Guida alle costellazioni - Regioni celesti scelte/La Poppa settentrionale

La costellazione di Orione

CopertinaGuida alle costellazioni - Regioni celesti scelte/Copertina

Regioni celesti scelte

Curiosità galattiche

Carte di dettaglio dei principali ammassiGuida alle costellazioni - Regioni celesti scelte/Carte di dettaglio dei principali ammassi

BibliografiaGuida alle costellazioni - Regioni celesti scelte/Bibliografia

PoppaDGenerale.png

L’area di cielo ad est di Sirio si presenta estremamente povera di stelle visibili ad occhio nudo: la costellazione dell’Unicorno è molto debole e la parte settentrionale della Poppa non contiene stelle appariscenti.

Ciò nonostante, questa regione è attraversata dal piano della Via lattea, rendendola così ricca in particolare di ammassi aperti, alcuni dei quali anche molto famosi, e di nebulose.

CaratteristicheModifica

Fra l’Unicorno, il Cane Maggiore e la Poppa si possono osservare numerosi ammassi stellari, molti dei quali anche alla portata di piccoli strumenti o persino di binocoli; i più brillanti sono infatti conosciuti già da alcuni secoli e compensano la totale assenza di stelle appariscenti in questa direzione, escludendo le due brillantissime stelle Sirio e Procione.

La maggior parte di questi ammassi si distribuiscono su due concentrazioni principali; la brillante stella Sirio è d’aiuto per identificarne la posizione.

La prima grande concentrazione si trova a nordest di Sirio, fra Unicorno e Cane Maggiore, e coincide con la regione della Nebulosa Gabbiano, osservabile visualmente solo con strumenti di diametro molto grande; a questa nebulosa sono associati diversi ammassi, in prevalenza di piccole dimensioni ma alla portata di telescopi da 120 mm di diametro a salire.

La seconda concentrazione si trova ad est di Sirio, entro i confini della Poppa, ed è centrata sui due brillanti ammassi M46 e M47, che sono visibili e parzialmente risolvibili anche con un binocolo 10x50. Numerosi altri ammassi sono sparsi sia nell’area di cielo che separa le due concentrazioni, sia a sud, lungo il confine fra la Poppa e il Cane Maggiore, fino ad arrivare al ricco gruppo di stelle brillanti dominato da Adhara e dagli astri della coda del Cane Maggiore.

Gran parte degli oggetti qui osservabili appartengono al nostro braccio di spirale minore, il Braccio di Orione, oppure alle regioni interne del Braccio di Perseo.

Secondo alcuni studi, in direzione della Poppa il Braccio di Orione presenta una ramificazione: uno sperone si dirige verso l’esterno, allargandosi rispetto alla curvatura del disco galattico e intersecando il Braccio di Perseo; l’altro sperone invece prosegue lungo la curvatura terminando in direzione della costellazione delle Vele.

L’utilizzo di apparecchiatura astrofotografica permette di ottenere delle immagini molto dettagliate non solo degli ammassi, ma soprattutto del grande sistema nebuloso che forma la Nebulosa Gabbiano, ricco di dettagli e circondato da numerosi gruppi stellari. Ad alta risoluzione inoltre è interessante riprendere le altre nebulose minori, come la famosa Elmo di Thor e le nebulose planetarie.


Attorno alla Nebulosa GabbianoModifica

 
La Nebulosa Gabbiano, talvolta indicata con la sigla IC 2177; in realtà questa sigla si riferisce solo alla parte centrale della nebulosa.
 
Carta di dettaglio della regione della Nebulosa Gabbiano.
 
L’ammasso aperto NGC 2353, situato nei pressi della nebulosa LBN 1036.
 
L’ammasso aperto NGC 2345.
 
La nebulosa NGC 2359, nota anche come Elmo di Thor, un complesso sistema legato forse a una stella di Wolf-Rayet.
 
La coppia di ammassi aperti M46 e M47 è osservabile con facilità anche alle latitudini molto settentrionali.
 
L’ammasso aperto M46 è famoso per la presenza nella sua direzione di una brillante nebulosa planetaria, ben visibile anche con piccoli strumenti.
 
Il piccolo ammasso aperto NGC 2409.
 
NGC 2506 è un ammasso molto concentrato, visibile anche con un binocolo.
 
L’ammasso aperto M93 è uno degli oggetti più meridionali del Catalogo di Messier.

Il sistema della Nebulosa Gabbiano si trova al confine fra Unicorno e Cane Maggiore e comprende diversi ammassi stellari; la parte più centrale della nebulosa porta la sigla IC 2177. Sebbene molti degli ammassi qui presenti siano visibili anche con piccoli telescopi, la nebulosa in sé è osservabile parzialmente solo con strumenti di diametro superiore ai 150 mm e filtri nebulari. La Nebulosa Gabbiano presenta una forma arcuata con la cavità aperta verso est; si tratta di una regione di idrogeno ionizzato molto allungata in senso nord-sud e costituisce la parte più brillante di un complesso nebuloso molecolare non illuminato che comprende le regioni oscure LDN 1657 e LDN 1658, poste rispettivamente ad ovest e ad est della nube luminosa. Associate a questa nube vi sono un gran numero di nebulose a riflessione, legate fisicamente al complesso e illuminate dalle stelle calde e blu della giovane associazione Canis Major OB1; queste nebulose a riflessione presentano delle forti emissioni del lontano infrarosso, in particolare nei pressi di alcune delle stelle più massicce dell'associazione, come HD 53367, Z Canis Majoris e HD 53623. Alcune delle stelle avvolte nelle nebulose a riflessione presentano dei dischi protoplanetari. Si crede che la gran parte dei fenomeni di formazione stellare nella regione siano stati indotti dall'esplosione di una supernova; fra gli indizi di ciò vi è la forma a semicerchio ben evidente osservando la Nebulosa Gabbiano e la sua vicina LBN 1036, che formano due lati di una cavità aperta sul lato meridionale del diametro di circa 3°. La sua distanza è stimata sui 3300 anni luce.

L’estremità meridionale della nebulosa è nota come Ced 90 ed è anche uno degli addensamenti più luminosi del complesso. Il gas della nube è in parte ionizzato e in parte illuminato per riflessione a causa della radiazione proveniente dalla stella HD 53623, una gigante blu di classe spettrale B1III e di magnitudine 7,99, facente parte dell'associazione OB Canis Major R1, compresa a sua volta nella già citata e più estesa associazione Canis Major OB1; la caratteristica principale di questa sotto-associazione è il legame con delle estese nebulose a riflessione.

