Indice del libro


(LA)
« 

Disertissime[1] Romuli nepotum[2],
Quot[3] sunt quotque fuere[4], Marce Tulli[5],
Quotque post aliis erunt in annis,
Gratias tibi maximas Catullus
Agit pessimus omnium poeta,
Tanto pessimus omnium poeta
Quanto tu optimus omnium [6] patronus.

 »
(IT)
« 

O tu, eloquentissimo tra i discendenti di Romolo,
quanti ne esistono e ne sono esistiti, Marco Tullio,
e a quanti ne esisteranno negli anni in futuro,
ti rivolge grandissimi ringraziamenti Catullo,
il peggior poeta fra tutti tanto,
quanto tu il miglior avvocato di tutti.

 »
(Fonte: → Wikisource )

Note al testo

  1. L’aggettivo desertus ‘abile nel parlare’, implica una sfumatura restrittiva rispetto a eloquens che indica l’effettiva abilità oratoria
  2. nepotum: genitivo partitivo. Con Romuli nepotum si usava indicare gli appartenenti al patriziato, piu enfatico del semplice Romanorum
  3. quot: aggett. invariabile adoperato tre volte, è peculiare del linguaggio arcaico
  4. fuere: sta per fuerunt.
  5. Marce Tulli: Cicerone è indicato con praenomen e nomen secondo la consuetudine del linguaggio ufficiale, quasi per escludere un minimo di familiarità
  6. il genitivo omnium è ambiguo: può essere riferito a optimus, ma anche a patronus

Analisi stilistica

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Il Carme 49 di Catullo è uno dei più famosi componimenti del Liber, la raccolta delle opere compilata probabilmente dopo la sua morte in maniera arbitraria secondo un ordine legato alla metrica dei singoli componimenti e non cronologico o tematico. Viene anche intitolato genericamente "A Cicerone". Come si vede Catullo gli rivolge un particolare ringraziamento per un motivo non noto e il componimento è stato interpretato in passato come un sincero omaggio ma il tono stranamente magniloquente e pomposo in contrasto con la raffinatezza e leggerezza della sua poesia fa pensare ad una rude invettiva mascherata da finti elogi e toni sarcastici.

Il componimento è in endecasillabi faleci che è una tipologia di versi largamente usato sia nella poesia greca e sia in quella latina e maggioritaria nela prima parte del Liber. La struttura poetica del carme presenta una suddivisione in due parti di tre versi ciascuna: la prima (vv. 1-3), occupata dall’omaggio a Cicerone; la seconda (vv. 5-7), dedicata al confronto tra Cicerone e Catullo; mentre al centro il v. 4 funge da cerniera.

Il carme è costituito da un unico periodo. La frase principale è Disertissime Romuli nepotum Marce Tulli tibi agit gratias maximas Catullus . Disertissime Marce Tulli: sostantivo vocativo; Nepotum Romuli: genitivo partitivo.

Seguono due proposizioni secondarie relative ‘quot sunt et quot fuerunt’, fuere quotque post aliis erunt in annis’, unite dalla congiunzione et (quotque post aliis erunt in annis) e una proposizione comparativa subordinata alla principale ‘ tanto pessimus omnium poeta quanto tu optimus omnium patronus. Disertissime-annis: ‘O Marco Tullio, il più eloquente tra i nipoti di Romolo, di quanti sono, di quanti furono e di quanti saranno in seguito negli anni’. Il superlativo polisillabo denota un’intenzione ironica da parte di Catullo, che in genere preferisce i vezzeggiativi ai superlativi.
L’aggettivo desertus ‘abile nel parlare’, implica una sfumatura restrittiva rispetto a eloquens che indica l’effettiva abilità oratoria. Romuli nepotum: perifrasi per dire ‘i romani’, non trova altra giustificazione che lo stravolgimento ironico in riferimento alle origini municipali di Cicerone, che era nativo di Arpino, inquilinus civis, come lo chiama Catilina in Sallustio.
Catullo utilizza la perifrasi 'Romuli nepotum' per rimandare al fatto che in realtà Cicerone non sia affatto un romano, poiché proveniente dalla Sabina, dunque, invece di usare il termine 'filium' sceglie 'nepotum', indicando un'inferiorità. Per quanto riguarda l'uso di disertus anche a livello superlativo "Disertissime", e non "eloquentissime" presenta un giudizio non del tutto positivo tra i discendenti di Romolo, cosa che peraltro non è esatta in quanto Cicerone è di Arpino. Appare quindi già dai primi versi che ci sono lineamenti di sarcasmo in quanto Cicerone non poteva vantare un'origine patrizia né propriamente romana anche perché era in realtà un "Homo Novus" ed era stato il primo membro che era stato avviato al cursus honorum di una famiglia che mai prima di allora aveva dato magistrati allo Stato in quanto originaria di Arpino. Si tenga conto che era stato presentato così dai suoi avversari politici come Catilina che lo aveva definito anche "inquilino della città di Roma". La triplice anafora di quot (vv. 2-3) scandisce enfaticamente l’enumerazione iperbolica di presente, passato e futuro, che riprende un’espressione cara a Cicerone.

