Torah per sempre/Divisi da una Scrittura comune

Indice del libro


Gli ebrei odierni sono comunemente suddivisi tra religiosi e laici, con i religiosi suddivisi in tre denominazioni: Ortodossi, Conservatori e Riformati. Tale suddivisione elude movimenti minori come il Ricostruzionismo, l'Ebraismo Liberale Inglese e l'Associazione dell'Ebraismo Tradizionale, degrada le maggiori divisioni nell'ambito dell'Ortodossia alla condizione di semplici tendenze, ignora la divisione tra Aschenaziti, Sefarditi e Orientali, infine pretende che uno non possa essere sia religioso che laico, o semplicemente eclettico.[1]

Studio della Torah nella scuola rabbinica di Baltimora, Yeshivah Ner Yisroel
Studio della Torah nella scuola rabbinica di Baltimora, Yeshivah Ner Yisroel

Ci si aspetterebbe che la Scrittura unisca le denominazioni ebraiche, ma in realtà le divide.[2] La prima traduzione della Bibbia edita dalla Jewish Publication Society (d'America) fu un progetto congiunto tra ebrei ortodossi, conservatori e riformati. La traduzione revisionata doveva parimenti essere un progetto comune ed il comitato creato nel 1966 per preparare la sezione degli Scritti (Ketuvim) collaborò "in associazione coi Rabbini Saul Leeman, Martin S. Rozenberg e David Shapiro dei movimenti Conservatore, Riformato e Ortodosso",[3] ma l'eccellente traduzione che hanno prodotto non è stata adottata dagli Ortodossi. Questo fu un primo sintomo della rottura nel consenso confessionale della lettura della Torah.

Ebrei ortodossi, conservatori e riformati leggono la Torah tutti dallo stesso rotolo tradizionale di pergamena e non ci sono differenze importanti tra i rotoli usati dai tre movimenti o nel testo ebraico dei libri che i congreganti tengono in mano.[4] Le differenze stanno nelle traduzioni, ma ancor di più nei commentari; ognuna delle tre denominazioni ha favorito il proprio modo di leggere la Torah, rinforzato da una versione istituzionale, o quasi istituzionale, per uso sinagogale, proprio come ciascuna ha sviluppato la propria liturgia completata da un'intera gamma di libri orazionali per tutte le occasioni. Cioè, tutti e tre i gruppi leggono la stessa Torah, ma la leggono differentemente. Similmente, in linea di principio condividono la stessa tradizione rabbinica, sebbene le loro convinzioni differiscano grandemente.

Ebrei anglofoni di tutte le denominazioni usavano favorire il Commentary on the Pentateuch and Haftorahs di J. H. Hertz, discusso in PARTE I.1 e PARTE III.6. Altri commentari, come il Soncino Chumash di A. Cohen, che consisteva di un compendio dei principali commentari "classici",[5] hanno goduto di popolarità locale, ma nessuno è stato così accettato come quello di Hertz. Negli ultimi anni il Commentary di Hertz ha perso terreno, non solo a causa delle sue posizioni sociali (sulle razze e l'imperialismo, per esempio) e delle informazioni che contiene ormai obsolete – dopotutto, si potrebbe dire la stessa cosa di Rashi – ma perché non rispecchia più le convinzioni identificative delle denominazioni stesse. Riformati e conservatori trovano Hertz troppo sbrigativo col la critica storica, mentre i più fondamentalisti tra gli ortodossi lo considerano eterodosso.

I commentari di Hertz e Cohen erano produzioni britanniche; le opere che li hanno rimpiazzati si sono originate tutte dagli USA. I riformati hanno promosso la tendenza verso nuovi commentari, a volume singolo, orientati confessionalmente. The Torah: A Modern Commentary è apparsa nel 1981 ed è stata integrata nel 1996 da The Haftarah Commentary, entrambe edizioni pubblicate sotto l'auspicio dell'organizzazione riformata, la Union of American Hebrew Congregations.[6]

Hertz è stato rimpiazzato in molte congregazioni ortodosse dalla "Stone Chumash" compilata da Nosson Scherman, ma finanziata da Irving I. Stone, da cui deriva il titolo popolare. Il titolo completo di questa opera è The Torah: Haftaros and Five Megillos with a Commentary Anthologized from the Rabbinic Writings. È incorporata nella serie ArtScroll, una raccolta di pubblicazioni fondamentaliste edita dalla società Mesorah Publications, Brooklyn (New York), che ha pubblicato commentari su singoli libri biblici prima dell'opera a volume unico.[7] La Stone Chumash venne pubblicata per la prima volta nel 1993 e a tutto il 1998 (data della mia stessa copia) aveva ottenuto nove edizioni, indice non trascurabile della rapidità con cui ha penetrato il mondo ortodosso anglofono. Edizioni modificate sono state prodotte con l'imprimatur di organizzazioni tipo il Rabbinical Council of America; gli Ortodossi non riescono a condividere una singola edizione persino tra loro!

I Conservatori hanno persistito per lungo tempo con Hertz, ma negli ultimi anni hanno sviluppato un loro commetario specifico. Questo vide la luce come serie di commentari della Torah su libri individuali, curata da Nahum M. Sarna, Baruch A. Levine, Jacob Milgrom e Jeffrey H. Tigay. Nel 2001 il Rabbinical Council of the United Synagogue of Conservative Judaism, attraverso la Jewish Publication Society, ha prodotto un'edizione a volume singolo curata da David L. Lieber, con Jules Harlow quale redattore letterario; è intitolata Etz Hayim: Torah and Commentary e pare stia diventando lo standard conservatore.

Questi sono i tre commentari da prendersi in esame, sebbene ne siano apparsi altri. I chassidim Chabad, per esempio hanno iniziato nel 2003 a pubblicare la loro Torah specifica, la "Gutnick Edition", che incorpora un commentario, Toras Menachem, basato su "Rashi Sichos" del Lubavitcher Rebbe (discorsi sul commentario di Rashi) e altri suoi scritti.[8] Sebbene questa sia chiaramente una reazione alla popolarità di ArtScroll e intesa ad illuminare il carattere distintivo dell'insegnamento Lubavitch, segue una tendenza stabilita nel diciannovesimo secolo da pubblicazioni del tipo Mei hashilo`aḥ dell'"Izbicer" (Mordechai Joseph Leiner, 1801-54) e Sefat emet del "Gerer Rebbe" (Judah Aryeh Leib Alter, 1847-1905), in cui gli insegnamenti dei rebbe chassidici furono conservati per i loro chassidim nella forma di discorsi sulla Torah.

