Armi avanzate della Seconda Guerra Mondiale/Germania-7

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La rinascita della Marina e gli incrociatori[1]

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Quando l'Adm Reader, veterano della Grande Guerra, divenne nel '28 capo della Marina Tedesca (Reichsmarine) essa era totalmente bloccata dal durissimo Trattato di Versailles, che non consentiva navi siluranti di oltre 800 t e meno di 15 anni d'età, incrociatori di meno di 20 anni e più di 6.000 t, corazzate di oltre 10.000 t. I sommergibili, così pericolosi, non vennero autorizzati. In tutto rimasero 8 vecchie corazzate pre-Dreadnought, 8 incrociatori e 32 navi minori.

Inizialmente si trattò di costruire dalle navi leggere, gli incrociatori 'Emdem', 'Konigsberg' e 'Karlsruhe'. Da questo primo passo iniziò la genia delle navi tedesche, progressivamente incrementate in dimensioni e capacità.

Iniziando la disamina di queste navi, una menzione iniziale si impone, quella delle navi corsare, che come nella I Guerra mondiale erano mercantili robusti, abbastanza veloci (spesso erano bananiere), armati con una panoplia di armi e di attrezzature, talvolta idrovolanti e persino motosiluranti o posamine veloci, nonché una mezza dozzina di cannoni da 150 e altrettante armi contraerei, usate con astuzia e normalmente occultate. Altra arma che non mancava mai erano le mine, centinaia delle quali trasportate e scaricabili in mare dalle capaci stive interne. Insomma, una piccola realtà autonoma, con tutto quello che serviva. E ce n'era bisogno, perché le missioni potevano durare anche oltre 6 mesi.

La maggior parte dei comandanti tedeschi fu molto umana nel risparmiare vite, tranne V.Rutenschell che era per attacchi a tutta velocità notturni. Era ossessionato dall'allontanarsi più velocemente possibile, (che anche per questo doveva essere rapido), ma la sua nave, la Michel, non lo aiutava essendo piuttosto lenta. La migliore delle corsare tedesche fu la Thor, che tenne alto il nome della divinità nordica della guerra, vincitrice tra l'altro di tre scontri con navi inglesi analoghe (ma destinate alla protezione dei traffici, non all'attacco); la più famosa fu l'Atlantis, che venne affondata da un incrociatore pesante inglese dopo avere cercato in tutti i modi di mimetizzarsi. La Kormoran si perse in uno scontro ravvicinato con l'incrociatore Sidney, che andò a sua volta perduto con tutto il suo equipaggio, tanto che è stato ritrovato solo l'anno scorso.

Detto questo, visto che gli incrociatori sono ovviamente collegati alla 'guerra di corsa' (come protettori o come attaccanti) e infatti i mercantili armati inglesi erano chiamati 'incrociatori ausiliari', veniamo ora alle navi propriamente definibili come 'incrociatori'.

Nella I GM, i Tedeschi ebbero in questo settore ottime navi, unità che cercarono in tutti i modi di danneggiare la RN e i suoi traffici, e che prima di andare perdute causarono parecchi danni (si veda la saga dei vari Emden, Koenigsberg, Scharnorst). Nella guerra successiva il mondo, stante lo sviluppo della tecnologia, era 'più piccolo' e le navi tedesche, ora prive di basi oltremare, non ebbero molte chances, specie dopo il 1941. In effetti, il radar, l'aereo ed efficienti comunicazioni radio resero ben presto il mondo tanto controllato, che nemmeno i mari tropicali erano un rifugio sicuro per i corsari tedeschi. Entro il '43 erano già spariti. Le navi da battaglia e gli incrociatori anche prima. I sommergibili rimasero l'unica risorsa offensiva.

Il tempo della limitazione degli armamenti venne superato nel 1935, quando la Germania denunciò il Trattato di Versailles, cosa accettata dalla Gran Bretagna che firmò un trattato quel giugno per limitare la marina tedesca al 35% del tonnellaggio inglese e in particolare al 45% rispetto dei sommergibili (cosa persino troppo generosa, vista la differenza d'importanza dei traffici marittimi delle due nazioni). Vi fu così un incremento di oltre 51.000 t totali, il che rendeva possibile realizzare 5 incrociatori da 10.000 t con i 203 mm. Ma dato che questo limite di tonnellaggio era stato di fatto superato da Giappone e Italia, venne approvato un diverso tipo di organizzazione: 3 incrociatori da 16.000 t. E così arrivarono i 3 'Hipper', anche se molti autori hanno recentemente proposto la suddivisione delle tre navi in due classi: 2 'Hipper' e il 'P.Eugen', sensibilmente superiore.

Il Köln

Gli incrociatori leggeri tedeschi passarono la guerra in una condizione di oblio, che solo inizialmente ebbe momenti importanti. Ma al dunque, una delle poche notizie che si trovano su di essi riguarda la perdita del Koenigsberg (quello del 1940) per via di un attacco in picchiata di 15 Blackburn Skua, il principale successo ottenuto da questi goffi aerei (che essendo 'multiruolo' ottennero anche il primo successo aereo per la RN abbattendo un ricognitore tedesco), con 6 bombe da 227 kg a segno su 15.

Gli incrociatori leggeri tedeschi erano ben descritti dalle loro artiglierie: la maggior parte di loro aveva un layout del tutto inusuale, con 3 torri trinate sì, ma di cui due a poppavia sovrapposte, anziché a prua come in altre navi della categoria. Erano le classi Königsberg, Leipzig and Nürnberg, ma c'era anche l'incrociatore Emden con 8 cannoni da 150 come quelli dei cacciatorpediniere Type 36A. Quest'incrociatore era praticamente simile alle vecchie unità della Grande guerra, ma con cannoni e attrezzature più moderne, e stazzava 5.600 t. Le altre navi erano leggermente più grosse, 6.500 t, per imbarcare 3 torri trinate.

Queste torri erano armate con i cannoni SK C/25 da 150/60 mm, armi ad alta velocità iniziale (950 ms) che tiravano granate da 45 kg a circa 25,7 km all'alzo massimo di (-10/+40 gradi), una delle migliori prestazioni tra le artiglierie per incrociatore leggero (specie considerando l'anno di entrata in servizio, attorno al 1928). La massa delle torri era di circa 136 t, ma dipende dalla versione. In effetti, le armi degli incrociatori tipo Konigsberg e Lepizig erano installate su torri Drh Tr C/25 da 136.910 kg, ma il Nurnberg aveva un tipo analogo con maggiore spessore, che portava il peso a 147.150 kg. Questo rendeva possibile migliorare la leggera corazza dei tipi precedenti, che era di appena 30 mm frontale (non è chiaro quanto sui lati e tetto) e 20 mm posteriore. In questo caso invece si arrivava a più confortevoli 80 mm frontali e 35 mm posteriori, e così la corazza smetteva di essere solo per funzioni antischegge, ma capace di reggere anche a colpi diretti. La cadenza di tiro era di 6-8 colpi al minuto, mentre la rotazione e alzo erano di 6 e 6-8 gradi al secondo. Ma il Nurnberg, definitivamente il migliore delle navi tedesche della categoria, anche qui aveva un vantaggio, malgrado il maggior peso delle torri: 6-8° sec di alzo, 7,6 di direzione; soprattutto tirava fino a 10-12 colpi al minuto, valore davvero notevole che apparentemente quasi raddoppiava la potenza di fuoco. Ogni b.d.f. aveva un sistema di puntamento giroscopico per eliminare gli errori di allineamento, rendendolo quindi anche più preciso. Ecco le caratteristiche stimate degli incrociatori leggeri tedeschi:

Il Leipzig secondo le stime Alleate
  • Dislocamento: Leipzig, 6.000 t standard; Koln, idem
  • Dimensioni: Leipzig, 177 m x 16; Koln, 173x 15 m.
  • Motore: turbine a vapore per 60.000 hp, diesel per 12.000 hp; Koln, turbine per 65.000 hp; 32 nodi per entrambe
  • Corazzatura: Leipzig, cintura 100 mm, ponte 25-40 mm, torri 40 mm, torre comando 100 mm; Koln, simile ma cintura 38-50 mm, ponte 50 mm
  • armamento: Leipzig, 9 da 150 mm e 6 da 88 mm, 8 da 37 mm, 12 tls da 533 mm, un idrovolante; Koln, simile al Leipzig

Per essere navi tanto piccole, almeno sulla carta erano ben armate e dalle buone caratteristiche, ancorché senza velocità e potenza esasperate; il Leipzig aveva anche un diesel per le andature di crociera, per migliorare l'autonomia.


