Gesù e il problema di una vita/Capitolo 11

Indice del libro
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Il discorso della Montagna, dipinto di Carl Bloch (1877)

Capitolo 11: Cosa insegnavaModifica

Il grande tema dell'insegnamento di Gesù era che, con la sua venuta, qualcosa di straordinario era accaduto: Dio agiva nella Stroia in un modo nuovo e senza precedenti. Gesù usò molti forme espressive per parlare di questo nuovo intervento di Dio. Il più comune implicava l'idea del Regno di Dio (gr. ἡ βασιλεία τοῦ Θεοῦ, he basileia tou Theou).

Nei VangeliModifica

Differenti espressioniModifica

La parola regno ricorre nel Nuovo Testamento più di 100 volte ed è utilizzata soprattutto dai sinottici. Il termine greco "basileia", come quello italiano "regno" indica sia la potestà e dignità regia, la regalità, sia concretamente il reame su cui è esercitata la signoria. L'ampiezza semantica del termine originario e di quello tradotto rende talvolta possibile utilizzi ed interpretazioni differenziate del termine "regno di Dio". Perciò nel Nuovo Dizionario Teologico di Herbert Vorgrimler (EDB 2004) la voce "regno di Dio" è sostituita dalla voce "signoria di Dio".

L'evangelista Matteo nel suo vangelo preferisce il termine basileia tōn ouranōn, che è stato comunemente tradotto come regno dei cieli, mentre Luca e Marco nei loro vangeli preferiscono l'espressione Basileia tou Theou, che viene comunemente tradotto in italiano come regno di Dio.

In ebraico l'espressione "i cieli" è un comune eufemismo per indicare Dio senza nominarlo esplicitamente. L'uso si è trasmesso anche all'italiano in espressioni come "se il ciel lo vuole..." ecc. Perciò l'espressione di Matteo, il cui vangelo è indirizzato prevalentemente a cristiani di origine ebraica, è equivalente a quelle di Luca e Marco.

All'inizio della predicazioneModifica

Soprattutto all'inizio della sua predicazione Gesù sottolinea l'imminenza di questo regno dei cieli (o di Dio). All'inizio del Vangelo di Marco Gesù dice:

« Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo »
(Marco 1,15)

All'inizio del Vangelo di Matteo Giovanni il Battista dice:

« Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino! »
(Matteo 3,2)

Sempre nel Vangelo di Matteo Gesù stesso dice:

« Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino! »
(Matteo 4,17)

Le parabole del regnoModifica

In molte parabole Gesù cerca di illustrare le caratteristiche di questo regno. Ecco un elenco di parabole di Matteo in cui si illustra il regno dei cieli:

Queste parabole vengono chiamate allora Parabole del regno.

SignificatoModifica

Con questa espressione Gesù si riferiva al regno o alla sovranità di Dio su tutte le cose. Questo concetto era in contrapposizione a quello di regno dei poteri terreni, specialmente l'Impero romano, che aveva occupato le città di Nazareth e Cafarnao, dove Gesù viveva, ma anche la città più importante della Giudea, Gerusalemme.

Nella tradizione cristiana il Regno dei Cieli (o di Dio) è stato accostato al concetto di Paradiso.

Il concetto di Regno dei Cieli o Regno di Dio, si può esprimere in questi termini: "la diffusione e la pratica dei Principi cristiani nella società umana, con i quali Principi inizia la realizzazione, già in questa terra, della vita eterna."

