Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Svizzera

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La Svizzera è da secoli uno stato neutrale, e su questa neutralità ha costruito una forza economica e un patrimonio di civile convivenza, non dimenticando che in questa piccola nazione alpina non vi è un vero popolo, ma un insieme di popolazioni che parlano 4 lingue diverse e sono ripartite in Cantoni che costituiscono la Federazione Svizzera, che si erge, come l'ex regno del Tibet, sopra le montagne più alte del continente, in questo caso l'Europa.

La nascita della Confederazione

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Un tipico esempio di mimesi alla 'svizzera' con un bunker camuffato da casa civile.

Gli svizzeri sono una nazione neutrale, da quasi 200 anni non coinvolta in guerre guerreggiate e sono famosi per le loro virtù militari. Per capire meglio come essi siano importanti per la storia militare e come abbiano inteso fino a oggi di difendersi da eventuali attacchi al loro territorio, sarà bene ricordare la loro oramai poco nota tradizione militare, eccetto per le guardie dei palazzi vaticani.

La Storia si è occupata degli svizzeri nel I secolo a.C. con le campagne di Cesare oltre la Gallia, e in seguito la Svizzera tornò a essere nota quando i suoi guerrieri sconfissero in una catastrofica battaglia gli Asburgo d'Austria. La loro fanteria, temibile e forte fisicamente aveva criteri particolari: le armi erano una sorta di asce dal lungo manico, che avrebbero dato origine alle alabarde, mentre la loro armatura era spesso ridotta alla sola parte anteriore del corpo, perché non voltavano le terga al nemico, ma combattevano ferocemente e aiutati dall'armatura leggera, difficilmente avevano bisogno di darsi alla fuga. La loro fama si diffuse al punto da diventare, assieme ai lanzichenecchi tedeschi un popolo di mercenari chiamati a partecipare a innumerevoli guerre regionali in Europa.

Sono uomini bellicosi; considerano come un'onta volgere le terga al nemico, ed è per questo che non portano armatura se non sul petto, ciò li rende più agili nei movimenti. Sono uomini che, per guadagnarsi da vivere, vanno per il mondo e prendono parte alle guerre che ritengono giuste. Sono pii e buoni cristiani, e considerano il saccheggio come un grave peccato (Pérez del Pulgar, storico)

All'epoca (XV secolo) vi erano pochi elementi altrettanto risolutivi degli svizzeri: gli arcieri inglesi, i cavalieri francesi, ma in generale la fama degli svizzeri e la loro capacità di fare a pezzi persino i cavalieri corazzati li videro molto in auge per secoli, come a tutt'oggi testimoniano le Guardie del Papa.

Come gli Svizzeri arrivarono a tanta fama? La loro storia 'moderna' li vide uniti in una Lega Perpetua tra i cantoni 'forestali' (Waldstaette)che comprendevano Uri, Schwagtz e Unterwalden. Nella battaglia di Morgarten vinsero con pietre e scuri un esercito che gli era stato inviato contro da Leopoldo D'Austria, e che venne sorpreso in una gola, quella appunto di Morgarten. La successiva evoluzione della Lega vide l'inclusione di Berna, Lucerna e altre città che sarebbero diventate poi quelle di maggior importanza. Ancora una volta vinsero contro gli austriaci nel 1339, e soprattutto, nel 1386 a Sempach, quando 6500 svizzeri si scontrarono con 12000 cavalieri e fanti austriaci di Leopoldo III d'Asburgo. Gli austriaci si misero a terra (anche i cavalieri) e formarono una falange, ma incredibilmente, persero contro un nemico molto meno numeroso ma più determinato, anche se apparentemente meno organizzato, con la morte dello stesso Duca nella battaglia. Nella battaglia di Bellinzona del 1422 2500 svizzeri che avevano messo sotto assedio la città (che per ragioni commerciali, era vista, in quanto bastione del Ducato di Milano, come un obiettivo da espugnare) vennero sconfitti da 16000 viscontei, ma pur con gravi perdite ripiegarono con l'onore delle armi. Altre battaglie li videro sconfitti in quel di Birsa, ma solo perché gli Armagnacchi erano 20 volte superiori (agosto 1444) in numero, e poi vincenti in una epica serie di battaglie contro il Ducato di Borgogna. Carlo il Temerario aveva un esercito numeroso, ben armato e organizzato, e lui era un condottiero di grande personalità. Tutto fu vano, e gli svizzeri vinsero a Grandson (1476), Morat (1476), e Nancy (1477) e con quest'ultima battaglia perse la vita anche il Duca di Borgogna. Gli Svizzeri diventarono subito richiestissimi e Carlo di Valois nel 1480 ne arruolò 8000. Nel tardo '400-500 gli Svizzeri parteciparono alla campagna d'Italia, dove ebbero sconfitte come quella di Bicocca e Pavia (1522 e 1525), ma anche la vittoria di Ceresole del 14 aprile 1544 contro gli Imperiali.

La tattica degli Svizzeri era inizialmente basata sulla conoscenza del territorio, il che ovviamente è valida se si è in difesa: la prima vittoria contro gli Asburgo naque così, quando in una stretta gola 2000 cavalieri austriaci si ritrovarono il passo sbarrato da tronchi, e poi vennero assaliti da un numero simile di svizzeri, che usarono asce, alabarde, massi e pietre. I cavalieri non potevano in tali condizioni combattere al meglio: non riuscivano ad arretrare, non riuscivano a formare una formazione da battaglia, non potevano usare la lancia e poco la spada: insomma, si verificò pressappoco quello che accadde nella battaglia finale di Conan il Barbaro. Gli Svizzeri erano forti fisicamente e molto preparati all'uso di armi varie, per loro abituali. La sconfitta contro le truppe viscontee li vide tuttavia in difficoltà, era infatti evidente l'inferiorità delle loro armi corte rispetto a quelle lunghe della cavalleria, naturalmente in campo aperto come a Bellinzona. La dottrina cambiò: si stabilì di formare un esercito ben più stabile e forte in campo aperto. Gli Svizzeri avevano una coscrizione obbligatoria, che era già un vantaggio rispetto agli eserciti del Medioevo, spesso improvvisati e raccogliticci. Erano tenuti a comperare le loro armi e mantenerle con cura, perché sarebbero state periodicamente ispezionate: non era consentito venderle, nemmeno per pagare i debiti. La loro tecnica di combattimento in campo aperto divenne più micidiale: vennero introdotte delle picche che divennero lunghe oltre 5 metri. Avanzando in grandi formazioni, protette sui lati da linee di picchieri, il grosso della fanteria svizzera procedeva come un carro armato vivente, lento ma inesorabile. La vittoria di Morat venne conseguita con l'appoggio della cavalleria degli Alleati, ma il grosso del lavoro lo fecero gli Svizzeri con tre formazioni: avanguardia, corpo centrale e retroguardia. Soprattutto, vi era un corpo scelto di giovani combattenti che avevano il compito di colpire i tiratori nemici, in quanto Carlo schierava circa 150 artiglierie. Gli Svizzeri, con la coscrizione potevano schierare anche 70-80.000 uomini dell'esercito, cosa notevole per l'epoca, mentre altri eserciti come quello di Carlo potevano fare altrettanto solo con l'uso di mercenari provenienti da tutta Europa: a Morat Carlo disponeva di circa 30.000 uomini, che davano l'assedio ad una fortezza difesa da appena 2000 svizzeri, che resistettero abbastanza da consentire l'arrivo dei rinforzi, e poi parteciparono anche alla fase finale della battaglia. Anche gli Svizzeri e i loro alleati avevano una tale forza. Prima di entrare in battaglia, recitarono 5 Pater e 5 Ave maria inginocchiati e con le armi a fianco, poi entrarono in azione: visto che non avevano una divisa unica, per distinguersi dagli avversari avevano croci bianche sul petto o su un braccio. Il grosso delle truppe di Carlo era costituita da italiani, tra cui presumibilmente anche molti dei discendenti dei viscontei che batterono gli Svizzeri a Bellinzona. Vi erano arcieri inglesi e scozzesi, polacchi, francesi. Gli Svizzeri misero in campo, come corpo di combattimento principale una forza di circa 10.000 uomini, che era schierata in una immensa formazione di circa 120 uomini in quasi 100 righe, aiutati da 5-6 righe di picchieri 'indipendenti' che li proteggevano dalla cavalleria. Nonostante che Carlo aveva costruito fortificazioni campali contro l'arrivo di rinforzi agli assediati, gli Svizzeri travolsero gli avversari e irruppero nel campo, che era stato lasciato molto sguarnito nella zona in cui arrivò l'attacco, e massacrarono i loro avversari, che presi dal panico (era noto che gli Svizzeri, anche se 'cristiani', non facevano prigionieri) si diedero ad una rovinosa rotta. Alla fine, come spesso accadde nelle battaglie antiche, dopo un inizio stentato (soprattutto per l'azione degli arcieri inglesi) uno dei due eserciti mise in rotta l'altro, e in questa fase avvenivano i massacri maggiori: contro meno di 500 morti, gli Svizzeri massacrarono 12.000 avversari. Da notare che gli Svizzeri non avevano molto, oltre alla fanteria: la cavalleria era poca e usata solo per esplorazione, l'artiglieria era poca, leggera e dopo i primi colpi letteralmente era lasciata indietro e dimenticata sul campo di battaglia. La percentuale di balestrieri e fucilieri era dell'ordine del 10%. In un'epoca in cui le battaglie le decidevano soprattutto le cavallerie, gli Svizzeri avevano imparato a dominare il campo di battaglia, e tennero tale dominio fino all'avvento di armi da fuoco sempre più numerose e perfezionate, specialmente quando arrivarono gli spagnoli, con gli archibugi e i moschetti. Nondimeno, anche gli Spagnoli ebbero bisogno degli Svizzeri per istruire le proprie fanterie.

Una delle cose che la fanteria svizzera era ben addestrata a fare erano le marce e gli esercizi ginnici in generale: quando si trattò di andare in guerra a Morat, l'armata svizzera percorse qualcosa come 220 km in appena 3 giorni di marce forzate (con le armi leggere, mentre le picche erano portate dai carri), riposarono poi per qualche ora e infine entrarono in battaglia, con i risultati che si son detti! Non solo, ma siccome la Storia si ripete, gli Svizzeri adottarono per i grandi scontri campali le formazioni di fanteria armata di picche molto lunghe, che per esempio, era anche utilizzata secoli prima dagli Scozzesi con gli Skiltons (che erano formazioni con difesa 'a riccio' su tutti i lati, senza fanteria leggera di supporto), ma soprattutto, entrambe hanno una ben illustre antenata: la Falange macedone, con cui Alessandro conquistò quasi tutto il mondo conosciuto nel IV secolo a.C. Il principio è sempre lo stesso: portare lance molto più lunghe di quelle utilizzabili dalla cavalleria, e sfruttabili meglio, grazie al fatto di procedere appiedati. Da notare che gli Svizzeri, per quanto corazzati, non avevano scudi come invece avevano i macedoni. Va da sé che per funzionare, una tale formazione aveva bisogno di molto addestramento, e infatti questo tipo di impiego era l'unico che venisse costantemente praticato per le truppe in termini meramente di addestramento: il resto, le asce, le balestre e le spade non necessitavano di addestramenti di tale entità.

Gli Svizzeri ad un certo punto sembrarono addirittura gli arbitri dell'Europa: erano forse in grado di imporre un loro regno ben più esteso delle Alpi, ma in pratica altri cominciarono a prendere adeguate contromisure: i tedeschi affini agli svizzeri cominciarono a produrre fanterie alla 'svizzera', i famigerati lanzichenecchi, che tra l'altro, non avevano richiami alla morale e pietà cristiana altrettanto stringenti. L'avvento delle armi da fuoco e un miglior coordinamento delle truppe, e l'anarchia che ad un certo punto cominciarono a denotare le varie formazioni svizzere le portarono rapidamente ad alcune rovinose sconfitte.

Gli Svizzeri divennero sempre di più un popolo di mercenari: allo sciogliersi delle nevi sui valichi, non mancavano i signori feudali che venivano a chiedere il loro aiuto e la pratica di fare il mercenario fuori dai confini divenne talmente consueta, che ad un certo punto si cercò anche di vietarla, poiché spopolava la Svizzera dei propri uomini, molto necessari per mantenere il territorio contro le dure condizioni montane, da cui del resto loro tendevano a scappare.