Nelle successive sezioni si esamineranno ciascuno dei tre commentari scelti, in ordine di pubblicazione, per rivelare il modo distintivo in cui ciascuna denominazione legge la Torah — o piuttosto, il modo in cui le guide di tali denominazioni incoraggiano i propri seguaci a leggere la Torah. Onde effettuare un confronto significativo, noteremo come ciascuno affronta la storia del Diluvio (Genesi 6,9;8,22), il resoconto della nascita di Giacobbe ed Esaù (Genesi 25,19-34), parte del "Libro dell'Alleanza" (Esodo 21,1-37).

Torah Riformata

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Rabbi Wolf Gunther Plaut (1912–2012)

Da quando The Torah: A Modern Commentary di W. Gunther Plaut apparve per la prima volta nel 1981, diverse revisioni sono state pubblicate. Plaut stesso ha scritto il commentario di Genesi, Esodo, Numeri e Deuteronomio; il commentario di Levitico è quello scritto dal suo collaboratore Bernard J. Bamberger. Nella sua "General Introduction to the Torah (Introduzione generale alla Torah)", Plaut distingue il suo approccio da quello "dell'ebraismo ortodosso, del cristianesimo fondamentalista e... della maggioranza dei commentari del passato"; il commentario, scrive, "procede dal presupposto che la Torah sia un libro che ebbe le sue origini nei cuori e nelle menti del popolo ebraico", contrariamente alla nozione tradizionale che sia un'opera dettata in una qualche forma da Dio. Ma mentre "Dio non è l'autore della Torah nel senso fondamentalista, la Torah è un libro relativo a come l'umanità abbia avvicinato e compreso Dio". Inoltre:

« La Torah è la testimonianza distintiva della ricerca di Dio da parte dell'antico Israele. Tenta di registrare l'incontro tra umano e Divino, i suoi grandi momenti. Pertanto, il testo è spesso toccato dalla Presenza ineffabile. La tradizione della Torah testimonia un popolo di straordinaria sensibilità spirituale. Dio non è l'autore del testo, lo è il popolo; ma la voce di Dio può essere udita tramite la voce del popolo se ascoltiamo con mente aperta.[9] »

Tuttavia ciò non è vero "di ogni versetto e di ogni storia". Giudizio e apprendimento devono essere applicati per distinguere quello che è di valore permanente da quello che si riferisce ad un'epoca particolare, distinguendo leggenda da fatto, e quindi non dobbiamo "sorvolare quei testi che rappresentano Dio in termini antropomorfici". La storia da sola non è sufficiente; il mito deve essere compreso e il modo in cui il testo è stato ricevuto e letto dagli ebrei è tanto importante quanto il suo significato originale.

Insomma, afferma Plaut, il commentario pone tre domande: "Cosa significava il testo originariamente?", "Cosa è arrivato a significare?", "Cosa significa per noi oggi?"[10]

Ogni libro ha un'introduzione specifica, molto degna di nota quella di Bamberger su Levitico. William W. Hallo ha contribuito saggi introduttivi aggiuntivi a tutti e cinque i libri, nei quali giustamente illustra il valore dell'archeologia e dei documenti dell'Antico Vicino Oriente per comprendere la Bibbia nel suo contesto letterario e storico, inclusi i dettagli filologici come la traduzione corretta della parola avrekh (Genesi 41,43), probabilmente equivalente all'accadico abarakku, "primo maggiordomo di una casa privata o reale".[11]

La struttura del libro è una novità. Sebbene le parashiyot (letture settimanali) convenzionali e le divisioni di capitolo e versetto siano chiaramente indicate, il testo è stato diviso in unità tematiche, di lunghezza convenzionale per uso liturgico (non tutte le congregazioni riformate leggono la parashah tradizionale completa ogni settimana). Note appaiono sotto al testo a chiarire il suo significato semplice. Ogni unità è seguita da riflessioni più profonde sul significato e sull'importanza del passo in esame e occasionalmente da un'attribuzione provvisoria del testo a fonti "originali". Queste sono seguite da "Derivazioni", una selezione di materiale derivativo preso da fonti che spaziano dagli scritti dell'Antico Vicino Oriente, al midrash e altro materiale rabbinico, alla critica biblica moderna, alle storie chassidiche e alla letteratura contemporanea. Ove appropriato, ci sono sezioni specifiche, come il riassunto delle leggi dietetiche ebraiche in appendice a Levitico 11.

Nel suo commentario allo storia del Diluvio, Plaut prende le distanze da qualsiasi sorta di interpretazione storica, sottolineando che è "una storia con una morale. I suoi temi sono il peccato, la rettitudine e la seconda opportunità dell'uomo a vivere in accordo con... la volontà di Dio".[12] Allo stesso tempo riconosce pienamente l'accordo tra la storia biblica e altre storie del Vicino Oriente sul diluvio, di cui pone estratti in "Derivazioni", raggruppati insieme al Qur`an 7:37-62 e ad un paragrafo ciascuno per Morris Adler, midrash e Martin Buber — una miscela veramente eclettica. Dopo il testo e prima delle "Derivazioni", un saggio ponderato si sofferma sugli eventi naturali e come possano essere considerati giudizi di Dio. "Gran parte degli uomini moderni" (e presumibilmente anche delle donne), si suppone, rifiutano l'idea di un Dio interventista, pertanto trovano la rilevanza della storia di Noè nella sua enfasi sul giudizio morale di Dio. Ma come faccia Dio ad esercitare il suo giudizio morale senza intervenire non viene spiegato.

