Indice del libro

I numerali: tipologia e declinazione

modifica

In latino gli aggettivi e avverbi numerali comprendono quattro categorie:

  • aggettivi cardinali (uno, due...),
  • aggettivi ordinali (primo, secondo...),
  • aggettivi distributivi (ad uno ad uno, due per ciascuno...),
  • avverbi moltiplicativi (una volta, due volte...).

Per ricordare facilmente la differenza tra le varie categorie si può ricordare che gli aggettivi cardinali rispondono alla domanda quot? "quanti?", gli aggettivi ordinali alla domanda quotus? "in che ordine?", gli aggettivi distributivi alla domanda quoteni, ae, a? "quanti a testa?" mentre gli avverbi numerali a quotiens? "quante volte?".

In italiano, come nelle altre lingue moderne (francese, inglese, spagnolo), esistono invece solo due categorie che sono quelle dei cardinali e degli ordinali.

Per quanto riguarda la declinazione:

  • i numerali cardinali indicanti centinaia (esempio duecenti, ae, a "200"), gli ordinali e i distributivi (il cui genitivo plurale può anche essere -um invece di -orum) si declinano come gli aggettivi della prima classe;
  • presentano una declinazione particolare, invece, i primi tra aggettivi numerali cardinali.

Modello: unus, a, um, uno.

Casi Maschile Femminile Neutro
Nom. unus una unum
Gen. unīus unīus unīus
Dat. uni uni uni
Acc. unum unam unum
Voc. une - -
Abl. uno una uno

Modello: duo, duae, duo, due.

Casi Maschile Femminile Neutro
Nom. duo duae duo
Gen. duorum duarum duorum
Dat. duobus duabus duobus
Acc. duos duas duos
Voc. - - -
Abl. duobus duabus duobus

Modello: tres, tria, tre.

Casi Maschile/Femminile Neutro
Nom. tres tria
Gen. trium trium
Dat. tribus tribus
Acc. tres tria
Voc. - -
Abl. tribus tribus

Circa il loro uso si deve ricordare che:

  • Unus, a, um significa anche "uno solo, da solo", si trova al plurale con i nomi che usano solo il plurale (esempio una castra = un accampamento) e in correlazione con alter (uni ... alteri = gli uni ... gli altri).
  • "Tutti e due insieme" in latino si dice ambio, ambae, ambo (declinazione: amborum / ambarum / ambarum, ambobus / ambabus / ambobus, ambo(s) / ambas / ambo, ambobus / ambobus / ambobus).
  • Secundus è usato in un elenco con più di due elementi mentre alter se gli elementi sono solo due (per il primo, ugualmente, si usa non prius, come negli elenchi con più di due elementi, ma prior, prius che è formato con il suffisso dei comparativi di maggioranza).
  • Mille è indeclinabile mentre lo è il sostantivo milia (= migliaia) che ha la stessa declinazione di tria. Spesso milia è seguito dal genitivo partitivo latino mentre in italiano "migliaia" è seguito dalla preposizione "di" ma non i suoi composti (duemila, etc.).
  • Bisogna fare attenzione alla differenza fra avverbi numerali che apparentemente sembrano uguali. Alcuni sono forme all'accusativo o all'ablativo degli ordinali (esempio primum = per la prima volta, per prima cosa) altri sono avverbi numerali della tabella (esempio semel = una volta sola).
  • I numerali distributivi servono con i nomi che hanno solo il plurale al posto dei cardinali (esempio: trinae litterae oppure ternae litterae = tre lettere) e con le cose che si presentano in coppia (esempio: binae aures = le due orecchie).

La tabella che segue fornisce un prontuario di alcuni aggettivi e avverbi numerali.

