Messianismo Chabad e la redenzione del mondo/Preghiera estatica

Indice del libro


LO ZADDIQ COLLEGA CIELO E TERRA

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"Festa della Simchat Torah nella Sinagoga di Livorno", di Solomon Hart (1850)
« Per quanto ci riguarda, noi possiamo pregare il Rebbe
e lui può trattare con Dio a nome nostro. »
(Un membro della sinagoga centrale Lubavitch, Crown Heights, New York[1])

Preghiera estatica

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La Tanya non dice nulla sul modo in cui prega uno zaddiq. In generale si può affermare che la Tanya non è un'opera mirata in particolare a chi è spiritualmente evoluto, ma piuttosto sottolinea la capacità di ogni individuo di unirsi a Dio. Sentimenti estatici si avvertono anche durante le preghiere Chabad, attivando la propria intelligenza e contemplando certe verità su Dio. Includo qui appresso il brano sulla preghiera estatica á la Besht, al fine di formare una consapevolezza dell'esperienza spirituale chassidica, di com'era all'inizio e di ciò a cui anche lo stesso Zalman doveva essere abituato.

Quando si considera il dovere spirituale dello zaddiq nel chassidismo, la preghiera è di gran lunga la questione più importante. Questo è il mezzo con cui lo zaddiq adempie il suo incarico dato da Dio. Le basi per questa pratica furono poste dallo stesso Besht, che diede un esempio teologico per altri leader chassidici. Le due caratteristiche molto speciali nella teologia della preghiera del Besht sono state indicate dagli studiosi come "preghiera estatica" e "ascensioni delle anime", ovvero le anime dei chassidim.[2] Secondo la letteratura Chabad, Zalman considerava il Besht come fosse il suo nonno spirituale.[3] Pertanto, esamineremo ora il marchio distintivo del Besht: pregare con gesti estatici in uno stato di trance.

Quando si parla della preghiera estatica del Besht, i testimoni affermano che non veniva condotta in privato, ma piuttosto nella sinagoga in più di un'occasione. In realtà, sembra che il modo di pregare del Besht fosse diventato il suo segno distintivo sin dall'inizio. Lo scopo della preghiera estatica era raggiungere la comunione con Dio (דבקות devekut). Questo è il modo in cui la condotta deli Besht viene descritta in Shivchei HaBesht:[4]

« Durante lo shmoneh esreh vocalizzato il Besht fu colto da un violento scuotimento e tremò e continuò a tremare come faceva sempre durante la sua preghiera [...] Il Besht rimase al suo posto e non si mosse verso l'Arca, Rabbi Wolf Kotses il Chassid venne e lo guardò in faccia e vide che bruciava come una torcia e che i suoi occhi erano sporgenti ed erano aperti e immobili come se stesse morendo, il cielo non voglia. [...] E andò con loro e si fermò davanti all'Arca e tremò un po' e cominciò a recitare l'Hallel, scuotendosi per tutto il tempo. E in seguito, quando ebbe concluso il Kaddish, rimase in piedi e tremò a lungo e dovettero rimandare la lettura della Torah finché non si fosse calmato. »

Lo stesso resoconto narra di un'altra occasione in cui c'era una brocca d'acqua vicino al Besht mentre stava vivendo una delle sue esperienze di estasi. In questa storia l'acqua inizia a muoversi mentre il Besht trema e la spiegazione che viene data a questo evento è che la Shekhinah si librava sull'acqua. L'importanza del tremore e della manifestazione di Dio deriva dagli eventi biblici e dal tremore al Monte Sinai, che è uno dei punti più importanti della Torah e un motivo di fascino per i mistici ebrei. Anche Rabbi Dov Ber interpretò le manifestazioni estatiche del Besht come Dio che aleggiava su di lui. Egli stesso divenne parte dell'esperienza del Besht quando stava spianando una piega nell'abito da preghiera del Besht mentre questi era in trance. All'improvviso il tremito si diffuse anche su Rabbi Dov Ber e sul tavolo a cui cercava di aggrapparsi. Dice che dovette pregare Dio affinché gli togliesse tale tremito, perché non era abbastanza forte da sopportarlo. Altri elementi delle esperienze mistiche includevano il piegarsi all'indietro quasi fino alle ginocchia, rumori forti e strani, e gesti violenti. Il Besht sudava anchde immensamente a causa dell'intensità emotiva.[5]

Secondo Etkes, il Besht stesso spiegò i gesti e le grida forti come un modo per proteggersi dalle cose che avrebbero cercato di distrarre i suoi pensieri mentre pregava. Questo diceva in sua difesa quando veniva ridicolizzato. Le manifestazioni esteriori erano, nella mente del Besht, mezzi per aiutare "a raggiungere la liberazione dalla coscienza caratteristica della vita terrena". Nella prima fase di quella che sarebbe stata l'esperienza mistica, il Besht faceva consapevolmente questi gesti e rumori. La fase successiva però produceva movimenti incontrollabili e il Besht spiegava che ciò significava un contatto diretto con la divinità in quel momento.[6]

Rotolo del Levitico in paleo-ebraico (11QpaleoLev), rinvenuto nella Grotta 11 vicino Qumran
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  Per approfondire, vedi Le strutture basilari del pensiero ebraico e Torah per sempre.
  1. Citato in Haaretz, 17 aprile 2008.
  2. Etkes 2005:124-127.
  3. Steinsaltz 2003:307.
  4. Questa traduzione si rifa a Etkes 2005:128-129.
  5. Lo scopo di includere qui queste storie è un tentativo di entrare nel modo di pensare di una mente chassidica. Non sto prendendo una posizione riguardo alla storicità di Shivhei HaBesht, e non sto cercando di ricostruire il Besht storico. Il Besht che si vede qui è il Besht ideologico, che gli chassidim di oggi conoscono, riveriscono ed emulano. Questo è importante per il metodo applicato in questo mio studio: diventare chassidim per capire come leggono i testi.
  6. Etkes 2005:128-129.