Gesù e il problema di una vita/Capitolo 8

Indice del libro
Jan Styka - Chrystus w koronie cierniowej.jpg
Ingrandisci
Cristo con la corona di spine, di Jan Styka (c.1920)

Capitolo 8: Seguaci e AmiciModifica

Una delle cose più importanti che fece Gesù fu quella di chiamare a sé delle persone affinché lo seguissero. Coloro che ascoltarono e obbedirono tale chiamata incluse i Dodici, ma ce ne furono anche molti altri.
Esaminiamo i Dodici per primi.

I DodiciModifica

Gli apostoli di Gesù Cristo (dal greco απόστολος, apóstolo: 'inviato'), come descritto nel Nuovo Testamento, sono i discepoli costituiti da Gesù per dare continuità al messaggio della salvezza da lui proclamato. Egli ne scelse dodici come il numero delle tribù di Israele.

« Chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli. »
(Luca 6:13)
« Chiamò presso di sé quelli che volle; ed essi si avvicinarono a lui. Quindi ne costituì dodici perché stessero con lui e potesse mandarli a predicare, e perché avessero il potere di guarire le infermità e di scacciare i demoni. »
(Marco 3:13-15)

Dopo il tradimento e la morte di Giuda Iscariota, il numero originario fu ristabilito prima della Pentecoste con l'elezione di Mattia[1]. Oltre al gruppo dei dodici, Paolo di Tarso (Gal 2,8) è riconosciuto da tutti i cristiani un apostolo di Cristo (il tredicesimo); così come per la Chiesa Cattolica lo è pure Barnaba.

Gli apostoli nel Nuovo TestamentoModifica

La scelta dei primi apostoli nei vangeliModifica

Nei vangeli canonici si ravvisano delle discrepanze in merito al luogo, ai nomi e al momento in cui i primi apostoli furono scelti.
Relativamente al luogo, secondo i sinottici[2], Gesù scelse i suoi primi apostoli presso il Lago di Tiberiade[3], detto anche Lago di Genezareth, in Galilea, nel Nord della terra d'Israele, al contrario del Vangelo di Giovanni[4] che colloca l'avvenimento vicino al luogo del suo battesimo nei pressi di Betania nel Sud del paese, a circa 150 chilometri dal Lago di Tiberiade. Inoltre, in relazione al momento, il Vangelo di Giovanni fa operare la scelta a Gesù quasi subito dopo il suo battesimo, mentre invece i vangeli sinottici pongono l'avvenimento parecchio tempo dopo, visto che Gesù avrebbe prima passato anche quaranta giorni nel deserto. Infine, anche i nomi dei primi apostoli scelti non coincidono tra la versione sinottica e quella giovannea.[5]

Secondo alcuni commentatori, queste divergenze non sarebbero completamente inconciliabili. È possibile infatti che il primo incontro di Gesù con Andrea, Pietro e Giovanni (che secondo la tradizione è il discepolo di cui non viene citato il nome) sia avvenuto a Betania poco dopo il suo battesimo, come raccontato dal vangelo di Giovanni. Dopo il ritorno in Galilea sia di Gesù che dei suoi futuri discepoli (che dopo l'arresto di Giovanni il Battista sarebbero tornati nella loro città riprendendo il mestiere di pescatori), sarebbe avvenuto sul Lago di Tiberiade un nuovo incontro da cui sarebbe scaturita la chiamata definitiva, da parte di Gesù, dei tre uomini (con l'aggiunta di Giacomo, fratello di Giovanni), come raccontato dai vangeli sinottici.[6]

I vangeli sinottici descrivono in seguito la chiamata di Matteo (non raccontata dal vangelo di Giovanni)[7], mentre il vangelo di Giovanni descrive le chiamate di Filippo e Natanaele (non raccontate dai sinottici).[8]

Gli apostoli nei vangeli sinotticiModifica

I vangeli sinottici concordano nel riferire che Gesù formò tra i suoi seguaci un gruppo ristretto di dodici persone, per fare con loro vita comune e per mandarli in seguito a predicare il suo messaggio. Queste persone furono chiamate apostoli, termine che significa "inviati". Di questo gruppo facevano parte: le tre coppie di fratelli Pietro-Andrea, Giacomo-Giuda Taddeo cugini di Gesù, e Giacomo-Giovanni, l’ex esattore delle tasse Matteo e altri sette discepoli i cui nomi non erano stati citati in precedenza, cioè Filippo, Tommaso, Giuda Iscariota, Bartolomeo, Simone il Cananeo o lo Zelote; gli ultimi due sono chiamati diversamente nel vangelo di Luca, cioè Simone lo Zelota e Giuda di Giacomo.

In Marco e Luca la distinzione tra apostoli e discepoli è più marcata: i discepoli sono un gruppo più grande, che comprende il gruppo più ristretto dei dodici. Luca cita anche un gruppo di settanta discepoli, mandato in missione da Gesù. In Matteo la distinzione tra apostoli e discepoli è invece più attenuata, al punto che l’espressione "i dodici" finisce gradualmente per passare in secondo piano in favore dell’espressione "i discepoli".[9]

Gli apostoli negli Atti degli ApostoliModifica

L'inizio degli Atti degli Apostoli parla di undici apostoli ossia:

Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo.

Manca, rispetto al Vangelo di Luca, Giuda Iscariota che è morto dopo aver tradito Gesù; dopo l'Ascensione di Gesù un dodicesimo apostolo, Mattia,[1] viene integrato per sorteggio[10] su iniziativa di Pietro Atti 1:21-22.

Gli apostoli nel Vangelo di GiovanniModifica

Il Vangelo di Giovanni non riporta l'elenco degli apostoli, e ne cita più o meno esplicitamente otto, più un altro la cui identificazione non è univoca:

Rispetto ai sinottici, non sono riportati i nomi di Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone il Cananeo.

In Giovanni non è indicato esplicitamente il numero degli apostoli, ma si dice che Giuda Iscariota era "uno dei Dodici":

« Rispose Gesù: "Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!". Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: questi infatti stava per tradirlo, uno dei Dodici. »
(Giovanni 6:70-71)

I nomi dei DodiciModifica

I nomi dei Dodici differiscono parzialmente tra i vari elenchi dati nel Nuovo Testamento[11] e, secondo gli esegeti curatori del "Nuovo Grande Commentario Biblico", "fa bene riflettere sul fatto che in seguito fu ricordato ben poco della maggior parte dei membri di questo gruppo che un tempo era così importante"[12]; gli stessi esegeti osservano come oltre a Lc 6,14-16 "troviamo altre liste dei Dodici in Mc 3,16-19; Mt 10,2-4; At 1,13" e "in verità, le liste dei Dodici hanno continuato a mescolare i nomi".[13][14][15] Gli studiosi dell'interconfessionale Bibbia TOB notano come la tradizione avrebbe cercato di far coincidere alcune divergenze; ad esempio, nel caso di Natanaele[16] "alcune tradizioni l'identificano con l'apostolo Bartolomeo, ma senza fondamento", oppure il caso di Taddeo[17] che altri manoscritti nominano come Lebbeo o Giuda figlio di Giacomo o Giuda lo Zelota e tali esegeti ritengono che "la soluzione più semplice è che ogni sinottico abbia avuto un nome differente per l'undicesimo apostolo" ed "è del resto poco probabile che questi nomi indichino lo stesso personaggio", anche perché tutti di origine semitica mentre all'epoca, quando si avevano altri nomi oltre a quello giudeo, questi erano di origine greca o romana.[18] Invece, la Bibbia nella versione ufficiale CEI insegna che «Natanaele è l'apostolo Bartolomeo».[19] La Catholic Encyclopedia spiega con molti ragionamenti quali ragioni inducano gli studiosi a identificare Bartolomeo e Natanaele:

