Interpretazione e scrittura dell'Olocausto

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INTERPRETAZIONE E SCRITTURA DELL'OLOCAUSTO

Narrazioni drammatiche e storiche di una catastrofe
Autore: Monozigote
I edizione 2020

A commemorazione del 75° anniversario della liberazione di Auschwitz-Birkenau
שְׁמַע יִשְׂרָאֵל יְהוָה אֱלֹהֵינוּ יְהוָה אֶחָֽד
Daina Skadmane – artwork: "Look", Riga ghetto, 1941
Alla memoria di Elie Wiesel,
amico e maestro —
vivida luce nella Notte

IndiceModifica

CopertinaInterpretazione e scrittura dell'Olocausto/Copertina

CAPITOLO 1
CAPITOLO 2
CAPITOLO 3
CAPITOLO 4
CAPITOLO 5

Memoria e compimentoInterpretazione e scrittura dell'Olocausto/Memoria e compimento

Appendice storicaInterpretazione e scrittura dell'Olocausto/Appendice storica

BibliografiaInterpretazione e scrittura dell'Olocausto/Bibliografia

SinopsiModifica

Questo studio analizza le narrazioni drammatiche e storiche sull’Olocausto o Shoah (ebr. השואה, HaShoah, "la catastrofe"). Principalmente, si concentra su scrittori israeliani, tedeschi e austriaci dal tempo della Soluzione Finale (1941) alla metà degli anni ’90 e oltre — diciamo, circa un decennio dopo la caduta del muro di Berlino — sessant'anni di produzione che mi consentono una panoramica di ricerca approfondita, senza essere un'impresa di straordinaria portata, al di fuori delle mie capacità di ricercatore "solitario". In particolare, cercherò di evidenziare in che modo il "trauma" dell'Olocausto abbia influenzato l'identità collettiva in questi paesi e in che modo gli scrittori hanno affermato o decostruito narrazioni di storia e identità emerse dalla seconda guerra mondiale. Per comprendere appieno le varie narrazioni che si sono sviluppate, è importante fare riferimento ai risultati artistici sia delle vittime del nazionalsocialismo sia dei sopravvissuti i cui resoconti sono spesso in contrasto con le narrazioni tipiche degli scrittori israeliani e tedeschi. Il primo capitolo, quindi, è un resoconto dettagliato di come coloro che stavano vivendo il nazismo interpretarono in prima persona la loro situazione in contrasto con il modo in cui quelli in esilio o in Palestina descrivevano le storie di atrocità in Europa.

Il resto dello studio illustra come le narrazioni dell'Olocausto siano sottilmente ridisegnate secondo lo Zeitgeist politico — quello che Walter Benjamin chiamava Jetztzeit, l'esplosione della storia dal suo continuum per servire i bisogni politici contemporanei. Questo studio ha lo scopo di mostrare che le narrazioni e le rappresentazioni dell'Olocausto sia in Israele, che Germania e Austria mutano secondo gli eventi contemporanei. Oggi, mentre si è generalmente d'accordo sul fatto che non esiste un passato oggettivo, concreto, e che eventi storici sono chiamati ad aiutare a interpretare le attuali complessità, l'Olocausto in Israele e nelle due società tedesche (Est e Ovest) è stato usato consapevolmente dal revisionismo per modellare interpretazioni di considerazioni attuali. Ciò ha causato costernazione tra molti nella comunità ebraica che affermano che, poiché l'Olocausto è un evento unico, usarlo per discussioni analogiche denigra il ricordo delle vittime. Altri sostengono che l'Olocausto non è che un esempio di depravazione umana e detiene molte lezioni per il mondo contemporaneo. Questo studio si chiede se l'Olocausto possa essere visto contemporaneamente sia come un evento tipico che atipico senza denigrare le vittime o generare analogie semplicistiche.