La nube che rappresenta la testa del gabbiano è nota come Gum 1 (o anche Sh2-292), e comprende anche una parte di gas illuminata per riflessione, a sua volta indicata come vdB 93. Appare come una nube dalla forma rotondeggiante, con una densa linea scura che la attraversa da nord e una fascia luminosa arcuata che si protende in direzione sud; la sua luminosità le consente di essere fotografata con semplicità anche con degli strumenti amatoriali di media potenza e osservata tramite appositi filtri. La massa della nube è di circa 16.000 masse solari ed è posta ad ovest della lunga scia luminosa del corpo della Nebulosa Gabbiano; il gas che contiene è in parte ionizzato e in parte illuminato per riflessione a causa della radiazione proveniente in particolare da HD 53367, una gigante blu con forti emissioni estremamente giovane e massiccia; questa stella è la componente primaria di un sistema binario che comprende questa e una stella più piccola, circondata da un disco protoplanetario, la quale compie attorno alla primaria un'orbita molto eccentrica. Anche queste stelle appartengono al sottogruppo Canis Major R1, così come le stelle che illuminano le vicine nebulose a riflessione vdB 91 e vdB 92, e più a sud vdB 88 e vdB 90.

Fra i numerosi ammassi aperti che circondano la nebulosa, vi è NGC 2335, che appare molto disperso; si individua nella parte settentrionale del complesso, e sebbene non sia alla portata di un binocolo, appare già evidente con uno strumento da 80 mm come un ricco ed esteso raggruppamento di stelle di magnitudine 11 e 12, disperso su un diametro di 10 minuti d’arco. Dalla stella più luminosa, rossa e di magnitudine 9,45, sembrano originarsi due concatenazioni sinuose e parallele di stelle fino alla magnitudine 13, molto ben evidenti con telescopi da 150 mm a salire, che dirigono verso NNW. Complessivamente, l’ammasso appare formato da un centinaio di componenti.

Poco più a sud si trova NGC 2343, che appare formato da una quindicina di stelle a partire dalla nona e decima magnitudine; si individua con un piccolo telescopio o con un grande binocolo, in cui si presenta come una piccola ma evidente concentrazione di astri. Le sue componenti sono disposte a formare una sorta di triangolo, che ad alti ingrandimenti ricorda perfettamente una miniatura delle Ìadi, con la stella più brillante, di ottava grandezza e di colore marcatamente rossastro, posta proprio nel vertice sudorientale; questa stella, a differenza di Aldebaran nel caso delle Ìadi, appartiene realmente all'ammasso e non vi si trova davanti per un effetto prospettico. NGC 2343 è un ammasso molto giovane e moderatamente ricco, ben contrastato dai campi stellari di fondo e situato alla distanza di 3440 anni luce; la sua posizione ricade così nello stesso ambiente in cui si trova la Nebulosa Gabbiano, di cui fa fisicamente parte come membro dell’associazione Canis Major OB1. Si ritiene che l'ammasso faccia parte di una generazione precedente alle stelle più giovani di recente formazione attorno alla nebulosa. Le sue stelle più calde sono di classe spettrale B e sono nella fase di sequenza principale; la componente più luminosa invece è la gigante rossa HD 54387. Le sue dimensioni reali sono pari a circa 12 anni luce, entro cui sono contenute almeno 32 stelle fino alla classe spettrale F, fra le quali è presente una sola stella variabile.

I ricchissimi campi stellari visibili a ovest di quest’ammasso sono formati principalmente da stelle dalla magnitudine 12 fino alla 15 almeno, pertanto si rivelano con chiarezza solo con telescopi di diametro dai 150 mm a salire. In mezzo a queste centinaia di deboli stelle è possibile intuire due deboli addensamenti anche relativamente estesi: il più grande è Cr 465, meno di 20’ a ovest del precedente ammasso; il secondo, più piccolo e posto a sudovest, è Cr 466. Entrambi gli ammassi sono tuttavia difficili da inquadrare e nella realtà non corrispondono appieno agli addensamenti osservabili direttamente sopra citati.

Lo spezzone nebuloso situato ad ovest della Nebulosa Gabbiano è indicato con la sigla LBN 1036; si estende per circa un grado dal vertice sudest dell'ammasso aperto NGC 2353 e nelle immagini CCD si mostra di un colore rossastro, tipico delle nebulose ad emissione e delle regioni HII. Apparentemente nella parte centrale della nebulosa si trova una stella di colore arancione di magnitudine 5,95, HD 56207, probabilmente però troppo lontana dalla nube per illuminarla direttamente.

L’ammasso NGC 2353, appena citato, appare dominato e in parte oscurato da una stella di sesta magnitudine, in realtà non legata fisicamente all'oggetto. Il resto dell'ammasso si estende a nord di questa stella ed è composto da astri a partire dalla nona grandezza, dunque per apprezzarne appieno la risoluzione occorre un piccolo telescopio da almeno 70-80 mm di apertura. Attraverso un binocolo è comunque osservabile, anche se appare solo come una debole macchia chiara. Con un telescopio da 150 mm è perfettamente risolto in una trentina di stelle. Come i precedenti, anche NGC 2353 è un ammasso piuttosto giovane e ricco, ben contrastato dai campi stellari di fondo e situato alla distanza di 3650 anni luce e appare, sia apparentemente che realmente, sul bordo dell’associazione Canis Major OB1; tuttavia i due oggetti sarebbero ben distinti e non legati fisicamente. Infatti, mentre l'associazione OB si è formata meno di 3 milioni di anni fa a seguito di perturbazioni causate dall'esplosione di una supernova, NGC 3253, con un'età di 76 milioni di anni, appare decisamente molto più vecchio perché possa essere in relazione con l'associazione, pertanto si ritiene che si sia formato a seguito di un importante evento di formazione stellare precedente.

A sud del complesso della Nebulosa Gabbiano, e in particolare due gradi e mezzo a sud di NGC 2343, si trova l’ammasso aperto NGC 2345. Con telescopi da 80 mm appare come una sorta di piccola V, capovolta se osservata col nord in alto, formata da 6-7 stelle di magnitudine 10 e 11, dominata da una stella biancastra di magnitudine 9,45 a sud; il lato occidentale, formato in gran parte da stelle arancioni, appare indistinto o risolvibile con difficoltà. Una piena risoluzione è possibile con telescopi da 150 mm, che permette di osservare una cinquantina di stelle fino alla magnitudine 13. Si tratta di un ammasso molto giovane, che ospita 7 stelle giganti e un gran numero di stelle Be, in massima parte con una bassa metallicità; contiene un totale di quasi 150 stelle di classe spettrale B sparse entro un diametro di oltre mezzo grado, ormai disperse attorno al nucleo dell’ammasso. La sua età è stimata sui 56 milioni di anni luce e la sua distanza è di circa 8150 anni luce, dunque sul Braccio di Perseo e ben più distante del sistema della Nebulosa Gabbiano, con cui non è evidentemente legato.

