Virtù e legge naturale/Parte I

Indice del libro
"Aristotele insegna ad Alessandro Magno", incisione di Charles Laplante, 1866


Ci sono modi in cui si potrebbe sostenere che il pensiero etico di Maimonide sia una sorta di aristotelismo ebraico o ebraismo aristotelico. Ma ci sono molti aspetti cruciali in cui la psicologia e l'etica morali di Maimonide differiscono in modo alquanto significativo da quelle di Aristotele.

Mentre Maimonide e Aristotele condividevano una concezione intellettualistica del fine ultimo e migliore dell'uomo, la concezione di Maimonide sull’imitatio dei differisce sostanzialmente dalla concezione di attività contemplativa di Aristotele. L'attività etica, riguardante l'intera gamma di particolari della vita ebraica – la vita in accordo con la Legge – dovrebbe scaturire dall'attività intellettuale in un modo che non si trova nell'ideale intellettuale di Aristotele. Quest'ultimo non esclude l'attività pratica, ma nell'essere il più simile possibile al divino, ci distanzia dalle contingenze concrete della vita, del vivere. Inoltre, una differenza epistemologica cruciale è che esiste un ruolo per la rivelazione riguardo alla conoscenza etica e alla perfezione che è semplicemente assente dall'etica di Aristotele. Nell'etica di Aristotele, la saggezza pratica è la virtù intellettuale che guida l'azione, ed è cruciale per la genuinità e l'unità delle virtù etiche in generale. Il pensiero di Maimonide non include la saggezza pratica come una virtù.

Inoltre, c'è un ruolo per il pentimento nell'antropologia morale di Maimonide che non si trova in Aristotele. Secondo Maimonide, una persona con vizi può pentirsi ed eticamente autocorreggersi in un modo fondamentale. Afferma anche che un agente virtuoso è in grado di peccare. Il resoconto di Aristotele sull'acquisizione di una seconda natura e la fissità del carattere fa parte di una visione che sostiene che il carattere maturo ha poca capacità di essere riformato, nel bene e nel male. La visione di Maimonide si discosta chiaramente da ciò. Di conseguenza, esiste un ruolo per l'autocoscienza critica nella filosofia etica di Maimonide che non ha una controparte in quella di Aristotele. Quest'ultimo non ignora il problema, ma non considera l'autoesame come quel tipo di ricerca e di ruolo urgente che Maimonide gli assegna.

Discuteremo di tali questioni e delle loro interrelazioni. A sua volta, la discussione sarà una base da cui partire per affrontare il problema se la filosofia etica di Maimonide sia o potrebbe essere una versione della teoria della legge naturale (giusnaturalismo).