Cifre arabe Cifre romane Numerali cardinali Numerali ordinali Numerali distributivi Avverbi numerali
1 I unus, una, unum (uno) primus, a, um (primo) singuli, ae, a (ad uno, uno per ciascuno) semel (una volta)
2 II duo, duae, duo secundus, a, um / alter, altera, um bini, ae, a bis
3 III tres, tria tertius, a, um terni (trini), ae, a ter
4 IV quattuor quartus quaterni quater
5 V quinque quintus quini quinquies
6 VI sex sextus seni sexies
7 VII septem septimus septeni septies
8 VIII octo octavus octoni octies
9 IX novem nonus noveni novies
10 X decem decimus Deni decies
11 XI undecim undecimus undeni undecies
12 XII duodecim duodecimus duodeni duodecies
13 XIII tredecim tertius decimus terni deni ter decies
14 XIV quattuordecim quartus decimus quaterni deni quater decies
15 XV quindecim quintus decimus quini deni quindecies
16 XVI sedecim sextus decimus seni deni sedecies
17 XVII septem(n)decim septimus decimus septeni deni septies decies
18 XVIII duodeviginti duodevicesimus duodeviceni octies decies
19 XIX undeviginti undevicesimus undeviceni novies decies
20 XX viginti vicesimus viceni vicies
21 XXI unus, a, um et viginti o viginti unus unus et vicesimus o vicesimus primus singuli et viceni o viceni singuli semel et vicies o vicies semel
24 XXIV viginti quattuor vicesimus quartus viceni quaterni vicies quater
28 XXVIII duodetriginta duodetricesimus duodetriceni duodetricies
29 XXIX undetriginta undetricesimus undetriceni undetricies
30 XXX triginta tricesimus triceni tricies
40 XL quadraginta quadragesimus quadrageni quadragies
50 L quinquaginta quinquagesimus quinquageni quinquagies
60 LX sexaginta sexagesimus sexageni sexagies
70 LXX septuaginta septuagesimus septuageni septuagies
80 LXXX octoginta octogesimus octogeni octogies
90 XC nonaginta nonagesimus nonageni momagies
100 C centum centesimus centeni centies
200 CC ducenti, ae, a duecentesimus dueceni duecenties
300 CCC trecenti, ae, a trecentesimus treceni trecenties
400 CD quadrigenti quadrigentesimus quadringeni quadringenties
500 D quingenti quingentesimus quingeni quingenties
600 DC sescenti sescentesimus sesceni sescenties
700 DCC septigenti septigentesimus septigeni septigenties
800 DCCC octingenti octingentesimus octingeni octingenties
900 CM o DCCCC nongenti nongentesimus nongeni nongenties
1000 M mille millesimus singula milia millies
2000 MM duo milia bis millesimus bina milia bis milies
9000 IX novem milia novies millesimus novena milia novies milies
100.000 CCCIɔɔɔ o C centum milia centies millesimus centena milia centies milies
800.000 VIII octies centum milia octogies millesimus octies centena milia octies centies milies
1.000.000 CCCCIɔɔɔɔ o X decies centum milia decies centies millesimus decies centena milia decies centies milies
2.000.000 XX vicies centum milia vicies centies millesimus vicies centena milia vicies centies milies

Cifre, calcoli e scrittura dei numeri

modifica

I latini non conoscevano la cifra "zero" né il sistema posizionale (acquisizioni giunti in Europa dall'India solo attraverso gli arabi nel medioevo). I loro calcoli, quindi, erano molto complessi e si servivano di strumenti come i calculi o gli abachi ("abaco" dal tardo latino abǎcum e dal greco àbax) che agevolavano questi calcoli.

Le cifre romane sono:

  • I = 1
  • V = 5
  • X = 10
  • L = 50
  • C = 100
  • D oppure IC = 500
  • M oppure CIC = 1.000

Per scrivere tutti i numeri si utilizzavano unicamente quelle cifre, per es. MDIX=1509, utilizzando le operazioni di somma e sottrazione per definirli. Le operazioni necessarie non erano indicate da segni aritmetici ma dalla posizione delle cifre.