Il Regno è vicinoModifica

Nel rivolgersi a Ponzio Pilato, Gesù affermerà:

« "Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui". Allora Pilato gli disse: "Ma dunque, sei tu re?" Gesù rispose: "Tu lo dici; sono re; io sono nato per questo, e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare della verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce". »
(Giovanni 18,36-37)

In molte occasioni precedenti il Cristo aveva parlato del Regno che sarebbe venuto:

« Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino". »
(Matteo 4,17)
« E diceva loro: "In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza". »
(Marco 9,1)

Non è tuttavia evidente cosa intendesse Gesù per "morire" in questa affermazione, poiché egli si rivolgeva non solo agli apostoli ma anche "alla folla" (Marco 8:34), a cui aveva detto anche:

« In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte». »
(Gv8,51 [1])
« In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. »
(Giovanni 5:24)

Il Regno è presenteModifica

In alcune occasioni, Gesù parlerà del Regno anche come di una realtà presente:

« "Curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio". »
(Luca 10,9)
« "Ma se io scaccio i demòni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il regno di Dio". »
(Matteo 12,28)
« Interrogato dai farisei: "Quando verrà il regno di Dio?", rispose: "Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!". »
(Luca 17,20)

Regno di Dio, Regno di CristoModifica

Nell'udienza generale del 4 settembre 1991[1], Papa Giovanni Paolo II dirà:

« Il nuovo regno ha un carattere eminentemente spirituale... La natura spirituale e trascendente di questo regno è espressa anche nell’equivalente linguistico che troviamo nei testi evangelici: “Regno dei cieli”...Ma pur attuandosi e sviluppandosi in questo mondo, il Regno di Dio ha la sua finalità nei “cieli”. Trascendente nella sua origine, lo è anche nel suo fine, che si raggiunge nell’eternità... È il regno del Padre, entrato nel mondo con Cristo; è il regno messianico che per opera dello Spirito Santo si sviluppa nell’uomo e nel mondo per risalire nel seno del Padre, nella gloria dei cieli. »

Le chiavi del RegnoModifica

Nel Nuovo Testamento viene descritto l'annuncio della consegna delle chiavi del Regno dei Cieli da Gesù al suo apostolo Pietro:

« E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli. »
(Mattteo 16,18-19)

SoteriologiaModifica

La soteriologia (dal greco σωτηρία - sōtēria -, "salvezza", e da λόγος - logos -, "parola", "ragione" o "principio"), nell'ambito della storia delle religioni, è lo studio della salvezza nel senso di liberazione da uno stato o una condizione non desiderata. La soteriologia cristiana sottolinea il modo in cui le persone possono trarre la liberazione mediante la salvezza operata appunto da Cristo, il Salvatore.

Il Nuovo Testamento contiene molti riferimenti circa la salvezza. I seguenti passi sono i più citati al riguardo, ma la loro interpretazione è varia.

  • Fede in Gesù Cristo: "Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna" (Giovanni 3:16) "In nessun altro è la salvezza: perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati" (Atti 4:12).
  • Amore di Dio: "Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo peccatori, Cristo è morto per noi." (Romani 5:8) "Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati)." (Efesini 2:4-5).
  • Il peccato separa l'umanità da Dio. "Tutti hanno peccato, e son privi della gloria di Dio" (Romani 3:23) "Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato..." (Romani 5:12)
  • Dio dona vita eterna perché Gesù Cristo espiò per i nostri peccati: "perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro" (Romani 6:23)
  • Salvati (dal peccato) perché perdoniamo gli altri: "[Gesù disse] Perché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe." (Matteo 6:14-15)
  • Confessione e fede: "Perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come nostro Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha resuscitato dai morti, sarai salvato; infatti con il cuore si crede per ottenere giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati." (Romani 10:9-10) "Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato." (Romani 10:13)
  • Salvati dal battesimo: "Anche Cristo ha sofferto una volta per tutte per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito. E in esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere, che una volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, al tempo di Noè, mentre si preparava l'arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l'acqua. Quest'acqua era figura del battesimo (che non è eliminazione di sporcizia dal corpo, ma l'impegno di una buona coscienza verso Dio). Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo." (1 Pietro 3:18-21); "O ignorate forse che tutti noi, che siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del padre, così anche noi camminassimo in novità di vita. Perché se siamo stati totalmente uniti a lui in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una risurrezione simile alla sua." (Romani 6:3-5)
  • Salvati dalla grazia di Dio: "Anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati),Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti." (Efesini 2:5,8-9)
  • Salvati dalle opere: "Dunque vedete che l'uomo è giustificato per le opere, e non per la fede soltanto." (Giacomo 2:24), vedere anche l'Epistola di Giacomo.
  • Giudicati dalle opere: "E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro che è il libro della vita, e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere. Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e il soggiorno dei morti restituirono i loro morti: ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le loro opere." (Apocalisse 20:12-13). I Protestanti non concordano con questo tipo d'interpretazione di questo verso. Alcuni credono che i non-salvati verranno giudicati davanti al "grande trono bianco del giudizio" (Apocalisse 20:10-15), ma per tutti quelli che sono stati salvati appariranno prima nel "tribunale di Cristo" (2 Corinzi 5:9-10). In quel giudizio, i credenti verranno giudicati sulla base di ciò che hanno fatto in vita. Se non sono salvati, Cristo dirà "Va via da me, non ti conosco" e loro verranno gettati nell'inferno. Vedere anche Romani 2:6
  • Salvati partecipando al naturale ordine delle cose: "Tuttavia sarà salvata partorendo figli, se perseverà nella fede, nell'amore e nella santificazione con modestia." (1 Timoteo 2:15)
  • Salvezza che si realizza sempre: "Ma quando la bontà di Dio nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati, egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamente dello Spirito Santo, che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Cristo Gesù, nostro Salvatore, affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna." (Tito 3:4-7).
  • Salvezza come processo sempre attivo: "Poiché la predicazione della croce è pazzia per quelli che periscono, ma per noi, che veniamo salvati, è la potenza di Dio (1 Corinzi 1:18).
  • Salvezza come qualcosa che sarà ottenuta: "Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui giustificati dall'ira" (5:9 Romani).

