Gesù e il problema di una vita/Capitolo 13

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Indice del libro

Capitolo 13: L'ultima settimanaModifica

Una delle caratteristiche più emozionanti dei vangeli è il modo in cui si concentrano sulla morte di Gesù. Pertento, nel Vangelo di Giovanni, i capitoli 1-12 coprono tre anni, mentre i capitoli 13-21 coprono esclusivamente la sola settimana della crocifissione. Questa focalizzazione sulla croce mette in evidenza la convinzione degli evangelisti che la morte di Gesù fosse la ragione per la quale egli venne.

Domenica delle PalmeModifica

Tutti e quattro i vangeli[1] descrivono l'ingresso di Gesù a Gerusalemme durante quella che la chiesa chiama "Domenica delle Palme". Sebbene tale evento venga spesso intitolato "Ingresso Trionafale", qualsiasi nota di triono è in sordina. Che Gesù dovesse entrare a Gerusalemme apparentemente era noto e atteso; mentre in passato Gesù aveva nascosto le sue azioni ed evitato confrontazioni, tale tempo era ora finito.

Durante la Pasqua (Pesach), Gerusalemme si riempiva di pellegrini; folle seguivano Gesù e lo incontrarono all'ingresso della città. Tutti erano eccitati e in attesa: la Pasqua era una pesta che celebrava la passata liberazione dall'oppressione straniera attuata da Dio e attendevano una nuova liberazione in futuro attuata dal Messia. A Pasqua, le speranze messianiche erano alte e quest'anno tali speranze si concentravano su Gesù.

Le folle accolsero entusiasticamente Gesù, gettando i loro mantelli e i rami di palme davanti a lui esclamando:

« Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli! »
(Marco 11:9-10)

Giovanni ci dice che esclamavano anche: "Osanna al Re d'Israele!" (Giovanni 12:13).

Questi versetti dalle Scritture, i riferimenti alla "venuta del regno" e, soprattutto, al "Re d'Israele" rivelano la speranza della gente che Gesù fosse il Messia. Anche i rami di palma erano significativi: due secoli prima, quando il vittorioso Giuda Maccabeo era entrato a Gerusalemme dopo averla liberata dai greci, rami di palme erano stati usati durante le processioni.[2]

Secondo i vangeli Gesù giunse a Gerusalemme su un asino, mentre molti dei festanti stendevano sulla strada i propri mantelli e rami di palma al suo passaggio, cantando i succitati versetti. Gesù aveva inviato precedentemente due discepoli a prendere a prestito l'animale, dicendo loro di rispondere: "Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito". Gesù afferma qui la sua natura divina; e i due discepoli inviati, rispondendo come loro indicato, lo riconoscono Dio (Mc 11,3-4; Lc 19,31.34; Mt 21,3).

L'ingresso di Gesù a Gerusalemme avviene esattamente una settimana prima della sua resurrezione dalla morte in croce.[3][4][5][6] L'evento è descritto nei tre sinottici;[7] la Domenica delle Palme è uno dei pochi casi in cui il Vangelo secondo Giovanni è più "storico" dei sinottici ed è quello che fornisce l'elemento di datazione e di identificazione della folla (la stessa nei sette giorni):

« Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. [...]
Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti.. [..]
Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele! »
(Gv 12,1.9.12)

Sei giorni prima della Pasqua ebraica, la folla degli ebrei che si preparava ed era radunata per il pellegrinaggio settimanale ebraico del Sukkot, accorre a Betania dove si trovano Gesù e Lazzaro resuscitato il Sabato. La Pasqua ebraica cade di sabato, e nell'uso ebraico i giorni si contano dalla sera del giorno precedente al tramonto del successivo. Il giorno seguente la folla vede Gesù mentre si dirige a Gerusalemme e decide di seguirlo.

Alcuni autori fanno notare che la Torah permetteva al sabato, giorno festivo, di spostarsi soltanto su brevi distanze[8].

I teologi cristiani ritengono che il significato simbolico sia illustrato in Zaccaria 9:9, citato dagli stessi vangeli sinottici, dove Gesù Cristo è profetizzato come il Re di Israele e il Principe della Pace universale, fra le genti di tutta la terra:

 
Gesù Cristo entra trionfante a Gerusalemme; affresco di Lorenzetti (1320, Basilica inferiore di San Francesco d'Assisi)
« Mi porrò come sentinella per la mia casa
contro chi va e chi viene,
non vi passerà più l'oppressore,
perché ora io stesso sorveglio con i miei occhi.
Esulta grandemente figlia di Sion,
Esulta grandemente figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina.
Farà sparire i carri da Efraim
e i cavalli da Gerusalemme,
l'arco di guerra sarà spezzato,
annunzierà la pace alle genti,
il suo dominio sarà da mare a mare
e dal fiume ai confini della terra.
Quanto a te, per il sangue dell'alleanza con te,
estrarrò i tuoi prigionieri dal pozzo senz'acqua.[...]
Tendo Giuda come mio arco,
Efraim come un arco teso;
ecciterò i tuoi figli, Sion, contro i tuoi figli, Grecia,
ti farò come spada di un eroe. »
(Zac 9,8-11)

Al significato storico si aggiunge l'elemento simbolico della scelta dell'asino e non del cavallo come animale da soma e da traino: dove l'asino nelle tradizioni e nella prassi militare dell'antico Oriente era un animale pacifico, mentre il cavallo era un animale da guerra (Ger 9,10). A ciò si aggiunge il basso prezzo conseguente dell'asino, coerente con le modeste possibilità economiche della Sacra Famiglia di Nazareth, e con la tradizione secolare del presepe e prima ancora orale e artistica, che ricordano l'infante divino partorito nella umile mangiatoia.

Pertanto, Gesù entra a Gerusalemme come il profetizzato Re di Israele e il Principe della Pace, spiegato dalle parole Non sono venuto per giudicare il mondo, ma per salvarlo (Gv 12,47).

Nel Vangelo secondo Luca 19,41-44, mentre Gesù si avvicina a Gerusalemme, volge lo sguardo verso la Città Santa e piange (un evento noto in latino come Flevit super illam), perché già consapevole della Passione che lo attendeva la settimana seguente, e della futura sofferenza di Gerusalemme dopo la caduta del Secondo Tempio.
Il pianto non era motivabile con le circostanze liete del momento, quanto piuttosto come la predizione del tradimento di Giuda nell'Ultima Cena o del triplice rinnegamento di Pietro e poteva essere letto dai presenti o dai posteri col senno di poi non soltanto come un dono profetico, ma come la profezia del proprio futuro personale che non è conosciuto da nessuno degli apostoli e discepoli.

In molte località dell'antico Vicino Oriente era consuetudine coprire la terra percorsa da qualcuno ritenuto degno del più alto onore.
La Bibbia ebraica (2Re 9,13) riporta che a Jehu, figlio di Giosafat, fu riservato questo trattamento. Sia i Vangeli sinottici che il Vangelo di Giovanni riferiscono che la gente diede a Gesù questa forma d'onore. Nei sinottici la gente è descritta mentre posa mantelli e rami tagliati lungo la via, mentre Giovanni specifica che si trattava di rami di Palma (in greco, Phoinix).
Nella tradizione ebraica, la palma è una delle "quattro specie" migliori frutti della terra portate in processione per la festività del Sukkot, settimana di gioia e ringraziamento prescritta da Dio secondo Levitico 23,40 dopo il raccolto di primavera.

Gesù, come sempre, seguì comunque una sua propria linea d'azione. Entrando in Gerusalemme in tal modo stava facendo un'affermazione inequivocabile di essere il Messia. Tuttavia egli stava allo stesso tempo rifiutando deliberatamente il ruolo di Messia militare o politico che il popolo si aspettava: i cavalli bianchi, gli stendardi, le spade e i soldati del re conquistatore mancavano del tutto. Dicerie dell'arrivo di un probabile Messia potevano aver allarmato le autorità romane; ma l'arrivo di Gesù su un puledro d'asina, calmo e tranquillo, avrebbero di certo ridotto qualsiasi senso di minaccia.

Indubbiamente molti nella folla si aspettavano che Gesù facesse qualcosa di spettacolare entrando a Gerusalemme. Ma ne vennero delusi: invece di scontrarsi coi romani, Gesù semplicemente si recò al Tempio, si guardò intorno attentamente e poi ritornò a Betania, dove alloggiava insieme ai suoi seguaci. Alla fine della domenica, avrebbero potuto già esserci a Gerusaleme coloro che si sentivano delusi e contrariati dal comportamento di Gesù.

Da Lunedì a MercoledìModifica

  CINQUE GIORNI SANTI
Lunedì: è il giorno dell'amicizia. Gesù lo passa a Betania in compagnia dei suoi tre grandi amici: Marta, Maria e Lazzaro. Gesù ha goduto l'amicizia, ha sempre cercato di avere dei buoni amici. Per il cristiano, essere amici è dono e missione.

Martedì: è il giorno che precede il tradimento. Gesù annuncia il tradimento di uno dei suoi Apostoli e la negazione da parte di San Pietro

Mercoledì: è il giorno del tradimento, il giorno della tristezza. Gesù è tradito da uno dei suoi Apostoli per 30 denari.