Per l'addizione se la somma era di due numeri si poneva la cifra inferiore alla destra della cifra maggiore:

  • VI = 6 da: 5(V)+1(I); XV = 15 da: 10(X)+V(5);

ugualmente per i numeri che richedevano più cifre: LVII = 57 da: 50(L)+5(V)+1(I)+1(I).

Se per dedite un numero occorreva una sottrazione si poneva la cifra inferiore da sottrarre alla sinistra delle cifra superiore:

  • IV = 4 da: 5(V, dopo)-1(I, prima); *IL = 49 da: 50(L, dopo)-1(I, prima)

Se erano necessarie sia somme che addizioni il numero si scriveva considerando che si partiva da sinistra via via addizionando ogni numero se non era inferiore al successivo. Se un numero era inferiore al successivo veniva sottratto da quello e addizionato ai precedenti es:

CLVII=157 ogni numero è superiore al successivo e si sommano tutti: 100(C)+50(L)+5(V)+1(I)+1(I) CLIV=154 C è superiore a L e quindi si sommano dando 150 ma I è inferiore a V quindi si fa la sottrazione 5(V)-1(I)=4 infine 4 si somma al 150 e si ottiene 154.

es.: MCMVXXXIV=1984

Ci sono alcune espressioni, da conoscere, legate all'universo dei numeri. Esse sono:

  • Ratio: Presenta diverse sfumature quali "rapporto artimetico (pro ratione "in proporzione"), "rapporto architettonico" (tra masse differenti), "metodo, sistema" e infine come "conto" ("calcolare, contare" è detto rationem putare forse collegata anche al fatto che i primi calcoli si facevano segnando con un coltello delle tacche su un pezzo di legno, putare infatti significa anche "tagliare").
  • Calculator: Era colui che faceva di conto sia che fosse insegnante di aritmetica sia che fosse contabile. Deriva dalla parola calculus (letteralmente "piccola calce", pietruzza, pezzo di materiale compatto) con i quali si eseguivano manualmente i conti. D'altronde di pietruzze, sassolini, gettoni di pietra erano fatti i primi abachi e calculi.

Le ore, i giorni, i mesi, gli anni

modifica

Il calendario romano, originariamente, era composto da dieci mesi. In seguito, con la Riforma attuata da Cesare che adeguava lo stesso al moto di rivoluzione della terra intorno al sole, nacque il calendario con dodici mesi che ancora oggi noi usiamo. I mesi sono:

  • Ianuarius: Il nostro "Gennaio", era dedicato al dio Ianus "Giano" ed era di 31 giorni.
  • Februarius: Il nostro "Febbraio", era il mese di espiazione (februus "espiazione, purificazione") ed era di 28 anche se poteva essere bisestile (dal latino bisextus in quanto il giorno aggiunto era il 24 febbraio cioè il sesto giorno prima delle calende di marzo, dunque "due volte sesto") ogni quattro anni e quindi di 29 giorni.
  • Martius: Il nostro "Marzo", era dedicato a Mars "Marte" dio della guerra e dei campi ed era di 31 giorni.
  • Aprilis: Il nostro "Aprile", era il mese in cui la primavera si apre alla nuova vita (forse da aperio, "apro") ed era di 31 giorni.
  • Maius: Il nostro "Maggio", era dedicato a Maia l'antica dea italiaca legata ai culti della fertilità ed era di 31 giorni.
  • Iunius: Il nostro "Giugno", era dedicato a Iuno "Giunone" ed era di 30 giorni.
  • Ilius: Il nostro "Luglio", era il vecchio quinto mese (quintilis) ma poi fu rinominato in onore di Giulio Cesare ed era di 31 giorni.
  • Augustus: Il nostro "Agosto", era il vecchio sesto mese (sextilis) ma poi fu rinominato in onore di Ottaviano Augusto ed era di 31 giorni.
  • September: Il nostro "Settembre", era il vecchio settimo mese ed era di 30 giorni.
  • October: Il nostro "Ottobre", era il vecchio ottavo mese ed era di 31 giorni.
  • November: Il nostro "Novembre", era il vecchio nono mese ed era di 30 giorni.
  • December: Il nostro "Dicembre", era il vecchio decimo mese ed era di 31 giorni.