  • «Bartolomeo non è il nome proprio dell'Apostolo», in quanto è un patronimico;
  • «il nome [di Bartolomeo] non è presente nel Quarto Vangelo, mentre Natanaele non è menzionato nei sinottici»;
  • «il nome di Bartolomeo è associato a quello di Filippo negli elenchi di Matteo e Luca, e a fianco di questo in Marco, il che concorda con il fatto mostrato da San Giovanni che Filippo era amico di lunga data di Natanaele e lo condusse a Gesù»;
  • «la chiamata di Natanaele, menzionata con la chiamata di parecchi Apostoli, pare che lo designi all'apostolato, specialmente poiché la narrazione piuttosto completa e bellissima induce ad attendersi sviluppi importanti»;
  • «Natanaele era della Galilea, ove Gesù trovo molti dei Dodici, se non tutti»;
  • «nell'occasione dell'apparizione del Salvatore risorto sulle rive del Lago di Tiberiade, Natanaele è presente, insieme con parecchi apostoli che sono nominati e con due Discepoli anonimi, che erano, quasi certamente, altri Apostoli (la parola "apostolo" non compare nel Quarto Vangelo e "discepolo" di Gesù ordinariamente significa "Apostolo") e così, presumibilmente, era uno dei Dodici.»[20]
Posizione Immagine Nome Sepoltura Attributi
1   Pietro Roma, nella basilica di San Pietro chiavi, tonsura, capelli crespi e bianchi, barba bianca e corta, gallo, croce capovolta, talvolta vestito da papa. La veste, soprattutto nel medioevo, è solitamente gialla.
2   Giovanni Efeso libro, aquila, calice con serpenti; può avere sia aspetto giovanile e imberbe (come apostolo vicino a Gesù) o vecchio e con la barba bianca (come evangelista). La veste, soprattutto nel medioevo, è solitamente rossa o rosa.
3   Giacomo il Maggiore Santiago di Compostela cappello e bastone da pellegrino, capasanta, bisaccia; talvolta il libro e la spada; può apparire a cavallo mentre uccide un saraceno ("matamoros").
4   Andrea Patrasso (basilica di Sant'Andrea), reliquie ad Amalfi e a Pienza croce di Sant'Andrea o croce normale; barba lunga e bianca; talvolta è con la rete e i pesci; la veste è spesso verde.
5   Filippo Hierapolis[21] croce; talvolta il drago
6   Tommaso Chennai (India), poi Ortona, nella cattedrale di San Tommaso Apostolo squadra, lancia, cintura di Maria
7   Bartolomeo Benevento, basilica di San Bartolomeo Apostolo coltello, a volte con la propria pelle sul braccio; in Spagna è spesso col demonio incatenato
8   Matteo Salerno, cattedrale libro, angelo, alabarda
9   Giacomo il Minore Roma insieme a Filippo nella basilica dei XII Apostoli o Gerusalemme nella cattedrale di San Giacomo[22] bastone
10   Simone lo Zelota Roma insieme a Giuda Taddeo nella basilica di San Pietro - secondo altri a Lanciano sega
11   Giuda Taddeo Roma insieme a Simone lo Zelota nella basilica di San Pietro - secondo altri a Lanciano lancia
12   Mattia Padova, nella basilica di Santa Giustina, vicino all'evangelista Luca spada o accetta

Caratteristiche degli apostoliModifica

Esortazione agli apostoli, di James Tissot (1894)

Undici apostoli erano sicuramente galilei; in quanto Giuda potrebbe essere stato giudeo (vedi l'etimologia di "Giuda Iscariota"). Forse anche Simone lo Zelota era Giudeo. Probabilmente originario di Betania come Lazzaro, Marta e Maria Maddalena. In Matteo 26,6 e Marco 14,3 viene detto che Gesù si trovava a casa di Simone il lebbroso, ovviamente guarito precedentemente da Gesù e poi diventato suo discepolo e apostolo.

Dopo la resurrezione e l'ascensione di Gesù, e la morte di Giuda Iscariota, gli undici apostoli restanti si riunirono e dopo un sorteggio nominarono Mattia completando nuovamente il numero di dodici.

Nel Nuovo Testamento sono citati anche altri uomini che agirono come apostoli oltre ai Dodici. Il più noto è certamente Paolo di Tarso, la cui autorità apostolica fu talvolta contestata dagli altri apostoli; con lui, anche Barnaba viene ricordato negli Atti con la qualifica di apostolo (... quod ubi audierunt apostoli Barnabas et Paulus conscissis tunicis suis exilierunt in turbas clamantes, 14,14).

Altre figure neotestamentarie con la qualifica di apostolo sono Andronico e Giunia (Romani 16,7), quest'ultima una donna.

In senso proprio, il ministero e la funzione dell'apostolo (come quello dei profeti) è limitato, dopo la chiusura del canone della Bibbia, soltanto alle persone specificatamente designate come tali nel Nuovo Testamento e non è trasmissibile. La funzione dell'apostolo infatti è quella di essere stato testimone diretto della vita, morte e risurrezione di Cristo e quindi di riportarne autorevolmente l'insegnamento. Nel libro degli Atti, infatti, dovendo sostituire Giuda Iscariota nel numero degli apostoli, è scritto:

« È necessario dunque che un altro si unisca a noi per farsi testimone della risurrezione del Signore Gesù. Deve essere uno di quelli che ci hanno accompagnato mentre il Signore Gesù è vissuto con noi, da quando Giovanni predicava e battezzava fino a quando Gesù è stato portato in cielo, mentre era con noi (...) per prendere in questo ministero apostolico il posto che Giuda ha abbandonato per andarsene al suo luogo. »
(Atti 1:21.22.25)

Saulo di Tarso (Paolo), costituisce un'eccezione a tale principio. Benché non facesse parte del numero originale degli apostoli, anche a lui apparve risorto Gesù.

La comunione dei cristiani di epoche successive con gli apostoli è legata e definita alla fedeltà al loro insegnamento (Gal 1,9; 1 Corinzi 15,1.2).

La Chiesa cattolica, quella ortodossa, le chiese orientali e alcune altre chiese considerano i vescovi i successori degli apostoli, in quanto sono consacrati (ordinati) da altri vescovi che, a loro volta, avevano ricevuto la consacrazione da altri vescovi fino a risalire agli apostoli.

Apostoli e fratelli di GesùModifica

Sulla base di alcuni passi dei testi a noi pervenuti riguardo a Gesù Cristo, una parte degli studiosi ha ipotizzato che avesse dei fratelli, di cui vengono riportati i nomi Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda (Taddeo). Secondo i cattolici - a differenza ad esempio dei protestanti - non si tratterebbe di fratelli, come si intende ora, in quanto Maria, la Madre di Gesù, non ebbe altre gravidanze; sarebbero invece dei cugini primi di Gesù, figli di Alfeo, fratello di S. Giuseppe, e di Maria di Cleofa, sua moglie. In ebraico il termine fratello è usato anche per i cugini. Giuda, non è altri che il discepolo Giuda Taddeo, uno dei Dodici.

Secondo la tradizione delle chiese cristiane questi non sono identificati con gli apostoli che hanno lo stesso nome ma con persone diverse, in particolare Giacomo sarebbe Giacomo il Giusto. Alcuni studiosi ritengono invece che alcuni degli apostoli, ossia Giuda Taddeo e Giacomo il minore fossero fratelli-cugini di Gesù, vedi sopra, tenendo sempre presente il significato di fratello nel popolo ebraico del I secolo p.e.v., termine con il quale si annoverano anche i soggetti appartenenti al medesimo clan familiare.

Non esiste una trasmissione diretta del ministero apostolico. Loro sono chiamati apostoli, ma non come diretta trasmissione del ministero apostolico dei dodici il quale è unico e irripetibile.

Destinazione dei dodici apostoliModifica

Dopo l'Ascensione di Gesù al cielo in corpo, anima e spirito, i dodici apostoli si stabilirono a Gerusalemme, dove costituirono il nucleo centrale della nascente comunità cristiana; attorno ad essi si radunarono i seguaci di Gesù, formando la Chiesa di Gerusalemme. Dopo avere iniziato la loro predicazione in Giudea, in seguito gli apostoli si suddivisero il compito di annunciare il Vangelo nel mondo allora conosciuto[23], nel modo seguente:

Entro trent'anni dalla prima predicazione di Pietro a Gerusalemme[24], con la partenza degli apostoli Gesù Cristo ebbe adoratori in tutta la terra abitata a quel tempo[23].

