Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Cina-5

Indice del libro

I nuovi cacciatorpediniere

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Luhu e Luhai

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Il 13 ottobre 2001 un sole primaverile splendeva su Genova, fresca reduce dai fatti del G8. Erano passati pochi mesi da allora, ma già il mondo mostrava drastici cambiamenti. A NY le macerie delle Torri Gemelle avevano da poco finito di fumare. Sopra l'Afghanistan stavano cadendo le bombe della Coalizione e il mondo era ulteriormente preoccupato dagli attacchi all'antrace recapitata per posta. Un periodo non favorevole per i viaggi. Eppure al porto di La Spezia, dove il sole batteva ugualmente forte che nella vicina Genova, vi era festa. Una grande nave scintillava nel suo colore grigio-chiaro, ancorata ad una panchina. Gli astanti chiarivano di che nazionalità fosse, con un drago di carta agitato in mezzo al suono di tamburi e alle bandiere rosse. Oltre un migliaio di cinesi festeggiavano l'arrivo della SHEN ZEN, la nave simbolo della nuova era della Marina militare cinese. Questa era arrivata assieme al rifornitore FENG CANG, ma lei era ovviamente il centro dell'interesse collettivo, e non solo della comunità cinese. Mai una nave della Marina militare di Pechino aveva attraccato in Italia, e non solo stavolta ne erano giunte due, ma lo SHEN ZHEN era quanto di meglio la Cina potesse mostrare al mondo. Una nave moderna, grande, ottimamente mantenuta, senza nemmeno un filo di ruggine e con gli equipaggi perfettamente schierati.

Questa opportunità di vedere lo stato dell'arte della cantieristica cinese venne apprezzato da molti, inclusi gli inviati di RID e Panorama Difesa. L'Esercito Popolare di Liberazione (ELP) disponeva di forze navali che in termini di dimensioni erano tra le più grandi al mondo: persino con il taglio di 30.000 posti, avvenuto nel 1999, vi erano ancora 147.000 effettivi, di cui 5.000 marines, 24.000 nelle batterie costiere e 20.000 per l'aviazione navale, all'epoca con 510 apparecchi, di cui solo una trentina erano elicotteri. Già da questo si può notare come la Marina cinese non fosse una marina d'altura, ma legata ad operazioni relativamente costiere: le marine d'altura hanno navi capaci di ospitare elicotteri. Ma le cose, sia pur lentamente, stavano cambiando. Vi erano ancora 15 cacciatorpediniere classe 'Luda' di cui 9 della seconda serie, e 2 'Luhu' del 1993-96, esemplari intermedi verso la ricerca di maggiore indipendenza tecnologica, armati con torrette binate da 100 mm e 8 missili antinave di nuovo modello.

La forza delle navi cinesi d'altura vedeva all'epoca l'arrivo dei due nuovi 'Sovrenemny' migliorati, lo SHEN ZEN e una trentina di fregate per lo più di tipo 'Jangu', navi in verità piuttosto modeste.

Lo SHEN ZEN era invece una nave potente e relativamente competitiva. Varato a Dalian nel 1997 dopo un anno appena dall'impostazione, esso è rimasto esemplare unico di una classe che doveva prevedere 2 navi in tutto, ancora quindi poco per uscire dalla concezione cinese di navi di piccolo tonnellaggio per la difesa costiera, quelle chiamate 'La Muraglia sui Mari'. Dopo l'entrata in servizio nel 1999, il nuovo caccia è stato impiegato certamente per ricerche e valutazioni operative, oltre che per usi pratici. Ma certamente, per poter esercitare una fattiva influenza bisognava arrivare ad almeno una mezza dozzina, cosa possibile giusto considerando i due caccia russi, lo SHEN, e i due LUHU

In ogni modo, mentre le industrie francesi fornivano a Taiwan le fregate La Fayette, aiutavano anche la Cina (dove tra l'altro quasi tutti gli elicotteri francesi sono stati prodotti, anche se in genere in piccoli numeri) e il risultato era ben appercettibile. Lo SHEN ZEN (DD-167) è una grossa nave che a pieno carico arriva a 6.800 t, con una buona piattaforma complessiva. Il disegno è moderatamente stealth e la nave, che originariamente doveva chiamarsi YANTAI, venne concepita negli anni '80 come esempio per la futura marina cinese d'alto mare.

