Messianismo Chabad e la redenzione del mondo/Esempi di attività messianica chassidica

Indice del libro
Mitzraf HaAvoda.jpg
Ingrandisci
Mitzraf HaAvoda – Dibattito tra Chassidim e Mitnagdim, con Lettera del Baal HaTanya, Königsberg, 1858
(I edizione)

Esempi della prima attività messianica chassidicaModifica

Il rabbino Yechiel Michel di Zlotshov (1726-1781), che Altshuler sostiene sia il vero inventore della corte chassidica, cercò la redenzione attraverso la preghiera e l'unione mistica insieme alla sua comunione cabalistica. Si diceva che lo stesso Rabbi Yechiel Michel avesse l'anima di shaddai (שדּי) — uno dei nomi di Dio — e anche l'anima del Messia. Era implicito che fosse un uomo con una missione messianica e fu allo stesso tempo chiamato anche "zaddiq".[1] Dopo la morte di Rabbi Yechiel Michel, i suoi discepoli non credettero che il loro maestro sarebbe tornato dai morti, né elessero un erede. Secondo Altshuler, si disintegrarono e alcuni di loro rivendicarono il titolo "zaddiq", radunarono i propri discepoli e istituirono corti secondo schemi esoterici, aprendo così la strada all'espansione e alla fondazione del chassidismo.[2]

Altshuler ha dato un nuovo sguardo al periodo iniziale del chassidismo, 1740-1781 — un periodo che lei chiama "l'era della redenzione".[3] Altshuler dimostra che nella sua "Santa Epistola" il Besht si indicava come il messaggero della redenzione, nello spirito di Elia che annuncia l'arrivo del Messia. Il Besht desiderava incontrare il Messia nei reami celesti per conoscere il tempo della sua venuta, e in una visione il Besht entrò nel palazzo del Messia e lo vide faccia a faccia. Diverse cose furono rivelate al Besht durante la sua ascesa al mondo celeste, ma l'unica risposta che desiderava ardentemente di ricevere doveva rimanere un mistero. Inoltre, il Messia nella visione del Besht gli proibì specificamente di far conoscere ciò che aveva appreso. Tuttavia, la risposta alla domanda più importante del Besht – quando sarebbe arrivato il Messia – lo traumatizzò e angosciò:

« [...] sarà quando ciò che hai imparato diventerà ampiamente noto e manifesto al mondo e le tue sorgenti disperderanno in paesi stranieri ciò che ti ho insegnato e che hai compreso, in modo che gli altri possano compiere unificazioni e ascensioni proprio come te.[4] »

L'ascesa avvenuta nel capodanno ebraico del 1746, quando Besht ebbe il suo incontro con il Messia, distrusse le sue speranze messianiche di salutare il Messia mentre era in vita. Ciò avvenne tredici anni prima della morte del Baal Shem Tov, ciononostante, secondo Altshuler, le sue speranze messianiche fecero grande impressione sui suoi seguaci. Altshuler afferma che l'ambiente era molto pervaso da aspettative messianiche e fu in questa atmosfera che crebbe il rabbino Yechiel Michel di Zolochiv – adolescente durante il periodo messianico del Beshts – e fu lui a infondere esplicitamente il messianismo nel nuovo movimento.[5] L'affermazione di Altshuler è quindi che il messianismo del Baal Shem Tov consistette nel fatto che egli fosse il messaggero del Messia, ma che la sua aspettativa della venuta imminente venne vanificata dalla sua esperienza mistica dell'incontro con il Messia.

 
Abraham Abulafia, da una pagina miniata del suo Or ha-Sekhel (Luce dell'Intelletto) (1285)

Idel vede un chiaro parallelismo fenomenologico tra Abraham Abulafia, figura messianica cabalista estatica del XIII secolo, e Besht, affermando che il messianismo del Besht era più vicino alla cabala estatica che al messianismo di Luria o Sabbatai Zevi. Idel dice che sia Abulafia che il Besht usarono le stesse tecniche mistiche coi nomi divini per portare guarigione alle persone. Queste erano pratiche che, secondo Idel, non fanno parte dell'ebraismo classico: Idel intravede Heikhalot (היכלות) e motivi messianici zoharici nella conversazione che il Besht ebbe con il Messia, specialmente nel modo in cui il Besht vedeva se stesso come un modello personale affinché gli altri diventassero come lui e imparassero le sue tecniche. Secondo Idel, le tecniche per raggiungere l'unificazione avevano forti sfumature messianiche ed egli lo esemplifica indicando il forte impulso che una persona deve avere per eseguire le unificazioni — impulso che nello chassidismo è chiamato "Elia", la persona che precede il Messia.[6]