Una sezione intitolata "The Twins (I Gemelli)" pone la nascita di Giacobbe ed Esaù (Gen. 25,19-34) nel contesto del tema "Dio veglia sui Suoi eletti man mano che crescono nella comprensione dell'elemento divino nelle loro vite".[13] Rebecca "andò a consultare il Signore" (Gen. 25,22) significa che ella consultò un oracolo; una nota cita, tra virgolette che forse significa "non prendetelo troppo seriamente", un midrash che afferma che Rebecca chiese presso la casa di studio di Sem, figlio di Noè. Altri commenti sul testo notano la somiglianza di Esaù all'ispido Enkidu dell'Epopea di Gilgameš, la comparsa del nome Yakub-El in documenti antichi siriani e mesopotamici e il raffronto con la storia di Parsifal. Il saggio che segue affronta la questione morale posta dal raggiro di Giacobbe nell'acquisire il diritto di primogenitura e le "Derivazioni" danno un riscontro che spazia dagli Apocrifi a Rashi ad un'interpretazione psicologica da parte di Henry E. Kagan, che pensa che Rebecca abbia preferito Giacobbe perché "non poteva dominare il più libero Esaù come ella dominava suo marito e il gemello minore".

Esodo 20,19;21,36, intitolato "Legge su Culto, Servitù, Ferite", è posto, in linea con la ricerca storico-critica, nel contesto del "Codice dell'Alleanza"[14] e c'è molta speculazione in merito al suo rapporto con altri codici legali dell'Antico Vicino Oriente;[15] le note testuali richiamano l'attenzione a connessioni specifiche, per esempio una nota su Esodo 21,26 sulla lunga storia del concetto di negligenza nella legge dell'Antico Vicino Oriente. Il saggio discute del trattamento della schiavitù e delle sue interpretazioni rabbiniche, offrendo un'apologetica che richiama l'attenzione al miglioramento della schiavitù nella Bibbia rispetto alla pratica in altre società. Una linea apologetica viene considerata anche in merito a "occhio per occhio", la cui interpretazione non-letterale viene sostenuta non solo dall'interpretazione rabbinica ma anche da riferimenti a codici leegali del Vicino Oriente; il ragionamento dimostra un'abile comprensione delle origini della legge criminale.

Il commentario nel suo complesso non mira alla consistenza nel particolare; piuttosto, il lettore viene fornito di mezzi informativi con cui arrivare alla sua propria interpretazione. La teologia ampiamente liberale adottata da Plaut nella sua introduzione forma comunque il suo programma. La critica storica è accettata in linea di principio; Dio appare come una Presenza non-interventista incontrata come forza morale, invece di una Persona autoritaria; una lettura confessionale ebraica, ampliata con elementi presi dalla cultura moderna "universale", viene abilmente inserita nella lettura storica del testo.

Torah Ortodossa

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Libro del Deuteronomio - Debarim, in ebraico con traduzione in giudeo-arabo trascritto in lettere ebraiche. Livorno, 1898

Nosson Scherman, nella sua panoramica introduttiva a The Torah, appoggia senza riserve la formulazione da parte di Maimonide dei principi che (a) la Torah attualmente nelle nostre mani è lettera per lettera identica a quella ricevuta da Mosè e (b) non una sua iota è soggetta a cambiamento. La Torah, chiarisce, "fu accompagnata da una tradizione autorevole che spiegava il significato di passi oscuri e forniva le regole ed i metodi per interpretare il testo accuratamente". Un po' sulla difensiva, esamina vari argomenti logori usati per dimostrare l'esistenza di questa tradizione e conclude "esiste un compagno della Legge Scritta, una Legge Orale ... senza la quale la Torah Scritta può essere distorta e travisata in malo modo, come del resto è stato fatto nei secoli da ignoranti". Maimonide sarebbe stato d'accordo in questo – del resto viveva nel dodicesimo secolo – ma non nel resto, quando Scherman sostiene una base cabbalistica per la Torah quale "Piano Generale della Creazione", e sicuramente non con la presentazione alquanto liberale dell'affermazione che la Torah fu originalmente scritta in fuoco nero su bianco.[16] In termini del disaccordo come esposto in PARTE I.6, tra razionalisti e cabbalisti in merito alla natura della Torah, Scherman sta fermamente dalla parte dei cabbalisti e non allude mai ad una possibile alternativa.

Il testo ebraico è accompagnato da una traduzione inglese che segue l'esposizione talmudica e midrashica invece che la ricerca biblica accademica, o anche la ricerca ebraica medievale come quella di Abraham Ibn Ezra. Le note a margine forniscono i titoli dei contenuti. La traduzione aramaica ed il commentario di Rashi sono inclusi come riferimento, ma non tradotti.

 
Evoluzione del Tetragramma dall'alfabeto fenicio, all'aramaico antico, all'attuale ebraico

Una caratteristica curiosa, comune per tutta la serie di ArtScroll, è la traduzione del Tetragramma Divino. Mentre gran parte delle traduzioni riportano "Signore" o "Eterno", ArtScroll usa "Hashem" (il Nome). Evidentemente i redattori desiderano un nome che possa essere percepito come distintamente, o addirittura esclusivamente, ebraico. Nel contesto, il termine trasmette un'impressione di avvicinamento e accessibilità agli ebrei in particolare — Egli è il nostro Dio, potente (poiché Egli comanda e nessuno osa pronunciare il Vero Nome), compassionevole e pronto ad intervenire nelle faccende umane.[17] Tale interpretazione di Dio differisce radicalmente dal Dio universale, eticamente corretto e sanitizzato dell'Ebraismo conservatore, nonché dal Dio attenuato e non-interventista dei Riformati.

La filologia moderna viene ignorata, sia in traduzione sia nel commentario. Riguardo alla parola avrekh (Gen. 41,43), il commento di Rashi che fosse un composto dell'ebraico av "father" e dell'aramaico rakh "re" è riportato, insieme ad una derivazione midrashica ugualmente implausibile; non viene annotato che l'aramaico rakh è in realtà il latino rex, né si fa riferimento a possibili derivazioni egizie o al più probabile accadico abarakku (cfr. supra).

Il commentario stesso non fa nessun riferimento esplicito alla critica storica, sebbene ci siano spesso confutazioni implicite della posizione critica.

L'evidenza archeologica viene generalmente ignorata. Spesso il commentario si scontra con prove ben note. In un commento sulla Torre di Babele, un fatto che si suppone abbia avuto luogo 1996 anni dopo la Creazione, o verso il 1760 p.e.v., si asserisce che "tutte le famiglie nazionali erano concentrate nell'Iraq d'oggi".[18] Veramente? Anche i cinesi e gli aborigeni australiani?