Basicamente, questa nuova nave, che pare si tratta della figlia degli LUHUI e della nipote dei vecchi Luda, che erano a loro volta i Kotlin sovietici prodotti a partire dagli anni ’70. A questo proposito sarà certamente interessante notare come ad un certo punto venisse ventilato di equipaggiare i LUDA niente di meno che con il SAM inglese Sea Dart. Questo era possibile, perché era stata approntata una versione su contenitori-lanciatori chiamata Light Weight, che poteva essere installata su navi dalle 300 t in su, una vera rivoluzione rispetto all’ingombro e alla macchinosità del sistema originale che, per esempio, portò l’Olanda ad abbandonare l’idea di dotarsene per ripiegare sul missile americano Standard. Ma la cosa, che tecnicamente era perfettamente fattibile, non andò mai in porto per motivi finanziari, anche se resta l’interesse per avere ideato un tipo di SAM a medio raggio capace di essere ospitato da navi al livello di motocannoniera. D’altro canto, le motocannoniere Ashelville americane sono state modificate con missili SM-1MR pur stazzando solo 240 t, ma solo in funzione antinave, mentre l’idea dei contenitori-lanciatori multiruolo per SAM a medio raggio sarebbe stata realizzate con i WUGIN III dai taiwanesi.

L’esperienza dei LUDA non andò certo persa, e i LUHU ne erano il frutto, con struttura più moderna e 8 missili antinave di seconda generazione piuttosto che quelli del tipo STYX-C201 dei primi. Le artiglierie da 100 mm binate erano un derivato dei pezzi Compact francesi, di cui negli anni ’80 due esemplari vennero importati in Cina: potevano essere un regresso in termini di capacità contro quelle da 130 mm e 58 calibri dei predecessori, ma la cadenza di tiro era aumentata a 60-80 colpi al minuto e anche se la gittata era solo la metà dei 27 km dei potenti pezzi sovietici, le doti antiaeree e antimissile erano migliori. La motorizzazione era data da due LM-2500 americane, e queste navi da 4000 t erano munite anche di missili HQ-7, ovvero la copia cinese dei CROTALE francesi, montanti sul caratteristico lanciatore ottuplo, ma con contenitori-lanciatori singoli per ciascun missile. L’embargo americano mise fine a questo interessante programma, e aprì quello delle forniture russe e ucraine. I russi hanno fornito 2 caccia SOVRENEMNY completi, l’Ucraina ha fornito motori, la Francia ha fornito quasi tutto il resto.

La nave, originariamente intesa come prima di una classe di varie altre, si diceva fino a 5 altre, non ha avuto seguito e i lavori per una seconda unità sono rimasti bloccati. Ufficialmente in codice NATO si tratta della Classe LUHAI, ma il progetto è noto in Cina come Type 051B. Esso è il più grande progetto per una nave da combattimento cinese e la SHEN ZEN è la prima nave cinese che abbia fatto crociera nel mondo, toccando in particolare il Mediterraneo ma anche l’Africa (cosa che non deve stupire, la Cina ha interessi crescenti nel continente). Prima dell’aggiornamenteo del 2004 con cannoni e missili SAM rimpiazzati con sistemi modernizzati, l’unità mostrava un progetto da super-fregata piuttosto che cacciatorpediniere. Essa, a parte alcune soluzioni stealth, era motorizzata da due turbine ucraine DT-59 da circa 20.000 KW l’una e da due diesel MTU da 3,3 MW ovvero circa 4000 hp. La velocità arriva a 29 nodi, soprattutto l’autonomia su diesel, a 15 nodi, a 14.000 miglia. I motori sono in configurazione CODOG, da notare la distanza tra i due fumaioli.

La configurazione dello scafo è del tipo flush-deck ovvero a ponte continuo, come sui LUDA. I sistemi C3 sono l’ECIC-1, ovvero il TAVITAC 2000 (trattamento e visualizzazione automatica tattica, questo il significato della sigla) francese costruito in Cina. I sensori comprendono un radar 3D Sea Eagle Type 381, conosciuto in codice NATO come Rice Screen, banda G, i l Sea Tiger (E/F) sull’albero di prua ha funzioni di scoperta aerea e in superficie: è lo stesso delle La Favette. Infine vi è il radar in banda S Type 363 co antenna del tipo Yagi. Ci sono anche un radar EFR-1 ‘Fog Lamp’ in banda I per la torre da 100 mm, due ype 347 in banda I per i cannoni da 37 mm, un CASTOR 2 o DRBC 32F, che funziona in banda I/J e controlla il missile HQ-7 o Crotale. Altri sistemi comprendono il Thales Rapid per le ESM e RAMSES (Reprogrammabile Multimode Shipborne Defence ECM System), 2 lancia-chaff-flare. Il sonar è solo a scafo, un DUBV-23. Tutto questo viene abbinato anche ai sensori degli elicotteri.

