Guida alle costellazioni - Regioni celesti scelte/Gruppi stellari nell’Unicorno

Il tratto di Via Lattea compreso all’interno del Triangolo Invernale si presenta piuttosto povero di stelle appariscenti, ma è estremamente ricco di ammassi stellari e di nebulose, in particolare il suo lato settentrionale.

La costellazione di Orione
La costellazione di Orione

CopertinaGuida alle costellazioni - Regioni celesti scelte/Copertina

Regioni celesti scelte

Curiosità galattiche

Carte di dettaglio dei principali ammassiGuida alle costellazioni - Regioni celesti scelte/Carte di dettaglio dei principali ammassi

BibliografiaGuida alle costellazioni - Regioni celesti scelte/Bibliografia

Questa regione è ben visibile in direzione sud nelle notti invernali boreali, da poco dopo il tramonto fino a notte inoltrata, ed è facile da individuare proprio grazie alla presenza di stelle luminose nelle vicinanze.

Caratteristiche

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Fra le stelle Betelgeuse e Procione, a sud dei Gemelli e ad est di Orione, si trova una delle regioni celesti più ricche di ammassi stellari galattici e di nebulose, in gran parte situati sul Braccio di Orione; qua si osservano infatti alcune associazioni stellari giovani legate ad estese regioni di formazione stellare, oltre a un discreto numero di ammassi situati nelle vicinanze o anche a distanze maggiori.

Gran parte di questi oggetti sono legati a due sistemi principali: quello più settentrionale corrisponde alla regione di formazione stellare della Nebulosa Cono, un’area particolarmente ricca di nebulose sia composte da gas ionizzato sia che brillano per riflessione della luce delle stelle vicine.

Quello meridionale invece è dominato dalla Nebulosa Rosetta, un oggetto tanto esteso quanto sfuggente per molti strumenti; contiene un numero minore di nebulose ma molte più associazioni di stelle giovani e massicce, distribuite in vari ammassi più o meno estesi.

Sebbene gran parte delle nebulose qui osservabili siano al di là della portata dei più comuni telescopi in mano agli appassionati, il grande numero di ammassi e associazioni stellari rende questa zona di cielo molto interessante da esplorare con strumenti che siano in grado di fornire grandi campi visivi ma allo stesso tempo siano dotati di aperture generose.

Ciò nonostante, è interessante esplorare questa regione anche con telescopi di piccolo diametro, alla ricerca di ammassi appariscenti, oppure con strumenti aperti e di lunga focale, che consentono di raggiungere facilmente ingrandimenti discreti per scindere i gruppi di stelle più stretti o alcune nebulose.

Con un binocolo 10x50 l’esplorazione risente un po’ del piccolo diametro e dei bassi ingrandimenti, ma restano comunque visibili alcuni degli ammassi più importanti, in particolare nei pressi della Nebulosa Rosetta.

Chi possiede una buona strumentazione fotografica può invece cimentarsi con successo nella ripresa dei grandi sistemi nebulosi della Nebulosa Cono e della Nebulosa Rosetta, esperienza che può dimostrarsi ancora più gratificante se le riprese contengono un campo esteso per alcuni gradi, in modo da riprendere anche i ricchi campi stellari circostanti e i sistemi di nebulose oscure.


Il sistema della Nebulosa Cono

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Il complesso nebuloso legato alla Nebulosa Cono, con le stelle calde e massicce dell’ammasso soprannominato “Albero di Natale”.
 
NGC 2261, nota anche come Nebulosa Variabile di Hubble.
 
L’ammasso aperto NGC 2259 è un oggetto piuttosto remoto, appartenente alla periferia della Via Lattea.

Questo sistema è formato da una grande regione H II (Sh2-273) connessa ad una nube molecolare gigante, situata in direzione della costellazione dell'Unicorno; comprende diverse nebulose a riflessione e diverse regioni oscure, nonché la celebre Nebulosa Cono, situata in una posizione centrale rispetto alla nube. Dista circa 2480 anni luce dal sistema solare e si trova sul bordo esterno del Braccio di Orione. La regione è ionizzata ed eccitata dalle stelle massicce dell'associazione OB Monoceros OB1, che coincide quasi interamente con l'ammasso aperto noto come NGC 2264 o Albero di Natale, a causa del suo aspetto; la stella dominante è S Monocerotis, una stella blu di sequenza principale, visibile anche ad occhio nudo e principale responsabile dell'illuminazione dei gas del complesso. In totale nella nube sono presenti 27 stelle di grande massa. I fenomeni di formazione stellare sono attivi in particolare nel settore a nord della Nebulosa Cono e generano soprattutto stelle di piccola e media massa; le giovani stelle con una massa inferiore alle 3 masse solari attorno all'associazione Monoceros OB1 sarebbero in totale oltre 1000, molte delle quali presentano delle emissioni nella banda dell'Hα. Al complesso è associata anche la celebre Nebulosa Variabile di Hubble, una nube di aspetto cometario generata dalla stella R Monocerotis, posta al suo interno.