Le tombe e reliquie degli apostoli si trovano in edifici di culto sparsi nel mondo, molte delle quali in Italia[25]:

Altri seguaciModifica

Settanta discepoliModifica

Gesù ebbe un ben più grande gruppo di seguaci che furono anch'essi considerati "discepoli": in un occasione mandò in missione un gruppo di settanta che vennero poi conosciuti con tale appellativo.[27]

Per settanta discepoli (o settantadue discepoli, o settanta apostoli) si intendono i primitivi seguaci di Gesù menzionati nel Vangelo secondo Luca 10:1-24, unico testo della Bibbia a riportare che Gesù li aveva nominati e inviati in coppie in missione.

Nella cristianità occidentale si tende a riferirsi a essi come discepoli, nella cristianità orientale come apostoli. Secondo l'originale greco, un apostolo è mandato in missione e un discepolo è uno studente; in ogni caso, le due tradizioni divergono sull'accezione della parola apostolo.

Nella Chiesa ortodossa, il 4 gennaio ricorre la festività dedicata ai settanta discepoli, chiamata Sinassi dei settanta apostoli. A ognuno dei settanta, inoltre, è riservata una commemorazione individuale nell'arco dell'anno liturgico.

Il rispettivo passo evangelico di Luca è il seguente:

« 1 Dopo queste cose, il Signore designò altri settanta discepoli e li mandò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dov'egli stesso stava per andare. 2 E diceva loro: «La mèsse è grande, ma gli operai sono pochi; pregate dunque il Signore della mèsse perché spinga degli operai nella sua mèsse. 3 Andate; ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. 4 Non portate né borsa, né sacca, né calzari, e non salutate nessuno per via. 5 In qualunque casa entriate, dite prima: "Pace a questa casa!" 6 Se vi è lì un figlio di pace, la vostra pace riposerà su di lui; se no, ritornerà a voi. 7 Rimanete in quella stessa casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno del suo salario. Non passate di casa in casa. 8 In qualunque città entriate, se vi ricevono, mangiate ciò che vi sarà messo davanti, 9 guarite i malati che ci saranno e dite loro: "Il regno di Dio si è avvicinato a voi". 10 Ma in qualunque città entriate, se non vi ricevono, uscite sulle piazze e dite: 11 "Perfino la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scotiamo contro di voi; sappiate tuttavia questo, che il regno di Dio si è avvicinato a voi". 12 Io vi dico che in quel giorno la sorte di Sodoma sarà più tollerabile della sorte di quella città.
13 «Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida; perché se in Tiro e in Sidone fossero state fatte le opere potenti compiute tra di voi, già da tempo si sarebbero ravvedute, prendendo il cilicio e sedendo nella cenere. 14 Perciò, nel giorno del giudizio, la sorte di Tiro e di Sidone sarà più tollerabile della vostra. 15 E tu, Capernaum, sarai forse innalzata fino al cielo? No, tu scenderai fino all'Ades.
16 Chi ascolta voi ascolta me; chi respinge voi respinge me, e chi rifiuta me rifiuta Colui che mi ha mandato».
17 Or i settanta tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni ci sono sottoposti nel tuo nome». 18 Ed egli disse loro: «Io vedevo Satana cadere dal cielo come folgore. 19 Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e su tutta la potenza del nemico; nulla potrà farvi del male. 20 Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». 21 In quella stessa ora, Gesù, mosso dallo Spirito Santo, esultò e disse: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli! Sì, Padre, perché così ti è piaciuto! »
(Luca 10:1-21)

Elenco dei settantaModifica

Ippolito di Roma era un discepolo di Ireneo di Lione, a sua volta discepolo di Policarpo di Smirne, a sua volta di Giovanni evangelista. Nello scritto Sui settanta apostoli, a lui attribuito con riserva, è riportato l'elenco dei discepoli:[28]

  1. Giacomo il Giusto, vescovo di Gerusalemme
  2. Cleopa (o anche Cleofa), vescovo di Gerusalemme
  3. Mattia, apostolo
  4. Taddeo di Edessa
  5. Anania, vescovo di Damasco
  6. Stefano protomartire
  7. Filippo l'Evangelista
  8. Procoro, vescovo di Nicomedia
  9. Nicànore
  10. Timone, vescovo di Bostra
  11. Parmena, vescovo di Soli
  12. Nicola, vescovo di Samaria
  13. Barnaba, apostolo e vescovo di Milano
  14. Marco, evangelista e vescovo di Alessandria
  15. Luca, evangelista
  16. Sila, vescovo di Corinto[29]
  17. Silvano, vescovo di Tessalonica[29]
  18. Crescente
  19. Epeneto, vescovo di Cartagine
  20. Andronico, vescovo di Pannonia
  21. Ampliato, vescovo di Varna
  22. Urbano, vescovo di Macedonia
  23. Stachys, vescovo di Bisanzio
  24. Barnaba, vescovo di Eraclea
  25. Figello, vescovo di Efeso
  26. Ermogene, vescovo di Efeso
  27. Dema di Tessalonica, che divenne anche sacerdote di idoli
  28. Apelle, vescovo di Smirne
  29. Aristobulo, vescovo di Britannia
  30. Narcisso, vescovo di Atene
  31. Erodione, vescovo di Patrasso
  32. Agabo il profeta
  33. Rufo, vescovo di Tebe
  34. Asincrito, vescovo di Ircania
  35. Flegonte, vescovo di Maratona
  36. Ermes, vescovo di Dalmatia
  37. Patrobulo, vescovo di Pozzuoli
  38. Herma, vescovo di Filippi
  39. Lino, vescovo di Roma
  40. Caio, vescovo di Efeso
  41. Filologo, vescovo di Sinope
  42. Olympas, martire a Roma
  43. Rhodion, martire a Roma (forse lo stesso di Erodione di Patrasso)
  44. Lucio, vescovo di Laodicea
  45. Giasone, vescovo di Tarso
  46. Sosipatro, vescovo di Iconio
  47. Terzio, vescovo di Iconio
  48. Erasto, vescovo di Panea
  49. Quarto, vescovo di Berito
  50. Apollo, vescovo di Corinto
  51. Cefa
  52. Sostene, vescovo di Colofone
  53. Tichico, vescovo di Colofone
  54. Epafrodito, vescovo di Andriace
  55. Cesare, vescovo di Durazzo
  56. Marco, cugino di Barnaba, vescovo di Apollonia
  57. Giuseppe Barsabba, detto Giusto, vescovo di Eleuteropoli
  58. Artema, vescovo di Listra
  59. Clemente, vescovo di Sardica
  60. Onesiforo, vescovo di Corone
  61. Tichico, vescovo di Calcedonia
  62. Carpo, vescovo di Berito
  63. Evodio, vescovo di Antiochia
  64. Aristarco, vescovo di Apamea
  65. Marco, detto anche Giovanni, vescovo di Bibliopoli
  66. Zena, vescovo di Diospoli
  67. Filemone, vescovo di Gaza
  68. Aristarco
  69. Pudes
  70. Trofimo

La tradizione ortodossa si basa sull'esistenza di un resoconto di Doroteo, vescovo di Tiro, del III secolo; la versione pervenuta ai giorni nostri è dell'VIII secolo.[30]

Secondo i redattori della Catholic Encyclopedia, "queste liste sono sfortunatamente prive di valore"[31], in quanto tarde e non riscontrabili con altre fonti storiche.

Secondo Eusebio di Cesarea, all'epoca della nascita del Cristianesimo non esisteva alcun elenco, e nella sua Storia ecclesiastica riporta tra i settanta solo Barnaba, Sostene, Cefa, Mattia, Taddeo e Giacomo, fratello del Signore.[32]

Due punti sorgono comunque in merito a questi Settanta. Primo, essi non erano in nessuno modo discepoli di "seconda classe". Il gruppo includeva anche donne (cfr. sezione seguente), donne che stettero ai piedi della croce di Gesù fino alla fine (a differenza di altri che fuggirono), e molte delle sue apparizioni furono agli appartenenti di tale gruppo: alle donne, appunto, a Cleopa e al suo compagno, a "più di cinquecento fratelli" come cita Paolo.[33] Secondo, è questo gruppo più numeroso e variato di seguaci, e non i Dodici, che ci forniscono un modello di chi dovesse poi costituire la chiesa.

Le donne nei VangeliModifica

  GESÙ E LE DONNE
La presenza delle donne nel gruppo più numeroso dei seguaci solleva il problema di Gesù e le donne.