Ecco le caratteristiche delle armi: un cannone binato PJ-33 A o TYPE 79 a prua, radar- controllato, capace di 50 colpi al minuto su una distanza massima di 22 km e non è chiaro se derivato da un progetto nazionale, certamente esistente per armi di questo calibro, oppure da influenze francesi dei cannoni Compact. I cannoni Type 76A da 37 mm binati sono presenti a poppa in ben 4 torrette binate, capaci di circa 400 colpi al minuto e controllate da un radar di tiro per coppia: una sorta di DARDO cinese, basato sulle mitragliere da 37/63 mm con munizione da 37x250R mm. I missili HQ-7 sono a prua, con un sistema di ricarica rapida. Ci sarebbe spazio per armi ben più potenti ma non ve ne sono state installate.In ogni caso hanno una gittata di 12 km e una certa capacità antimissili. La dotazione di maggior spicco è quella antinave, del resto la più facile da implementare: ben 16 missili C-802 o YJ-2 erano inizialmente stivati a mezza nave in due complessi di lancio a 8 celle fatte da coppie sovrapposte, con peso di 715 kg per 6,392 m di lunghezza e diametro di 36 cm. Ha un turbogetto che gli consente un raggio di 150 km per una testata da 165 kg con profilo d’attacco sea skimming. In sostanza è una sorta di Exocet con turbogetto, ovvero l’anticipazione dell’Exocet Block 3, realizzata solo dopo anni in Francia. Due lanciasiluri da 324 mm completano il massiccio armamento. Infine, due elicotteri Z-9 o Ka-28 possono essere installati nell’hangar. La nave nel suo primo viaggio aveva un solo Z-9, almeno quando giunse in Italia. L’aggiornamento successivo ebbe luogo con i missili VJ-83, capaci di velocità d’attacco supersonica, mentre il cannone è di un nuovo modello sempre binato, ma con torretta stealth. Al dunque, è stato un altro passo avanti, ma per avere anche un caccia con capacità ASW piuttosto che di grossa fregata missilistica, è stato necessario attendere quantomeno i Type 052B, armati con i missili S-300.

La flotta dei sottomarini, al 2003[1]

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Per quanto poco nota, la flotta di sottomarini cinesi è una delle più grandi e, almeno sulla carta, potenti del mondo. I suoi sottomarini sono peraltro di tecnologia obsoleta e quindi ben poco credibili in uno scenario oceanico contro l'USN ma anche la più piccola ma ben equipaggiata Marina giapponese. Eppure, uno dei suoi SSK 'Song' di recente ha seguito ad appena 10 km, e in emersione, una portaerei americana, ben dentro la gittata delle sue armi di bordo. La forza degli SSK cinesi dell'epoca era stimata dai servizi di sicurezza USA, nella seguente maniera:

  • 30 'Romeo'(Project 033), 76,6x6,7x4,95 m, 1.319/1.712 t, 15,2/13 nodi, 8 tls da 533 mm con 14 siluri o 28 mine, 300 m di quota max, equipaggio 51.
  • 19 'Ming' (Project 035), 1.584/2.113 t, 76 x 7,6x 5,1 m, 15/18 nodi, 5 tls con 16 siluri o 28 mine, 300 m di quota max, equipaggio 55
  • 2 'Song' (Project 039), 1.700/2.250 t, 74,9x8,4x5,3 m, 15/22 nodi, 6 tls con siluri, mine o missili, equipaggio 60
  • 2 'Kilo' (Project 877E), 2.325/3.076 t, 74,3x10x6,6 m, 10/17 nodi, quota 300 m, 6 tls con 18 siluri o 24 mine, equipaggio 53.
  • 3 'Kilo migliorati' (Project 636), 2.350/3.126 t, 73,8x9,9x6,6 m, 11/19 nodi, 6 tls, 300 m ed equipaggio di 52 unità
  • 1 Xia, 7.000 t, 120 x10 x8 m, 22 nodi, 12 SLBM 'Ju Lang' e 6 tls, 300 m e 100 uomini
  • 5 'Han', 4.500-5.500 t, 90x9x7,4 m, 25 nodi, 6 tls, quota 300 m e 75 uomini