La posizione di ArtScroll riguardo al midrash non è del tutto chiara; il midrash deve a volte essere concepito come metafora o simbolo invece che storia, approccio di cui ci sono molteplici precedenti nelle fonti tradizionali? ArtScroll sembra riluttante a negare la verità letterale del midrash, che viene spesso presentato come fatto storico senza commento. Per esempio, in connessione con la difficile gravidanza di Rebecca per Giacobbe ed Esaù (Gen. 25), ci vien detto che Rebecca visitò l'Accademia di Sem ed Eber e venne informata da Sem che "i bambini non ancora nati rappresentavano due nazioni e due ideologie contrastanti". Se eravamo in dubbio che ciò dovesse essere preso letteralmente, leggiamo più oltre che "La storia ha dimostrato questa profezia in practica. Due regimi, uno che supporta moralità e giustizia e l'altro che sta per viltà e barbarie, non possono coesistere a lungo." Non vengono citate prove o illustrazioni per sostenere tale asserzione, pertanto ci si chiede quale episodio storico particolare i redattori avessero in mente. La storia dello sviluppo di Giacobbe ed Esaù viene allargata con particolari midrashici che sottolineano la conformità di Giacobbe con l'insegnamento ebraico e i comportamenti malvagi di Esaù, in preparazione alla giustificazione del furto della primogenitura da parte di Giacobbe. Non si allude minimamente alla dubbiosità storica dei midrashim, che vengono anche abbelliti con una strana embriologia che dimostrerebbe che Giacobbe in realtà fu il primogenito.[19]

Storie come quella del Diluvio sono lette con gli occhi dei rabbini; cioè il Diluvio viene interpretato come evento storico, i cui dettagli sono comprovati ricorrendo al midrash. ArtScroll non pare di preoccuparsi affatto dell'evidenza geologica e pleontologica. Forse vogliono farci pensare che sia tutto un complotto dei goyim per screditare la Santa Torah, o altrimenti che Dio ha messo furbescamente i fossili qua e là per mettere alla prova la nostra fede. D'altra parte, ArtScroll potrebbe essere influenzato (senza ammetterlo) dalle nozioni "creazioniste" dei cristiani evangelici.

Un atteggiamento parimenti sprezzante delle fonti di informazioni "estranee" è evidente nel commentario al Codice di Legge in Esodo 21. C'è dell'apologetica, dato che i commentatori sono evidentemente imbarazzati dall'accettazione della schiavitù da parte della Torah, in particolare dal diritto del padre di vendere la propria figlia come schiava. Quest'ultimo, ci vien detto, è in verità tutto a favore della figlia: è un modo di assicurarle un buon matrimonio. Nessuno sembra aver pensato cosa potesse pensare la figlia, che forse dovrebbe essere consultata, o se ci sia qualcosa di veramente sbagliato in una società in cui il miglior modo di assicurare gli interessi delle proprie figlie è venderle come schiave.

ArtScroll dichiara solennemente: "L'uomo occidentale differenzia tra Chiesa e Stato; la Torah non conosce tale distinzione. Al contrario... la santità deriva da rapporti d'affari halakhicamente corretti così come da devozione in materia di culto." ma la Torah sicuramente conosce la distinzione tra chiesa e stato, come si può vedere dalla sua rigorosa separazione tra poteri del re e poteri dei sacerdoti; poi se "uomo occidentale" si riferisce ai cristiani, questi certamente sarebbero d'accordo che la santità "deriva da rapporti d'affari corretti così come da devozione in materia di culto" e che i "valori cristiani" debbano influenzare la politica dello stato; non è un punto di vista su cui l'ebraismo abbia il monopolio.

Nel complesso, tuttavia, ArtScroll interpreta il testo di Esodo 21-23 in linea con il sistema talmudico della legge civile e penale e in ciò eccelle. Le contraddizioni tra Esodo e Deuteronomio vengono abilmente risolte secondo la tradizione rabbinica come viene espressa nel Talmud e nei midrashim halakhici, per esempio assegnando alcuni versetti sulla schiavitù allo schiavo pagano e altri allo schiavo israelita; un insieme completo di principi che governano i depositari è derivato da alcuni casi di Esodo 22 e le leggi di compensazione per ingiuria sono estratte da appositi versetti.

Un aspetto piuttosto inquietante della serie di commentari è la sua visione basilare del mondo di Israele rispetto a quello delle Nazioni. Tale visione è spesso totalmente separata dalla realtà, come nell'introduzione del commentario a Ester, dove viene offerta una descrizione dei capi delle nazioni in solenne conclave a dibattere la corretta interpretazione e l'imminente adempimento delle profezie di Geremia. Nosson Scherman, nela sua "Panoramica" su Ester, ammonsce solennemente: "La maggioranza di noi è stata indottrinata da una versione della storia non-ebraica, anti-Torah." La storia autentica del periodo (continua Scherman) ci narra che "Per più di una generazione, la profezia di Geremia ossessionò monarchi e consiglieri... Belshazzar, nipote e successore al trono di Nebuchadnezzar, passò giorni di trepidazione." E continua così per diversi paragrafi, supportandosi con "informazioni" storiche palesemente false, come la notizia che Nebuchadnezzar fondò "l'allora corrente Impero Babilonese... nell'anno 3318 (442 p.e.v.)".[20] Notizia sorprendente, visto che la data fattualmente comprovata della morte di Nebuchadnezzar II è il 562/1 p.e.v., ben 120 anni prima della presupposta (ma erronea) data della fondazione della nuova Babilonia, lasciando da parte il fatto che suo padre Nabopolassar cominciò a ricostruire Babilonia, ma ciò è la conseguenza inevitabile dell'opinione paranoica di ArtScroll che qualsiasi testimonianza che non provenga da fonti rabbiniche approvate sia anti-ebraica e falsa.