A breve distanza verso ovest si trova la celebre nebulosa NGC 2359, meglio nota come Elmo di Thor a causa delle sue protuberanze gassose che si diramano dalla parte centrale, di aspetto emisferico. Per reperire la sua esatta posizione in cielo si può seguire l'allineamento tra le stelle ι e γ Canis Majoris e poi, proseguendo di circa due volte la loro distanza, deviare la direzione di circa 10° verso est. Al di fuori della portata di qualunque binocolo, è invece visibile attraverso telescopi di aperture di almeno 120 mm, nei quali si presenta come una macchietta irregolare. Per poter apprezzare maggiori dettagli è necessario uno strumento di almeno 250 mm di diametro. In fotografia si rivela essere un oggetto notevole. Al centro di questa nebulosa si trova una caldissima stella di Wolf-Rayet, che la illumina eccitandone l’idrogeno e ionizzandolo; questa stella, distante circa 12.000 anni luce, è catalogata come WR 7, o HD 56925, possiede una magnitudine pari a 10,40 e sarebbe la principale responsabile della formazione della nebulosa, composta dal gas espulso dalla stella stessa. Altre ipotesi per spiegare i getti a forma di arco osservati nella nube comprendono quella secondo cui la stella centrale circa 7 milioni di anni fa sia stata una supergigante rossa, il cui moto proprio in direzione est ha causato un'onda d'urto allo scontro fra il forte vento stellare e il mezzo interstellare circostante, molto denso a causa della presenza di una nube molecolare, causando la struttura visibile; altre ipotesi ancora menzionano altre stelle come responsabili della struttura arcuata della nebulosa.

Poco più di un grado ad est di questa nebulosa si trova l’ammasso aperto NGC 2374, che può apparire un po’ difficile da staccare dai campi di fondo ma comunque distinguibile. Con strumenti da 80 mm appare come un leggero addensamento di una dozzina di stelle di magnitudine 12, comprese entro un diametro di 3 minuti d’arco; sono distinguibili due sottogruppi, dove quello di nordest risulta il più popoloso. Con telescopi da 150 mm la risoluzione è completa, sebbene strumenti ancora più grandi possano rivelare anche componenti di magnitudine 14. Si tratta di un ammasso relativamente giovane, attorno ai 75 milioni di anni, ed è formato da almeno una quarantina di stelle, le più massicce e calde delle quali sono di classe B9; altri studi indicano per quest’ammasso un’età maggiore, fino a 280 milioni di anni. La sua distanza è invece stimata sui 4300 anni luce.

Esattamente tre gradi e mezzo ad est della stella γ Canis Majoris, lungo la scia luminosa della Via Lattea, si trova l’ammasso NGC 2360 (noto anche con la sigla C58), soprannominato Ammasso di Caroline in quanto venne scoperto da Caroline Herschel, sorella del celebre astronomo; è un oggetto di piccole dimensioni, le cui stelle principali sono di decima magnitudine. Attraverso un binocolo 10x50 è visibile come una piccola macchia chiara e ben distinta, ma la sua risoluzione in stelle è impossibile; appare invece in un telescopio da 80 mm come un fitto gruppo di deboli stelline, di forma allungata in senso est-ovest e con una stella bianca di magnitudine 8,9 nell'estrema propaggine orientale. Un telescopio da 200 mm di apertura e ingrandimenti sugli 100x lo risolve completamente in decine di stelle. NGC 2360 è un ammasso molto ricco e concentrato, sebbene non risulti particolarmente esteso o luminoso; si trova alla distanza di 6152 anni luce ed è quindi situato sul Braccio di Perseo, in un punto in cui questo inizia a presentare segni di disgregazione a causa della sua terminazione. Si tratta di un ammasso di età intermedia, simile alle Ìadi e al Presepe, formatosi probabilmente circa 560 milioni di anni fa, anche se non mancano stime di un'età maggiore, fino a 2,2 miliardi di anni; contiene una quindicina di giganti rosse evolute, fra le quali una risulta essere variabile. La sua stella più luminosa possiede una magnitudine pari a 10,4, mentre le componenti più deboli, in massima parte stelle di classe spettrale G e K, arrivano alla magnitudine 17.

Ammassi nella PoppaModifica

La maggiore concentrazione di ammassi della zona ricade per intero nella costellazione della Poppa, il cui settore settentrionale è, come visto, povero di stelle appariscenti ma attraversato in pieno dal piano della Via Lattea.

Fra questi spicca M46, che si individua nel nord della costellazione; non vi sono tuttavia stelle particolarmente rilevanti nelle sue vicinanze. L'unica di una certa importanza è la stella 2 Argus Navis (oggi 2 Puppis), di sesta magnitudine. L'oggetto vicino più importante rimane comunque l'ammasso M47, che si trova circa un grado ad ovest di M46. M46 è ben visibile con un binocolo, che ne permette la parziale risoluzione in stelle; un telescopio da 150-200 mm lo risolve completamente ed è in grado di mostrare pure la sua caratteristica più celebre, ossia la nebulosa planetaria, nota come NGC 2438, che si trova apparentemente nella sua direzione. M46 si trova a una distanza di circa 5400 anni luce dalla Terra e ha un'età stimata a 300 milioni di anni. L'ammasso contiene circa 500 stelle, di cui 150 di magnitudine tra 10 e 13; il suo diametro angolare è di circa 27', mentre il suo diametro reale è di 30 anni luce. Studiando il suo spostamento verso il rosso si deduce che l'ammasso si allontana da noi alla velocità di 41,4 km/s. Caratteristica interessante di quest’ammasso, come detto prima, è la presenza di una nebulosa planetaria, catalogata come NGC 2438, che sembra trovarsi apparentemente al suo interno. In realtà essa è più vicina di M46: la sua distanza è stata stimata di 2900 anni luce e si trova sovrapposta all'ammasso per effetto prospettico. La stella centrale della nebulosa ha magnitudine 17,7.

Il vicino M47 è più facile da osservare, essendo visibile anche ad occhio nudo; la sua estensione angolare è all'incirca pari a quella della Luna piena. Con un buon binocolo i due ammassi sono ben visibili, dando vita ad un magnifico spettacolo; un binocolo è anche sufficiente per risolverlo completamente in stelle. Poco più a nord si osserva anche un altro ammasso, meno luminoso, NGC 2423. M47 si trova a una distanza di 1600 anni luce dalla Terra ed ha un'età stimata intorno ai 78 milioni di anni; è quindi un ammasso abbastanza giovane e la sua popolazione stellare è simile a quella delle Pleiadi. Circa 50 stelle si trovano all’interno di quest’ammasso, la più brillante delle quali è una gigante di tipo B2 di magnitudine 5,7. Nel gruppo si conoscono due stelle arancioni, di magnitudine 7,83 e 7,93 che, se sono membri effettivi dell'ammasso, devono essere 200 volte più luminose del Sole. La densità media di M47 è di 0,62 stelle per parsec cubo, ma nelle regioni centrali questa sale fino a 16. M47 si allontana da noi alla velocità di circa 9,7 km/s.