Il Prinz Eugen preparato per i test atomici. Notare l'assenza di una torre anteriore, sbarcata dagli americani

Gli incrociatori tedeschi pesanti furono solo 3, più altre due incomplete, di cui si parlerà poi.

La classe di navi 'Hipper ' è certamente più nota ed impressionante, anche perché fatta a similitudine delle successive Bismarck (era difficile distinguerle ad una certa distanza). In effetti, con sovrastrutture alquanto simili e la stessa disposizione dei cannoni, era difficile notare la maggior larghezza dello scafo delle corazzate e i loro cannoni più tozzi, come anche l'assenza dei lanciasiluri (poi introdotti sulla Tirpitz). Il loro progetto previde dimensioni inusitate per l'epoca (15.000 t standard, oltre 200 m di lunghezza), ma il primo (l'Hipper) venne impostato nel '37, dopo la scadenza della quindicennale limitazione degli armamenti.

Era armato con otto cannoni SK C/34 da 203/60 mm capaci di sparare proiettili da 122 kg ad oltre 900 ms fino a 33.500 m, la maggiore gittata di tutti pur potenti '203, nonostante l'alzo massimo di soli 37 gradi. Con la granata HE perforava 5 cm di acciaio a 9.500 m, ma con quella AP arrivava a ben 240 mm di corazza in acciaio omogeneo. La prima conveniva se c'erano obiettivi 'morbidi' per il carico di 6,5-9 kg di HE; l'AP aveva solo 2,3 kg e conveniva solo contro altri incrociatori o corazzate. A 30 km la velocità di caduta era di circa 363 ms, appena supersonica, con angolo di 48,8 gradi e tempo di 69 secondi.

I cannoni erano provvisti di sofisticati apparati di controllo ottici, e le torri pesavano fino a 262 t dipendendo dal modello, di quello che è rimasto l'unico 203 mm tedesco (il calibro normale per questa categoria era infatti il 210 mm). I validi cannoni DP da 105 mm erano invece gli SK C/33 da 105/60 mm, capaci di sparare colpi da 15 kg a 17,2 km o a 12 km d'altezza (i più potenti della loro categoria). Avevano stabilizzazione triassiale per compensare il moto ondoso, ma l'affusto aperto non era a prova d'acqua e questo causava guasti. Le torri del tutto chiuse erano previste per le corazzate 'H' ma queste non vennero costruite. Nel dopoguerra il caccia ex italiano GUICHEN, che non era altro che uno dei 'Capitani Romani', ebbe un armamento nuovo comprendente 4 torri da 105/60, e finalmente i cannoni-mitragliera di grosso calibro, i Bofors da 57 mm (dieci unità), dopo la fallita consegna dei 65 mm (che non ebbero nemmeno la prevista alimentazione automatica).

Il drammatico affondamento del Blucher, visto dalla costa norvegese

Questi incrociatori vennero presto considerati le migliori navi del loro tipo (e certo i più lunghi), ma non erano privi di limiti: le macchine davano un'autonomia limitata a causa dell'eccessivo consumo, c'erano anche problemi d'affidabilità e troppi sistemi di sicurezza che specie in guerra, causano più che altro problemi. Anche le altre turbine tedesche diedero tali problemi. Inoltre la corazza, tranne che nelle torrette, era tutt'altro che eccezionale, forse perché la nave aveva uno scafo troppo grande per proteggerlo bene. Il Blucher entrò in servizio solo il 20 settembre 1939, dopo la costruzione nei cantieri di Kiel, e trovò il suo destino già il 9 aprile (invasione della Norvegia) del '40 assieme a 850 soldati della 163ima divisione. Non si credeva che Oslo opponesse resistenza, invece in quel mattino nebbioso le batterie misero a segno improvvisamente 2 colpi da 280 mm, poi 20 da 150 sui 25 sparati da appena 600 m, e infine due siluri lanciati da terra. Dopo 9 minuti la nave era ancora in grado di navigare a 15 nodi ma l'acqua fece spegnere le turbine e le fiamme delle cannonate arrivarono ai depositi da 105 mm, meno protetti di quelli da 203 ma con 420 colpi per cannone. La loro esplosione affondò la nave, rovesciandola nelle gelide acque, con gravi perdite umane, entro le 7.22 di quella giornata. I pochi superstiti vennero catturati dai Norvegesi. Fu dunque una tragedia terribile per i Tedeschi, che ebbero oltre 2.000 vittime in quei pochi minuti di combattimento.

Il Prinz Eugen fu il compagno della Bismarck, dalla quale però dovette ad un certo punto separarsi, mentre sarebbe stato fondamentale per aiutarla a mantenere la rotta quando le si bloccò il timone (causa uno dei siluri degli aerei inglesi). In seguito resterà a fare da bersagli agli esperimenti atomici di Bikini, sopravvivendo ad entrambi senza serie conseguenze, ma rovesciandosi poi per una tempesta. Lo scafo è rimasto lì, mentre una scia di gasolio continua ad uscire da decenni visto che i serbatoi non furono svuotati. Non una bella fine per una delle navi più belle e ammirate della sua epoca.

  • N.unità: 3
  • Dislocamento: 14.240-18.400 t (P.Eugen); 14.247-18.208 t (Hipper);
  • Dimensioni: lunghezza 212,5 m (Eugen), 205,9 (Hipper e Blucher), larghezza 21,9 m, pescaggio 7,9 m
  • Propulsione: 12 caldaie La Mont o Wagner; 3 gruppi turbine a ingranaggi Brown-Boveri su 3 assi; 132.000 hp; 32,5 nodi teorici; 33,4 nodi (P.Eugen) 32,5 (32 previsti, per l'A.Hipper); 32 (come quelli previsti per il Blucher); autonomia prevista 8.000 nm a 20(?) nodi, ma in realtà pare che fosse: 6.800/17 n(P.Eugen); 6.100/15 nodi (Blucher)
  • Corazzatura: cintura 80 mm, ponte 12-50 mm, torri 70-105 mm
  • Equipaggio: 1.350 (Eugen); 1.600 (Hipper); 1.600 (Blucher)
  • Armamento: 8 cannoni da 203 mm, 12 da 105 mm; 12 da 37, 8 o 24 da 20 mm, 12 TLS da 533 mm in impianti tripli; 3 Idro Ar.196. L'Eugen poi: 18 cannoni da 40 al posto dei 37 mm; fino a 56 da 20 mm;

I motori erano tutti da 132.000 hp, ma l'EUGEN aveva 12 caldaie La Mont e 3 turbine Brown-Boveri; erano le B&V per l'Hipper, e caldaie Wagner e turbine Weser per il Blucher. Da qui la differenza di consumi. Il Blucher era l'unico che aveva turbine a vapore a bassa pressione, meno efficienti (70 anziché 80 atmosfere) ma più affidabili.