I nomi dei mesi di Ianuarius, Februarius, Martius, Maius, Iunius, Iulius, Augustus si declinano come aggettivi della prima classe. I nomi dei mesi di Aprilis, September, October, November, December si declinano come aggetttivi della seconda classe (esempio: October, Octobris, Octobre).

Ogni mese era diviso in tre periodi segnati dai tre giorni più importanti:

  • Kalendae, f., "Calende" da cui "calendario": Cadeva il primo di ogni mese.
  • Nonae, f., "None": Cadevano il 9 di ogni mese, il 7 per marzo maggio luglio ottobre (i Latini per computare il numero del giorno contavano sia quello di partenza sia quello di arrivo).
  • Idus, f., "Idi": Cadevano il 13 di ogni mese, il 15 per marzo maggio luglio ottobre.

La data si indicava come un complemento di tempo determinato all' ablativo semplice, secondo questi casi:

  • Un giorno preciso dei tre elencati prima: 'Kalendis Februariis, "il I° febbraio"; Nonis Iuliis, "il 7 luglio"; Idibus Septembribus, "il 13 settembre".
  • Il giorno che precedeva un giorno preciso con pridie + accusativo: pridie Kalendas Ianuarias, "il 31 dicembre"; pridie Nonas Apriles, "l'8 aprile"; pridie Idus Octobres, "il 12 ottobre".
  • Il giorno che seguiva un giorno preciso con postridie + accusativo: postridie Kalendas Martias, "il 2 marzo"; postridie Nonas Maias, l'8 maggio"; postridie Idus Novembres, "il 14 novembre".
  • Per gli altri giorni si contavano il giorno in cui ci si trovava e in progressione si arrivava al primo giorno speciale: decimo die ante Kalendas Iunia, "il 23 maggio"; tertio die ante Nonas Augustas, "il 3 agosto"; sexto die ante Idus Decembres, "l'8 dicembre".

L'anno si calcolava come un complemento di tempo determinato all'ablativo semplice, seguito dall'espressione ab Urbe condita, "dalla fondazione di Roma", oppure post Urbem conditam / ante Urbem conditam (esempio: Anno decimo tertio post urbem conditam "Nell'anno tredicesimo dopo la fondazione della città" = nel 742 / 741 a.C.: bisogna infatti contare 13 anni a partire dal 754 o 753). Un altro metodo era la citazione dei nomi dei due consoli che in un certo anno avevano ricoperto quella carica, sempre all'ablativo semplice (esempio: Caesare et Pomepio consulibus "Sotto il consolato di Cesare e Pompeo")

La giornata dei romani era divisa in due parti: la prima in dodici ore diurne (horae), la seconda in quattro periodi notturni di tre ore ciascuno (vigiliae). L'indicazione era collocata all' ablativo semplice. Erano molto usate anche espressioni generiche di tempo: prima luce, "all'alba", meridie, "a mezzogiorno", sub noctem, "sul far della sera". La divisione del tempo settimanale era diversa da quella in uso oggi. Alcuni nostri nomi dei giorni della settimana, infatti, appartengono alla tradizione giudaico-cristiana (sabato, "ripos", dall'ebraico shabbàt; domenica, dal latino dies dominica, "giorno del Signore"). Gli altri nomi dei gironi risalgono invece a tradizione classica: giorno della Luna, di Marte, di Mercurio, di Giove, di Venere (in inglese tali nomi sono rimasti anche al sabato, saturday, "giorno di Saturno", e alla domenica, sunday, "giorno del Sole"). Col predominare della cultura cristiana, inoltre, cambiò anche il sistema di computo degli anni e la data centrale divenne quella della nascita di Gesù: anno trecentesimo secundo post Christum natum, "nell'anno 302 dopo la nascita di Cristo" (= d.C.); anno centesimo tertio ante Christum natum, "nel 103 prima di Cristo" (= a.C.).