Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Yemen

Indice del libro

Lo Yemen, terra ben poco nota, ma d'importanza strategica della penisola arabica, è stato obiettivo degli interessi di molte delle potenze mondiali, e in particolare sovietici, britannici, egiziani e sauditi.

La bandiera dello Yemen
La bandiera dello Yemen

Passato sotto l'influenza britanica nel XIX secolo, il suo porto, antico di 5.000 anni, divenne officialmente colonia britannica nel 1937, usato poi ampiamente per le necessità logistiche durante la guerra. Ma il controllo del territorio montuoso era quasi inesistente. Al Nord di Aden c'era il Regno dello Yemen del Nord, retto da Iman Ahmad, che rimase tutto sommato al di fuori dei problemi e delle operazioni militari britanniche, ma dopo il '45 i britannici, nonostante la decadenza del loro impero, costruirono la base aerea di Khormaksar, pure questa in vicinanza del porto di Aden, iniziando una loro pervasiva opera d'influenza nella penisola arabica, grazie anche all'uso della RAF, come l'8th Sqn con i Tempest VI.

Questo era necessario perché le rivolte, in quell'irrequieto territorio, non mancavano. Nel '47 arrivarono anche i Lincoln del 101s Sqn fino a che nel '52 la RAF ebbe il No.8 riequipaggiato con i Vampire FB.9 e rinforzato dal 32nd, che proveniva dall'Egitto, da cui era stato espulso per ragioni politiche. Tutto questo comportò la costruzione di altre strisce di volo, mentre il movimento anti-britannico non cessava la sua attività, specialmente dopo il '54. I Britannici, quel maggio, ebbero una parte delle loro truppe a Robat, dove si ritrovarono circondati; senonché i trasporti Valetta li rifornirono e i Vampire bombardarono le forze dei ribelli, sia pure senza molto successo data la copertura che le pur brulle montagne davano alle forze nemiche. A Robat c'era un posto di controllo aereo avanzato per la RAF, e altri ne seguirono nel '55, mentre il No.8 ebbe i Venom FB.Mk.4. Robat cadde, ma i britannici la riconquistarono usando alcuni elicotteri Bristol Sycamore tra le altre macchine volanti,uno dei primi impieghi tattici degli elicotteri. 1956, inizio dell'uso di aerei da osservazione leggera, e nel '57, 4 Venom da ricognizione e i Lincoln rimpiazzati dagli Shackletons (usati a loro volta come bombardieri anziché come pattugliatori ASW). Non bastando ancora, arrivò il No.2 Sqn della Royal Rhodesian Air Force con i Vampire F.Mk.9 e si formò la Forza aerea del Medio Oriente, la AFME. La politica ovviamente non era rimasta inattiva e nel '59 furono i Britannici ad organizzare la Federazione degli Emirati di Aden, nel '60 arrivò la portaerei HMS Centaur con i Sea Venom del NAS 891, partecipando ad un'altra operazione chiamata DAMEN. Finalmente, quel luglio giunsero anche gli Hunter del 208th dove, con i loro cannoni omonimi (Aden) operarono attivamente contro i ribelli. Nel frattempo i britannici continuavano a costruire aeroporti, come Hilvan, ma senza sicurezza sufficiente, cosicché le portaerei ebbero il massimo impegno come mezzi di supporto.

A quel punto arrivarono anche gli Egiziani, in supporto dei ribelli anti-britannici, che aiutavano già dalla metà degli anni '50 ma il 26 settembre 1962 un colpo di stato ideato dal Cairo fece salire la tensione e l'impegno in zona, con tanto di 150 parà egiziani atterrati a Hodeida. Ma Imam al-Badr scappò dandosi alla resistenza. Al-Sallal, il nuovo capo, dichiarò la costituzione della Repubblica dello Yemen e chiese aiuti egiziani, che presto vennero accordati.

Tra questi anche aerei da combattimento dell'allora UARAF. Giunsero in zona addirittura i Tupolev Tu-16 per attaccare le basi ribelli nella zona orientale dello Yemen e gli Il-28. Rispettivamente questi aerei erano a Asswan e a Sana, mentre le basi aeree di Taiz e Hodeida venivano costruite. Oramai gli Egiziani, anche a terra, erano diventati numerosi e controllavano le parti più importanti della nuova Repubblica.Questo accadeva al Nord dello Yemen, il che provocò la pretesa di al-Salal di includere tutta la parte meridionale della penisola arabica sotto la sua giurisdizione. I caccia tattici MiG-15 e 17 giunsero per supportare le missioni d'attacco al suolo anche a favore dei ribelli anti-britannici. Londra non stette a guardare quest'incremento di potere e schierò gli Hunter del 208 Squadron a Khormaksar, così come il No.8 venne riequipaggiato totalmente con tali aerei, per poi costruire la base di Beihan. Insomma, il gioco era importante e nessuno dei due contendenti voleva perderlo, data la strategicità della posizione. Nonostante l'uso dei ricognitori Camberra, la situazione per le truppe britanniche era difficile a dire il minimo, con l'Egitto che supportava la formazione di uno Stato capace di controllare la parte meridionale dell'Arabia e che aveva schierato 30.000 soldati e 100 MiG e Il-28. Per giunta, giunsero istruttori sovietici a rinforzare il dispiegamento delle truppe del Cairo, mentre a terra operavano carri T-34. Si continuò l'aumento della forza, tanto che 240 parà egiziani arrivarono nel novembre 1962 a Sirwah e una brigata corazzata poi giunta, per cui alla fine i ribelli persero Saada; ma Al-Badr riuscì poi a prendere l'unica strada che aveva e quindi isolarono la guarnigione, per poi assediarla. Gli Egiziani erano finiti nei guai nonostante il successo iniziale.

