Gesù e il problema di una vita/Capitolo 2

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Testa del Cristo, di Nikolay Koshelev (fine XIX sec.)

Capitolo 2: Credere ai Vangeli

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La questione dell'affidabilità dei vangeli è importante e ovviamente rilevante per chiunque stia esplorando la verità del cristianesimo. Il Gesù proclamato dal cristianesimo tradizionale è una figura che richiede lealtà totale. Difficilmente si può prendere tale tipo di impegno con qualcuno che è una figura di fantasia.

Pertanto, bisogna affidarsi ai vangeli. E qui ci sono due problematiche principali ed entrambe devono essere esaminate: i vangeli sono storia? E se sì, sono storia affidabile?

Vangeli e storia

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La migliore indicazione dello scopo di un documento è quello che l'autore afferma esso sia. Quindi, se un autore fa precedere il libro dalle parole "Questa è una favola che ho raccontato ai miei bambini" sappiamo che ci troviamo di fronte ad un racconto di fantasia.

Fortunatamente, abbiamo proprio tale tipo di dichiarazione d'intenti all'inizio del Vangelo di Luca:

« Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch'io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. »
(Luca 1:1-4)

Luca fa due affermazioni. La prima è questo documento è un resoconto storico veritiero. La seconda è che Luca ha consultato attentamente testimoni oculari e ha fatto "ricerche accurate" per assicurarsi che il suo resoconto fosse storicamente vero.

Ma i vangeli sono soltanto storie? Sono resoconti neutrali, effettivi e reali scritti da persone che non hanno alcun interesse al di fuori di narrare solo ciò che accadde? La risposta è no, non lo sono. Verso la fine del suo vangelo, Giovanni scrive:

« Ora Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome. »
(Giovanni 20:30-31)

Lo scopo degli evangelisti nello scrivere ciò che scrissero non fu solo per fornire informazioni; fu anche per convincere.

Ma l'esistenza di un tale scopo nello scrivere i vangeli non ci deve sorprendere né turbare. Ancor oggi gran parte delle storie e biografie sono scritte in base a certe convinzioni e fini, finanche con la sola intenzione di farci interessare alla materia trattata. Altrimenti, perché preoccuparsi? E il fatto che qualcuno abbia una ragione per scrivere qualcosa non compromette necessariamente il suo valore storico; in effetti, menzogne o esaggerazioni, se scoperte, indebolirebbero l'argomentazione.

I vangeli sono quindi storia; ma è storia narrata da autori con forti convinzioni.

Vengeli storicamente affidabili?

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La questione dell'attendibilità dei vangeli solleva molte questioni che possono essere riassunte in quattro titoli: tecniche, traduzioni, trasmissione e testi.

Tecniche

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Autori moderni nello scrivere usano una larga gamma di strumenti e tecniche. pertanto, ad esempio, possiamo usare le virgolette per dimostrare che stiamo riportando discorsi o evidenziare che una parola viene usata in un modo che non è strettamente letterale. Abbiamo segni di punteggiatura come le parentesi, i punti, le virgole e il corsivo per chiarire esattamente cosa intendiamo o mostrare dove stiamo ponendo enfasi. Gli scrittori antichi non avevano strumenti di queste genere, quindi a volte dobbiamo intuire esattamente come tradurre il testo originale in italiano corrente.

Traduzioni

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Sebbene Gesù possa aver conosciuto il greco, la lingua che egli usava per insegnare era l'aramaico, appartenente alla famiglia linguistica delle lingue afro-asiatiche e alla sottofamiglia delle lingue semitiche (più precisamente, il gruppo nordoccidentale di cui fanno parte le lingue cananaiche, tra cui l'ebraico). Poiché i vangeli furono scritti in greco, ciò che Gesù disse è stato quindi tradotto. Ora, come sa chi ha mai tentato di tradurre qualcosa, trasferire idee da una lingua all'altra è alquanto difficile. Ricordiamoci la frase ad hoc di Umberto Eco: "Traduttori traditori". Una traduzione perfetta è difficile, direi impossibile. La realtà è che in qualsiasi traduzione si finisce inevitabilmente per riformulare. I vangeli non sono differenti e ciò che contengono è probabilmente meglio descritto come una parafrasi abbastanza accurata di quello che disse Gesù.