Il complesso è uno dei più studiati della volta celeste, sia a causa della sua relativa vicinanza, sia a causa della sua somiglianza col Complesso nebuloso molecolare di Orione: entrambe le regioni infatti sono ben osservabili senza l'anteposizione di banchi di polveri oscure che ne mascherano la vista, entrambe presentano una ricchissima e giovane popolazione stellare ed entrambe generano stelle di grande massa, sebbene nel complesso di Monoceros OB1 la formazione di tali stelle sia inferiore a quella della regione di Orione. Nel complesso sono contenute oltre mille componenti, raggruppate in giovani ammassi aperti e associazioni di stelle massicce, gruppi di stelle di piccola e media massa e un gran numero di stelle di pre-sequenza principale. La stella dominante è la S Monocerotis, una stella blu di sequenza principale di classe spettrale O7V, che possiede diverse stelle compagne di massa inferiore; la radiazione di questa e delle stelle vicine illumina e ionizza i gas della nube circostante, compresa quella davanti a cui si staglia la piramide oscura della Nebulosa Cono. La regione centrale è costituita dalla nube ionizzata da S Monocerotis, la stessa Nebulosa Cono e le regioni a nord della stella; questa struttura da sola ha una massa pari a 52.000 masse solari. Attorno alla regione centrale si raggruppano una ventina di nubi molecolari relativamente dense, la cui massa è compresa fra 100 e 10.000 masse solari, associate all'associazione OB che domina la regione e a cui appartengono tutte le stelle massicce originatesi dai gas del complesso, l'associazione Monoceros OB1; in queste nubi molecolari ha luogo la formazione stellare, come è testimoniato dalla presenza di numerose protostelle situate in profondità nelle nubi stesse, come getti molecolari e altri oggetti. La massa totale della regione nebulosa di Monoceros R1 è di circa 7000 masse solari.

L’ammasso dell’Albero di Natale (NGC 2264), a differenza del complesso nebuloso che resta invisibile negli strumenti di diametro medio-piccolo, invece è visibile anche con un binocolo 10x50, dove appare come un gruppetto di stelle azzurre poco concentrate, con le componenti più luminose situate nella parte settentrionale.

Le componenti più orientali dell'associazione Mon OB1 illuminano dei frammenti di gas che brillano per riflessione, emettendo a loro volta una luce bluastra, ricevuta dalle stelle vicine; fra queste vi sono NGC 2245 e NGC 2247, vdB 76, vdB 78 e vdB 79, tutte situate sul bordo occidentale del complesso, cui si aggiungono le maggiori nubi IC 446 e IC 2169, in associazione col gruppo di stelle Monoceros R1, legato a Monoceros OB1.

IC 2169 è la nube dominante fra quelle associate al gruppo Monoceros R1, a ovest della Nebulosa Cono, e a questa sono legate alcune delle stelle più brillanti e massicce di questo gruppo stellare. Questa nube possiede una forma ad anello ed è dinamicamente separata rispetto al complesso nebuloso più prossimo a Monoceros OB1, di cui fa parte la Nebulosa Cono. Questa struttura a bolla è stata probabilmente causata dal vento stellare delle stelle più massicce, che ha generato una bolla in espansione in cui il mezzo interstellare è più rarefatto; in alternativa, la bolla potrebbe essere stata causata dall'esplosione di una supernova.

La nebulosa NGC 2245 appare come un bozzolo visibile a nordest della precedente. Questa nube circonda per intero la stella V699 Monocerotis, una variabile Orione di classe spettrale A0 che oscilla irregolarmente fra le magnitudini 10,36 e 10,84; l'aspetto della nube è cometario, ossia presenta una chioma di gas in rarefazione.

Poco più a nord si trova NGC 2247, che circonda per intero la stella HD 259431, nota anche come V700 Monocerotis, un'altra brillante variabile Orione di grande massa che oscilla irregolarmente fra le magnitudini 8,62 e 8,91; la nube si concentra attorno alla stella senza mostrare segni di strutture allungate. Agli infrarossi e alle lunghezze d'onda submillimetriche è una delle sorgenti più compatte della regione.

A nord di IC 2169 si trova invece IC 446, la cui stella dominante è la variabile VY Monocerotis, una stella di pre-sequenza principale di classe spettrale B e di magnitudine 13,68, appartenente alla classe delle stelle Ae/Be di Herbig o alle T Tauri, sebbene sia meno luminosa di una T Tauri; l'età della nube sarebbe di circa 2-4 milioni di anni e in essa hanno avuto luogo fenomeni di formazione stellare, come testimoniato dalla presenza della stessa VY Mon. Nella nube si osserva anche un globulo di Bok, la cui temperatura dei granuli di polvere è di circa 15 K.

Sul bordo sudorientale di IC 446 è presente una piccola nube più densa, catalogata indipendentemente come vdB 79, appartenente al medesimo sistema nebuloso; al suo centro vi è HD 258973, una stella bianca di sequenza principale di magnitudine 10,06.

Circa un grado a sudovest delle stelle dell’Albero di Natale si trova la cosiddetta Nebulosa Variabile di Hubble (NGC 2261 o C46), visibile chiaramente anche con un telescopio da 150 mm e famosa per le sue continue variazioni di forma e luminosità; le variabilità vennero scoperte su una serie di lastre fotografiche prodotte lungo alcuni anni verso la metà del Novecento da Carl Otto Lampland. Queste variazioni non coincidono con il ciclo di variabilità della sua stella interna, R Monocerotis, mentre la nebulosa diventa periodicamente oscurata sempre nella stessa parte; ciò indusse Lamplard a credere che ci fosse una nebulosa oscura ruotante che quando transitava sulla nostra linea di vista la oscurava sempre nello stesso punto. In seguito venne notato che la stella centrale era in realtà una brillantissima e minuscola nebulosa di forma triangolare, che a sua volta conteneva una stella appena formata. Si ritiene che la variabilità della nebulosa possa essere invece dovuta al fatto che i filamenti di gas vengano espulsi dal disco protoplanetario in una forma a doppio cono, seguendo le linee del campo magnetico della stella, provocando così le variazioni osservabili. Dista dal Sole circa 2500 anni luce.

Un corteo di ammassi aperti circonda apparentemente il complesso nebuloso di Monoceros OB1, ma si tratta in realtà di oggetti in gran parte molto più remoti e spesso anche assai difficili.

