Ebraicità del Cristo incarnato/Introduzione 2

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Christus (1896), by Fritz vn Uhde.jpg
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"Cristo" di Fritz von Uhde, 1896

La Corporeità divinaModifica

IntroduzioneModifica

Poiché, come ho sottolineato nell'Introduzione, polemiche successive stabilirono ebrei e cristiani come binari opposti, differenziati in gran parte in base alle loro opinioni sul corpo di Dio, gli studiosi non hanno sufficientemente esplorato come gli ebrei, nel primo periodo romano, e che si trovavano al di fuori del movimento di Gesù, concepirono come il divino potesse materializzarsi in terra.[1] In questo capitolo, impiego il filosofo ebreo del I secolo Filone di Alessandria per illustrare la mia argomentazione perché gli studiosi spesso lo indichino come il rappresentante per eccellenza di un ebreo che sottolineò l'assoluta incorporeità di Dio.[2] Ma se, come dice la mia logica, si può trovare un'articolazione dell'incarnazione divina anche all'interno degli scritti di Filone, allora forse ci furono altri modi in cui gli ebrei nel primo periodo romano capirono che Dio potesse assumere una forma corporea. Qui dimostro uno dei mezzi con cui il Dio di Israele venne a manifestarsi corporealmente, secondo Filone; di certo, per lui il nesso di tale incarnazione non è la persona di Gesù ma le anime di esseri umani creati. In particolare, nella sua interpretazione della creazione dell'umanità in Genesi 2:7, egli ritrae i corpi degli umani come corporei, terreni e creati, tuttavia presenta le loro anime come procedessero direttamente da Dio – come una cosa generata o non creata —impartite nella mente umana tramite un afflato diretto di Dio (Opif. 135; QG 1.4; Leg. 1.33-37). Figure particolarmente giuste nel pensiero di Filone esemplificano questa tendenza, con Mosè che serve da esempio principale. Questa testimonianza suggerisce che lo studio sull'incarnazione di Dio è stato limitato dalla conoscenza dei successivi sviluppi della teologia cristiana. Le formule incarnazionali, come quella che si trova in Giovanni 1:14 rispetto alla figura di Gesù, non erano l'unico modo in cui gli ebrei nel I e ​​II secolo e.v. capirono che Dio poteva incarnarsi in forma umana.

Filone di Alessandria (Philo "Judaeus"), incisione originale di André Thevet 1584, ristampata su Philosophenbilder di Karl Thieme, Basilea 1952

NoteModifica

  Per approfondire, vedi Biografie cristologiche.
  1. Poiché il campo degli studi neotestamentari tende a concentrarsi su questioni testuali o ermeneutiche che hanno rilievo per il successivo sviluppo del cristianesimo, mediante questi approcci metodologici gli studiosi spesso limitano le loro analisi a ristretti dibattiti in merito a quando questa idea emerse per la prima volta tra i seguaci di Gesù. Si veda Dunn, Christology in the Making, xii, 213; sebbene questo sia questo sia il focus di tutto il libro. Per esempi rappresentativi di studiosi che dibattono una questione simile, cioè a che punto la figura umana, Gesù di Nazaret, venne considerata divina per la prima volta, si vedano: Casey, Jewish Prophet, 9, 31–32, 35–36, 143, 156, 158; Hurtado, One God, One Lord, 1–8, 11–15; 99–128; idem, Lord Jesus Christ, 1–11; idem, How on Earth, 1–9; 42–53, 152–53, 177–78; Bauckham, God Crucified, vii–x; idem, Jesus and the God of Israel, ix–59; 182–85; Ehrman, How Jesus Became God. Tuttavia, una moltitudine di studi recenti da parte di specialisti della Bibbia ebraica e del Rabbinismo abbia sottolineato gli svariati modi in cui le tradizioni sia degli antichi Israeliti che dei primi cristiani rappresentassero Dio in forma corporea. Si vedano: Neusner, Incarnation of God, 4; Wolfson, 239–54; Lorberbaum, The Image of God; Hamori, "When Gods Were Men", 150–155; idem, "Divine Embodiment in the Hebrew Bible", 161–183; Sommer, Bodies of God, 1–11, 38–57, 124–143; Neis, The Sense of Sight, 18–81; Knafl, Forming God, 72–157; Smith, "The Three Bodies of God", 471–88.
  2. La cronologia della vita di Filone è oscura. Tuttavia gli studiosi consistentemente pongono la sua carriere di scrittore nel primo secolo e.v., e la sua vita spesso compresa tra gli anni 20 p.e.v. e 50 e.v. Si vedano: Schenck, A Brief Guide to Philo, 9; Sterling, "Philo of Alexandria Commentary Series", ix (cfr. Runia, Philo of Alexandria, 3 nota 3, per una più vasta gamma di possibilità).