Ascoltare l'anima/Epilogo

Indice del libro

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« Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera. »
(Salvatore Quasimodo, Ed è subito sera)

AbstractModifica

Il libro mira a coniugare lo scientifico con l'umanistico. Dà un resoconto dell'emozione che si basa sulla psicologia empirica e sulla neuroscienza, ma la usa per illuminare il modo in cui le emozioni funzionano nell'esperienza di grandi opere d'arte. Ci sono un certo numero di sottotesti. Il primo è che lo studio filosofico delle arti è più fruttuoso se si basa sul lavoro empirico delle scienze cognitive. Il secondo è che dovremmo strappar via lo studio della musica da coloro che prestano attenzione solo all'analisi quasi-matematica della struttura, e consegnarlo a coloro che sono altrettanto interessati alle implicazioni umanistiche della musica. Terzo è che il postmodernismo ha sedotto i critici accademici della letteratura in modalità di critica altamente cognitive che a volte hanno perso il contatto con ciò che i lettori ordinari trovano più avvincente nella letteratura: il modo in cui fanno appello alle nostre emozioni e il modo in cui insegnano facendo appello alle nostre emozioni.

ConclusioneModifica

Questo mio studio ha esaminato alcuni dei modi importanti in cui le emozioni interagiscono con le arti. Non presenta una "teoria dell'arte" e non sostiene che tutta l'arte o tutta la buona arte abbia qualcosa a che fare con le emozioni. Ci sono innumerevoli tipi di meravigliose opere d'arte che non trafficano in emozioni. Per comprendere gran parte dell'arte mondiale è probabilmente più importante indagare i meccanismi della percezione piuttosto che i meccanismi dell'emozione.

L'arte su cui mi sono concentrato principalmente è l'arte occidentale risalente al Rinascimento o successiva. I miei esempi principali provengono dalle grandi opere del realismo e del romanticismo del diciannovesimo secolo: Tolstoj, Henry James, Edith Wharton, Delacroix, Friedrich, Beethoven e Brahms. Ho avuto molto di più da dire sulla letteratura e la musica che sulla fotografia, la scultura o la danza. Ciò è in parte dovuto ad una mia semplice preferenza, ma anche perché le arti temporali sono particolarmente adatte a trattare le emozioni, che sono processi temporali. Molto di quello che dico potrebbe essere adattato all'arte temporale del cinema, per esempio, anche se ho avuto poco da dire su questo genere artistico.

Oggi siamo in un'era di sovvenzioni pubbliche in calo sia per le arti che per le discipline umanistiche. Parte del mio sottotesto è stato quello di mostrare perché è così importante continuare a impegnarsi con i grandi romanzi, le poesie e i brani musicali di cui parlo, che sono alcune delle più grandi conquiste della cultura anglo-europea. Non è solo che questi lavori coinvolgono le nostre emozioni. Dopotutto, le storie romance, i romanzi horror da un euro e le canzoni pop più comuni, tutti evocano le nostre emozioni. Ma le opere di cui parlo non solo evocano emozioni più complesse e ambigue, ma anche, cosa più importante, ci incoraggiano attivamente a riflettere sulle nostre risposte emotive e ad imparare da esse.

Questo mio libro espone alcune implicazioni della teoria dell'emozione che ho presentato nella Parte I. Supponiamo che la teoria si dimostri falsa? Questo invalida la mia intera impresa? Spero di no. Anche se la teoria dell'emozione non è corretta in tutti i suoi dettagli, ci sono aspetti di essa che spero ottengano comunque un ampio consenso: l'importanza dei cambiamenti fisiologici dell'emozione, il fatto che le "valutazioni" emotive sono automatiche e in un certo senso immuni all'intervento cognitivo "superiore", l'idea concomitante che il monitoraggio cognitivo e l'etichettatura delle emozioni avvenga in seguito a una reazione istintiva iniziale e l'idea fondamentale che le emozioni non siano principalmente cose o stati ma processi.

In tutto il libro ho cercato di sottolineare come la teoria del giudizio sulle emozioni distorce la nostra comprensione di una serie di questioni estetiche e che il mio resoconto basato sui processi, con la sua enfasi sull'elaborazione automatica e sull'eccitazione fisiologica, fa un lavoro molto migliore nello spiegarli. A questo proposito, l'intero studio è un argomento a favore della teoria presentata nei primi tre capitoli.

Infine, la mia ambizione in questo wikilibro è stata quella di sposare le "Two Cultures" di Charles Percy Snow, quella scientifica e quella umanistica. Da un lato ho offerto resoconti dettagliati di particolari opere letterarie e musicali. E d'altra parte ho fatto molto affidamento sulla ricerca scientifica, principalmente degli psicologi. Spero di aver illustrato che i due approcci sono simbiotici. Un appello alla scienza dà credibilità alla mia tesi sulle funzioni delle emozioni e l'analisi di come funzionano le emozioni in relazione a particolari opere d'arte conferma l'importanza delle arti in una vita pienamente umana.

Penso quindi che sia giusto e appropriato concludere questo mio studio con uno stralcio dal succitato C. P. Snow:

« A good many times I have been present at gatherings of people who, by the standards of the traditional culture, are thought highly educated and who have with considerable gusto been expressing their incredulity at the illiteracy of scientists. Once or twice I have been provoked and have asked the company how many of them could describe the Second Law of Thermodynamics. The response was cold: it was also negative. Yet I was asking something which is the scientific equivalent of: Have you read a work of Shakespeare's? I now believe that if I had asked an even simpler question – such as, What do you mean by mass, or acceleration, which is the scientific equivalent of saying, Can you read? – not more than one in ten of the highly educated would have felt that I was speaking the same language. So the great edifice of modern physics goes up, and the majority of the cleverest people in the western world have about as much insight into it as their neolithic ancestors would have had. »