Piemontese/Varietà locali

Indice del libro
  • Il capoluogo (la Capital) del Piemonte è Torino, centro amministrativo e commerciale, oltre che città di gran lunga più grande. Questo ha favorito la nascita di una lingua comune (la "koiné"), usata non solo dai torinesi per le attività economiche e artigianali.
  • La centralizzazione alla francese che ha caratterizzato il Piemonte per molto tempo tuttavia ora si nota meno, visto che Torino è proprio la città dove l'uso del piemontese si è maggiormente contratto. Oggi le varietà sono importanti, ma, un po' come l'UNESCO identifica le lingue rispetto a centri di aggregazione umana di una certa consistenza, non è realistico fare come fanno alcuni "maestri del vernacolo" che fondano una lingua per ogni campanile.
  • Non è corretto frammentare più del dovuto la lingua piemontese, affermando che le persone non si capissero le une con le altre, quando in realtà sono sempre pullulati i rapporti commerciali e i "matrimoni misti" fra gente che, secondo alcune teorie, con il "dialetto" non si potevano capire.

Le varietà locali del piemontese sono:

  • in provincia di Torino:
    • Piemontese di Pinerolo: conserva la forma interrogativa, ma non in modo completo. Per il resto, Pinerolo parla lo stesso piemontese occidentale di Torino. Unica particolarità è che il finale delle parole che termiano per -ìbil diventa -ìbol: possìbil>possìbol.
    • Piemontese di Susa, di cui basta dire che l'articolo determinativo maschile singolare passa da ËL a O, e così tutte le articolate DËL>DO, AL>AO. È diffuso in quelle aree che sono diventate piemontesofone dopo una penetrazione torinese laddove un tempo si parlava franco-provenzale, oppure dove c'erano comunicazioni di piemontesi con i francoprovenzali (es.: la Colletta tra Cumiana e Giaveno). Tra le due versioni per dire "gatto", in queste zone prevale nettamente "ciat". Si distingue dal francoprovenzale soprattutto grazie alla traduzione di "cane". In valsusino è "can", in francoprovenzale è "cin".
    • Piemontese del Canavese, che è una zona conservativa gallo-italica
  • In provincia di Cuneo:
    • Piemontese di Saluzzo, nelle pianure dell'antico Marchesato, è considerato l'Alto-Piemontese, in quanto la parlata torinese antica si è conservata intatta a Saluzzo mentre a Torino si è modernizzata. A Saluzzo e nei suoi dintorni è ancora diffusa la forma interrogativa e la seconda persona singolare del presente indicativo terminante per -es, che è un retaggio latino. Il Piemontese di Saluzzo non suona straniero, né strano alle orecchie dei torinesi, quanto piuttosto "antico". Nelle vallate il dittongo "ài" molto frequente in koiné diventa "èi": es: Vràita>Vrèita fàit>fèit dàit>dèit andàit>andèit.
    • Piemontese di Cuneo: è stato completamente torinesizzato, e non è più significativo distinguerlo da quello di Torino. È limitato a un accento. Le uniche particolarità riguardano la paròla "altro" che in koiné è àutr, e relativi composti che diventano: àutr>èitr nojàutri>nàitr vojàutri>vàitr loràutri>loràitr.
    • Piemontese delle Langhe, parlato nel Roero, ad Alba, Bra, fino a Mondovì e Ceva
  • A sud-est (pronvince di Asti e Alessandria):
  • A nord-est (pronvince di Biella e Vercelli):

La maggior parte delle variazioni diatopiche (ovvero le variazioni della lingua a seconda del posto) sono differenze di pronuncia, nel senso che si tratta di modi leggermente diversi di pronunciare le stesse cose. Significa che la gran parte delle variazioni diatopiche vengono assorbite dalla grafia unificata: così il parlante nativo di varietà locale può leggere la koiné con il suo accento e può scrivere la sua varietà utilizzando la grafia della koiné.