Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Italia: Marina 5

Indice del libro

Fucilieri di Marina[1]

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Il Reggimento San Marco è un'unità militare di fucilieri di marina in forza alla Marina Militare Italiana. Costituisce, insieme al reggimento Lagunari "Serenissima", in forza all'Esercito Italiano, la componente anfibia delle Forze Armate Italiane.

Per la loro divisa e le tipologie di impiego, questo reparto potrebbe essere erroneamente definito in forza all'Esercito: in realtà il Battaglione San Marco non ha mai fatto parte dell'Esercito ed è appunto una delle più gloriose unità della Marina Militare oggi e lo fu della Regia Marina. Per ruolo e tipologia di impiego, sono paragonabili ai più celebri marines statunitensi con i quali condividono l'addestramento (a Quantico Base, Virginia) e l'equipaggiamento; il loro motto fu adottato anche dai Royal Marines.

Nel corso dei decenni gli uomini del San Marco sono stati di volta in volta organizzati come Battaglione, Reggimento o Brigata.

Oggi fa parte dalla Forza da sbarco della Marina Militare, insieme al Reggimento Carlotto, con cui condivide buona parte della storia.

Le origini dell'unità risalgono al 1713, quando Vittorio Amedeo II, duca di Savoia e neo-insediatosi re di Sicilia, istituì il Reggimento La Marina, un reparto composto da marinai della Squadra Navale, e questo reparto per primo entrò in Sicilia, per consegnare la regione al nuovo Re dopo che questi l'aveva ottenuta come regno dalla Spagna, a titolo di conquista, con la firma del trattato di Utrecht. Seguirono molte imprese militari per tutto il Risorgimento, fino a che questo reparto venne sciolto nel 1878 per volere del generale Benedetto Brin, ma reparti da sbarco vennero costituiti sulle navi principali e usati in varie occasioni, tra cui la prima vera missione 'internazionale' dell'epoca, la difesa delle Ambasciate durante la Rivolta dei Boxers, nel 1900. I Marò combatterono anche nella I GM con la 'Brigata Marina', seguirono vicissitudini varie come, dopo Caporetto, la difesa della città di Venezia sotto forma di un reggimento su tre, poi 4 battaglioni. Nel dopoguerra venne ricostituita come unità militare ufficiale, ricevendo la bandiera con il leone alato dal sindaco di Venezia. Nella Seconda guerra mondiale combatté soprattutto in Nord Africa con 7 battaglioni, poi si unì alla guerra di Liberazione, ma non nella sua totalità, alcuni reparti infatti andarono a combattere per la RSI. Alla fine della guerra il Reggimento era stato protagonista dell'entrata a Venezia, come onore per il suo servizio bellico. Nell'immediato dopoguerra, dal 1951, i Fucilieri di Marina vennero riuniti ai Lagunari nell'unita interforze esercito marina denominata Settore Forze Lagunari, e stanziati a Villa Vicentina, presso Udine. Il Settore Forze Lagunari era composto da due battaglioni, il Piave e il Marghera: i "marò" del San Marco costituivano la compagnia anfibia, i lagunari dell'esercito la compagnia autoportata.

Nel novembre dello stesso anno l'unita fu di nuovo in prima linea, questa volta in una missione di pace: gli uomini del San Marco furono tra i primi a prestare soccorso agli alluvionati del Polesine.

Nel 1956 il Battaglione venne sciolto. La componente dell'esercito che costituiva il Battaglione a partire dal 1° luglio 1957 venne riorganizzata nel Battaglione Isonzo, un'unità meccanizzata (di cui un gruppo su tre anfibio) unita dopo soli due mesi nel Raggruppamento Lagunare con i battaglioni anfibi Marghera e Piave. Dal primo luglio dell'anno successivo il raggruppamento divenne Reparto Lagunare Appoggio, gettando le basi per la prossima costituzione del Reggimento Lagunari Serenissima.

I vertici della Marina decisero di ricostituire il San Marco come battaglione nel 1964. Fu deciso l'anno dopo ri riorganizzare la base dei fanti di marina inquadrandola nella 3a Divisione navale di Brindisi, che all'epoca aveva le due navi da sbarco ETNA e VESUVIO ex-US Navy. La base venne trasferita a Taranto, presso i Baraccamenti Cugini; dal 1972 fu spostata nel castello di Brindisi, all'interno della Stazione Navale, venendo raggruppato con la IIIª Divisione Navale insieme a tutte le altre unità anfibie della Marina. Quell'anno arrivarono finalmente due navi da sbarco relativamente nuove, la CAORLE e la gemella GRADO, che diede il nome alla classe, e anch'esse ex-US Navy. Per un certo periodo di tempo condivisero l'onere del trasporto fanti con la BAFILE, comprata nel '68 sempre dagli Stati Uniti.

Nel 1982 fu deciso di riorganizzare il S.Marco, fino ad allora una forza molto modesta numericamente, facendogli raggiungere il totale di 600 effettivi, con un Gruppo Operativo su due compagnie di 150 uomini l'una (e quindi la forza reale d'impiego era, in ogni caso, di appena 300 effettivi), un gruppo scuole e vari servizi. Nell'autunno di quello stesso anno il battaglione fu mandato in missione all'estero, in Libano per il contingente ITALCON, in missione di pace per proteggere i profughi palestinesi, perdendo in azione un operativo, Filippo Montesi.

Nel 1987 il San Marco fu presente nel Golfo Persico. Il conflitto Iran-Iraq si era esteso alle rotte commerciali del Golfo, arrivando a minacciare gli interessi commerciali dei paesi occidentali. Gli Iraniani accusarono Arabia Saudita e Stati Uniti di supportare militarmente l'Iraq, e cominciarono a colpire le navi occidentali in transito. L'Italia inizialmente non partecipò alla forza multinazionale ONU, salvo poi essere spinta ad intervenire il 3 agosto successivo dopo l'assalto iraniano alla nave italiana Jolly Rubino. Sarebbero tornati in zona nel 1990, quando c'erano da ispezionare i mercantili in zona, durante la crisi che avrebbe portato a Desert Storm. Ma nel frattempo, nel 1987-88 giungevano due navi da sbarco di nuovo tipo, delle mini-portaelicotteri, le LPD S.Giorgio e S.Marco. I conflitti convenzionali a bassa intensità, da allora in poi, sarebbero stati molto più importanti rispetto alla situazione di un mondo ingessato dalla minaccia nucleare. I fucilieri di marina erano ovviamente ben predisposti per questo cambiamento e il processo di trasformazione per portare il S.Marco a livello di reggimento iniziò grossomodo da questo tempo. Anche perché nel 1991 venne impostata la S.Giusto, terza LPD, ufficialmente con compiti non tanto ben definiti (protezione civile? nave scuola?). Chiaramente fin troppe navi per una forza da sbarco di trecento soldati e vari supporti. Una nuova caserma venne poi aperta in località Brancasi, vicino a Brindisi. Questa venne intitolata a Ermanno Carlotto, che fu un ufficiale morto durante la rivolta dei Boxers nel 1900, dove c'erano anche i Fucilieri di marina italiani a protezione delle ambasciate internazionali. Comunque sia, è chiaro che spostare i fucilieri di Marina dal Veneto alla Puglia significava qualcosa di ben precisio: la proiezione di potenza in località del mondo ben distanti dalla protezione del suolo patrio, operazioni non sempre pacifiche con buona pace dell'art. 11 della Costituzione.

Già nel 1991, appena pochi mesi dopo la fine della guerra del Golfo II il S.Marco venne mandato in Somalia su due navi per evacuare decine di civili dall'ambasciata italiana di Mogadiscio. L'anno dopo i Marò tornarono e parteciparono per tre mesi a Restor Hope, per poi infine ritornare in Somalia nel '95, quando oramai la missione ONU era in rotta, per coprire nell'ambito della missione UNITED SHIELD il disimpegno degli ultimi Caschi blu presenti. La Somalia era definitivamente persa.