Il lunedì, martedì e mercoledì santo la Chiesa contempla in particolare il tradimento di Giuda per trenta denari. La prima lettura delle chiese cristiane presenta i primi tre canti del Servo del Signore che si trovano nel libro del profeta Isaia.

Giovedì santo — Cena del Signore: Il solenne triduo pasquale della passione, morte e resurrezione di Cristo inizia nel pomeriggio del giovedì santo. La sera si celebra la messa in Cena Domini, nella quale si ricorda l'Ultima cena di Gesù, l'istituzione dell'eucaristia e del sacerdozio ministeriale, e si ripete la lavanda dei piedi effettuato da Cristo nell'Ultima cena. Alla fine della messa le croci restano velate, le campane silenti, e gli altari senza ornamenti, eccettuato l'altare della reposizione dove vengono conservate le ostie consacrate durante la messa per l'adorazione e per la comunione del giorno seguente.

Venerdì santo: Il Venerdì santo si ricorda il giorno della morte di Gesù sulla croce. La chiesa officia la solenne celebrazione della Passione, divisa in tre parti:

  1. La liturgia della parola, con la lettura del quarto canto del servo del Signore di Isaia (52:13-53:12), dell'Inno cristologico della lettera ai Filippesi (2:6-11) e della passione secondo Giovanni.
  2. L'adorazione della croce, a cui viene tolto il velo.
  3. La santa comunione con delle ostie consacrate la sera prima. Non si celebra alcuna messa in questa giornata, uno dei due giorni aliturgici del rito romano.

Esamineremo "il Processo e la Croce" nel successivo Capitolo 14.

Dopo aver alloggiato a Betania, Gesù ritorna a Gerusalemme il giorno successivo. Per la strada, vede un fico che aveva già tutte le foglie, normalmente un segno che piccoli fichi commestibili si potevano trovare sui rami.[9] Tuttavia, nonostante la promessa di frutti, l'albero non ne aveva nessuno e Gesù pronunciò il suo giudizio su di esso: "Non nasca mai più frutto da te!". In seguito, si vide che il fico si era seccato. Il collegamento che sia Matteo che Marco fanno tra questo episodio – unico miracolo di distruzione nei vangeli – e la cacciata dal Tempio, dimostra che è una parabola in azione. Nonostante le grandi promesse, la nazione e il sistema del tempio non avevano prodotto alcun frutto. Il giudizio incombeva. Come il fico si era seccato alle parole di Gesù, così avrebbe fatto la nazione.

Gesù poi va al Tempio a caccia mercanti e compratori via dal cortile esterno dei Gentili.[10] La chiave per le azioni di Gesù sta nei versetti che egli cita:

« La Scrittura dice: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera ma voi ne fate una spelonca di ladri»
(Matteo 21:12-13)

Laprima parte della citazione si riferisce ad un brano in Isaia che parla del desiderio di Di di benedire i Gentili, il secondo ad un passo in Geremia dove il profeta annuncia il giudizio sul Tempio del suo tempo a causa della corruzione del popolo.[11] Gesù stava rimproverando il senso di lassismo nazionale che esisteva, nonché pronunciando una nota di sventura. La sua azione non era quella di un riformatore divino che sperava in un cambiamento, ma di un profeta divino che annunciava che era troppo tardi per cambiare. Tuttavia la dichiarazione di Gesù andava ben oltre la distruzione del Tempio nel 70 e.v., preannunciando qualcosa d'altro. In breve, Gesù, quale tempio, sacerdote e sacrificio, avrebbe rimpiazzato il Tempio e tramite lui il mondo intero sarebbe stato in grado di arrivare a Dio.

 
Cacciata dei venditori dal Tempio, di Carl Heinrich Bloch (c.1872)

Il mertedì, Gesù ritorna a Gerusalemme per un giorno di insegnamento.[12] Il giorno è segnato da confrontazione. Gesù appare di nuovo nel Tempio dove presto viene coinvolto in una controversia. Una delegazione dal Sinedrio si presenta[13] e chiede a Gesù quale sia la fonte della sua autorità. La risposta di Gesù:

« "Vi farò anch'io una domanda e, se mi risponderete, vi dirò con quale potere lo faccio. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi". Ed essi discutevano tra sé dicendo: "Se rispondiamo dal ‘cielo’, dirà: Perché allora non gli avete creduto? Diciamo dunque ‘dagli uomini’?". Però temevano la folla, perché tutti consideravano Giovanni come un vero profeta. Allora diedero a Gesù questa risposta: "Non sappiamo". E Gesù disse loro: "Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose". »
(Marco 11:29-33)

La delegazione tace umiliata.