Visione cristiana della salvezzaModifica

La salvezza è uno dei concetti spirituali più importanti nel cristianesimo, insieme alla divinità di Gesù Cristo e la definizione del Regno di Dio.

Tradizionalmente, nei cristiani, una meta importante è l'ottenimento della salvezza. Altri sostengono che la meta principale del cristianesimo sia compiere la volontà di Dio, accettando la sua grazia, o che i due concetti abbiano la stessa importanza. In molte tradizioni, ottenere la salvezza è sinonimo di "andare in cielo" dopo la morte, mentre altri ritengono che la salvezza significhi una svolta nella vita terrena. Vari elementi della teologia cristiana spiegano la necessità della salvezza e come prodigarsi per ottenerla. L'idea di salvezza si basa sull'idea che esista uno stato di non-salvezza, da cui l'individuo (o l'umanità) necessita di redimersi. Per la maggioranza dei cristiani cattolici e protestanti, questo è il giudizio di Dio sull'umanità dovuto alla colpa del peccato originale e ad altri peccati commessi da ciascun individuo o gruppi di individui, giacché il peccato è operato da tutti.

La chiesa ortodossa respinge il concetto agostiniano di peccato originale, termine che non esiste né nelle Scritture né nella patristica greca, e vede la salvezza come una scala di miglioramento spirituale e purificazione della natura umana che fu dannata con la caduta di Adamo dal Paradiso terrestre.

La maggioranza dei cristiani ritiene che l'umanità fu creata libera dal peccato, condizione che però si deteriorò, cosicché si rese necessario un Salvatore che restaurasse una corretta relazione con Dio. Questo Salvatore fu (ed è) Gesù.

Nella teologia cristiana ci sono tre concetti di possibilità di ottenimento della salvezza per coloro i quali non hanno ascoltato l'evangelo di Gesù Cristo. Uno è l'esclusivismo; da quando c'è un solo mediatore tra l'uomo e Dio, Gesù Cristo, se una persona non lo ha ascoltato, non gli resta che la dannazione eterna (ma la maggioranza dei sostenitori di tale dottrina la esclude per i bambini e gli infermi di mente). Un altro è il pluralismo che dichiara che ogni religione è un cammino verso Dio, e la terza è l'inclusivismo; questa dottrina dice che Gesù Cristo può parlare al cuore di tutti gli umani per mezzo dello Spirito Santo, e se una persona risponde positivamente sarà salvata.