I commentari di ArtScroll forniscono una massa di informazioni non solo dal midrash classico e da commentari medievali tradizionali, ma anche da commentari ortodossi più recenti, spesso non registrati precedentemente, non ultimi quelli di posekim (autorità halakhiche) del ventesimo secolo e di notabili delle yeshivah; Mendelssohn, Hertz, S. D. Luzzatto e altri commentatori ebraici che ArtScroll considera "non kosher" sono puntualmente ignorati. Le informazioni sono disponibili, ma manca il giudizio. "Una piccola conoscenza è una cosa pericolosa", ma una grande conoscenza è ancor più pericolosa se non si unisce ad una capacità di giudizio. Il lettore deve costantemente stare in guardia contro una selezione e lettura tendenziosa delle fonti, resistendo l'ipotesi che i commentatori tradizionali avessero condiviso una qualche interpretazione monolitica e differito l'uno dall'altro solo nei particolari; la piena ricchezza della tradizione viene oscurata quando le differenze tra razionalisti e cabbalisti, chassidim e mitnagedim, modernizzanti e tradizionalisti, sono eluse o trascurate.

Torah Conservatrice

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Libro della Torah

Etz Hayim, una produzione curata dalla Rabbinical Assembly of the American United Synagogue, sviluppa la teologia dell'Ebraismo conservatore. Questo movimento ebraico fu concepito quando Zacharias Frankel se ne andò dalla Conferenza degli Ebrei Riformati di Francoforte nel 1845 e fondò nel 1854 il Seminario Teologico Ebraico di Breslavia (Wrocław) onde promuovere quello che fu noto per lungo tempo come l'"ebraismo storico-positivo"; si consolidò come movimento distinto solo negli Stati Uniti, in reazione alla radicale Piattaforma della Riforma di Pittsburgh. Gli ebrei conservatori affermavano l'emencipazione ebraica, l'acculturazione occidentale e la separazione di chiesa e stato; approvavano cambiamenti nella vita religiosa e rituale come reputavano consistenti con l'interpretazione "storica" delle fonti; erano pronti ad accettare le scoperte della critica storica in merito alla composizione dei documenti biblici e di altre fonti e consedevano una posizione centrale all'Halakhah.

 
Biblia Hebraica Stuttgartensia

Etz Hayim comprende il testo ebraico basato sulla Biblia Hebraica Stuttgartensia, la più recente traduzione in inglese della Jewish Publication Society, un commentario peshat (letterale) compilato da Chaim Potok (1929–2002),[21] un commentario derash (omiletico) redatto da Harold Kushner e un commentario halakhico di Elliot Dorff e Susan Grossman; il commentario delle haftarot è opera del rinomato studioso biblico Michael Fishbane.

Come si confronta con le Torah riformate e ortodosse che l'hanno preceduta? David Lieber apre la sua introduzione al volume in maniera magniloquente:

« La Torah è il testo sacro fondativo dell'ebraismo; lo studio delle sue parole e del loro significato è al centro dell'esperienza religiosa ebraica... Gli ebrei considerano la Torah quale insegnamento par excellence del rapporto di Dio col mondo e col popolo ebraico, dell'alleanza di Dio col popolo di Israele e delle leggi con cui devono vivere cosicché possano essere un "popolo santo".[22] »

A questo tutti noi, riformati e anche ortodossi, rispondiamo Amen! Cioè fin quando leggiamo il sottotesto. "al centro dell'esperienza religiosa ebraica" scosta l'opera dall'archetipica ortodossa; significa "Non siamo fondamentalisti,. Tratteremo il testo come indicasse la profonda esperienza del popolo ebraico, non come un pezzo di dettato divino." "[quale insegnamento] delle leggi con cui devono vivere" stabilisce il confine tra conservatori e archetipici riformati; significa "Per noi l'Halakhah è sacra. Possiamo interpretarla e modificarla in base alla constualizzazione storica, ma rimane un'espressione quintessenziale e vincolante dell'ebraismo."

Le funzioni dei tre commentari in Etz Hayim sono esposte consistentemente in base a questa ideologia. Il commentario peshat è reverenziale piuttosto che apologetico; non cerca di razionalizzare istituzioni come lo schiavismo o di giustificare lo sterminio dei Cananei; tali passi devono essere "reinterpretati da generazioni successive alla luce dei prin cipi di equità, giustizia e compassione che sono centrali alla Torah", una frase che forse differenzia l'approccio conservatore da quello dei riformatori, che vogliono poter dire apertamente che Dio non parla mediante tali versetti. Archeologia, filologia e antropologia contribuiscono alla nostra comprensione del testo.[23]

Il commentario derash "contiene approfondimenti selezionati da più di 2000 anni di studio della Torah".[24] L'enfasi qui deve porsi su "selezionati", poiché "in linea con il nostro impegno per l'ebraismo conservatore, abbiamo cercato di imparare dalla Torah piuttosto che giudicarla." Ma evidentemente la giudichiamo, dato che il commentario esprime inquietudine in merito al trattamento dei non-israeliti e alla condizione legale e sociale delle donne nell'antico Israele; se, come asserisce Lieber, tale inquitudine sorge da "una coscienza informata dai valori della Torah", allora sicuramente stiamo selezionando quali valori della Torah devono prevalere. I fondamentalisti, dopo tutto, considerano valori della Torah la denigrazione degli Amaleciti e lo stato secondario delle donne; se dobbiamo privilegiare altri valori della Torah escludendo questi, o anche rifiutarli a nome di altri valori della Torah, allora stiamo applicando una forma di giudizio.

Il commentario halakhah lema`aseh (legge in pratica) "non è un codice di legge ebraica. Descrive invece la pratica ebraica e dimostra il ruolo della pratica ebraica nella nostra ricerca di Dio."[25] È molto difficile capire come un assemblamento di promulgazioni normative differisca da un codice di legge, eccetto che nel senso banale di non essere organizzato sistematicamente. Se invece le promulgazioni sono semplicemente descrittive e non normative, allora ci si chiede cosa rimanga della qualità vincolante che di certo definisce la natura dell'Halakhah. Questa indecisione riflette la problematica del tentativo conservatore di definirsi tra Ortodossia e Riforma e sottende l'intrepido sebben inconcludente tentativo di Elliot Dorff di stabilire cosa costituisca il "moderno", cioè l'Halakhah conservatrice: "Sebbene il Movimento Conservatore non abbia ufficialmente adottato molti standard, esistono molte comunanze in come le congregazioni conservatrici osservano la legge ebraica, la quale in gran parte si è generata da usanze e percezioni condivise dal movimento."[26] Ci si chiede se le "usanze e percezioni condivise" provengano dall'Halakhah tradizionale, o piuttosto dai circoli borghesi e politicamente corretti con cui in maggioranza si identificano gli ebrei conservatori americani.