L'HIPPER, che venne speronato nel '40 (durante la campagna di Norvegia) dal caccia inglese Gloworm, riportò danni leggeri su di una ventina di metri di lunghezza. Ebbe molte avventure in mare, come quella contro il convoglio inglese WS-5A in cui avvistò e attaccò l'HMS Berwick il giorno di Natale 1940. La nave inglese era già 'reduce' da due cannonate da 203 di un incrociatore italiano (forse le uniche mai messe a segno da queste navi) ed ebbe anche l'occasione di 'provare' le artiglierie tedesche, incassando ben 4 colpi; però la burrasca limitò la visibilità e a parte questi primi 174 colpi l'HIPPER non ebbe più occasione di ingaggiare grossi bersagli. Dopo l'ennesima riparazione delle macchine il 12 febbraio 1941 attaccò un convoglio, l'SLS-64, del tutto privo di scorta (come era consuetudine all'inizio della guerra, per quelli che non avevano truppe, data la carenza di unità oceaniche adatte). Come una volpe nel pollaio, si fece sotto e sparò quasi tutte le munizioni da 203 mm, affondando 7 navi su 19, per complessive 32.806 t di stazza. Anche se non riuscì a ricaricare i siluri per via delle cattive condizioni meteo, diede alla RN una brutta giornata; seguirono azioni che compresero anche il minamento (non ideale per navi tanto grandi) e la missione contro il convoglio PQ 14 il 30 dicembre 1942, assieme alla LUTZOW e sei grandi caccia tenò di attaccarlo alle 7:30 del 31 dicembre, continuando a sparare prima contro alcune navi di scorta, poi ritirandosi danneggiata dal tiro di due incrociatori inglesi. Nel frattempo il vecchio caccia 'Achates' aveva coperto con una cortina nebbiogena il convoglio fino a che non venne affondato dalle cannonate da 203 nelle gelide acque del Mar di Barents. Il bilancio finale fu che, nonostante la superiorità di fuoco, le navi tedesche non distrussero il convoglio e persero un caccia. Hitler ordinò di togliere dal servizio tutte le grandi navi, anche se la cosa non avvenne totalmente, grazie alla mediazione di Doenitz. Basata in Norvegia fino al 23 gennaio 1943, tornò in Germania ed ebbe ridotta attività come nave-scuola, mentre si cercava di ripararne guasti e danni, e venne provvista di 8 cannoni da 37 mm, 28 da 20 mm (per lo più in impianti quadrupli) e finalmente 6 Bofors da 40 mm Flak 28. L'ultima sua missione fu quella di portare 1.529 profughi via da Gdynia il 2 febbraio 1945. Danneggiata a Kiel, finì autoaffondata il 3 maggio.

Un elemento d'interesse, che spiega meglio di ogni altro la natura politica delle flotte militari è illustrato dal fatto che l'intera classe (o classi) di Schweren Kreuzern (incrociatori pesanti) venne offerta, dopo il patto di non aggressione con l'URSS, in vendita al governo di Mosca. Ma i sovietici comprarono solo il Lutzow, fornito nel '40 con le sole due torri da 203 dell'estremità dello scafo, mentre rifiutarono la sorella Seydlitz. I Tedeschi pensarono di farne una portaerei (Progetto 'Weser I'), ma non si riuscì a concretizzare. I Russi, dopo averla catturata, la rimorchiarono a Leningrado, dove la ribattezzarono Poltava, ma assieme alla Petropavlosk (l'altro incrociatore, ampiamente usato come batteria costiera malgrado i danni subiti da aerei tedeschi) la demolirono dopo che il programma venne cancellato nel 1950.


Corazzate[2]

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Le Panzerschiffe

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Le prime navi da battaglia tedesche erano le tre 'Panzeschiffe', o le 'pocket battleship' (corazzate tascabili), veri e propri incrociatori corazzati in chiave moderna: non particolarmente veloci perché venne scelto il motore diesel anziché le turbine a vapore, con grande autonomia, ridotta corazzatura ma grande potenza di fuoco, che fece la differenza tattica nella battaglia del Rio de la Plata.

La Deutschland nel '36

Ma queste navi sono piuttosto ben note, ma è interessante sapere come vennero originate, essenzialmente come 'antidoto' alle pre-Dreadnought classe 'Danton' che erano totalmente obsolete negli anni '20. Perché proprio queste navi? La risposta è che difficilmente i Francesi avrebbero arrischiato una 'Courbet' o una 'Bretagne' nelle acque basse del Baltico. Ma costruire navi da battaglia nel limite di 10.000 t era difficile, dopotutto le 'Danton' arrivavano a 18.000 t, 19 nodi e sparavano con 4 pezzi da 305 e 6 da 240 in bordata.

Le nuove corazzate concepite erano di vari tipi, iniziando nel 1923: navi lente con 200 mm di cintura, 30 di ponte, 22 nodi e 4 cannoni da 380 mm anzi, come dicevano i Tedeschi, da 38 cm. Non venne giudicata sufficientemente protetta (anche se il progetto finale non supererà i 100 mm), e così dal Progetto II/10 si passò al I/10, 8 pezzi da 21 cm, due turbine da 80.000 hp complessivi per 32 nodi, ma solo 80 mm di cintura; era simile (ma col doppio del dislocamento) al nuovo incrociatore EMDEN, ma non suscitò entusiasmi. Arrivarono negli anni successivi la II/30, da 132 m, 6 cannoni da 30,5 cm in torri binate (due a poppa) e cintura da 200 mm e soprattutto diesel per 21 nodi, frutto dell'esperienza con gli U-Boote. Poteva funzionare, ma aveva solo 3 cannoni da 8,8 cm come armamento secondario. Il progetto IV/30 aveva tre torri binate da 30,5 cm tutte a prua, come la HMS Nelson (con 9 cannoni da 406 mm), che era interessante perché riduceva la lunghezza della parte corazzata della nave, migliorandone la protezione a parità di dislocamento.

Ci si stava avvicinando, ma ancora non andava bene: la successiva fase fu la V/30 con due torri trinate da 305 mm a prua e a poppa, due binate da 15 cm e 4 cannoni da 8,8 cm, 200 mm torrione e 180 mm cintura. Si ritornò poi alla II/30 che era giudicata migliore come equilibrio, ridotta a 4 cannoni da 30,5 cm. Peccato che questo calibro era accettato dagli Alleati solo se si usava come artiglieria costiera e poi la produzione era solo di un cannone all'anno. Alla fine venne scelto il calibro 28 cm che diedero il progetto II/28 con tre torri binate e il I/28 con 2 trinate, varie armi minori, e velocità per 21 nodi. Dopo innumerevoli conferenze si arrivò al 1925, con un'altra ancora per ricostruire la flotta, cosa difficile anche perché i Francesi occupavano la Ruhr che era il cuore dell'industria tedesca. Poi vi furono i problemi economici per la Germania di Weimar, con una terribile inflazione che mangiava letteralmente i fondi disponibili, che nondimeno passarono da 104 a 233 milioni di RM tra il 1924 e il 1927. Ma nemmeno questo bastò per salvare i programmi navali, almeno per il momento. Al dunque, nonostante tante esitazioni nello scendere sotto il 305 mm, dopo le manovre navali del '26 venne finalmente presa una decisione, quella per un incrociatore super-armato con cannoni da 28 cm: era il progetto II/M26 che batté il II/30. Ecco la quasi-definitiva Panzerschiffe: 6 cannoni da 28 cm in torri trinate; 8 da 12 cm contraerei e una cintura da 100 mm, 28 nodi.

Ripresero i progetti di dettaglio, e alla fine ci si rassegnò ad una nave che non potesse battere gli incrociatori tipo 'Washington' in tutti gli aspetti (notare che a questo punto le 'Danton' non erano più i nemici di riferimento): meglio scegliere una nave capace di sopraffarli in potenza di fuoco, e fosse al tempo abbastanza veloce per sfuggire alle corazzate. Alla fine venne ridiscusso tutto con ben 4 progetti: A (4x38 cm, corazza 250 mm, 18.000 t), B (uguale ma con 6x30,5 cm), B2 (6x30,5 cm, 299 mm, 21.000 t) e C (6x28 cm, 100 mm, 26-27.000 t). Quest'ultimo era abbastanza valido, e ci si volevano anche cannoni da 12,5 cm a doppio ruolo. Alla fine si scelse il tipo C ma senza la corazza da 100 mm (per il momento), e il progetto dell'11 aprile 1928 venne approvato con due cannoni binati da 15 cm sull'asse di simmetria e in torri protette; l'armamento però finirà per essere completato con 3 cannoni da 8,8 cm antiaerei e 8 da 15 cm scudati. Non era ancora finita, perché si ipotizzò di usare 3 torri trinate da 240 mm senza armi secondarie, e poi si discusse se poter ottenere anche 30 nodi. Nel frattempo si teneva d'occhio lo sviluppo in Francia per una nave da 17.000 t con 6 cannoni da 305 mm e corazza da 150 mm alla cintura (che invece risulterà essere un progetto del '24 con torri quadruple da 305 mm, dalla cui evoluzione risulterà la classe 'Dunquerke').