La Svizzera cercò di tirarsi fuori dalle contese europee e dal 1815 ci è riuscita, occupandosi con successo di meccanica di precisione, industria casearia e dolciaria, banche e turismo. Ma sbaglierebbe chi pensasse che non ha avuto cura delle forze armate e degli armamenti in generale: la Oerlikon ha costruito nel 1914 una mitragliera antiaerea da 20 mm che è ancora oggi in servizio, contendendo alla Bofors il primato nelle artiglierie antiaeree leggere. E non si trattò di un successo isolato, in quanto da allora le mitragliere Oerlikon da 20, 25, 30 e 35 mm sono diventate un armamento virtualmente standard per i reparti antiaerei leggeri e persino caccia: dai Bf-109 e Zero, ai JA-37 Viggen con il formidabile KCA, un cannone da 30 mm che dopo 1500 metri ha ancora l'energia cinetica del 30 mm DEFA a bruciapelo, e ha un proiettile più pesante del 30%. Anche nel settore delle armi leggere la Svizzera è ben posizionata, con i prodotti SiG-Sauer, come la pistola P.226 e i fucili d'assalto di progettazione nazionale. Poco noto, la Svizzera ha prodotto anche carri armati e cacciacarri, mentre i mezzi blindati per la fanteria della MOWAG e i radar Oerlikon-Contraves sono tra i più diffusi a livello mondiale nel settore antiaereo. Nel mentre, la Pilatus ha dato vita ad una interessante industria aeronautica, famosa soprattutto per i suoi apparecchi da trasporto leggero ed addestramento.

La coscrizione dell'esercito svizzero vede, come in quello svedese, un piccolo strumento militare in tempo di pace, ma grazie al sistema dei riservisti può diventare in poco tempo una forza di grandi dimensioni, mentre l'aeronautica, piccola ma non insignificante, ha assieme all'artiglieria il compito di appoggiarne le operazioni.

 

Per la sua piccola aviazione la Svizzera ha scelto, dopo una accanita competizione con l'A-7 e il G-91Y, l'F-5E/F. Ne sono stati ordinati nel 1976 72 macchine, 66 E e 6 F, consegnati secondo il programma 'Peace Alps', in conto FMS. Tranne i primi 13 E, gli altri sono stati assemblati dalla FFA nella sua fabbrica a Enmmen. Inoltre, altri 32 E e 6 F sono stati ordinati nel 1981. Gli ultimi sono stati consegnati nel marzo 1985.

La Swiss Air Force non rilascia mai dettagli sul suo organico, ma queste macchine dovrebbero avere servito con le Fliegerstaffel 1, 11 e 18. Il primo ad essere formato fu il 1, seguito dal 18 e poi dall'11. Il servizio iniziò nel 1979, ad ottobre. Questi reparti erano prima dotati dei Venom. Le squadriglie 6 e 13 della milizia (ovvero la riserva aerea) ebbero i Tiger del secondo lotto, rimpiazzando così anche i Venom in questi reparti aerei oltre agli Hunter della prima Squadriglia, sempre della Milizia. Infine, gli F-5 divennero gli aerei acrobatici della Patrouille Suisse, certamente la loro unità d'impiego più famosa.

 

Nonostante la loro presenza in 6 squadriglie, l'unica unità che li impiegava era la Uberwachungsgeschwader (surveillance wing), che ha per l'appunto le squadriglie 1, 11 e 18, basate le prime due a Dubendorf e la terza a Payerne. I piani per aggiornare gli aerei nel 1985 col sistema ECM AN/ALQ-171(V) e un radar multimodo APG-69 avrebbero dato una nuova validità operativa al caccia, ma vennero cancellati nel 1989. Quanto all'operatività, gli F-5 sono stati devoluti inizialmente quasi esclusivamente alla difesa aerea con i missili AIM-9P. Gli Hunter erano i principali aerei della Svizzera, parte dei quali aggiornati con i missili AGM-65 (2, sistemabili al posto di 4 dei 20 razzi SURA da 80 mm subalari, e che assieme ai 4 cannoni da 30 mm gli davano una potenza di fuoco in attacco notevole). Quando questi vennero ritirati nel 1994, i loro missili passarono, assieme alle predisposizioni nell'abitacolo per l'utilizzo, agli F-5.

Alcuni programmi del '92[1]

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Per le forze terrestri della Svizzera erano presenti, come armi controcarro, i razzi da 83 mm, in servizio dagli anni '50, e modernizzato più volte, era in programma d'essere rimpiazzato con qualcosa come 18.000 Panzerfaust 3, da produrre dal 1992 al 1995, con una partecipazione economica svizzera del 35%. Era un quantitativo d'armi notevole, specie per un Paese montano ben poco minacciato da orde di carri armati: non meno della quantità ordinata dall'Esercito italiano. Pesano 13 kg, davvero molti per un lanciarazzi a colpo singolo, ma con testata da 115 mm capace di perforare oltre 700 mm di corazzatura.

Erano al tempo stesso previsti, nel '92, cacciacarri Piranha 6x6 con torretta TOW di modello norvegese. Altre innovazioni previste erano i sistemi termici Siemens, telecamere ad infrarossi da comprare in 800 esemplari nel 1993-96. Il ritorno economico per l'industria svizzera era previsto nel 90%.

I missili controcarro M47 Dragon, le armi a medio raggio della categoria (stranamente non vennero mai comprati i MILAN), vennero aggiornate, essendo necessario dopo circa 10-15 anni di servizio (la loro acquisizione avvenne tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80). L'aggiornamento previsto per il 1993-97 consisteva nel dotare i missili della testata a carica cava HPPz G90.

Telemetri laser: era previsto di dotarsi di ben 1500 apparati destinati all'uso con i mortai da 81 mm, ai cacciacarri e ai carri Pz 68 non ancora aggiornati. Sono di un modello norvegese, della Simrad Optronics, costruiti su licenza dalla Leica di Haarbrugg. Consegne nel periodo 1994-97, partecipazione industria svizzera al programma del 100%.

Le mine controcarro erano anch'esse in fase di aggiornamento: le Mod 88 erano le uniche armi moderne, le altre risalivano agli anni '40-60, e allora erano previste mine antiuomo orizzontali Mod. 90, a frammentazione Mod. 90, cariche craterizzanti Mod. 88 e dispositivi di semina delle mine. Sono prodotte dall'austriaca Sudteirische Metallindustrie e dalla FFV Ordnance svedese, programmi di consegna 1993-95.

Il sistema di controllo del tiro FARGO, comprato nel 1983 in 280 esemplari, è stato integrato nel 1991 con 248 FARGOF, destinati ai pezzi da difesa installati in casematte. Consegne nel 1994-96.

Le munizioni da 155 mm di tipo a submunizioni sono state comprate per la prima volta nel 1988 con le Mod. 88 da 63 submunizioni e la Mod. 90 con 49 bomblets ma con portata maggiore. Sono state fornite dalla IMI israeliana con consegne nel 1993-95.

Gli obici da 105 mm sono stati modificati in 280 esemplari per allungarne la gittata. In questo modo i Mod.46 hanno visto l'aumento della gittata da 10.9 a 13.9 km.

La cosa si è fatta grazie alla EK di Thun, e ad un'altra ditta per le nuove cariche potenziate. Il programma era previsto per il 1993-95.

Per quello che riguarda i sistemi antiaerei da 35 mm sono stati comprati negli anni '60, nella seconda metà degli anni '70 con i radar Super Fledermaus sostituiti dagli Skyguard o Mod. 75, sempre della Contraves. Dei 264 complessi disponibili, 188 vennero modificati con una ulteriore fase di aggiornamento comprendente sistemi meccanici aggiornati o sostituiti, introduzione di un sistema di alimentazione automatizzato, mirino ottico rimpiazzato dal ben più moderno GUN KING della Contraves, con un computer digitale di controllo. Programma con una partecipazione delle industrie svizzere del 92%, da eseguire nel 1994-96. Tutto questo era programmato nel Armament Plan 1991, che in tutto prevedeva spese per 1.215 miliardi di franchi, di cui il 78% per l'industria nazionale.

 

Altri programmi di rilievo erano quelli dell'F-18, da pagare con 3.5 miliardi di franchi svizzeri. Altre armi erano i missili FIM-92 Stinger, comprati per la fanteria, e ancora più rilevanti forse, gli Stgw-90. Questi ultimi erano in rimpiazzo dei vecchi fucili Stgw-57 in calibro 7,5x55 mm. Ne erano previsti 600.000 esemplari.

Per quello che riguarda i carri, mentre i Pz 68, ultimi di una famiglia che è stata prodotta in 540 esemplari erano stati provvisoriamente aggiornati con sistemi laser, poi anche con corazze aggiuntive e pare, anche con missili Dragon montati sulla canna del cannone (in tutto il nuovo aggiornamento dava origine al Pz 68/88), i Leopard 2, prodotti in 345 esemplari (originariamente intesi in 380) vennero forniti entro il 1991 in 250 esemplari. La forza dei carri da battaglia era completata anche dai 150 superstiti Centurion, le torrette di molti dei quali erano destinate a diventare postazioni protette, ben mimetizzate e fornite addirittura di corazza ERA e di catene anti-carica cava. I Centurion vennero comprati, in attesa del carro nazionale, in 100 mezzi Mk 3 nel 1955, 100 Mk 7 nel '56 e 100 Mk ex-Sudafrica successivamente. MOlti sono stati riarmati con il cannone da 105 mm.

La forza corazzata comprendeva anche 1350 M113 (ma cifre del '97 parlano di 1450), dei quali molti dotati della torretta svedese Hagglunds con mitragliera da 20 mm, originariamente pensata per il PV-302 svedese. La torretta incrementava sensibilmente la potenza di fuoco, altrimenti limitata alla mitragliera da 12.7 mm in postazione scoperta, senza eccessivi aggravi in costi e complessità.

Quanto ai mezzi cacciacarri, erano in acquisizione ben 310 Piranha con torretta binata TOW, con la torretta norvegese Thune-Eureka.

Come aviazione, da rilevare anche l'acquisto di 4 PC-9 in aggiunta ai vecchi PC-7 in servizio, anche se solo come traino-bersagli, con un costo di 29 milioni di franchi svizzeri.

Infine, da ricordare la riduzione dell'esercito in caso di mobilitazione da 550.000 a 'soli' 400.000 uomini. Davvero la Svizzera era una nazione ben equipaggiata per assicurare la sua neutralità, come la Svezia del resto, eppure circondata da alte montagne e senza stati potenzialmente ostili ai confini.

I sistemi fortificati svizzeri

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Mentre nel 1992 l'intero sistema fortificato alpino italiano (comprendente persino postazioni in cemento con torrette dei carri M26) venne dismesso, gli Svizzeri lo aggiornarono ulteriormente. Le Alpi e il Giura hanno sempre garantito una efficace difesa dei pochi passi disponibili, e la cosa non è stata mai dimenticata, per esempio durante la II GM è stato uno dei motivi per cui la Svizzera non è stata mai minacciata di invasione. Gli Svizzeri, tanto attenti alla protezione delle loro banche, non lo sono da meno per i loro alloggi, tanto da prevedere ad un certo punto un bunker per la difesa NBC per le nuove abitazioni ed edifici pubblici come norma di legge tassativa. Alla fine egli anni '70 del resto erano presenti, in carico delle Brigate di Frontiera, qualcosa come 2.100 artiglierie moderne, 600 lanciamissili controcarri o cannoni c.c, 1.800 mitragliatrici pesanti, 4.000 demolizioni predisposte, 76 km di gallerie come depositi per munizioni e carburante, mentre gli hangar dentro le montagne divennero lo standard per le basi aeree svizzere, o sennò di tipo 'convenzionale' con shelter corazzati.

Ma non bastava ancora: prima ancora dell'arrivo di armi come i mortai automatici bicanna AMOS per mezzi corazzati, gli svizzeri avevano già provvisto ad impiegare un modello da 120 mm bicanna a retrocarica (arma unica nel mondo) installato in torretta a filo del terreno, corazzato e quasi impossibile da vedere, mentre torrette di carro Centurion vennero sistemate in postazioni protette pesantemente; 1.700 campi minati e 2.000 ostacoli anticarro hanno contribuito alla difesa svizzera. Ancora negli anni '90, nonostante la dismissione di tante opere difensive erano presenti 900 opere difensive, con otrle 3.000 armi e vi erano pure 6.000 ricoveri protetti sotterranei, capaci di ospitare un quinto di tutte le F.A. svizzere. Con la riduzione a 400.000 delle truppe mobilitabili, e il dimezzamento del personale da fortezza, non sarebbe stato più possibile difendere il territorio nazionale in toto ma concentrarsi con maggiore mobilità nelle zone più minacciate. Sarebbero rimasti, secondo la pianificazione del '95, in efficienza 1.200 sbarramenti, 100 installazioni d'artiglieria da fortezza e altrettante postazioni protette per il comando. La mimetizzazione con il territorio, con false rocce come entrate, con finte baite costruite sopra i bunker e le postazioni, era davvero degna della precisione svizzera. Per migliorare la situazione, le torrette dei Centurion sono state sistemate in casematte tanto ben protette da prevedere anche catene per provocare l'esplosione anticipata delle granate HEAT, e corazze ERA che tappezzano le pareti interne contro l'effetto di missili controcarri. La maggiore innovazione era il sistema Bison, cannone da 155 con torri bicanna, capace di sparare a 30-40 km e raffiche di 5 colpi in 25 secondi. Altre armi meno recenti erano anche i cannoni L42 del 1942-46 da 25 km di gittata per proiettili da 42,6 kg, in casamatta con 30 gradi di brandeggio possibili; il TurmeKanone 1958 L42 paricalibro con cupola corazzata da 360 gradi di brandeggio; il Festungmineswerfer da 120 mm Mod.1958/83, lungo 2,35 m, con proiettili da 15 kg a 9 km, casamatta corazzata da 360°; Il cannone da 105 mm L42 con gittata da 18-21 km con proiettili da 15 kg; Obice L22 M1942-46 da 105 mm e 11 km.