Mezzo grado a nord di M47 si trova NGC 2423; è un ammasso circondato da un ricco campo stellare e forma un bel trio coi due precedenti oggetti. È visibile anche con un binocolo 10x50, in cui si mostra come un alone chiaro e nebuloso con qualche debole stellina al suo interno; un telescopio da 80 mm già consente di risolverlo quasi completamente in stelle, mentre una visione molto ben definita e ricca è possibile con strumenti da 200 mm, in cui sono evidenti decine di stelle. NGC 2423, benché luminoso e di facile risoluzione, si presenta decisamente meno ricco e concentrato dei due ammassi vicini e le sue stelle principali sono di nona magnitudine; se la stima della sua distanza, pari a 2500 anni luce, è corretta, risulta essere più vicino di M46, ma più lontano di M47, il quale ha anche le componenti più brillanti fra i tre ammassi. Da un punto di vista della distribuzione dunque questi tre oggetti non sono legati fisicamente e si presentano vicini solo per un puro effetto prospettico. Con un'età di oltre 700 milioni di anni, NGC 2423 appartiene alla classe degli ammassi di età intermedia, più avanzata di quella delle Ìadi e del Presepe; la stella più calda in esso presente possiede la classe spettrale B8, mentre abbondano le stelle di classe A e diverse stelle evolute che hanno abbandonato la sequenza principale. Fra queste è presente la stella NGC 2423-3, una gigante rossa attorno alla quale si è scoperto che orbita un pianeta di tipo gioviano, con 10,6 volte la massa del pianeta Giove.

Circa tre gradi a nord di M47, a metà via fra l’ammasso e la stella α Monocerotis, si trova il piccolo ammasso Mel 71; sebbene sia ben staccabile dai campi di fondo, le sue componenti sono piuttosto deboli, così con telescopi da 100-120 mm appare come un alone risolvibile parzialmente, con tre stelle di magnitudine 9 che dominano il lato meridionale. Con strumenti da 200 mm la sua risoluzione è quasi completa e sono visibili fino a una cinquantina di stelle fino quasi alla magnitudine 14. Si tratta di un ammasso moderatamente ricco, con un’età stimata di 900 milioni di anni; il campo stellare circostante mostra un’elevata presenta di giganti rosse, molte delle quali legate fisicamente all’ammasso. La sua distanza è stimata sui 6800 anni luce; data anche la sua distanza angolare dall’equatore galattico, è possibile stimare una distanza di 530 anni luce dal piano della Via Lattea.

Più debole ancora è l’ammasso Mel 72, visibile a metà strada fra il precedente e la stella α Monocerotis; come riferimento si può utilizzare una stella arancione di magnitudine 7 (HD 61277) visibile nelle immediate vicinanze dell’ammasso. Le sue componenti sono molto deboli, pertanto con piccoli strumenti appare solo come un debole bagliore nebuloso appena 4 minuti d’arco a sudest di questa stellina; con telescopi da 150 mm si può iniziare la risoluzione, che resta però parziale, mentre con telescopi da 250 mm è sostanzialmente completa. L’ammasso è formato da stelle di magnitudine 13 e 14 e si presenta piuttosto raccolto; una debole concatenazione di stelle lo fa apparire molto allungato a nord del suo nucleo. Quest’ammasso è formato da almeno un centinaio di stelle fino alla magnitudine 15 e mostra un’età un po’ maggiore del precedente, stimata a seconda degli studi fra 1 miliardo e 1,6 miliardi di anni; la sua distanza è invece stimata sui 10.400 anni luce, che lo collocherebbe in una regione periferica esterna del Braccio di Perseo.

Poco più di un grado a sudovest di M47 si trova invece NGC 2414, un ammasso poco concentrato e dominato, se non addirittura oscurato, da una stella ipergigante azzurra di magnitudine 8,2 (HD 60308) visibile in direzione del suo centro. Con un telescopio da 80 mm è già risolvibile e appare come un ammasso modesto, formato da una decina di stelle di magnitudine 11 e 12 raccolte attorno alla già citata stella dominante; strumenti anche di diametro molto più grande non permettono di andare oltre la semplice risoluzione di queste stelle, poiché non vi sono altre componenti da risolvere oltre la magnitudine 13. L’ammasso è formato da stelle molto giovani e con un’età non superiore a 9,5 milioni di anni, testimoniato anche dal fatto che molte di queste presenterebbero dei dischi di accrescimento; sono presenti anche stelle di tipo Be, ma allo stesso tempo la sua natura di ammasso fisicamente reale viene anche messa in dubbio. Altri studi ancora lo indicano come una vera e propria associazione OB, legata al complesso di nubi molecolari della superbolla in espansione GS234-02, cui sono associate numerose nebulose come Sh2-299, Sh2-300, Sh2-305, Sh2-306 e Sh2-307; secondo questi studi, a quest'ammasso sono legate 29 stelle molto giovani di classe O e B originatesi durante un primo ciclo di formazione stellare. Il secondo ciclo di formazione invece è quello che sta avendo luogo nella parte meridionale e più calda della superbolla, in cui si trova la gran parte delle nebulose. L’intero complesso dista 13.700 anni luce.

Circa due gradi e mezzo a sudovest di M47, in direzione di un campo stellare molto ricco, si osserva NGC 2409; è formato da meno di una decina di stelle molto ravvicinate. Le componenti più luminose sono di magnitudine 9 e sono quindi al limite di un binocolo 10x50; tuttavia attraverso questo strumento appare più simile a una stellina sfuocata che a un gruppetto di stelle deboli. L'ammasso può essere risolto facilmente con un telescopio da 120 mm e ingrandimenti elevati, dove si notano 6-8 stelline molto vicine fra loro. Nella parte settentrionale si trova una stella di colore rosso, che contrasta fortemente con l'azzurro delle altre componenti dell'ammasso. L'aspetto e le pochissime stelle componenti farebbero quasi pensare che si tratti di un asterismo, ossia di un gruppo di stelle vicine solo per un effetto prospettico, piuttosto che ad un gruppo di stelle fisicamente legato. Tuttavia quest'oggetto è compreso nel catalogo degli ammassi aperti fisicamente reali ed è noto per esso un valore di distanza di circa 7500 anni luce; ciò lo colloca probabilmente sul Braccio di Perseo, nel suo tratto terminale. La sua età è stimata sui 10 milioni di anni ed è pertanto molto giovane, data anche la presenza di diverse stelle azzurre. Fra i numerosi ammassi meno appariscenti in questo tratto di cielo vi è NGC 2432, situato quasi 5 gradi a sud di M46; è un oggetto sfuggente, sebbene sia rintracciabile anche con telescopi da 100 mm, dove appare come un gruppetto di stelle formato da due brevi concatenazioni parallele di 3-4 astri di magnitudine 12, poco a sudovest di una stella azzurra di magnitudine 8,2. Con strumenti da 200 mm e ingrandimenti molto spinti l’ammasso è completamente risolto nelle due serie sopra citate, alle cui componenti di magnitudine 12 se ne aggiungono poche altre fino alla magnitudine 14. L’ammasso è formato da una ventina di stelle racchiuse in un diametro di appena 2 minuti d’arco, e contiene principalmente stelle di classe A e F, per un’età stimata sui 630 milioni di anni; la sua distanza è invece indicata come di circa 6500 anni luce e giace pertanto sul Braccio di Perseo.

