Le religioni della Mesopotamia/Sumer e Accad/Gli Accadi


Con il termine "Accadi" (anche Akkadi) si indica quell'antico popolo parlante una lingua semitica che fa riferimento alla città di Akkad, capitale dell'impero "accadico" (da tener presente che la collocazione di questa antica città non è stata ancora individuata, anche se si ritiene possa essere nelle vicinanze dell'attuale città di Baghdad). Quest'ultimo, fondato dal re e condottiero Sargon (Šarru-kīnu, regno: ca. 2334-2279 a.C.), durò per circa un secolo prima di essere conquistato dal popolo montanaro (monti Zagros) dei Gutei.

Approfondimento

Figura di un particolare del c.d. "Disco di Enḫeduanna", risalente al XXIII secolo a.C., rinvenuto a Ur e conservato presso l'University of Pennsylvania Museum. La sacerdotessa Enḫeduanna è qui rappresentata di fronte a un altare per le libagioni, probabilmente di una ziqqurat, seguita da tre alti funzionari. Irene J. Winter ha dedicato il XVIII capitolo del II volume del suo On Art in the Ancient Near East (Leiden, Brill, 2010) a un'analisi dell'opera nel suo contesto culturale.
<br">La sacerdotessa Enḫeduanna, il primo poeta nella storia umana

Il primo poeta nella storia dell'umanità, nota sia da fonti successive che contemporanee, è la sacerdotessa Enḫeduanna, vissuta intorno al XXIV secolo a.C., figlia del re accadico Sargon, fondatore del primo impero della storia. La più celebre opera di Enḫeduanna è scritta in lingua sumerica e ha come titolo (come "incipit") Nin-me-šárra (Signora di tutti i Me), opera più comunemente nota con il moderno titolo di "L'esaltazione di Inanna". Del Nin-me-šárra, che si compone di 153 righe, conserviamo oltre cinquanta diversi testimoni, frammenti di tavole incise in cuneiforme. Nell'opera viene narrato, in termini a volte oscuri, un drammatico evento della vita di Enḫeduanna: la sua fuga dalla città di Ur ove ricopriva il ruolo di sacerdotessa del dio poliade della città, Nanna (accadico: Sîn; il dio Luna) e il suo esilio nella steppa. L'opera prende quindi la forma di invocazione, affinché gli dèi liberino dall'esilio la sacerdotessa, alludendo a un certo Lugalanne, probabile rivoltoso sumero contro il potere del padre di Enḫeduanna, il re accadico Sargon. L'inno si conclude con l'invocazione alla dea Inanna (sumerico; accadico: Iŝtar; dea figlia del dio Nanna) e infine con il ritorno vittorioso della dea, e della sua grande sacerdotessa, nel santuario di Ur. Tale opera ebbe un profondo riconoscimento nella stessa letteratura religiosa sumerica, considerata in quell'ambito come uno dei dieci componimenti religiosi più notevoli, l'unico di cui peraltro conosciamo l'autore.

Una traslitterazione del cuneiforme sumerico con traduzione del componimento, apparati critici e commento, nonché un capitolo sulla vita e le opere della sacerdotessa-poetessa è in William W. Hallo e J.J.A. Van Dijk, The Exaltation of Inanna, New Heaven and London Yale University Press, 1968. Di seguito l'incipit del componimento con la traslitterazione del The ETCSL project, Faculty of Oriental Studies, University of Oxford.

(IT)
« 1.Signora di tutti i Me (nin-me-šar2-ra), risplendente di luce
2. Donna virtuosa, vestita dello splendore divino (melam), diletta del Cielo e della Terra
3. Ierodula (nu-u8-gig )del dio An, con il grande diadema
4. Colei che ama la tiara consona alla grande sacerdotessa
5. La cui mano impugna (tutti) i sette Me
6. O mia Signora, tu sei la guardiana di tutti i grandi Me
7. Tu hai riunito i Me, tu hai legato i Me alle tue mani
8. Tu hai raccolto i Me, tu hai stretto i Me al tuo petto
9. Come un drago (ušumgal) tu hai lanciato il veleno sui territori dei nemici
10. Quando tu ruggisci alla terra come il dio della Tempesta (Iškur), la vegetazione non può resisterti
11. Come un diluvio (a-ma-ru) discendi dalla tua montagna (kur)
12. O potente del cielo e della terra, tu sei Inanna »