Nella cultura del tempo di Gesù, come in gran parte del mondo antico, il ruolo delle donne veniva soprattutto limitato a quello di mogli domestiche e madri. Sebbene la cultura ebraica fosse maggiormente favorevole alle donne delle altre società dell'epoca, le donne erano comunque trattate come poco più che proprietà. Flavio Giuseppe, nonostante fosse un ebreo ben istruito, riusciva ad affermare che era insegnamento della "Scrittura" che "una donna è inferiore a suo marito in tutte le cose".[34] (Da quale "Scrittura" Flavio stesse citando nessuno lo sa; non è certamente l'Antico Testamento.) Che tali valori negativi fossero ampiamente affermati lo dimostra la reazione di sopresa dei discepoli quando trovano Gesù che conversa con una donna in Samaria.[35]
Gesù tuttavia era radicale nelle sue vedute sule donne:

  • I seguaci di Gesù includevano varie donne, alcune delle quali viaggiavano con lui e i Dodici. Per qualsiasi uomo viaggiare con un tale entourage in tale cultura era – ed è – quasi sconosciuto.
  • Le donne ebbero un ruolo molto importante negli eventi della Pasqua. I soli seguaci che stettero con Gesù alla croce, a parte Giovanni il discepolo, furono solo donne.
  • Le donne sono prominenti nei resoconti della risurrezione. In particolare, il Gesù risorto apparve prima a Maria Maddalena e la istruì di "andare a dirlo ai suoi fratelli". Il primo testimone della risurrezione fu una donna.[36]
  • Gesù insegnò alle donne, evidentemente con l'intenzione che, a loro volta, potessero insegnare. Quando Luca ci dice che Maria "sedette ai piedi di Gesù ascoltando le sue parole", egli sta usando un'espressione idiomatica per significare uno studente a cui viene insegnato da un rabbino:
« Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola.[37] »
  • Gesù difese le donne. Quando gli venne presentata "una donna sorpresa in adulterio", Gesù rifiuta di condannarla e, dopo aver costretto i suoi accusatori ad andarsene, la lascia andare con un'ammonizione.[38]
  • Nella cultura dedll'epoca, le donne erano considerate la fonte del peccato sessuale. Tuttavia, nel Sermone della Montagna, Gesù incolpa gli uomini, non le donne, per la lussuria.[39]
  • Nelle sue parabole, Gesù fa pari uso di immagini dal mondo delle donne e da quello degli uomini, e usa le donne come modelli positivi. Pertanto, ad esempio, in una parabola su una donna che cerca una dracma perduta, la donna rappresenta Dio.[40]
  • La più lunga discussione registrata nei vangeli è quella tra Gesù e la donna di Samaria.[41]
  • L'insegnamento di Gesù sul divorzio è rivelatore. Nella cultura del giorno, l'uomo consederava la propria moglie poco più di un possesso/proprietà personale, e divorziarla era facile. Flavio Giuseppe poteva quindi scrivere: "In questo periodo divorziai mia moglie, poiché era dispiaciuto del suo comportamento".[42] Se un uomo divorziava la propria moglie, qualsiasi offesa o insulto veniva considerato fatto alla famiglia della donna e non a lei stessa. Tuttavia Gesù insegnò: "Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei".[43]

In un mondo che considerava le donne quali oggetti di proprietà il cui ruolo era di essere sottomesse agli uomini, Gesù le considerò come genuini esseri umani di pari valore e dignità.

 
Maria Maddalena in ginocchio in una scena Stabat Mater di Gabriel Wuger, 1868

I Vangeli canoniciModifica

Come abbiamo visto, nei vangeli Gesù è presentato vicino ai più deboli, per esempio bambini, lebbrosi e donne.

Con queste ultime Gesù si comporta in modo liberale: difende una prostituta dal linciaggio,[44] dialoga di religione con una samaritana (cioè una reietta, secondo le concezioni ebraiche),[45] permette a una malata (l'emorroissa) di toccarlo e la guarisce per la sua fede.[46]. Infine, Gesù risorto si rivela per primo a due donne.

Questo atteggiamento ha di sicuro comportato dello scandalo non solo tra i suoi detrattori, ma anche tra i suoi più intimi.[47] Paolo, pur riconoscendo pari dignità ai due sessi, chiede comunque alle donne, per non scandalizzare la gente, di rimanere sottomesse ai propri mariti.[48]

I Vangeli apocrifiModifica

L'eguaglianza tra uomini e donne nelle comunità cristiane fu difesa nel Vangelo secondo Filippo che fa di Maria Maddalena «la consorte di Cristo. Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli e la baciava spesso sulla bocca. Gli altri discepoli allora gli chiesero: - Perché ami lei più di tutti noi? - Il Salvatore rispose chiedendo loro: - Perché non vi amo come lei?»,[49] e lo gnostico Dialogo del Salvatore fa di Maddalena, con Filippo e Tommaso, il discepolo preferito «che parlava come una donna che conosceva il Tutto».[50]

Nel Vangelo di Maria, dopo la crocifissione, Maddalena insegna agli apostoli, suscitando la reazione di Pietro, irritato di dover ascoltare lei, «preferita di molto a tutti noi» e Levi gli fa osservare che «se il Salvatore l'ha fatta degna, chi sei tu per rifiutarla? Certamente il Signore la conosce molto bene. Perciò l'ha amata più di noi».[51]

Maria MaddalenaModifica

Maria Maddalena (ebr. מרים המגדלית), in greco: Μαρία ἡ Μαγδαληνή, Maria hē Magdalēnē) detta anche Maria di Magdala, secondo il Nuovo Testamento è stata un'importante seguace di Gesù.

Venerata come santa dalla Chiesa cattolica, che celebra la sua festa il 22 luglio, la sua figura viene descritta, sia nel Nuovo Testamento sia nei Vangeli apocrifi, come una delle più importanti e devote discepole di Gesù.

Fu tra le poche a poter assistere alla crocifissione e – secondo alcuni vangeli – divenne la prima testimone oculare e la prima annunciatrice dell'avvenuta resurrezione[52].

SoprannomeModifica

L'aggettivo "Maddalena" viene accompagnato in qualche passo dei vangeli dalla precisazione "detta": p. es. in 8:2 il testo originale riporta "Μαρία ἡ καλουμένη Μαγδαληνή" (= Maria chiamata Maddalena). In 16:9 questa precisazione non è presente (il testo greco si traduce letteralmente "Maria Maddalena").

Si è posta così la domanda se il soprannome "Maddalena" indichi che la donna proveniva da Magdala — una piccola cittadina sulla sponda occidentale del Lago di Tiberiade, detto anche "di Genezaret" — o abbia un altro significato.

Anche se molti studiosi ritengono valido il senso di semplice riferimento alla città d'origine,[53][54] qualcuno ritiene che esso si scontri con problemi oggettivi legati alla toponomastica del I secolo (nelle fonti del I secolo Magdala è citata esclusivamente con il nome greco di Tarichea) e all'identificazione della località, resa difficile dalla presenza di diverse località denominate Magdala e dall'assenza nei testi evangelici di riferimenti precisi che consentano di identificare la città natale di Maria Maddalena.[55]

L'appellativo "Maddalena" potrebbe avere invece una suggestiva valenza simbolica derivata dal termine ebraico/aramaico migdal / magdal =Torre, usato per sottolineare l'importanza di questa donna all'interno della comunità dei discepoli di Gesù. Già san Girolamo adottò questa interpretazione quando, in una sua lettera, scrisse di Maria Maddalena come di colei che «per il suo zelo e per l’ardore della sua fede ricevette il nome di "turrita" ed ebbe il privilegio di vedere Cristo risorto prima degli apostoli».[56]

Maria Maddalena nei vangeli canoniciModifica

Maria Maddalena è menzionata nel Vangelo secondo Luca (8:2-3), assieme a Susanna e Giovanna, come una delle donne che «assistevano Gesù con i loro beni». Secondo tale vangelo, esse erano spinte dalla gratitudine: proprio da Maria Maddalena «erano usciti sette demòni». Costoro finanziavano personalmente la missione itinerante del Maestro.