Gesù raccontò inoltre alcune parabole in cui si confrontava con i capi religiosi. Alcune parlavano di giudizio imminente sulle istituzioni religiose, altre insegnavano come egli si reputasse inequivocabilmente il Figlio di Dio.[14] Gesù sfidò anche i suoi ascoltatori riguardo all'identità del Messia. In questi incontri, Gesù è sempre più aperto sulla sua identità e i capi religiosi sono sempre più ostili a lui.

In questo giorno, Gesù insegnò anche sul futuro prossimo e quello distante.[15] Lasciando il Tempio, i discepoli attirano l'attenzione di Gesù sulla magnificanza di tale costruzione. La risposta di Gesù è sorprendente: "Vedete tutte queste cose? In verità vi dico, non resterà qui pietra su pietra che non venga diroccata!" (Matteo 24:2). In seguito, seduti sul Monte degli Ulivi e guardando verso il sontuoso edificio del Tempio, i discepoli, ancora turbati dalle parole di Gesù, gli chiedono: "Dicci quando accadranno queste cose, e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo?" (Matteo 24:3). Chiaramente, presumono che la distruzione del Tempio e la venuta di Gesù sarebbero occorse contemporaneamente. Nella sua risposta, Gesù separa questi due eventi: riferendosi alla distruzione del Tempio, Gesù dice che ci sarebbero stati segni di avvertimento e ammonisce i suoi seguaci di fuggire quando avvenissero; riferendosi al proprio ritorno, Gesù implica che non sarà immediato: ci sarebbe stato un periodo lungo e turbolento quando la buona novella su di lui sarebbe stata proclamata di fronte ad aspra opposizione. Ci sarebbero state voci del suo ritorno e sarebbero apparsi falsi Messia, ma i suoi seguaci li avrebbero dovuti ignorare: il suo ritorno sarebbe stato un evento inaspettato, inconfondibile e inevitabile. Per quanto riguarda il tempo del suo ritorno, Gesù dice che è qualcosa che solo il Padre conosce:

« Quanto a quel giorno e a quell'ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre. »
(Matteo 24:36)

La questione essenziale per i suoi seguaci è, Gesù sottolinea, essere fedeli ed essere pronti in ogni momento per il suo ritorno: "Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà" (Matteo 24:44).

Sebbene non sappiamo cosa fece Gesù il mercoledì, possiamo essere quasi certi che i capi religiosi si radunarono per considerare il da farsi.[16] Le confrontazioni del martedì al Tempio avevano confermato che il "problema" di Gesù doveva essere risolto. Egli stava minando la loro autorità, facendo affermazioni blasfeme e, peggio ancora, minacciando il delicato equilibrio di potere che dava ai romani sicurezza e tasse mentre dava ai capi religiosi prestigio e prosperità. La dichiarazione di Gesù che egli era il Messia, il suo supporto popolare e la sua assoluta imprevedibilità richiava di provocare una catastrofe. Venerdì sera sarebbero iniziate la festività della Pesach e con essa alte aspettative di intervento divino. Gesù era troppo pericoloso per permettergli di restare in libertà; dovevano agire velocemente e farlo morire per il tramonto di venerdì.

Ottenere tale obiettivo poneva dei problemi. Il Sinedrio non aveva potere di mandare a morte le persone, pertanto qualsiasi esecuzione doveva essere fatta dai romani. Tuttavia, far crocifiggere Gesù dai romani aveva un grande, per quanto brutale, vantaggio. Le Scritture affermavano che chiunque fosse "appeso a un albero" era maledetto[17] e pareva un modo sicuro per distruggere le affermazioni messianiche di Gesù, svergognandolo pubblicamente con una maledizione di Dio.

Ma come arrestarlo? Gesù manteneva un grande supporto tra la folla volatile. Uno scontro di alto profilo alla luce del giorno nelle strade strette e affollate di Gerusalemme poteva innescare disordini civili che, a loro volta, sarebbero incorrsi in rappresaglie romane. Bisognava trovare un modo alternativo e più discreto per arrestare Gesù. E qui, convenientemente, entra in ballo Giuda Iscariota.[18] Accettando di tradire Gesù, Giuda rese le cose più semplici. Con una spia interna, i capi religiosi potevano ora essere informati su dove Gesù poteva essere arrestato in tutta sicurezza.

Le cause per cui Giuda tradì Gesù sono state oggetto di interminabili discussioni, trattati, romanzi, film e via dicendo. A meno di essere un anticipo, i denari promessigli – gli infami "trenta denari" – non erano una gran somma. È più probabile che Giuda fosse rimasto deluso. Potrebbe essere che, forse l'unico dei Dodici, Giuda avesse capito che Gesù aveva scelto di essere un servo soffrente piuttosto che un re regnante, e non volesse farne parte. In definitiva, tuttavia, i suoi motivi ci eludono.