Mentre tutto questo capitava, il SAS e alcuni mercenari francesi erano stati mandati a tenere i contatti con i ribelli del Nord Yemen, mentre nel frattempo la Gran Bretagna era impegnata ad affrontare quelli del Sud: lo schema era classico: il nemico del mio nemico è mio amico. Ma nel frattempo gli Egiziani cominciarono ad usare una nuova, micidiale arma. Non se n'é certo parlato molto, ma il primo uso di armi chimiche nel secondo dopoguerra è stato forse proprio qui, allorché gli aerei del Cairo usarono bombe con aggressivi chimici, colpendo il villaggio di el-Kawna, uccidendo centinaia di civili. Questa strage, perpetrata dai MiG-17 egiziani, fece sì che l'Iran, fin'allora poco interessato alla vicenda, cominciasse con i C-130 e C-47 a supportare i ribelli. Ma la maggiore attività sarebbe giunta solo dal '71, dopo l'uscita dei britannici, e per lo più relegata all'Oman piuttosto che allo Yemen.

Nel frattempo i britannici organizzarono la Federazione dell'Arabia meridionale o FSA, che era semi-indipendente dalla Corona britannica e poteva organizzare anche forze armate locali, ma nemmeno quest'apertura del '63 rese possibile sedare le rivolte e anzi, cominciarono pure gli attacchi terroristici alle installazioni militari britanniche. Londra non volle cedere la mano e rinforzò il dispositivo con Hunter FR.Mk.10 e trasporti tattici del No.26 Sqn e poi, per uno scherzo del destino, un errore di navigazione portò uno Il-14 dello Yemen del Nord sull'aeroporto di Lodar. Quest'aereo, dopo essere stato sperimentato, venne messo in servizio con la RAF: un aereo sovietico in servizio per Sua Maestà. Dato che la situazione non accennava a migliorare, il 4 gennaio 1963 i britannici mandarono 3 battaglioni con pesante supporto aereo e d'artiglieria per l'Operazione Nutknacker, con lo scopo di schiacciare la resistenza dei guerriglieri, e con l'aiuto dei Wessex HU.Mk 5 della Centaur. Conquistarono Wadi Rabwa, ma non poterono tenerla per gli attacchi che a terra subivano.

A quel punto gli Egiziani e la Repubblica del Nord-Yemen attaccarono a Sud, dando aiuto ai locali guerriglieri. Colpirono la postazione di confine di Beihan, che provocò quasi una guerra perché la RAF colpì pesantemente Forte Harib. Ad aprile del '63 i Marines inglesi, più una compagnia dei parà e due battaglioni di fanti, autoblindo e artiglieria, supportati da elicotteri, avanzarono verso i santuari dei ribelli. La prima azione, il 29 aprile, fu del SAS, che era pure presente nella spedizione, a Cap Badge Hill, ma solo l'aiuto degli Hunter (che spararono oltre 7.000 colpi di cannone) li salvò dal contrattacco nemico. Anche i Marines dovettero subire attacchi lungo Wadi Rabwa, ma alla fine passarono e si congiunsero con il SAS, che era rimasto sulla collina. Alla fine venne usata anche la 39ima Brigata con diversi Centurion, sbarcata ad Aden dall'Irlanda del Nord e che venne impiegata contro Qudishi con il solito supporto aereo di Hunter e Shackletons. Con delle task forces costituite da vari elicotteri e commandos, avanzando con il supporto aereo e con le forze della FSA al loro fianco, riuscirono a cacciare la guerriglia dalla zona, conquistando Wadi Misrah e altri luoghi, fino a Jebel Huriyah. Le operazioni durarono fino all'8 giugno, prima dell'attacco finale la notte dell'11 giugno su quest'ultima località, che entro la mattina successiva cedette ai commandos e ai Centurion. Finalmente, un risultato importante per i Britannici. A furia di attacchi aerei, ci vollero altri 5 mesi perché i locali capi tribù si accordassero con i britannici per un cessate il fuoco. Gli Hunter volarono da soli per oltre 1.000 sortite con il lancio di 2.508 razzie 183.000 colpi di cannone da 30 mm (Aden), per non parlare di un altro debutto, quello dei Buccaneer della HMS Eagle. Gli elicotteri navali Wessex risultarono indispensabili, così come i trasporti della RAF, che volarono oltre 20.000 missioni, spesso di durata inferiore ai 20 minuti.

Ma se lo Yemen del Sud era stato pacificato con tale sanguinosa repressione, la CIA avvertì Kennedy di quanto stava accadendo, tanto che gli USA premettero con Londra per cessare tale attività. Fino alla sua prematura uccisione, dopodiché tutto sembrò precipitare. Nel frattempo, nonostante la tensione con Israele, l'Egitto aveva non meno di 40.000 uomini nello Yemen del Nord. I ribelli di questo settore erano aiutato da rifornimenti d'armi segretamente consegnati da Londra, cosicché l'offensiva dell'ottobre 1964 vide gli egiziani e i loro alleati sconfitti dalla resistenza nemica mentre tentavano l'avanzata su Haradh. Con l'annuncio britannico (luglio 1964) dell'abbandono dei possedimenti ad Est di Suez per il 1968, gli Egiziani pensarono che i britannici fossero più deboli e così le loro installazioni, dopo tale annuncio vennero attaccate nuovamente dai guerriglieri. Lo stesso accadde però anche agli Egiziani con la resistenza locale, che distrusse i convogli di rifornimento fino a che si occupò di rifornire le guarnigioni rimaste assediate.