(SUX)
« 1.nin me šar2-ra ud dalla e3-a
2.munus zid me-lem4 gur3-ru ki aĝ2 an uraš-a
3.nu-gig an-na suḫ-gir11 gal-gal-la
4.aga zid-de3 ki aĝ2 nam-en-na tum2-ma
5.me 7-bi šu sa2 dug4-ga
6.nin-ĝu10 me gal-gal-la saĝ keše2-bi za-e-me-en
7.me mu-e-il2 me šu-zu-še3 mu-e-la2
8.me mu-e-ur4 me gaba-za bi2-tab
9.ušumgal-gin7 kur-re uš11 ba-e-šum2
10.diškur-gin7 ki šeg(KA×LI) gi4-a-za dezina2 la-ba-e-ši-ĝal2
11.a-ma-ru kur-bi-ta ed3-de3
12.saĝ-kal an ki-a dinana-bi-me-en »
(Enḫeduanna, nin-me-šárra (Signora di tutti i Me), 1-12.)

Segno cuneiforme per il sumerico lugal (lett. "grande uomo") e per gli accadici bēlu e šarru, con il significato di "signore", quindi di "re".
« Il lugal si configura dunque ben presto come un re, ma la regalità, in Mesopotamia, non è, come del resto altrove, autonoma dalla sfera religiosa. Il re esercita un controllo su di essa e spesso tenta di appropriarsi di prerogative sacerdotali. Alla regalità stessa era attribuita un'origine divina; essa, prima del diluvio, era discesa dal cielo per la prima volta in Eridu di Sumer e, dopo il diluvio, era nuovamente discesa dal cielo per la prima volta a Kish. Questa trascendenza celeste della regalità individua il re (lugal) come un vicario della divinità, alla quale compete il compito di legittimarne il ruolo. L'universo divino, replica di quello umano, esprimeva un potere sovrannaturale, che superava la frammentazione politica delle città, rispetto alle quali appariva unitario, e che aveva la sua sede nella città santa di Nippur. L'organizzazione monarchica del mondo divino diventava garanzia del potere esercitato dal re nelle diverse città anche prima dell'unificazione politica del paese. Il re, tuttavia, a differenza dell'Egitto, non è un dio, per quanto la regalità resti di origine divina. E finché la regalità non diviene ereditaria, con l'introduzione del principio dinastico, il lugal è tale in quanto sposo della dea Inanna (Ištar in semitico), la Signora del cielo. Sono dunque le nozze con la dea che definiscono il ruolo del re, a sua volta scelto da Inanna. Ma il matrimonio sacro non comporta uno statuto divino per il sovrano né la sua immortalità. È solo con l'avvento del regno di Accad che si incontra per la prima volta una dichiarata divinizzazione del re, forse per effetto del modello egizio. Il primo sovrano divinizzato è Narām-Sin (2254-2218 a.C.), che accanto al nome porta il determinativo dingir. Prima di questo sovrano la divinizzazione sembra aver riguardato alcuni re predinastici dell'universo mitologico, come Dumuzi (Tammuz in ebraico e aramaico), o come lo stesso Gilgameš. »
(Paolo Scarpi, Area mesopotamica e vicino orientale, in Manuale di storia delle religioni (a cura di Giovanni Filoramo). Bari, Laterza, 1998, pp. 19 e sgg.)