Secondo la tradizione, era una delle tre Marie che accompagnarono Gesù anche nel suo ultimo viaggio a Gerusalemme (Matteo 27:55; Marco 15:40-41; Luca 23:55-56), dove furono testimoni della crocifissione. Maria rimase presente anche alla morte e alla deposizione di Gesù nella tomba per opera di Giuseppe di Arimatea.[57]

« Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria Maddalena. »
(Giovanni 19:25)

Fu ancora lei, di primo mattino nel primo giorno della settimana, assieme a Salome e a Maria di Cleofa, la madre di Giacomo il Minore (Matteo 28:1 e Marco 16:1-2, oltre che nell'apocrifo Vangelo di Pietro 12), ad andare al sepolcro, portando unguenti per ungere la salma. Le donne trovarono il sepolcro vuoto ed ebbero una "visione di angeli" che annunciavano la risurrezione di Gesù (Mt 28:5).

« Nel giorno dopo il sabato, Maria Maddalena si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro... Maria Maddalena andò subito ad annunziare ai discepoli: "Ho visto il Signore" e anche ciò che le aveva detto. »
(Giovanni 20,1;20,18)

Maria Maddalena, in un primo momento corse a raccontare quanto visto a Pietro e agli altri apostoli (Giovanni 20:1-2). Ritornata al sepolcro, si soffermò piangendo davanti alla porta della tomba. Qui il "Signore risorto" le apparve, ma in un primo momento non lo riconobbe. Solo quando venne chiamata per nome fu consapevole di trovarsi davanti Gesù Cristo in persona, e la sua risposta fu nel grido di gioia e devozione, Rabbunì, cioè "maestro buono". Avrebbe voluto trattenerlo, ma Gesù la invitò a non trattenerlo e le disse:

« Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre mio; ma va' dai miei fratelli e di' loro: Sto ascendendo al Padre mio e al Padre vostro, al Mio Dio e al vostro Dio »
(Giovanni 20:17)

Divenne così, nel Vangelo secondo Giovanni, la prima annunciatrice della resurrezione e si meritò in seguito il titolo di "apostola degli apostoli" e di "evangelista" in qualità di prima annunciatrice della buona notizia.[58][59] «Il capitolo 20 di Giovanni, al versetto 17, raggiunge uno dei punti di più difficile comprensione. Ci si trova dinanzi all'ultima tappa del cammino di fede della Maddalena. Ricorre il verbo "attaccarsi", "afferrare", "toccare" (hàpto). Questo termine, col valore di toccare, nei vangeli sinottici, è sempre riferito a Gesù. Egli è colui che tocca, per guarire (cf Mt 8,3; Mc 7,33; Mc 8,22; Lc 22,51). Viene anche riferito a Gesù, affinché egli possa essere toccato (cf. Mc 3,10) o affinché tocchi qualcuno. L'incontro tra la Maddalena e Gesù costituisce l'unico caso in cui Gesù riferisce a se stesso il toccare. la forma è quella dell'imperativo presente medio, negativo. Si tratta, più esattamente, di un "medio di interesse". Il verbo esprime l'azione di Maria, compiuta a proprio vantaggio. Indica il trattenere per sé, che Gesù impedisce. Gesù ordina di non essere toccato. Maria, forse, ha iniziato a farlo, in un atteggiamento di prostrazione, ai piedi di Gesù. vi sarebbe collegamento, così, con il racconto di Matteo (cf. Mt 28,9). La forma imperativa presente "non toccarmi" […] non indica (a differenza dell'aoristo) che una data azione non debba essere compiuta. Indica, invece, che quell'azione deve essere fermata. Il senso, dunque, è: "Non continuare a toccarmi. Non continuare a stringermi a te". Gesù, dunque, non vuole porre una separazione tra Sé e Maria. Il suo atteggiamento verso la Maddalena, a ogni modo, non ha paralleli. [...] Gesù impone di non essere toccato, perché indica un nuovo modo di relazione. Il Risorto non è infastidito dal comportamento di Maria. Vuole introdurla, semplicemente, dentro la piena relazione con lui. Si tratta della condizione dei risorti in Cristo (cf. 1Ts. 4,16). La fisicità non è stata annullata né è divenuta realtà sottile o evanescente. C'è, è la stessa, ma, dentro l'evento della risurrezione, si rivela diversa. […] Il rapporto con l'amato deve entrare, dunque, in una prospettiva nuova. Maria, invece, ha equivocato l'incontro con Gesù risorto. Pensa che Gesù sia tornato tra i vivi. La Maddalena, così, crede che la condizione sia la stessa, in cui Gesù si trovi, prima della morte. Il tentativo di Maria, di trattenere Gesù, nasce dalla speranza di ristabilire la relazione di sempre. Maria non ha capito che il modo della relazione con il Maestro si è modificato. Il testo potrebbe essere tradotto con "Non continuare a toccarmi". […] Senza toccare né afferrare, si può stare, pur sempre, con il Maestro».

Identificazione di Maria Maddalena con la peccatrice penitenteModifica

 
La Maddalena penitente, di Adolfo Tommasi, 1893

La figura di Maria di Magdala è stata identificata per lungo tempo con altre figure di donna presenti nei vangeli:

« Ed ecco, una donna che era in quella città, una peccatrice, saputo che egli era a tavola in casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio profumato e, stando ai piedi di lui, di dietro, piangendo, cominciò a rigargli di lacrime i piedi; e li asciugava con i suoi capelli; e gli baciava e ribaciava i piedi e li ungeva con l'olio »
(Luca 7:36-50)
L'accostamento avviene poiché entrambe le donne (per intendersi, Maria di Betania e la peccatrice) lavano i piedi al Cristo e li ungono con il profumo: nel caso di Maria di Betania, per Giovanni il fatto avviene a Betania, in Giudea, probabilmente a casa di Lazzaro (Giovanni 12:1-11), per Marco e Matteo l'episodio avviene sempre a Betania ma a casa di Simone il lebbroso, l'unzione viene fatta alla testa e non ai piedi e i due evangelisti non riportano il nome della donna che rimane anonima (Marco 14:3-9 - Matteo 26:6-13), mentre l'episodio della peccatrice riportato da Luca avviene in casa di uno di cui si dice che era un Fariseo di nome Simone.
L'ipotesi che si tratti di due distinte figure è sostenuta dai seguenti particolari:
  • l'unzione dei piedi di Maria appare verso la fine della vita pubblica di Gesù, quella della peccatrice non è specificato, anche se l'episodio è collocato nel corso del ministero di Gesù in Galilea;
  • i due episodi hanno un significato diverso: nel vangelo secondo Luca si evidenzia la misericordia di Gesù verso i peccatori, negli altri vangeli si preannuncia la morte imminente di Gesù;
  • non è assolutamente assodato che Maria di Betania e Maria Maddalena siano la stessa persona.
A sostegno dell'ipotesi che si tratti invece della stessa figura si può invece ricordare che:
  • nel caso di Maria, Gesù è il festeggiato di una cena in casa di Simone il lebbroso, nel caso della peccatrice Gesù è in casa di uno che si chiama Simone, tuttavia ciò non è di per sé significativo, perché questo nome all'epoca di Gesù era molto diffuso in Palestina;[61]
  • è molto improbabile che per due volte in due luoghi differenti Gesù sia stato unto con una quantità di olio di nardo avente esattamente lo stesso valore (Marco 14:5 e Giovanni 12:5) e che per due volte questo abbia dato luogo alle stesse pesanti critiche da parte dei presenti; bisogna però considerare che il vangelo secondo Luca non riporta che si trattava di un olio prezioso e costoso e che il fariseo non s'indigna per l'unzione in sé ma per la sua effettuazione da parte di una pubblica peccatrice, donna impura che non avrebbe dovuto toccare un maestro spirituale;
  • in altri casi gli evangelisti sono in disaccordo su tempi e luoghi di eventi (es. i due racconti della natività in Matteo e Luca, le differenze nel giorno della crocifissione tra Giovanni e i sinottici e altri ancora).
  • più di una volta il Nuovo Testamento mostra imbarazzo e reticenza nei confronti delle persone che hanno stretti legami con Gesù (es. l'improvvisa menzione della guida di Giacomo, "il fratello del Signore" (Ga 1:19), negli Atti (At 12:17, At 15:13), non preceduta da alcuna spiegazione o introduzione pur essendo essa ampiamente attestata dai più importanti scrittori cristiani antichi, Origene, Eusebio, San Girolamo, Pseudo-Clemente e anche da non cristiani come Flavio Giuseppe.
  • il comprensibile imbarazzo degli evangelisti di fronte agli elementi che indichino l'accoglimento da parte di Gesù delle aspettative di regalità terrena su di lui appuntate dalla popolazione ebrea. L'unzione di Gesù è, in tal senso, il più caratteristico di essi.
  • se anche il senso teologico dei due episodi è diverso in Giovanni rispetto a Luca e in parte anche a Marco e Matteo, si deve ricordare che l'autore del quarto Vangelo mostra non di rado la tendenza a subordinare il racconto degli eventi a esigenze teologiche. Nel situare, per esempio, a differenza dei sinottici, la morte di Gesù al momento del sacrificio pasquale, Giovanni tende ad asserire l'identificazione tra Gesù e la vittima del sacrificio. Ancora, nel fornire il particolare, unico rispetto ai sinottici, della ferita al costato da cui esce sangue e acqua, Giovanni allude alla natura kosher della vittima. In entrambi i casi le implicazioni teologiche dei particolari sono così evidenti da non poter essere ignorate nell'analisi delle discordanze tra Giovanni e i sinottici.
  • Maria viene inoltre scambiata per l'adultera salvata da Gesù dalla lapidazione (come raccontato nella Pericope Adulterae) in Giovanni 8:1-11. In questo caso non ci viene tramandato nemmeno il nome della donna e l'identificazione probabilmente avviene solo per analogia con il caso precedente. L'accostamento tra Maria Maddalena e l'adultera redenta risale in realtà al 591, quando il papa Gregorio Magno, basandosi su alcune tradizioni orientali, in due sue omelie (XXV e XXXIII) identificò le due figure.