CattolicesimoModifica

Per la Chiesa Cattolica, la salvezza non è solo una liberazione passiva del peccato (peccato originale e peccato attuale) e suoi effetti: l'azione di Dio è una liberazione attiva che eleva gli esseri umani ad uno stato sovrannaturale, alla vita eterna, in un piano spirituale superiore alla vita terrena, per unirsi in un solo corpo mistico con Cristo, una delle tre Persone della Trinità e accedere alla dignità di figli di Dio, per vederlo "come egli è" (1 Gv 3:2), in comunione di vita e amore con la Trinità e tutti i santi (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1023, 1025, 1243, 1265-1270, 2009)

Queste benedizioni non sono mai concesse per merito personale. In realtà, in senso stretto, l'uomo non merita nulla da Dio: la possibilità di meritare qualcosa agli occhi di Dio deriva totalmente da un dono gratuito di Dio, mediante la grazia santificatrice dello Spirito Santo. Si possono ottenere doni utili per la santificazione, per l'incremento della grazia e dell'amore e per raggiungere la vita eterna che Dio concede alle sue creature. Si possono anche meritare beni materiali, come la salute, l'amicizia o la felicità. (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2006-2011)

I cristiani ricevono anche in questa vita, per fede e anticipatamente, benedizioni di salvezza che saranno confermati totalmente e definitivamente nella vita dopo la morte. Ciò è dovuto al fatto che la Chiesa Cattolica vede la salvezza, compresa quella dell'individuo, come qualcosa di utile e benefico in ogni tempo: passato, presente e futuro, concetti che, per Dio, sono una cosa sola.

I cattolici credono che "l'uomo sta nel bisogno di salvezza da Dio" (Fidei Depositum, 3) e che" Dio lo aiuta in Cristo tramite la legge che lo guida e la grazia che lo sostiene" (CCC, 1949) . È stato per la nostra salvezza che "Dio ci ha amati al punto da mandare suo figlio come Salvatore del mondo, ed è stato rivelato per liberarci dai peccati" (CCC 456-457). "Con la sua morte (Gesù, il Figlio di Dio) ha vinto la morte, e ha così dato la possibilità a tutti gli uomini di salvarsi" (CCC, 1019)

Gesù ha fornito alla Chiesa Cattolica "la pienezza di significati di salvezza che il Padre ha voluto: corretta e completa confessione di fede, vita pienamente sacramentale e ministero consacrato nella successione apostolica" (CCC, 830). Il battesimo è necessario per la salvezza. "Il sacramento della penitenza è necessario per la salvezza per coloro i quali sono caduti [nel peccato] dopo il battesimo, perché il battesimo è necessario per la salvezza per coloro i quali non sono ancora rinati" (CCC, 980) Ma questi non sono gli unici sacramenti interessati dal concetto di salvezza; un ruolo importante lo assume il sacramento dell'Eucaristia: "Ogni volta che questo mistero è celebrato, il lavoro della nostra redenzione va avanti e noi spezziamo il pane che ci dona la medicina dell'immortalità, l'antidoto alla morte, e il cibo che ci farà vivere per sempre in Gesù Cristo" (CCC, 1405)

Ad ogni modo, per la libertà che ci è concessa, l'uomo può rifiutare l'offerta di Dio di salvezza in Cristo, ciò che il Catechismo della Chiesa Cattolica chiama piano d'amore di Dio.

La Chiesa Cattolica quindi insegna che la salvezza della vita eterna è volontà di Dio per tutte le persone, e che Dio la concede come un dono gratuito, una grazia, tramite il sacrificio in Cristo. L'uomo non può, in senso stretto, meritare nulla da Dio. È Dio che giustifica, cioè che libera dal peccato con un dono gratuito di santità (grazia salvifica, meglio conosciuta come grazia). L'uomo può accettare il dono che Dio gli dà. L'uomo può però anche rifiutarlo. La cooperazione dell'uomo è richiesta in linea con una nuova capacità di aderire alla volontà divina che Dio concede. "Infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta" (Giacomo 2,26). Fede, e di conseguenza le opere, sono un risultato della grazia di Dio, quindi è solo per la grazia che il credente può dire di meritare la salvezza.