La Terra di Israele è sempre stata importante nei movimenti messianici. Si è sempre creduto che la redenzione della nazione fosse collegata alla venuta del Messia in Terra di Israele. Ciò trova i suoi motivi in Genesi 15:18: "In quel giorno il Signore concluse un'alleanza con Abramo, dicendo: «Alla tua discendenza io do questa terra»". La Terra d'Israele era centrale anche nella credenza del peccato della nazione, a causa della quale gli ebrei furono allora esiliati. Il pentimento dei peccati a sua volta avrebbe portato ad un ritorno alla Terra. Tale processo di ritorno iniziò coi cabalisti messianici.[7]

Le aspirazioni del Besht di andare in Terra d'Israele, così come il suo sostegno ad altri che miravano a Gerusalemme (come Jacob Joseph of Polonne), furono messe da parte a causa del suo incontro con il Messia, un'esperienza che concluse anche le sue aspettative dell'imminente venuta del Messia. Ma non fu così per i discepoli del Besht. Nel 1777 un gruppo di chassidim, discepoli di Rabbi Yechiel Michel di Zolochiv, partì per un viaggio messianico verso la Terra di Israele. Erano guidati da Rabbi Menachem Mendel di Vitebsk (1730-1788) e dal suo assistente Rabbi Abraham di Kolyshki.[8] Il primo era il rebbe di Zalman. Zalman esortò i suoi seguaci a sostenere gli immigrati in Israele nelle sue lettere pastorali, Iggeret ha-Kodesh. Aveva creato un fondo per tale compito, Collel Chabad (כולל חב"ד‎), e disse ai suoi chassidim di dare ogni anno il più generosamente possibile a tale fondo, per amore della Terra Santa.[9]

Il 1777 fu un anno di grandi aspettative messianiche, probabilmente originate dai circoli sabbatiani, e si vociferava persino che il Messia fosse arrivato. Queste speranze furono intensificate dalla situazione politica dell'epoca.[10] Il gruppo voleva stabilirsi in Terra d'Israele per salutare il Messia. Nel tentativo di incentivare la venuta del Messia, pubblicarono l’Epistola del Besht, sperando che rivelare i misteri inclusi nella lettera avrebbe perfezionato gli sforzi messianici che il Besht stesso aveva avviato. La lettera fu pubblicata più o meno nello stesso periodo in cui le voci indicavano la redenzione di Israele.[11] I chassidim che erano immigrati nella Terra di Israele nel 1777 interpretarono il fatto che ci fossero ebrei che immigravano da così tanti luoghi e strati diversi come un segno che il Messia stava sicuramente arrivando.[12]

Gli immigrati messianici in Terra d'Israele si stabilirono spesso nel nord, come anche a Gerusalemme ed Hebron. Le parti meridionali erano ostili all'insediamento ebraico, mentre la Galilea era relativamente calma. Tuttavia, le ragioni per stabilirsi nel nord erano anche spirituali. Il regno settentrionale di Israele era caduto prima del regno meridionale di Giuda e le prime tribù ad essere esiliate furono quelle della Galilea. La redenzione sarebbe avvenuta nell'ordine inverso secondo il ragionamento mistico, e quindi i cabalisti insegnavano che il Messia sarebbe venuto dal nord.[13]

C'erano anche figure messianiche nelle generazioni successive di chassidim, come durante gli anni 1800. Sia Israel di Ruzhin (1797-1850) sia il Rebbe Komarno, Eizikel (1806-1874), si percepirono come Messia. Si diceva che Israele di Ruzhin avesse qualità superiori già da bambino e avesse l'anima del Besht. Ebbe molto successo, essendo ricco e con migliaia di seguaci — fu inoltre sorvegliato attentamente dal governo russo poiché sospetto di cospirazione per diventare "Re dei Giudei".[14] Il Rebbe Komarno spiegò per iscritto di possedere un'anima speciale e della sua missione di purificare la sua anima malvagia. Asserì che la sua anima, essendo del Messia dalla stirpe di Giuseppe, non avrebbe dovuto reincarnarsi se il Besht non avesse fallito nel portare la redenzione.[15] ​​Lasciando da parte speculazioni sulla storicità di questi fatti, possiamo però affermare che il primo chassidismo fu tutt'altro che privo di ipotesi e aspettative messianiche. Pertanto, l'affermazione di Gershom Scholem secondo cui il chassidismo mancava di intenso messianismo deve essere contestata. Il Besht e le generazioni successive aspettavano il Messia nella propria generazione e diversi candidati si presentarono per la carica.