A tutto questo, al solito c'era da aggiungere i reparti da combattimento mobili: semoventi M109 da 155, oltre 300 carri Leopard 2 (da soli capaci, anche a piccoli gruppi, di bloccare agevolmente i passi montani), blindati Piranha con tanto di lanciamissili TOW (ben 310 esemplari), missili TOW, Dragon, razzi portatili e missili Stinger, nonché gli M113 con cannoni da 20 mm. Con la mobilitazione rapida dei riservisti era facile attivare tutti questi sistemi con un minimo preavviso, ed usare unità mobili di forza sufficiente a fare pagare caro qualunque tentativo d'invasione, supportate da una discreta aviazione tattica, dalle alte quote e dalla neve che rendono ben più difficile l'assalto da parte di un ipotetico avversario. Basti dire in merito che all'epoca l'Italia non aveva ancora in servizio i carri Ariete, e che comunque questi sarebbero stati molti di meno dei Leopard 2 già distribuiti alle truppe corazzate svizzere, mentre di mezzi come i cacciacarri TOW con torretta binata non c'era l'equivalente tout-court.

Corazzati svizzeri

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La Svizzera iniziò già durante gli anni '40-50 la produzione di una interessante serie di mezzi. Tra gli altri, realizzò dei cacciacarri armati di cannone da 75 mm, tra i pochi semoventi in casamatta europei dopo la Seconda guerra mondiale ma che non passarono in produzione di serie. La Svizzera era evidentemente ben impressionata dal piccolo e letale Hetzer, il semovente cacciacarri con cannone da 75 mm Pak 39, realizzato dai tedeschi su scafo LT-38 cecoslovacco (un carro leggero oramai superato dato che aveva solo un cannone da 37 mm), la cui produzione fu poi ripresa nel dopoguerra per le esigenze dell'esercito cecoslovacco, ma anche per quelle svizzere dato che mezzi di questo tipo vennero forniti tra il 1947 e il 1952 per poi essere mantenuti in servizio fino agli anni '70. I semoventi svizzeri si differenziavano essenzialmente per una sovrastruttura più grande di quella invero angusta dell'Hetzer.

I blindati ruotati furono però ben più importanti, cominciando in particolare dal ROLAND, prodotto dalla MOWAG di Kreuzlingen, essenzialmente un mezzo 4x4 con compiti di sicurezza interna. Si tratta di un mezzo leggero, da appena 4.7 t, 4x4, motore a benzina a 8 cilindri a V da 202 hp che gli fornisce invero un rapporto potenza peso inusitato, di circa 40hp-ton. La velocità su strada di 110 kmh, con autonomia di 550 km sono caratteristiche di tutto rispetto per un veicolo apparso nel 1963. Il pilota è davanti, lo scomparto truppa al centro, il motore dietro, ma lascia spazio anche ad una porta posteriore, che si assomma alle due sui lati, tra le ruote. Lo scafo è a guscio in acciaio, resistente al 7.62 mm, anche le dimensioni di un mezzo tanto leggero sono di 4.4 m per 2.01 w altezza di 2.02 alla torretta, il che rende possibile trasportare solo 6 uomini in tutto. Il cambio era in origine manuale a 4 marce avanti e una indietro, poi rimpiazzato da uno automatico. La torretta dalla alta forma cilindrica era munibile di una mitragliera da 7.62 o 12.7 mm. Impiegato essenzialmente per compiti di sicurezza interna, il Roland ha tra i pochi inconvenienti il fatto che non è anfibio, anche se può guadare fino a 1 m. Opzionali sono altoparlanti, sirene, ruote antiproiettile. Esportato in nazioni come Bolivia, Cile, Argentina, Irak, Grecia, spesso usato dalla polizia o dall'aviazione per sorvegliare le basi. Non mancano tuttavia anche versioni come quella controcarro, dotata di 3 missili Mamba da 2 km sopra la torretta da 7.62 mm, che tra l'altro è telecomandata dallo scafo essendo troppo piccola per ospitare anche il mitragliere. Un modello simile venne prodotto, sempre 4x4, negli anni '70, era il MOWAG Grenadier capace col suo scafo allungato di portare in tutto 4 uomini. Venne costruito solo per l'export ed è interessante notare che poteva essere armato con torretta da 20 mm, ma anche con un lanciarazzi da 80 mm binato, per compiti di artiglieria (presumibilmente basati sul razzo SURA). Inoltre era totalmente anfibio con tanto di elica posteriore e due timoni di direzione collegati allo sterzo. Ma già negli anni '80 era fuori produzione, perché rimpiazzato dai PIRANHA.

Il Roland venne preceduto dall'MR 8. Questo venne prodotto solo per l'export, in particolare per la Germania, la cui Guardia di frontiera ebbe circa 600 mezzi prodotti dalla Henshel a Bussing. Erano previste due versioni, la SW1 e la SW 2. La prima era disarmata mentre la seconda aveva un rispettabile armamento dato da una mitragliera da 20 mm e 6-8 lanciagranate nebbiogene. Capocarro e guidatore erano fianco a fianco in avanti, altri 5 uomini erano dietro a destra, con lo scomparto motore a sinistra del veicolo. L'MR 8 venne anche sviluppato in versioni diverse per l'export in altre nazioni, con modelli come l'MR 8-09 con torretta e mitragliera da 20 mm, l'8-23 con cannone da 90 in torretta biposto, e addirittura due tipi di lanciarazzi d'artiglieria. Uno aveva 20 razzi da 145 mm, l'altro addirittura un lanciatore binato da 80 mm che era alimentato da un caricatore automatico, tanto da consentire una cadenza di tiro combinata di 500 colpi al minuto. Nessuno di questi mezzi estremamente interessanti entrò tuttavia in produzione. Vi arrivò invece l' MR 8-32 con mortaio da 120 e scafo aperto superiormente.

Gli MR 8, al pari dei Roland non hanno normalmente mezzi di visione notturna, non sono anfibi e non hanno protezione NBC. Nonostante la massa sia maggiore rispetto al similare Roland, 8.200 kg questi mezzi capaci di 7 posti interni hanno un 6 cilindri da appena 161 hp, e quindi la velocità rispetto al Roland è molto inferiore, con appena 80 kmh. Le dimensioni sono maggiori con 5.31 x 2.2 x 1.88 m esclusa la torretta. L'autonomia è minore, nonostante il motore meno potente, con 400 km su strada. Nell'insieme due tipi di mezzi, il Roland e l'MR 8 simili in compiti, ma con il primo più recente e più potente rispetto al secondo.

Il veicolo ruotato 'definitivo' per la MOWAG è indubbiamente il Piranha. È questo mezzo che ha rimpiazzato il Grenadier, progettato alla fine degli anni '60 e poi apparso come prototipo nel 1972. Nel 1976 apparvero i primi veicoli di serie, che presto trovarono una interessata clientela. E dire che questo mezzo venne prodotto per iniziativa privata e senza supporto del governo svizzero. In ogni caso, anche senza cliente di lancio 'istituzionale', il primo acquirente importante fu il governo canadese, che nel 1977 ne ottenne la licenza di produzione per un totale, tra il 1979 e il 1982 di 491 veicoli, prodotti nel modello Cougar con torretta da 76 mm dello Scorpion inglese (195), il Grizzly che è un APC con mitragliera da 12.7 mm(269), e un veicolo di recupero, l' Husky. Numerose altre nazioni, dal Cile al Ghana hanno comprato il PIRANHA, e sebbene fossero disponibili, in una vera famiglia modulare, ben 3 configurazioni dello scafo a 4, 6 e 8 ruote, soprattutto il 6x6 andò forte come ordini, essendo il più equilibrato tra la mobilità troppo bassa fuoristrada di un mezzo 4x4 e le tasche dei clienti che difficilmente sostenevano la spesa per il 8x8. Infine, solo nel 1983 arrivò anche la valutazione svizzera per la versione 6x6 con lanciamissili binato TOW in torretta norvegese ricaricabile dall'interno. Ma questo era solo l'inizio, perché mentre questo accadeva (e avrebbe comportato un ordine per ben 310 mezzi), l'USMC ordinò a sua volta il Piranha come LAV,ovvero un nuovo tipo di APC per i Marines, che finalmente potevano possedere una mobilità adeguata anche a terra. I Marines scelsero il veicolo svizzero tra una nutrita concorrenza, e già nel 1983 ebbero i primissimi veicoli in servizio, che assieme agli AV-8B e F-18 ne rivoluzionarono le capacità di combattimento. In teoria anche l'Esercito doveva comprare il vincitore del programma LAV; ma come pochi oramai ricordano non solo partecipò a questo programma ma recedette nel 1984.

Il Piranha ha scafo saldato in lamiera d'acciaio. Nel modello 6x6 il pilota è avanti a sinistra, il capocarro dietro e il motore a destra. Due portelloni posteriori consentono di accedere allo scomparto truppa, che è totalmente liberato dalla presenza del motore, la maggiore differenza rispetto al Roland. In tutto sono imbarcabili 12 soldati oltre al capocarro e pilota. L'armamento è vario, comprendendo anche un cannone da 90 mm Cockerill in torretta biposto ad azionamento elettrico. Quello che non cambia è il fatto che tutti i veicoli hanno capacità anfibie spiccate, con due eliche posteriori. Nel caso della serie 6x6, originale, le dimesioni erano di 5.97 x 2.5 x 1.85 m senza torretta, peso di 10.5 t, velocità di 100 kmh, autonomia di 600 km, pendenza del 70% e gradino di 0.5 m. Il motore era un Detroit Diesel 6V-53T da ben 300 hp, che consentiva circa 30 hp/ton.

La potenza esuberante sarebbe servita, tanto che il Piranha ebbe anche versioni a 10 ruote, tutte motrici. Ma il LAV per i Marines era del tipo 8x8, armato con una torretta binata con cannone da 25 mm e mitragliatrice da 7.62 mm. Esiste anche una camera termica, mentre il cannone è lo stesso del Bradley. La massa arriva a circa 13 t e la protezione è ridotta, né la sagoma è propriamente bassa. I Marines hanno comprato circa 1000 veicoli, di cui 400 nel tipo basico LAV-25, che ha la torretta di cui sopra, corredata da parecchi colpi da 25 mm -630- ma solo 1800 da 7.62 mm. Le versioni sono per il resto il LAV-TOW con lanciamissili binato, 95 esemplari ciascuno con 14 missili di scorta (differentemente dal Bradley il LAV, che pesa la metà deve scegliere: o il 25 mm o i TOW), il LAV BLAZER con cannone da 25 mm a 5 canne rotanti e rampa quadrupla per Stinger, il LAV-M con mortaio da 81, il LAV-C2 con funzione di comando e controllo, equipaggiata con 6 sistemi radio e in servizio in non meno di 50 esemplari.

 
Il LAV-25

L'US Army si sganciò dal programma LAV per lanciarsi nella costruzione di una forza totalmente meccanizzata con veicoli pesanti, per scontrarsi con i carri sovietici in Europa. Ma queste divisioni pesanti sono diventate piuttosto obsolete dopo la Guerra fredda, e da qualche anno l'US Army è ritornato sui suoi passi ordinando i Piranha III ovvero gli Striker, con corazzatura aumentata anche se solo una postazione da 12.7 mm superiore. I veicoli trovano attualmente impiego nelle brigate 'Striker', in Irak, dove la loro economia di gestione rispetto ai cingolati è la benvenuta, specie considerando le distanze su strada da percorrere, e il fatto che i cingoli e l'asfalto sono nemici poco cortesi l'uno dell'altro. Nonostante le critiche spesso uscite sulla protezione e altri inconvenienti, il nuovo mezzo si è dimostrato un successo non indifferente per ridurre il logorio dei cingolati americani.