L'identificazione di Maria Maddalena con Maria di Betania o con la peccatrice è stata infine esplicitamente ridiscussa dalla Chiesa cattolica nel 1969 (dopo il Concilio Vaticano II). Tuttavia, era comune nell'esegesi medievale, e per antichissima tradizione anche oggi, tanto che la figura della Maddalena peccatrice fu inserita accanto a quella del Buon Ladrone nella sequenza del Dies irae (utilizzata nella liturgia cattolica tradizionale dei defunti):

« Qui Mariam absolvisti / et latronem exaudisti / mihi quoque spem dedisti. »

A seguito della riforma liturgica il testo della sequenza è stato ritoccato eliminando il nome di Maria; esso, tuttavia, è ancora recitato secondo la lezione tradizionale nelle celebrazioni della Messa tridentina.

La stessa identificazione è rifiutata dai protestanti. Anche gli ortodossi ritengono che Maria Maddalena, Maria di Betania e la peccatrice anonima del vangelo secondo Luca siano tre donne diverse.[62]

Invece, nel cosiddetto Vangelo di Maria Valtorta, di poco anteriore al Concilio Vaticano II, la figura di Maria Maddalena è chiaramente identificata con quella di Maria di Betania e la peccatrice pentita.[63]

L'umanista e teologo Jacques Lefèvre d'Étaples affrontò nel Cinquecento, tra il 1517 e il 1519, il problema dell'identificazione delle cosiddette tre Marie[64]. Infatti, egli si era occupato proprio della figura della Maddalena, su incarico della madre di Francesco I, Re di Francia, Luisa di Savoia, che gli aveva commissionato un'agiografia della santa. Il teologo Lefèvre scrisse diversi opuscoli relativi al dibattito delle tre Marie, partendo dalla tradizione della Chiesa cristiana orientale, di culto greco e lontana da Roma dai tempi dello Scisma d'Oriente (1054). Il dibattito fece scalpore all'epoca e si diffuse anche in Italia, presso umanisti delle varie corti, come ad esempio a Mantova presso i Gonzaga grazie al precettore della marchesa Isabella d'Este, Mario Equicola[65]. Tale dibattito si smorzò a valle della protesta luterana e al periodo della Riforma[66] fino a cadere nell'oblio.

A causa di queste sovrapposizioni tra le varie figure dei Vangeli, Maria Maddalena divenne un simbolo di pentimento e divenne patrona di varie istituzioni che si occupavano della gioventù femminile, come l'Ordine di Santa Maria Maddalena o le congregazioni delle maddalene di Lubań e Torino. Il suo nome fu anche usato per le Case Magdalene in Irlanda, conventi che ospitavano ragazze inviate dalle famiglie o dagli orfanotrofi: l'ultima Casa Magdalene in Irlanda è stata chiusa nel 1996.

Il biblista Gianfranco Ravasi ha sottolineato che l'identificazione di Maria Maddalena con Maria di Betania e con la peccatrice pentita è frutto di equivoci.[67]

Tuttavia l'identificazione di Maria Maddalena con la prostituta rimane ancora viva nella tradizione popolare. Come già accennato, ad esempio, in vari film che narrano di Gesù, Maria Maddalena viene effettivamente identificata con una prostituta, come in Mel Gibson, La passione di Cristo, nel film ispirato al romanzo di Nikos Kazantzakis L'ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese e nel famoso musical Jesus Christ Superstar, diretto da Norman Jewison, tratto dall'omonimo album musicale di Andrew Lloyd Webber.

Galleria della MaddalenaModifica

Le donne delle comunità cristiane primitiveModifica

Le posizioni delle lettere di PaoloModifica

« Voglio tuttavia che sappiate questo: Cristo è il capo di ogni uomo, l'uomo è capo della donna e Dio è capo di Cristo. Ogni uomo che prega o profetizza a capo coperto, disonora il suo capo; al contrario, ogni donna che prega o profetizza a capo scoperto, disonora la sua testa, perché è come se fosse rasa. Se una donna, dunque, non vuol portare il velo, si faccia anche tagliare i capelli! Ma se è vergognoso per una donna essere rasa, si copra col velo. L'uomo, invece, non deve coprirsi la testa, perché è immagine e gloria di Dio; mentre la donna è gloria dell'uomo. Infatti, l'uomo non ebbe origine dalla donna, ma fu la donna ad esser tratta dall'uomo; né fu creato l'uomo per la donna, bensì la donna per l'uomo »
(1 Corinzi 11:3-9)

Si fa risalire a norme dettate da Paolo di Tarso la sottomissione delle donne nelle comunità cristiane ma la sua posizione appare contraddittoria. Paolo insiste nel tentativo di conciliare la predicata uguaglianza di tutto il genere umano («non esiste più né giudeogentile, né uomo né donna», Lettera ai Galati 3,28) con il consiglio alle donne di sottomettersi ai propri mariti. Nella Lettera ai Romani 16, egli raccomanda la diacona Febe e saluta Giunia, «segnalata tra gli apostoli ed è stata in Cristo prima di me»; nella Prima lettera ai Corinzi (11,5) le donne possono profetizzare ma in 14,34-35:

« Le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la Legge. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea. »

Nella coppia Paolo proclama l'uguaglianza dei due sessi, impone al marito di rispettare la propria moglie, ma ciò non va al di là del talamo coniugale:

« Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l'uomo »
(1 Corinzi 11,3)

In compenso, lo pseudo-Paolo della Prima lettera a Timoteo 3,2 e della Lettera a Tito 1,6 e 2,5 stabilisce che il vescovo sia un uomo e invita le donne «a essere prudenti, caste, dedite alla famiglia, buone, sottomesse ai propri mariti, perché la parola di Dio non venga screditata».

Torna la sottomissione all'uomo, giustificata dal riferimento al Genesi:

« La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna d'insegnare né di dettare legge all'uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva, e non fu Adamo a essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. »
(1Tim 2:11-15)

I passi "più pesantemente anti-femministi" del Nuovo Testamento si trovano nelle lettere di Paolo. Del resto, Paolo era preoccupato di mantenere l'"ordine" nelle assemblee cristiane, per evitare che dall'esterno arrivassero pettegolezzi e critiche alla nuova setta, che già subiva accuse d'immoralità e di effeminatezza. Perciò insistette su un comportamento sessuale "corretto", compreso l'atteggiamento sottomesso delle donne nelle assemblee.[68] Pare quindi che Paolo abbia fatto un "passo indietro" rispetto alla posizione originale di Gesù.