La flotta era quindi costituita prevalentemente da materiali obsoleti e di tipo diesel-elettrico. I vecchi 'Romeo' erano in realtà un tipo di nave tutt'altro che disprezzabile dato che le loro piccole dimensioni sono maggiormente utili, per esempio rispetto ai 'Foxtrot', per le missioni costiere. Tuttavia per quanto aggiornati, essi sono obsoleti rispetto ai moderni sommergibili, ma soprattutto rispetto alle tecnologie ASW. Nondimeno, la loro consistenza numerica da sola poteva significare una minaccia almeno nei teatri meno impegnativi. Oppure avrebbero potuto essere impiegati per la posa di mine, un compito per il quale la furtività del sottomarino è molto apprezzata.

Quanto alla strategia eventualmente attuabile contro le unità dell'USN, la probabile nemica, esse sarebbero state soprattutto una questione di aerei e sottomarini, visto che la flotta di superficie cinese non è all'altezza di un tale compito. Per questo sono stati spesi ben 1,6 mld di dollari per comprare una serie di ben 8 'Kilo', che sono del tipo 636, più moderno -nonostante la numerazione potrebbe far pensare il contrario- del precedente 877E. In tutto al 2003 c'erano già 3 'Kilo' Progetto 636 in servizio, oltre a due 877. L'arrivo di questi 8 battelli di nuova produzione avrebbe finalmente dato consistenza alla componente più moderna della flotta subacquea cinese. Ad essi c'è da aggiungere la ventina di 'Song', che nient'altro sono se non dei 'Romeo' modificati di costruzione cinese. È interessante notare che i 'Romeo' nella marina sovietica hanno avuto, malgrado l'intendimento iniziale di costruirne oltre 500 esemplari (tanto fu l'apprezzamento per questo progetto), appena 20 unità varate e tenute per lo più in servizio come vascelli addestrativi, dato che il compito principale è spettato agli SSN, ma anche ai grossi 'Foxtrot', seguiti dai più moderni 'Tango' (apparentemente poco soddisfacenti) e dai primi, pochi 'Kilo'. Insomma, i 'Romeo' hanno conosciuto ben più successo in Cina che in URSS e sono stati anche esportati in Egittom, per un totale di circa 88 unità prodotte.

I 'Kilo' rappresentano il maggiore potenziale cinese sotto i mari, armati con siluri quali il TEST-71ME, il 53-65KE e i missili ASW e antinave della famiglia 'Klub', forse anche dei siluri a razzo Skval da quasi 200 nodi (essendo ordigni a supercavitazione, gli unici del tipo realizzati nel mondo). Inoltre, fatto almeno altrettanto importante, la Rubin russa proponeva anche un sistema AIP per migliorarne le capacità belliche rimanendo sott'acqua per molti giorni senza ricaricare le batterie. Come appoggio i 'Ming' e persino i 'Romeo', in situazioni meno critiche, sono unità del tutto credibili, per esempio per azioni SLOC (contro le linee di comunicazione), trasporto reparti speciali e minamento. I 'Song' hanno un'elica a 7 pale, motori tedeschi, sonar a scansione laterale francese, quindi sono in tutto dei battelli tutt'altro che disprezzabili. Nondimeno ha creato parecchio sconcerto il contratto del maggio 2002 per gli ultimi 8 'Kilo', che certamente entrano così in competizione con i battelli nazionali nel reperimento delle risorse finanziarie. Anche così, nel 2003 si aveva notizia del completamento di una terza unità e dei lavori su altre due: gli analisti che avevano pronosticato la fine del programma erano quindi in errore.

Ma per migliorare davvero la situazione era necessario qualcosa di nuovo e moderno nel campo degli SSN e SSBN. Purtroppo per i Cinesi, questo seguitava ad essere un obiettivo non raggiunto, nonostante l'aiuto dei Francesi e dei Russi. Era in fase di completamento il primo Type 93, SSN di nuova concezione. I precedenti, piccoli 5 'Han' non erano invece un grande successo, ma va anche detto che le loro capacità, per quanto limitate, hanno trovato risalto sulla stampa per le imprese compiute durante la crisi dei missili del '96, onde mettere sotto pressione Taiwan. Contemporaneamente il nuovo SSBN, il Type 94, era in corso di apprestamento, ma con un ritardo ben maggiore rispetto all'SSN. Di questi nuovi battelli non è che si sapesse molto. Il Type 93 era descritto come 'silenzioso' quanto i Victor III. Ora, che questi siano SSN rispettati e rispettabili è fuori di dubbio, ma si tratta pur sempre di tecnologia sovietica degli anni '70, con una silenziosità simile a quella dei battelli americani di oltre 10 anni prima (i 'Permit' e 'Sturgeon'). Quanto ai Type 94, la loro silenziosità è stimata pari a quella di un Typhoon, ma anche qui si tratta di battelli vecchi di vent'anni, non certo più il 'top' della categoria. I 16 missili SSBN da 8.000 km costituiscono un argomento più convincente della loro validità, ma al 2003 si era lontani dalla realizzazione.