Conosciamo la figura di Sargon grazie a delle iscrizioni reali votive (spesso copie paleo babilonesi), rinvenute nel santuario del dio Enlil a Nippur (l'E-kur). Le prime iscrizioni appellano Sargon come re di Kiš. Da questa città, secondo le iscrizioni, il re Sargon compie delle spedizioni verso il meridione, sconfiggendo Lugal-Zagesi (Lugalzagesi), il re sumero di Uruk, per poi sconfiggere gli altri ensi sumerici e quindi conquistare le città di Ur, E-ninmar e Umma. Sargon infine dichiara di aver sottomesso 50 ensi e di aver vinto 34 battaglie, fino a lavare le sue armi "grondanti di sangue" nel mare inferiore (il golfo Persico).

Dalla Lista Reale Sumerica sappiamo che Sargon, figlio di un coltivatore, era il coppiere del re di Kiš, Ur-Zababa, re che Sargon deve aver poi spodestato per usurparne il trono.

(IT)
« 24. In Uruk Lugal.zage.si
25. (divenne) re e regnò 25 anni.
26. 1 re
27. regnò i suoi 25 anni.
28. Uruk con (le) arm(i) fu battuta,
29. la sua regalità
30. ad Akkad fu trasferita.
31. In Akkad Šarru-kīn,
32. suo [padre] (era) frutticoltore ("colui che fa crescere i datteri"),
33. coppiere di Ur-Zababa,
34. re di Akkad, colui (che) Akkad
35. costruì,
36. divenne re e regnò 56 anni. »

(SUX)
« 24. unugki-ga lugal-zà-ge-si
25. lugal-àm mu 25 ì-a5
26. 1 lugal
27. mu<bi> 25 ì-a5
28. unugki gištukul ba-an-sìg
29. nam-lugal-bi
30. a-ga-dèki-šè ba-túm
31. a-ga-dèki šar-ru-ki-in
32. .. ba-ni nu-giri12
33. qa-šu-du8 ur-dza -ba4-ba4
34. lugal a-<ga> deki lú a-ga-deki
35. mu-un-dù-a
36. lugal-àm mu 52 ì-a5
 »
(Lista Reale Sumerica, 25-36; Traduzione di Paolo Gentili)

Thorkild Jacobsen[1], e Gentili[2] segue, ritiene invece che Lugal-Zagesi avesse precedentemente sconfitto Ur-Zubaba, distruggendo la città di Kiš: sarà quindi Sargon, condottiero del re di Kiš, a subentrare a questo sovrano sumero e quindi a sconfiggere successivamente Lugal-Zagesi, per poi ricostruire la città (questo spiegherebbe l'iscrizione, cfr. Poebel PBS IV,1 p.176, che vuole Sargon rifondatore di Kiš).

Particolare della "Stele della vittoria di Naram-Sin". Rinvenuta tra le rovine di Susa, la stele era originariamente collocata nella città di Sippar. La stele è alta 200 cm e larga 105 cm ed è conservata presso il Museo del Louvre a Parigi. Da notare il particolare copricapo del re Naram-Sin, una tiara con corna, simbolo, queste ultime, della divinità. Un richiamo dunque alla deificazione in vita del sovrano accadico, il primo sovrano mesopotamico a vantare la propria umanità divinizzata, testimoniata anche dalle iscrizioni che antepongono al suo nome il determinativo, proprio degli dèi, dingir. Al re, fedele custode ed esecutore della volontà del dio poliade proprio dei Sumeri, si sostituisce, con l'accadico Naram-Sin, il re che si fa dio stesso. Naram-Sin indossa un arco e impugna una freccia incedendo altero sui corpi dei nemici. Un'altra sua freccia ha appena ferito alla gola un guerriero nemico che gli si pone soccombente di fronte. Anche le dimensioni delle figure, testimoniata proprio da quella della freccia che ha ferito il guerriero nemico, mostrano la "grandezza" fisica sovrumana propria del sovrano accadico.

Di fatto, nel XXIV secolo a.C. e per un secolo, assistiamo nella Bassa Mesopotamia a un deciso cambiamento storico: alla costellazione di città-stato (in quel momento dominate dal re sumero della città di Uruk, Lugal-Zagesi) si sostituisce un impero unificato, per mezzo di una guerra di conquista, da un re accadico (quindi semita).