La sezione finale del volume comprende una serie di saggi specialistici, molti di ottima qualità, su quattro temi principali: "Biblical Life and Perspectives (Vita e prospettive bibliche)", "Biblical Religion and Law (Religione e legge bibliche)", "Worship, Ritual and Halakhah (Culto, Rituale e Halakhah)" (incluso il saggio di Dorff) e "Text and Context (Testo e contesto)". Il tutto viene concluso con utili mappe, diagrammi, tabelle e un indice, insieme ad una lista dei segni musicali incorporati nel testo della Torah, ma senza notazione musicale.

Come funzionano gli obiettivi dei commentari in rapporto ai nostri topoi prescelti?

Introducendo la storia del Diluvio, il commentario peshat promette di dimostrare come la storia biblica differisca da altre storie di diluvio dell'antico Vicino Oriente. Un esempio dovrebbe essere il commento di Genesi 6,14, dove si specifica che Noè viene istruito di costruire un vascello tipo cassone, senza nessuno strumento di navigazione, mentre nella storia mesopotamica l'eroe costruisce una nave regolare. Viene però persa l'opportunità di far seguito a questa osservazione con una spiegazione sull'importanza teologica del fatto che Noè, nel suo scatolone galleggiante, deve affidarsi totalmente a Dio, mentre Utnapishtim, su una nave con equipaggio e strumenti di navigazione, riusciva a superare in austuzia un dio seguendo i consigli di un altro dio che lo favoriva. Per la frase "Il Signore lo chiuse dentro" (Gen. 7,16), tuttavia, il commentario sottolinea che, in contrasto coi sopravvissuti mesopotamici che chiusero i boccaporti e si salvarono, la salvezza di Noè è dovuta interamente alla volontà di Dio. Numerose parole e frasi sono chiarite ricorrendo a paralleli linguistici, anche quando ciò risulta in una traduzione in conflitto con la tradizione; kinim (Gen. 6,14), parola generalmente resa con "scompartimenti", viene interpretata sulla base dell'accadico "canne". Non si commenta la storicità del Diluvio; dal saggio di Robert Wexler sulla mitologia dell'Antico Vicino Oriente alla fine del libro, sembra che si debba interpretarlo come un rimaneggaimento religioso di un mito che proviene dalla stessa tradizione letteraria dell'Epopea di Gilgameš.[27]

Non c'è commentario halakhah lema`aseh della storia. Il commentario derash moralizza su corruzione, libero arbitrio e l'ambivalenza del carattere di Noè. Commenti tipici includono: "Noè doveva decidere che tipo di persona era veramente" (su Gen. 6,9); "Una società corrotta, senza legge, porta alla distruzione tutti i suoi cittadini, innocenti e colpevoli, e la loro terra, il loro ambiente" (su Gen. 6,17). Più fantasioso è il commento di Aviva Zornberg, citato in merito a Genesi 8,15, che Noè "era desideroso di lasciare l'arca e di essere sollevato dalla responsabilità di così tante persone e animali"; ma come fa Zornberg a saperlo?

Il commentario peshat sulla nascita di Giacobbe ed Esaù chiaramente articola il significato semplice della storia nel suo contesto dell'Antico Vicino Oriente. I movimenti fetali di Rebecca "sono spasmodici e teme di abortire spontaneamente"; "[per essere guidati divinamente] si usava andare ad un santuario specifico o da qualche personaggio carismatico di riconosciuta autorità" (l'"Accademia di Sem ed Eber" non viene citata); "Nell'Antico Vicino Oriente, un erede poteva barattare la propria eredità." Particolari filologici vengono chiariti sulla base della ricerca moderna; molti lettori saranno sorpresi di apprendere che il nome ebraico ya`akov proviene da un verbo semitico che significa "proteggere", pertanto "il nome Giacobbe è una richiesta di protezione divina per il neonato"; la derivazione propria della Bibbia (Gen. 25,26) viene scartata come "etimologia popolare".

Il derash psicologizza e moralizza. "Giacobbe rappresenta la parte mansueta, cerebrale di una persona, che raggiunge i propri fini con la persuasione e l'intelligenza. Esaù rappresenta la parte attiva, fisica. Quando la Torah li descrive che si dibattono nel seno di Rebecca e continua a rappresentarli come rivali mentre crescono, può volerci dire che queste due parti di molte persone si dibattono all'interno dell'individuo per dominare." Forse. O forse no.

Halakhah lema`aseh commenta: "La tragedia dell'infertilità non deve essere sopportata da sola. Il Movimento Conservatore ha creato un rituale per far fronte all'infertilità..." Non viene data ragione per aver chiamato "tragedia" l'infertilità o per aver generato ulteriore ansietà nel chiamarla così. Né si offrono consigli, come verrebbe sicuramente fatto da un commentario halakhico ortodosso, in merito a quali tipi di trattamento di fertilità siano consistenti con i principi halakhici.

Il "Libro dell'Alleanza" viene analizzato nel commentario peshat in quattro parti, la seconda delle quali (Esodo 22,17;23,19) pone particolare importanza sulle considerazioni umanitarie. È notta la somoglianza superficiale ad "altre raccolte del Vicino Oriente". Seguendo Moshe Greenberg, si afferma che questa combinazione di leggi civili, morali e religiose in un solo codice è unica nell'Antico Vicino Oriente. Inoltre, è inserita nelle narrazioni di Esodo e queste sono cruciali per significato e importanza. La lex talionis ("occhio per occhio") viene spiegata secondo il contesto biblico e anche come insegnamento rabbinico, a significare compensazione. La categorizzazione di Hammurabi relativa ad assalto e percosse come condotta criminale da perseguirsi dallo stato è riconosciuta come rivoluzionaria; le innovazioni della Torah furono l'insistenza sulla giustizia per tutti i cittadinisenza distinzioni di classe e la messa al bando della punizione indiretta. Il commentario derash sviluppa questi temi, sottolineando la necessità di leggi apposite per assicurare l'ideale di una società giusta e dimostrando che se la Torah non abolì la schiavitù, mostrò però la strada dell'abolizione promulgando leggi che riconoscevano l'umanità dello schiavo.