La Spee era notevolmente diversa dalla capoclasse

Via via vennero autorizzate, ogni volta, con grande dibattito, le 3 panzeschiffe. Effettivamente avere corazzate era costoso, ma di notevole prestigio internazionale nel panorama navale e politico prima ancora che tecnico. E nonostante i costi e la ridotta protezione le Panzerschiffe continuarono ad essere realizzate, anche se con miglioramenti di dettaglio. Per esempio, la 'C', la GRAF SPEE, ultima della classe, aveva una cintura da 100 mm, barbette da 125 e torri da 140 mm, e fin dall'inizio 3 torri binate da 105 anziché i tre vecchi pezzi da 88 della Deutschland. Ma ne ebbe anche qualche svantaggio per i pesi, soprattutto nel caso delle condizioni di mare mosso, e per la tenuta al mare. La Panzerschiffe B, la SCHEER, era anche peggiore per molti versi, come la ridotta manovrabilità e la rumorosità dei motori. La A, la Deutschland, venne poi ribattezzata Lutzow per ragioni propagandistiche (non volendo che eventualmente si potesse dire d'aver 'affondato la Germania'). Tutta la questione delle navi da battaglia tedesche insomma ebbe una genesi tribolatissima, ma il risultato fu non indifferente: la potenza di fuoco e l'autonomia erano adatte per le missioni a lungo raggio contro il traffico mercantile, proprio quello che ci voleva per i primi anni del conflitto e nonostante le perdita della SPEE. In pratica solo gli incrociatori da battaglia inglesi avevano la capacità di intercettarle, raggiungere e sopraffarle, ma stando attenti al fuoco di ritorno.

Le Panzerschiffe erano infatti armate pesantemente con i cannoni SK C/28 da 280/52 mm. Sparavano granate a oltre 900 m.sec granate da 300 kg fino a 36 km di gittata, a 2,5 colpi al minuto. Anche se le granate si dimostrarono scarsamente efficienti quanto a capacità di perforazione, ma erano pur sempre più che sufficienti per tutti gli incrociatori. A tutti gli effetti era la nave più potente che si poteva costruire con i limiti, comunque superati leggermente (come anche con le unità 'Zara', più veloci e protette, ma meno armate), imposti dal limite delle 10.000 tonnellate.


  • N.unità: 3
  • Dislocamento: nel caso dello SPEE: 12.100-16.200 t
  • Dimensioni: lunghezza 186 m, larghezza 21,3 m, pescaggio 5,8 m
  • Propulsione: 8 diesel MAN su due assi; 56.000 hp; 28,5 nodi e 26.000 km in crociera
  • Equipaggio: 1150
  • Corazzatura: cintura 100 mm; ponte 40 mm, torri 85-140 mm, barbette 125 mm (la Deutschland 100 mm)
  • Armamento: 6 cannoni da 280 mm, 8 da 150 mm; 6 da 105, 8 da 37 mm, 10 da 20 mm, 6 TLS da 533 mm in impianti tripli; 2 Idro Ar.196.


La loro carriera è poi proseguita in maniera piuttosto ben nota, con la SPEE autoaffondata dopo la Battaglia del Rio de la Plata, la SCHEER e la LUTZOW sopravvissero a missioni d'attacco ai mercantili e vennero affondate nel '45 da bombardamenti aerei dopo alcune migliorie (quali cannoni da 40 mm), e danni in combattimento (nel '40 la LUTZOW perse quasi la poppa per un siluro britannico).

Incrociatori da battaglia

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Quello che successe dopo fu l'incremento notevole della stazza perché oramai non c'era dubbio che le nuove 'Dunquerke' francesi erano molto superiori alle Panzerschiffe (chiamate dagli inglesi 'Pocket Battleship', corazzate tascabili, non senza ragione; ma in realtà per la relativa lentezza e la presenza di un armamento policalibro si potevano considerare anche l'ultimo tipo di incrociatore corazzato). Ebbe luogo la solita, interminabile discussione sulle caratteristiche della nuova nave, prima pensata attorno alle 18.000 t, poi espansa fino a circa 32.000 t standard.

La Gneisenau

Per le Panzerschiff D e la E si giunse così ad una nuova progettazione, che arrivò ad una protezione adatta alle cannonate da 330 mm che ora si sapeva avrebbero armato la nave francese. I dibattiti continuarono a lungo su come ripartire il peso tra armi e corazze; c'erano in discussione le torri quadruple, che potevano far risparmiare il 25% di peso rispetto alle torri trinate (con due torri anziché 3), e con meno costi, inizialmente stabiliti a 120-180 milioni di marchi. Tanti dubbi sullo spessore della corazzatura orizzontale o verticale, si pensava che la 'Dunquerke' avesse una cintura da 280 mm quando in realtà erano 241. Ad un certo punto i Tedeschi credevano che la blindatura della nave francese fosse solo di 225 mm, il che rendeva agevole anche armare le corazzate con i soliti 280 mm, capaci di perforare tali protezioni fino a 20 km. E così fu.

L'armamento era costituito dai nuovi SK C/34 da 54,5 calibri. La potenza di questi cannoni era tale da perforare a alzo 0 604 mm, e 205 mm ad oltre 27 km, e una tipica cintura da corazzata di 350 mm a circa 10 km. Sebbene esse fossero vulnerabili a distanze ben maggiori, la cadenza dei loro cannoni era di circa 3,5 c.min (32 c.min totali), e il peso delle munizioni di nuova generazione di 330 kg. I cannoni SK C34 delle Scharnorst duravano circa 300 colpi, date le grandi sollecitazioni degli spari. La batteria secondaria era al solito da 150 mm, di cui però solo 8 su 12 cannoni erano in torri binate, per contenere i pesi: 16 t per le postazioni scudate e 120 t per le torri binate, persino più pesanti delle torri analoghe delle corazzate 'Bismarck' (circa 112 t). La blindatura infatti arrivava a 150 mm per le barbette, 170 frontale, 30-70 mm per il resto della struttura.

Per il resto c'erano ben 7 torri binate da 105 mm, idrovolanti e cannoni da 20 e 37 mm. Da notare che i cannoni da 37 mm erano gli SKC/30 da 37 mm, che curiosamente non erano automatici ma solo semiautomatici. Questi avevano un affusto binato girostabilizzato molto sofisticato ma soggetto anche ad avarie, essendo aperto ed esposto agli elementi. La potenza era eccellente, dato che potevano sparare colpi da 742 grammi con ben 365 di esplosivo (dato difficilmente credibile, forse un refuso per 36,5?) e una munizione pesante complessivamente 2,1 kg. La velocità iniziale era di 1 km.sec, e arrivavano a 8,5 km di gittata e 6,8 km di altezza. Questo in parte compensava il fatto che erano capaci solo di 60-80 colpi al minuto teorici, in pratica 30-40. La precisione di tiro compensava tale limite, visto che spesso vennero riportati abbattimenti con queste armi, ma è curioso che i pezzi da 37 e 40 mm automatici erano già disponibili per impieghi terrestri e non si siano voluti installarli fin dall'inizio sulle navi. I colpi disponibili erano 2.000 per canna, durante la guerra aumentati anche a 6.000. Per la cronaca, i proiettili dei cannoni da 105, 150 e 280 erano circa (dipende dalle fonti e dall'epoca) 400, 130-150 e 150.

