Italiano/Nome

Archives (2).png Obiettivi di apprendimento

  • Comprendere che cos'è un nome
  • Riconoscere i vari tipi di nome

Funzioni del nomeModifica

  Definizione

Il nome o sostantivo è la parte variabile del discorso che viene usata per indicare cose, persone, animali, idee, concetti, stati d'animo o fatti.

Il nome è la parte più vasta del discorso. I nomi possono essere classificati in base al significato, al genere, al numero e alla struttura.

Classificazione in base al significatoModifica

Anzitutto i nomi possono essere divisi tra:

  • nomi comuni, indicano in modo generico una cosa, una persona o un animale, e si scrivono di norma con l'iniziale minuscola (albero, casa, uomo, impiegato, gatto);
  • nomi propri, indicano una cosa o una persona in maniera precisa e si scrivono sempre con l'iniziale maiuscola (Pietro, Adda, Torino, Rossi).

Un'ulteriore distinzione è quella tra

  • nomi concreti, indicano cose reali, percepibili attraverso i sensi (sasso, automobile, gallina);
  • nomi astratti, indicano idee o concetti che non hanno realtà fisica (amore, bellezza, libertà).

Infine è possibile distinguere tra

  • nomi individuali, indicano una sola cosa, persona o animale (nave, persona, pecora);
  • nomi collettivi, che sebbene siano al singolare indicano un gruppo di cose, persone o animali (flotta, folla, gregge).

I nomi collettivi possono inoltre definire un gruppo determinato dal punto di vista numerico (centinaio, decina) e ammetto anche il plurale (flotte, greggi).

Classificazione in base al genereModifica

In base al genere i nomi possono essere

  • maschili o
  • femminili.

Per i nomi di persona e animale il genere coincide con il loro sesso, per esempio:

dottore (maschile) / dottoressa (femminile)
scrittore (maschile) / scrittrice (femminile)
gatto (maschile) / gatta (femminile)

Nel caso dei nomi di cosa, invece, il genere maschile o femminile è puramente convenzionale e ha solo una funzione grammaticale, per concordare il nome con gli aggettivi che gli si riferiscono. Per esempio:

libro (maschile)
libertà (femminile)

Vengono definiti nomi mobili i nomi in cui il maschile e il femminile si distinguono in base alla variazione della desinenza o di un suffisso. Solitamente:

  • i nomi che al maschile terminano in -o formano il femminile con la desinenza -a (gatt-o / gatt-a);
  • i nomi che al maschile terminano in -a formano il femminile con il suffisso -essa (poet-a / poet-essa);
  • i nomi che al maschile terminano in -e formano il femminile
    • con la desinenza -a (infermier-e / infermier-a),
    • oppure con il suffisso -essa (princip-e / princip-essa);
  • i nomi che al maschile terminano in -tore formano il femminile
    • con il suffisso -trice (scrit-tore / scrit-trice),
    • oppure con il suffisso -tora (pas-tore / pas-tora),
    • oppure ancora accettano entrambe le forme (tradi-tore / tradi-trice o tradi-tora).

Ci sono però anche nomi mobili che non seguono nessuna di queste regole, per esempio:

dio (maschile) / dea (femminile)
gallo (maschile) / gallina (femminile)
re (maschile) / regina (femminile)

I nomi indipendenti, invece, hanno forme completamente diverse per il maschile e il femminile. Ne sono esempi:

padre (maschile) / madre (femminile)
fratello (maschile) / sorella (femminile)
uomo (maschile) / donna (femminile)
marito (maschile) / moglie (femminile)
montone (maschile) / pecora (femminile)
toro (maschile) / mucca (femminile)

I nomi di genere comune hanno un'unica forma per maschile e femminile, e per distinguere il genere è quindi necessario osservare l'articolo. Per esempio:

il nipote (maschile) / la nipote (femminile)
un insegnante (maschile) / un'insegnante (femminile)

I nomi di genere promiscuo, infine, hanno un'unica forma, che può essere maschile o femminile, indipendentemente dal sesso. Solitamente si comportano in questo modo i nomi comuni di animali:

la volpe (femminile)
il leopardo (maschile)

Per specificare il sesso, in questi casi, bisogna usare espressioni come la volpe maschio oppure il maschio della volpe.

Classificazione in base al numeroModifica

In base al numero i nomi si distinguono in

  • singolari e
  • plurali.