Nel '65 la situazione era in effetti diventata critica per l'Egitto, che aveva subito troppe perdite in zona. Così Nasser si accordò con il re Saudita per cessare il supporto reciproco delle fazioni della guerriglia, in cambio della loro ritirata entro il settembre del '66. Finalmente arrivarono anche gli osservatori ONU per controllare l'accordo di pace. Ma Nasser cambò idea vista la volontà inglese di ritirarsi dall'area e anzi, cancellò l'accordo di indire un referendum per lo Yemen sulla propria autodeterminazione, mentre i soldati salirono in zona a 50.000 e poi a 70.000, con tanto di Tu-16 e Il-28. Gli attacchi aerei contro il territorio saudita, da tempo parte delle attività egiziane, continuarono.

I britannici supportavano i ribelli del Nord con carichi di armi portati dai DC-4 della Rhodesian Air Service Ltd, comprando tali armamenti in varie parti del mondo, persino in Bulgaria. Ma era tempo anche di rinforzare la quasi indifesa Arabia Saudita, che ebbe tra l'altro la costruzione dell'aeroporto di Khamis, passato da una corta striscia di volo a 3.000 di lunghezza per la pista principale, ma che rimase un posto molto difficile, per varie ragioni, tra cui l'altezza di 2.134 m, per le operazioni aeree.

All'epoca i Sauditi avevano solo 12 F-86F del No.5 Sqn, più 10 T-33A del No.15, entrambi a Dhahran, consegnati dal tardo 1953. C'erano anche 6 C-123 e vari aerei da trasporto con il No.4 sqn. Dal '62 il principe Faisal cominciò a pianificare attivamente il potenziamento della RSAF, anch con aerei supersonici, dei quali vennero alla fine scelti, tra le varie proposte del tempo (F-5, F-104, Mirage), i Lighting britannici (gennaio 1966) per 154 milioni di dollari che comprendeva solo sei aerei, ma anche una batteria con otto rampe e 37 missili a lungo raggio Thunderbird. Era solo l'inizio, perché in seguito arrivarono anche 22 Lighting F.Mk 53 da caccia multiruolo, Strikemaster, missili, reti radar. Tutto questo venne usato per poi permettere alle casse britanniche di comprare 50 F-111K. Anche se i primi materiali forniti erano ex-britannici, con l'Operazione Magic Carpet, la RSAF ne ebbe comunque beneficio, con tanto di 4 Hunter F.Mk.60 e due T.Mk.7 come prima fornitura per cominciare l'addestramento del personale locale, con l'aiuto di contractors ex-RAF, che ebbero tra le 4 e le 10.000 sterline all'anno (molte per l'epoca); mentre un primo gruppo di aviatori veniva addestrato in Gran Bretagna.

Arrivati gli Hunter Mk.60 nel maggio del '66 a Riyadh e poi spostati con sei piloti a contratto a Khamis formando il No.6 Sqn. Era una base inizialmente priva di comodità, ma l'altitudine e la bassa umidità rendevano il clima accettabile. Era quando si stava dentro l'abitacolo che il calore era altissimo, e persino toccare le parti metalliche degli aerei era 'sconsigliabile' senza guanti. Presto le attività degli aerei cominciarono ad essere molto consistenti, fino a che non cominciarono i problemi per le parti di ricambio, che dovevano essere trasportati dai camion provenienti da Jeddah. Nonostante il problema delle parti di ricambio fosse molto serio già dopo alcune settimane, i MiG egiziani smisero di farsi vedere, così come gli Il-28. Nel frattempo erano stati dislocati anche i missili SAM e i cannoni da 40 mm, e anche questo era un cambiamento rispetto alla situazione precedente, in cui gli incursori potevano volare a volontà sul territorio Saudita.

Nel frattempo gli egiziani cominciarono a riutilizzare le armi chimiche con l'aiuto dell'URSS, che voleva, già che ci si era, sperimentare anche la nuova generazione di aggressivi chimici. Questo significava gas nervini, e il primo attacco venne svolto il 5 gennaio 1967 con un'azione molto precisa su el-Kitaf, da parte di due MiG-17 come 'marcatori' e almeno 9 Il-28 con gas VR-55 (probabile, ma non sicuro), in bombe da 250 kg. Vennero uccisi quasi 200 civili. Era una cosa spaventosa, e aumentò ancora quando l'attacco con i gas venne abbinato al napalm, per cancellare le 'prove' del loro uso. Il 10 maggio alcune bombe chimiche erano state ritrovate intatte, ma mentre gli Yemeniti cercavano di portarle via per mostrarle quali prove, un altro attacco egiziano distrusse bombe e persone. Il 17 maggio un ulteriore attacco provò anche troppo la presenza di armi chimiche, uccidendo 550 persone. Quest'azione fu anche peggiore della precedente e i mercenari britannici e francesi decisero di lasciare la zona. Ci si può stupire che, sebbene sia stata una campagna in un territorio così remoto dall'attenzione, questo bombardamento chimico non abbia avuto nessuna eco né condanna. Ma del resto gli USA stavano largamente impiegando l'Agent Orange e altri tipi in Vietnam, e forse per questo non vollero fare nulla per protestare contro l'attacco egiziano, non tanto diverso da quello che facevano loro in Vietnam. I Britannici ripetereno di voler abbandonare Aden nel '67 e lasciare indipendente la FSA. Ma nonostante questo, gli Egiziani non ne trassero vantaggio, perché nel giugno dell'anno subirono la catastrofe della guerra dei sei giorni. Questo significò a loro volta abbandonare lo Yemen.