Nel 1992-96 il S. Marco mandò squadre di fanti per ispezionare i mercantili per impedire i traffici d'armi verso la ex-Jugoslavia, precipitata nel Caos. Stavolta si trattò di operare nell'Adriatico, in zone ben più usuali per le F.A. italiane. Nel '94, ad operazioni ancora in corso, venne deciso di costituire un NLA, Nucleo Lotta Anfibia, che in concreto, per rendere il S.Marco all'altezza di altre forze anfibie estere, avrebbe visto l'impiego di alcuni dei tanti elicotteri della MMI rimasti sostanzialmente disoccupati ora che i sottomarini sovietici non erano più d'attualità. Questo nucleo aveva Sea King e AB.212, i primi per il trasporto, i secondi anche per il supporto di fuoco con razzi e armi automatiche. Questi elicotteri erano ovviamente spogliati dei pesanti equipaggiamenti per la lotta navale. Nel '95 il S.Marco, che è ancora una forza minuscola rispetto ad altri 'Marines' ma che è pur sempre associato ad una flotta in proporzione ben più grande e potente (tra le prime 10 del mondo), diventa un Raggruppamento Anfibio o GRUPANF. Il Battaglione S.Marco, da allora, resta solo come denominazione del Gruppo Operativo, che è stato portato 'addirittura' a livello di battaglione: *reparto comando, tre cp. d'assalto, una cp. d'armi d'accompagnamento, una cp. trasporti e i plotoni RECON (ricognizione), DOA e pionieri.

A partire dal 16 settembre 1996 il contingente è entrato a far parte della SILF (Spanish Italian Landing Force), una forza da sbarco congiunta ispano-italiana, attivata il 23 novembre successivo e destinata ad operare nei teatri di combattimento internazionali per conto della NATO.

Il SILF è strutturato in forma di Brigata Anfibia, composta da due reggimenti di manovra, da artiglierie e armi di supporto anticarro ed antiaeree, ricognitori e demolitori, genieri, elicotteri e supporto aereo, IFV e mezzi da combattimento o assalto.

Nel frattempo, gli impegni 'in agenda' per la piccola unità della Marina continuano: è difficile capire come sia stato possibile fare tutti questi aggiornamenti 'in corsa' quando molti dei pochi soldati disponibili erano dispersi in aree estere o sulle navi. Per esempio, dal 1997 i fucilieri di Marina erano stati schierati a Sarajevo per l'operazione STABILIZATION FORCE della JOINT GUARD. Per giunta, nello stesso periodo erano anche in Albania, per la prima di tante missioni in rapida successione, tanto che ancora nel 2005 erano là, operanti a Valona con il 28° Gruppo Navale. La loro operazione era l'ALBA NEO in origine, che servì per evacuare molti civili grazie agli elicotteri e alle navi S.Giorgio e S.Giusto, nell'ambito di quella che è rimasta niente di meno che l'unica vera missione anfibia reale dal dopoguerra. Poi sarebbe venuta la missione ALBA nell'ambito della FMP (Forza Multinazionale Protezione) per stabilizzare la regione. Non è mancata la JOINT GUARDIAN in due periodi, dal giugno 1999, dove i marò sono stati mandati in Kosovo per proteggere i profughi di etnia albanese, specie a Klina e Dakovica, e poi a Mitrovica nel secondo ciclo di missioni. Qui i Marò aiutarono i francesi che avevano difficoltà nel tenere sotto controllo la situazione, che dev'essere stata davvero difficile se proprio qui il S.Marco svolse, per la prima volta, operazioni a livello di Reggimento (=tutti gli uomini disponibili). Come se non bastasse, nel periodo settembre 1999-marzo 2000 il S.Marco venne mandato anche dall'altro capo del mondo, a Timor Est, per l'Operazione STABILIZE. Si trattò di una dozzina di uomini su nave S.Giusto. Non operarono a terra.

Certo non è mancato il lavoro per il piccolo reparto anfibio della Marina durante gli anni '90, ma non è che la cosa sia cambiata nel decennio successivo, anzi.

Dal 1° ottobre 1999 il reggimento è stato riorganizzato in forma di Brigata come "Forza da sbarco della Marina Militare", suddiviso in Reggimento San Marco, Reggimento Carlotto e in un Gruppo Mezzi da Sbarco. Proprio quell'anno la MM intraprese un'operazione di ristrutturazione della sua componente operativa che accentrò le operazioni e il controllo dei mezzi con il Comando in Capo della Squadra Navale o CINCNAV, da cui vengono tenuti sotto controllo altri comandi complessi: forze d'altura, aeree, subacquee, e da sbarco. Questo è retto da un contrammiraglio con uno staff retto da un Capitano di Vascello, e in tutto ha in forza 2.100 elementi. San Marco e il Carlotto sono a loro volta comandati da un capitano di vascello ognuno. Ma questo non inganni: la forza complessiva è ancora, per le missioni combat, di un battaglione ovvero poche centinaia di soldati.

Dal novembre 2001 il S.Marco ha partecipato alle operazioni di Enduring freedom, con team a bordo di navi incrocianti nel Mar Arabico per controllare le navi della zona, specie per impedire la fuga dei terroristi via mare. Poi è arrivato nel 2003 l'impegno di ANTICA BABILONIA, a cui i marò hanno operato nella Brigata Interforze, prima operando (dal novembre 2003) dalla S. Giusto, poi circa 150-170 soldati sul territorio. Il 6 aprile 2004, per la sanguinosa battaglia dei ponti a Nassyria vennero riconquistati i ponti (3) che erano stati occupati dai ribelli irakeni, venne dato incarico al S.Marco di riconquistarne uno. A parte questo c'è stato il collegamento con un terminale SICRAL satellitare della MMI a favore dei Carabinieri schierati in zona.

Negli anni a seguito del 2000, la forza da sbarco ha partecipato a stretta collaborazione con l'Esercito Italiano nelle missioni in Afghanistan ed in Iraq, e non ultima come entry force (in collaborazione con il Reggimento Lagunari dell'Esercito) in Libano nella missione a mandato ONU Unifil 2.

Il San Marco è un'unità altamente preparata, attrezzata e organizzata. Dal 1991 è stanziato a Brindisi in una caserma intitolata a Ermanno Carlotto, l'eroe dell'impresa cinese, costruita appositamente in contrada Brancasi. Nella caserma oltre alla sede dei Fucilieri di Marina si trova il centro di addestramento dello SDI, il Servizio Difesa Installazioni; la caserma è dotata di un'area di addestramento presso l'Isola di Pedagne, vicino a Brindisi.

Le 3 navi anfibie sono inquadrate nel COMFORAL, Comando FOrze dl'ALtura, che è responsabile del mantenimento in efficienza delle grandi navi maggiori, anche quelle logistiche.

L'organizzazione del S.Marco, dalla costituzione simile a quella di una brigata, ha 2 reggimenti 1 un gruppo: i primi sono il S.Marco e il Carlotto, il secondo è il Gruppo Mezzi da Sbarco. E pazienza se al dunque l'unica unità da combattimento dell'intera brigata sia un battaglione, il S.Marco appunto.