Solo durante la guerra vennero usati anche i 37 mm M42, i Flak 36 dell'Esercito potenziate con una canna più lunga. Avevano una munizione da 1,36 kg di cui il proiettile era da 635 gr, con una portata pratica di 4.800 m contraerei. Quindi si trattava di un'arma meno potente e magari anche meno precisa (anche per l'affusto di tipo 'normale') ma con un'importante caratteristica, il volume di fuoco di 250 colpi al minuto, che anche in termini psicologici era molto importante (sia per i difensori che per gli attaccanti) nonostante la maggiore dispendiosità rispetto al tiro 'di precisione' degli SK C/30. Non c'era molto da ridire sul volume di fuoco dei 20 mm, 280 colpi al minuto teorici e 120 pratici per i C/30, che però erano piuttosto proni a guasti, e con solo 20 colpi nel magazzino di pronto impiego. I C/38 arrivarono dopo, molto superiori con 480/220 c.min e magazzino da 40 colpi, spesso presenti anche in impianti binati. Ma sulle Scharnorst v'erano solo dieci delle prime in affusti singoli, e solo 8 in tempo di pace.

La torre 'norvegese'

La blindatura base era di 320 mm per la cintura principale, 35 per quella superiore, 90 per quella secondaria oltre la 'cittadella' chiusa dalle paratie e infine la paratia interna era da 45 mm. Le torri da 280 mm invece arrivavano a 360 mm frontali, 100 tetto, 200 laterali, 350 mm per le grosse barbette. Il ponte era superiormente di 50 mm (coperta) e 80-105 mm in quello principale, che aumentando lo spessore si curvava per congiungersi con la cintura inferiore, che raggiungeva sott'acqua i 170 mm. In tutto 1.989 t per il ponte superiore, 3.252 per quello principale, senza considerare le 750 t delle torri (non è chiaro se comprende anche le barbette) contro i 590.000 kg di quelle delle 'Deutschland'. Quest'ultime avevano 140 mm (nel caso della Scheer) frontale e 152 posteriore (curioso, ma questo era dovuto alla parte posteriore del tutto verticale), 85 mm sul tetto, di cui la zona anteriore arrivava a 90-105 mm. La validità di queste protezioni venne dimostrata dai colpi ricevuti dallo SPEE nel '39, prontamente deviati o neutralizzati con gli impatti contro le torri. Ma il peso complessivo delle protezioni delle 'Scharnorst' era molto maggiore, comprendendo la cintura principale profonda 4,8 m.

I motori erano stati dibattuti a lungo, ma col peso aumentato a 26.000 t (nominali, poi superati dal progetto) si impose il vapore al posto dei poco potenti diesel, con dodici caldaie Wagner a 58 atmosfere a 450° di temperatura; le turbine delle due navi erano diverse, Brown-Boveri per la D (Scharnorst) e Deschimag per la E (Gneisenau). Erano in grado di mandare queste navi fino a 32 nodi, ma al solito, con problemi di sicurezza, di consumo e di tenuta al mare. L'autonomia era di 7.100 nm a 19 nodi. La Gneisenau aveva un motore leggermente meno efficiente, con 153.897 hp per 30,7 nodi e 6.200 nm a 19 nodi. La Scharnorst arrivava a 160.000 hp e ben 32 nodi.


  • N.unità: 2
  • Dislocamento: 31.840-38.900 t
  • Dimensioni: lunghezza 234,9 m, larghezza 30 m, pescaggio 8,2-9,9 m
  • Propulsione: 12 caldaie Wagner, con tre turbine Deschimag (Gn.) o Brown-Boveri (Sch)
  • Equipaggio: 1969 (Sch) o 1.669 (Gn.)
  • Corazzatura: cintura principale 170-320 mm, superiore 35 mm, secondaria 90 mm; ponte 50+80/105 mm, torri 90-360 mm, barbette 350 mm, torre comando fino a 350 mm
  • Armamento: 9 cannoni da 280 mm, 12 da 150 mm; 14 da 105, 16 da 37 mm, 10 da 20 mm; 3 Idro Ar.196.

I 'Gemelli terribili' furono titolari di varie azioni d'attacco al traffico, l'affondamento della GLORIUS, e prima ancora dell'incrociatore ausiliario Rapalwindi, che venne letteralmente preso in mezzo alle navi tedesche e distrutto; giusto come accadde poi al JERVIS BAY, che si era posto eroicamente a difesa del suo convoglio (che riuscirà in parte a salvarsi) alla SCHEER, il 7 novembre 1940.


La marina tedesca divenne presto in difficoltà a causa degli attacchi continui su Brest della RAF. Le corazzate scapparono con l'Operazione Cerberus, che le portò fuori dai porti francesi e le mise in salvo, assieme al P.Eugen e alle navi di scorta, in Germania. La RAF perse 41 aerei per impedire alle navi tedesche la ritirata, lungo la Manica: percorso pericolosissimo, ma vantaggioso rispetto al passaggio sopra la Gran Bretagna, per la scorta della Luftwaffe. Entrambe vennero tuttavia danneggiate da alcune mine magnetiche che non si riuscì a dragare nella corsa verso la salvezza. La 'Gneisenau' non ebbe fortuna: nel '43 la prua venne colpita da una bomba che innescò l'esplosione dei vapori di carburante dei serbatoi. La prua bruciò e la nave andò fuori uso definitivamente. La marina tedesca perse così una valida nave, ma i suoi cannoni vennero riutilizzati. Una torre trinata da 280 è ancora in Norvegia, due torri da 150 mm SK C/28 sono state usate dai Danesi fino agli anni '90. La Scharnorst invece ebbe un destino anche peggiore, anche se è diventata un 'classico' della storia navale: andò a fondo contro gran parte della Home Fleet nella Battaglia dell'isola degli Orsi, il 26 dicembre 1943. Incassò tra l'altro 11 siluri, per cui non stupirà che, nonostante la tradizionale solidità delle navi tedesche ebbe anche un'esplosione a bordo nei depositi delle munizioni. Dalle gelide acque vennero salvati solo 40 marinai su quali 2.000. Il 1943 dunque fu la fine dei 'Gemelli terribili', i quali, peraltro, non ebbero mai eccellenti qualità nautiche, tanto che dovettero rifarsi la prua di tipo 'atlantico' per ridurre gli spruzzi d'acqua col mare grosso. Del resto non si poteva avere tutto: in definitiva, erano navi piuttosto leggere per competere alla pari contro le corazzate normali, e se la protezione e la velocità erano i loro pregi, il piccolo calibro dei cannoni principali e la scarsa affidabilità delle turbine erano i punti deboli. Per il primo dei due problemi si pensava di rimediare con 3 torri binate da 380 mm, ma non ci fu il tempo di installarle.

Le modifiche avrebbero potuto dare la possibilità di estendere il raggio di tiro utile contro le cinture tipiche delle corazzate da da 10 a 22 km circa, un miglioramento notevole anche se con una minore cadenza di tiro complessiva. Altre modifiche vennero però fatte: nel '41 le C/38 rimpiazzarono le C/30, il radar venne installato nel '39 sull'antenna del telemetro, 6 lanciasiluri con 14 siluri, ma forse non meno importante fu la sistemazione della prua atlantica, che migliorò sensibilmente le capacità di tenere il mare grosso, cosa che le potenti navi da battaglia tedesche hanno spesso mancato di fare.

Bismark, 'H' e successive

modifica

La logica degli sviluppi consecutivi non conobbe soste; dopo le 'Scharnorst' pensate attorno al 1934, le 'Bismarck' (Panzerschiffe F e G) vennero pensate originariamente come aventi 8 pezzi da 33 cm, 12 da 15,5 e 16 da 10,5 cm, corazze simili a quelle delle 'Scharnorst' tra cui cintura da 350 mm e ponte di 100 mm, 120 dov'era incurvato per congiungersi con la cintura inferiore. Presto il dislocamento salì oltre le 35.000 t previsto nel 1934 ed inizialmente difeso dall'amm. Reader. Ma era troppo poco per affrontare le 'Dunquerke' (e a maggior ragione le 'Richelieu' con i 380 mm). Vennero pensate varie soluzioni come il motore turboelettrico, ma poi si optò per le caldaie ad alta pressione. Nel frattempo i cannoni aumentavano a 35 cm, poi a 38 e così anche le protezioni. Il progetto finale era stato approvato e iniziato all'inizio del 1937.