La Chiesa Cattolica insegna che attraverso la grazia Gesù ha vinto per l'umanità sacrificando se stesso sulla croce, la salvezza è possibile anche al di fuori dei visibili confini della Chiesa. Cristiani e non Cristiani, se in vita hanno risposto positivamente alla grazia e hanno creduto che Dio si è rivelato loro attraverso la misericordia di Cristo possono essere salvati. Questo può includere la consapevolezza di un obbligo di fare parte della Chiesa Cattolica. In questi casi, "non possono essere salvati coloro che, pur sapendo che la Chiesa Cattolica è stata fondata da Dio tramite Cristo, hanno rifiutato di entrare a farne parte o di rimanervi"

ProtestantesimoModifica

Nel cristianesimo occidentale la dottrina della salvezza, o soteriologia, comprende temi quali l'espiazione, la riconciliazione, la grazia, la giustificazione, la sovranità di Dio e il libero arbitrio dell'essere umano. Vari concetti distinti possono essere opposti nel cattolicesimo e nel protestantesimo. Nel protestantesimo, questa differenza si evidenzia tra il calvinismo e l'arminianesimo.

Tra i cristiani evangelici, salvezza presuppone che tutti siano, come afferma la Bibbia, in condizione di peccato e sottoposti quindi alle sue conseguenze temporali ed eterne (senso di colpa, sofferenze di varia natura, una vita priva di senso, la morte, l'ira di Dio ed alla fine l'inferno). Frustranti e vani sono i tentativi dell'essere umano di salvarsi da tutto ciò con le proprie forze. Dio, così, nella Sua misericordia, (questo è il messaggio dell'Evangelo) decide di accordare la Sua grazia a quanti ripongono la loro fiducia nella Persona e nell'opera del Salvatore Gesù Cristo. È Cristo, infatti, che realizza quanto nessuno di noi è in grado di realizzare a causa di quella che il protestantesimo chiama depravazione totale dell'essere umano. Colui che si affida completamente a Cristo viene salvato dal peccato e dalle sue conseguenze, riconciliato con Dio, e reso degno dell'eterna comunione con Lui in paradiso. Questo è possibile perché i meriti perfetti conseguiti dalla vita di Cristo gli sono accreditati (giustificazione) e Cristo stesso ha pagato, espiato nel Suo sacrificio sulla croce, il castigo che il peccatore avrebbe giustamente meritato.

Chiese come la "Chiesa di Cristo" non solo ritengono che l'ascolto dell'evangelo e la risposta con fede sia parte integrante del processo di salvezza, ma anche il ravvedimento, il battesimo e obbedienza continuata, basandosi su Matteo 28.18-20, Giovanni 8.31-33, Atti 2.36-38.

Un terzo punto di vista, il concetto di salvezza universale, è esistito durante tutta la storia del cristianesimo e gode di crescente popolarità nel mondo moderno, con l'avvento del razionalismo e del liberalismo teologico, presupponendo un Dio d'amore che alla fine salverebbe tutti senza condizioni, lasciando totalmente vuoto l'inferno. Questo punto di vista afferma che tutti, indipendentemente dal credo o religione, si salveranno e "andranno in cielo". In termini più semplici si dice spesso che Dio "è troppo amorevole per condannare qualcuno". Alcuni cristiani tradizionalisti considerano questo punto di vista un'eresia perché implica che le religioni non cristiane siano ugualmente valide del [cristianesimo e che ci siano altri cammini verso la salvezza alternativi alla grazia di Cristo. Ma altre forme di universalismo cristiano assicurano che il cristianesimo è l'unica religione completamente vera, e che la salvezza universale è accessibile solo tramite Cristo che comunque si manifesterebbe egli stesso, in altre forme, in quelle religioni, premiando "gli uomini di buona volontà".