Ecco l'organico complessivo:

Struttura COMFORSBARC. Forza da Sbarco della Marina Militare

  • Reggimento San Marco
  • Reparto Comando
    • Battaglione Assalto Grado
    • Battaglione Logistico da Combattimento Golametto
      • Compagnia Operazioni Navali
      • Compagnia Operazioni Speciali Bafile
  • Reggimento Carlotto
    • Comando
    • Reparto Amministrativo
    • Battaglione Logistico Cortellazzo
    • Battaglione Scuole Caorle
  • Gruppo Mezzi da Sbarco
  • Nucleo Mezzi da Sbarco
  • Nucleo Organizzazione Spiaggia

Di questi reggimenti, il S.Marco è quello da combattimento, il Carlotto da supporto logistico. Il Comando è a Brindisi dell'intera forza da sbarco, nel comprensorio della Marina Militare attorno al castello Svevo, tanto che i mezzi da sbarco e le 3 LPD sono ormeggiate nella darsena appena sottostante. Per la Fanteria invece c'è la Caserma Carlotto a Brancanesi, 5 km nell'entroterra da Brindisi. Ma questa caserma, costruita negli anni '80, non era più sufficiente per ospitare una forza assai cresciuta numericamente (negli anni '80 il S.Marco comprendeva nel suo insieme 600-750 persone), per questo ci si attendevano ingrandimenti e ampliamenti verso un'area vicina alla sede, anche per ottenere un poligono per tiri reali e rimesse coperte per i numerosi veicoli del parco mezzi. Ma i tre lotti con cui erano da costruire tali infrastrutture nuove non sarebbero stati di rapida realizzazione: ciascuno avrebbe avuto lavori della durata di 5 anni, ovvero il completamento di questi sarebbe stato possibile non prima del 2020, certo non una buonissima notizia, specie se si considera come edifici di grosse dimensioni civili vengano tirati sù, anche senza ricorrere all'abusivismo, nell'arco di mesi.

Ora torniamo al S.Marco, il fulcro della Forza da Sbarco. Questo reggimento aveva il reparto comando, battaglione assalto Grado, battaglione Golametto, Compagnia Operazioni speciali e Compagnia Operazioni navali.

Detto che il Comando è responsabile della conduzione di sbarchi complessi, aiutando il comandante del reggimento S.Marco, e fornire il supporto intelligence con il sistema C2PC e le comunicazioni strategiche che permettano al S.Marco di dialogare con le più importanti cariche del comando militare. Infine il Reparto Comando ha anche dei 'firepower control team' che supportano l'azione da sbarco del S.Marco con designatori laser e coordinare via radio le azioni di fuoco su obiettivi acquisiti, anche da battere con i cannoni delle navi e i mortai.

Ma veniamo al Battaglione 'Grado', la ragion d'essere di tutta la capacità anfibia della Marina: un'unità d'elitè in cui chiaramente la quantità, non abbondante, è stata compensata dal devolvere le risorse disponibili con una qualità inversamente proporzionale di uomini e mezzi. Ha:

  • comando, due plotoni specialistici, una compagnia armi e tre compagnie d'assalto.

Delle unità minori c'è da ricordare il plotone comunicazioni, con tutte le risorse quindi raggruppate invece che disperse nelle compagnie e plotoni. In questo modo è possibile rendere più facile l'addestramento; quando si tratta di usare unità sul territorio il plotone si dispone con piccole unità di comunicazione assieme a compagnie e plotoni. Il plotone pionieri è un'altra unità fondamentale perché è incaricato di bonificare i campi minati, ma anche, nelle missioni di peacekeeping, quelle in cui in pratica si ritrovano ad operare, di bonifica di mine e ordigni inesplosi.

La cp armi ha una vasta pletora di armi: plotone su mortai da 120 mm a canna liscia, di recente acquisizione (in corso d'acquisto quelli a canna rigata), e 3 ulteriori invece hanno quelli da 81 mm. Questi mortai, utilizzati da molti anni, per il S.Marco sono fondamentali essendo né troppo grossi né troppo leggeri per appoggiare le missioni di sbarco. Vi è anche un plotone con i missili Stinger con 3 sistemi portatili, e un plotone di missili controcarri TOW 2, utilizzabili da lanciatori a trippiede da terra: sono dell'ultima versione, che l'Esercito Italiano non ha comprato in quanto maggiormente interessati allo Spike: così l'addestramento è stato portato avanti in Spagna, dove esiste questo sistema d'arma. Questi sei sistemi sono da utilizzarsi a terra per mancanza di veicoli di lancio idonei (cosa molto strana, visto che sono disponibili lanciamissili persino per le Jeep), almeno fino a che non arriveranno i VTLM Lince con apposita predisposizione. Insomma, una compagnia armi d'appoggio con ben 6 plotoni con 4 tipi di armi diverse.

Ora le compagnie d'assalto: hanno plotone comando, plotone controcarro con i Panzerfaust 3 e 3 plotoni d'assalto. Il plotone d'assalto si suddivide in 4 squadre di 8 uomini (i Marines hanno 12 uomini), e ogni plotone ha una mitragliatrice MG o Minimi, e può usare il lanciarazzi Istazala C-90 o il più grosso e specializzato Panzerfaust 3. Rispetto al passato il plotone ha perso la squadra mitragliatrici con le MG, che sono state distribuite a livello di squadra per dare a quest'ultima un maggiore potere di fuoco. In tutto, quindi il Grado poteva contare su una forza di fucilieri, a parte gli elementi di supporto, di 9 plotoni con 36 squadre e 288 uomini. Non molto, a dire il vero, anche considerando la presenza dei vari plotoni di supporto e della compagnia armi dovrebbe essere arduo che in tutto vi siano più di 500 persone, una forza valida ma pur sempre, questo è l'unico battaglione realmente operativo della Forza anfibia (per missioni 'combat').

L'armamento del singolo fante è ricco, visto che è facile equipaggiare una forza d'impiego tanto piccola con lotti di equipaggiamenti di qualità: la pistola standard è la Beretta 92S, il fucile standard è il Beretta SC 70/90 da 5,56 mm, che è in versione particolarmente ricca di opzioni: può avere un lanciagranate da 40 mm con un telemetro (!), puntatori laser olografici o visori notturni come il MUM con ottica Agog, o ancore l'M983 di III Generazione IL. Esistono anche le immancabili HK MP-5A, con la predisposizione per visori IL o puntatori laser olografici, ma sono soprattutto per la compagnia Operazioni Speciali e quella Operazioni Navali. Questo personale, il più preparato, ha anche la possibilità di usare i fucili HK MSG-90 da 7,62 mm e addirittura l'MC Millan M-.87 da 12,7 mm della Harris Gun Works, oltre ai fucili Accuracy Int. UK AW Sniper o il Covert Sniper, entrambi da 7,62 mm, insomma ben 4 tipi di fucili da tiro di precisione. Esistono anche visori notturni di vario tipo, anche installabili sugli elementi in kevlar, per esempio il mini N/SEAS israeliano, ma almeno nel 2005 non ce n'erano abbastanza per tutti i Fanti di marina del GRADO.

Come armi d'accompagnamento esiste la FN MINIMI M-249 da 5,56 mm, praticamente la versione in uso negli Stati Uniti, la più vecchia MG -42/59 da 7,62 mm, e la M2 Browning da 12,7 mm, tutte armi che possono essere montate nelle varie ralle di carico dei veicoli. Ma in genere, che siano i VCC o i VM-90 su cui viaggiano in genere le squadre di fanti, è in genere l'M2 a far bella mostra di sé. Come armi specializzate vi sono i missili MILAN (ma a che livello? la compagnia normalmente ha il Panzerfaust come arma di supporto da parte de plotone armi), Panzerfaust 3 con la possibilità d'usare il simulatore Sim Rad KN 250 S (in aggiunta al sistema 'da camera' con immagini proiettate nello schermo) su cui è possibile montare anche un sistema IL di II generazione; il sistema C-90 spagnolo, lanciarazzi meno potente ma polivalente, in uso dal 1993; i 6 lanciamissili TOW 2 di cui sopra, il missile Stinger 'Plus', e infine mortai: quelli a canna liscia da 81 mm, quelli a canna liscia da 120 mm e un modello paricalibro rigato che dovrebbe sostituire questi e non quelli medi. Non pare che vi siano mortai leggeri da 60 mm.