Nel frattempo, il 7 agosto del '67, i primi 4 Lighting sauditi vennero dispiegati a Khamis, seguiti da altri due il 9. Erano F.Mk.2 e T.Mk.4 biposto, in attesa degli F.Mk.53 veri e propri. Divennero operativi il 28, rendendosi subito ben noti per il boato che producevano, ma non aiutarono molto i britannici che ancora erano in zona e talvolta combattevano a Nord di Aden. Ma oramai vari squadroni erano in scioglimento e altri in trasferimento. Il ponte aereo portò via da Khormaksar 9.000 civili e poi 5.000 militari da Muharraq, fino all'evacuazione dei commandos con i Wessex della HMS Albion. La copertura venne assicurata dai Buccaneer e Sea Vixen (NAS 800 e 899) della EAGLE. Nonostante 22 anni di guerriglia, attacchi e autobombe, ebbero solo 90 morti e 510 feriti, un fatto davvero notevole per una situazione tanto difficile, resa possibile da una professionalità evidentemente fuori dal comune delle truppe coinvolte. Fa impressione comparare questo fatto con la morte di oltre 200 marines solo negli attentati del Libano, o nelle perdite britanniche delle guerre attuali, limitate ma non così ridotte.

Nel frattempo venne formata la Federazione dell'Arabia Meridionale anche dal punto di vista dell'aviazione, che era la SAAF, ovviamente con l'aiuto dei britannici, con una forza di vari DHC-2, C-47, Bell 47G e otto Provost T.Mk.52, più 4 Strikemaster T.Mk.81 e persino 4 Hunter. Ma tutta questa forza rimase solo prevista, perché non si trovò l'accordo sui soldi da dare ai britannici per il supporto. Nondimeno, alcuni aerei come i Jet Provost e i C-47 vennero consegnati. Alla fine la FSA divenne più semplicemente lo Yemen del Sud, dopo l'abbandono dei britannici (dicembre 1967), quando l'ultimo aereo inglese (un C-130) lasciò l'area. A quel punto venne formata la PDRYAF, l'aviazione sud-Yemenita, che continuò a combattere contro i ribelli delle montagne. Alcuni Provost entrarono anche in Arabia Saudita, e la cosa ebbe un certo effetto, ma senza azioni di fuoco. Dopo tutto, gli Hunter e Lighting erano volati da piloti britannici e Londra non voleva storie con l'ex protettorato. Anche i Sud-Yemeniti avevano piloti inglesi, che vennero ritirari dalle operazioni lasciando l'aviazione praticamente senza piloti. Solo un pilota rimase in tutta la piccola aviazione, addestrato dalla IAF e poi autodidatta con gli aerei Provost, mentre prima aveva volato con i C-47. In pratica, per circa un anno fu l'unico pilota disponibile, e nel frattempo imparò anche a volare sugli elicotteri. Il tutto per una paga di 44 sterline al mese. Seguirono non meno di 10 nuovi Jet Provost T.Mk.52 nel '68,

Nel frattempo, la notte del 16-17 settembre i Lighting sauditi entrarono in allarme contro un bimotore contro cui era stato appena sparato, essendo entrato in territorio saudita, un missile Thunderbird (senza risultato), si trattava di un C-130 della RSAF dietro il quale tuttavia si nascondeva un ricognitore yemenita. Quest'aereo continuò con le sue missioni di spionaggio sull'aeroporto saudita mentre un Hunter fallì a intercettarlo la notte successiva, mentre il 1 ottobre 1967 i Lighting vennero messi a terra per problemi di rifornimento, usando solo gli Hunter fino al 6 ottobre, quando la carenza di parti di ricambio misero a terra pure questi velivoli. Finalmente venne portato un generatore d'ossigeno che risolse gli approvvigionamenti che mancavano il 14 ottobre. I problemi di manutenzione e gestione dei Lighting però richiesero molta più attenzione di quanto preventivato. Alla fine l'Operazione Flying Carpet andò in crisi, perché i costi di supporto erano maggiori del previsto per la fornitura saudita e nel frattempo, andò in malora il piano per gli F-111K. Finita l'era dei piloti inglesi, vennero così reclutati quelli pakistani che arrivarono dal 15 novembre.