Gli gnostici e la parità dei sessiModifica

Nel cristianesimo, l'impressione che Dio sia definito in termini tipicamente maschili, quali "padre", "signore", "re", "giudice", ribaditi anche, dove possibile, nell'iconografia artistica, è stata ulteriormente confermata dalla formulazione del dogma trinitario, che associa all'idea di un "Dio padre" quella di un "Dio figlio", mentre la terza persona della Trinità – neutro nell'espressione greca di pneuma e femminile in quella ebraica di ruah – è tradotta anch'essa nelle lingue europee con il termine maschile di "Spirito".

È tuttavia esistita una tradizione cristiana-gnostica che descriveva Dio in termini di dualità sessuata: una preghiera gnostica recitava «Da Te, Padre, e tramite Te, Madre, i due nomi immortali, genitori dell'essere divino».[69]

Secondo lo gnostico Valentino, pur essendo in realtà indescrivibile, Dio può essere espresso come "Padre e Madre del Tutto", o "Padre Silenzio" (alogia, femminile) dove il "Silenzio" è il grembo che riceve il seme dalla "Fonte ineffabile" generando coppie di energia maschile e femminile. Il valentiniano Marco, che si definisce "grembo ricevente il Silenzio", celebra la messa invocando la Madre, «prima di ogni cosa, incomprensibile e indescrivibile Grazia [charis, femminile]», pregandola di scorrere come il vino dell'offerta.[70]

Lo scritto gnostico La grande rivelazione descrive l'origine dell'universo: dal Silenzio apparve «un grande potere, la Mente [nous, maschile] dell'universo che governa ogni cosa ed è un maschio, e una grande Intelligenza [epinoia, femminile], una femmina che produce ogni cosa», un potere che è uno ed è, insieme, diviso, è «madre, padre, sorella, sposa, figlia e figlio di se stesso, è l'unica radice del Tutto».[71]

Nell’Apocrifo di Giovanni, alla morte in croce di Cristo, l'apostolo Giovanni ha la visione di "una sembianza triforme" che gli dice: "Io sono il Padre, sono la Madre, sono il Figlio" e la Madre è descritta come "la Madre di ogni cosa, perché esisteva prima di tutti, il madre-padre".[72] Qui la Madre appare coincidere con lo Spirito, come si afferma nello gnostico Vangelo secondo Filippo in cui «Adamo è stato fatto da due vergini, lo spirito e la terra vergine», proprio come Cristo, «generato da una vergine»[73] che non è però Maria, ma lo Spirito (femminile), che ha generato unendosi al Padre: infatti, chi crede che Cristo sia stato generato da Maria, moglie di Giuseppe, «non sa quello che dice: quando mai una donna ha concepito da una donna?».[74]

D'altra parte da Salomone «Il Signore ha fondato la terra con sapienza, ha consolidato i cieli con intelligenza;»,[75] si trasse che la Sapienza (sophia in greco e hokhmah in ebraico, femminili) generò il mondo e Valentino narra il mito di Sapienza che concepì da sola ogni cosa, identificandosi con Eva, la "Madre di tutti i viventi"; successivamente abortì, introducendo il dolore nella creazione, per governare la quale generò il Dio del Vecchio Testamento.[76] Fu ancora la Sapienza a opporsi a Dio che, «poiché non era adorato o onorato dagli uomini come Dio e Padre, scagliò un diluvio sopra di loro che potesse distruggerli tutti. Ma Sapienza gli si oppose e Noah e la sua famiglia si misero in salvo nell'arca grazie ai raggi di luce che emanavano da lei».[77]

Il primo racconto della creazione in Genesi (1, 27): «E Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò.», più del secondo, (Genesi 2, 7-24) nel quale la donna è creata successivamente dall'uomo, attira l'attenzione degli gnostici che lo interpretano come una creazione androgina: per Marco Dio, che è Padre e Madre, creò l'essere maschile-femminile,[78] mentre Teodoto di Bisanzio interpreta il passo biblico affermando che "gli elementi maschio e femmina insieme costituiscono la migliore produzione della Madre Sapienza".[79]

Alla grande rilevanza assunta nella gnosi dall'elemento femminile corrispondeva un ruolo importante rappresentato dalle donne nelle comunità gnostiche, anche in quelle nelle quali si era sviluppata una teologia meno radicale sotto l'aspetto "femminista", come la marcionita, che conosceva preti e vescovi donne, la montanista, che sosteneva di essere stata fondata da due donne, Prisca e Massimilla e la carpocraziana, alla quale apparteneva Marcelliana, che andò a insegnare a Roma[80] e affermava di aver avuto insegnamenti da Maria, da Marta e da Salomé.

Presso i valentiniani anche le donne erano preti e predicavano e profetavano allo stesso titolo degli uomini e il vescovo cattolico Ireneo racconta scandalizzato di Marco che eleva preghiere a Grazia, "colei che è prima di ogni cosa", a Sapienza e a Silenzio, invita le donne a profetare e permette che esse celebrino l'eucaristia.[81]

La reazione anti-gnostica di Ireneo e TertullianoModifica

Quando Ireneo scriveva, nella seconda metà del II secolo, era in corso la polemica contro le dottrine gnostiche la quale investiva anche il ruolo paritario all'uomo assunto dalle donne in quelle comunità cristiane. Così, anche Tertulliano scriveva: "Queste donne eretiche, come sono audaci! Non hanno modestia, sono così sfrontate da insegnare, impegnarsi nella disputa, decretare esorcismi, assumersi oneri e, forse, anche battezzare!".[82] E decretava: "Non è permesso che una donna parli in chiesa, né è permesso che insegni né che battezzi, né che offra l'eucaristia, né che pretenda per sé una parte in qualunque funzione maschile, per non parlare di qualunque ufficio sacerdotale".[83] Anche lo pseudo-Clemente della Lettera ai Corinzi riteneva di raccomandare alle donne di "ben accudire alla casa, attenendosi alla norma della sottomissione e a essere assai prudenti [...] rendano palese la moderazione della loro lingua mediante il silenzio".[84]