La MOWAG non rimase confinata ai mezzi ruotati. A parte il successo del Piranha, dovette anche archiviare il sostanziale insuccesso del suo potente TORNADO. Si trattava di un cingolato per far operare la fanteria con i carri armati, di tipo moderno. E non deve stupire perché addirittura i prototipi dei Marder sono stati costruiti proprio in Svizzera. Prima ancora del Marder, del resto, i tedeschi adottarono un progetto svizzero per dare origine ai loro blindati cingolati Spz-12-3.Lo stesso progetto svizzero venne adottato anche dalla Gran Bretagna, non è ben chiaro se si tratta dell'FV-432. Quanto al Tornado, sostanzialmente si tratta di una versione 'ridotta' da 28 a 22 t del Marder.Visto che all'epoca si erano ordinati ben 420 carri (poi ridotti a 380 e infine a 370) Leopard 2, sembrò logico non accontentarsi dell'M113 anche se riarmato con torretta da 20 mm. Il layout interno è quello solito, con il pilota a sinistra avanti dello scafo, il capocarro dietro, il motore a destra, la truppa dietro. L'installazione di armamento è varia: per esempio erano previsti un cannone in torretta telecomandata da 25 mm e due mitragliatrici pure telecomandate in due torrette secondarie. La più potente installazione verteva addirittura su di un cannone GDD da 35 mm con due caricatori da 50 colpi l'uno e una mitragliatrice da 7.62 mm con 500 colpi. Utilizzando uno dei caricatori da 35 per proiettili HE e l'altro per quelli APDS è possibile ottimizzare le capacità del mezzo. I fanti hanno disponibilità di un paio di feritoie di tiro a per lato e di una rampa d'accesso meccanizzata. Il motore Detroit Diesel da 390 hp dà una velocità massima di 66 kmh e autonomia di 400 km su strada. Dimensioni di 6.7 x 3.15 x 1.75-2.86m con la torretta inclusa. Nonostante tutte le premesse per ottenere un mezzo all'altezza della situazione senza arrivare al costo del Marder, con il suo motore da 600 hp, non vi è stato alcun successo commerciale.

Per quello che riguarda i mezzi corazzati svizzeri moderni: i carri Leopard 2 sono designati Tipo 87, i MOWAG PIRANHA con missili TOW sono in servizio in 303 esemplari rispetto ai 310 ordinati, 186 Panzer 68/88 aggiornati e assegnati alla Milizia (riserva), le sue versioni recupero e gittaponte. Per i mezzi di fanteria, gli M113 sono stati aggiornati in non meno di 382 esemplari allo standard Type 63/89 con serbatoi esterni (tipo VCC), corazze aggiuntive EEAK laterali e la solita torretta con cannone da 20. Ma sono ora programmati i nuovi blindati CV90-30 ovvero il noto e molto popolare veicolo corazzato svedese, qui con cannone da 30 mm. Il primo lotto è di 168 mezzi per 990 milioni di franchi svizzeri di cui il 19.5% per la logistica e assistenza. È praticamente la versione per l'esercito norvegese, con un motore più potente da 670 hp, sistemi IR di seconda generazione e altro ancora, tra cui l'ingrandimento del vano truppa che è 20 cm più lungo e 10 più alto, mentre l'inquinamento è stato ridotto a normative europee. Massa aumentata a 27.7 t in combattimento, lungo 6.9 x 3.2 larghezza, trasporto 8 truppe e 3 di equipaggio, protezione di 500 kg-m2 per resistere ai cannoni da 30 mm, armamento con un cannone americano Bushmaster da 30 mm (NON una mitragliera svizzera), una mtg. da 7.5 e 8 lanciagranate da 76 mm fumogeni. È previsto che equipaggi, a partire dal 2002, 3 brigate di fanteria blindata con 62 esemplari ognuna, oppure secondo la proposta dell'Armeé XXI, con due sole brigate blindate, 72 mezzi l'una e i restanti alle scuole.Altri 142 veicoli dovrebbero poi essere comprati in futuro.

Da notare i particolari degli M113 svizzeri: la versione 63/89 con corazza aggiuntiva, mitragliera da 20 mm Mod 48/73, turbodiesel da 265 hp, capacità di trasporto 3+7- Altri M113 sono il modello 63/73 con mitragliera da 20 mm ma per il resto privo del motore potenziato e della corazza aggiuntiva. Il mod. 64 lanciamine è dotato di mortaio da 120 mm, 11 t e 5 uomini, il carro del genio 63, quello sminatore 63/89 carro trasmissione 63. In tutto, al 2002 ne risultavano 1277 in servizio dei cingolati M113, chiamati Modello 63 in Svizzera, l'anno dell'adozione.

Veicoli ruotati

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Infine vi sono anche i mezzi ruotati, ad alta mobilità che gli svizzeri hanno prodotto per il loro esercito. Anche questi meritano una notevole attenzione, anche se spesso misconosciuti essendo meno appariscenti di quelli corazzati.

I mezzi motorizzati svizzeri, per quanto poco noti, hanno una ricca tradizione e spesso si sono dimostrati anche mezzi all'avanguardia. La mobilità necessaria per via del territorio difficile e montuoso fece sempre da potente stimolo in merito alla meccanica, specie alle sospensioni. Questo della mobilità ha costituito un tale punto di interesse, che gli autocarri svizzeri anche solo 20 anni fa erano di capacità non superiori alle 5 tonnellate, essendo poco pratici mezzi più pesanti. Solo dopo sono arrivati autocarri pesanti da 10 t. I mezzi a bassa mobilità sono essenzialmente forniti, in caso di emergenza, dall'uso degli stessi mezzi di tipo civile opportunamente requisiti. L'ente che è preposto agli approvvigionamenti è chiamato Rstungs-Bro ed è l'erede anche dell'indipendenza necessaria per via della neutralità della Svizzera, specialmente sentita durante la II guerra mondiale quando l'Europa era su tutti i confini popolata da nazioni bellicose. Ma chi si occupava di fornire tali veicoli necessari per l'Esercito svizzero? Il primo motore diesel venne fatto muovere nel 1908. Esso era su di un telaio Sauer, fabbrica ch esorse ad Arbon fondata da Adolph Saurer nel 1853 per la produzione di macchine tessili, che nel 1888 cominciò ad interarsi, in una epoca pionieristica, di motori a scoppio e di autoveicoli. Nel 1903 nacque il primo autocarro e 5 anni dopo un suo discendente ebbe l'onore di stabilire il primato storico di cui sopra, a cui ne sarebbero seguiti altri. L'iniezione diretta, nel 1934 e il freno motore sono tra queste. La Saurer ha continuato per decenni a produrre autocarri, fino al 1982, assieme alla Steyr Punch austriaca. Attualmente esiste la Soc. Bucher Guyer.

La Steyr fu importante soprattutto negli anni '60-70. Gli austriaci erano interessati al mercato svizzero per vari motivi, come il fatto di essere entrambe nazioni non allineate, e che la Saurer aveva una fabbrica a Vienna, rilevata nel 1970 dalla Steyr. Da qui sarebbero poi usciti anche il mezzo cingolato SK-105 Kurassier, uno dei primi cacciacarri -carri leggeri moderni e il suo fratello APC ovvero l'4K-FA, che poi venne costruito anche dalla Saurer come 4K 7 FA.

Iniziando dagli anni '40 i requisiti emessi dall'Esercito erano per una nuova famiglia di mezzi per traino artiglierie e rimorchi, su strada e fuori. Dovevano essere altamente unificati e con varie versioni a 2,3 e 4 assi, ottimamente mobili fuoristrada e nondimeno con una velocità su strada simile a quella degli autocarri medi normali, almeno 45 kmh, infine dovevano essere muniti di un motore diesel. Quanto alla portata, era indicata in 2.5 t per il mezzo a 3 assi e 3.5t per quello a 4, e infine una capacità di traino per un mezzo da 5 t tipo un cannone di medio calibro. I Saurer che ne derivarono erano effettivamente un 4x4, 6x6 e 8x8. Erano tutti veicoli siglati con la 'M', ovvero il M4, M6, M8. Avevano una robusta trave centrale con struttura a scatolato in lamiera d'acciaio saldato elettricamente, da cui veniva sopportato il peso del motore in avanti, mentre i differenziali delle ruote erano sistemate dentro la trave stessa. Sospensioni indipendenti con molloni elicoidali di tipo complesso, efficiente e originale. Le dimensioni erano di 5.2-5.9 m di lunghezza di appena 2 m di larghezza e di massa di 4.25-7.4 t.

Il cambio era dotato anche della 5 marcia, che era come la 3 e 4a sincronizzata, ma solo nel caso del M4. La velocità massima era di 58 kmh, 50 per i mezzi a 6 e 8 ruote, con un motore di 75, 85 e 100 hp. Notevole la pendenza di ben il 69% per il M4, 60 per il M6 e 65 per l'M8. I motori erano in tutti casi i Sauer del tipo, rispettivamente CR2Dm, CT DM, CT1DM. Vi erano anche altre qualità come gli interassi estremamente ridotti e la presenza di un verricello di tipo sofisticato, con fune di oltre 70 m. Il veicolo più piccolo era soprattutto un trattore d'artiglieria e aveva il motore montato posteriormente, inclinato di 45 gradi per ridurre l'altezza e la carrozzeria era del tipo 'torpedo', ovvero con copertura abbattibile in tela.

Mentre questi veicoli sarebbero stati costruiti a migliaia e si sarebbero dimostrati utilissimi nelle montagne e viuzze svizzere, arrivarono anche i veicoli MOWAG 1500 4x4, simili ai Dodge americani ma con alcune innovazioni, con motore da 102 hp e cambio da 4 marce più retromarcia. Apparso nel 1951, venne costruito tra il 1952 e il '57 in 1700 esemplari, capaci di raggiungere 90 kmh e pesanti in tutto 4.1 t. Poi arrivarono i Mercedes Unimog S da 1.5 t e motore da 80 hp, veicolo sempre dotato di ottime sospensioni con molle elicoidali e ponti rigidi con riduzione in cascata. Poi vi erano autocarri da 3.5 e 5 t di media mobilità Saurer e Steyr. Avevano motori da 75-135 hp e peso di 9-12 t, larghezza di 2.2 m e velocità di 60 kmh. Tra questi vi erano i 3.5T e i 5T con riferimento al peso trasportabile. Lo Steyr 680M venne anch'esso comprato, poi il Saurer 2DM con carico di 5 T, con cabina arretrata e configurazione del tipo classico, a 'musone'. Era entrato in produzione negli anni '70 e in seguito sarebbe stato sostituito dagli Iveco Eurotrakker.

Per le jeep, visto che persino il modello americano era considerato 'troppo pesante' si puntò ad un mezzo da appena 500 kg di capacità. Venne richiesta anche la capacità di muoversi su neve e fango e la Steyr offrì la soluzione: il 700AP Haflinger, con sospensioni indipendenti e motore da appena 22 hp, poi aumentati a 24. Aveva cambio a 4 marce + retromarcia. In tutto era lungo appena 2.85 m e largo 1.35, pesante 1.200 kg a pieno carico, ovvero con 550 kg di portata.

La produzione di questa specie di carrello a motore iniziò nel 1959 e terminò nel 1974.

Negli anni '70 venne avviato un nuovo programma per rimpiazzare i Dodge e i MOWAG 1500, il che venne fatto con un altro mezzo austriaco, il Pinzgauer, che doveva rimpiazzare anche i troppo piccoli Haflinger, almeno in parte, data la loro modesta capacità di carico e soprattutto la stretta carreggiata riduceva la stabilità laterale.

IL Pinzgauer era una specie di Haflinger ingrandito per portare 1000 kg e mettendo in produzione anche la versione 6x6. Il motore da 92 hp da 2.5 l. di cilindrata era raffreddata ad aria,con cambio ZF a 5 marce e retromarcia. Gli pneumatici erano 245-16, con le solite sospensioni indipendenti per ciascuna ruota con molloni elicoidali. Le masse erano di circa 2 t, 2.6 per il 6x6 che era più lungo di circa 1 m, per una massa di 4.1 t. Venne approntato come prototipo nel 1965 e poi iniziò la produzione a Graz non prima del 1971, di cui 2000 esemplari vennero utilizzati dall'Esercito svizzero. Verso la fine degli anni '70 iniziarono altri studi per mezzi con meccanica ulteriormente aggiornata ma soprattutto di tipo eminentemente commerciale, con versioni 4x4 da 6 t e 10 t per la 6x6. Vennero approntati prototipi nel 1979, poi seguiti dai modelli di serie 6DM e 10DM, con motori Diesel sovralimentati Saurer D4KT da 250 hp per il primo e 320 per il secondo e più pesante modello, con cambio in entrambi i casi ZF S-6 90. La massa totale era di 16 t per il primo e 22 per il secondo, ovvero l'6x6.

Nel 1986 la produzione cessò quando la Saurer venne comprata dalla Mercedes-Benz. Nel frattempo per rimpiazzare i vecchi veicoli 4x4 venne scelto il G4 4x4 da 700 kg di carico utile, ordinata in 4100 esemplari.

 
Il nuovo MOWAG Eagle, il solito 'supegippone' di ultima generazione

L'autocarro leggero di nuova generazione, scelto per rimpiazzare il Pinzgauer, venne comprato il Bucher-Guyer DURO per un totale di 2000 mezzi. Consegnato nel 1993-97 venne poi ordinato in un secondo lotto di 1000. In tutto, si trattava di un mezzo da 1 t di carico ha caratteristiche ulteriormente avanzate nel campo delle sospensioni, basate su due triangoli De Dion.. Ha motore e trasmissioni americani, per il resto è totalmente nazionale. Ha ottime doti di mobilità fuoristrada ed è anche confortevole. La sua configurazione è sia 4x4 sia 6x6. Un altro mezzo moderno apparso di recente è il Mercedes-Benz SPRINTER 4x4.