Alcune espressioni meritevoli di attenzione sono: - Marce Tulli: è Marco Tullio Cicerone. Marce Tulli (prenome e nome) è un modo solenne di rivolgere la parola, non usa infatti il cognome che è Cicero, secondo una forma di cortesia. E’ Un tono di ufficialità, di distacco formale, orientato in senso ironico piuttosto che deferente
- pessimus omnium poeta: l’espressione potrebbe rientrare nei limiti di un’affermazione di modestia, ma la ripresa nel verso successivo e soprattutto la contrapposizione nel verso finale denotano ancora una volta l’intenzione ironica da parte di Catullo, che aveva un alto concetto della sua poesia.
- (pessimus … poeta, … pessimus … poeta … optimus … patronus) potrebbero essere una riproduzione parodica della concinnitas di Cicerone.
- L’alto tasso di superlativi (disertissime, maximas, pessimus, optimus) è estraneo all’uso stilistico di Catullo, mentre è un tratto tipico dello stile ciceroniano, e quindi un segnale dell’ironia.
Nell'ultimo verso, Catullo fregia Cicerone dell'epiteto "optimus omnium patronus", dall'ambiguo significato. In latino, infatti, può significare il miglior difensore tra tutti i difensori, alludendo alla grande abilità oratoria dimostrata da Cicerone durante la sua carriera, oppure, ed è questa la tesi dei sostenitori dell'interpretazione "sarcastica" del carme, può valere "il migliore difensore di tutti", sottintendendo una velata accusa nei confronti dell'oratore che, pur di guadagnare, sarebbe disposto a difendere chiunque, anche i più efferati criminali o politici corrotti.

Sintesi della poesia

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“Ti rivolge i più grandi ringraziamenti Catullo, il peggior poeta di tutti”. Non si sa di cosa egli ringrazi Cicerone, ma l’intenzione ironica del carme è incontrovertibile, è probabile che anche il ringraziamento sia segnato dal sarcasmo.

Il tema

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Il Carme 49 di Catullo è uno dei più famosi componimenti del Liber, la raccolta delle opere compilata probabilmente dopo la sua morte. Viene anche intitolato genericamente "A Cicerone". Nonostante sia difficile identificare i motivi del ringraziamento da parte di Catullo, egli rivolge a Cicerone un componimento che, in passato, è stato interpretato come un sincero omaggio ma nel quale viene anche evidenziato un tono sarcastico in contrasto con la raffinatezza e leggerezza della sua poesia. Tra le carie supposizione si crede che l'elemento comune ai due fosse la figura di Lesbia anche chiamata Clodia, donna di cui il giovane poeta si innamorò perdutamente e nelle vesti di avvocato fu difensore del suo ex amante Celio Rufo. Cicerone aveva esposto questa orazione nella quale difendeva il suo amico Marco Rufo che era stato coinvolto in un processo per violenza. Il giovane Celio ottenne l’oro necessario per commissionare un omicidio dalla sua ex amante Clodia, fu proprio lei a testimoniare l’accusa nonostante venne anche avvelenata per evitare che parlasse. Tra i motivi dell’accaduto si possono identificare risvolti politici in quanto ci fu il tentativo del fratello di Clodia di colpire, attraverso Celio, l’avversario Pompeo. A questo punto di spiegano anche i motivi dell'accanimento da parte di Cicerone nel denunciare la donna con l'obiettivo di screditare il fratello. Si presuppone che Cicerone non avesse una grande stima nei confronti di Clodio poiché quest’ultimo nel 58 aveva presentato una legge che portò all’esilio all’oratore accusato di aver condannato a morte i catilinarie senza aver avuto la possibilità di chiedere la grazia al popolo.

Il messaggio

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