I veicoli usati dai Marò comprendono mezzi di vario tipo: tra questi gli AA-7 A1, ovvero i vecchi LVTP-7 aggiornati. Non sono molti perché in carico anche ai Lagunari (altra 'follia' di questa situazione di sovrapposizione) e dei 25 originariamente consegnati ne restavano in carico 10. Ricostruita totalmente questa vecchia macchina bellica ha comportato un motore potenziato del 40% con nuova trasmissione e sospensioni, torretta con mitragliera da 12,7 (M2?) ma anche lanciagranate da 40 mm. LWR, corazze aggiuntive EEAK israeliane, il tutto fatto in Italia dall'azienda Goriziane, ma sotto la supervisione della United Defense. IN pratica lo scafo è stato svuotato e riempito di nuova meccanica ed equipaggiamenti. Per le comunicazioni i nuovi AAV-7 A1 sono diversi da quelli dei marines e dei Lagunari, avendo un sistema Selex Communications. In tutto era previsto che degli AAV-7 quello recupero avrebbe avuto solo una radio VHF, sui 15 AAVP-7 A1 ne sarebbero state montate 2 HF, e GPS e una postazione C2PC che permette di trasmettere la posizione del mezzo via radio o satellite. I due carri comando AAVC-7 A1 avrebbero avuto il GPS, UHF, VHF, HF anche di tipo satellitare e data-link. Lo spazio non manca dentro questi mezzi e così sono dei veri centri di comando mobile, con 4 postazioni C2PC per stabilire la posizione dei propri mezzi da sbarco del tipo standard da trasporto truppe. Dunque in tutto gli AAV-7 sono 18, in tutte le loro versioni, o almeno lo sarebbero stati dopo tutti gli aggiornamenti. L'aggiornamento in parola li avrebbe portati ad una ben maggiore mobilità, protezione e potenza di fuoco, per cui sarebbero diventati dei mezzi di maggiore efficacia quando impiegati anche sulla terraferma, distanti dalle spiagge loro consuete. Per l'imponente sagoma invece, non c'era niente da fare.

I 36 vecchi VCC-1, nonostante la loro età veneranda, sono ancora sulla breccia: sono gli unici che possono ottenere le corazze aggiuntive, o quantomeno che le hanno ottenute davvero, per questo sono andati anche in Irak. I 40 VCC-2 sono stati recentemente aggiunti, e in teoria, con la costituzione della brigata anfibia, avrebbero dovuto diventare tutti dei 'mini-LVTP' con il kit Aquisgator della Aris torinese, con eliche e muso con una specie di modulo dall'aspetto di un AAV-7. Ma questo accadeva nel 1999, quando si valutava davvero di costituire la Brigata anfibia Interforze o BAI. Poi il progetto fu abbandonato o meglio, sospeso, e il programma per modificare questi mezzi abbandonato. Solo 4 prototipi sono stati completati, e consegnati alla forza da sbarco della Marina (meglio di niente..). In tutto, dei 40 mezzi di questo tipo disponibili, ben 20 VCC-2 non arrivano dall'Esercito, ma dai Carabinieri, che per quanto potesse sembrare incredibile, avevano ricevuto ad un certo punto anche questi mezzi cingolati, che altro non sono che M113 con corazze aggiuntive e poche altre modifiche (naturalmente con questi pesi in più gli M113 hanno perso le capacità anfibie, già di partenza modeste, anche se 'ufficialmente' restano ancora mezzi anfibi..). Questi 20 ex-Carabinieri (nessuno modificato come Acquisgator) si differenziano da quelli dell'E.I. perché in configurazione 'Ordine Pubblico' (che notoriamente non fa rima con 'cingolato'..) ovvero con un sistema di protezione NBC uguale a quello dei Leopard: può sembrare strano, ma serviva per 'eliminare l'effetto dei lacrimogeni', prese d'aria motore protette per ridurre l'effetto delle bottiglie molotov, estintori sui cingoli per lo stesso motivo. Come aggiornamento, unico, di questi vecchi cingolati c'è stata la rimozione della radio RV4 in cambio della VHF Selex SRT 634. Si attendevano poi 12 VTLM, i Jipponi antimina e blindati di nuova generazione, che erano il primo lotto visto che poi dovevano seguire anche altri, quanto meno quelli porta-TOW o anche Stinger. Il mezzo standard restava il VM-90, in numerose configurazioni, anche con la possibilità di installare protezioni balistiche, e con la predisposizione per le radio SRT 634 con capacità COMSEC/TRANSEC, oltre a mezzi specifici con radio aggiuntive VHF, HF de UHF, e infine altri mezzi nuovi, tipo 36 Astra ACTL medi, ricevuti nel 2004.

Quanto al battaglione GOLAMETTO compendio del precedente, è quello che opera come 'logistica da combattimento' anzi, 'Logistica di aderenza' nella definizione all'italiana. Questo equipaggiamento logistico viene richiesto al btg. CORTELLAZZO del Rgt Carlotto, perché è questo che lo ha contabilmente in carico, e questo accade prima ancora dello stivaggio a bordo delle LPD. Per curare la logistica sul campo di battaglia, il personale di questo battaglione è abilitato anfibio, e almeno per compiti di autodifesa è in grado di sparare come anche di usare -come personale trasportato- l'elicottero. Da notre che il personale brevettato per compiti anfibi ha il basco su sfondo rosso, mentre il personale della MM, anche quando ha la mimetica ha il fregio su sfondo nero.

Purtroppo non ci sono molte informazioni sull'organico del Golametto, che tra l'altro gestisce la logistica anche per le attività del Comando Forza da Sbarco e quella addestrativa del Carlotto. E' strutturato su comando, compagnia logistica, compagnia trasporti, e compagnia sanità. Provvede al sostegno logistico del battaglione Grado, e fornisce gli autisti dei vari mezzi blindati in dotazione alla forza da sbarco.

Poi parliamo della Compagnia Operazioni Navali, che ha compiti di 'sicurezza' ed è imbarcata sulle navi della Marina per fare le ispezioni sui mercantili da controllare; è un'attività iniziata nel Golfo durante il 1990 se non prima, ma soprattutto esercitata nell'Adriatico; poi è stata la volta del Mar Arabico per cercare i terroristi di A.Q. in fuga, arrivando in genere con un elicottero che controlla eventuali possibilità di trovare punti d'abbordaggio per il gommone. Poi arriva il gommone o un altro elicottero e sotto la sorveglianza di un tiratore scelto da parte del primo elicottero, si sbarca sulla nave e si perquisisce.

La Cp Operazioni Speciali ha praticamente quasi gli stessi compiti del Consubin, con cui collabora alle volte. Comprende personale da ricognizione e quello SDO, ovvero Sommozzatori Demolitori Ostacoli. Entrambi fanno parte delle azioni preliminari per controllare le spiagge prima degli sbarchi, ma la COS, (Compagnia Operazioni Speciali) ha personale abilitato, per la maggior parte, a fare entrambe le cose. I 'Recon' team si infiltrano nelle previste aree da sbarco e comunicano con radio satellitari in fonia o con scambio dati quanto trovano, e magari neutralizzare certi obiettivi fondamentali per lo sbarco anfibio.

L'attività SDO comprende essenzialmente la demolizione occulta, operando di notte, sott'acqua, di campi minati e altre ostruzioni navali, magari usando sonar portatili. Dovrebbero anche occuparsi dei campi minati sulla spiaggia, ma è un compito non certo facile da svolgere senza che qualcuno se ne accorga.. infine sono in fase di valutazione veicoli subacquei teleguidati, con tanto di cariche da demolizione per le azioni di controminamento. Del resto sono solo la naturale evoluzione di quelli usati da decenni per la scoperta e distruzione delle mine da parte dei cacciamine.