Per il programma armamenti 1999, destinato alla futura organizzazione dell'esercito, denominata Armee XXI ha visto anche la sostituzione degli autocarri 2DM degli anni '60, ma per economizzare rispetto ad un progetto specifico militare è stato selezionato un progetto civile. E per la prima volta, anziché un modello austriaco, tedesco o svizzero, è stato scelto un prodotto Iveco, l'Eurotrakker, scelto in 250 esemplari del tipo 4x4 e 75 del tipo 6x6, con motore Cursor da 300 hp, con cambio ZF AS-Tronic a 12 marce automatico. Le consegne iniziarono nel 2000 e terminato nel 2001.

Cannoni e armi portatili[2]

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Le artiglierie della Oerlikon di Zurigo e i sistemi di controllo del tiro della Contraves sono anch'essi parte della tradizione svizzera. Si tratta di produttori di sistemi ben noti e diffusi nel mondo ad ogni latitudine. La mitragliera Oerlikon da 20 mm iniziò la carriera nel 1914; si può dire che da allora non ha mai smesso di abbattere aerei. I tipi più moderni, però, sono assai più temibili.Per molti anni vi è stata feroce concorrenza tra la Oerlikon e la Hispano-Suiza nel campo delle artiglierie leggere antiaeree, fino a che la cosa venne risolta nella maniera più efficace: nel 1972 la Oerlikon comprò la HSS. I suoi cannoni vennero ribattezzati: l'HSS 639-B 3,1 divenne il GAI-DO1 e così le altre mitragliere della famiglia HSS 639. Il GAI-BO1, originariamente noto come 10 ILa/5TG (quest'tultima parte era il nome della bocca da fuoco, poi ribattezzata KAB-001) è invece una mitragliera svizzera, con struttura molto leggera, essendo ad azionamento manuale e senza capacità ognitempo di sorta. È un'arma uscita di produzione da più di 20 anni ma ancora impiegata. Balisticamente è eccellente con circa 1000 ms, cadenza di tiro 1000 c. min, gittata max 5700 m sull'orizzonte e 4500 in quota, ma pratica rispettivamente 2500 e 1500 m. I caricatori sono da 8 colpi ad astuccio per proiettili perforanti, o da 30 o 50 colpi a tamburo per compiti contraerei. Pesa 547 kg in marcia, 407 in combattimento, alzo da _5 a +85 gradi, canna lunga oltre 100 calibri con un vistoso freno di bocca all'estremità. È trasportata su di un rimorchio a due ruote, e servita da 3 uomini di cui uno sull'affusto.

Il GAI-DO1 era di un altro spessore, essendo dotato di due cannoni da 20 mm KAD. Si tratta dell' HSS -666A della Hispano-Suiza. È un sistema con motore Wankel sotto il sedile del cannoniere per elevazione e brandeggio al ritmo di 40 e 80 gradi al secondo, sistema di puntamento P56 computerizzato, opzionalmente collegamento al radar LPD-20 di scoperta, scatole di munizioni a nastro da 120 colpi l'una. Peso 1800 kg in marcia, 1330 in posizione, lunghezza 4.59 in assetto di marcia e nello stesso caso larghezza 1.86 m, altezza 2.34 m. Le prestazioni balistiche sono praticamente le stesse del tipo precedente.

Il rimpiazzo delle armi da 20 mm procedette inesorabile col 25 mm, molto più potente, negli anni '80 Il cannone trainato Diana è un'altra generazione più avanti, con peso di appena 2100 kg ha due cannoni del tipo KBA con proiettili di 5 tipi diversi, HEI-T, SAPHEI-T, TP-T, APDS-T, APP-T(perforanti da addestramento). Una delle versioni di questo cannone, la GDF-AOA ha un sistema di puntamento P75 computerizzato mentre l'altro, il GDF-BOB ha mitragliera KBB da 800 c,minuto anziché 570, per giunta con velocità iniziale maggiore a motivo della canna più lunga, e ha un sistema di controllo del tiro Gun King della Contraves, originariamente destinato solo alle mitragliere da 35 mm. Esso si basa su di un sistema di visione diurna a 5 ingrandimenti con campo visivo di 12 gradi, capacità di visione notturna e telemetro laser da 5 km di portata e precisione di 5 m.Il sistema di brandeggio e alzo era elettrico con velocità di 80 e 48 gradi sec. La possibilità di integrazione era presente con sistemi come lo Skyguard della Contraves o con altri tipi. Massa di 2100 kg con le munizioni e 1750 kg senza, lunghezza in assetto di marcia di 4,295 m, larghezza di 2,1 e altezza di 2,13 m. Gittata max sull'orizzonte 6 km, in quota 5 km, pratiche 3 e 2.5 km.

I cannoni da 25 mm sono più potenti del 20 mm ma sono apparsi in un momento 'difficile': negli anni '80 cominciavano ad essere sempre più diffusi i missili SAM portatili, e così i cannoni da 20 mm non sono mai stati eguagliati dai 25 mm come successo commerciale, a parte il peso maggiore. Questo non era vero come installazione su mezzi corazzati ma questa è un'altra storia. In ogni caso vale la pena ricordare che la mitragliera da 25 mm KBA ha trovato spazio nei 275 affusti quadrupli SIDAM (una quantità invero spropositata..) per l'E.I. italiano, e nel tipo KBB come installazione, sempre quadrinata, per i cannoni da 25 mm CIWS del tipo Sea Guard, utilizzanti la torretta Sea Zenith e venduti, come unico cliente, alla Turchia per le MEKO 200. Infine da ricordare il poderoso sistema binato Barrage, dotato di 2 cannoni a 5 canne da 25 mm con 10.000 colpi al minutod i cadenza di tiro, destinato al sistema CIWS Myriad, rimasto però allo stato di prototipo dato che la sua gittata utile non era comunque molto alta, mentre il prezzo e l'ingombro lo erano.

 

Un sistema diverso, di grande successo è la mitragliera binata GDF da 35 mm, lunga 90 calibri. Si tratta dell'unico concorrente di un certo peso dei cannoni Bofors da 40 mm. Originariamente noto come sistema 1ZLA/353, si trattava di un cannone entrato in servizio negli anni '60, non come successore del 20 mm, ma come antidoto al 40 mm Bofors. Non ne ha eguagliato il successo, ma oltre 1600 impianti vennero venduti a tutto il 1983 ad almeno 20 nazioni, dalla Svizzera all'Austria, al Giappone, all'Argentina i cui pezzi catturati alle Falklands vennero poi presi in carico dalla RAF. La coppia di mitraglierere, dotate di freno di bocca, è azionata idraulicamente con velocità di elevazione e di brandeggio di ben 56 e 112 gradi-sec. La dotazione di munizioni di pronto impiego è di 112 colpi, e altri 126 sono in riserva. I sistemi di mira sono costituiti, tra l'altro, da un apparato Ferranti ottico, poi rimpiazzato dal Gun King di cui sopra, mentre è possibile collegarsi ad un radar Fledermaus, o un Super Fledermaus, o infine uno Skyguard che può operare con due cannoni da 35 mm e anche lanciamissili Sea Sparrow o Aspide. Trasportato su rimorchi a 4 ruote, pesa 6.7 t in marcia, 6.3 in postazione, ha un alzo di -3/+92 gradi, gittata di 9.5 km sull'orizzonte, 6 km in quota e pratica in quota di 4 km circa. Dimensioni in marcia 7.8 x 2.26 x 2.6 m. Il GDF è stato continuamente ammodernato fin da quando entrò in servizio, pur essendo un sistema formidabile. Anche altre versioni sono state costruite. La torretta del Gepard, il formidabile semovente antiaereo tedesco ha due GDF con 640 colpi in tutto pronti al tiro, di cui 20 perforanti (capaci di perforare 40 mm a 60 gradi a 1 km ,contro per esempio 25 mm a 60 gradi a 2 km dei pezzi da 25 mm KBA) e da solo è stato prodotto in 570 esemplari. Alcune torrette binate sono finite anche sulle navi, come sulle corvette 'Assad' libiche. Tra gli altri modelli navali il OE/OTO da 35 mm, quello per l'appunto delle corvette summenzionate, e il GDM-A originale svizzero, con una forte somiglianza con la torre del Gepard, capace di sparare a 1100 c.min con 112 colpi pronti al tiro e 224 in riserva di pronto impiego, peso totale di 6.520 kg. Ne esiste anche un modello avanzato, il GFM-C.

Ma soprattutto, di recente il sistema da 35 mm è diventato ben più temibile grazie ad alcuni sviluppi: il munizionamento AHEAD, che non ha una spoletta ad impatto come i precedenti tipi da 35 mm, né quella di prossimità dei 40 mm Bofors, (che sono simili agli Oerlikon GDF in prestazioni, con una cadenza di tiro molto minore e il vantaggio della spoletta di prossimità), ma una programmabile per esplodere proprio davanti al bersaglio, investendolo con letali schegge in un cono anteriore altamente efficiente rispetto ai normali proiettili con spoletta di prossimità. Un'altra miglioria è stato il perfezionamento della meccanica: come il Bofors è passato da 120 a 230, a 300 e poi di recente a 330 e addirittura a 450 c.min, anche il 35 mm Oerlikon è diventato capace di sparare più veloce, consolidando il suo primato in velocità che è arrivata a 1000 c.min. Abbinata alle munizioni AHEAD e a sistemi di tiro sofisticati, la sua letalità è aumentata moltissimo. Inoltre, adesso basta un solo cannone anziché due per affusto. I 35 mm, saltuariamente proposti anche come cannoni per mezzi corazzati ma con scarso successo, sono quindi destinati a restare armi avanzate e temibili per il ruolo antiaereo e antimissile anche per i prossimi decenni.

Di maggior successo in ambito navale sono stati i cannoni da 30 mm, che hanno in genere una installazione binata. Il modello base è il GCM-A, prodotto in 3 versioni differenti (a metà anni '80): AO3-1 con operatore a destra del cannone in abitacolo coperto, stabilizzazione giroscopica e possibilità di comando a distanza: AO3-2 con posto dell'operatore aperto; AO3-3 senza operatore, essendo solo comandato a distanza. L'ultimo di questi usa la mitragliera KCB da 30 mm, usata anche per l'EMERLEC-30 e su quello britannico LS30B, qui in installazione singola. Dopo la Guerra delle Falklands, come soluzione diciamo 'temporanea' vennero comprati diveris AO3-2, la pià leggera delle mitragliere binate da 30 mm svizzere, prodotte su licenza dalla BMARC che poi ne avrebbe estrapolato anche altri tipi per conto suo. Le mitragliere hanno gittata utile di 3 km, v.iniziale di 1080 m.s, cadenza combinata di 1300 c. min, e pesano nelle 3 versioni 2.9, 2.51 e 2.55 t. Hanno 500 colpi pronti all'impiego per le prime due, e 640 per la terza.

Qualche sistema svizzero da 30 mm binato è pure presente in alcune nazioni come arma per la difesa a bassa quota.

 

Le mitragliere di calibro minore non mancano sulle navi: la GAM-BO1 da 20 mm è molto diffusa, con gittata pratica contro bersagli di superficie di 2 km e contro aerei di 1.5 km. La cadenza di tiro è di 600 c.min, e il peso con tanto di 200 colpi pronti al tiro su nastro, di 500 kg. Parziale rimpiazzo v’è stato con il GBM-AO1 da 25 mm, con la mitragliera KBA-CO2. Ha una cadenza di 570 c. min e una gittata simile, con 200 colpi al seguito e una massa di 600 kg. Entrambi sono sistemi molto semplici ad azionamento manuale. In seguito non sono mancati anche altri impianti non svizzeri con le armi da 25 mm stabilizzate e sistemate in affusti più sofisticati, addirittura una versione della famiglia Dardo con le armi da 25 mm venne ad un certo punto approntata, ma non venduta.

Da ricordare anche i semoventi. Uno era un poderoso cingolato basato sullo scafo di un carro armato Pz-61/68, da ben 47 t di peso e cannone lungo da 155 con caricamento automatico. Esso venne messo a confronto col M109 americano e nonostante la netta superiorità, forse per una ragione di costi, venne scelto quest'ultimo.

Altri semoventi sono stati realizzati nell'ambito dei cannoni antiaerei da 35. Si trattava di due sistemi, uno cingolato e uno ruotato, chiamati GDF-CO2 e GDF-DO2. Essi erano munibili anche di sofisticati sistemi di controllo del tiro con torretta binata sullo scomparto di carico, dietro la cabina del mezzo (che nel caso del veicolo cingolato è l'M548), con 430 colpi di pronto impiego. Il mezzo cingolato pesava 18 t, non era protetto. La versione ruotata era basata sull'autocarro 4x4 HYKA. Erano offerti sistemi di tiro comprendenti un radar di ricerca e un telemetro laser. Senza successo, in quanto non pare che il sistema sia mai stato venduto ad alcuno; ma era certamente un tentativo valido perché pochissimi clienti per quanto desiderosi di un mezzo più mobile dei cannoni trainati non potevano permettersi il Gepard. Un sistema analogo venne proposto dalla FMC americana per lo Scià di Persia, si chiamava Eagle ed era su scafo M548 con due cannoni da 35 e 280 colpi pronti al tiro. Ma dopo la sua caduta il contratto venne annullato.

