Nel 2007, in attesa di completare la ristrutturazione, era costituita dalle brigate seguenti: la 30a Panzergranadierenbrigate di Ellwagen, la 23a Gerbisjaegerbrigade di Bad Reichenhall, ela 12a Panzerbrigade di Amberg. Insomma, una brigata di fanti meccanizzati, una di alpini e una di corazzati, almeno sulla carta: in pratica, una brigata di fanteria meccanizzata, una di fanteria leggera e una di fanteria meccanizzata nominalmente chiamata 'corazzata'. Il fatto è che i carri armati sono stati in larga misura radiati dai reparti, profondamente ristrutturati, e anzi, la 30a brigata sarebbe stata sostituita dalla 12a come principale reparto corazzato della divisione, nonostante che quest'ultima sia stata accorpata alla 10a Panzerdivision solo nel 2006. Dislocata in 4 regioni tedesche, di cui la Baviera è solo una, oramai è slegata dai canoni della Guerra fredda, per i quali sarebbe stata chiaramente troppo leggera e certo indegna di essere chiamata 'corazzata' (con una brigata fanti meccanizzati e una fanti leggeri). Quanto alle sue unità:

La 30a brigata aveva due battaglioni meccanizzati, il 294 e 352, su 4 compagnie fanti e una mortai l'uno, e il 363° carri su due cp carri, una terza di riservisti e il 345° btg di artiglieria semovente, unico superstite nel 2007 assieme al 294°. Dei due gruppi d'artiglieria, il 345° e il 225° (per la 23a) erano assegnati alle brigate disponibili ma con organici molto diversi: il primo aveva btr comando, 1 di acquisizione obiettivi, 2 a pieni organici e una di riserva, il secondo aveva una sola batteria di artiglieria a pieni organici e le altre 4 da completare con i riservisti. Il primo aveva 24 PzH-2000 e il secondo, fino a metà 2007 gli M09A3G2, storici semoventi più volte ammodernati, che hanno partecipato alle ultime esercitazioni nel maggio dell'anno e poi sono stati ritirati di lì a poco, entro il 1° luglio. Questa scomparsa non è stata rimpiazzata direttamente: la componente d'artiglieria a livello di brigata è stata sciolta, sostituita dalla compagnia 'pesante' come pedina di fuoco, e solo per la brigata alpini (mortai da 120 mm). Di fatto, l'esercito tedesco ha annullato la politica di unità rigidamente organizzate, formandole con i reparti di cui v'é necessità. In tutto dovrebbero essere 245 gli addetti al comando divisionale, 5.728 quelli della 12a Panzerbrigade e ben 6.893 quelli della 23ima da montagna, quest'ultima suddivisa nei battaglioni 231, 232, 233, il 5° e 230° da ricognizione, l'8° btg del genio, 210° trasmissioni e 8° logistico.

Nel caso della 12a invece vi sono 7 battaglioni: 112 e un'unità similare meccanizzati su 5 compagnie (comando, servizi, 3 arma base da 141 effettivi); il 104imo Panzer (3 cp carri, una comando, una riservisti); l'8° da ricognizione, il 4° genio. 4° logistico, e il 4° trasmissioni (unità omonime che rischiano di fare confusione dal punto di vista numerico). I mezzi di questa unità sono i carri Leopard 2 per gli interventi più pesanti e di combattimento diretto, i Marder per la fanteria e i Fuchs da ricognizione. Dal 2010 dovrebbero arrivare i primi Puma cinglati, di cui il dimostratore e 5 prototipi risultano realizzati con un contratto da 386 mln di euro, e a cui dovrebbero seguire altri 405 esemplari di serie, mentre i validi ma vecchi Fuchs verranno sostituiti dai Boxer 8x8. I battaglioni di questa unità hanno perso l'appoggio dell'artiglieria, ma anche quello della cp mortai, in questo caso perché fatti 'cadere' direttamente a livello delle compagnie stesse.

Per addestrare i soldati della 10a esiste un poligono enorme, ad Heuberg, di circa 150 km2 di estensione, attrezzato con 4 stazioni attrezzate, che forniscono un addestramento per il personale, soprattutto quello impiegato all'estero: vi sono orari diurni e notturni per rendere realistica la situazione dei 'peacekeepers-peace enforcers' in missione; si utilizza materiale ex-DDR per familiarizzare la conoscenza dei possibili avversari, check-point simulati, campi minati pure simulati, lingua inglese per le comunicazioni a livello superiore etc. Alla fine del corso gli allievi sono pronti per l'impiego in qualche vallata dei Balcani, dell'Afghanistan o dovunque sia ritenuto opportuno mandarli in missione.

  1. Valpolini, Paolo:Panzerfaust 3,P&D Nov.1992 p.30-33
  2. Heckmann, E: I nuovi orientamenti delle Bundeswher, RID set 1993 p.50-53
  3. 'Speciale Esercito Tedesco', RID maggio 1998
  4. Po, Eugenio: Il Leopard 2 oggi, RID Mar 2005
  5. Po, Eugenio: PUMA, RID giu 2006
  6. Barone, Enrico: Gli Alpini Tedeschi, RID Dic 2003
  7. Barone, Enrico: La 10a Panzerdivision della Bundeswher, RID Agosto 2007 pagg.77-81