Poiché la maggioranza non legge i vangeli nell'originale greco, avviene un'ulteriore traduzione — nel nostro caso, in italiano. Tuttavia, sebbene questi problemi di traduzione possano sembrare gravi, non bisogna esagerarne l'importanza. Innanzi tutto, il messaggio di Gesù è trasmesso nei quattro vangeli e confrontandoli spesso si chiariscono possibili questioni di interpretazione su un dato brano. Poi, cristianesimo non vuol dire comprendere complesse materie filosofiche che richiedano precise sfumature di significato. Cristianesimo è la presentazione di una persona, Gesù Cristo, e la cosa penso possa facilmente sopravvivere qualsiasi problematicità di traduzione.

Trasmissione

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Chiunque pensi all'accuratezza dei vangeli deve riconoscere il fatto che esiste un intervallo di tempo tra gli eventi descritti e i resoconti proposti. Nel caso dei sinottici, tale intervallo è di circa trent'anni; con Giovanni, è forse di cinquant'anni. Ciò potrebbe sembrare un tempo molto lungo, ma bisogna precisare alcune cose.

In primo luogo, nei vangeli ci devono essere state fasi iniziali. In effetti, Luca cita nella prefazione al suo vangelo l'esistenza di fonti documentative primarie. Per ciò che ne sappiamo, alcuni di tali documenti potrebbero essere stati scritti subito dopo gli eventi stessi.

In secondo luogo, e probabilmente cosa più importante, non dobbiamo trascurare il ruolo della memorizzazione nella cultura in cui furono scritti i vangeli. Nel nostro mondo attuale, abbiamo carta e penna continuamente a disposizione, per non parlare di computer e cellulari, e non abbiamo quindi nessuna necessità di acquisire abilità scrittoriali: sono praticamente innate. Ma in quei giorni, gran parte dell'apprendimento dipendeva dalla memorizzazione.

Infatti, è del tutto facile immaginare situazioni di insegnamento (alquanto simili a quelle in cui operano ancora molti ambienti del Medio Oriente) in cui un leader recitava frase per frase ciò che aveva detto, o fatto, Gesù davanti a file di studenti che lo avrebbero poi ripetuto parola per parola fino ad riproporlo alla perfezione. In certe comunità ebraico-ortodosse questo avviene tutt'oggi. Molti degli insegnamenti di Gesù sono in forma di parabole, proverbi o detti strutturati che sono idealmente adatti alla memorizzazione.

Un terzo fattore è che la chiesa paleocristiana crebbe in un contesto dove esisteva una lunga tradizione di dare alle parole di Dio una venerazione straordinaria. Scribi che copiavano e ricopiavano documenti veterotestamentari ponevano estrema attenzione ad assicurarsi di non aggiungere o togliere dagli originali. facevano controlli incrociati dei manoscritti, controllandone l'accuratezza contando le parole con metodi che oggi useremmo per controllare codici informatici. Tutte le prove suggeriscono che i seguaci di Gesù trattarono ciò che egli disse con un rispetto simile. Pertanto la trasmissione potrebbe presentare meno problemi di quanto si creda.

Una quarta problematica che deve essere presa in esame quando pensiamo all'affidabilità è quella dei testi. Finora abbiamo considerato come fu scritto il testo evangelico a metà del primo secolo. Dobbiamo adesso partire da lì e arrivare al tempo presente, dal manoscritto originale lla Bibbia d'oggi. Come si può colmare questa lacuna?

Abbiamo qui una considerevole base di fiducia. I Manoscritti del Mar Morto ci hanno dimostrato che i documenti dell'Antico Testamento senza dubbio furono copiati con grandissima cura e i documenti del Nuovo Testamento senza dubbio subirono un trattamento simile di accuratezza. Oltre cinquemila manoscritti del Nuovo Testamento greco, di misura che varia da pochi versetti a libri interi, sono pervenuti dal secondo secolo al sedicesimo. Dalla fine del secondo secolo esistono anche molte copie delle traduzioni latine del Nuovo Testamento.