NoteModifica

  Per approfondire, vedi Serie cristologica.
  1. 1,0 1,1 Santo Mattia, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 24 settembre 2021.
  2. Marco 1:14-20; Matteo 4:12-22; Luca 5:1-11.
  3. "Lago di Genèsaret" e "mare di Galilea" sono due dei nomi con cui è conosciuto il Lago di Tiberiade.
  4. Giovanni 1:35-51.
  5. Corrado Augias e Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù, Mondadori, 2011, pag. 45; Bart D. Ehrman, Gesù è davvero esistito? Un'inchiesta storica, Mondadori, 2013, pag. 324.
  6. Filippo Vecchio, Ascoltiamo Gesù, Rubbettino, 2004, p. 24-26.
  7. Matteo 10:3; Marco 3:18; Luca 6:15
  8. Giovanni 1:43-47.
  9. AA.VV., Nuovo dizionario di teologia biblica, Edizioni Paoline, 1988, p. 106-123.
  10. Atti 1:21-26
  11. Come nota anche lo storico Bart Ehrman: "È sorprendente che i tre vangeli sinottici parlino dei Dodici e ne elenchino i nomi, ma che i nomi differiscano da un elenco all'altro. Ciò sta a dimostrare che tutti conoscevano il numero dei componenti il gruppo, ma non tutti sapevano chi fossero".
  12. Il biblista Mauro Pesce nota, sempre in merito ai Dodici, come sia "rilevante che, dopo la morte di Gesù, nei racconti si dissolvano quasi subito: coloro che rimangono sulla scena (Pietro, Filippo, Giovanni, Tommaso, Giacomo, Andrea) agiscono ciascuno indipendentemente. Gli altri scompaiono del tutto".
  13. Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 905.
  14. Bart Ehrman, Jesus apocalyptic prophet of the new millennium, Oxford University Press, 1999, pp. 186-187.
  15. Adriana Destro e Mauro Pesce, La morte di Gesù, Rizzoli, 2014, p. 41.
  16. Giovanni 1,45.
  17. Matteo 10,3.
  18. Bibbia TOB, Nuovo Testamento Vol.3, Elle Di Ci Leumann, 1976, pp. 70, 300.
  19. Bibba CEI, UELCI, 1996, p. 1060, nota a Gv 1,45
  20. Catholic Encyclopedia: s.v. "St. Bartholomew".
  21. NULL, Così ho scoperto la tomba di San Filippo, su ZENIT - Italiano, 30 aprile 2012. URL consultato il 24 settembre 2021.
  22. Fernando Gentilini, Gerusalemme armena, i manoscritti che salvarono il mondo, 11 giuglio 2017. URL consultato il 24 settembre 2021.
  23. 23,0 23,1 G. Bosco, Storia ecclesiastica ad uso della gioventù utile ad ogni grado di persone, Torino, Libreria Salesiana Editore, 1904, p. 32. URL consultato il 24 settembre 2021 (archiviato il 4 novembre 2018)., con l'approvazione del card. Lorenzo Gastaldi, arcivescovo di Torino
  24. Matteo 16:13-20
  25. Luoghi dei santi apostoli, su saintsinrome.com.
  26. Due reliquie furono traslate al National Shrine of Saint Jude a Chicago.
  27. Alcune versioni dicono 72. Cfr. comunque Luca 10:1:20, come anche Giovanni 6:60-66.
  28. PG 10, 953-957.
  29. 29,0 29,1 "Sila" e "Silvano" sono due personaggi che gli studiosi tendono a ricondurre alla stessa persona, complice il fatto che uno è la versione greca e l'altro è la versione latina dello stesso nome.
  30. PG 92, 1060-1065.
  31. (EN) C. Souvay, Disciple, in The Catholic Encyclopedia, New York, Robert Appleton Company, 1909.
  32. Storia ecclesiastica, I, 12.
  33. Cfr. Luca 24:1-11;13-35, 1 Corinzi 15:6.
  34. F. Giuseppe, Contro Apione 2:25.
  35. Giovanni 4:27.
  36. Giovanni 20:11-18.
  37. Luca 10:39; cfr. anche Atti 22:3.
  38. Giovanni 8:1-11.
  39. Matteo 5:27-28.
  40. Luca 15:8-10.
  41. Giovanni 4:1-26;39-42.
  42. Flavio Giuseppe, Vita, 76.
  43. Marco 10:11.
  44. Vangelo di Giovanni Giovanni 8,7
  45. Vangelo secondo Giovanni 4,4-42
  46. Vangelo secondo Marco 5,25-34
  47. Vangelo secondo Giovanni 4,27
  48. Lettera agli Efesini 5,22
  49. Vangelo secondo Filippo, 64, 5
  50. Dialogo del Salvatore III, 139, 12-13
  51. Vangelo di Maria, 17, 18 e 18, 15
  52. Adriana Valerio, Maria Maddalena. Equivoci, storie, rappresentazioni, Bologna, Il Mulino, 2020.
  53. La C.E.I. (Conferenza episcopale italiana) traduce Mc 16,9 (trad.CEI 2008) con "Maria di Magdala".
  54. P. es. G. Ravasi - Maria di Magdala, troppi equivoci; G. Caffulli - Sulle tracce della Maddalena, 2016.
  55. Valentina Alberici, La chiamavano Maddalena, pp. 14-26.
  56. Valentina Alberici, La chiamavano Maddalena, pp. 27-35.
  57. Maria Maddalena è citata espressamente nel Vangelo secondo Marco e in quello secondo Matteo; il Vangelo secondo Luca la cita indirettamente, quello secondo Giovanni non parla di donne presenti alla deposizione.
  58. Valentina Alberici, La chiamavano Maddalena, pp. 64-90.
  59. Vito Martinelli, Toccare Dio. La Maddalena e il Risorto, in Studi e ricerche, La Cittadella, pp. 129-141.
    «Il capitolo 20 di Giovanni, al versetto 17, raggiunge uno dei punti di più difficile comprensione. Ci si trova dinanzi all'ultima tappa del cammino di fede della Maddalena. Ricorre il verbo "attaccarsi", "afferrare", "toccare" (hàpto). Questo termine, col valore di toccare, nei vangeli sinottici, è sempre riferito a Gesù. Egli è colui che tocca per guarire (cf Mt 8,3; Mc 7,33; Mc 8,22; Lc 22,51). Viene anche riferito a Gesù, affinché egli possa essere toccato (cf. Mc 3,10) o affinché tocchi qualcuno. L'incontro tra la Maddalena e Gesù costituisce l'unico caso in cui Gesù riferisce a se stesso il toccare. La forma è quella dell'imperativo presente medio, negativo. Si tratta, più esattamente, di un "medio di interesse". Il verbo esprime l'azione di Maria, compiuta a proprio vantaggio. Indica il trattenere per sé, che Gesù impedisce. Gesù ordina di non essere toccato. Maria, forse, ha iniziato a farlo, in un atteggiamento di prostrazione, ai piedi di Gesù. Vi sarebbe collegamento, così, con il racconto di Matteo (cf. Mt 28,9). La forma imperativa presente "non toccarmi" [...] non indica (a differenza dell'aoristo) che una data azione non debba essere compiuta. Indica, invece, che quell'azione deve essere fermata. Il senso, dunque, è: "Non continuare a toccarmi. Non continuare a stringermi a te". Gesù, dunque, non vuole porre una separazione tra sé e Maria. Il suo atteggiamento verso la Maddalena, a ogni modo, non ha paralleli. [...] Gesù impone di non essere toccato, perché indica un nuovo modo di relazione. Il Risorto non è infastidito dal comportamento di Maria. Vuole introdurla, semplicemente, dentro la piena relazione con lui. Si tratta della condizione dei risorti in Cristo (cf. 1Ts. 4,16). La fisicità non è stata annullata né è divenuta realtà sottile o evanescente. C'è, è la stessa, ma, dentro l'evento della risurrezione, si rivela diversa. [...] Il rapporto con l'amato deve entrare, dunque, in una prospettiva nuova. Maria, invece, ha equivocato l'incontro con Gesù risorto. Pensa che Gesù sia tornato tra i vivi. La Maddalena, così, crede che la condizione sia la stessa, in cui Gesù si trovi, prima della morte. Il tentativo di Maria di trattenere Gesù, nasce dalla speranza di ristabilire la relazione di sempre. Maria non ha capito che il modo della relazione con il Maestro si è modificato. Il testo potrebbe essere tradotto con "Non continuare a toccarmi". […] Senza toccare né afferrare, si può stare, pur sempre, con il Maestro.».
  60. Jansen 2000.
  61. Richard R. Losch, All the People in the Bible, William B. Eerdmans Publishing Company, 2008, p. 404.
  62. Maria Maddalena nella tradizione ortodossa e nella poesia greca (PDF). URL consultato il 25 settembre 2021.
  63. Maria Valtorta, L'Evangelo come mi è stato rivelato, cap. 98.4; J. F. Lavère, L'enigma Valtorta, CEV, Isola del Liri 2012, vol. 1, pagg. 239-240.
  64. Anselm Hufstader, Lefèvre d'Étaples and the Magdalen, in Studies in the Renaissance, vol. 16, 1969, pp. 31-60, DOI:10.2307/2857172.
  65. Domenico Santoro, Il viaggio di Isabella Gonzaga in Provenza, Arbor Sapientiae, ISBN 9788894820188.
  66. Mario Equicola e la figura di Maria Maddalena, su archeoclubvaldicomino.org, 12 aprile 2020. URL consultato il 25 settembre 2021.
  67. Gli equivoci sulla Maddalena, in Il Sole 24 Ore, 21 luglio 2013. URL consultato il 25 settembre 2021.
  68. Mary Daly, La Chiesa e il secondo sesso, 1982, pp. 40-44.
  69. Citato da Ippolito, Refutationes V, 6
  70. Ireneo, Adversus haereses I, 13, 2
  71. Ippolito, Refutationes VI, 17-18
  72. Apocrifo di Giovanni, II, 14; V, 7
  73. Vangelo secondo Filippo 71, 19
  74. Vangelo secondo Filippo 55, 25-29
  75. Proverbi 3, 19
  76. Ireneo, Adversus haereses I, 2, 2-3; 4, 1; 5, 1-4
  77. Ireneo, op. cit., I, 30, 10
  78. Ireneo, op. cit., I, 18, 2
  79. Clemente Alessandrino, Excerpta ex Theodoto 21, 1
  80. Ireneo, op. cit., I, 25, 6
  81. Cit., I, 13, 3-5
  82. De praescritione haereticorum, 41.
  83. De virginibus velandis, 9.
  84. Lettera ai Corinzi, I, 1 e XXI, 7