La ritirata dei britannici dallo Yemen del sud non terminò i problemi perché c'era molta confusione tra le varie fazioni. Accadde persino che nel novembre di quell'anno il presidente dello Yemen del Sud, proprio mentre era in visita al Cairo, venne rimosso dal suo potere e la nazione divenne la Repubblica popolare dello Yemen o PDRY, richiedendo prontamente l'aiuto sovietico, che fu altrettanto prontamente accordato, con tanto di 30 aerei e vari istruttori. I primi arrivarono entro la fine di novembre 1967, e subito iniziarono i voli d'ambientamento. Nel frattempo i ribelli del Nord Yemen erano aiutato dai Sauditi e dagli Iraniani, tanto che abbatterono a dicembre due MiG-17, uno dei quali volato da un sovietico. Oramai i Lightning e gli Hunter di Khamis erano allertati per eventuali azioni di difesa e persino d'attacco contro gli Yemeniti del Nord. Ora i loro aerei erano tenuti su allarme per 24 ore. L'attività di volo venne nondimeno ridotta di per sé e nel marzo del '68 l'Operazione Magic Carpet finì, con l'arrivo a quel punto dei Pakistani al posto dei britannici.

Lo Yemen del Sud nel frattempo cercava di riavviare la sua aviazione, che era tuttavia cosa non facile a farsi, fino a quando trovarono un gruppo di piloti jugoslavi che erano esperti degli aerei sia russi che britannici e cominciarono a far operare di nuovo l'aviazione. Peraltro 3 elicotteri vennero abbattuti o persi per incidenti, e un C-47 pure abbattuto.

Nel 1968-69 furono i Lighting della RSAF a volare diverse sortite d'attacco contro posizioni al confine dello Yemen, assieme a dei vecchi Sabre. Alcuni rimasero distrutti da incidenti. Gli Irakeni cominciarono a supportare la Repubblica dello Yemen consegnando armi. Nel 1970 governo e opposizione fecero un governo di coalizione e venne riformata la repubblica dello Yemen nell'aprile del '70.

Quella dello Yemen era una forza aerea ridotta, che ebbe nel '57 degli Il-10 ex-cecoslovacchi, poi dei MiG-17 e 21, e ad un certo punto, F-5B ex-RSAF, seguiti da 12 F-5E e due C-130H, con contratto di supporto affidato ai Taiwanesi. la PDRYAF era riuscita a svilupparsi un po' con i MiG-17 volati da piloti cubani, e poi gli Strikemaster Mk.81, MiG-21 e Su-20, Il-28, Mi-4, Mi-24. Mentre i Sovietici erano impegnati con entrambe le nazioni, le differenze tra le quali non impedirono lo scoppio di una guerra il 25 febbraio 1979, con il Sud che invase il Nord prendendo Qatabah. La guerra terminò già il 13 marzo e in seguito il Nord Yemen chiese l'aiuto sovietico, che portò 10 MiG-21 e 20 Su-22 a Sana, anche se la mancanza di personale e di fondi li rese largamente inoperativi entro pochi anni. I Sovietici tentarono ancora di riunificare lo Yemen nel 1981, e curiosamente, c'erano il doppio di consiglieri militari nello Yemen del Nord ma molti più aiuti materiali a quello del Sud, considerato strategicamente più importante. Questo fu sufficiente per continuare l'inimicizia tra i due stati, nonostante le scarse risorse economiche, il che fece sì che il Sud passasse in campo occidentale; questo provocò un tentativo di colpo di stato il 13 gennaio 1986, ma governo e polizia rimasero leali al governo e ricacciarono indietro i ribelli, che poi per loro sfortuna vennero anche bombardati dai MiG-23BN sovietici, in quanto Mosca non vedeva di buon occhio questo tentativo, che pure era filo-sovietico, di colpo di stato. Alla fine, però, il governo dello Yemen del Sud rimase fedele all'URSS e da Aden cominciarono a volare gli Il-38, mentre i consiglieri del Patto di Varsavia, Corea del Nord e Cuba raggiunsero i 40.000. A Sokotra venne costruito un campo d'aviazione che poteva controllare l'Oceano Indiano occidentale fino al Mar Rosso. La DPRYAF perse molti piloti nella rivolta del 1986 ed ebbe problemi con i rimpiazzi, che dovettero essere addestrati in altre nazioni inizialmente, e poi con la specializzazione sui Su-22M in patria, con istruttori cubani e sovietici.