Meno di un grado a NNE si trova la nebulosa planetaria NGC 2440, rintracciabile anche circa 4 gradi a sud di M47. Si può notare anche con strumenti da 120 mm di diametro, pur senza poter osservare particolari di rilievo. La sua stella centrale è probabilmente la nana bianca con la più alta temperatura superficiale conosciuta, attorno ai 200.000 K e una magnitudine di 17,5; la sua distanza è stimata sui 4000 anni luce.

NGC 2421 è invece visibile più a sud; per rintracciarlo si può fare riferimento a una stella bianca di magnitudine 4,4 e non inclusa nella nomenclatura di Bayer (HD 60532). È anche alla portata di un binocolo 10x50, sebbene non sia assolutamente risolvibile ma appaia come una macchia nebulosa, mentre un telescopio da 80 mm consente di iniziarle la risoluzione ad alti ingrandimenti; strumenti da 150 mm lo risolvono completamente in alcune decine di stelle fino alla magnitudine 13. Si presenta abbastanza compatto e piuttosto ben distaccato dai campi circostanti; tutte le sue componenti sono comprese entro un diametro di 9 anni luce, mentre la distanza è stimata sui 7200 anni luce, che lo posiziona all’interno del Braccio di Perseo. Si tratta inoltre di un ammasso relativamente giovane, con un’età di circa 80 milioni di anni.

Molto più difficile è individuare e staccare l’ammasso NGC 2455, che si presenta piuttosto disperso e poco contrastato rispetto ai campi stellari di fondo. La sua posizione si individua 2°20’ a nordovest della stella 11 Puppis, in prossimità di una stella bianca di magnitudine 5,6; sebbene le sue componenti più luminose siano di magnitudine 11 e 12, la loro scarsa concentrazione fa sì che l’ammasso diventi ovvio solo a ingrandimenti molto bassi, cosa che potrebbe penalizzare chi osserva con strumenti di piccolo diametro. Non si trovano molti studi di dettaglio dedicati a quest’ammasso e suoi dati sono stati analizzati in lavori ad ampio raggio su gruppi di ammassi aperti; ciò nonostante, è stato indicato un valore di distanza pari a 6600 anni luce, che lo posizionerebbe nel Braccio di Perseo assieme a tanti altri ammassi visibili nei dintorni.

NGC 2479 è un altro ammasso di difficile osservazione a causa della sua scarsa concentrazione; si individua partendo dalla stella 16 Puppis e spostandosi a nordovest fino alla stella bianca HD 65810, di magnitudine 4,6, proseguendo ancora per poco più di un grado nella medesima direzione. È formato da un gruppetto di poche decine di stelle di magnitudine 11 e 12 sparse su un diametro di 10 minuti d’arco e, come il precedente, si mostra più facilmente con telescopi di diametro medio-grande (da 150 mm a salire) e bassi ingrandimenti. Gran parte delle sue componenti sono bianco-gialle e ciò ha permesso di indicarne un’età che si aggira su 1 miliardo di anni; la sua distanza è invece stimata sui 3900 anni luce, dunque più vicino rispetto a molti altri ammassi visibili nei dintorni e situato presso il bordo esterno del Braccio di Orione.

Sempre utilizzando la stella HD 65810 come riferimento e spostandosi meno di un grado a sud, si trova l’ammasso NGC 2509; decisamente più facile da staccare del precedente, è al limite della visibilità con un binocolo 10x50, con cui appare come una debolissima macchia chiara irregolare. Con un telescopio da 80 mm sono risolvibili le sue stelle principali, di magnitudine 11 e 12, che si mostrano su un fondo che permane nebuloso; telescopi da 120 mm permettono una quasi totale risoluzione a forti ingrandimenti, mentre con strumenti da 200 mm l’ammasso appare molto ricco, con una maggiore concentrazione sul lato nordoccidentale. Le sue dimensioni reali, a una distanza di 9500 anni luce, sono pari a 14 anni luce, ma permangono molte incertezze anche sulla sua reale distanza, dato che in certi studi si propone una distanza di soli 3000 anni luce; stesso problema persiste per la stima dell’età, con studi che ne hanno indicato un valore di appena 8 milioni di anni, mentre studi più recenti hanno riportato un’età di 900 milioni di anni. Altri studi ancora hanno inoltre evidenziato delle particolarità nel turn-off di sequenza principale esteso di quest’ammasso (ossia il punto del diagramma in cui le componenti dell’ammasso “deviano” verso lo stadio di gigante) che non si rileva in ammassi della medesima età, dando per valida la stima di 900 milioni di anni; questo fatto è stato interpretato come l’effetto della rotazione stellare delle componenti e presenta pertanto un unicum fra gli ammassi della medesima età all’interno della Via Lattea.

Nell’estremo nord della Poppa si trova NGC 2539, visibile in un'area completamente priva di stelle appariscenti (la stella 16 Puppis, visibile poco a sudest, è infatti di magnitudine 4,7); la presenza, 7 gradi a SSW, del ben noto gruppo di M46 e M47 contribuisce a rendere questa zona ancora meno conosciuta ed oscura. In realtà, quest'ammasso è ben visibile anche con un piccolo binocolo, nel quale si presenta come una macchia chiara priva di stelle, dominata però a sudest da una stella giallognola di magnitudine 4,76, che parzialmente lo oscura; un telescopio da 100 mm è comunque sufficiente per risolverlo completamente in stelle. NGC 2539 è un ammasso moderatamente ricco e compatto, anche se è formato da stelle piuttosto deboli; la sua distanza è stimata attorno ai 4440 anni luce. L’ammasso possiede una sessantina di stelle, tutte comprese fra le magnitudini undicesima e tredicesima, racchiuse in un diametro apparente di 15'; se si considerano le stelle fino alla quindicesima grandezza, il numero di componenti triplica, raggiungendo le 160 unità in un diametro di 21', corrispondenti a 24 anni luce. NGC 2539 si trova a 760 anni luce dal piano galattico, così risulta poco oscurato dalla polvere interstellare; la sua età è stimata sui 650 milioni di anni, rendendosi così molto simile ad altri ammassi ben noti, come le Ìadi, il Presepe e NGC 6633. La percentuale di carbonio e azoto determinata nelle sue giganti rosse è risultata essere praticamente simile a quella delle giganti delle Ìadi; mancano inoltre stelle dalle caratteristiche esotiche, come le blue stragglers.

