La filosofia greca/L'origine (Arché)

C’è un’affascinante coincidenza nella Storia della filosofia: l’origine di essa coincide con la domanda sull’Origine, l’origine “di tutte le cose” (in greco, Arché). In un certo senso, tale domanda riflette ciò che noi oggi intendiamo domandandoci “da dove veniamo”? Occorre subito eliminare un equivoco: la domanda sull’origine non è una domanda esclusivamente filosofica. Essa è alla base di ogni pensiero religioso, a cominciare dai primordi dell’umanità. L’esigenza di spiegare il nostro “essere-nel-mondo” è senza dubbio la causa del ricorso ancestrale a un Principio divino che regola l’universo e la sua creazione.

Il problema è un altro: perché all’incirca nel VII sec. A.C. i Greci smisero di ricorrere alla religione per trovare una risposta al “problema dell’Origine”? Con questo non intendo dire che la cultura greca non avesse una religione, anzi: sappiamo bene quale importanza essa ebbe nello sviluppo della civiltà greca. In realtà avvenne qualcos’altro: a fianco della speculazione religiosa (il mito) si affiancò un nuovo modo di pensare il problema, un modo non mitico ma puramente razionale (logico, logos).

In realtà il mito è un pensiero molto razionale[1] : esso definisce un sistema, un Mondo perfettamente definito in cui ogni cosa è compresa e spiegata a partire da cause ben precise. La differenza tra la “razionalità” del mito e quella della filosofia (il Logos) consiste essenzialmente nella natura di tali Cause. Nel mito esse sono principi trascendenti di natura divina. Nella filosofia invece appartengono alla realtà del mondo, sono fenomeni che possono essere verificati e compresi col semplice ricorso al ragionamento e/o all’esperienza. Purtroppo questa affermazione è alquanto superficiale, poiché esistono filosofi che hanno fatto ricorso al principio divino (Dio come causa prima)[2] o che hanno fondato il loro pensiero su principi del tutto astratti, puramente speculativi e per nulla esperienziali.[3]. Tuttavia essa è sufficiente a definire un limite tra il cosiddetto Mito e il cosiddetto Logos, un limite che segna l’origine stessa della filosofia.

Dunque: qual è l’Origine di tutte le cose? Cosa viene “prima di ogni cosa”? che cos’è ciò da cui tutto deriva? A ben vedere, questa domanda è molto attuale. La scoperta dell’origine assoluta della materia, “di tutto ciò che è”, è la ragione stessa che muove la ricerca dei fisici contemporanei: la cosiddetta “particella elementare”, quel qualcosa che non può essere scomposto ulteriormente e che costituisce il “mattone” fondamentale di tutta la materia. Ricerca che è ben lontana dall’essere conclusa e che, ad ogni scoperta, sposta ulteriormente l’intero ambito della conoscenza scientifica.

Secondo la tradizione storiografica, Talete Anassimandro e Anassimene furono i primi tre pensatori a proporre una risposta non mitologica a questa domanda. L’interesse di tali risposte non consiste tanto nel principio a cui essi fecero riferimento (l’acqua per Talete, l’infinito – àpeiron – per Anassimandro, l’aria per Anassimene) ma nel fatto che delimitarono tale principio ad un fattore di carattere assoluto, ad un’Unica Causa, a una Unità. La necessità di trovare una Unità nel tutto, nell’apparenza molteplice delle cose, è ciò che caratterizza in modo peculiare l’origine della filosofia occidentale[4]

Da questo modo di porre il problema derivarono poi le domande che costituirono la storia del pensiero filosofico: perché Uno? Da dove viene tale Uno? Come si originano le cose da quell’Uno?[5]

SitografiaModifica

Arché. Dizionario filosofico Treccani.

RAI Cultura. Filosofia-

Mito. Treccani. Enciclopedia del Novecento

NoteModifica

  1. Occorre tenere presente che un singolo mito non è nient’altro che una favola; quello che conta non è questo o quel mito, ma il sistema complessivo di una mitologia. Ogni mitologia – greca, indiana, nordica – è un sistema organizzato per fornire un’immagine del mondo. È un tentativo di spiegare le cause di ciò che avviene, a cominciare da nascita e morte. È un po’ come una teoria scientifica: un sistema mitologico regge finché riesce a dare risposta alle domande dell’uomo. Ogni mitologia è razionale in quanto è strutturata e risponde a quei principi fondamentali che costituiscono il comune sentire di una civiltà. In altre parole, un sistema mitologico è razionale perché è coerente.
  2. a. Ad esempio Spinoza, pensatore ebreo-olandese del Seicento. Egli si pose come obbiettivo razionale di conciliare la metafisica platonica con la scienza del suo tempo, un compito davvero… titanico. Insomma, egli cercò di liberare il principio divino (il Dio ebraico-cristiano) da ogni fattore antropomorfico, dall’immagine biblica del Dio con la barba, per essere chiari. Per Spinoza Dio è immanente alla natura, “È Natura” (Deus sive Natura), ovvero, la Natura ha carattere divino, la Natura è “viva”. Le infinite manifestazioni della natura altro non sono per lui che gli infiniti modi d’essere di questo principio divino. E questo in netta opposizione al suo contemporanea Cartesio, che riduce la natura a pura materia inerte contrapposta al pensiero, all’Io penso. Questa concezione “immanentistica” della natura fu poi all’origine della grande filosofia romantica tedesca.
  3. Il filosofo tedesco Friedrich Hegel, che fu fiero oppositore di ogni immanentismo romantico. Il suo fu il più potente tentativo di ridurre tutta la realtà a Pensiero: ciò che noi possiamo conoscere è solo Storia, e la storia è frutto dell’agire umano, o, come egli diceva, dello Spirito. La natura stessa corrisponde esclusivamente a ciò che noi diciamo di essa, è una costruzione dello spirito. Presumere di conoscere qualcosa che sia al di là dello Spirito – della mente umana – è per Hegel totalmente vano
  4. Lo spunto per questa conclusione mi giunge dalla lettura di Paolo Zellini, Numero e logos, Milano, Adelphi 2010.
  5. Vedi anche: Giovanni Reale, La filosofia antica, Jaka Book 1992