Fra questi vi è NGC 2259, visibile poco più di un grado a NNW dell’Albero di Natale; è un ammasso piuttosto debole, le cui componenti principali sono appena di magnitudine 13 e pertanto visibili solo con telescopi da 120-150 mm di diametro. Tuttavia, per poterne apprezzare appieno la natura di ammasso stellare vero e proprio occorrono aperture notevoli, a partire da 300 mm, per individuare le componenti di magnitudine 14. Si tratta di un oggetto molto remoto, la cui distanza è stimata sui 10.800 anni luce e pertanto posto anche al di là del Braccio di Perseo, forse in una fascia inter-braccio, in una zona periferica della Via Lattea; la sua età di circa 320 milioni di anni lo rende un ammasso di età avanzata, sebbene non certo fra i più vecchi.

Un altro ammasso piuttosto difficile è Tr 5, noto anche come Cr 105; si tratta di un oggetto fortemente oscurato, le cui componenti principali sono di magnitudine 14 e pertanto è visibile con telescopi da 200 mm di diametro come una blanda macchia chiara ed estesa per alcuni minuti d’arco circa un grado ad ovest dell’Albero di Natale. Uno strumento da 400 mm di diametro rivela tuttavia svariate decine di stelle di magnitudine 14, circondanti apparentemente una stella rossa di magnitudine 9,6. Oggetti come questo, fortemente oscurati, sono difficili da studiare, tuttavia la sua grande età compresa fra 3 e 4 miliardi di anni, non comune per un ammasso aperto, l’ha reso relativamente famoso e studiato. Anch’esso si trova alla periferia esterna del Braccio di Perseo, a una distanza di 9800 anni luce. È anche uno degli ammassi aperti più poveri di metalli, con le sue componenti che presentano una metallicità inferiore a quella del Sole.

Un po’ più appariscente, sebbene poco cospicuo, è l’ammasso NGC 2251, circa 2 gradi a sudovest dell’Albero di Natale. Con un telescopio da 120 mm appare come un gruppetto di una decina di stelle di magnitudine 9 e 10 allungato in senso nordovest-sudest, abbastanza contrastato ma allo stesso tempo non intuibile e riconoscibile nell’immediato come un ammasso aperto ma piuttosto come un raggruppamento casuale di stelle. Con telescopi da 200 mm diventano evidenti diverse stelle di magnitudine 13 sul lato sudoccidentale dell’ammasso. Con una distanza di circa 4300 anni luce, si colloca in una zona intermedia fra il Braccio di Orione e quello di Perseo, nonché fra il complesso della Nebulosa Cono e quello della più distante Nebulosa Rosetta; la sua età sarebbe di circa 270 milioni di anni e sono note al suo interno tre giganti rosse. La metallicità delle componenti dell’ammasso risulta essere piuttosto bassa.

Un po’ più complesso da osservare risulta essere NGC 2254, situato 40 minuti d’arco a sudest del precedente, o volendo anche 50 minuti d’arco a nordest della stella 13 Monocerotis; si presenta come un oggetto piccolo, poco popolato ma relativamente compatto e dunque abbastanza facile da staccare dai campi circostanti, a patto però di osservare con strumenti da 200 mm di diametro. Molte delle sue componenti sono di magnitudine 13 e 14 e solo una raggiunge la magnitudine 11,6. Si tratta di un oggetto scarsamente studiato, formato da un centinaio di componenti fino alla magnitudine 16 e situato alla distanza di 7700 anni luce, dunque sul Braccio di Perseo, ben più lontano dei più grandi complessi nebulosi visibili nell’Unicorno. La sua età sarebbe di circa 200 milioni di anni e dunque non appare legato ad alcuna regione di formazione stellare.

Il sistema della Nebulosa Rosetta

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La famosa Nebulosa Rosetta, tanto estesa quando difficile da osservare con piccoli strumenti.
 
L’ammasso NGC 2236, risolvibile con strumenti da 200-250 mm di diametro.
 
L’ammasso aperto NGC 2301 è visibile anche con un piccolo strumento.
 
L’ammasso aperto NGC 2286.

Circa 5 gradi a SSW del sistema nebuloso di Monoceros OB1 si trova la celebre Nebulosa Rosetta. Una designazione univoca per quest’oggetto è piuttosto complessa: il New General Catalogue non lo considera come un’unica entità ma la suddivide in vari spezzoni, a cominciare da NGC 2237, sigla che spesso viene utilizzata per indicare l’intera nebulosa ma che in realtà si riferisce solo alla sua estremità più occidentale; seguono poi NGC 2238 e NGC 2239, per arrivare infine a NGC 2246, per l’estremità nordorientale. NGC 2244 si riferisce invece al giovane ammasso aperto centrale. Una sigla davvero univoca e comprensiva per l’intera nebulosa è quella fornita dal Catalogo Sharpless, che la designa come Sh2-275. L'osservazione della nebulosa in sé può presentare alcune difficoltà se si dispone di un classico binocolo 10x50: sebbene l'ammasso aperto associato si possa distinguere con facilità, nei campi stellari di questo tratto di Via Lattea, la nebulosità è visibile solo con determinate condizioni atmosferiche; in ogni caso, un cielo buio e nitido è fondamentale, anche se si dispone di strumenti più potenti. Un telescopio da 120 mm è sufficiente per rivelarne a grandi linee la struttura, compresa la minore densità centrale attorno all'ammasso, sebbene con difficoltà; strumenti di 200 mm a salire consentono di scorgere diverse venature scure, specie nel lato occidentale della nube. L'astrofotografia fornisce indubbiamente la maggior soddisfazione, dato che in foto si rivela perfettamente sia la nebulosa, che la gran parte delle strutture; non a caso si tratta di uno degli oggetti più fotografati del cielo. Le dimensioni apparenti della nebulosa sono paragonabili con quelle della ben nota Nebulosa di Orione; tuttavia, trovandosi ad una distanza oltre tre volte superiore (e dunque situata a circa 5200 anni luce), le sue dimensioni reali superano di gran lunga quelle di M42. La nebulosa circonda un ammasso aperto di forma rozzamente rettangolare, noto come NGC 2244, i cui oltre cento membri occupano la cavità osservabile nella regione centrale della nube. Le regioni più esterne della nebulosa sono costituite principalmente da gas non illuminato: questo è dovuto alla lontananza delle stelle luminose, responsabili della ionizzazione e della luminosità delle aree centrali della regione H II, che corrispondono alla nebulosa osservabile. Questo volume di massa scura ha un raggio di circa 2° e si può assumere che la sua densità sia paragonabile a quella della parte ionizzata (e brillante) più esterna, laddove sfuma appunto nella zona oscura, il che avviene a 24' dal centro geometrico della nebulosa; questa densità è di circa 13 atomi per centimetro cubo, arrivando così ad ottenere una massa di circa 140.000 masse solari. Se si assume che la massa totale delle stelle dell'ammasso aperto è pari a circa 10.000 masse solari, si può desumere la massa originaria della nube da cui l'ammasso stellare si è formato, ossia 150.000 masse solari.