A parte il S.Marco, il CARLOTTO è l'altra unità operativa della forza anfibia. Ha un QG che mantiene in efficienza le infrastrutture, il Battaglione addestrativo per il personale e il battaglione Cortellazzo che mantiene in efficienza i mezzi di cui dispone la Forza da Sbarco. Che sono oramai tanti: circa 500 veicoli, peraltro in carico contabile non di questo battaglione ma in generale del rgt Carlotto.

Come equipaggiamenti vale la pena di ricordare i designatori laser GLDII della Litton, con tanto di GPS per rilevare la posizione dell'operatore, camera termica, computer Viking 2000. Il tutto è stato considerato necessario perché, come insegnato dall'esperienza in Kosovo, il rischio di danni collaterali è alto in situazioni belliche reali, per cui si rischia di colpire veicoli civili e poi non rendersi conto dei danni inflitti, magari ad un ponte strategico, perché i crateri sono stati occultati con lamiere verniciate. L'importanza degli 'osservatori avanzati', insomma, è fondamentale rispetto alla mera osservazione aerea, anche ad alta tecnologia. Visto che il GLD ha un computer, la telemetria del bersaglio più la posizione dell'operatore danno l'esatta posizione del bersaglio, comunicabile anche al sistema C2PC del comando o ad un aereo come l'AV-8B Plus, tramite il TLDHS, Target Location Designation and Hand Off System che informa il computer di missione dei dati e magari ricevendo anche le immagini e i filmati ripresi dal pod in dotazione all'aereo, il Litening II. Inoltre è possibile trasmettere le immagini della camera termica anche ad altri operatori. Insomma, si tratta di un sistema che garantisce una interoperabilità inimmaginabile quando le prime bombe laser cominciarono a cadere in Vietnam, già allora suscitando vivo clamore. I sistemi di comunicazione sono pure in carico al Carlotto, con apparati che non di rado hanno problemi di compatibilità tra nazione e nazione. Il S.Marco ha apparati radio americani costruiti su licenza e quindi non ha problemi di interoperabilità con i Marines americani, un bel vantaggio operativo perché nelle missioni anfibie le comunicazioni precise e tempestive sarebbero fondamentali. Tra il materiale in dotazione: radio digitali VHF-UHF Harris RF-5800H-MP Falcon II multibanda, che sono materiali comprati di recente e come tali, molto avanzati (si sà, l'elettronica fa passi da gigante..), tanto che sono possibili comunicazioni in fonia, data-link, GPS integrato, sistemi ECCM di protezione comunicazioni, indicazione automatica della posizione operatore tramite il GPS inviata al comando; poi è arrivato anche il minuscolo MBITR AN/PRC-148(V)(C), che è un aggeggio pesante 700 gr, dimensioni appena 3x6x21 cm, capace di comunicare sia con voce che con dati e sia VHF che UHF satellitare. I sistemi più tradizionali sono della SELEX: gli SRT 178 e i più potenti 478 in banda HF, il Tardidan PRC 660 in UHF, il VHF Selex SRT 633 e 634 da circa 4-16 km di portata, o i VHF AND Taridan PRC 624 di portata minore per le pattuglie; per le operazioni da sbarco ci sono anche i sistemi shelterizzati da 1 kW Selex SRT 1075 e 1080, poi gli SHF satellitari in banda X che gestiscono fino a 2 MB/sec; ce ne sono 2 bibanda e 1 tribanda (al 2005) in banda X e C o Ku; con la prima lunghezza d'onda è possibile comunicare con i satelliti come il SICRAL e con le altre due la copertura è oramai pressoché mondiale (specie con la banda C), utilizzabile anche con connessioni a banda larga commerciali; infine vi sono un sistema mini-SHF di minori capacità e quelli portatili come il Manpack SHF in banda X da 32 kB sec, per fonia o scambio dati.

Per quello che riguarda il battaglione CAORLE, sempre del reggimento Carlotto, la sua missione è anche formativa, addestrando i VFB fino al 2006, poi i VFP4 (ferma di 4 anni) che sono selezionati nella scuola Sottufficiali della MM e ricevno la qualifica FcM che ovviamente significa Fuciliere di Marina, dopo un corso apposito. Nella Forza da Sbarco viene poi fatto un corso di 20 settimane: 8 iniziali di addestramento basico e fisico, 12 specialistiche per diventare mortaista, missilista, assaltatore o pioniere. Dopo essere presi in carico al S.Marco e fatte due esercitazioni nazionali, arriva la 'Combat Readiness' e il soldato è bell'e fatto e arruolato. Al termine dei 4 anni eventualmente il nostro Marò chiede di passare in SPE e fa un altro corso di 12 settimane al CAORLE, più 4 settimane in un reparto operativo. Può diventare abilitato a ruoli come 'Recon', armi di supporto', logistica', pioniere', SDO' osservatore etc. Esiste anche il Corso di Abilitazione Anfibia frequentato da sottufficiali e ufficiali dietro apposita domanda: uno di staff-logistica da 3 mesi + apprendistato al reparto, e quello operativo di 6 mesi per diventare comandanti di plotone. Davvero la qualità in una piccola realtà come il S.Marco è ben curata. Viene in entrambi i casi acquisito il brevetto anfibio. C'é poi il corso di 'Specializzazione Anfibia' da frequentare a Quantico, negli USA dai 'cugini' Marines, con corsi di Expedionary Warfare o di Communication Information System. Dal 2006 pare che i corsi siano stati 'accorciati' come trasferta, in quanto la formazione era da tenere in Spagna. Sempre nei propri ambiti il CAORLE cura anche i nocchieri dei mezzi da sbarco e cura anche altri corsi d'addestramento per altri reparti della MM. Tra i tanti compiti, quello della formazione degli SDI (Servizio Difesa Installazioni) per il personale VFP1. Ogni anno vengono anche tenuti campi scuola nell'area di Massafra per l'Accademia navale (allievi di prima e seconda classe del Ruolo Normale), che durano una settimana e fanno parte del Corso 'Arte del Comando', e dal 2005 anche il Collegio Navale Morosini manda allievi per frequentare un simile corso. Poi c'è il Corso 'Combat Medicine' per personale medico e paramedico da mandare all'Estero. Vi sono anche altri corsi, ma questi sono almeno un buon esempio di quello che si fa. L'area addestrativa è costituita da due zone a circa 15 km da Taranto, l'isolotto di Pedagne e il poligono di Torre Cavallo. Ovviamente l'addestramento in mare è fondamentale per fare dei validi soldati di Marina.

Dentro la caserma c'è invece un'aula Magna, il poligono FATS e varie aule. Il poligono viene usato per l'addestramento con i fucili SC-70/90, i mitra MP-5A e il Panzerfaust 3. Si tratta semplicemente di uno schermo in cui viene proiettata una serie di scenari con figure statiche o in movimento, elicotteri da abbattere, carri da distruggere etc. etc., con un massimo di 5 'giocatori' con le armi, poi c'è il debriefing con l'analisi dell'azione e gli eventuali errori commessi. Nella caserma si imparano anche i segreti del sistema C2PC che come si è visto, è diventato davvero molto importante per le operazioni anfibie moderne.

Passando al Gruppo Mezzi da Sbarco possiamo vedere che tipo di mezzi abbia a disposizione: i 'chiattoni' sono 9 MEN (Mezzi da sbarco) o meglio erano tali nel 2005 con il programma di comprarne altri 5. Essi erano ad elica, ma questo tipo di propulsione pare sia stata gradita per quanto apparentemente obsoleta per via della rapidità del disimpegno possibile dopo lo sbarco; però vi sono anche 12 MDN a idrogetto, per il trasporto personale (i MEN possono sbarcare anche i VCC), alcuni barchini d'assalto in vetroresina, pochi gommoni a chiglia rigida, specialmente usati per compiti RECON e anche dagli SDO.

