Interpretazione e scrittura dell'Olocausto/Icone e Iconoclasti

Indice del libro
Memoriale delle vittime a Auschwitz nel 1941: questa immagine è formata da nomi presi dal Database Centrale delle Vittime della Shoah, Yad Vashem


Icone e Iconoclasti
1968-1981

IntroduzioneModifica

Con il successo della Guerra dei Sei Giorni arrivò un senso di chiusura storica. I tedeschi occidentali generalmente ritenevano che la vittoria israeliana avesse segnato la fine del loro obbligo verso i sopravvissuti dell'Olocausto e i loro discendenti. Gli israeliani avevano vinto la loro terra, le riparazioni erano state pagate, i principali criminali di guerra erano stati consegnati alla giustizia e le relazioni diplomatiche erano state stabilite tra i due paesi.

Tuttavia, gli anni ’70 videro l'avvento di una nuova forma di terrorismo organizzato e internazionale che resuscitò inavvertitamente vecchi fantasmi. Gruppi come "Settembre Nero" (parte dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina – OLP)[1] e la Rote Armeee Fraktion (= RAF — "Frazione dell'Armata Rossa" – nota anche come "Banda Baader-Meinhof")[2] erano collegati dalla loro ideologia e dai metodi marxisti di addestramento. Irruppero a sorpresa in Israele, Germania Ovest e altre parti del mondo dove i loro obiettivi potevano essere promossi. I loro programmi individuali (sebbene a volte coincidenti) includevano la distruzione di Israele e la rimozione del governo legalmente eletto della Germania occidentale. Di queste due ambizioni, la distruzione di Israele era la più urgente.

Per gli israeliani, le acquisizioni territoriali della guerra del 1967 significarono la necessità di sorvegliare le ex enclave governate dagli arabi, in particolare quelle nella Striscia di Gaza e nelle alture del Golan. Per la prima volta, i soldati israeliani si trovarono nella posizione di oppressori. Giovani tedeschi della sinistra anti-imperialista iniziarono a considerare la minoranza araba come i "nuovi ebrei" e gli israeliani come i nuovi fascisti. Ciò era in netto contrasto con il sostegno filo-israeliano che la Germania occidentale aveva espresso durante tutto il corso della Guerra dei Sei Giorni.[3] Dopo il 1968 i gruppi e le istituzioni di sinistra tedeschi (noti collettivamente come La Nuova Sinistra Tedesca – New Left)[4] iniziarono a vedere l'esistenza di Israele, non come il prodotto del genocidio nazista, ma come un satellite offshore degli Stati Uniti. Le proteste anti-Israele furono portate agli estremi dalla RAF che si considera il campione socialista della democrazia e distruttrice dell'imperialismo culturale. Nella stampa della Germania occidentale, tuttavia, la RAF era vista come l'incarnazione moderna del nazismo. All'altra estremità dello spettro politico, le organizzazioni neonaziste erano sorte sin dalla fine degli anni ’60. Il Nationaldemokratische Partei Deutschlands (NPD), in particolare, stava ottenendo successo. Le organizzazioni dell'estrema sinistra e dell'estrema destra si unirono nelle menti del pubblico tedesco e la stampa internazionale iniziò a perseguire ovvie analogie storiche.