Il centro della nebulosa è dominato da un brillante ammasso aperto, NGC 2244; a differenza della nebulosa, è facilmente visibile anche con un binocolo 10x50, dove appare come una sorta di breve doppia sequenza di stelle di magnitudine compresa fra la 5 e la 7. Quest'ammasso, formatosi nella regione centrale della nube, ha successivamente spazzato via i gas circostanti tramite l'azione del vento stellare delle sue componenti, divenendo così ben visibile; l'esito di questo spostamento di gas è ben evidente, e si tratta della grande "bolla" vuota che circonda l'ammasso, struttura che ha fatto guadagnare alla nebulosa il nome stesso di "Rosetta". Questa bolla continuerà ad espandersi finché le stelle dell'ammasso non saranno completamente libere da ogni residuo. NGC 2244 è un ammasso estremamente giovane, la cui età non supera il milione di anni. Le due stelle più calde dell'ammasso, le giganti blu HD 46223 e HD 46150, sono anche le due stelle responsabili della quasi totalità delle emissioni ultraviolette provenienti dalla Nebulosa Rosetta.

Sul bordo nordorientale della nebulosa si trova l’enigmatico ammasso NGC 2252, le cui coordinate fornite sembrano essere leggermente spostate ad est rispetto a quello che potrebbe davvero somigliare a un ammasso stellare, ossia un raggruppamento di stelle fortemente allungato e leggermente arcuato e orientato in direzione nord-sud, dominato da una stella arancione di magnitudine 9 e formato da stelle fra la magnitudine 10 e 13. Può essere notato anche con un telescopio da 100 mm di diametro, dove è evidente circa 40 minuti d’arco a nordest di NGC 2244; con un telescopio da 200 mm è perfettamente risolto in una trentina di stelle. Si tratta di un ammasso particolarmente poco studiato, al punto che non si potrebbe escludere che si possa trattare di un raggruppamento casuale di stelle; sarebbe dunque da considerare sostanzialmente come un campo ricco.

Molti degli addensamenti stellari visibili in direzione della Nebulosa Rosetta sono catalogati come ammassi aperti, trattandosi però più che altro di associazioni stellari, molte delle quali incluse nel Catalogo Collinder; va tuttavia segnalato che fra questi gruppi stellari soltanto alcuni sono realmente legati alla Nebulosa Rosetta, mentre altri si trovano in primo piano e molto più vicini, fisicamente, alla Nebulosa Cono.

Fra questi vi è Cr 97, un blando gruppo di stelle bianche di magnitudine 7, 8 e 9, visibile anche con un binocolo 10x50 poco meno di un grado a nord di NGC 2244; tuttavia può sembrare più un raggruppamento casuale di stelle che un’associazione reale. La sua distanza è stimata sui 2000 anni luce e pertanto non sarebbe associato alla Nebulosa Rosetta, ma risulterebbe ben più vicino al sistema della Nebulosa Cono; l’età sarebbe stimata fra i 100 e i 600 milioni di anni, rendendolo per altro pure slegato dalle regioni di formazione stellare attuali.

Un importante gruppo di stelle legato invece alla Nebulosa Rosetta è il giovane ed esteso Cr 107, visibile circa un grado e mezzo ad est di NGC 2244 e formato da alcune decine di stelle sparse su un’area di quasi un grado. Con un binocolo 10x50 è possibile scorgere un gruppo di stelle di magnitudine 6 e 7 che delineano una sorta di cerchio molto deformato in particolare sul lato meridionale, mentre al centro mancano stelle visibili; i deboli campi stellari centrali diventano visibili con telescopi da 120 mm, ma non presentano alcuna concentrazione. Le componenti dell’ammasso formano un anello di stelle giovani la cui età è stimata sui 10 milioni di anni, mentre le stime sulla distanza, sui 5600 anni luce, sembrano più o meno compatibili con quelle della Nebulosa Rosetta.

Poco ad est si trova l’enigmatico Cr 104, che appare con un telescopio da 100-120 mm di diametro come una sequenza lineare di una quindicina di stelle di magnitudine compresa fra 9 e 12 lunga una ventina di minuti d’arco e orientata in senso nord-sud; con strumenti di diametro maggiore non vi sono ulteriori dettagli visibili, se non una migliore definizione di questa sequenza, che ricorda vagamente il simbolo matematico dell’integrale. Vi è pochissimo in letteratura su quest’oggetto e mancano anche stime sulla distanza o sull’età.