Come supporto da non dimenticare la Marina: le artiglierie da 127 mm anzitutto, e a maggior ragione se si considera le nuove munizioni VULCANO che ha un raggio più che doppio, di 50 km, già con il pezzo da 127/54 e aumenterebbe ancora con il cannone da 62 calibri, oltre al fatto di avere il sistema di guida GPS; e il missile OTOMAT Mk.2A che dovrebbe essere stato previsto per i De la Penne, in occasione dei lavori di mezza vita: introduce la capacità d'attacco contro bersagli terrestri, a cui ovviamente si sommano anche i velivoli come gli AV-8 e gli elicotteri, tra cui i futuri NH-90.

La novità futura era chiaramente la Forza di Proiezione dal Mare, ovvero la lungamente adombrata fusione con i 'Lagunari' in un'unica forza che avrebbe unito le capacità anfibie disponibili in un'unica unità.

Dalla disamina dell'entità del sistema addestrativo di cui sopra, oltre che della logistica, è chiaro che la gestione, per quanto punti alla 'qualità', sia profondamente irrazionale: per mobilitare in buona sostanza un battaglione di fanti di marina sono necessari una mole incredibile di mezzi e risorse: battaglioni logistici, una scuola di corsi specializzati non trascurabile, poligoni, risorse logistiche etc, con mezzi come gli LVTP-7/AAV-7 che pur essendo pochi sono dispersi tra Lagunari e S.Marco. Tra l'altro, è chiaro che 18 AAV-7, 36 VCC-1 e ben 40 VCC.2, più centinaia di altri mezzi, sono largamente eccedenti le necessità di un singolo battaglione, anche includendo quello logistico da combattimento: come del resto ben 3 navi da sbarco (recentemente più 'portaereizzate' con la demolizione del cannone di prua e del portello di carico anteriore, rimpiazzati da un ponte di volo ingrandito) più i 300 soldati impiegabili anche dalla CAVOUR (oltre che, per brevi periodi, la stessa Garibaldi, che si dice era prevista per 600 soldati, almeno questo era noto ai tempi della costruzione), tutto questo potenziale anfibio è inefficiente e costoso per una forza tanto ridotta. Con una brigata leggera (due reggimenti ciascuno su un battaglione, e i sistemi logistici) già sarebbe ben più ragionevole, e potrebbe contare sulle risorse dell'EI, in particolare con i Mangusta, e le componenti dei due reggimenti avrebbero avuto interscambi benefici. Ma chi avrebbe comandato questa forza, l'EI o la Marina? Queste rivalità hanno reso impraticabile fare questo 'salto' per decenni.

Dato che le operazioni sarebbero state prevalentemente dimensionate per compiti di tipo 'expeditionary' sarebbe stato opportuno adottare i mezzi, le tecniche e il personale similmente a quello della Marina, con gruppi autonomi invece che brigate specialistiche. Nel frattempo si approfittava per rimarcare la necessità di portare a 4 il numero delle LPD con una nuova, grande unità da circa 20.000 t. Difficile capire il motivo di questa necessità quando nazioni come la Spagna, il cui corpo di 'Marines' è di dimensioni maggiori anche della Brigata anfibia italiana, ha meno risorse di trasporto navale: forse un'ammissione implicita della inadeguatezza delle piccole S.Giorgio? Quanto ai sistemi C4I anche qui vi sono nodi non facili da sciogliere: la scelta era tra il SIACCON, messo su (con grande fatica) dall'E.I. nel corso degli anni, e il sistema americano C2PC, che guarda caso è lo stesso dei Marines, il che renderebbe fin troppo facile la scelta tra i due sistemi. Almeno sulla carta, chiaramente, date le ataviche rivalità tra i Servizi. Un'altra questione erano i mezzi: i vetusti VCC erano da sostituire, e i VTLM non del tutto sufficienti alla bisogna. Quindi la scelta potrebbe essere tra il PIRANHA IIIC e il suo cugino LAV dei Marines, che i Marò hanno visto in azione con la SIAF, visto che i Marines spagnoli ne hanno un certo numero. Ovviamente, questo potrebbe essere l'ideale invece di reinventare la ruota, ma l'industria nazionale non ne vuole sapere di demordere da ogni singola commessa. Peccato che la Centauro non sia anfibia, e che in ogni caso già il modello base del tipo trasporto truppe, il Centauro VBC o come si chiami attualmente, costa ben 6 mln di euro al pezzo (3 volte la blindo col 105 mm dei primi anni '90), per cui sarà interessante vedere come si vorrà risolvere il dilemma, magari con la Puma 6x6 in versione adattata alle necessità anfibie?

In ogni caso, le forze d'assalto anfibio avrebbero avuto bisogno di una logistica più pesante visto che oramai le missioni d'assalto anfibio tanto per precedere unità dell'Esercito sono diventate davvero rare, e che servirebbe un'autonomia sufficiente per turni operativi di diversi mesi, nonché armi come gli obici da 155 mm leggeri, magari anche carri armati medi, elicotteri da combattimento etc, insomma una brigata anfibia interforze è un oggetto importante ma costoso, anzi costosissimo (per citare A.Nativi).

Parlando della pianificazione degli sbarchi anfibi, secondo la recente dottrina NATO ATP8, servono due tipi di comandi: il CATF (Commander Amphibious Task Force), e il CLF (Commander Landing Force). Questi due comandi hanno compiti diversi. Il primo è ospitato sulla nave ammiraglia per dirigere la parte aeronavale degli sbarchi (imbarco, navigazione etc.), e nella versione italiana è il COMGRUPNAVIT (Comandante Gruppo Navale Italiano), mentre il secondo si occupa della fase degli sbarchi. Notare bene che in tutto si tratta di un massimo di 150-160 persone e l'unica nave, fino all'arrivo della CAVOUR capace di ospitarlo era la GARIBALDI, sia per gli spazi che per i sistemi di comunicazione. Questo complesso sistema è utilizzato per sbarchi a livello di brigata, che erano possibili con la SIAF italo-Spagnola (un rgt italiano e uno spagnolo), ma se si tratta di sbarchi 'nazionali'(=un solo rgt) allora è possibile usare anche le navi logistiche italiane più recenti, ovvero la S.GIUSTO e sorprendentemente, l'ETNA da rifornimento, che però ha anche molti sistemi di comunicazione eccetto i VHF terrestri. In ogni caso entrambe le navi hanno limiti: la S.GIUSTO perderebbe notevolmente come capacità di carico visto che ha una forza di bordo di 320 soldati; inoltre non hanno un vero radar di scoperta aerea e sistemi di gestione del controllo aerotattico. Insomma, la GARIBALDI è rimasta di fatto la nave migliore per avere tutte le capacità richieste. Il comando del CLF è al massimo livello coperto da un Contrammiraglio.