Poco più di 3 gradi a nordovest, oltre il confine con l’Unicorno, si trova l’ammasso NGC 2506 (noto anche come C54). Contiene solo stelle piuttosto deboli, così anche la sua osservazione con piccoli strumenti risulta deludente, benché sia comunque rintracciabile anche con un binocolo 10x50. Per recuperarlo si può partire da M48 e poi dirigersi in direzione sudovest per circa 6,5°. Un telescopio da 100 mm di apertura e un buon ingrandimento consentono di rilevare alcune delle sue componenti, le più luminose delle quali sono di decima e undicesima magnitudine; lo sfondo dell'ammasso si presenta per lo più di aspetto nebuloso, anche a ingrandimenti maggiori, con due concentrazioni a est e a ovest. La sua distanza è stimata attorno ai 11.300 anni luce ed è quindi situato in una zona esterna della Via Lattea, probabilmente in corrispondenza del Braccio di Perseo, in un tratto che presenta segni di disgregazione a causa della sua terminazione. Si tratta di uno degli ammassi aperti più vecchi conosciuti: la sua età è stata stimata attorno a 1,1 miliardi di anni, alla pari di altri ammassi antichi, come NGC 752 e NGC 2420, sebbene comunque più giovani di altri oggetti ancora più particolari, come M67. Le sue stelle sono estremamente povere in metalli, fattore dovuto alla sua distanza dal centro galattico, dato che più un ammasso è distante da esso e più le sue stelle hanno una bassa metallicità; inoltre si trova circa 1600 anni luce a nord del piano galattico, il che lo rende molto simile ad altri ammassi aperti sul bordo del disco galattico, come NGC 2420 nei Gemelli. Il numero delle componenti dell'ammasso si aggira sulle 800 circa, la maggior parte delle quali hanno una magnitudine apparente meno luminosa della tredicesima; le sue stelle di sequenza principale sono in massima parte stelle doppie. La sua orbita attorno al centro galattico è relativamente poco eccentrica, suggerendo che non si è allontanato molto dal sito della sua formazione.

Più a sud, nella parte centro-settentrionale della costellazione della Poppa e un grado a nordovest della stella ξ Puppis, si trova M93, il terzo degli ammassi di Messier; è uno dei più piccoli, ma allo stesso tempo uno dei più brillanti della Poppa. È al limite estremo della visibilità ad occhio nudo: si può provare ad individuarlo se si osserva in una notte particolarmente nitida e buia, a patto di conoscerne esattamente la posizione; con un binocolo 10x50 appare di forma leggermente allungata e già si risolvono alcune delle componenti, che diventano una trentina con un 20x80. Un piccolo telescopio amatoriale come un 140 mm consente di risolverlo completamente in decine di minute stelline, mentre un telescopio di grande diametro come un 300 mm rivela circa un centinaio di componenti fino alla tredicesima magnitudine. M93 è a una distanza di circa 3600 anni luce dalla Terra, dunque sul bordo esterno del nostro braccio di spirale, il Braccio di Orione, mentre il suo raggio è stimato essere compreso tra 10 e 12 anni luce (dunque un diametro di circa 22 anni luce); la sua età è stimata di circa 100 milioni di anni. Le stelle più brillanti di M93 sono giganti blu del tipo B9, di magnitudine apparente 8,20. L'indice di colore B-V dell'ammasso è di 0,37, con un assorbimento di quasi 0,2 magnitudini, dovuto principalmente all'assorbimento da parte della polvere interstellare.

A breve distanza, circa un grado e mezzo a ENE della già citata stella ξ Puppis, si individua l’ammasso NGC 2482; si presenta come un ammasso di aspetto modesto e poco concentrato, tanto che resta difficile individuarlo in modo chiaro, nonostante le sue componenti più luminose siano di magnitudine 10 e 11. Con un telescopio da 100 mm appare solo come una piccola concentrazione di stelle, mentre con strumenti da 120 mm diventa evidente il fatto che gran parte delle componenti appare allineata lungo una sequenza orientata in senso nordovest-sudest. Telescopi da 200 mm offrono già una risoluzione completa. Secondo alcuni studi, quest’ammasso si trova a circa 3900-4400 anni luce di distanza, dunque sul bordo esterno del Braccio di Orione; stime sull’età indicano che si tratta di un ammasso di età intermedia, sui 400 o 450 milioni di anni. Studi sulla sequenza principale delle stelle dell’ammasso hanno evidenziato che questa si presenta relativamente “spessa”, in modo simile, sebbene non così evidente, a quella degli ammassi globulari; una possibile spiegazione presentata è quella secondo cui alcune stelle si sarebbero formate su un periodo di tempo prolungato, sebbene ciò venga considerato tendenzialmente irrealistico per la quasi totalità degli ammassi aperti.

Interessante infine la coppia di piccoli ammassi NGC 2383 e NGC 2384. Il primo è anche il più ricco e attraverso un binocolo appare come una debole macchia chiara sotto un cielo molto buio, su cui dominano alcune stelle di magnitudine 9; la sua risoluzione è appena accennata in un telescopio da 100 mm di apertura, mentre una buona risoluzione è possibile con strumenti di almeno 200 mm di diametro e ingrandimenti medio-alti. La gran parte delle componenti ha una magnitudine meno luminosa della 12. NGC 2384 è visibile anche con un binocolo, ma la sua risoluzione è impossibile; lo strumento ideale per la sua osservazione è un telescopio con almeno 100 mm di apertura. Si presenta diviso in due parti distinte, formato da due archi di stelle speculari fra loro, con la stella più luminosa disposta in entrambi i casi nella parte occidentale. Ricorda a colpo d'occhio la forma di una farfalla ad ali spiegate. Entrambe le componenti principali, di magnitudine 9, sono doppie. NGC 2383 dista sui 5400 anni luce e ha un’età di 200 milioni di anni, mentre NGC 2384 si trova a 6900 anni luce ed è un ammasso molto giovane, di appena 8 milioni di anni; La componente principale di quest’ultimo è HD 58509, una gigante blu di classe B2III e una magnitudine pari a 8,58; segue HD 58465, una supergigante blu di classe B7Ib/II avente magnitudine 8,91.


Verso il centro della PoppaModifica

 
La brillante nebulosa NGC 2467, in cui sono stati attivi processi di formazione stellare generanti stelle di grande massa.
 
L’ammasso aperto NGC 2453, visibile anche con un binocolo e risolvibile con piccoli strumenti.
 
L’ammasso aperto NGC 2520, noto anche come NGC 2527.
 
NGC 2439 è parzialmente risolvibile anche con un binocolo.

Altri ammassi aperti si concentrano a sud della coppia di stelle ρ e ξ Puppis e ad est di η Canis Majoris (Adhara); sebbene la gran parte non siano particolarmente appariscenti, ve ne sono alcuni di facile osservazione.