Cr 106 è invece un po’ più conosciuto; si trova circa un grado e mezzo a nordest di NGC 2244; con un binocolo 10x50 è visibile come un esteso gruppo di stelle azzurre di magnitudine compresa fra 6 e 8, al cui centro non si nota alcuna concentrazione. Strumenti da 120 mm di diametro permettono di notare alcune stelle di magnitudine 11 e 12 presso la zona centrale, in un campo tuttavia non particolarmente ricco. L’ammasso ha un’età di 5,5 milioni di anni, si trova a circa 5200 anni luce ed è dominato a nord dalla famosa Stella di Plaskett (V640 Mon), di magnitudine 6, di cui sembra fare effettivamente parte; si tratta di uno dei sistemi binari più massicci conosciuti, le cui componenti non sono però state risolte otticamente, ma scoperte grazie all'analisi dello spettro che ha evidenziato degli spostamenti periodici delle linee spettrali, che la rendono una binaria spettroscopica. Il periodo di rivoluzione delle due componenti attorno al centro di massa del sistema è di appena 14,40 giorni, con una separazione media di 0,5 UA. La componente principale, Plaskett A, è la più "fredda" delle due ma senza dubbio la più brillante, con una luminosità di circa 630.000 luminosità solari e un raggio 21 volte quello del Sole. I parametri della componente secondaria, Plaskett B, sono più approssimativi: la sua luminosità è compresa tra 372.000 e 870.000 luminosità solari e il suo raggio è di circa 14 raggi solari. Le rispettive masse sono 54 e 56 masse solari.

Ammassi sparsi

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Numerosi ammassi più o meno estesi e concentrati si affollano nella parte settentrionale dell’Unicorno, particolarmente ricca di campi stellari.

Verso il confine con la costellazione di Orione si trova Cr 91, un piccolo ammasso scarsamente studiato. Si individua a partire dalla Nebulosa Rosetta, andando per circa tre gradi in direzione sud-ovest; si può individuare anche con un binocolo 10x50, dato che le sue stelle principali sono di magnitudine 6 e 7. Uno strumento come questo è anche in grado di risolverlo completamente in stelle, senza traccia alcuna di apparente nebulosità. La componente più luminosa è HD 44333, una stella doppia di magnitudine 6,29; le altre stelle, circa una decina in tutto, sono comprese fra la magnitudine 7 e 8.

Molto più difficile è riconoscere un ammasso stellare in direzione di Cr 92, visibile poco più di 2 gradi ad ovest della Nebulosa Rosetta. Nella sua direzione si trovano solo alcune stelle sparse di magnitudine compresa fra la 10 e la 12, con un astro azzurrognolo di magnitudine 8,3 a dominare il gruppo; manca ogni accenno di concentrazione e dunque è di difficile osservazione anche con un telescopio di grande diametro sfruttando bassi ingrandimenti. L’oggetto è poco studiato e non sono noti i dati della distanza e dell’età.

Circa 2 gradi a nordovest della Nebulosa Rosetta si trova invece NGC 2236, un ammasso piuttosto ricco e compatto, anche se assai remoto e quindi formato da stelle deboli; attraverso un telescopio da 120 mm appare come una macchia allungata estesa per una decina di minuti d’arco, con sovrapposte alcune stelle di magnitudine 12 e 13. Con uno strumento da 200 mm diventano visibili alcune decine di stelle deboli su un campo che permane di aspetto vagamente nebbioso e indistinto; una totale risoluzione è possibile con telescopi da 300 mm e forti ingrandimenti. Si tratta di un ammasso molto denso, dominato da una stella di magnitudine 10 e alcune altre di magnitudine 11; a causa del forte oscuramento che subiscono le sue componenti, gli studi in merito sono stati condotti con difficoltà. Studi fotometrici condotti su 13 possibili membri riconosciute come stelle giganti hanno permesso di notare che la metallicità delle sue componenti sia piuttosto bassa; il diametro reale dell’ammasso si aggira sui 7 anni luce, mentre le sue regioni centrali si estendono per circa 4 anni luce. La sua distanza è stimata sui 9500 anni luce ed è pertanto un oggetto remoto, situato al di là dei grandi complessi nebulosi dell’Unicorno; la sua età è invece indicata come pari a 350 milioni di anni.

Poco meno di 3 gradi ad est di NGC 2244, dunque al doppio della distanza angolare fra questo e il già citato Cr 107, si individua NGC 2269, un ammasso non particolarmente facile in quanto appare difficile staccarlo dai ricchi campi di fondo in cui è immerso; con un telescopio da 100 mm è tecnicamente già visibile, ma staccarne le poche componenti di magnitudine 12 da quelle del fondo cielo è arduo. Con strumenti da 200 mm è visibile una blanda concentrazione di stelle di magnitudine 12 e 13 divisa in due gruppi, uno settentrionale un po’ più ricco e uno meridionale dominato da una stella di magnitudine 11. Vi sono poche informazioni su quest’oggetto, al di là della sua distanza, che sarebbe pari a 5500 anni luce e che dunque lo farebbe ricadere nella medesima regione galattica della Nebulosa Rosetta, e l’età, che essendo pari a 260 milioni di anni farebbe escludere una qualsiasi reale appartenenza fisica alle vicine regioni di formazione stellare.