Naturalmente l'elenco dei prodotti bellici svizzeri non sarebbe completo senza le armi automatiche leggere. Tra queste, la SiG-48 da 9 mm. Questa era il primo tipo di mitra svizzero, ma non ebbe successo: la SiG era ricorsa a soluzioni insolite, come la produzione in tempi sì ridotti, ma non con lamiere stampate e saldate, ma con getti di fusione ad alta precisione per richiedere un minimo di tempo alla macchina utensile, e sempre per semplicità assenza di sistemi di sicurezza, e infine un caricatore bifilare che quando non usato era ripiegabile in avanti, risparmiando in spazio ma rendendo impossibile sparare in tale configurazione. Solo un lotto venne venduto al Cile e la cosa finì lì. La MP48 pesava, scarica 2.92 kg, lunga con calcio disteso 711 mm ripiegato 570 mm, di cui 196 mm della canna e sparava munizioni calibro 9 mm a ben 381 ms, quindi a velocità supersoniche con cadenza di 700 c.min e caricatore da 40 colpi,lungo a sufficienza per ispirare la soluzione di cui sopra.

La MP 310 era un sistema diverso, nel 1958 realizzato per la prima volta come mitra simile a quello precedente. Era un'arma concepita per essere ancora meno costosa di quella precedente con impiego di plastica dove possibile. Non ebbe molto successo con appena un migliaio di esemplari completati e venduti per lo più in America latina e Estremo Oriente. Pesava 3.15 jg, sparava 900 c.min ma a minore velocità iniziale, di 365 ms e con calcio disteso raggiungeva i 735 mm, 125 più che ripiegato, mentre la canna era lunga 200 mm, ma nonostante questo la velocità iniziale era ridotta.

Con i fucili le cose andarono diversamente e sempre la SIG (Schweizerische Industrie Gesellschaft) produsse anzitutto l'SG Sturmgewehr) Stgw 57( in italiano Fass 57), del '57 ma prodotta fino al 1983, arma con sistema a chiusura labile a rulli e apertura ritardata, introdotti per la prima volta nel CETME spagnolo. Derivava dal AM55 con la possibilità di sparare a tiro continuo. La fabbricazione era in lamiere d'acciaio stampate, ma l'impugnatura ha una caratteristica unica, è ricoperta di gomma, per rendere la presa più comoda e più calda per i tiratori. La canna aveva un freno di bocca capace di ridurre del 25% il rinculo, altro fatto non comune per l'epoca. L'alzo metallico, con tacche di 50 e 100 m, consentiva il tiro a lunga distanza. La precisione è ottima: 6 cm a 300 m di dispersione, un valore da fucile sniper più che da arma d'ordinanza, ma per gli Svizzeri è stato sempre imperativo usare le armi per il tiro contro bersagli lontani.

Aveva calibro 7,5 mm, e possedeva due accessori standard: bipiede per un tiro più preciso e lanciagranate. Dal momento che la 7,5 mm svizzera non era diffusa, si pensò di produrre la serie SG510, esportato in piccole quantità a nazioni africane e dell'America meridionale, ma soprattutto usato dall'esercito svizzero. A differenza delle mitragliatrici, il livello di questi fucili era estremamente elevato in termini qualitativi, ma per questo erano anche assai costosi.

E dire che i SiG-510 vennero prodotti in versioni capaci di sparare cartucce NATO, quelle sovietiche dell'AK-47 e altri tipi. Un modello da tiro a segno, con un solo colpo, era chiamata SG-AMT e venduta in congrue quantità. Tra le caratteristiche dei SiG 510 vi erano bipiede,predisposizione per sistemi di puntamento ottici di precisione o per puntamento notturno. Alcune delle nazioni che lo impiegarono erano la Bolivia e il Cile, ancora negli anni '80 li tenevano in servizio. Gli Svizzeri invece si tenevano l'Stgw 57 come arma standard in attesa del modello 90.

Le versioni sono state diverse, come la SG 510-1, 2, 3, 4. Il peso del tipo base Stgw-57 è di 5,7 kg, il mod.4 scende da 4,37. Dimensioni che variano anche qui tra 110 e 101,5 cm di lunghezza (per via della canna, scesa da 583 a 505 mm). La cartuccia standard è la GP 11 da 7,5x55 mm (munizione già utilizzata per i moschetti mod. 1911, da qui il nome e del mod. 1931 utilizzato fino all'introduzione progressiva del Stgw 57), il rateo di fuoco di 450-600 c.min e la velocità di 750 m.sec, per un raggio di tiro utile di 640 m. Esistevano mirini 4x24 opzionali (peso 730 gr e ingrandimento analogo a quello del Dragunov) e caricatori da 20, 24 e 30 colpi.

La versione SG 510-4 è in calibro 7,62 NATO ed è stata venduta a Cile e Bolivia. I selettori di tiro sono capaci di tre posizioni, sicura, monocolpo e automatico, ma queste armi esportate lo sono state soprattutto come fucili sniper. All'opposto vi sono anche lanciagranate per gfucile come le Gw 58. Queste hanno una velocità di 35 m.sec, e un raggio di 125 m, ma con una carica aggiuntiva arrivano a 70 m. sec e a ben 400 m. Con quest'arma l'Stgw-57 diventava un'arma multiruolo molto pericolosa, infatti questa granata era disponibile con carica cava capace di perforare tra 300 e 500 mm di acciaio d'alta qualità, sufficiente per emulare un missile controcarri e superare armi come le RPG. V'erano anche armi HE e fumogene.

Il fucile è stato anche rilasciato ai civili, i membri in congedo delle F.A. svizzere possono ottenerlo dietro pagamento. L'arma è però convertita in semi-automatica. Ma questo non è certo un grande problema perché, a parte la facilità di modificare in automatiche tutte le armi semiauto (pistole incluse), la precisione è senz'altro l'elemento più importante di questa pesante arma da guerra. Le versioni civilizzate sono anche vendute a 400-500 franchi e usati soprattutto per il tiro a segno a cui si aggiunge la AMT semiautomatica per l'uso negli USA in pochi esemplari (American Match Target). Quelle originarie sono la SG 510-1 standard, la -2 alleggerita, la -3 da 7,62x39 mm, di cui si era accennato, ma prodotta in pochi esemplari, soprattutto in offerta all'esercito finlandese, che però la rifiutò condannandola all'insuccesso; la -4 con canna ridotta e calibro NATO di cui si è accennato. L'Stgw-57 resta in servizio limitato con le forze della Riserva svizzere. Arma ben fatta, robusta e precisa, ha costato forse troppo per diffondersi ampiamente all'estero.

 
L'StuG-90

Un po' meglio è andata all'SG 550 o Stgw-90(Fass 90, Fucile assalto 90), arma in servizio dal 1990 e fabbricata dal 1986. Ne sono stati originariamente ordinati 600.000 per le sole F.A. svizzere, ma poi la produzione pare si sia limitata, incluso l'export, a circa 450.000, pur sempre un grosso numero per un'arma tutto sommato poco nota e diffusa.

Il SIG-550 base pesa 4,1 kg, lunghezza 998 mm con calcio esteso e 528 mm per la canna; il mod 551 solo 3,4 kg, 833 mm e 363 mm; il 552 commando 3,2 kg, 730 e 226 mm. Il SiG-550 Sniper invece arriva a 7,02 kg. lunghezza 1.130 mm di cui 650 per la canna.

La cartuccia è la 5,56 Gw Pat 90 o la NATO SS109. La cadenza di tiro 700 c.min, v.iniziale 911 m.sec per l'SSG 550, 850 per l'SSG 551, 725 per l'SSG 552 Commando, e ben 940 ms per l'SG 550 Sniper. Il raggio di tiro è fino a 400 e passa m.

Quest'arma è basata sul precedente SG 540 ed è anche noto come Fass 90 (fucile d'assalto 1990). Tutto iniziò dal 1978 con un nuovo requisito per un successore del mod.57, con una pallottola di media potenza, e concezione modulare per ricavarne fin da subito carabine e armi pesanti, ma la precisione di tiro, almeno fino a 300 m, doveva restare analoga a quella del predecessore, cosa non facile con le pallottole da 5,56 mm. Vennero presentati due progetti, il WF C42 da 6,45x48 mm o la 5,6x45 mm, e l'SG 541 dalla SIG, con quest'ultima cartuccia, che è in pratica l'analogo del tipo NATO. Lasciata perdere la 6,45 nel 1981, venne confermata nel febbraio 1983 la scelta del SIG 541, la cui pallottola da 4,1 gr aveva un nocciolo di piombo incamiciato in acciaio (FMJ). Dal 1986 in poi è stato prodotto un ammontare di circa mezzo milione di fucili e la produzione continua.

L'arma è a tiro selettivo con funzionamento a sottrazione di gas tramite un cilindro di sfogo. I modi di funzionamento della sicura sono 4, perché c'è anche il nuovo comando per le raffiche a tre colpi. L'alimentazione, curiosamente, è fatta con soli caricatori da 20 colpi in polimero trasparente. Ma se si vuole, si possono attaccare a lato l'uno dell'altro, fino a formare un caricatore di 120 colpi, anche se i colpi restano separati tra di loro e quindi ogni volta i caricatori sono da muovere dalla bocca d'alimentazione del fucile, per farla combaciare con quelli ancora pieni. Comunque è ancora un sistema molto valido rispetto ai normali caricatori 'sciolti', che danno senz'altro più problemi per cambiarli rapidamente. La canna è lunga, pesante e provvista sia di un soppressore di lampi sia di un attacco per baionetta e per granate. I congegni di mira metallici sono capaci di far stimare le distanze fino a 400 m, e sono utilizzabili anche per tiri notturni con dei piccoli dispositivi illuminati al Trizio. Non mancano i telescopi Kern 4x24 mm, un aggeggio molto complesso pesante 730 gr ma con reticolo interno illuminato e con altri sistemi di aiuto per il tiratore. È il sistema già usato per il mod. 57. L'accuratezza del tiro a lungo raggio è considerata importante e le armi sono testate su di un poligono con distanze di tiro di 300 m, e ci si aspetta una dispersione di 11 cm a tale distanza, ma la media dei tiri non deve eccedere i 7 cm (cioè ancora sufficienti per colpire alla testa un bersaglio umano). Non ci sono altri fucili moderni così pensati per i tiri a lungo raggio, come del resto lo sono i tiratori che devono usarli. Il lanciagranate è il GL 5040 da 40 mm, a tiro singolo, ma capace di sparare con precisione fino a 200 m e pesa in tutto, quando scarico, 1,7 kg (struttura in alluminio). Le granate sono calibro 40x46 mm.

Mentre il fucile standard è un'arma pesante e a lungo raggio, la versione SIG 551 carabina è il tipo accorciato e non consente l'uso di baionette e di lanciagranate (almeno non dalla canna del fucile), a parte una versione di ultima produzione. Ha ancora una portata pratica di almeno 300 m con il mirino 6x42 mm ed è usato soprattutto dalla polizia in tale configurazione. Il SIG 552 Commando è per le forze speciali, del 1998, con canna di appena 226 mm, con soluzioni per la molla di rinculo analoghe a quelle dell'AK-47. Anche qui vi sono versioni capaci di tirare granate e di accettare mirini telescopici. La versione più recente è la SIG 553, che ritorna alla molla di rinculo sistemata attorno al pistone del gas, come sul fucile base, per una migliore affidabilità.

Il più letale dei membri della famiglia è lo Sniper, che è concepito per le forze di sicurezza svizzere. Esso ha una canna pesante con passo di 254 mm e ha un bipiede di mira, ma attualmente non è più in produzione.

Queste armi delal famiglia SIG 550 sono disponibili anche in modalità semi-auto, per impieghi civili, e per gli USA vi è una versione speciale, la SIG 556, che accetta i caricatori degli M16 e ovviamente non è automatica.

I SIG SG 550+ sono relativamente poco diffusi, ma all'export sono andati alle forze di sicurezza francesi (CIGN), tedesche (GSG 9), Giordane (SG 550 Sniper), Rumene (battaglione marines), Serbe, Slovacche, Spagnole (GEO), USA e ovviamente, Città del Vaticano, con circa 100 fucili comprati per le Guardie Svizzere nel 1991 (quando nell'EI era ancora normale vedere Garand e FAL, per intendersi). Insomma, una clientela piccola numericamente, ma qualificata. Fa impressione notare che queste armi, scelte all'estero dalle migliori unità di sicurezza per la loro precisione, sono in Svizzera invece arma d'ordinanza per i soldati della Confederazione.


Tra le mitragliatrici, dopo avere visto la quantità enorme di cannoni contraerei ideati da 20, 25, 30 e 35 mm, non stupirà di vedere anche armi automatiche leggere.