La guerra civile

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Purtroppo la situazione andò nuovamente deteriorandosi negli anni '90, quando scoppiò un'altra guerra tra i due Yemen. Questa avrebbe lasciato danni e perdite per migliaia di vite umane. La guerra avvenne tra lo Yemen e il Partito Socialista yemenita. Fu una guerra breve, che infuriò durante il periodo maggio-luglio 1994, e forse per questo, essendo coeva del massacro in Rwanda, non ha fatto molta notizia. La Repubblica dello Yemen (unificato) venne dichiarata il 22 maggio 1990 con AliAbdullahSaleh come presidente. L'intento era quello di dare un governo unitario a quella che era la terra di due Stati.Era previsto un periodo di transizione di 30 mesi per l'unificazione, che avvenne grossomodo nel contempo della pacifica riunione tra le due Germanie. Venne istituito un Parlamento da 301 posti per 159 nordisti, 111 'sudisti' e 31 candidati indipendenti. Venne approvata anche la Costituzione nel maggio 1990 e approvata dal popolo il maggio del 1991; vennero anche accordate libere elezioni e il diritto alla proprietà privata, rispetto dei diritti umani ecc. Le elezioni vennero tenute il 27 aprile 1993 con la supervisione di osservatori esteri. Tra gli eletti 63 riformisti con il loro leader Hashid Sheik Abdallah Bin Husayn Al-Ahmar come speaker del parlamento. Ma la situazione, purtroppo, precipitò ben presto con l'autoesilio del vice presidente Al-Bidh ad Aden, nell'agosto 1993. I problemi di unificazione erano esacerbati dagli elementi tribali della società yemenita. Nonostante che i conflitti tra esponenti del Nord e del Sud avessero avuto almeno il risultato di un accordo ad Amman, il 20 febbraio 1994, gli scontri continuarono e divennero una vera e propria guerra nell'aprile del '94. Il 27 vi fu una grossa battaglia ad Amran, vicino San'a, ed entrambe le parti si accusarono di averla iniziata. Il 4 maggio l'aviazione del Sud attaccò Sa'a e l'aviazione del Nord risposte colpendo Aden. Scattò un periodo di emergenza di 30 giorni e gli stranieri vennero evacuati dalla nazione. I Sud-Yemeniti lanciarono vari missili Scud contro San'a e uccisero molti civili. Il primo ministro al-Attas venne dimissionato il 10 maggio dopo avere chiesto aiuti esterni per far terminare la guerra. I leader secessionisti del Sud instaurarono la Repubblica Democratica dello Yemen il 21 maggio, che però non venne riconosciuta. Le truppe del Nord tuttavia cominciarono a dirigersi su Aden e occuparono la città strategica di Ataq il 24 maggio. Un primo cessate il fuoco del 6 giugno durò solo 6 ore e i colloqui al Cairo non conclusero niente. Alla fine i 'Nordisti' entrarono ad Aden il 4 luglio e la catturarono entro il 7. I secessionisti furono costretti a migliaia all'esilio. Tutto questo accadde mentre dall'estero i Sauditi sostenevano i secessionisti con aiuti in denaro, dato che si sentivano minacciati da uno Yemen unificato. Dopodiché, un nuovo parlamento venne eletto già il luglio del 1994, ma senza molta influenza sul terreno. Le prime elezioni dirette avvennero nel 1999 e permisero di eleggere Abdallah Salih in maniera considerata legittima. Nondimeno, anche oggi esiste un forte movimento secessionista nello Yemen meridionale, sperando che non diventi un'altra guerra per questo splendido ma irrequieto Paese arabo.

Situazione attuale

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Attualmente lo Yemen è costituito, in termini militari, da Esercito (tra cui la Guardia Repubblicana), Marina (e Marines), e una potente aviazione, la Al Quwwat al Jawwiya al Jamahiriya al Yemeniya, che include anche la Difesa aerea. Ben il 12% del PIL è dedicato alle spese militari. L'Aeronautica e la Difesa aerea, prima separate secondo la tradizione sovietica, ora sono unificate, mentre la piccola Marina è concentrata ad Aden. Le dimensioni totali delle F.A. yemenite sono impressionanti, si parla infatti di ben 895.000 effettivi, una cifra che probabilmente si riferisce anche ad un'ampia forza di riservisti visto che l'esercito di per sé ammonta a circa 66.000 effettivi.

  • Età per il servizio militare: 18
  • Potenzialità 18-49 anni: 4.058.223 uomini e 3.868.112 donne (stime rispettivamente del 2008 e 2005), idonei per il servizio militare 2.790.705 e 2.792.406.

Per qualche ragione, anche qui, come in molti altri posti del Terzo Mondo, accade che gli uomini siano più numerosi delle donne, anche se poi l'idoneità vede queste ultime di qualcosa più numerose dei maschi. Biologicamente, però, una specie vivente 'in salute' dovrebbe avere più femmine che maschi. Invece anche qui, i 18enni maschi sono più numerosi, anche se le stime sono di anni diversi: 236.517 uomini (2008) e 230.641 donne (2005).

La spesa attorno al 2001 era di 482,5 mln di dollari o il 6,6% del PIL.

Il comandante delle F.A. è il Maresciallo Ali Abdullah Saleh, che è anche il presidente della Repubblica yemenita. Quest'ultima ha recentemente ordinato varie nuove armi, per esempio i missili TOR (SA-15) e ha chiuso nel 2008 l'annoso conflitto per Sah'da.

Ricapitolando la storia: la guerra civile iniziò nel 1962 e finì nel 1970. C'erano le forze del Nord Yemen contro il regioni di Mutawakkilite. I Realisti ebbero l'aiuto dell'Arabia e Giordania, i Nordisti ebbero quello di Egitto e URSS. I Sauditi non intervennero direttamente, non ne avevano nemmeno le forze, ma pagarono centinaia di mercenari europei. I Repubblicani ebbero invece un corpo di spedizione di 55.000 elementi. I Sudisti erano comandati da Imam Al-Badr e i Nordisti da Gamal Abdel-Nasser e Abdel Hakim Amer dell'Egitto, e il capo Nordista Abdullah as-Sallal. Il risultato fu una guerra che lasciò oltre 100.000 morti, davvero molti anche considerando che non solo questa guerra è stata pressoché ignorata, nonostante l'importanza strategica della zona, ma anche per la percentuale di vittime rispetto alla popolazione, che pagò un prezzo altissimo. Vi fu anche l'uso di armi chimiche, di cui una prima dimostrazione si ebbe l'8 giugno 1963, contro Kawma, anche se gli egiziani dissero che era stato il napalm piuttosto che armi velenose, ad uccidere 5 persone e a colpirne altre 25 con danni gravi agli occhi e polmoni su di un totale di 100. Le bombe vennero descritte come 'artigianali' e scarsamente efficaci. Golda Meir era preoccupata perché temeva che anche Israele avrebbe potuto essere colpito da tali armi egiziane.