Cr 110 è invece un ammasso molto ricco, ma le cui componenti sono di scarsa brillantezza e risulta pertanto difficile osservarlo senza disporre di telescopi di grande diametro; si trova poco più di 3 gradi a sudest della Nebulosa Rosetta e 2,5 gradi a WSW della stella 18 Monocerotis, di magnitudine 4,45. Con un telescopio da 200 mm appare come una macchia nebbiosa su cui si impostano alcune debolissime stelline ed è visibile chiaramente sotto cieli molto bui e cristallini; con un telescopio da 400 mm è un oggetto molto bello e perfettamente risolto in oltre un centinaio di stelle fino alla magnitudine 15. Si tratta di un ammasso in età molto avanzata, stimata attorno a 1,4 miliardi di anni; è un oggetto per altro molto ricco e appare oscurato da polveri interstellari poste lungo la sua linea di vista. La sua distanza è stimata sui 6350 anni luce circa ed è pertanto superiore a quella della Nebulosa Rosetta, pur trovandosi comunque sempre sul Braccio di Perseo.

Poco meno di un grado a SSE si trova il più piccolo ma più compatto NGC 2262, il quale è però al di là della portata di telescopi di diametro inferiore a 200 mm; già questo strumento è il limite minimo per poter notare quest’oggetto come una piccola macchia nebulosa con alcune stelle di magnitudine 13 strette in un diametro di appena 2 minuti d’arco. Con un telescopio da 300 m la risoluzione è completa e l’ammasso è ben staccato dal fondo cielo. Si tratta anche in questo caso di un ammasso di età avanzata, stimata attorno a 1 miliardo di anni; la sua distanza è invece pari a 11.700 anni luce ed è pertanto situato in una zona remota del Braccio di Perseo, oltre la gran parte degli oggetti visibili in questa direzione.

Infine poco più di 2 gradi a SSE di 18 Monocerotis si trova l’ammasso NGC 2301, relativamente facile al punto da essere visibile con un po’ di attenzione anche con un binocolo 10x50, dove appare come una piccola macchia chiara su sui si sovrappongono 3-4 stelle di magnitudine 8 e 9. Con un telescopio da 100 mm è già perfettamente risolto ad alti ingrandimenti in una quarantina di stelle fino alla magnitudine 12, che diventano cinquanta fino alla magnitudine 13 con un telescopio da 200 mm. La stella più brillante dell’ammasso è apparentemente una stella subgigante gialla di magnitudine 8,0, ma si tratta probabilmente di una stella in primo piano; la sua età si aggira sui 160 milioni di anni e a riprova di ciò si segnala la totale assenza di stelle delle classi spettrali O e B. La sua distanza è invece stimata sui 2800 anni luce e risulta pertanto essere un ammasso posto in primo piano rispetto agli oggetti circostanti.


 

L'Unicorno Meridionale

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La zona centrale del complesso Monoceros R2, nei pressi della nebulosa NGC 2170.
 
Mappa generale del complesso nebuloso di Monoceros R2.
 
Il piccolo ammasso aperto NGC 2215.
 
L’ammasso aperto M50 è uno dei più facili da osservare in questa costellazione.

La parte meridionale dell’Unicorno è meno ricca della regione fin qui descritta, ma sono comunque presenti oggetti interessanti.

A breve distanza dall’ammasso NGC 2301 si trova il debole complesso nebuloso di Sh2-284, un oggetto invisibile all’osservazione visuale ma interessante nelle fotografie, oltre che per le scienze astronomiche. Si tratta di una grande regione HII la cui distanza è stata a lungo dibattuta: nel corso degli anni ottanta è stata proposta una distanza di circa 17.000 anni luce, collocandola così in una regione intermedia fra il Braccio di Perseo e il Braccio del Cigno; nel 2007, tramite lo studio delle dinamiche dei bracci di spirale galattici, è stata assegnata alla nube una distanza 25.700 anni luce, dunque nelle regioni più esterne della Via Lattea, sul Braccio del Cigno. Il centro della nebulosa ospita il grande ma debole ammasso aperto Dolidze 25 (Do 25), le cui componenti sono deboli e sparse ed è quindi difficile riconoscerlo come ammasso aperto. Di fatto si tratta di un'associazione OB composta da una gigante blu di classe spettrale O9III e da quattro stelle più o meno massicce di classe B, inclusa una subgigante di classe B0.5IV; queste cinque stelle sono anche le principali responsabili della ionizzazione dei gas di Sh2-284. Le stelle della regione sono tutte molto povere in metalli, una caratteristica che sembra essere relativamente comune per le stelle situate nelle regioni più esterne della Via Lattea. Nella nube sono anche attivi dei fenomeni di formazione stellare generanti stelle di piccola massa.

Circa 4 gradi più a sud, in una regione povera di stelle luminose, si trova l’ammasso aperto NGC 2286, relativamente esteso ma di difficile individuazione; è infatti formato da una concentrazione di stelle deboli che difficilmente si staccano dai ricchi campi stellari di fondo. Con un telescopio da 120 mm è appena intuibile come un vago addensamento di stelle di magnitudine 11 e 12 che lascia trasparire sul fondo stelle non risolte, mentre una buona risoluzione è possibile con telescopi da 200 mm a salire; anche con questi strumenti tuttavia l’ammasso resta scarsamente concentrato e contrastabile. Si tratta di un oggetto poco studiato e di difficile analisi; alcuni studi hanno persino messo in dubbio la sua reale esistenza, a causa della difficoltà nella determinazione del moto proprio delle sue stelle. Studi successivi hanno invece permesso di determinare alcune stelle effettivamente membri, stabilendone un’età di circa 60 milioni di anni; le stime sulla distanza restano incerte, con valori compresi fra 500 e 9400 anni luce: in entrambi i casi si tratta comunque di un ammasso piuttosto remoto.