L'Ultima CenaModifica

Verso la sera del giovedì, Gesù e i suoi seguaci si riuniscono per un pasto, l'"Ultima Cena, in una sala ai piani superiori in un edificio a Gerusalemme.

Raccontano l'ultima cena di Gesù i quattro vangeli:

L'istituzione dell'eucaristia in particolare è citata anche da Paolo di Tarso nella Prima Lettera ai Corinzi 11,23-26. Quest'ultimo testo è considerato normalmente più antico dei precedenti in quanto risale circa all'anno 59.

Gli accordi furono fatti in segreto, presumibilmente per prevenire l'arresto di Gesù. Il tempo stava scadendo per i capi religiosi e cominciavano a disperarsi di non riuscire a catturarlo. Tuttavia non c'è alcun accenno di urgenza o di disperazione nell'atteggiamento o nelle azioni di Gesù durante il pasto: rimane in totale controllo degli eventi.

Ubicazione del cenacoloModifica

Secondo quanto dicono i vangeli sinottici, il giovedì mattina i discepoli si presentarono a Gesù e gli chiesero in quale luogo egli volesse celebrare la Pasqua ebraica[19]. Gesù mandò due discepoli (Luca specifica Pietro e Giovanni[20]) in città dicendo loro che avrebbero incontrato lungo la via un uomo con una brocca d'acqua, diretto verso la casa del suo padrone. I due avrebbero dovuto seguirlo e chiedere al padrone di casa se era possibile per Gesù celebrare la Pasqua nella sua dimora.

Il segno dato ai due apostoli era abbastanza singolare, essendo infatti l'ufficio di attingere l'acqua riservato ordinariamente alle donne. Diverse le ipotesi riguardo al proprietario della casa, senza dubbio un simpatizzante di Gesù. L'opinione meglio accreditata è quella che vede nel padrone del cenacolo il padre, o comunque qualche parente, di Marco, il futuro evangelista (ritenuto da certa tradizione come il giovinetto fuggito nudo durante l'arresto di Gesù[21][22]).

Verso il 530 l'arcidiacono Teodosio infatti, descrivendo la sua visita a Gerusalemme, parlando della chiesa della Sancta Sion, ritenuta come il luogo dell'ultima cena, afferma: Ipsa fuit domus sancti Marci evangelistae ("Questa fu la casa di San Marco evangelista")[23]. Questa affermazione doveva senza dubbio fondarsi su un dato molto antico essendovi inoltre una seconda testimonianza, quella del monaco cipriota Alessandro, che descrive la chiesa della Sancta Sion come dimora di Maria, madre di Marco.[24]

"Uno di voi mi tradirà"Modifica

Terminata la lavanda dei piedi, riportata dal solo Vangelo di Giovanni, Gesù riprese posto a tavola. Egli occupava senza dubbio il posto più onorifico e gli apostoli avevano dibattuto su chi dovesse sedersi nel posto più vicino a lui. Essendo la tavola a semicerchio, secondo una moda dell'epoca, i divani erano disposti radialmente all'esterno del semicerchio. Gesù occupava dunque il posto centrale al vertice del semicerchio e, a quanto dicono i vangeli, erano Pietro, Giovanni e Giuda Iscariota i commensali più vicini a lui. Alla destra di Gesù stava Pietro, alla sinistra Giovanni, che poteva così appoggiare la testa sul petto del maestro[25] e a fianco di Giovanni stava Giuda, abbastanza vicino a Gesù.

Questi, mentre gli apostoli continuavano la cena, rivelò che uno di loro l'avrebbe presto tradito. I discepoli, entrati in confusione, chiesero al maestro chi di loro fosse il traditore e per ultimo Giovanni, su consiglio di Pietro, avvicinatosi a lui, gli chiese di mostrarglielo. Ai tempi in cui viveva Gesù si era soliti mettere sul tavolo alcuni vassoi comuni nei quali si intinge il pane o le erbe amare. Gesù, secondo il Vangelo di Giovanni, intinse dunque un boccone di pane e lo porse a Giuda Iscariota dicendo: «Quello che devi fare, fallo presto»[26]; nessuno dei commensali comprese però il significato di tale gesto e Giuda ebbe dunque la possibilità di alzarsi e di andare via. I vangeli di Marco[27] e di Matteo[28], diversamente da quello di Giovanni[29], riportano invece che Giuda Iscariota fu identificato come il traditore perché intinse contemporaneamente a Gesù la mano nel piatto e - in merito al momento di tale identificazione - sempre secondo Marco[30] e Matteo[31] questa avvenne prima che Gesù istituisse l'eucaristia, a differenza di Luca[32] che la pone successivamente a questa istituzione.[33][34][35]
Il Vangelo secondo Giovanni, si discosta dai vangeli sinottici anche in merito a quando Satana sarebbe entrato in Giuda Iscariota: Giovanni[36] riporta, infatti, che Satana entrò in Giuda proprio durante l'Ultima cena, appena quest'ultimo prese il boccone che Gesù gli aveva offerto, mentre invece, secondo il Vangelo di Luca[37], Satana sarebbe entrato in Giuda già qualche giorno prima dell'Ultima cena.[38][39]