Ecco la storia delle SIG 710. La prima fu la versione mitragliatrice dello StuG 57, con congegno a chiusura ritardata a rulli e otturatore analoghi a quelli dei fucili spagnoli CETME e HK tedeschi. Erano armi praticamente fatte a mano, il che era nella tradizione della meccanica di precisione svizzera. Purtroppo, la gente ben disposta a comprare con prezzi elevati gli orologi svizzeri lo diventa molto meno se si tratta di sistemi che sono destinati ad impieghi ben più rudi e che per la loro eccellenza tecnica finiscono per costare molto, essendo prodotti d'artigianato. Allora vennero introdotte varie migliorie fino alla generazione 710-3, la terza mitragliatrice svizzera. Essa somiglia molto, esteticamente alla MG 3 tedesca, e ha infatti lo stesso congegno di scatto della MG 42 che ne è il diretto antenato. Anche il congegno di alimentazione è uguale. Ma vi sono anche differenze, come il sistema di cambio rapido della canna e vari accessori come il treppiede con tampone ammortizzatore, dispositivi come sistemi di mira a quadrante e altro ancora. Pur diventando una delle mitragliatrici più avanzate del mondo, tutto questo e la qualità della lavorazione la rese anche la più costosa e negli anni '80 la produzione terminò. Oltre che in Svizzera venne comprata in Bolivia, Brunei e Cile e poche altre. La lunghezza è di 1143 mm, peso 9.25 kg di cui 2.04 kg per la canna leggera o 2.5 per quella pesante. Cadenza di tiro 800-950 c,min e v.iniziale 790 ms.

E per le pistole? La SIG ha prodotto armi eccellenti nella sua fabbrica di Neuhasuen Rhinefalls, ma a causa delle norme sull'export non ne ha esportate molte (eppure, clienti come la Bolivia o il Cile non sono esattamente esempi 'virtuosi'). Originariamente la SIG era solo una fabbrica svizzera. In seguito si unì alla Sauer tedesca e la produzione venne portata dalla Svizzera in Germania, per poter a quel punto esportare con maggiore libertà stando sotto le leggi tedesche. Una delle prime armi è stata la SIG-Sauer P220. Come ci si poteva aspettare, il suo livello di rifinitura e qualità è eccezionale, eppure si tratta di un'arma ampiamente basata su lavorazioni a macchina mentre il telaio è fatto in buona parte in alluminio, soluzione data per alleggerire l'arma prima dell'arrivo dei polimeri su larga scala. Arma precisa, impervia alla polvere o sporcizia, facile da smontare e sicura, era già una arma valida in diversi calibri tra il 7.65 e il '45' o addirittura, per fini addestrativi, al calibro 0.22. Esistono kit che consentono la rapida riconversione dell'arma da un calibro all'altro: praticamente una pistola 'modulare'. Negli anni attorno al 1985 ve n'erano in circolazione oltre 100.000 con il governo svizzero che emise da solo 35.000 ordini. Per l'Esercito svizzero, dove è pure in servizio, è la Pistole 75, tanto che spesso è nota come P75. Essa non ha un caricatore bifilare, per cui può portare solo 9 colpi, ma se non altro si maneggia bene differentemente da molte armi con caricatore bifilare. La P225 è leggermente più piccola e adatta solo al 9 mm Parabellum, scelta dalla polizia svizzera e tedesca. Nella versione 75 il peso scarico è di0.83 kg, lunghezza 198 , di cui 112 di canna, che dà una velocitò iniziale di 345 ms. quando spara i proiettili 9 mm Para.

Infine da ricordare la P.226 che per il concorso del 1985 per rimpiazzare la Colt M1911 nelle F.A. americane risultà la finalista assieme alla Beretta 92. Per la gioia dell'orgoglio patrio italiano, vinse quest'ultima, in una gara in cui le ditte americane specializzate in innumerevoli e ottime armi da fuoco vennero addirittura eliminate per prime. Ma in termini tecnici, fu la P226 che si dimostrò superiore alla Beretta. Quest'ultima venne scelta per ragioni economiche e pressioni politiche.


Tra le armi portatili, la bomba a mano standard moderna dell'Esercito svizzero è la RUAG HG 85, arma considerata molto sicura nell'uso e maneggio, entrata in servizio negli anni '80 ed esportata in varie nazioni europee. Pesa 465 g di cui 155 di esplosivo, con ritardo di 3,5-4,5 sec e la possibilità di frammentarsi in 1800 schegge, con una densità a 5 m di 4-5 per m2 e un'energia per frammento di 80 J.

I carri armati di Thun

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L'Esercito svizzero, per quanto possa sembrare strano, non ha mancato di curare le proprie truppe corazzate, che pure operano in un ambiente decisamente poco adatto all'uso dei veicoli corazzati. Una delle acquisizioni era quella dei carri armati inglesi Centurion: 200 ex-inglesi e 100 ex-sudafricani. Essi sono stati comprati negli anni '50 e in seguito aggiornati con cannoni da 105mm. Le torrette smontate dagli scafi sono state utilmente impiegate come postazioni fisse, site in casematte di cemento, e che recentemente sono state addirittura aggiornate con piastrelle reattive ERA e catene pensate per prevenire l'esplosione di missili HEAT prima che raggiungano ta torretta vera e propria.

I carri indigeni sono stati un'altra innovazione. Anzitutto vennero costruiti i semoventi da 75mm NK I e NK II, tra i pochi senza torretta costruiti nel dopoguerra. La loro funzione era rispettivamente di cacciacarri e di cannoni d'assalto.

Armati inizialmente col pezzo da 83 mm come i primi Centurion, i primi carri armati svizzeri erano chiamati Pz 61, dall'anno della loro introduzione in servizio, prodotti dall'arsenale (Eidgenössische Konstruktionswerkstätte) di Thun. Nel tempo sono stati sostituiti dal Pz 68 armato tra l'altro col 105 mm. Le serie si sono succedute per gli anni '60 e '70 e l'ultima versione aveva anche un sistema di tiro migliorato e addirittura un missile Dragoon americano sistemato sopra il cannone, cosa difficile da spiegare visto che la gittata non supera il km (o forse 1,5km nei modelli migliorati). In tutto vennero realizzati: 10 Pz 58 col cannone inglese da 83mm dotato di migliori doti perforanti rispetto al pezzo americano da 90 con cui il prototipo era inizialmente armato (KW 30). La fabbrica federale di Thun costruì poi, dopo questi mezzi del 1960-61, (il prototipo apparve nel 1959), 150 Pz 61 col 105 mm dal 1965 al 66 (ordine del 1961), quindi praticamente un coevo dei vari M60 e Leopard 1. Gli ultimi sono stati posti fuori servizio nel 1994, dopo un servizio di 29 anni. Il Pz.61 pesava 36,5 t, dimensioni 9,45x 3,06 x 2,72 m, 4 d'equipaggio; corazzatura fino a 120 mm, 56 proiettili per il pezzo da 105 mm, più 3.200 per le due armi da 7,5 mm. Motore Mercedes da 630 hp per 55 kmh e 250 km di autonomia. Le trasformazioni avvenute dopo la consegna (entro il 1967) e fino alla radiazione dal servizio portarono il peso a circa 39 t e le capacità a livello simile a quello dei successivi Pz 68. Per esempio venne sostituito il cannone da 20 mm con la mitragliatrice da 7,5 mm e il mezzo è diventato il Panzer 61 AA9.


 
Pz-68

Infine vi è stato il suddetto Pz68 che rimuoveva la mitragliera coassiale da 20 mm per una arma da 7,5 mm, aveva cingoli più larghi, un cannone stabilizzato etc. Nel '68 il Parlamento ne decise l'acquisto in ragione di 170 esemplari, altri vennero ordinati nel 1977, nel 1978 e nel 1983 (Panzer 68/75 con torretta ingrandita). Nel 1971-74 ne vennero costruiti 17, poi entro il 1977 50 Pz 68 Mk 2, 110 Pz 68 Mk 3 nel 1978-79, e alla fine della produzione i 60 Mk 4 consegnati nell'81-82. Si trattava di carri relativamente efficienti e veloci, molto stretti (3,15 m) con torre in acciaio fuso corta e alta, sì da usare il cannone con elevazioni di ben -10/+21 gradi. Versioni speciali furono costruite, ma alcune come il semovente da 35mm non entrarono in produzione (con la stessa torre del Gepard) e altri sì come il carro recupero, il gettaponte e addirittura un carro bersaglio. Gli Austriaci mostrarono interesse per il mezzo nei tardi anni '70, ma sebbene questo carro 'da montagna' fosse apparentemente un buon affare, non lo comprarono, perché vennero fuori vari problemi. Nel '79 un settimanale svizzero pubblicò un articolo devastante per il mezzo svizzero che causò uno scandalo e le dimissioni del ministro della Difesa. Tra i problemi scoperti, l'insufficiente protezione NBC che costringeva ad usare set di protezione individuale anche dentro il mezzo, problemi di trasmissione, radio che interferivano con il movimento della torretta e persino il tiro accidentale del colpo in canna se si accendeva il riscaldamento, dato che condividevano vari circuiti, tanto che la stampa svizzera (qui il Blick, altro tabloid) lo definì come un 'carro più pericoloso di quanto sembri', ovviamente ironizzando sulla sua inaffidabilità. Strano che le cose siano andate così male dopo il successo del precedente Pz.61, ma in ogni caso molti problemi vennero fissati con la produzione dei mezzi migliorati, e l'aggiornamento degli anni successivi. Nel frattempo venivano assemblati un prototipo Panzerkanone 68 con torretta d'artiglieria campale, un Flab Panzer 68 con la torretta Gepard (dopotutto, nata in Svizzera), e l'unico modello forse passato in produzione, un gettaponte.

Nel 1992 il mezzo venne ammodernato con un nuovo FCS simile a quello del Leopard e così venne fuori il Panzer 68/88, con ulteriori miglioramenti a bordo come corazze aggiuntive. Si tentò di venderne 200 alla Thailandia, ma senza successo, così che i mezzi rimasti vennero rottamati entro il 2005 o mandati in vari musei del mondo.

Il mezzo è rimasto in servizio fino al 2003, mentre l'ultimo mezzo è stato prodotto nel 1983, circa 12 anni dopo il primo, per un totale di qualche centinaio. Peso 40,8 t, dimensioni 9,49 x 3,14 x 2,72 m. La massa del Pz 68 era di 40 t e il motore, leggermente sottopotenziato, di 660 hp della MTU a 8 cilindri, per 55 kmh e 200 km di autonomia. La corazzatura era in acciaio spesso fino a 120 mm. Il cannone L7 aveva 52 colpi e le due Mg 51/71 altri 4.000.


Dopo la produzione di circa 400 mezzi venne presa la decisione di rivolgersi ancora all'esterno per i propri carri armati, che necessitavano di essere più potenti e sofisticati di quello che era ragionevole poter costruire in ambito nazionale su progetto proprio. La scelta cadde sul Leopard 2, di cui la Svizzera è diventata il secondo cliente export, quando nel 1987 ordinò ben 380 carri armati, con minime modifiche (per esempio le mitragliatrici sono di tipo nazionale e vi sono silenziatori dei motori posteriori, mentre i serbatoi calano da 1.400 a 1.173 l per 340 km di autonomia su strada e 220 fuoristrada) da costruire all'Arsenale di Thun, mentre quell'anno arrivarono 35 carri costruiti direttamente in Germania. Con questi mezzi vi erano forze corazzate molto più che sufficienti per l'esercito di questa piccola nazione alpina.

Truppe corazzate al 2002[3]

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All'inizio del XXI secolo la situazione delle truppe corazzate svizzere, ancorché contratte numericamente, era tutt'altro che marginale. Nonostante si tratti di una nazione montuosa, la forza principale del suo esercito era molto ben equipaggiata anche per combattere in pianura. All'epoca c'erano 5 brigate blindate, ciascuna su un battaglione Stato Maggiore, duo fanteria meccanizzata, 2 di carri, un gruppo obici semoventi, un groppo 'ordigni teleguidati', per la difesa contraerea e un battaglione genio. Quindi si trattava di una formazione molto ben equipaggiata ed equilibrata, a maggior ragione se si considera che ogni battaglione carri aveva una cp comando, 3 cp carri (1 carro comando e 3 plotoni da 3 carri), una cp meccanizzata e una cp di supporto. Nonostante la debolezza del plotone da 3 carri, in tutto i dieci battaglioni di carri svizzeri possedevano non meno di 300 carri armati. Le unità meccanizzate a livello di battaglione avevano invece cp comando, 3 cp. meccanizzate (con un mezzo comando e 3 plotoni da 4 veicoli l'uno), 1 cp. appoggio da 120 mm, un cp carri e una cp di supporto (logistico). Per tutto questo ordinamento corazzato i Leopard 2, o meglio, i Panzer 87 (dall'anno d'adozione) non bastavano pur essendo quasi 400 e così alcuni carri Panzer 68/88 restavano in uso, come del resto i blindati M113, noti come carro granatieri 63. In tutto, il personale era l'8% dell'intero esercito svizzero, che con la mobilitazione significa 28.000 su 351.182, questo secondo i dati disponibili nel 2001.