Molto più appariscente è invece l’ammasso NGC 2232, individuabile circa 13 gradi a est della Nebulosa di Orione, oppure circa 3,5° a nordest della stella γ Monocerotis. Appare molto sparso, con le componenti principali disperse su una superficie di mezzo grado e raccolte intorno a due punti distinti, il più meridionale dei quali è il più ricco. Un binocolo 10x50 risolve l'oggetto completamente; la sua stella più luminosa è la 10 Monocerotis, di magnitudine 5,05. Ingrandimenti elevati ottenibili con telescopi di lunga focale non permettono di averne una visione d'insieme. NGC 2232 è un ammasso piuttosto giovane e poco popolato, situato alla distanza di 1170 anni luce; la sua posizione ricade così all'interno del Braccio di Orione, nei pressi del Complesso nebuloso molecolare di Orione e all'interno della Cintura di Gould. L'età dell'ammasso è stimata sui 50 milioni di anni circa e sue componenti più luminose appartengono alla classe spettrale B; a queste si aggiungono alcune stelle di classe A e F e diverse altre di classi inferiori, molte delle quali mostrano un eccesso di radiazione infrarossa a causa della presenza di densi dischi di polveri. Proprio per questa ragione, l'ammasso è stato oggetto di studi per trovare possibili indizi della formazione di pianeti, in particolare attorno alle stelle di classe spettrale A, dove sembra comune la formazione di giganti ghiacciati.

Un grado e mezzo a est si trova il molto più debole ammasso NGC 2250, piccolo e difficilmente riconoscibile a causa della sua scarsa concentrazione; strumenti da 150-200 mm permettono di individuare una debole concentrazione di stelle di magnitudine 12 e 13 appena stac-cabile dai campi di fondo, racchiusa in un diametro di 10 minuti d’arco e dominata ad est da una stella bianca di magnitudine 8,7. È un oggetto molto poco studiato, di cui esiste una stima sulla distanza che lo indica a circa 5900 anni luce, mentre mancano misure sulla sua età.

Nei pressi della stella γ Monocerotis, una gigante arancione di magnitudine 3,99, si trova il sistema di nebulose a riflessione facente parte del complesso nebuloso di Monoceros R2. Utilizzando questa stella come riferimento, il complesso può essere osservato a partire da un gradoin direzione ovest; in particolare, proprio a 1° si ritrovano alcune nebulose a riflessione, catalogate come NGC 2185 e NGC 2183, che sono anche le più luminose della regione. Queste nubi possono essere osservate anche direttamente senza l'ausilio di filtri, grazie alla loro luminosità, con un telescopio amatoriale di media potenza; sebbene occorra un cielo molto buio e nonostante le piccole dimensioni delle nebulose, queste si rivelano come delle piccole macchie chiare che circondano delle stelle bluastre di decima e undicesima magnitudine. Circa un grado ad ovest di queste nubi si trova la parte centrale del complesso; qui si estendono altre nebulose a riflessione, più ampie delle precedenti, disposte ad arco. La più meridionale è anche la più luminosa ed è catalogata come NGC 2170 (vdB 67); ad illuminarla vi è una stella blu di classe spettrale B di decima magnitudine. A nord, le altre due nubi, vdB 68 e vdB 69, sono illuminate da altrettante stelle di grande massa. Tutte queste nebulose sono osservabili con facilità e sono illuminate dalle stelle più massicce del complesso nebuloso, membri dell'associazione OB Monoceros R2. La caratteristica più notevole della regione è, come visto, un’ampia sequenza di nebulose a riflessione, estesa fino a due gradi sulla volta celeste; queste nebulose sono illuminate da un gruppo di stelle giovani e molto calde, di grande massa e di classe spettrale B e A, che costituiscono un'associazione stellare. La regione centrale del complesso nebuloso si trova in coincidenza delle nubi vdB 67 e vdB 69, in cui sono attivi dei fenomeni di formazione stellare. Le stelle dell'associazione sono in prevalenza di classe B, ossia stelle dal colore azzurro; la loro età si aggira sui 6-10 milioni di anni e rappresentano la generazione stellare più massiccia che abbia avuto luogo nella regione. Queste stelle illuminano le stesse nubi da cui si sono formate; infatti data la loro giovane età, il loro vento stellare non ha ancora disperso i banchi di gas attorno ad esse. Le stelle dell'associazione Monoceros R2 si sono formate durante il primo ciclo di formazione stellare che ha interessato la regione, circa 6 milioni di anni fa; ad innescarla sarebbe stata una superbolla in espansione del diametro di diverse centinaia di anni luce. L’intero complesso dista sui 2700 anni luce circa.

La nebulosa più brillante, come visto, è NGC 2170, che può essere osservata con un telescopio da 150 mm come un debole velo nebuloso attorno alle stelle principali della zona, di magnitudine 7, 9 e 10; nelle fotografie è invece molto ben evidente e costituisce un interessante soggetto ad alta risoluzione. La responsabile della sua illuminazione è BD-06 1415, una stella blu di classe spettrale B1, che conferisce alla nube un colore marcatamente azzurrognolo.

Poco a ovest si trova la nube NGC 2185, anch’essa alla portata di strumenti da 150 mm o anche inferiori, se si ha una vista molto allenata; si mostra come un piccolo raggruppamento di nebulose apparentemente separate fra di loro e illuminate da alcune stelle di nona e decima magnitudine, al punto che la nube è stata catalogata come due oggetti separati: NGC 2185, la parte centro-orientale, e NGC 2183, la sezione nordoccidentale. La stella dominante, nonché la principale responsabile dell'illuminazione della sezione occidentale, è GSC 4795 829, una stella azzurra di classe spettrale B e di magnitudine 9,18; le stelle immerse nella sezione orientale (NGC 2185) sono meno appariscenti, ma anch'esse della medesima classe, fra le quali spicca BD-06 1440. Tutte queste stelle conferiscono alla nube un colore marcatamente azzurrognolo.