L'istituzione eucaristicaModifica

La Convito in casa di Levi di Paolo Veronese, Venezia, Gallerie dell'Accademia: in origine era anch'essa un'Ultima Cena, ma il soggetto fu cambiato in seguito a una denuncia all'Inquisizione, che riteneva che il quadro si discostasse eccessivamente dalle rappresentazioni tradizionali dell'episodio evangelico. Cristo è la figura al centro, sotto al secondo portico

Mentre la cena continuava, Gesù, improvvisamente, prese del pane e, dopo aver pronunziato la preghiera di benedizione, lo spezzò e dandolo ai discepoli disse: "Prendete e mangiate[40]. Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me".[41].

«Poco dopo prese un calice colmo di vino e dopo averlo benedetto allo stesso modo disse: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati."»[42]

Gli apostoli rammentarono l'avvenimento nelle prime comunità cristiane, tanto che Paolo di Tarso, nelle sue lettere ai Corinzi[43], presentò l'eucaristia come un rito nel quale il fedele mangiava e beveva davvero il corpo e il sangue di Gesù. Quel gesto, secondo l'apostolo, sarebbe inoltre un collegamento fra l'ultima cena e la successiva passione, essendo in entrambi i momenti il suo corpo donato e il sangue versato.

Giovanni è l'unico a tacere sull'avvenimento, concentrandosi principalmente sulla lavanda dei piedi e sugli ultimi insegnamenti di Gesù ma vi è un precedente riferimento all'istituzione eucaristica nel capitolo 6 e precisamente nella frase, pronunciata da Gesù: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete".[44]

Si è discusso a lungo se Giuda abbia partecipato o no all'eucaristia, i vangeli di Matteo e Marco infatti inseriscono la rivelazione del suo tradimento (e di conseguenza la sua uscita dal cenacolo) prima dell'istituzione eucaristica mentre Luca la inserisce dopo. Giovanni non parla dell'eucaristia e dunque non venne preso in esame. Alcuni padri della Chiesa credettero che Giuda fosse presente al convito mentre altri lo negarono. Essendo i vangeli, unica fonte storica sulla vita di Gesù, discordanti riguardo alla cronologia degli avvenimenti, la questione non potrà mai avere soluzione.

Fu oggetto di dibattito anche la ricerca delle origini di tale rito eucaristico, essendo infatti da alcuni creduto tale racconto come un'interpolazione successiva, inserita su influenza di Paolo. Si pensò dunque ai primitivi riti di totemismo e di teofagia e più accuratamente s'investigarono i riti di Iside e Osiride, di Dioniso e soprattutto del dio Mitra. Gli antichi romani credevano che l'eucaristia fosse un atto di antropofagia, poiché i cristiani dicevano di mangiare il corpo di Gesù e berne il suo sangue e usarono questo rituale come motivo di persecuzione.

Gesù conclude il suo insegnamento durante la cena con una preghiera straordinaria che fornisce una visione insuperabile della sua relazione col Padre. In tale preghiera riscontriamo l'unità e l'amore che esiste tra Padre e Figlio, e il desiderio da parte di Gesù di completare il compito che gli è stato dato. Infine, Gesù prega per tutti coloro che lo seguono – allora come ora – e particolarmente che si sarebbero riuniti in un modo che avrebbe dimostrato al mondo chi egli fosse:

« 1 Così parlò Gesù. Quindi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. 2 Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. 3 Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. 4 Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. 5 E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse.
6 Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. 7 Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, 8 perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. 9 Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. 10 Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro. 11 Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.
12 Quand'ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. 13 Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. 14 Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
15 Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. 16 Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. 17 Consacrali nella verità. La tua parola è verità. 18 Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo; 19 per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità.
20 Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; 21 perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
22 E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. 23 Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.
24 Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.
25 Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. 26 E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro». »
(Giovanni 17)

Gesù e i discepoli si avviano poi verso il Getsemani.[45]

GetsemaniModifica

 
Agonia al Getsemani, di Andrea Mantegna

Il Getsemani (parola aramaica che significa frantoio)[46] è un piccolo oliveto poco fuori dalla città vecchia di Gerusalemme sul Monte degli Ulivi, nel quale Gesù, secondo i vangeli, si ritirò dopo l'Ultima Cena prima di essere tradito da Giuda e arrestato. Il luogo è noto anche come Orto degli ulivi.