In breve, abbiamo ragione di credere che il messaggio di Gesù sia stato trasmesso accuratamente. Ma ciò non deve comunque esser accettato per fede: l'accuratezza può essere verificata. Nei casi in cui il Nuovo Testamento può essere testato a fronte di fonti esterne, la sua attendibilità viene spesso confermata. Per esempio, si valuti il titolo formale di Ponzio Pilato. Nell'ambito del colonialismo romano del primo secolo, i titoli amministrativi cambiavano con grande rapidità ed è facile confondersi. Tacito e Flavio Giuseppe, scrivendo verso la fine del I secolo, entrambi si riferiscono a Pilato col titolo di "procurator", titolo assegnato in età imperiale romana ad agenti che operavano su mandato dell'imperatore in diverse branche dell'amministrazione. Il Nuovo Testamento evita tale termine e usa semplicemente una parola che significa "governatore", che può comprendere sia un ufficio militare che uno civile. Ora, ciò che è interessante è che sia Tacito sia Flavio Giuseppe sembra siano caduti in errore, perché al tempo di Pilato chi era in comando nella Giudea erano governatori o prefetti; diventavano procuratori solo in seguito, durante il principato di Claudio. Un'iscrizione rinvenuta nel 1961 conferma che Pilato non era in effetti un procuratore bensì un prefetto. È un punto triviale, ma è interessante che gli evangelisti hanno evitato una trappola in cui sono invece caduti due importanti autorità non cristiane.

I vangeli affermano di essere storia e non c'è nulla che ci dimostri il contrario. Ma sono storia accurata, affidabile? Io sarei propenso a dir di sì. È pur vero che i vangeli non seguono tutte le pratiche delle nostre storie o biografie moderne. Tuttavia, pretendere che i nostri standard debbano essere strettamente osservati è un tipo di arroganza culturale da evitarsi: è come dire "O scrivete seguendo i nostri parametri o non vi crediamo!" Ciò che abbiamo nei vangeli sono documenti che asseriscono di essere storia accurata e affidabile: chiedono di esser presi molto seriamente.

Interpretazione

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In questo wikilibro passeremo del tempo ad esaminare i vangeli. La questione di come avvicinarsi ai vangeli – e alla Bibbia – non è affatto semplice. D'altra parte, la maggioranza dei cristiani non crede ai vangeli grazie alle prove archeologiche o storiche; ci crede perché hanno riposto la loro fede nel Gesù che trovano nei vangeli. In altre parole, una fede in Gesù spesso avviene prima della fede nella Bibbia. E le prove archeologiche o storiche sono, nella migliore delle ipotesi, mere prove di sostegno.

Esistono due modi opposti di esaminare i vangeli. Il primo è quello di adottare un atteggiamento di incredulità. In tal caso, i documenti del Nuovo Testamento sono considerati fittizi o mitici al punto che possono essere ignorati. Coloro che intrattengono questa sorta di incredulità spesso rappresentano la situazione come se il cristiano avesse una "fede cieca" e lo scettico no. "Tu hai la fede", dicono "Io no". Naturalmente, non è così semplice. La loro incredulità è, in effetti, fede tanto quanto quella cristiana.

Vale sempre la pena di indagare con delicatezza sulle origini di tale scetticismo. Mentre tali vedute di affidabilità dei vangeli possono essere intrattenute a causa di profondi ed eruditi studi neotestamentari, generalmente però non lo sono. Spesso, questa sorta di incredulità si rivela basata su qualcosa del tipo "L'ho visto in televisione" oppure "L'ho letto sul giornale". Tali opinioni devono essere contestate. E bisogna anche dire che a volte una tale incredulità potrebbe essere dovuta ad altri motivi. Gesù è una figura stimolante che che esige un forte impegno dalla nostra vita e talvolta la risposta più conveniente è trattarlo come un essere immaginario. L'incredulità, come anche la fede, può essere il risultato di pie illusioni.