I vecchi SSN 'Han' erano unità che sostanzialmente costituivano una versione nucleare dei 'Romeo', forse i più inefficienti nella loro categoria, tanto che l'ultimo venne varato nel 1990, dopo molti anni dal completamento dell'unità capoclasse. Si tratta chiaramente di un progetto limitato e sottoposto a compiti più di ricerca che di servizio, ma allo Xia, in servizio dai primi anni '80, è andata anche peggio e i problemi che lo hanno afflitto hanno convinto a non costruirne altri, oltre a ricostruirlo nei primi anni '20. Eppure, basicamente si tratta solo di una versione 'allungata' dell'Han.

Detto questo, la preparazione dei sommergibilisti cinesi è stata molto migliorata dai tardi anni '90, e ne hanno bisogno data la constatazione della mancanza di validi sottufficiali, almeno fino a non molti anni fa, mentre gli ufficiali e gli specialisti sono aumentati anche del 100% a seconda della specializzazione. L'iter è diventato più simile a quello americano che a quello sovietico, mentre l'addestramento combinato con le unità di superficie è stato migliorato, come anche la variabilità degli scenari durante le esercitazioni, il rifornimento in mare, le riparazioni d'emergenza ecc. La collaborazione con le università di Wuhan e Harbin per creare un centro di ricerca è stata pure attuata, con la prima che dal '99 ospita l'Accademia del Genio Navale e dell'Elettronica navale, la seconda per l'Ingegneria subacquea. Nel frattempo sono stati condotti estesi studi per la creazione di mappe batimetriche precise dei fondali. Lo scenario più plausibile è la guerra contro Taiwan, che nel 2003 aveva sì parecchie navi ASW, ma solo 6 S-2T su 26 erano operativi, e senza i 12 P-3C richiesti agli USA non era prevedibile di rompere un eventuale blocco che i sommergibili cinesi potevano fare ai danni del traffico mercantile, che rifornisce Taiwan del 90% dei propri bisogni. Dal canto loro i Taiwanesi, con 4 SSK, non sarebbero stati certo in grado di minacciare i traffici navali cinesi. È anche vero che questo ha fatto sì che la Marina cinese non sia rimasta molto interessata alla lotta ASW, tanto che fino a non molto tempo fa i compiti dei suoi sottomarini non comprendevano la caccia ad altre unità subacquee, ma con l'evoluzione della tecnologia e delle capacità operative dei battelli la cosa diventava sempre più necessaria, oltre che naturale. Del resto, la possibile azione militare dell'USN a supporto di Taiwan avrebbe forse richiesto anche uno scenario del genere, con i sottomarini cinesi in caccia delle portaerei americane. Con un numero sempre maggiore di unità equipaggiate di elaboratori digitali e sistemi idrofonici passivi ad alte prestazioni, gli SSK cinesi, non più costretti ad usare il sonar attivo, sarebbero già di per sé più pericolosi di quanto non fossero prima. La minaccia sarebbe particolarmente pericolosa nella zona ad occidente di Taiwan, dove le acque sono meno profonde e gli SSN americani meno capaci di dimostrare appieno la loro superiorità. Del resto, in termini storici le 17 portaerei affondate dai sommergibili durante l'ultima guerra mondiale rappresentano un precedente, così come la dottrina della Marina russa e sovietica, che proprio nei suoi sottomarini era versata a contrastare le portaerei americane. Per i cinesi, un attacco coordinato con un centinaio di missili antinave è ancora un valido argomento contro un gruppo di portaerei americane. Del resto, l'interdipendenza economica frena la competizione geopolitica e così la crisi del 2000 sembra oramai piuttosto lontana tra le due potenze, per non dire del fronte comune contro il terrorismo islamico (che interessa anche le regioni occidentali della Cina). La questione di Taiwan è sì importante, ma in questo aspetto, del tutto secondaria e politicamente risolvibile senza azioni di guerra aperta, anche se non si possono escludere situazioni di tensione, come quello che è accaduto nel '96 in occasione delle elezioni sull'isola-fortezza che, nell'occasione, subì la pressione della minaccia navale e missilistica cinese. I Cinesi non possono invadere Taiwan con un'azione militare diretta, ma possono colpirla ai traffici, isolarla, e costringere gli USA ad intervenire rendendo manifesta l'incapacità taiwanese di sopravvivere con le sue sole forze.