Ci si sarebbe aspettati una lunga halakhah lema`aseh su questi capitoli, datoche gran parte del Talmud viene dedicato ad esporli. Tuttavia il commentario si limita a quelle materie considerate di importanza pratica per ebrei conservatori. "Sia il marito che la moglie hanno il diritto alla soddisfazione sessuale nel matrimonio" è il primo articolo; l'estensione del diritto rimane non definito, nonostante l'abbondante letteratura rabbinica in materia. Nel commentario di Esodo 21,19 i cinque tipi di compensazione per ferite sono elencati, sebbene nessun beit din conservatore tratti di questi problemi (né oggigiorno lo fa quello ortodosso). Esodo 21,22 elicita una dichiarazione importante sull'aborto ed una meno importante sul lutto a causa della morte di un feto; 21,29 è la fonte rabbinica sulle leggi della negligenza; 22,1 è interpretato a giustificare l'autodifesa ed il principio che salvare una vita ha precedenza su "gran parte delle altre leggi ebraiche", con le eccezioni spiegate nei commentari di Levitico 18,5.

Quale concetto della Torah si ricava da tutto questo? Elliott Dorff, in un saggio su "Medieval and Modern Theories of Revelation (Teorie della Rivelazione Medievali e Moderne)", sviluppa tre concetti di rivelazione affermati da pensatori conservatori;[28]

  • Joel Roth concepisce la rivelazione come Dio che comunica in parole reali e la legge abraica come vincolante poiché è la parola di Dio, sebbene accetti le scoperte della critica storica del testo biblico.
  • Ben Zion Bokser e Robert Gordis sostengono che Dio ha ispirato certi individui che poi hanno formulato la loro ispirazione in linguaggio umano; secondo loro la legge ebraica rimane vincolante poiché i suoi autori originali furono ispirati da Dio.
  • Altri, seguendo Rosenzweig e Heschel, pensano alla rivelazione come ad una risposta umana agli ineffabili incontri individuali con Dio. Dorff si mette insieme a David Lieber nella sezione "razionalista" di questo campo: "I razionalisti affermano l'importanza del nostro incontro personale con Dio, ma richiamano anche l'attenzione su quello che possiamo imparare su Dio da natura, storia ed esperienza umana nel suo complesso."

Comune a tutti e tre gli approcci conservatori è, primo, che l'autorità della rivelazione scaturisce da una combinazione di fattori umani e divini e, secondo, che la rivelazione è un processo continuativo.

Confronto delle Confessioni

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Le caratteristiche dei tre commentari sono messe a confronto nella tabella qui appresso.

Il commentario ArtScroll sopprime informazioni da fonti non-ebraiche o da fonti ebraiche non approvate, come per es. Hertz; la presunta origine ebraica, rintracciabile al Sinai, diventa il criterio di verità. Non viene fatto un tentativo consistente per distinguere tra affermazioni omiletiche e storiche; la distinzione tra peshat e derash tende ad essere evitata, forse perché gli autori adottano l'interpretazione di Mecklenburg e Malbim che derash, l'esegesi dei saggi, è peshat, il significato semplice e diretto del testo scritturale,[29] sebbene sia improbabile che Mecklenburg o Malbim intendessero che questa interpretazione venisse applicata all'Aggadah. Nel complesso, tuttavia, quello che fa il commentario è consolidare e articolare i risultati dei commentatori ortodossi dal diciottesimo secolo in poi, come abbiamo esaminato in PARTE III. Parimenti, i commentari dei Conservatori e dei Riformati consolidano e articolano le posizioni delle loro rispettive comunità.

Nonostante la sua apparenza moderna, il commentario di ArtScroll, come gran parte degli scritti fondamentalisti dei cristiani evangelici, costituisce un attacco frontale contro i principi basilari della modernità e, in particolare, contro la ricerca storica. La teologia che promuove assomiglia solo superficialmente quella del Medioevo. I principi di Maimonide sull'integrità del testo biblico ricevuto e la tradizione interpretativa non erano di certo implausibili all'epoca di quando furono formulati; per ribadirli oggigiorno, ben lontani dall'essere ragionevoli, è un atto di disperazione che si scontra pietosamente con un vasta massa di reali testimonianze probatorie. È come se qualcuno sostenesse ancora che la terra è piatta — certamente una posizione ragionevole prima che venisse dimostrato nella Grecia antica che invece era sferica, ma posizione assurda ora che la gente le vola intorno abitualmente in tutte le direzioni.

Se ArtScroll articoli la reale teologia degli ebrei ortodossi è un punto controverso. In conversazioni private molti ebrei di cultura nelle comunità ortodosse ammettono la sua assurdità. La direzione ḥaredi tuttavia, sebbene disposta ad adottare la tecnologia moderna nelle comunicazioni e in medicina, ostacola l'applicazione della critica storica e il metodo scientifico in materia di tradizione.

All'epoca in cui Hertz imperava, l'ebreo ortodosso non sentiva di star oltrepassando i confini della sua comunità se assumeva una posizione più rilassata in merito alla tradizione rabbinica, o accettava i risultati della ricerca storica. Ora però questa è una posizione meno confortevole da prendersi; le linee di confine sono ben demarcate e i membri delle comunità sentono la pressione degli stereotipi confessionali.

È triste che lo studio della Bibbia non unisca gli ebrei invece di dividerli. L'edizione Jewish Study Bible ("Studio della Bibbia Ebraica", 2004) della Oxford University Press[30] potrebbe benissimo prendere il posto di un commentario confessionale; è erudita, imparziale e chiaramente relaziona il Tanakh agli interessi del popolo ebraico nel suo complesso. Ma ciò non accadrà poiché, come sempre, le sette si definiscono in relazione ad una Scrittura su cui fanno una rivendicazione esclusiva.

C'è una via d'uscita dall'impasse? Torah min hashamayim è forse un concetto troppo pericoloso, ora che è stato dirottato dai fondamentalisti, da poterlo insegnare ai bambini o predicarlo dal pulpito? Affronteremo questo problema nella PARTE V.

Torah: Ortodossi, Conservatori, Riformati

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Ortodossi Conservatori Riformati
Teologia fideista—fede nella Torah e nella tradizione rabbinica—è la premessa su cui si basa tutto il resto ed è il criterio della verità.