Circa un grado e mezzo a sudest di ξ Puppis, non molto lontano dal già citato ammasso M93, si può osservare la nebulosa NGC 2467, una delle più appariscenti della costellazione; è visibile anche con un telescopio da 120-150 mm di apertura, mentre l'ammasso aperto associato, per altro poco concentrato, contiene alcune stelle di nona magnitudine ed è identificato con la sigla Cr 164. Le sue stelle sono tutte azzurre e sono responsabili della ionizzazione dei gas della nube circostante; possono essere notate anche con strumenti da 80 o 100 mm e appaiono dominate dalla stella V402 Puppis, una variabile di tipo α Cygni di magnitudine media attorno a 9,2. Si ritiene in realtà che in questa direzione siano presenti due gruppi di stelle distinti e sovrapposti lungo la medesima linea di vista; la loro disposizione è interessante in quanto mostra un tratto della struttura a spirale della nostra Galassia: quelle facenti parte della generazione più vecchia sono disperse (Puppis OB2) lungo il Braccio Esterno ad una distanza di 13.700 anni luce da noi, mentre ad una distanza di 8150 anni luce si trova un altro gruppo di stelle più giovani, denominato Puppis OB1, che appartiene al Braccio di Perseo, più prossimo a noi. La distanza della nebulosa è invece a sua volta stimata sui 13.700 anni luce, pertanto apparterrebbe al braccio di spirale più remoto dei due ed è legata all’associazione Puppis OB2.

Meno di un grado a nordest si può notare un piccolo raggruppamento di stelle di magnitudine 10 e 11, che formano l’ammasso Tr 9; ben poco è noto su questo gruppo e non sembra essere mai stato oggetto di studio approfondito.

Poco più di un grado a sudovest della nebulosa si trova l’ammasso NGC 2453; con un binocolo 10x50 si mostra come una piccola macchia irrisolvibile e nebulosa, mentre un telescopio da 80 mm è già in grado di mostrarne le prime componenti risolte. L’ammasso appare pienamente risolvibile con telescopi da 150 mm e ingrandimenti medio-alti. Quest’oggetto è stato a lungo oggetto di studio in quanto uno dei pochi in cui si può osservare una nebulosa planetaria nelle sue immediate vicinanze: questa nebulosa è nota come NGC 2452 e si trova sul bordo meridionale dell’ammasso; uno studio in cui si è analizzata la velocità radiale della nebulosa e dell’ammasso ha però permesso di scoprire che i due oggetti non sono legati fra loro: la nebulosa infatti è posta in primo piano e sarebbe posta a una distanza di circa 11.400 anni luce, in corrispondenza di un addensamento stellare discretamente massiccio che si osserva proprio in direzione dell’ammasso. NGC 2453 invece si troverebbe a ben 15.300 anni luce, in una regione più periferica della Via Lattea; la sua età è inoltre stimata sui 40-50 milioni di anni.

NGC 2483 è invece un oggetto più sfuggente e difficile a causa della sua scarsa concentrazione e consistenza; con telescopi da 150 mm appare come un gruppo di stelle deboli e poco contrastato rispetto ai campi di fondo, orientate a formare una sorta di “Y”. Si tratta di un ammasso poco studiato, distante sui 5400 anni luce e piuttosto giovane, con un’età di 12 milioni di anni.

NGC 2520 è anche indicato in diversi atlanti, specie in quelli un po' più datati, con la sigla NGC 2527: si tratta però del medesimo oggetto e si individua circa 4 gradi a SSW della stella ρ Puppis, in direzione di un campo stellare molto ricco di stelle di fondo; si evidenzia discretamente anche con un binocolo 10x50, dove appare come una macchia debole e sfuggente dominata da due stelline di magnitudine 8 e 9. Ingrandimenti appena superiori, possibili con un telescopio da 80 mm di apertura, consentono di risolvere completamente gran parte delle sue componenti stellari; strumenti più grandi e maggiori ingrandimenti non aggiungono ulteriori componenti oltre la magnitudine 12, al di là del naturale aumento delle stelle di fondo. NGC 2520 è un ammasso relativamente esteso, anche se poco concentrato e povero di componenti; la sua distanza è stimata attorno ai 1960 anni luce ed è quindi situato sul Braccio di Orione, a breve distanza dai bordi della Nebulosa di Gum. Le sue stelle principali sono di nona magnitudine, mentre fino alla dodicesima grandezza si possono contare una trentina di stelle, sparse entro un diametro apparente di circa 20'. La disposizione delle componenti ricorda vagamente un trapezio, dominato nell'angolo nord-orientale da una stella di magnitudine 8,5. Si tratta di un ammasso di età simile a quella del Presepe, stimata attorno ai 445 milioni di anni; tuttavia in passato sono stati indicati valori attorno a 1 miliardo di anni, collocandolo così fra gli ammassi aperti di età intermedia o avanzata. Le sue stelle più calde sono di classe spettrale A2-A8 e sono presenti alcune giganti rosse, segno che il turnoff nel suo diagramma colore-magnitudine è al di sotto delle classe spettrali O e B, ossia non sono presenti stelle blu e azzurre.

NGC 2489 si individua tramite un ponte stellare che parte da Adhara (η Canis Majoris), giunge alla stella 3 Puppis, di magnitudine 3,9 e prosegue a sudest verso la stella HD 65456, di magnitudine 4,7. Con telescopi da 80 mm appare come un piccolo gruppo compatto di una decina di stelle racchiuse entro un diametro di 5’, mentre una apparente piena risoluzione è possibile con telescopi da 150 mm, che consentono di individuare una quarantina di stelle fino alla magnitudine 13. Si tratta di un ammasso che mostra una grande concentrazione nelle sue regioni centrali, dove sono presenti centinaia di stelle in gran parte molto deboli; la sua distanza è stimata sui 5900 anni luce, sebbene con alcune incertezze, dato che non sono mancate stime che lo collocano a distanze anche molto maggiori, fino a quasi 13.000 anni luce. La sua età è invece stimata sui 500 milioni di anni.

Più appariscente è l’ammasso NGC 2439; si individua circa 4 gradi a sudest della brillante stella η Canis Majoris, in direzione di un campo stellare piuttosto ricco; appare dominato verso nord da una stellina giallastra di sesta magnitudine. Un binocolo 10x50 può permettere di risolvere in parte le sue componenti più luminose, anche se l'oggetto permane di aspetto nebuloso; attraverso un telescopio da 100 mm è risolto in una ventina di stelle fino alla magnitudine 12, mentre con uno strumento da 200 mm e ingrandimenti sui 100x il campo visivo si satura di stelle. NGC 2439 è un ammasso assai ricco e luminoso, consistente di una nutrita popolazione di stelle giovani; la sua distanza è stimata attorno ai 12.600 anni luce ed è quindi situato in una zona esterna della Via Lattea, probabilmente in corrispondenza del Braccio di Perseo, in un tratto che presenta segni di disgregazione a causa della sua terminazione. Secondo alcuni studi, in direzione di quest'oggetto non vi sarebbe un gruppo compatto di stelle, ma piuttosto ciò che si osserva sarebbe il risultato di una sovrapposizione di diversi gruppi stellari lungo la stessa linea di vista; alcune di queste stelle appartengono a diverse piccole associazioni OB, la più vicina delle quali si troverebbe ad appena 3260 anni luce. A una distanza inferiore vi sarebbe invece una regione ricca di polvere interstellare, cui sono associati alcuni gruppi stellari. In direzione dell'ammasso è visibile la stella variabile R Puppis, che oscilla fra le magnitudini 6,5 e 6,7 con un periodo non definibile in quanto non regolare; questa stella starebbe al di là dell'ammasso e lo scurisce notevolmente. Gran parte delle componenti sono di decima e undicesima grandezza e si concentrano poco a sud di questa stella, come a formare una sorta di "grappolo".