Non vi furono altri report nel '64, ma alcuni si ebbero nel '65 e soprattutto nel '66. L'11 dicembre 15 armi lanciate uccisero 2 persone e ne colpirono 35. Il 5 gennaio però, contro il villaggio di Kitaf, vennero usate altre armi chimiche e uccisero 140 persone colpendone altre 130. Forse era inteso di colpire il Principe Hassan bin Yahya che aveva il suo HQ in quella zona. Nasser negò che l'Egitto avesse usato il gas parlando di propaganda angloamericana. In seguito vi furono anche inviti per l'ONU (12 febbraio) ad investicare, ma il segretario U Thant disse il 1 marzo che non aveva il potere di investigare. Nel frattempo i 'casi' aumentarono con l'attacco del 10 maggio sui villaggi di Gahar e Gadafa, sempre dove era presente un HQ, quello del Principe Mohamed bin Moshin. Morirono almeno 72 persone e la Croce Rossa venne allertata e parlò di grave preoccupazione a Ginevra, che era forse il primo caso di guerra chimica da decenni, forse fosgene o lewisite. Nonostante la batosta della guerra dei Sei giorni, l'uso di tali armi -che non avvenne contro Israele, forse perché questi aveva a sua volta arsenali chimici e il primo paio di atomiche- ricominciarono in luglio e uccisero in tutto 1.500 persone con altre 1.500 colpite. Per i particolari, comunque, vedasi il capitolo referenziato con l'Acig.

Recentemente la Marina dello Yemen,creata nel 1990 nella sua forma attuale come anche le altre F.A. unificate, è soprattutto tesa a controlli anti-droga e per questo ha comprato 10 pattugliatori 'Bay' nel 2006, molto efficaci nel fermare i trafficanti dall'entrare in Yemen. Inoltre, dopo la crisi delle Isole Hanish, lo Yemen ha preparato la sua Marina anche per un assalto anfibio. Gli Eritrei hanno distrutto in contraccambio una nave russa pensando che fosse un mezzo yemenita. Dopo varie tensioni, la guerra non è scoppiata ancora, nonostante la successiva occupazione dell'arcipelago Zukur-Hanish da parte dello Yemen, del resto militarmente ben più forte di quanto non siano gli Eritrei.

  • Importazioni: 309 milioni di dollari (17a su 85 in classifica)
  • Spese: 5,6% PIL (17a su 85)
  • Spese assolute: 885 mln (32a su 111)
  • Personale navale 1.500 (41a su 49)
  • Servizio: leva 2 anni, volontari dal 2001
  • Carri: 1.000 (14a su 22)


L'Esercito ha questa forza:

  • Personale: 37.000
  • Corazzati: 700 T-54/55, 250 T-62, 240 M60, 70 T-72
  • Ricognitori: 125 AML, 60 AML-245, 50 BRDM-2
  • APC/IFV: 420 BMP-1, 334 BMP-2, 670 M-113, 670 BTR-40, 500 BTR-60, 250 BTR-152, 18 ILAV, 'Hummer', Saladin.
  • Mortai: 502 L61 da 81 mm, 95 semoventi Panard AML
  • Artiglierie e missili: 25 2S1 da 122 mm, 70 M-46 da 130 mm, 190 D-20 da 152 mm, 20 S-23 da 180 mm.

MLR RM-70, 280 BM-21, 30 BM-13, 30 BM-14, vari BM-24, 13 BM-27 (o BM-22);missili Scarab (10 lanciatori), 12 Frog-7, 33 lanciamissili Scud, vari missili costieri antinave SS-N-2 (P-15).

  • Sistemi c.a.: 200 ZU-23, 40 ZSU-23-4, 61-K, 120 S-60, cannoni Bofors da 40 mm; SAM SA-2, SA-3, SA-6, 200 SA-7, 120 SA-9 (9K31 Strela-1), sistemi 2S6M Tunguska, 12 TOR-M1 (SA-15).
  • Armi portatili: AKS-74 da 5,45 mm, AKMS, AK-47, Type 56, SKS, M60, Heckler & Koch G3, AKM, Dragunov SVD da 7,62 mm; NSV e DShK da 12,7 mm; lanciagranate M79 da 40 mm
  • Missili c.c.: 3M11 Falanga (AT-2), BGM-71 TOW, AT-3 Sagger, AT-4/5 (almeno sui BMP-2), cannoni S.R. vari e lanciarazzi c.c. RPG di vario tipo.


La Marina ha oltre 1.500 effettivi e basi ad Aden e Hodeida. Per le navei:

  • 2 corvette Tarantul I
  • 8 FAC Osa
  • 3 navi ASW Type 037
  • 10 FAC 'Austral'
  • 4 LCM
  • 1 dragamine 'Natya'
  • 2 dragamine 'Yevgenya'

L'aviazione Yemenita è nata inizialmente attorno al 1926 con una piccola unità aerea, ma solo negli anni '50 l'Imam dello Yemen formò un'aviazione militare. Questa piccola e misconosciuta forza aerea -come del resto lo Yemen stesso è un Paese ben poco noto in ambito internazionale- ottenne MiG-15 e 17, poi anche i MiG-21. All'epoca gli arabi erano per lo più sponsorizzati dall'URSS. Nella parte Nord dello Yemen invece predominava l'aiuto americano con tanto di caccia F-5B ed E ex-Sauditi, più due C-130H. All'epoca le aviazioni erano la nordista YARAF e la sudista PDRYAF, che nonostante gli aerei russi era sponsorizzata dai britannici, che diedero anche vari tipi di aerei come gli Strikemaster Mk 81 e Jet Provost.