Un'immagine dell'elegante profilo della Bismarck

Caratteristiche:

  • N.unità: 2
  • Dislocamento: 41.676/50.153 (B), 42.900/52.600 t (T)
  • Dimensioni: lunghezza 251 m, larghezza 36 m, pescaggio 9,3-11 m
  • Propulsione: 3 turbine a vapore da 138.000 hp; 56.000 hp; 30 nodi e 7700 miglia in crociera, circa 3.000 alla massima velocità
  • Equipaggio: 2.192 (Tirpitz: 2.530)
  • Corazzatura: cintura 320 mm; ponti 50 e 80/120 mm, torri 230-355 mm
  • Armamento: 8 cannoni da 380 mm, 12 da 150 mm; 16 da 105, 16 da 37 mm, 12 da 20 mm, 6 TLS da 533 mm in impianti tripli (solo Tirpitz); 2 o 4 Idro Ar.196.

Navi da 241,6 m al galleggiamento, erano armate con 4 torri da 380/52 mm SK C/34, capaci di sparare fino a 36 km (molto meno dei pezzi da 280 mm) con l'uso delle due cariche di lancio (99,5 e 112 kg) per granate da 800 kg tirate a 820 msc. Le cariche esplosive erano di 18,8 kg per i colpi APC e 32 o 64 kg circa per i proiettili HE, ma la vita utile di questi cannoni era al massimo di circa 200 colpi prima della sostituzione del tubo della canna interna. La corazza perforabile era di 742 mm a zero metri, 350 mm a circa 21 km; le torri erano pesanti 1.052 t. Avevano corazza di circa 360 mm frontali, 340 mm barbette, 130 mm tetto, 320 posteriore. C'erano 130 colpi per cannone. Stranamente i tecnici Tedeschi, che si chiesero per tanto tempo che tipo di torrette costruire, non pensarono ai cannoni in torri trinate come invece accadde per le armi da 280 mm. Difficile capire il perché, visto che altrimenti questi cannoni sarebbero stati in un lay-out simile a quello delle 'Littorio', che avevano un cannone in più su di uno scafo più piccolo. Una Bismarck simile alla Littorio, ma soprattutto simile ad una versione maggiorata delle Scharnorst, non venne tuttavia mai proposta. Forse perché si stimavano troppo pesanti e costose le torri trinate da 380? E dire che anziché le 4 torri binate da 380 mm, i francesi con analoghi cannoni avevano costruito 2 torri quadrinate (praticamente due binate accorpate in un'unica grande barbetta). Tra soluzioni classiche, moderne e avveniristiche, le scelte delle principali potenze navali europee non avrebbero potuto essere più diverse!

Quanto ai cannoni da 150 mm, anche questi erano di tipo assolutamente convenzionale, con sei torri binate per i pezzi SC/K 28 da 15 cm (in realtà 149,1 mm). Essi erano armi meno potenti degli SC/K 25 degli incrociatori leggeri, lunghi 55 calibri anziché 60, e capaci di sparare proiettili da 45 kg a 23 km. Il rateo di fuoco era di 6-8 c.min, il peso delle postazioni era di circa 25 t per le Deutschland, 26,7 per le Scharnorst, ma le torri binate erano da 120 t, oppure da 110 (senza telemetro) o 116 (con telemetro) per le Bismarck. Le casematte binate delle Zeppelin erano da 47 t. Per confronto, i cannoni degli incrociatori leggeri tiravano colpi a 960 m.sec anziché 875, e pesavano 12 t anziché 9, per un vantaggio di tiro di 2,7 km a 40 gradi (25,7 km totali). I proiettili APC avevano solo 885 gr di esplosivo, gli HE 3,06-3,88 kg a seconda dei tipi (per entrambi i cannoni). La differenza la faceva soprattutto la carica di lancio, da 14,5 kg per gli SK/C 28 anziché 19,3.

La corazzatura delle 'Bismarck' non era molto spessa rispetto ad altre navi, ma il peso era notevole: circa 8.136.532 kg di corazza verticale, 2.248.053 kg per il ponte di coperta, 4.293.264 kg per quello principale (un totale che dà 14.000 t, come le 'Littorio', anche se non è chiaro se in tal caso si comprendesse o meno la serie di zone corazzate minori, e le protezioni per le torri d'artiglieria). La cintura principale da 320 mm che si assottigliava a 170 mm inferiormente, cintura superiore (fino al ponte di coperta) aumentata a 145 mm (110 in più delle più piccole Scharnorst, che non si potevano permettere pesi eccessivi per le corazze in zone non vitali), ponte da 50 mm superiore, 80-120 principale, torrione 350 mm, corazze minori come quella da 14 mm per i telemetri sferici. I telemetri erano da 7 e 10 m, inclusi quelli delle torri; i radar vennero installati durante la costruzione (il primo radar navale del mondo era stato messo sulla Graf Spee), la Tirpiz ebbe cannoni da 20 mm aggiuntivi quadrupli, e altri due radar, alla fine del 1944 la Tirpiz ebbe fino a 80 cannoni a 20 mm.

Quanto ai motori, le turbine a vapore non erano più del tipo delle precedenti 'Scharnorst', ma ad alta pressione, più efficienti anche come consumi. La dotazione di nafta utilizzabile era di circa 7.400 t (per la Tirpiz si arrivava a 7.780 t) su circa 8.300 t, il doppio delle 'Littorio'; ma anche così l'autonomia diede problemi. Inizialmente si pensava a circa 14.000 miglia nautiche, ma ad un certo punto, nell'ottobre del '36 si considerò tale valore da 'condizioni da tempo di pace', e si dimezzò a 7.000 nm/15 n. Questo portò a temere ad un ritorno alla configurazione diesel per consentire la necessaria autonomia, ma poi non se ne fece nulla. Nell'agosto 1941 i Tedeschi vennero in possesso di un libretto di Istruzioni tattiche per la Royal Navy, con i consumi calcolati per tutte le navi britanniche. Allora fu possibile calcolare, a parità di condizioni, l'autonomia delle 'Bismarck': 8.600 nm a 15 nodi, 8.150 a 21, 5.200 a 27, 3.750 a 30 per la BISMARCK, e presumibilmente qualcosa di più per la sua gemella. Per allora, tuttavia, si trattava di un calcolo puramente accademico, uno perché non c'era più modo di cambiare il progetto già realizzato, e due perché la capoclasse non era più 'in condizione' di fare nessun viaggio di crociera, essendo da 3 mesi sul fondo dell'Atlantico.

La Bismarck è una nave ben apprezzata dai modellisti

Le due navi tedesche ebbero una carriera tribolatissima: la 'Bismarck' finì la sua carriera nella sua prima e unica missione di guerra della primavera del '41, circa 9 mesi dopo l'entrata in servizio. Da notare come l'inizio dei suoi danneggiamenti sia stato quello causato da due cannonate da 356 mm della PRINCE OF WHALES, che colpirono sotto la linea di galleggiamento causando allagamenti e rovinando circa 2 mila tonnellate di nafta, contaminata con l'acqua marina. E' impressionante come anche per una nave ben corazzata come questa, i danni subacquei siano stati ancora tanto gravi, colpendo semplicemente la zona al di fuori della 'cittadella corazzata' chiusa dalle paratie longitudinali. Per bizzarro che possa sembrare, invece, la Bismarck ebbe a segno almeno 3 se non 4 siluri aerolanciati ma solo uno la colpì gravemente, mettendo KO il timone, mentre quelli sul 'bersaglio grosso' vennero annullati dalle cinture corazzate. Per confronto, la n.b. LITTORIO, colpita da 3 siluri analoghi, non affondò solo perché poté presto incagliarsi su bassi fondali del porto di Taranto. La sua gemella V.VENETO, colpita da un unico siluro, imbarcò 4 mila t d'acqua e calò di velocità a circa 19 nodi (per pochi minuti addirittura si fermò, tanto che gli Inglesi erano speranzosi di sorprenderla nell'azione d'attacco notturno, che invece individuò l'immobilizzato POLA, anch'esso centrato da un unico siluro).

