Indice del libro


(LA)
« 

Rufe mihi frustra ac nequiquam credite amice
(frustra? immo magno cum pretio atque malo),
sicine subrepsti mi, atque intestina perurens
ei misero eripuisti omnia nostra bona?
eripuisti, heu heu nostrae crudele venenum
vitae, heu heu nostrae pestis amicitiae.

 »
(IT)
« Rufo, da me invano e inutilmente creduto un

amico (invano? Anzi con grave perdita e danno), così ti sei insinuato in me, e bruciando il cuore a me infelice hai sottratto, ahimè, tutto il mio bene?

Lo hai sottratto, ahimè, crudele veleno della nostra vita, ahimè, rovina della nostra amicizia!
 »
(Fonte: → Wikisource )

Note al testo

Analisi stilistica

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Il carme è composto di una singola sestina, di tre distici elegiaci. Il testo è ricco di figure retoriche:
- Enjambement (versi 3-4 e 5-6)
- Epanortosi (verso 2 “frusta? Immo”)
- Anafora (versi 4-5)

Sintesi della poesia

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Con questo carme, il poeta esprime la propria sofferenza e delusione nei confronti di Celio Rufo, il quale ha tradito i valori dell’amicizia diventando amante di Lesbia. Questo tradimento toglie al poeta tutto ciò di buono che vi è in lui, facendogli perdere fiducia nella fratellanza tra uomini.

Il tema

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Il tema principale del componimento è l’amicizia tradita, la quale priva l’uomo di tutto il suo bene. Questo avvenimento è ben più grave del tradimento da parte della donna amata, perché arriva da una persona di cui il poeta si fidava ciecamente.

Il messaggio

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Con questo carme, Catullo vuole ricordarci che la vera amicizia è un sogno destinato ad infrangersi contro la triste realtà della vita. Il poeta ci invita a diffidare di queste illusioni, poiché esse portano solo sofferenza e privano l’uomo della sua bontà.