Il secondo atteggiamento a fronte dei vangeli è quello di fiducia. Secondo questa visione, tali documenti non solo formano un libro, ma sono il libro di Dio. Sono degni di fiducia perché sono ciò che Egli ha detto. La maggior parte dei cristiani intrattiene un tale atteggiamento per tre ragioni:

  • In primo luogo, quando uno accetta che Dio fa parte dell'equazione, l'intera base di come si considera l'affidabilità del Nuovo Testamento cambia. Una volta che si accetta un Dio che controlla e gestisce tutte le cose, l'idea che un libro possa contenere il Suo messaggio al genere umano sembra perfettamente possibile — è lo stesso ragionamento che gli ebrei fanno per la Bibbia ebraica. In verità, se sei arrivato a credere che in Gesù Dio stava facendo un intervento unico e prezioso negli affari del genere umano, l'idea che Egli abbia lasciato una traccia affidabile di tale evento sembra del tutto logica.
  • In secondo luogo, coloro che hanno posto la propria fede in Gesù arrivano a conoscere qualcosa della testimonianza dello Spirito Santo riguardo alla verità della parola di Dio. Questa è una di quelle esperienze interiori e soggettive che coloro che non hanno fede trovano frustrante. Ma il fatto è che i cristiani di tutte le età e culture affermano la stessa cosa: una volta che sono giunti ad aver fede in Gesù, la Bibbia acquisisce un nuovo senso di autorevolezza. Le affermazioni possono variare — "In essa ho trovato Gesù", "la Bibbia diventa viva e vibrante" — ma l'esperienza di fondo è la stessa.
  • In terzo luogo – e forse cosa più importante – iniziare a conoscere e credere in Dio fa vera differenza su come si consideri l'intera faccenda dell'affidabilità della Bibbia. Immagina di iniziare un'intensa corrispondenza con qualcuno che non hai mai incontrato, e poi riesce a conoscerlo personalmente. Prima di incontrarlo, potevi solo valutare le sue lettere in base a ciò che contenevano. Leggevi il testo e poi ti chiedevi se sembrasse convincente. Quello che le lettere dicevano si atteneva ai fatti? Ma una volta che arrivi a conoscere lo scrivente, le cose cambiano: ora credi alle lettere perché conosci chi le scrisse. Lo stesso accade quando qualcuno arriva ad aver fede in Gesù: la base della loro fiducia ora si sposta dall'esser fondata esclusivamente sulle testimonianze di archeologia o storia, alla natura di Dio stesso. Gesù è degno di fiducia, pertanto i documenti che parlano di lui sono degni di fiducia. Chiamalo ragionamento circolare, ma funziona!

Tuttavia, questo doppio atteggiamento di incredulità e fiducia crea un problema: in che posizione si trova chi sta "indagando", chi forse sta leggendo i vangeli per la prima volta? Non è giusto dire "abbi fede!" a qualcuno che non sa nulla di Gesù, che è la base della fiducia che i cristiani hanno nella Bibbia. Che atteggiamento deve avere una tale persona? La miglior risposta è consigliare a tale persona di adottare una posizione che potremmo chiamare fiducia provvisoria. Tale è l'atteggiamento che la maggioranza delle persone adotta quando incontra qualcuno per la prima volta. Tra noi e noi ci diciamo: "Al momento, ti do fiducia. Ti do la possibilità di metterti alla prova. Ma la la mia decisione non è ancora finale e permanente." Alla fine, naturalmente, deciderai se quel qualcuno è – o non è – degno della tua fiducia, ma nel frattempo gli dai il beneficio del dubbio. Avere una tale visione dei vangeli vuol dire avere un atteggiamento di mentalità aperta e che si è preparati, per il momento, ad accettare che tali persone siano affidabili i degne di fiducia.

Se uno sta cercando, allora consiglio di adottare tale atteggiamento. Leggi i vangeli con mente aperta e sii pronto ad essere sfidato. E ad un certo punto potrai accorgerti che la tua fiducia provvisoria si sta trasformando in qualcosa di molto più solido.

  Per approfondire, vedi Serie cristologica.