Guida alle costellazioni - Regioni celesti scelte/Introduzione

La costellazione di Orione

CopertinaGuida alle costellazioni - Regioni celesti scelte/Copertina

Regioni celesti scelte

Curiosità galattiche

Carte di dettaglio dei principali ammassiGuida alle costellazioni - Regioni celesti scelte/Carte di dettaglio dei principali ammassi

BibliografiaGuida alle costellazioni - Regioni celesti scelte/Bibliografia

In questo corposo supplemento vengono presentate 28 regioni di cielo scelte per la loro ricchezza di oggetti interessanti oppure osservabili anche con la maggior parte degli strumenti in mano agli appassionati.

Il presente lavoro è pensato infatti per accompagnare l’evoluzione dell’appassionato da osservatore o astrofotografo occasionale a osservatore o astrofotografo meticoloso, che inizia ad avere una piena consapevolezza delle grandi strutture interne alla Via Lattea, oppure a grande scala dell’universo osservabile.

Questo supplemento non ha la pretesa di presentare descrizioni approfondite dell'esperienza visuale dei singoli oggetti attraverso i vari strumenti o di descrivere in grande dettaglio ogni oggetto trattato, ma di fornire spunti di osservazione basati sulla consapevolezza della disposizione reale di oggetti e strutture nella Via Lattea o nello spazio esterno.

Per raggiungere questo scopo, assieme all’indicazione degli oggetti stessi, vengono date informazioni sull'ambiente galattico di riferimento, per gli ammassi stellari e le nebulose, mentre per le galassie è presentata una descrizione basata sulla loro appartenenza a gruppi, ammassi o superammassi.

La parte iniziale di quest’opera contiene informazioni sulla teoria che è utile conoscere nel momento in cui si intenda iniziare un approccio più approfondito. Non vengono fornite accurate spiegazioni sulla chimica delle stelle o sulle dinamiche che governano l’Universo e la sua nascita ed evoluzione, ma delle informazioni che servono per costruire una sorta di mappa mentale abbozzata di come sia fatto realmente lo spazio che ci circonda.

La prima sezione è dedicata alla comprensione delle dinamiche di formazione stellare a catena, dal collasso di una nube molecolare fino all’impatto che un’esplosione di supernova può avere sull’ambiente circostante e sui futuri eventi di formazione stellare. Diverse mappe aiutano a capire quanto queste strutture influenzino anche l’osservazione ad occhio nudo della Via Lattea.

La seconda sezione è invece dedicata alla comprensione delle strutture a grande scala, dai gruppi di galassie ai giganteschi filamenti cosmici. Anche qui diverse mappe aiutano a focalizzare il contesto in cui si trova la Via Lattea nello spazio profondo.

La parte centrale dell’opera è la più importante e si focalizza sugli oggetti celesti. Vengono presentate le descrizioni di 28 regioni della volta celeste particolarmente ricche, secondo un ordine che ricalca il medesimo presentato nell’opera principale Guida alle costellazioni, compresi i margini colorati in base ai settori celesti già individuati e descritti. Di queste regioni, 14 si trovano nell’emisfero boreale e 14 nell’emisfero australe; 12 sono dedicate a regioni interne alla Via Lattea e 16 sono invece incentrate su oggetti extragalattici.

Oltre alle centinaia di nuovi oggetti, nelle sezioni verranno anche ripresentate le descrizioni di oggetti già trattati nell’opera principale, qualora fossero presenti nelle regioni in oggetto; questo per facilitare la consultazione e non dover ricorrere alla lettura dell’opera principale per recuperarne le descrizioni.

Nelle descrizioni, oltre alle carte generiche della regione in oggetto, vengono anche fornite ulteriori carte di dettaglio di aree ed oggetti particolarmente interessanti o che richiedono una focalizzazione ulteriore.

È da notare che le descrizioni fornite in questo supplemento si riferiscono a condizioni osservative di alta qualità, ossia senza Luna, con scarsa umidità e soprattutto il più possibile lontano da fonti di inquinamento luminoso; come si è infatti già visto, la ricerca di un cielo di aperta campagna o meglio ancora di aree naturali distanti dalle città è di fondamentale importanza per poter sfruttare le potenzialità osservative dei propri strumenti.

La parte finale è invece dedicata ad alcuni oggetti della Via Lattea definibili come curiosi, il cui interesse risiede nella loro importanza o unicità, oppure nello spunto che possono offrire per fare alcune riflessioni.

Sono infine presentate alcune carte di dettaglio di 6 fra gli ammassi aperti più luminosi e di facile osservazione della volta stellata.