Dopo l'unificazione del maggio 1990 vennero ancora usati sia aerei e mezzi orientali che occidentali, pare con una buona operatività dei suoi reparti aerei. Come addestratori vi sono, a livello più basico, 12 Zln 242 cecoslovacchi, e poi 24 L-39C consegnati nel 1999-2005, metà dalla Aero e metà dall'Ucraina. Ma attualmente, i caccia tattici più importanti sono i MiG-29, di cui vari sono stati aggiornati al potente standard SMT, che non è di giovamento all'estetica per via della 'gobba', ma ha una grande capacità di carburante e avionica moderna. Per il resto vi sono anche F-5, MiG-21 e Su-20 e 22. Tra i mezzi di seconda linea, gli unici occidentali sono vari Bell 206, 212 e 214, mezzi che non hanno l'equivalente russo.

Basi e reparti:

  • San'aa (OYSN): 15°28'33.04"N, 44°13'10.57"E, elevazione 7237 ft., ha lo squadrone 3 con i Bell 206-214, 4 con An-24, 26, 9 con MiG-29, 26 con Su-22M4 e UM-3K, 115 con C-130, L-100, An-12 e Il-76; 121 con gli F-5B ed E, 124 VIP con i Bell 214; 128 con i Ka-27 e 28, Mi-8, 14, 17, 24, 171.
  • Al Hudaydah (OYHD): 14°45'8.31"N 42°58'34.52"E, 41 ft: 6 Sqn con MiG-21MF, MiG-21UM, MiG-21bis. 128 det. sqn con Ka27/28, Mi-8, Mi-14, Mi-17, Mi-24, Mi-171Sh.
  • Al Anad (OYxx): 13°10'27.84"N 44°45'54.09"E. Elev: 900 ft. Zlin 242L ed L-39C. 128 det. squadrons of Ka27/28, Mi-8, Mi-14, Mi-17, Mi-24, Mi-171Sh.
  • Taiz (aka Ganed) (OYTZ): 13°41'8.38"N 44° 8'20.83"E. Elev: 4.838 ft. 8 sqn con Mi-8, Mi-17, 9 sqn con Mi-24, Mi-35. 26; det. sqn con MiG-21MF, MiG-21UM, MiG-21bis. 128 sqn con Ka27/28, Mi-8, Mi-14, Mi-17, Mi-24, Mi-171Sh.
  • Aden Intl. (OYAA): 12°49'45.36"N 45° 1'43.14"E. Elev: 7 ft; 128 det. sqn di Ka27/28, Mi-8, Mi-14, Mi-17, Mi-24, Mi-171Sh.
  • Riyan (aka Mukalla) (OYRN): 14°39'44.47"N 49°22'30.04"E Elev: 54 ft. 128 det. sqn con Ka27/28, Mi-8, Mi-14, Mi-17, Mi-24, Mi-17Sh.


Velivoli:

Combattimento:

  • 47 MiG-21
  • 44 MiG-23BN e UB
  • 45 MiG-29SMT e UBT
  • 45 F-5E ed F o B
  • 17 Chengdu F-7B
  • 50 Su-22M e U

Addestramento:

  • 24? L-39C
  • 14 Yak-11
  • 6 Zlin 142

Trasporto:

  • 7 An-12
  • 3 An-24
  • 26 An-26
  • ? Yak-40

Elicotteri:

  • 2 AB-205
  • 6 AB-206
  • 5 AB-212
  • 6 Bell 214
  • ? Ka-27
  • ? Mi-17
  • 10 C-130
  • 40 Mi-8
  • ? Mi-14
  • 27 Mi-24
  • ? UH-1

Come si vede è una forza aerea piuttosto consistente, sebbene i numeri non siano necessariamente aggiornati o verosimili. Per i MiG-29 Aerei n.44 parla invece di 5 aerei forniti dalla Moldavia di cui uno tenuto come parti di ricambio, poi nel 2001 14 MiG-29SE e UB, che però hanno presentato dei problemi o non sono stati ritenuti pienamente adatti, così sono stati restituiti alla RSK MiG e questa li ha riconsegnati nel 2005, aggiornati come SMT, più altri 6 SMT nuovi di fabbrica. Sono in corso (al 2008) trattative per altri 20-30 velivoli. Il MiG-29SMT ha un'autonomia che arriva a 3.700 km, quando il tipo base A è reputato adatto a volare con un raggio di 710 km aria-aria, autonomia 1.500 km, 2.100 con un serbatoio da 1.500 l e 2.500 con altri due da 800 litri.

I lanciamissili SAM sono parecchi, pare almeno 600 rampe di lancio. Tra questi i missili SA-15 e i Tunguska M1. Ordinati anni addietro, testati nel 2007 e trovati altamente efficaci, anche contro missili e armi aria-superficie.



Note e bibliografia

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La storia militare dello Yemen qui riportata si basa sull'articolo di Tom Cooper, nella sezione 'Acig articles'. La situazione attuale ha dati provenienti dalle corrispondenti pagine di wiki.en.