Dio è potente, compassionevole verso Israele, costantemente presente e pronto ad intervenire.
La tradizione, generata da un incontro con Dio, è interpretata alla luce dell'evidenza e della ragione.

Dio è eticamente esigente: l'Halakhah è espressione della Sua volontà.
La tradizione è interpretata alla luce dell'evidenza e della ragione.

Dio è una Presenza non-interventista incontrata come forza morale, piuttosto che una Persona Autorevole.
Il popolo ebraico, poiché la Torah gli è affidata, rappresenta il fine della Creazione. Gli ebrei hanno una missione universale. Gli ebrei hanno una missione universale.
Le leggi della Torah, come parola di Dio, sono eternamente vincolanti per gli ebrei. Accorda una posizione centrale all'Halakhah, anche se questa deve essere interpretata tenendo debitamente conto delle differenze tra le circostanze e la visione del mondo del periodo in cui è stata originariamente formulato, e il presente. L'Halakhah rabbinica può essere istruttiva, ma non è vincolante.
La Torah comprende il Testo Scritto, la tradizione orale dell'interpretazione e le dottrine cabbalistiche. La Torah è la "mappa" del mondo. La Bibbia (e la Torah Orale a fortiori) viene compresa ad indicare la profonda esperienza del popolo ebraico, non come una parte di dettato divino.
Reinterpretazione è necessaria alla luce di cambiamenti storici.
La Torah è il resoconto istintivo dell'antico Israele nella sua ricerca di Dio, un resoconto dell'incontro tra umano e Divino, non una parte di dettato divino. Giudizio e apprendimento devono essere esercitati per distinguere quello che è di valore permanente da quello che si riferisce ad un'epoca particolare.
Ignora la critica storica inclusa la filologia moderna e l'archeologia. I risultati della critica storica devono essere accettati. I risultati della critica storica devono essere accettati.
Non viene fatto alcun tentativo chiaro o consistente per distinguere tra affermazioni omiletiche e quelle storiche. Peshat e derash sono distinte consistentemente. La leggenda deve essere distinta dal fatto. Tuttavia, la storia da sola non è sufficiente; il mito deve essere compreso e il modo in cui il testo è stato ricevuto e letto dagli ebrei è tanto importante quanto il suo significato originale.
  1. Per esempio, il mio campo – Ortodosso Scettico – non viene affatto riconosciuto, sebbene credo sia il più numeroso.
  2. Niente di nuovo qui. Si potrebbe dire che ebrei e cristiani siano "divisi da una Scrittura comune" e le sette ebraiche nel periodo del Secondo Tempio erano parimenti divise dalla loro scelta e interpretazione dei testi sacri; si veda Blenkinsopp, "Interpretazione and the Tendency to Sectarianism".
  3. Dalla Prefazione della prima edizione (1985), citata in JPS Hebrew-English Tanakh, p. xxiii.
  4. Il testo ebraico di Etz Hayim conservatore si basa sul Manoscritto di Leningrado B19A (L) presentato dalla Biblia Hebraica di Stuttgart, ma con quattro aggiustamenti dei segni musicali e pertanto differisce in una quantità di particolari minori dalle versioni stampate comuni. Si veda Etz Hayim, p. xviii.
  5. A. Cohen (cur.), The Soncino Chumash.
  6. Plaut, The Torah: A Modern Commentary; Plaut e Stern, The Haftarah Commentary. Stolow, Orthodox by Design, ha analizzato l'uso da parte degli editori di ArtScroll di progettazione digitale come strumento per mediare l'autorità religiosa ḥaredi. Si veda anche Finkelman, Strictly Kosher Reading.
  7. La serie iniziò ad essere pubblicata nel 1976. Per una prima recensione critica, scritta "dalla prospettiva della storia dell'interpretazione ebraica della Bibbia", si veda Levy, "Our Torah, Your Torah, and Their Torah". Secondo Levy (pagg. 167-9), la serie è una polemica diretta contro il Pentateuch di Hertz e la serie della Bibbia Soncino edita da Abraham Cohen; la sua predizione (p. 160) "ArtScroll non otterrà la popolarità di Hertz quale compagno delle letture settimanali della Torah" è stata smentita dai fatti.
  8. L'edizione, curata da Chaim Miller, è stata completata nel 2008.
  9. Plaut, The Torah: A Modern Commentary, IV ediz., p. xix.
  10. Plaut, The Torah: A Modern Commentary, IV ediz., p. xxiv.
  11. Plaut, The Torah: A Modern Commentary, 10. Come nota Hallo, la presenza di un titolo assiro in mezzo alle storie di Giuseppe solleva questioni critiche sull'autore.
  12. Plaut, The Torah: A Modern Commentary, 56.
  13. Plaut, The Torah: A Modern Commentary, 172.
  14. Plaut, The Torah: A Modern Commentary, 525.
  15. Plaut, The Torah: A Modern Commentary, 562segg.
  16. Si veda PARTE I.3.
  17. Come infatti Egli è intervenuto durante l'Olocausto?
  18. Scherman (cur.), The Torah, 48.
  19. Scherman (cur.), The Torah, 127.
  20. Zlotowitz (cur.), The Megillah, pagg. xx-xxiv.
  21. Rabbino e autore di fama, il suo The Chosen ("Danny l'eletto"), una storia quasi autobiografica su un brillante giovane figlio di un rabbino chassidico desideroso che il proprio figlio diventi anch'egli rabbino, venne citato nella lista dei "best seller" del The New York Times per 39 settimane e vendette in uscita 3.400.000 copie. La notorietà gli venne anche dalla trasposizione cinematografica del romanzo proiettata nel 1981.
  22. Etz Hayim, p. xvii.
  23. Etz Hayim, p. xix.
  24. Etz Hayim, p. xx.
  25. Etz Hayim, p. xx.
  26. Etz Hayim, p. 1479.
  27. Etz Hayim, p. 1344.
  28. Etz Hayim, p. 1404.
  29. Vedi supra, PARTE III.4.
  30. Berlin & Bretter (curr.), The Jewish Study Bible. Non sono riuscito a trovare una pubblicazione equivalente in lingua italiana.