L'esperienza osservativaModifica

Rispetto all’opera principale, si potrà notare che in questo supplemento per molti oggetti, compresi alcuni già descritti, ne verrà indicata la possibile osservabilità anche con telescopi più piccoli: oggetti di cui si indicava la visibilità con strumenti da 150 mm, qua possono essere indicati come osservabili già con telescopi da 120 mm.

Perché questa differenza?

Questa differenza nasce dal fatto che con l’incremento dell’esperienza osservativa, lentamente matura un processo di consapevolezza diverso nell’osservatore: egli impara cioè, non solo ad osservare ma soprattutto cosa e come farlo.

Cosa - per cosa non si intende quale oggetto, ossia uno specifico ammasso o una specifica galassia, ma di che natura è l’oggetto osservato. Se infatti quando si è alle prime armi può essere più difficile apprezzare l’aspetto di un oggetto, con la consapevolezza che un ammasso stellare può essere osservato anche senza arrivare a una piena risoluzione oppure che una galassia si rivela anche senza mostrare i suoi bracci di spirale, si impara a riconoscere queste tipologie di oggetti in modo più naturale e senza generare alcun tipo di aspettativa.

Come - con l’uso delle tecniche osservative più comuni, si sviluppa una maggiore sensibilità alla luce; l’esperienza viene anche in aiuto in quanto si conosce già che aspetto può mostrare un ammasso o una galassia sotto varie condizioni osservative. Il risultato è che col tempo si impara a individuare e a riconoscere un oggetto debole anche con l’ausilio di strumenti di diametro minore di quelli normalmente utilizzati; oppure, viceversa, si impara a vedere e a riconoscere oggetti laddove all’inizio della propria esperienza osservativa non si notava altro che un campo stellare o il buio del cosmo profondo.

Un appassionato di lungo corso è infatti in grado di notare una debole galassia anche con uno strumento da 100 mm, laddove un neofita potrebbe avere delle difficoltà a notarla anche con telescopi da 120 mm o persino da 150 mm. Questo fa parte della naturale evoluzione dell’astrofilo e può richiedere un tempo variabile a seconda diversi fattori: alcuni sono oggettivi e sono legati, come visto, alla quantità e alla qualità dell’esperienza; altri sono invece soggettivi, come la sensibilità personale alla luce, e l’età (con l’avanzare dell’età infatti si tende a perdere questa sensibilità).

Ciò nonostante, non di rado accade che appassionati di lungo corso e in età avanzata siano in grado di vedere oggetti deboli anche laddove una persona giovane non ci riesca: in buona sostanza l’esperienza osservativa è anche in grado di alleggerire alcuni limiti soggettivi.

La visione distoltaModifica

 
Schema del campo visivo dell’essere umano: in rosso la visione cen-trale e paracentrale, in azzurro la medio-periferica e in verde la peri-ferica lontana; nella zona verde è difficile inquadrare gli oggetti in dettaglio, mentre è possibile farlo ancora nella zona celeste.

La visione distolta è una tecnica di osservazione fondamentale nell'osservazione amatoriale, perché consente di guadagnare un buon margine di luminosità, pari anche a una magnitudine; se si vuole osservare un oggetto che appare poco luminoso, non lo si deve guardare direttamente, ma si deve indirizzare lo sguardo lateralmente, mentre si continua a concentrare l’attenzione sull'oggetto da osservare. Questa tecnica è basata sul fatto che la parte laterale dell'occhio è più sensibile alla luce della parte centrale, grazie alla presenza di particolari cellule chiamate bastoncelli, assenti al centro dell'occhio.

Nell’immagine a lato è mostrato il campo visivo dell’essere umano, dato dalla somma del campo visivo dei due singoli occhi; per la visione distolta si utilizza soprattutto la parte celeste del campo, dove gli oggetti sono sufficientemente vicini al punto centrale da poter essere ancora osservati senza eccessive difficoltà concentrando l’attenzione su di essi, ma allo stesso tempo sufficientemente periferica da permettere lo sfruttamento dei bastoncelli, guadagnando un discreto margine di luminosità.

Col tempo si impara a sfruttare questo margine di luminosità anche con la visione diretta o periferica prossimale (paracentrale), mentre la visione distolta tornerà sempre utile per incrementare ulteriormente la propria capacità di rilevare oggetti deboli.

Resta fermo il fatto che, ancora una volta, per poter fare osservazioni proficue di oggetti deboli e sfuggenti sia indispensabile un cielo molto buio. Per osservazioni da un cielo suburbano o rurale si può fare riferimento agli oggetti indicati nell’opera principale, che sono comunque molto numerosi; per sfruttare bene questo supplemento occorre invece un cielo di qualità.