Come per il maschile e il femminile, anche in questo caso i nomi formano il singolare e il plurale cambiando la desinenza o il suffisso, mentre la radice rimane invariata. Vengono distinten tre classi:

  • I classe: nomi che terminano in -a, formano il plurale
    • con la desinenza -i se sono di genere maschile (poet-a / poet-i),
    • oppure con la desinenza -e se sono di genere femminile (cas-a / cas-e);
  • II classe: nomi maschili e femminili che terminano in -o, formano il plurale con la desinenza -i (fratell-o / fratell-i);
  • III classe: nomi maschili e femminili che terminano in -e, formano il plurale con la desinenza -i (volp-e / volp-i).

Ci sono però nomi che hanno un'unica forma sia per il singolare sia per il plurale: sono detti nomi invariabili o indeclinabili. Per distinguerne il numero è quindi necessario osservare l'articolo. Alcuni esempi sono:

il re (singolare) / i re (plurale)
la città (singolare) / le città (plurale)
l'auto (singolare) / le auto (plurale)

I nomi difettivi, invece, mancano di una delle due forme, cioè hanno solo la forma singolare oppure solo quella plurale. In particolare sono usati solo al singolare i nomi non numerabili, ossia quelli che descrivono cose che non possono essere numerate. Rientrano in questa classificazione:

  • quasi tutti i nomi astratti (pietà, dolcezza), alcuni dei quali al plurale hanno un significato differente (dolcezze si usa per indicare i dolciumi);
  • i nomi di elementi chimici (rame, ferro, ossigeno);
  • i nomi di alcune malattie (morbillo, rosolia, tifo);
  • i nomi alcuni cibi o bevande (burro, pepe, latte).

Sono invece usati solo al plurale:

  • i nomi di oggetti composti da due elementi (le forbici, gli occhiali, i pantaloni);
  • alcuni nomi collettivi (le stoviglie, i viveri);
  • alcuni nomi derivati dal latino (le nozze, le esequie, le tenebre).

Altri sostantivi infine, detti nomi sovrabbondanti, hanno due forme per il singolare oppure due per il plurale. Tra i nomi sovrabbondanti che hanno due forme per il singolare ci sono:

lo sparviero (singolare, forma comune) e lo sparviere (singolare, forma letteraria) / gli sparvieri (plurale)
il destriero (singolare, forma comune) e il destriere (singolare, forma letteraria) / i destrieri (plurale)

Esempi di nomi sovrabbondanti con due forme per il plurale sono:

il braccio (singolare) / i bracci e le braccia (plurale)
il corno (singolare) / i corni e le corna (plurale)
il ginocchio (singolare) / i ginocchi e le ginocchia (plurale)

Spesso i due plurali hanno anche significati diversi: per esempio bracci si usa per espressioni come bracci di mare, mentre braccia sono le parti del corpo.

Classificazione in base alla strutturaModifica

I nomi primitivi non derivano da nessun'altra parola, e sono costituiti soltanto dalla radice e dalla desinenza che ne precisa il genere e il numero. Per esempio:

cane, mano, acqua, carta, campo, fiore

I nomi derivati, come suggerisce il termine, derivano da quelli primitivi: sono infatti formati dalla radice di altri nomi. Ad esempio, sono derivati di carta i nomi:

cartone, cartoncino, cartiera, cartolaio, cartolina

A volte i nomi derivati si formano con l'aggiunta di un prefisso, davanti alla radice del nome (in-giustizia, dis-ordine), mentre altre volte si aggiunge un suffisso dopo la radice (cart-iera, fior-ista).

I nomi composti, invece, sono formati dall'unione di due parole, che possono essere due nomi, oppure un nome e un'altra parte del discorso, oppure ancora due parti del discorso che non sono nomi. Ecco alcuni esempi:

pescecane = pesce (nome) + cane (nome)
cassaforte = cassa (nome) + forte (aggettivo)
benessere = bene (avverbio) + essere (verbo)

Chiudiamo con i nomi alterati, che esprimono particolari qualità di un nome aggiungendo specifici suffissi alla sua radice. Ce ne sono quattro tipi:

  • diminutivi, esprimono piccolezza (libr-icino);
  • accrescitivi, esprimono grandezza (libr-one);
  • vezzeggiativi, esprimono piccolezza ma con un tono di gentilezza (libr-etto);
  • peggiorativi, esprimono bruttezza e disprezzo (libr-accio).

La tabella qui sotto elenca i suffissi usati per la formazioni dei vezzeggiativi:

Vezzeggiativo Suffissi
diminutivi -ello
-icciolo
-icello
-ino
accrescitivi -accione
-one
vezzeggiativi -acchiotto
-etto
-olo
-uccio
-uzzolo
peggiorativi -accio
-astro
-azzo
-iciattolo
-onzolo
-ucolo
-uncolo