La dotazione di sistemi informatici è soprattutto, per la forza da sbarco, data dal sistema Northrop C2PC, Command and Control Personal Computer) con il software adottato dai Marines e ambiente operativo Windows con processori Pentium Intel 'ruggedized' ovvero irrobustiti per l'impiego campale. IL tutto rende possibile creare una mappatura della situazione tattica, ed è interfacciabile con il MCCIS, che è il C4I della Marina Militare (così le F.A. italiane hanno praticamente 4 diversi sistemi C4I..) di cui è 'client'; vi sono state prove di compatibilità anche con il SIACCON dell'E.I. L'origine del C2PC è il GIS, ovvero un sistema di cartografia digitalizzata agli standard della NGA americana (Nationa Geointellgence Agency). Questo almeno ricopre alcune aree terrestri, mentre altre sono da scannerizzare (o almeno lo erano nel 2005) per immetterle nel sistema di mappatura digitale, spesso con immagini satellitari per avere sufficienti dettagli. Il sistema aveva il supporto della Forza da Sbarco nel produrre dati utili per le mappe, per avere in sostanza autonomia di operazioni senza aiuti esterni. Molto importante è la capacità tramite il parametro Z di valutare la quota con i relativi coni d'ombra delle comunicazioni radio e segnali radar calcolabili dal sistema stesso. Il sistema rileva, come si è detto, anche la posizione delle forze 'amiche' con segnalazioni opportune tramite sistemi GPS. Insomma, tutta la pianificazione e i movimenti del S.Marco con questi supporti hanno fatto un passo da gigante, segno dell'informatica che avanza. Esistono posti di comando sui mezzi AAV-7, sulle navi, ma anche su schemi campali come il MCPS modulare, su tende, trasportato da un VM-90. Sono tende modulari con intercapedine per l'isolamento termico e la protezione NBC (altra notevole differenza rispetto alla vecchia generazione) e pure schermate come emissioni IR. Dentro c'è una tensostruttura in 'titanite', strutture di alluminio da allestire senza alcun attrezzo, luci antiurto, tavoli metallici cablati e ripiegabili con alimentazione elettrica e LAN, vengono usati dei computer commerciali 'militarizzati' e schermi piatti, collegati tra di loro, proiettori ad alta definizione. Al massimo è possibile ospitare 70 persone con 44 postazioni. Moduli shelterizzati assicurano corrente, illuminazione, comunicazioni paragonabili ad un caccia De la Penne con sistemi VHF-UHF-HF da 1 KW e terminali SICRAL fino a 2 MBs. Nella versione più leggera ci sono sistemi come radio satellitari selex TST 111 (512 kbs) w e varie radio fino a 20 W. Questa versione è collegata direttamente ad un VM-90 o ad un AAV-7. Quest'ultimo, in versione comando ha una serie di 4 postazioni C2PC. A livello di compagnia, la configurazione minima è una tenda con 4 postazioni, radio portatile e sistemi di comunicazioni vari, trasportabili da un VM-90. Il sistema è stato sperimentato sul campo a Capo Teulada, in occasione di una forza da sbarco a livello di brigata, e sia pure in configurazione leggera ha fornito risultati più che positivi. Del resto non è difficile crederlo data la potenza che i moderni sistemi informatici hanno assunto, già nei tipi 'civili' di vari anni fa.

In virtù della molteplicità di competenze raccolte nel reggimento, è in grado di operare con autonomia in combattimento, sia in missioni di combattimento che nelle moderne missioni di peacekeeping.

Il reggimento è oggi dotato di tre navi da assalto anfibio LPD costruiti appositamente per il San Marco da Fincantieri: le due navi classe San Giorgio: la San Giorgio e la San Marco e la migliorata e potenziata San Giusto (L 9894). Ogni nave può portare un intero battaglione di 300 uomini e 36 veicoli corazzati ed è inoltre dotata di una pista di atterraggio capace di ospitare tre velivoli.

Fino al 1988 il compito era svolto da due obsolete navi di costruzione USA, la Grado e la Caorle, acquisite nel 1972, e prima ancora da due unità, sempre di origine statunitense, Etna ed Anteo, acquisite nel 1962 che avevano affiancato le vecchie unità della Classe Stromboli e che nel loro compito erano state a sua volta affiancale dalla Bafile altra unità proveniente dalla US Navy.

A poppa, le San Giorgio ospitano un bacino allagabile, che immette direttamente sul mare e consente lo sbarco rapido dei veicoli anfibi.

Per il supporto aereo il reggimento è dotato di elicotteri Sikorsky SH3D Sea King e Agusta-Bell AB 212, raggruppati nel Nucleo Lotta Anfibia del 4° Gruppo Elicotteri, situato nella Stazione Aeromobili di Grottaglie.

Molti soldati del Reggimento San Marco possiedono anche il brevetto di Ardito Incursore e collaborano talvolta con gli operatori del COMSUBIN.

Il San Marco è una unità professionale e costituisce la forza da sbarco italiana. Sebbene recentemente non sia stato necessario svolgere operazioni per i quali il San Marco è addestrato, il Reggimento opera normalmente nei seguenti teatri operativi come testimoniato dalle operazioni effettuate:

- Litoranei costieri, forza anfibia (Libano)

- Montagna, territori montuosi (Kosovo, addestramento nel Nevada (USA))

- Territori particolarmente freddi, montagna

- Deserto o territori aridi (Afghanistan, Iraq)

- Territori anfibi, giungla (addestramento in Africa Centrale)

Il Reggimento San Marco è l'unico reparto italiano ed uno dei pochi reparti europei a poter condurre simultaneamente ed indipendentemente (senza l'intervento di altri reparti) azioni via mare (come lo sbarco), via terra (come attacchi di artiglieria) e via aerea (da truppe elitrasportate o grazie ad esempio agli elicotteri in dotazione).

Gli operativi del San Marco sono scelti tra i Volontari in Ferma Breve della scuola sottufficiali della Marina Militare di Taranto.

Dopo un periodo di incorporamento di due settimane, vi è un primo corso di 4/5 settimane per la selezione degli idonei, che vengono inviati alla caserma Carlotto per il corso gestito dal Battaglione Scuole Caorle.

Gli ufficiali sono reclutati dai Corsi Normali dell'Accademia Navale: dopo il triennio di base, gli idonei vengono inviati a Brindisi per un anno ultimando la preparazione per un ulteriore anno negli USA, a Quantico Marines Base (Virginia) con gli US Marines ed i Royal Marines.

L'addestramento degli ufficiali e dei sottufficiali, in Italia e negli USA, è uno dei più duri tra le forze armate italiane e sicuramente il più arduo di tutti i corpi armati ad eccezione di alcune unità di incursori.

Gli assalti anfibi hanno subito una notevole evoluzione negli ultimi decenni, per via dei miglioramenti dei sistemi offensivi e difensivi.

La prima fase di un attacco prevede l'intervento di squadre DOA e RECON, rispettivamente Demolitori Ostacoli Antisbarco e Ricognitori. Questi specialisti vengono portati in zona di operazioni in modo segreto, con gommoni o elicotteri, e svolgono una prima analisi del teatro di operazioni.

Le squadre RECON forniscono al comando informazioni sull'area, mentre i DOA procedono al sabotaggio delle postazioni nemiche più pericolose. In seguito predispongono la bonifica di eventuali ostacoli antisbarco o mine, tramite esplosivi ("controcariche").

Una volta preparata la bonifica dell'area, le navi della forza di sbarco aprono il fuoco, coadiuvate dai velivoli, e i genieri fanno detonare le cariche piazzate sugli ostacoli e sulle difese. Intanto dalle San Giorgio i mezzi anfibi vengono lanciati verso la costa, attraverso il canale di sbarco aperto dai DOA.

Rispetto al passato, oggi le operazioni di sbarco si svolgono ad alta velocità, per evitare perdite dovute al lento stazionamento in mare aperto; tramite motobarche veloci si portano a terra le squadre, composte da otto uomini ognuna.

Dopo la prima ondata di fanteria anfibia, vengono sbarcati i veicoli d'assalto anfibi, che concludono la presa della testa di ponte, ed in seguito si sbarcano i corazzati pesanti e i cingolati (VCC-1) tramite mezzi da sbarco. Per ultimi vengono sbarcati i mezzi su ruote e l'equipaggiamento per consolidare le difese.

A partire dal 16 settembre 1996 il contingente è entrato a far parte della SILF (Spanish Italian Landing Force), una forza da sbarco congiunta ispano-italiana, attivata il 23 novembre successivo e destinata ad operare nei teatri di combattimento internazionali per conto della NATO.

Il SILF è strutturato in forma di Brigata Anfibia, composta da due reggimenti di manovra, da artiglierie e armi di supporto anticarro ed antiaeree, ricognitori e demolitori, genieri, elicotteri e supporto aereo, IFV e mezzi da combattimento o assalto.

