Ebraicità del Cristo incarnato/Conclusione 3

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"Ospite inatteso", olio di Andrei Mironov

Conclusione

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Questo Capitolo ha mostrato i modi complessi in cui tre autori ebrei – vale a dire Flavio Giuseppe, l'autore di 11QMelch e Filone di Alessandria – consideravano il Sommo sacerdote ebreo come un locus in cui il loro Dio poteva materializzarsi in terra. I tre non erano certamente monolitici nella loro comprensione di come ciò potesse realizzarsi. Flavio Giuseppe, ad esempio, crea una polemica contro le credenze greco-romane nella divinità dell'imperatore per suggerire invece che il Sommo sacerdote sia la vera manifestazione di Dio sulla terra. L'autore di 11QMelch gioca sull'immagine biblica della figura sacerdotale di Melchisedec e poi, attraverso una serie di interpretazioni di tipo pesher, presenta il Sommo sacerdote mentre conduce quelle azioni che sarebbero tipicamente riservate al sommo Dio di Israele. E Filone discute il significato dei paramenti del Sommo sacerdote e afferma inoltre che il Sommo sacerdote è il logos di Dio per rendere lo status del Sommo sacerdote più vicino a quello di Dio l'Altissimo di Israele. Messa insieme, questa testimonianza dimostra come la partecipazione del Sommo sacerdote alla divinità di Dio lo abbia reso divino e uno dei mediatori principali con cui altri ebrei potevano connettersi a Dio mentre erano ancora sulla terra. Sebbene molti, in tutto l'Impero Romano, adorassero il genius o il numen dell'imperatore perché lo consideravano la potenza immanente della sua divinità e il modo in cui Dio si incarnava tra loro, per questi antichi ebrei il loro Sommo sacerdote operava invece in questo spazio.

Quindi, come dobbiamo interpretare questi vari modelli concorrenti di "Incarnazione Divina", che esistevano nell'immaginazione ebraica intorno al I secolo e.v.? Come ho detto all'inizio di questo studio, la retorica polemica sul fatto che Dio potesse diventare umano o che Dio potesse entrare in un corpo umano, aiutò i seguaci di Gesù e altri ebrei a differenziarsi. Lo abbiamo visto nella retorica di Giustino Martire. E l'abbiamo visto nella retorica di Nahmanide. Di conseguenza, molte persone ne hanno ricevuto un'impressione falsa. Come risultato, hanno ipotizzato che poiché i seguaci di Gesù avevano adottato una teologia in cui Dio e uomo sono uno nella persona di Gesù, altri ebrei reagirono muovendosi in senso opposto rendendo essenziale l'assoluta incorporeità di Dio.

Tuttavia, le testimonianze che ho presentato in questo Capitolo mettono in discussione tale punto. In tutte e tre le figure ebraiche vediamo prove di come altri antichi ebrei concepissero modi in cui Dio potesse essere manifestarsi in forma umana, in particolare nella figura del Sommo sacerdote ebreo. Inoltre, ai loro giorni queste visioni alternative di incarnazione divina erano percorsi ugualmente praticabili tramite i quali gli umani potevano connettersi con Dio. Sebbene sia giusto affermare che la particolare istanza dell'incarnazione divina, come espressa per la prima volta nel Vangelo di Giovanni, che Dio si era incarnato nella persona specifica di Gesù, non trova alcun parallelo diretto né nel Secondo Tempio né nell'ebraismo rabbinico, l'evidenza da questi tre autori ebrei approssimativamente contemporanei dimostrano che ci sono esempi, all'interno della tradizione ebraica emergente, di come Dio, o una parte di Dio, si materializzasse sulla terra in modo che gli esseri umani potessero essere salvati.

Insieme al Capitolo III, questi due capitoli hanno esplorato i modi in cui gli ebrei del primo secolo presentavano i mezzi con cui gli umani, sebbene creati, potevano essere intesi come incarnassero il divino sulla terra. Nel prossimo capitolo, inizio la mia indagine sull'altro lato dell'equazione incarnazione/divinità, osservando il modo in cui uno degli attributi di Dio, vale a dire Sofia (attributo a volte concepito come un'estensione dell'unicità della Divinità suprema di Israele, e altre volte come divinità indipendente a sé stante) alla fine si incarnò nel mondo creato. In particolare, mi occuperò delle implicazioni di genere di questa forma di manifestazione divina.

  Per approfondire, vedi Biografie cristologiche e Serie cristologica.