Questi parallelismi erano ovviamente sgraditi: la RAF dava ai tedeschi decenti una "stampa cattiva". Questi, naturalmente, volevano prendere le distanze dagli elementi terroristici. Iniziò una caccia alle streghe di sinistroidi radicali da parte della polizia e fu creato il tabloid Springer.[5] Il governo di Bonn doveva essere visto agire con forza contro i terroristi per contrastare l'immagine di una nascente Germania neonazista. L'urgenza con cui il governo cercò di distanziare la Germania della classe media dai suoi figli terroristi può essere vista nella quantità di denaro profusa in uno speciale carcere di massima sicurezza, Stammheim (il più tecnicamente sicuro e costoso d'Europa) che fu eretto per i membri della banda Baader-Meinhof catturata e un nuovo tribunale costruito su un campo di patate adiacente.[6] Contro il tenore isterico dei politici e della stampa, stette Heinrich Böll. Sul Der Spiegel chiese che i terroristi ricevessero un giusto processo legale e fossero trattati come prigionieri politici, non criminali. Condannò il sensazionalismo della stampa scandalistica e la gretta mentalità mob del pubblico tedesco. Il suo romanzo del 1974, Die verlorene Ehre der Katharina Blum oder Wie Gewalt entstehen und wohin sie führen kann (L'onore perduto di Katharina Blum o Come la violenza può svilupparsi e dove può portare) denunciò la brutalità della polizia, la stampa sensazionalista di destra e la perdita della privacy personale in uno Stato sempre più totalitario che si passava per democrazia.[7] Anche il regista e attore, Maximillian Schell, protestò contro quello che vedeva come uno Stato di polizia sempre più autoritario. Credeva che l'isteria generale derivasse dalla necessità della Germania occidentale di apparire irreprensibile in termini di come erano stati perseguiti gli ex nazisti e di come venivano affrontati i giovani terroristi. Il suo film Der Fußgänger (Il pedone, 1973) racconta la storia di come un industriale, ingiustamente accusato di crimini nazisti, sia spietatamente perseguitato dalla stampa che lo considera colpevole prima ancora che venga portato in giudizio.

I terroristi certamente non si vedevano come una manifestazione moderna del nazismo, piuttosto il contrario. Quando un giovane terrorista si trovò di fronte un sopravvissuto dell'Olocausto durante il dirottamento di Entebbe, si mise a spiegare al vecchio che non vi era assolutamente alcuna connessione, ideologicamente, tra le sue azioni e quelle dei nazisti.[8] Come osservò lo storico Walter Laqueur, l'ansia per gli obiettivi politici della RAF (presumibilmente, la rivoluzione comunista) era totalmente fuori luogo:

« I terroristi volevano dire qualcosa, ma si trovarono incapaci di farlo — forse non avevano nulla da dire e questo li fece arrabbiare ancor di più.[9] »

Il risultato fu che una banda di rapinatori di banche hippie e di terroristi urbani furono trattati con più credito di quanto meritassero sia nella stampa che nelle aule di tribunale.

La necessità di distanziarsi dall'elemento terroristico aveva il suo precedente storico: la divisione postbellica tra nazisti e comuni tedeschi nella stampa e nelle arti. I tedeschi occidentali, sensibili all'opinione internazionale, non volevano rivangare il passato, ma il senso di ricorso storico portò una rinascita di interesse per Hitler e il Terzo Reich. L'impulso di differenziare la maggioranza decente dai poichi "cattivi" si manifestò nella letteratura di guerra degli anni ’70, dove i nazisti furono nuovamente demonizzati. Vi fu quindi un ritorno ai temi e alle strutture letterarie dell'immediato dopoguerra.

Tuttavia, alcuni artisti e osservatori credevano che gli attuali parallelismi tracciati tra i nazisti e la RAF fossero obsoleti, reazionari, falsi e sorti da un complesso senso di colpa indiscusso che aveva le sue radici negli anni della guerra. Tale pensiero, sostenevano, era dannoso per una vera e propria conoscenza del passato. La storia era stata filtrata in un modo politicamente soggettivo che non aveva affrontato il vero problema dell'antisemitismo tedesco. Inoltre, le analogie correnti impedivano una valutazione realistica della situazione contemporanea. Ostacolavano inoltre l'impeto per trovare una soluzione. L'uso del passato stava paralizzando il presente. Come afferò Martin Walser, "Solo quando riusciamo a superare Auschwitz possiamo tornare a compiti nazionali".[10]

Anche in Israele, gli scrittori iniziarono a sfidare le narrazioni che, come sostenevano, impedivano lo sviluppo nazionale. Danny Horowitz protestò che era impossibile per l'individuo avere una propria identità in una società così consapevolmente fabbricata e organizzata dalla reazione dell'establishment agli eventi in Europa trent'anni prima. Horowitz credeva che l'Olocausto, elaborato attraverso il filtro sionista nelle scuole, nelle forze armate, nei movimenti giovanili e nelle feste nazionali, stesse profanando la memoria delle sue vittime usando la loro sofferenza per fini politici. Obiettò al modo in cui l'Olocausto veniva chiamato a modellare le risposte del pubblico non chiarendo i problemi contemporanei né raggiungendo soluzioni soddisfacenti.