Nel Chassidismo Chabad i riferimenti messianici ai leader vennero trasmessi nel corso di generazioni. Ehrlich elenca i Rebbe Chabad e come si descrivessero quali profeti e operatori di miracoli, chiamando la sala di studio "la sala del messia", prendendo nomi che nella letteratura talmudica si riferiscono al Messia e chiamando i chassidim "soldati del re Davide", deducendo così che il Rebbe stesso era il re.[16]

Ehrlich afferma che la dottrina messianica è cambiata nel tempo, in particolare da Shneur Zalman a Rabbi Schneerson, sulla base dell'opinione di Shneur Zalman che non c'è niente di speciale nel tempo del Messia.[17] Secondo Ehrlich, Rabbi Schneerson era fortemente convinto che suo suocero fosse il Messia. Secondo quest'ultimo, Rabbi Yosef Yitzchok era un eroico zaddiq che sarebbe stato perfetto nel ruolo del Messia, e fu la testardaggine di Rabbi Schneerson che gli impedì di accettare il fatto che Rabbi Joseph Isaac non era il Messia, fino al punto di negare la sua morte — un atteggiamento che Ehrlich afferma abbia aperto la strada alla "teoria resurrezionalista" che alcuni Lubavitcher professano oggi.[18] Ehrlich afferma anche che nelle sue fasi iniziali il chassidismo evitò un intenso fervore messianico a causa della sua inevitabile delusione di mancato avvento,[19] ma allo stesso tempo suggerisce che la ragione per cui la leadership tradizionalista all'inizio del chassidismo si oppose al nuovo gruppo, era che avevano paura si trattasse di un nuovo gruppo mistico-messianico nello stile del sabbatianesimo.[20] Come già indicato, nel Capitolo tre diverrà evidente che gli insegnamenti e la visione del mondo del fondatore di Chabad, Shneur Zalman, erano in realtà intrisi di imminenti credenze messianiche e contengono un sistema ermeneutico che previene l'"inevitabile delusione". Questo è l'opposto di ciò che Ehrlich articola.

NoteModifica

  Per approfondire, vedi Essenza trascendente della santità e Le strutture basilari del pensiero ebraico.
  1. Altshuler 2006:8.
  2. Altshuler 2006:193, 10, 151.
  3. Altshuler 2006:8.
  4. Altshuler 2006:18.
  5. Altshuler 2006:8, 16-24, 195.
  6. Idel 1998:216-220, 229.
  7. Altshuler 2006:152, 156-157. Uno dei primi a trasferirsi nella Terra d'Israele per zelo messianico fu il rabbino Joseph Karo che si stabilì a Safed nel 1536 sia per essere redento sia per redimere mediante mezzi cabalistici. L'immigrazione messianista continuò anche dopo il fallimento del movimento sabbatiano, ma immigrarono anche i discepoli del Gaon di Vilna, i cosiddetti "perushim", e l'ultimo gruppo ad immigrare con pathos messianista prima dell'ondata sionista furono gli ebrei yemeniti nel 1881. La maggior parte di queste immigrazioni erano legate a credenze e profezie riguardanti la Fine dei Tempi e gli immigrati credevano di agire per conto dell'intera nazione ebraica, proclamando il tempo della redenzione.
  8. Questi due sono anche conosciuti con i nomi di Rabbi Menahem Mendel di Horodok o Rabbi Mendele Horodoker, e Rabbi Avraham (Katz) di Kalisk o Rabbi Avraham Kalisker. Il primo è oggetto di molte delle storie in I racconti dei Chassidim di Martin Buber (anche ital., Guanda, 1992). Il libro di Zalman, la Tanya, potrebbe essere basato sulle sue lettere e Rabbi Abraham di Kolyshki potrebbe essere un contributore della quarta parte della Tanya, Iggeret ha- Kodesh. Divenne il rebbe di Zalman dopo la morte del rabbino Menahem Mendel.
  9. Lessons in Tanya, vol. IV 2004:236.
  10. Altshuler 2006:67, 172. La Russia ottenne vittorie in Polonia e Turchia durante questo periodo.
  11. Altshuler 2006:9, 67.
  12. Altshuler 2006:173. Altshuler scrive a p. 12: "Un movimento messianico di questo tipo non fa distinzione tra la redenzione dell'individuo e la redenzione del popolo ebraico, tramite il quale anche l'individuo sarà redento; il leader del movimento è visto anche come il redentore della nazione; l'anelito alla redenzione si trasforma nella coscienza del credente da visione utopica a forza motrice, attiva nella storia; e le aspettative del credente sono focalizzate sulla Terra d'Israele, ritornando alla quale è come compiere in modo concreto il processo redentore".
  13. Altshuler 2006:160.
  14. L'episodio ovviamente ha un antico parallelo cristiano.
  15. Lenowitz 1998:210, 214.
  16. Ehrlich 2000:115.
  17. Ehrlich 2000:115. Sono fortemente in disaccordo con Ehrlich su questo punto e ciò sarà ulteriormente elaborato nel Capitolo quattro.
  18. Ehrlich 2000:116.
  19. Ehrlich 2000:114
  20. Ehrlich 2000:113.