Secondo quanto descritto dai vangeli, Gesù, terminata la cena con i suoi apostoli, si avvia verso il Monte degli Ulivi[47] e si ferma nel podere chiamato Getsemani:

« Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare. »
(Matteo 26:36)

In questo podere, mentre gli apostoli dormono, Gesù prega ed accetta la passione che ormai gli si prospetta davanti:

« Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà. »
(Matteo 26:42)

Poi arriva Giuda con una folla armata di spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti per arrestarlo; Giuda bacia Gesù, come segno convenzionale:

« Ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!.
E subito si avvicinò a Gesù e disse: "Salve, Rabbì!". E lo baciò. E Gesù gli disse: Amico, per questo sei qui! Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. »
(Matteo 26:47-50)

Ciò che accadde al Getsemani è un fatto sia straordinariamente rivelatore che profondamente commovente. Gesù chiama Pietro, Giacomo e Giovanni che vadano con lui a pregare. Poi, lasciandoli un po' indietro con istruzioni di stare all'erta, Gesù viene sopraffatto dall'emozione. La descrizione non lascia nulla all'immaginazione:

« Disse loro: "La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me". E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: "Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!". Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: "Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole". E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: "Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà". E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: "Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato in mano ai peccatori." »
(Matteo 38:46)

Questa è una descizione rimarchevole: Gesù, che finora è stato padrone di ogni situazione, in questi momenti viene assalito da emozioni agonizzanti.

Nell'oscurità del giardino, Gesù si confronta con un'ultima tentazione finale e opprimente di rifiutare ciò che gli sta per accadere. Vede quello che la croce gli costerà e gli viene dato un'anticipazione dell'agonia fisica, mentale e spirituale che avrebbe sofferto. La ragione per la straordinaria profondità dell'angoscia di Gesù qui fu, senza dubbio, non la consapevolezza della sofferenza fisica della crocifissione, bensì la conoscenza che sulla croce egli, il Figlio di Dio, avrebbe provato per la prima volta la separazione totale da Dio Padre. Paolo, scrivendo ai Galati, ci dà un'indicazione di quello che Gesù stava confrontando: "Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno" (Galati 3:13).

La tentazione di andarsene ed evitare processo e croce deve essere stata immensa. Tuttavia Gesù la resistette e la sua preghiera si chiuse con "Non come voglio io, ma come vuoi Tu". Gesù rifiutò di ribellarsi alla volontà del Padre.

Due volte Gesù andò a vedere se i tre discepoli stavano vegliando insieme a lui, ma in entrambe le occasioni li trovò addormentati.[48] Gesù non li aveva mai delusi ma ora, quando aveva bisogno di loro, loro lo deludevano. Tornò infine una terza volta per svegliare i tre addormentati. Ma ormai era troppo tardi per ulteriori recriminazioni o scuse: era arrivato il drappello dell'arresto.