Portaerei, situazione al 2008[2]

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La Cina ha manifestato grande interesse ed attenzione per le navi portaerei, come indispensabile strumento di 'proiezione di potenza'. A maggior ragione considerando l'obsolescenza della sua componente aerea strategica, l'espansione della flotta di navi d'alto mare, e la scarsità numerica di missili ICBM moderni. Tutte ragioni per attirare a dotarsi, prima o poi, di questo strumento. Una cosa che però non si improvvisa tecnicamente e che, economicamente, costa una quantità impressionante di denaro per restare in efficienza. Il miglior risultato è stato finora, l'aver comprato la VARYAG, la sorella della Kutzetsov, mai ultimata e ufficialmente acquistata nel 1998 da una ditta di Honk Kong, la Chinluck per essere trasformata in un casinò galleggiante.

Del resto, come si vedrà, la cosa è meno stravagante di quanto si potrebbe pensare, dato che i Cinesi già avevano comprato la vecchia 'Melbourne' australiana e le russe 'Minsk' (portaelicotteri classe 'Moskva') e 'Kiev', tentando persino l'acquisto della 'Clemenceau' francese. Così in teoria, i Cinesi hanno la seconda flotta di portaerei mondiale. Anche se sarebbe più giusto dire che hanno il secondo (?) parco archeologico della specialità.

In teoria la grande nave russa avrebbe dovuto essere portata a Macao, ma di fatto è finita nella base militare di Dailan. Comprata per 30 mln di dollari, è attualmente finita direttamente con colori e insegne della Marina militare cinese, confermando che stavolta si trattava di un vero 'bluff' e che in realtà sarebbe stata voluta per completarla una volta per tutte come nave ammiraglia della loro flotta o quantomeno come nave scuola della specialità, con un costo di completamento stimato in un mld di dollari almeno. Nel mentre sarebbero stati comprati, pare (ma non è confermato) dei Su-27 navali.

Soprattutto entro il 2020 si vorrebbero delle portaerei da circa 40-50 mila t, possibilmente nucleari, simile alla nave russa o alla francese de Gaulle (chissà che per allora non si siano comprati direttamente l'originale..). Si parla anche di caccia J-10 navalizzati con motore AL-31FN vettoriale, di elicotteri Ka-31 AEW e aerei biturbina multiruolo. Nel frattempo a Sanya, isola di Hainan, viene costruita una grande base navale per accogliere anche navi delle dimensioni di una portaerei, nonché i nuovissimi SSBN Type 094. Per ora vi sono in Cina sì delle navi 'tuttoponte', ma si tratta delle vecchie unità russe, trasformate molto saggiamente (vista l'apparente non convenienza di una diversa destinazione d'uso) in parchi tematici: la Kiev a Tianjin, la Minsk a Shenzen. Ma soprattutto, un terzo gigante 'tutto ponte' è presente ma non operativo come portaerei: si tratta di una 'concrete carrier', una portarei di cemento. È stata costruita a Qingpu, ed è una sorta di riproduzione di una portaerei 'Nimitz'. Non navigherà mai, né somiglia come una goccia d'acqua alle portaerei USA (ma vista da lontano è difficile capire le differenze), e i suoi mock-up dei 'Rafaele' e S.Etendard sono una 'licenza poetica', ma onestamente si tratta di un lavoro fatto con tempi, precisione ed eleganza di raro valore. La passione dei cinesi per le portaerei e della loro simbolica potenza oceanica, che proprio la Cina a suo tempo aveva con la prima flotta d'alto mare degna di questo nome, è un dato oggettivo. Come si riuscirà a concretizzarla con delle realizzazioni pratiche è ancora un argomento oggetto di speculazioni più che di previsioni realistiche.

  1. Murray e Goldstein, La componente subacquea della Marina Cinese, RID dic 2003
  2. Fassari Giuseppe, speciale portaerei su Aerei set-ott 08