Il modo in cui questi scrittori, sia in Israele che nella Germania occidentale, contestarono le narrazioni della storia "ufficiale" fu utilizzando la loro stessa "teatralità", rivelando la natura fabbricata della società e della politica. Forzando una distanza critica tra l'oggetto e lo spettatore e attirando l'attenzione sul fatto che le loro opere erano semplici artifici, speravano di evidenziare come le supposizioni culturali fossero state consapevolmente progettate per motivi ulteriori. Chiesero allo spettatore di mettere in discussione le agende nascoste dietro le immagini e le narrazioni con le quali venivano presentate. Questi scrittori cercarono di frantumare i "miti" nazionali con metodi iconoclastici. Ebbero scarso successo o addirittura, come nel caso del cineasta/drammaturgo tedesco Rainer Werner Fassbinder e dello scrittore israeliano Hanoch Levin, le loro opere furono bandite o chiuse.

NoteModifica

  1. L'OLP, che lavorava per la creazione di una patria palestinese, considerava Israele un'istituzione illegale e rifiutava di riconoscere il suo diritto di esistere. Settembre Nero ricorse al terrorismo.
  2. La RAF, una mutazione estremista dell'opposizione extraparlamentare degli anni ’60, considerava Israele come la creazione imperialista e il burattino politico degli Stati Uniti: i palestinesi erano una nazione vittimizzata paragonabile, ironicamente, agli ebrei dell'Olocausto.
  3. Bonn era rimasta neutrale durante la Guerra dei Sei Giorni, ma la risposta del pubblico tedesco alla situazione di Israele fu fenomenale. Il Senato di Berlino, ad esempio, aveva inviato forniture mediche per un valore di 100.000 DM (Daily Telegraph, 6 giugno 1967). Anche le autorità civiche di Francoforte sul Meno avevano donato 30.000 DM dal proprio bilancio (Die Welt, 7 giugno 1967). Nel giorno della vittoria di Israele, Der Spiegel chiamò il ministro della difesa israeliano, Moshe Dayan, "Il Rommel d'Israele" (Der Spiegel, 26 giugno 1967). Il Jerusalem Post del 22 giugno 1967 riferì che il sostegno della Germania occidentale durante la Guerra dei Sei Giorni aveva fatto molto per dissipare i timori di una rinascita del nazismo nell'Europa centrale. Israele alla fine del 1967 trasmise la messa di mezzanotte da Betlemme in sette lingue tra cui, per la prima volta, il tedesco (New York Times, 31 dicembre 1967).
  4. Horst Mewes, "The New German Left", in New German Critique, Vol. 3 (Autunno 1974), pp. 22-41; p. 25: "La nuova sinistra tedesca è o una progenie diretta del movimento di protesta studentesca, o si è sviluppata da nuovo clima politico e culturale creato dalla protesta studentesca durante gli anni sessanta".
  5. Demetz, After the Fires, pp. 92-3.
  6. Stefan Aust, The Baader-Meinhof Group. Inside the Story of a Phenomenon, trad. (EN) Anthea Bell, The Bodley Head, 1987, p. 295.
  7. Heinrich Böll, The Lost Honour of Katharina Blum, trad. (EN) Ulrike Hanna Meinhof e Ruth Rath, Nelson & Sons, 1980.
  8. Jillian Becker, Hitler's Children – the Story of the Baader-Meinhof Gang, The Bodley Head, 1977, p. 18.
  9. Walter Laqueur, The Age of Terrorism, Weidenfeld and Nicolson, 1987, p. 238, e a pp. 236-7, Laqueur sottolinea che la RAF non era un movimento ideologico ma "degli eclettici che avevano preso in prestito alcuni concetti da varie dottrine, inclusa la teoria leninista dell'imperialismo".
  10. Rabinbach/Zipes, Germans And Jews Since The Holocaust, p. 11.