Nuovo stile di vitaModifica

Concludendo, dobbiamo sottolineare che i vangeli registrano molte delle istruzioni di Gesù su come si debba vivere la vita nel Regno. I suoi insegnamenti descrivono le seguenti caratteristiche di coloro che sono nel Regno:

  • Integrità. I cittadini del Regno sono totalmente affidabili. Fanno ciò che promettono e non necessitano di far giuramenti o voti per rafforzare le loro promesse.[2]
  • Consistenza. I seguaci di Gesù praticano ciò che predicano e non si concentrano su questioni banali a scapito di quelle importanti.[3] L'ipocrisia e la fede distorta che caratterizza alcuni dei contemporanei di Gesù deve essere assente dal Regno.
  • Preghiera. Coloro che sono nel Regno di Dio pregano con fede e fiducia per se stessi, per altri e per la venuta del Regno di Dio.[4] La loro preghiera non è una faccenda di rappresentazione pubblica autogratificante o parole vuote, ma semplici e sincere.[5]
  • Perdono. Poiché Dio ha liberamente perdonato coloro che sono nel Regno, costoro perdonano altri.[6] Non c'è posto per la vendetta nel Regno.[7]
  • Umiltà. Nessuno entra nel Regno per i propri meriti, non ci sono quindi le basi per vantarsi né basi per orgoglio o boria o presunzione. Parimenti, non si deve criticare e giudicare senza amore gli altri.[8]
  • Servizio. Non ci deve essere arroganza o senso di superiorità tra coloro che vivono nel Regno di Dio: invece, deve esserci il desiderio di servirci l'un l'altro. Gesù si ritenne servitore e si aspettava che i suoi seguaci imitassero il suo esempio.[9]
  • Un giusto atteggiamento verso la ricchezza e i possedimenti. Gesù parlò molto di come comportarsi con la proprietà e il denaro. Sottolineò che, sebbene entrambe le cose fossero buone, esse rappresentano dei pericoli. Forniscono illusioni ingannevoli di sicurezza e possono troppo facilmente diventare preoccupazioni che intralciano la via verso l'amor di Dio.[10] Coloro che sono nel Regno danno poco peso sia alle ricchezze che ai possedimenti e sono pronti a darli via.
  • Amore reciproco. Il Regno deve essere composto da persone che si prendono cura l'una dell'altra. Nella notte del suo tradimento, Gesù disse ai suoi seguaci:
« Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri. »
(Giovanni 13:34-35)
  • Gioia. Quelli nel Regno devono essere gioiosi. Dopotutto, sono sicuri nella conoscenza che Dio li ama:
« Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena. »
(Matteo 6:25-34)
  • Speranza. Coloro che sono nel Regno devono aver fiducia nel futuro. Il Regno che è già qui e goduto, è solo un assaggio del grande Regno eterno la cui venuta è certa. Mescolato a quella speranza c'è anche un desiderio. Il Padre nostro ha una frase importante: "Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra" (Matteo 6:10).
Il Sermone delle beatitudini, di James Tissot (1896)

All'inizio del Discorso della Montagna, Gesù diede un ritratto memorabile del carattere di coloro che appartengono al Regno — le Beatitudini. Le Beatitudini rappresentano la persona di Gesù, sono l'identità del cristiano, il cristiano che vive secondo questi insegnamenti è consapevole di portare la croce della vittoria, l'emblema della risurrezione; come Cristo nel momento della trasfigurazione durante il dialogo con Elia e Mosè, alla presenza di tre apostoli, disse che se prima non fosse stato innalzato sulla croce non sarebbe potuto entrare nella gloria del Padre, spazzando via la morte. Così il cristiano, se non s'identifica nella persona di Cristo (ad esempio confrontandosi con le beatitudini), non può accedere al Regno di Dio:

« Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli. »
(Matteo 5:3-10)

Il carattere che Gesù descrisse come appropriato al Regno sorprese e sbalordì i suoi ascoltatori. A tutt'oggi, non ha perso il suo valore sconvolgente.

NoteModifica

  Per approfondire, vedi Serie cristologica.