Sempre nella medesima area si trovano altre nebulose a riflessione minori, individuabili visivamente solo con telescopi più grandi, ma ben evidenti nelle foto. Una di queste è vdB 68, che viene illuminata dalla stella HD 42004, di colore azzurro e di classe spettrale B1.5V, con magnitudine 9,26.

La nebulosa vdB 69 è visibile poco a sud e molto vicina alla nube NGC 2170; la responsabile della sua illuminazione è BD-06 1418, una stella azzurra di classe spettrale B2.5V e magnitudine 9,68. Le nebulose a riflessione costituiscono una piccolissima parte illuminata di un grande complesso nebuloso molecolare, ben percepibile nelle foto astronomiche molto sensibili alla luce in quanto oscura i campi stellari di fondo, tracciando una serie di sagome oscure in questa parte di cielo; il cuore del complesso è costituito da quattro maggiori addensamenti, noti come LDN 1643, 1644, 1645 e 1646, le cui parti illuminate coincidono con le nubi a riflessione del catalogo van den Bergh. La massa totale del complesso si aggira sulle 90.000 masse solari.

Non molto distante da questo complesso si osserva l’ammasso aperto NGC 2215, piccolo ma relativamente facile da individuare; la sua posizione si può rintracciare collegando le stelle β Monocerotis e γ Monoceroris, fermandosi a metà strada e spostandosi circa mezzo grado verso sud. Può essere notato anche con un telescopio da 80 mm, dove appare come una macchia pallida di circa 6 minuti d’arco su cui brillano alcune deboli stelline; con uno strumento da 150 mm l’ammasso è pienamente risolto in una trentina di stelle fino alla magnitudine 13. Si tratta di un ammasso relativamente piccolo e raccolto, con un diametro reale stimato sui 7 anni luce; le sue componenti comprendono alcune giganti rosse e diverse stelle bianche. L’età è stimata sui 700 milioni di anni basandosi sugli studi più recenti, mentre studi precedenti hanno indicato età via via inferiori. Anche la sua distanza è stata oggetto di dibattito, con stime che andavano dai 3000 ai 4200 anni luce e anche molto oltre; gli studi più recenti gli attribuiscono una distanza di 2600 anni luce, pur con alcune incertezze.

Sul confine col Cane Maggiore si osservano i numerosi ammassi e nebulose legati al complesso della Nebulosa Gabbiano. Poco a nord tuttavia spicca il famoso e brillante ammasso M50, che sebbene non sia il più brillante della costellazione, è l’unico oggetto catalogato qui dal Messier. Si individua in una zona povera di stelle brillanti, sebbene molto ricca di piccoli addensamenti stellari e minute nebulose; lo si può raggiungere circa 7 gradi a nord della stella γ Canis Majoris, a sua volta vicina a Sirio, o alternativamente, a circa 1/3 della distanza fra Sirio e Procione, partendo dalla prima. Un binocolo da 50 mm di apertura è sufficiente per iniziare la risoluzione in stelle: si osservano una quindicina di componenti su un fondo che resta ancora nebuloso; la visione migliore si ha con piccoli telescopi amatoriali (da 90 mm a 150 mm), in cui si mostra completamente risolto, con una cinquantina di componenti comprese entro 10' di diametro. Con uno strumento da 150 mm si arriva a contare un'ottantina di stelle, fra le quali diverse disposte in coppia. M50 si trova ad una distanza di circa 3000 anni luce dal Sole (le stime però non sono ancora precise); ha un diametro angolare di 15' x 20' e quindi alla distanza determinata dovrebbe avere una dimensione lineare di circa 18 anni luce, mentre la regione centrale ne misura solo 9. Si stima che M50 possieda all'incirca 200 componenti; la stella più luminosa è di tipo spettrale B8 o B6 a seconda delle fonti. Una bella caratteristica di questo ammasso è che a 7' a sud del centro si trova una gigante rossa di tipo M, che con il suo colore contrasta con le stelle bianche e azzurre nelle vicinanze; l'ammasso contiene anche alcune giganti gialle. L’età di M50 è stimata sui 78 milioni di anni.

A nordovest di M50 si possono individuare alcune nebulose, che però risultano molto meglio osservabili in fotografia. Fra queste vi è NGC 2313, una piccola regione H II posta all'interno del Braccio di Orione; per lungo tempo la sua distanza non era nota con precisione, dato l'elevato tasso di errore nelle sue misurazioni: alcune stime la posizionano a circa 3030±1695 anni luce; uno studio del 2003 la colloca a circa 3300 anni luce, ossia nella stessa regione galattica in cui si trovano i grandi complessi nebulosi molecolari di Monoceros OB1 e Monoceros R2. La nube è illuminata e ionizzata dalla gigante blu HD 51477, una stella Be che oscilla fra le magnitudini 8,02 e 8,21, nota anche come V747 Monocerotis.

La nebulosa vdB 87 si osserva nei dintorni ed è divisa in tre parti principali, catalogate come vdB 87a, vdB 87b e vdB 87c, illuminate da tre nane bianco-azzurre, una di classe spettrale B6V e le altre due di classe B1V; la principale, la responsabile dell'illuminazione di vdB 87c, è BD-08 1665, di magnitudine 11,15. La nube fa parte della regione di formazione stellare BFS64, una regione HII di dimensioni apparenti assai ridotte associata ad una nube molecolare gigante; in associazione a questa regione nebulosa vi sono pure l'oggetto stellare giovane CPM 33, due giovani e piccoli ammassi aperti fortemente oscurati, e una forte sorgente di radiazione infrarossa. La sua distanza è stimata invece sui 10.400 anni luce, dunque in una regione molto distante dalla maggior parte degli oggetti visibili nei dintorni.