La presenza dei Semiti nell'area della Mesopotamia è attestata sin dal periodo di Fara e Abu Salabikh (2600-2500 a.C.) e, dopo la scoperta di Ebla e della sua ormai evidente influenza, si ritiene che questa presenza possa essere ancora più antica. Di conseguenza, considerando che nemmeno i Sumeri erano degli indigeni della Mesopotamia quanto piuttosto giunti dal subcontinente indiano o dalla regione del Caucaso, si può ritenere che nella Mesopotamia dei primi secoli storici convivessero due etnie: i Sumeri e i Semiti, con i primi in qualità di minoranza etnica[3].

Il primo impero semitico fondato da Sargon parte dal golfo Persico, dove controlla le rotte commerciali che arrivano alla Valle dell'Indo, fino alla città di Tuttul, città situata a metà tra Akkad e Mari. Il successore e figlio di Sargon, Rimuš (regno: ca. 2278-2270 a.C.), doma una rivolta delle città sumere, rivolgendosi poi a oriente per combattere contro gli Elamiti. Anche il secondo figlio di Sargon, Maništušu (regno: ca. 2269-2255 a.C.), conduce delle campagne contro gli Elamiti, ma è con Naram-Sin (regno: ca. 2254-2218 a.C.), nipote di Sargon, che l'impero accadico raggiunge il suo apogeo, sconfiggendo gli Elamiti e conquistando la Susiana, distruggendo, a occidente, la ricca e importante città di Ebla.

La nozione di regalità accadica, e quindi del potere a essa sottesa, è tuttavia diversa da quella sumera. Nota infatti Liverani[4] come il re degli Accadi affidi il proprio diritto e potere sulla propria forza eroica, piuttosto che giustificarli per mezzo dei conflitti tra le divinità poliadi delle diverse città, come accade invece per i re Sumeri. Con Naram-Sin questa sostanziale differenza tra Semiti e Sumeri raggiunge l'apice in quanto il sovrano accadico si indica e si titola come "dio", aggiungendo al proprio nome il determinativo divino dingir.

La divinità poliade della città di Akkad è la dea Ištar (in sumero: Inanna), dea della guerra e dell'amore fisico. Ricordiamo che se le città sumere disponevano ognuna di altre divinità poliadi era la città di Nippur che ospitava l'E-kur, il santuario del re degli dèi, Enlil, quel dio supremo che decideva di volta in volta a chi affidare la sovranità del mondo, questo spiega la ragione della grande attenzione dei re accadi nei confronti di questo particolare santuario che ospiterà i monumenti celebrativi delle vittorie accadiche come a indicare alle popolazioni sumere che questo dio ha affidato al re degli accadi il governo del mondo.

Liverani[5] osserva anche come la figlia di Sargon, Enkeduanna (En-ḫedu-anna; En-he2-du7-an-na), ricoprirà l'importante incarico di sacerdotessa del dio Nanna (accadico: Šin) presso il santuario sumero dell' E-kiš-nu-gal nella città di Ur, e come questo si incroci nel tentativo di investire del sacerdozio nel tempio di Ištar in Akkad una sumera. Ė evidente quindi il tentativo degli Accadi di creare un vero e proprio sincretismo religioso e politico con i Sumeri, nonostante le evidenti differenze linguistiche tra i due popoli. Tale sincretismo consistette anche nel trasferire nel pantheon mesopotamico di origine sumera quella trentina di divinità semitiche utilizzando gli stessi segni grafici delle divinità sumere considerate simili: questa operazione, tuttavia, marca una notevole differenza con i Sumeri i quali vantavano un pantheon di circa tremila divinità che evidenziava il loro considerare divino ogni aspetto del cosmo, a differenza quindi dei Semiti che invece sostenevano un mondo di potenze divine ben più limitato[6].




  1. pp. 178-9.
  2. Sargon, re senza rivali. Pisa, SEU, 1998, p. 31.
  3. Pettinato, Mitologia assiro-babilonese pp. 12-13.
  4. p. 201
  5. p.202.
  6. Mander 102-103.