NoteModifica

  Per approfondire, vedi Serie cristologica.
  1. Matteo 21:1-11; Marco 11:1-11; Luca 19:28-40; Giovanni 12:12-19.
  2. 1 Maccabei 13:51, cfr. anche 2 Maccabei 10:7.
  3. (EN) M. Eugene Boring e Fred B. Craddock, The people's New Testament commentary, 2004, pp. 256-258, ISBN 0-664-22754-6.
  4. Evans 2003, pp. 381-395.
  5. Majernik 2005, pp. 133–4.
  6. *(EN) Craig A. Evans (a cura di), The Bible knowledge background commentary: John's Gospel, Hebrews-Revelation, David C Cook, 2005, pp. 114–118, ISBN 0-7814-4228-1.
  7. Matteo 21,1-11; Marco 11,1-11; Luca 19,28-44; Giovanni 12,12-18
  8. (EN) Julian Morgenstern, 3. Palm Sunday and Easter Sunday, su Some Significant Antecedents of Christianity, google.it /libri, p. 16.
  9. Matteo 21:18-22; Marco 11:12-14,20-24.
  10. Matteo 21:12-13; Marco 11:15-17; Luca 19:45-46.
  11. Isaia 56:7-8; Geremia 7:1-15.
  12. Matteo 21:23-25; Marco 11:27-13:37; Luca 20:1-21:38.
  13. Marco 11:27.
  14. Matteo 21:28-32,33-46;22:1-14; Marco 12:1-12; Luca 20:9-19.
  15. Matteo 24:1-51; Marco 13:1-37; Luca 21:5-36.
  16. Marco 14:1
  17. Deuteronomio 21:22-23: "Se un uomo avrà commesso un delitto degno di morte e tu l'avrai messo a morte e appeso a un albero, il suo cadavere non dovrà rimanere tutta la notte sull'albero, ma lo seppellirai lo stesso giorno, perché l'appeso è una maledizione di Dio e tu non contaminerai il paese che il Signore tuo Dio ti dà in eredità."
  18. Matteo 26:14-16; Marco 14:10-11.
  19. Mt 26,17-18; Mc 14,12-13; Lc 22,7
  20. Lc 22,8
  21. Abraham Kuruvilla, THE NAKED RUNAWAY AND THE ENROBED REPORTER OF MARK 14 AND 16: WHAT IS THE AUTHOR DOING WITH WHAT HE IS SAYING? [1], in JETS 54.3 (Settembre 2011) 527–45.
  22. (EN) Universidad de Navarra (1992), The Navarre Bible: Saint Mark's Gospel, (2nd edition), Dublin: Four Court’s Press, p. 172.
  23. De situ Terrae Sanctae, p. 141
  24. Acta Sanctorum, Junii p. 434
  25. Giovanni 13:23-25
  26. Gv 13,26-28.
  27. Venuta la sera, egli giunse con i Dodici. Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: «In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: «Sono forse io?». Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Bene per quell'uomo se non fosse mai nato!». (Marco 14:17-21).
  28. Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto». (Matteo 26:20-25).
  29. Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Di', chi è colui a cui si riferisce?». Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose allora Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto». Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa, oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte». (Giovanni 13:21-30).
  30. Venuta la sera, egli giunse con i Dodici. Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: «In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: «Sono forse io?». Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto.» [...] Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza versato per molti. In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio». (Marco 14:17-25).
  31. Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà.» [...] Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio». (Matteo 26:20-29).
  32. Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». E preso un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio». Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi. Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell'uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a quell'uomo dal quale è tradito!». Allora essi cominciarono a domandarsi a vicenda chi di essi avrebbe fatto ciò. (Luca 22:14-23).
  33. Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 934.
  34. Bibbia TOB, Nuovo Testamento, Vol.3, Elle Di Ci Leumann, 1976, p. 275.
  35. Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 2, Anchor Yale Bible, 2010, p. 1398.
  36. [...] Rispose allora Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò". E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto». (Giovanni 13:21-27).
  37. Si avvicinava la festa degli Azzimi, chiamata Pasqua, e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano come toglierlo di mezzo, poiché temevano il popolo. Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici. Ed egli andò a discutere con i sommi sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di consegnarlo nelle loro mani. Essi si rallegrarono e si accordarono di dargli del denaro. Egli fu d'accordo e cercava l'occasione propizia per consegnarlo loro di nascosto dalla folla. Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: «Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare». (Luca 22:1-8).
  38. Raymond E. Brown, The Death of the Messiah Vol. 1, Anchor Yale Bible, 2010, pp. 244, 292.
  39. Bart Ehrman, Il vangelo del traditore, Mondadori, 2010, pp. 50, 67.
  40. Mt 26:26; Mc 13:22
  41. Lc 22:19
  42. Mt 26:27-28; Mc 14:23-24; Lc 22:20
  43. 1Cor 11:23-29
  44. Gv 6:35
  45. Matteo 26:36-46; Marco 14:32-42; Luca 22:39-46; Giovanni 18:1-9
  46. Getsemani appare nell'originale greco del Vangelo di Matteo (26:36) e quello di Marco (14:32) as Γεθσημανή (Gethsēmanḗ). Il nome deriva dall'aramaico ܓܕܣܡܢ (Gaḏ-Šmānê), che significa "frantoio". Matteo 26:36 e Marco 14:32 lo chiamano χωρίον (chōríon), che significa un luogo o una tenuta. Il vangelo di Giovanni dice che Gesù entrò in un giardino (κῆπος kêpos) coi suoi discepoli (18:1).
  47. Matteo 26:30.
  48. Alcuni sostengono che, poiché i tre si addormentarono, qualsiasi resoconto di cosa disse Gesù deve essere immaginario. Tuttavia, i discepoli avrebbero potuto benissimo udire gli inizi di cosa disse Gesù, o egli stesso avrebbe potuto ripeterlo a loro in seguito, nei quaranta giorni di insegnamento dopo la resurrezione. E comunque c'erano altre persone in giro per Getsemani quella notte, tra cui un misterioso giovane (Marco 14:50-52) che avrebbe potuto essere Marco stesso.