La Tirpitz ebbe continui attacchi aerei britannici, più l'assalto dei minisommergibili X con cariche da 2 t. La sua fine, dopo avere messo su di sé l'attenzione degli Inglesi, ebbe luogo con i bombardieri Lancaster che nel novembre 1944, dopo un attacco simile (ma con 'solo' una bomba a segno), la colpirono con tre 'Tallboy' da 5443 kg. La nave si rovesciò con un'esplosione a bordo e terminò di essere una minaccia per il traffico navale nell'Artico. A quel punto, se c'erano dubbi sul fatto che le bombe degli aerei fossero letali per qualunque nave da battaglia, essi vennero fugati. Era dagli esperimenti di Mitchell dei primi anni '20 che la questione si dibatteva, quando gli aerei (dopo del resto i sommergibili) dimostrarono che si poteva 'osare' di sfidare le regine dei mari, le corazzate, e usare la massa delle loro protezioni d'acciaio come zavorra per mandarle a fondo. La Bismarck resistette a lungo contro le cannonate di una squadra britannica intenzionata ad annientarla, ma la sua gemella resistette molto meno alle bombe scaricate dai Lancaster. Se la fine della Force Z (Prince o Whales e Repulse) era stata causata da un'azione mista di bombardieri e soprattutto siluranti, e se la ROMA era affondata per una bomba teleguidata nei depositi munizioni, qui bastarono delle bombe di tipo 'convenzionale', anche se di massa eccezionalmente elevata.

I cannoni da 380 mm però non erano finiti. Almeno 14 vennero usati come armi da difesa costiera. Con l'alzo aumentato da 30 gradi delle torri a 44, vennero raggiunti i 42 km. Ma con la granata speciale da 'soli' 495 kg, la gittata aumentava a 54,9 km. Dover era uno dei bersagli, con 4 '380 presenti in zona.

Le navi 'Bismarck' non erano le ultime ad essere concepite. Le Schlchtschiff H erano simili alle precedenti. Nel 1936 si pensava ad una nave con i 35 cm, poi venne rielaborata con un'autonomia di 16.000 miglia a 18 nodi, circa il doppio di quanto calcolato per le Bismarck e arrivare 30 nodi, installando a bordo due catapulte, corazze da 320 mm verticali, ponte principale da 80-120 mm. Era necessario superare le 'Dunquerke', pareggiare le 'Richelieu' e la flotta delle King George V britanniche. I Sovietici avevano chiesto cannoni da 406 mm per le loro navi e Hitler ne venne a conoscenza. Subito i requisiti per le nuove corazzate vennero innalzati, anche se l'ufficio tecnico non credeva ancora alla necessità di usare cannoni di tale calibro e temeva problemi con le chiuse di Kiel e i porti tedeschi se fossero aumentate troppo le dimensioni delle nuove navi. Dopo innumerevoli altre discussioni, le 'H' aumentarono a 56.200 t e poi a 58.700, con larghezza di 41 m. Ma questa era un valore troppo elevato per possibilità pratiche e in seguito si ritornò sotto le 53.000 t.

L'impostazione di ben 6 navi (fino alla 'N') era preventivata ma allo scoppio della guerra solo le prime due erano state impostate, una con 766 t e l'altra con miseri 40. Vennero poi demolite alla fine del '41. La loro costruzione era caratterizzata dodici diesel MAN a 9 cilindri (dunque i Tedeschi tentavano la carta della corazzata diesel) e dodici generatori elettrici fino a 920 kW l'uno. Le blindature erano diverse ma leggermente migliori di quelle precedenti, con una cintura da 300 mm, 180 mm della fascia superiore superiore e infine 150 mm vicino al ponte di coperta. Questo era di 50 mm (più, presumibilmente, i soliti 55 mm di legno duro di teak), il ponte principale da 120 mm, le paratie corazzate longitudinali da 50 mm (anziché i 45 delle precedenti navi). Le torri arrivavano a 1.475 t. L'armamento di cannoni da 40,6 cm SK C/34 era capace di sparare con soli 30° di alzo proiettili da 1.030 kg (l'AP con 24 kg di esplosivo, HE da 42 o 83 kg, e lunghi fino a 1,949 m) a 36,4 km, con due cariche di lancio, di 91 e 134 kg. Perforavano 805 mm a 0 metri, 345 a 27.432. Dei dieci cannoni realizzati diversi vennero usati come artiglierie costiere con 43 km a 52 gradi, ma con la munizione 'Adolph' da 600 kg 43,5 km o con carica supplementare, 56 km. Per il resto c'erano ancora i 150 mm SK C/28 da 15 cm in 6 torri binate, 12 cannoni da 105 mm e 6 lanciasiluri a prua, sotto la linea d'acqua.


Non era finita qui, perché c'erano anche i progetti successivi. Per esempio, i KREUZER P, figli del Piano Z e della necessità di sostituire le corazzate 'tascabili' con torri trinate da 280 mm e binate da 150 mm, velocità oltre 32 nodi e cintura da 120 mm (e 6.000 t totali). Ne vennero ordinate 12, poi ridotte a 8, ma la guerra impedì la loro impostazione. Gli 'O' erano invece grandi incrociatori con 6 cannoni da 380 mm, cannoni da 15 cm e 105 mm, cintura da 180 mm. Ma le tre navi ordinate vennero annullate subito dopo lo scoppio della guerra.


I Tedeschi pensarono anche a navi ancora più grandi, del tutto irrealistiche. Le navi in parola erano armabili con i pezzi da 50,8 cm, erano le H-44. Un cannone sperimentale da 53 cm venne costruito davvero, sparò poche volte ma con cariche da 300 kg poteva spedire a 47 km granate da 2.200 kg, una prestazione senza nessun altro paragone, eccetto semmai il pezzo da 51 cm fabbricato per le 'Super Yamato' che sparava colpi da oltre 1.900 kg, 9 pezzi sarebbero stati previsti per queste navi da 90.000 t. Le H-44 arrivavano addrittura a 150.000 t, ancora più ardue -e immensamente costose- da costruire. Chiaramente rimasero solo un progetto, un esercizio tecnico.

La Zeppelin

Le portaerei tedesche erano un'altra idea che i Tedeschi non riuscirono a trasformare in realtà operativa. La discussione fu al solito lunghissima, venne inspirata dallo svedese Gotland da 5.500 t a pieno carico, ma la nave definitiva, per quanto fosse ufficialmente da 12.250 t standard 'ufficialmente', in realtà arrivava a 33.500 a pieno carico. Tutto questo era anche il figlio dei trattati navali, perché se alla Gran Bretagna venivano concesse 135.000 t di portaerei, alla Germania ne spettavano 47.250. Così vennero ordinate due portaerei, ma secondo il 'Piano Z' si dovevano costruire 4 unità di questo tipo, e anche per questo si cercava di dichiarare un dislocamento molto minore. Convertire gli incrociatori da battaglia o anche le piccole corazzate tascabili venne invece escluso, perché avrebbe indebolito la linea delle navi da battaglia, previste in 13 unità. Così si arrivò alle prime due portaerei, le costruzioni 'A' e 'B', che sarebbero state delle discrete navi per questa categoria, oltre che di dimensioni notevoli.

La portaerei avrebbe avuto 40-42 aerei, 16 cannoni in casematte binate da 150 mm, 12 cannoni da 105 mm. L'hangar aveva struttura aperta, due hangar sovrapposti da 185 e 172 m alti rispettivamente 5,66 e 6 m. La lunghezza totale era di 262 m. Il ponte di volo era da 242 m e largo 30, poggiato sulle fiancate della nave, c'erano due catapulte capaci di tirare un aereo da 2,5 t a 4,25 g e 140 kmh, oppure un velivolo più pesante ad oltre 2 g, con riserve d'aria compressa per nove aerei. La cintura principale (c'erano anche quelle di prua e di poppa, più piccole) era da 100 mm, profonda 4 m, le paratie trasversali da 80 mm, mentre i depositi per gli aerei erano capaci di 80-90 siluri o 220 mine al massimo. Gli elevatori erano corazzati e così il ponte di volo da 20-38 mm, il ponte hangar era da 40 mm. I motori da 150.000 hp erano su tre assi, simili a quelle del P. EUGEN. L'equipaggio 1.612 persone. La difesa contraerea aveva 12 pezzi da 105 mm, 22 da 37 mm, 28 da 20 mm. Ordinata l'11 febbraio 1935 ai Germania Werft di Kiel, la 'Zeppelin' era parte di un ordine di due unità ma solo lei Zeppelin venne varata l'8 dicembre 1938, mentre l'altra, ufficialmente nota come Flugzeugtrager B ma da battezzare 'Peter Strasser' (un altro richiamo all'era dei dirigibili) venne demolita sullo scalo. La Zeppelin rimase a fare da deposito galleggiante con varie vicissitudini e trasferimenti.