L’ammasso NGC 2533 si osserva invece poco meno di due gradi a sud dell’ammasso NGC 2520. Con strumenti da 80 mm è visibile come una piccola macchia chiara indistinta dominata da una stella di magnitudine 9,6 sul lato sudoccidentale; a forti ingrandimenti l’ammasso si risolve in 5-6 deboli stelle. Telescopi da 120 mm permettono invece una facile risoluzione in una ventina di stelle, che diventano ancora di più con strumenti da 200 mm. È un ammasso poco studiato, la cui età è stata stimata sui 750 milioni di anni; la sua distanza è invece indicata sui 11.000 anni luce.

Circa 6-7 gradi a sudest della stella ρ Puppis è presente un’alta concentrazione di ammassi aperti, gran parte dei quali però si presentano piuttosto deboli e poco concentrati e risultano evidenti soprattutto nelle fotografie ad alta risoluzione con campi ripresi ampi circa 3-4 gradi.

Fra questi ammassi, il più cospicuo è NGC 2571; giace in un campo stellare molto ricco ai margini della Via Lattea ed è rintracciabile anche con un binocolo 10x50, il quale permette di scorgere anche alcune delle sue componenti più luminose, di colore azzurro. Per risolvere molte delle sue componenti meno brillanti occorre però un telescopio da almeno 80 mm di apertura. Con strumenti da 150 mm e medi ingrandimenti l'ammasso è risolto facilmente in alcune decine di stelle fino alla magnitudine 13. NGC 2571 è un ammasso non particolarmente ricco, formato da alcune decine di stelle sparse su un diametro di circa 13'; la sua distanza è stimata attorno ai 4400 anni luce ed è quindi situato sul bordo esterno del Braccio di Orione. L'ammasso giace a circa 248 anni luce dal piano galattico e conta appena una ventina di stelle, molte delle quali sono deboli e concentrate in direzione della coppia dominante, che le oscura ulteriormente; tutte le stelle dell'ammasso hanno una colorazione azzurra, il che denota un'età non troppo avanzata. Nella sua direzione è comunque visibile una gigante rossa, indicata con la sigla CD-29°5941; nonostante la sua posizione possa far ritenere che si tratti di un membro effettivo dell'ammasso, l'analisi dell'arrossamento del suo spettro causato dalla polvere interstellare suggerisce che si tratti di una stella molto più lontana e visibile sovrapposta all'ammasso solo per un effetto prospettico.

Fra gli altri ammassi visibili in zona vi è il piccolo NGC 2567, che può essere osservato anche con un binocolo 10x50, che però non consente di risolvere alcuna componente stellare, cosa possibile invece con un telescopio da almeno 80-100 mm di apertura. Attraverso strumenti da 200 mm appare come un grande oggetto completamente risolto in diverse decine di stelle deboli. NGC 2567 è un ammasso moderatamente ricco formato da alcune decine di stelle sparse su un diametro di circa 10'; la sua distanza è stimata attorno ai 5470 anni luce ed è quindi situato sul bordo esterno del Braccio di Orione, alla stessa distanza del vasto sistema nebuloso di Sh2-310, visibile nel vicino Cane Maggiore. L'ammasso contiene circa una trentina di stelle, che appaiono poco concentrate e di un colore generalmente tendente al giallognolo; le sue componenti più luminose, di decima magnitudine, si dispongono a formare una sorta di triangolo nella parte occidentale, mentre ad est è visibile una concatenazione abbastanza rettilinea di stelle più deboli. Il diagramma colore-magnitudine costruito sulle sue stelle rivela una fascia di sequenza principale piuttosto ampia in cui sono presenti stelle di classe spettrale B, A e F; con un'età stimata attorno ai 290 milioni di anni, risulta essere leggermente più giovane dell'ammasso delle Ìadi. Fra le sue componenti vi sono almeno 14 stelle variabili.

Gli altri oggetti qui presenti si osservano con difficoltà, essendo poco concentrati e contrastabili rispetto ai campi di fondo; fra questi vi è NGC 2580, NGC 2587 e i più ostici ancora Cr 187 e Ru 58.

Altri ammassi ancora si trovano oltre il confine con la costellazione della Bussola, come NGC 2627. La sua posizione si può trovare abbastanza facilmente mezzo grado a sudovest della stella doppia ζ Pyxidis, in un campo molto ricco di stelle deboli; è un oggetto minuto e piuttosto debole, individuabile sotto un cielo scuro e limpido anche con un binocolo 10x50, seppur con qualche difficoltà. Un telescopio da 120 mm è più indicato per la sua osservazione, in quanto con esso è possibile scorgere alcune decine di stelle fino alla magnitudine 13. Per una risoluzione completa occorrono però strumenti con aperture a partire dai 200 mm in su. Si tratta di un ammasso piuttosto ricco e denso, ma formato per lo più da deboli stelle; la sua distanza è stimata attorno ai 6630 anni luce ed è quindi situato in prossimità del Braccio di Perseo, in un tratto dove sono presenti segni di disgregazione a causa della sua stessa terminazione. È formato da una quarantina di stelle più luminose della magnitudine 13, disposte in senso est-ovest a formare una sorta di scia; la presenza nel suo campo di alcune giganti rosse lo rende un interessante oggetto per gli studi fotometrici. Per la sua età sono state fornite stime attorno ai 370 milioni di anni, così come molto più grandi, fino a 1,4 miliardi di anni; dal suo diagramma colore-magnitudine è evidente che un gran numero di componenti abbia lasciato la fase di sequenza principale per evolvere verso lo stadio di gigante.

Fotografie ad alta sensibilità e risoluzione permettono infine di mostrare anche alcune galassie, confuse fra le numerose stelle dei campi stellari della Via Lattea; alcuni di questi oggetti fanno parte del grande Ammasso di galassie della Poppa, scoperto solo nel 1992. Si trova a 130 milioni di anni luce ed è il secondo più massiccio dopo l’Ammasso della Vergine entro un raggio di 150 milioni di anni luce dalla Via Lattea; si ritiene che funga da collegamento fra gli ammassi di Antlia e Fornace.