I corazzati svizzeri hanno il loro baricentro nel complesso di caserme di Thun, che è a sud di Berna. Là vi sono la Scuola Carri 22/222 e la Scuola Granatieri corazzati 21/221.

Come al solito nell'ordinamento svizzero, l'esercito era basato su un piccolo numero di professionisti e un gran numero di riservisti, secondo la filosofia del cittadino-soldato. Questi, per l'obbligo della leva, a 20 anni erano mandati alla Scuola Reclute. C'erano anche donne, ma volontarie: nel 2001 in tutto 26.000 ragazzi e 223 ragazze sono passate in queste strutture di base per un corso di 15 settimane, ovviamente molto intenso, con due uscite libere a settimana e i fine settimana disponibili. Questo è il corso di base, ma per i compiti specializzati servono anche altri uno o due corsi di specializzazione. Per quelli che fanno questi corsi, chiamati Corsi di Ripetizione (nemmeno fossero studenti rimandati a settembre..), è prevista una permanenza nella Milizia fino a 42 anni, con un corso ogni due anni di 19 giorni di aggiornamento, per un totale di 10. Le truppe dell'SM o dell'aviazione effettuano un richiamo di 12 giorni all'anno, per i piloti c'è una frequenza anche maggiore. Gli ufficiali avevano ovviamente bisogno di ulteriori corsi d'aggiornamento e i piloti dell'aviazione richiamianche più frequenti. Tutto questo era il programma Armee 95, ma era allo studio il nuovo e rivoluzionario Armee XXI, allo studio entro il 2002, con cambiamenti da implementare entro il 2004, chiaramente orientati verso riduzioni, specie delle componenti pesanti dell'Esercito.

Quanto riguarda la scuola carri all'epoca era a livello di reggimento, e insegnava le necessarie competenze ai carristi di Leopard 2 e dei Panzer 68/88, i quali ultimi solo in carico alla Milizia. Comandata da un colonnello, avrebbe terminato nel 2003 i corsi per i Panzer 68/88, avviati al ritiro dal servizio. Aveva due corsi annuali per il personale di leva, ognuno numerato 22/(anno del corso), per 220 reclute, suddivise in 100 per una cp carri e 120 per una logistica. Il corso era di dieci settimane per la prima parte per l'addestramento individuale e d'arma. Poi arriva la seconda parte, con la guida del carro e l'uso del simulatore Rheinmetall per il pezzo da 120 mm, che consiste in un cannone da 27 mm dentro la canna del carro armato stesso, con il che è possibile sparare in maniera realistica fino a 1 km. Nelle settimane 11-14 veniva usata l'area di Bure, nello Jura, da 1.050 ettari e lungo fino a 10 km, anche se largo solo due. Qui era possibile addestrare carri fino a livello di compagnia, unità di dimensioni pratiche rispetto alle difficoltà orografiche della Svizzera. Anche i corsi di ripetizione e quelli con i blindati da fanteria erano tenuti qui. Esisteva al suo interno anche un villaggio finto per addestrarsi nel combattimento in aree urbane, sebbene di una trentina di edifici soltanto. Prima addestrati a livello di carro singolo, poi di plotone, i carristi qui imparavano tutto il necessario. Alla fine era tenuta un'esercitazione finale a livello di compagnia. Il poligono di tiro era usato per 4 giorni, a Hinterrhein, per la distanza massima di circa 1.500 m, che peraltro era ancora ben sotto quella utile del carro armato tedesco. e la presenza di una decina di carri Panzer 87 eliminava la necessità di spostare i corazzati dei singoli equipaggi: arrivavano gli uomini e si addestravano con quello che c'era sul posto, un bel risparmio logistico. Anche a Bure e a Thun c'erano un numero simile di carri armati, sempre per risparmiare spostamenti di carri armati durante le fasi addestrative. L'ultima settimana veniva trascorsa a Thun, per riorganizzarsi e riconsegnare i materiali allo Stato.

Il secondo corso annuale, designato 222/anno, iniziava a luglio, 5 mesi dopo l'altro, con molti più ragazzi che approfittavano della fine dell'attività scolastica e universitaria per la pausa estiva. Così c'erano 2 cp carri e una logistica, per un totale di 320 reclute. Per il resto non c'era molto di più da aggiungere a quanto era detto prima. Per il resto c'era da dire che la Scuola carri teneva anche altri corsi, come l'addestramento delle forze di Milizia e i corsi per far salire di grado agli ufficiali. Quanto ai ragazzi di leva, nel loro primo periodo di servizio potevano salire di grado solo a livello di caporale, e solo dopo potevano seguire altri corsi per diventare sottufficiale e ufficiale.

Il personale della scuola non era molto: appena una ventina di istruttori tra sottufficiali e ufficiali, i primi per istruzione tecnica e i secondi per le tattiche, istruzione truppa e altri compiti 'superiori'. Per la manutenzione dei mezzi c'era una ditta civile che ogni giorno aveva il dovere di far trovare i mezzi in perfetta efficienza. Le unità dell'esercito campale avevano invece il proprio servizio manutenzione, considerato giustamente strategico in caso di guerra. Nelle Scuole Reclute c'erano anche ufficiali e sottufficiali della Milizia che seguivano corsi o erano istruttori della Milizia stessa. I mezzi principali, i Panzer 87 o Leopard 2A3 non avevano ricevuto praticamente aggiornamenti dalla loro entrata in servizio, a parte il sistema di silenziamento delle marmitte. Raggiungeva i 68 kmh e con un serbatoio da 1.160 l, i 340 km su strada o fuori strada i 220 km. Molto probabilmente questo quantitativo di carburante era inferiore rispetto a quello dei Leopard 2 tedeschi, ma nondimeno il peso in ordine di combattimento arrivava a 56,5 t. Da ricordare la presenza di due mitragliatrici da 7,5 mm di tipo locale oltre a 16 lancianebbiogeni Modello 87 da 76 mm. In tutto, i 370 carri di questo tipo erano sufficienti per i dieci battaglioni, la scuola e la riserva logistica. A breve era previsto che l'ottimo Leopard fosse aggiornato almeno nei sistemi di visione e puntamento. Il Panzer 68/88 aveva un motore da 660 hp con v. max di 55 kmh e autonomia di 250 km per un totale di 41 t in assetto di combattimento. Con i 186 esemplari presenti c'erano in tutto quasi 600 carri in servizio, ma questi erano destinati ai 6 battaglioni della Milizia, praticamente la riserva dell'Esercito e presto sarebbero stati radiati dal servizio. IL carro recupero 65/88 erano da 40 t, con gru da 15 e due verricelli da 25 e 75 t, con 5 carristi a bordo.

La Scuola Granatieri 21/221 era anch'essa basata a Thun per i Panzegranadiere, i Genieri Corazzati e altri equipaggi di mezzi blindati. La situazione dell'addestramento era simile, come corsi, a quella carri. Il primo corso 21/anno era su di una cp granatieri, una cp carristi e una cp genieri. Infatti, come si è visto prima, le unità a livello di battaglione granatieri erano unità multiarma con carri e fanteria. Nel corso estivo le cp fanteria diventavano due. In tutto, i due corsi ogni anno addestravano 540 reclute, oltre a 125 caporali, 40 capisezione e altri ancora. Le prime 3 settimane veniva insegnato l'ABC della fanteria tra cui l'uso del fucile SIG 90 e la bomba a mano Mod. 85. Dopo iniziava l'addestramento come conduttori di veicoli corazzati, o serventi alle armi, o altro ancora. C'erano ben 6 tipi di specializzazione, tra cui tiratore per Panzerfaust o per M47 Dragon. I Genieri avevano 4 specializzazioni, d'appoggio, costruzione. addetti agli esplosivi e equipaggi carri. Questo fino alla settima settimana. L'ottava c'erano gli esami, la nona iniziava l'addestramento di specializzazione: i genieri mandati a Bure assieme ai conducenti, mentre i granatieri andavano a Le Day. Settimane 10 e 11 erano riservate al combattimento per unità, a Bure, c'era invece l'attività di poligono di Hongrin. Le esercitazioni erano a livello di compagnia, c'era la disponibilità di sistemi di simulazione come il Panzerfaust-Sim Mod. 25 per i razzi c.c., e per la fanteria il Polytronic Ssim 90 per il fucile d'assalto, praticamente un sistema simile a quelli NATO a raggio laser. La scuola Granatieri corazzati era anch'essa frequentata da altri soldati per diversi altri corsi, mentre gli istruttori erano, al solito, realmente pochi, appena 27. Questo era possibile perché le attività di supporto erano assegnate al comando delle piazze d'armi e alle strutture logistiche dell'Esercito. Questo significava, a Bure, la presenza di un centinaio di persone, inclusi i civili.

L'armamento dei Panzergranadiere era vario e moderno: fucile SIG 90, bomba a mano Mod. 85, lanciagranate Mod. 97 per il fucile d'assalto, mitragliatrice Mod 51 da 7,5 mm, mortai da 60, 81 e 120 mm, missili BB77 Dragon e i Panzerfaust. I comandanti avevano anche la pistola SIG 220 o Modello 75.

I carri granatieri 63/69 erano in servizio in 382 esemplari, ed erano stati aggiornati con una corazza EEAK laterale a fisarmonica, serbatoi posteriori come sul VCC-1, motore potenziato, torretta con mitragliera Mod 48/73 da 20 mm, peso in ordine di combattimento di 13 t che il turbodiesel da 265 hp spingeva a 50 kmh, assieme a 3 uomini d'equipaggio e 7 granatieri. Poi c'erano i carri M113 base, ovvero i 63/73 no aggiornati eccetto per la torretta da 20 mm, il carro lanciamine 64 (M113 modificato con mortaio da 120 mm) con 5 uomini d'equipaggio e 11 t di peso; il carro genio 63, lo sminatore 63/89 con aratro, il carro gru 63, comando 63/89, trasmissioni 63 (tutte versioni dell'M113). In tutto una forza di 1.277 M113. Poi c'erano i carri posaponte 68/88 da 47 t con ponte da 18,2 m e portata di 50 t, eccezionalmente 60 (altrimenti come si fa per i Panzer 87?), lanciabile in 2 minuti e recuperabile in 3.

I Piranha 6x6 con torretta TOW 2 erano in servizio in 303 esemplari. Equipaggiavano le compagnie cacciacarri, che erano una per brigata.

E per quello che riguarda il futuro, il CV-9030 era stato scelto dopo le prove campali svolte, e dall'autunno del 2002 sarebbero iniziate le consegne di 186 mezzi a 990 milioni di franchi svizzeri, di cui il 19,5% per la logistica e il supporto. Niente paura per l'esborso: le 20 aziende svizzere coinvolte avrebbero garantito un offset del 100%. Le consegne, 60 l'anno, sarebbero terminate nel 2005. Si tratta di un mezzo simile a quello per la Norvegia, con motore potenziato a 670 hp e con norme antinquinamento svizzere incorporate, rampa posteriore anziché porta, calcolatore modernizzato e con interfaccia per il BMS per la gestione del campo di battaglia informatizzato, vano truppa ingrandito di 20 cm di lunghezza e 10 di altezza. La cp Granatieri sarebbe passata da 13 a 14 veicoli grazie ad un nuovo veicolo per il vicecomandante della cp. In tutto erano previsti, secondo l'Armee 95, di tre brigate. Ma secondo la ristrutturazione Armee XXI si sarebbe ridotto ad una sola brigata, ma con 142 mezzi. Nonostante questo, era previsto l'acquisto di altri 142 o più mezzi, per togliere di mezzo totalmente i vecchi IFV 63/89.

In tutto le caratteristiche erano:

  • Dimensioni: lunghezza 6,8 m, larghezza 3,2, peso 27,7 t, motore TD da 670 hp, velocità 70 kmh, blindatura 500 kg/m2 (che significa una media di circa 70 mm di spessore!) per proteggere dai colpi da 30 mm frontalmente. Armamento: una mitragliera Bushmaster da 30 mm, una mtg da 7,5 mm e 8 lancianebbiogeni da 75 mm.

Il futuro dell'esercito svizzero era ancora visto come basato sulla leva, ma con un crescente livello d'insofferenza verso questo antico istituto della Confederazione. Gli Svizzeri erano al contrario favorevoli per l'80% ad un esercito di leva, per cui la cosa suona strana. Pochi gli obiettori. L'alternativa di un esercito di professionisti era troppo costoso. Gli Svizzeri erano impegnati nella campagna di sminamento nel Kosovo, una delle rare missioni oltre i confini; mentre nel 2004 era visto probabile la riunificazione delle forze truppe granatieri corazzati e carristi con una nuova struttura chiamata Panzerlher Verband.



  1. Clerici, Poli: Nuove fortificazioni per la pacifica Svizzera, RID ottobre 1994 pagg82-85
  2. Dati da wiki.en
  3. Niccoli, Riccardo: Le truppe corazzate svizzere, RID Novembre 2002 pagg. 76-81