Elenco complessivo armi: Beretta 92FS, Beretta AR 70/90, Heckler & Koch MP5A3, FN Minimi, MG 42/59, M-2HB Browning, Instalaza C-90, Panzerfaust 3, Milan, BGM-71 TOW2, FIM-92 Stinger, Heckler & Koch MSG-90, Accuracy International AWS / AWP, Barret da 12,7 mm M-85 e McMillan M-87 (sempre da 12,7 mm), Mortaio Breda 81 mm, Mortaio Thomson 120-RT

  • Corazzati e motorizzati: 18 LVTP-7/AA-7A1; 36 VCC-1; 40 VCC-2 (20 ex-Carabinieri),

M-106, VM-90, Iveco VTLM Lince, Astra SM 44.31 ACTL

  • Aviazione disponibile (della Marina):

Sikorsky SH3D Sea King, Agusta-Bell AB 212, AgustaWestland EH-101 ASH / TTH

COMSUBIN

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Comandante corrente: Contrammiraglio Donato Marzano

Il Comando subacquei ed incursori (conosciuto anche con l'acronimo di COMSUBIN), il cui nome ufficiale è Raggruppamento subacquei ed incursori "Teseo Tesei", è il Raggruppamento della Marina Militare incaricato di svolgere le operazioni di guerra non convenzionale in ambiente acquatico. Assieme al reggimento "Col Moschin" dell'Esercito, al "GIS" dei Carabinieri ed alle nuove forze speciali dell'Aeronautica (Incursori e Fucilieri dell'Aria) costituiscono le forze speciali italiane. Le unità militari con qualifica di ranger sono considerate più come "forze d'élite" che "forze speciali" per il loro uso più tradizionale.

Gli incursori navali italiani sono fra i corpi armati più famosi e hanno ispirato molte delle unità simili nelle altre nazioni (compresi gli SBS inglesi ed i SEALs statunitensi, nati molti anni dopo).

Il personale è interamente professionista e l'addestramento è molto difficile, in modo da garantire elevati standard operativi. Attualmente le unità italiane sono considerate fra le migliori del mondo.

La formazione di gruppi di incursione subacquea si ebbe con la prima guerra mondiale: utilizzando mezzi come i MAS gli uomini della Regia Marina portarono a segno numerose azioni contro la flotta austro-ungarica infliggendo pesanti perdite al nemico in azioni sensazionali come la storica impresa di Premuda.

L’origine del COMSUBIN va tuttavia ricondotta specificamente agli anni trenta, con l’impiego sperimentale – oltre ai già rammentati MAS – di mezzi d'assalto speciali. Fino al 1° luglio 1939, però, non era stato costituito un reparto organico ad hoc. In tale data, alla Spezia, nacque la I Flottiglia MAS.

Il raggruppamento di incursori, che nel 1941 fu rinominato X Flottiglia MAS, ottenne notevoli successi in azioni che tuttora sono studiate dalle forze speciali di tutto il mondo, in particolare riuscendo ad infiltrarsi nelle munitissime basi avversarie site in Suda, Gibilterra, Alessandria d'Egitto. L’unità è anche legata al ricordo di Teseo Tesei, un ufficiale caduto in combattimento insieme a diversi compagni durante una missione nel porto di Malta nel luglio del 1941, mentre cercava su un siluro a lenta corsa di far saltare una ostruzione di ingresso; per quella azione Tesei ottenne la medaglia d'oro alla memoria, lasciando inoltre in dote al reparto gli studi e le realizzazioni nel campo dei materiali e degli armamenti per operazioni speciali. Nel corso del secondo conflitto mondiale gli incursori utilizzarono soprattutto i siluri a lenta corsa, detti anche "maiali", ed i barchini esplosivi, armamenti dei quali i britannici si affrettarono, a loro volta, a dotarsi a seguito delle azioni italiane.

Dopo l'8 settembre il gruppo militare fu sciolto e parte del personale dello stesso confluì nel neonato corpo denominato Mariassalto (comandante: Ernesto Forza) proseguendo la guerra al fianco degli alleati. Al contempo, però, presso la Repubblica Sociale Italiana, e sotto il “vecchio” nome di X Flottiglia MAS, (comandante: il principe Junio Valerio Borghese), altri elementi del reparto incursori della Marina continuarono a battersi sotto la bandiera della Repubblica di Salò o R.S.I. Nel dopoguerra i reparti (le cui capacità di sabotaggio erano espressamente vietate dal Trattato di pace di Parigi del 1947) furono riorganizzati semiclandestinamente all’attuale sede del Varignano (La Spezia), originariamente con la costituzione di Maricentrosub, da cui sorsero il Gruppo Gamma (1950) ed i Nuclei SDAI (Sminamento, Difesa, Antimezzi Insidiosi).


Diventarono strutture ufficiali della Marina Militare nel 1952 (dopo la revoca dei vincoli del Trattato) con la costituzione, sotto il comando del tenente di vascello Massarini, del "Gruppo Arditi Incursori", successivamente ridenominato MARICENT.ARD.IN i cui membri, oltre alle operazioni in mare, venivano addestrati al combattimento in montagna ed alle attività di aviolancio per consentire all'unità una preparazione in tutti gli scenari di combattimento. Alcuni operatori del reparto venivano inviati a frequentare corsi specialistici negli Stati Uniti d'America, in Francia e nel Regno Unito presso reparti analoghi. Il 15 febbraio 1960 fu ufficialmente costituito il Comando Raggruppamento Subacquei e Incursori “Teseo Tesei”, denominato appunto COMSUBIN.

Il Comsubin comprende due reparti combattenti: il GOI ed il GOS.

il GOI, Gruppo operativo incursori, è l'unità di attacco. Le attività attuali comprendono tutte le tecniche di attacco in mare, l'abbordaggio di navi, la posa di mine, le infiltrazioni e le esfiltrazioni di personale. Fino alla creazione dei GIS e NOCS, il Comsubin era l'unica unità italiana addestrata alla liberazione di ostaggi. il GOS, Gruppo operativo subacqueo, è l'unità di palombari e sommozzatori specializzata nella bonifica dalle mine, nella bonifica dai vari ordigni trovati in mare (ad esempio bombe d'aereo inesplose, munizioni, navi cariche di esplosivo, eccetera) e nel soccorso dei sommergibili e sottomarini. È il punto di riferimento italiano per la dottrina e le attrezzature delle immersioni. L'unità è nata nel 1954 dalla riorganizzazione di strutture precedenti. La prima scuola palombari italiana nacque a Genova nel 1849. Il GOS è stato utilizzato anche per attività di protezione civile quali il recupero di un automezzo inabissato in un lago. Il personale del Comsubin ha partecipato ed è presente nella gran parte delle missioni estere delle nostre forze armate. La sede del Comando è nel promontorio del Varignano in provincia della Spezia. In vari porti italiani esistono delle unità di Palombari ed Artificieri Subacquei del G.O.S.

Ciascun operatore dispone di:

Pistola Beretta 92SB - FS Arma lunga fucile Beretta AR70/90, attualmente solo per uso addestrativo Arma lunga fucile Colt M4, anche associato al lanciagranate M203 Pistola mitragliatrice Beretta M12, in via di dismissione Pistola mitragliatrice HK MP5, in varie versioni (anche silenziate) Armi di squadra:

Mitragliatrice leggera FN Minimi 5.56mm Mitragliatrice M60E3 7.62 mm Mitragliatrice MG42/59 7.62 mm Mitragliatrice Browning M2 12.7mm solo su automezzi Lanciagranate automatico H&K AGS 40 mm Per le trasmissioni sono impiegati apparati di alto contenuto tecnologico: radio palmari e terminali satellitari.

Veicoli terrestri: Iveco VM90.

Imbarcazioni speciali: Futura Commando; RHIB (Rigid Hull Inflatable Boat) di tipo Hurricane.

  1. Amatimaggio, Marco: Il Reggimento S.Marco, RID Agosto 2005 p.36-51