Come doveva essere la 'Zeppelin'

La sua storia fu da subito tribolatissima, perché il piano Z divenne ben presto un ricordo del passato, essendo impraticabile con la guerra già scoppiata: essa venne bloccata all'inizio del '39, mentre vi fu anche l'ordine di demolizione nel febbraio 1940 per sua largamente incompleta gemella; solo nel '42 la costruzione della 'Zeppelin' venne ripresa, dopo i risultati ottenuti da Giapponesi e britannici (e la fine della solitaria 'Bismarck'). Ma oramai non c'era più la possibilità di fare incursioni nell'Atlantico con grandi navi, e il fallimento della battaglia di Barents seppellì totalmente la possibilità di completare la portaerei. Nel '43 i suoi cannoni binati da 150 mm erano già stati smontati e portati in Norvegia, dove sono rimasti fino agli anni '90 come difese costiere. Il fatto è che già per certo si sapeva che non sarebbero serviti ad una portaerei moderna. Se essa fosse stata completata, i suoi Bf-109T sarebbero certo stati molto utili per respingere gli Swordifsh che decisero la sorte della corazzata Bismarck. Alla fine della guerra venne autoaffondata dai tedeschi a Stettino il 25 aprile, poi fu presa dai Sovietici e ripristinata. Per anni si ipotizzò persino la sua ricostruzione con i MiG-15 navalizzati e non si seppe nulla della portaerei. In realtà oggi si sa che essa divenne la nave caserma IA-101 dal febbraio 1947, poi venne usata come unità bersaglio. Oggi si sa anche che tipo di armi vennero usate (18 bombe da 100-1.000 kg), 4 colpi da 180 mm e 2 siluri; l'agonia finale della grande nave (era lunga 1 m in meno delle 'Yamato') durò 23 minuti prima di scomparire dalla superficie. Solo di recente è stata ritrovata sul fondo del mar Baltico, dove finì il 16 agosto 1947. Dunque non fu, differentmente da quanto ipotizzato, vittima di una tempesta o di una mina durante il traino, ma distrutta deliberatamente. La 'Zeppelin' era un'unità teoricamente tutt'altro che disprezzabile, con un misto di capacità moderne e qualche idea invero obsoleta. I cannoni anti-superficie da 150 mm (alzo 37 gradi) erano un'idea superata, anche se tecnicamente erano interessanti in quanto installati in postazioni binate. Il ponte era marginalmente corazzato, ma non in maniera tale da resistere a bombe di una certa potenza. In compenso, anche gli elevatori erano blindati (peso totale 50 t l'uno) differentemente dalle 'Illustrious' britanniche. Gli aerei sarebbero stati i Bf-109T, dei quali nonostante le tante rivalità con la LW, vennero presto approntati degli esemplari. Essi erano praticamente dei Bf-109E con motore potenziato, e ali allargate. La sua carriera venne continuata come caccia basato a terra, specie in piccoli campi d'aviazione, dove i pochi apparecchi costruiti vennero usati. Altri tipi erano gli Ju 87 C, ovvero lo Stuka navalizzato, e bombardieri-siluranti Fi-167. Un tipico lay-out sarebbe stato di 10 Bf-109, 13 Ju 87C e 18 Fi 167.

In tutto ecco le sue caratteristiche: Caratteristiche:

  • N.unità: 2
  • Dislocamento: 19.250-28.090 t (almeno secondo quanto riporta Sgarlato)
  • Dimensioni: lunghezza 262,5 m, 244,5 ponte di volo; larghezza 31,5 m, pescaggio 7,2 m
  • Propulsione: 16 caldaie La Mont e 4 turbine a vapore Brown-Boveri da 200.000 hp (?, secondo Whitley erano 3 per 150.000 hp), autonomia 8.000 nm
  • Equipaggio: 1.760 più il gruppo imbarcato
  • Corazzatura: cintura 100 mm; ponti 20-40 mm
  • Armamento: 16 cannoni SC/K 28 da 150 mm, 12 da 105 mm, 22 da 37 mm e 48 da 20 mm

Nel frattempo si pensò anche a degli 'incrociatori' (progetto A II) con ponte di volo, da 40.000 t, motori da 210.000 t, 245 m di lunghezza, 9.000 t di corazza, con 150 mm di acciaio nella cintura e 100 per il ponte. Previsti 24 aerei. Esisteva anche un 'incrociatore portaerei atlantico' da ben 70.000 t che aveva nondimeno 4-6 inutili cannoni da 28 cm ma solo 38 aerei, in una lunghezza di 280 m, di cui 185 di ponte di volo; e gli incrociatori da 12.750 t-19.000 t, tre navi con 10-18 aerei l'una e 4 pezzi da 150 mm. Ma nessuno di questi ambiziosi progetti venne mai impostato essendo più che altro esercizi di progettazione navale. La ragione non era peregrina: gli ingegneri navali rischiavano, causa disoccupazione, di finire al fronte e progettare nuove navi da guerra poteva aiutare a tenerli lontano da questa prospettiva. Altre navi prese in considerazione per la trasformazione erano tre transatlantici tedeschi, di cui il più grande, l'EUROPA, venne poi messa in servizio dai francesi nel dopoguerra sempre come nave passeggeri dato che la trasformazione era stata bloccata. Anche la Gneisenau (non la corazzata, ma un'altra nave civile) e la Potsdam erano in predicato d'essere trasformate ma senza successo. Eppure la gemella della Gneisenau (la Scharnorst) venne trasformata davvero dai Giapponesi come 'Jinyo'[5].

Una nave venne seriamente messa in lista per l'aggiornamento era l'incrociatore 'Seydlitz' di cui la Kriegsmarine non sapeva che farsi, tanto che venne offerto, completato al 65%, all'URSS che lo rifiutò a sua volta; si pensò di usarlo come portaerei, quando nell'agosto 1942 si decise di modificarlo come portaerei con 16 pezzi da 105 mm, 10 Bf-109T e 8 Ju-87C. Dopo l'eliminazione delle sovrastrutture si decise di lasciar perdere, dato che non c'era più la volontà nel 1943, di fare a meno delle nuove grandi navi; i Sovietici -che la misero in servizio il 10 marzo 1947-tentarono di ricostruire lo scafo come incrociatore tipo 'Poltava' ma alla fine, nell'aprile 1947, questo intendimento venne cancellato: infatti avrebbe costato quanto un incrociatore leggero nuovo. Il 'De Grasse' francese, ancora incompleto nel '40, era un'altra idea: costruirlo come portaerei leggera da 11.400 t, 11 Bf-109T, 12 Ju 87C. Ma nel febbraio 1943 il programma venne sospeso data l'indisponibilità delle risorse necessarie.


Tornando agli aerei imbarcati, oltre ai Bf-109T, ai quali tra l'altro va accreditato anche il primo abbattimento di un B-17, c'erano anche gli Ar.95 e 197, biplani piuttosto obsoleti; i Fi-167 biplani con motore DB601, aerosilurante da 325 kmh e 1.300 km d'autonomia, che interessarono anche l'Italia (forse per la portaerei Aquila), gli Ju-87C e poi gli E, con capacità anche aerosilurante. I Bf-109T avevano estensioni alari di 60 cm per ala (11,08 m di apertura alare complessiva) e ne vennero costruiti 70, ma solo i primi 7 con le predisposizioni per l'imbarco su portaerei, e in seguito base per i Me.155 che erano prevalentemente pensati come caccia d'alta quota.

Gli U-Boote[6]

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I Tedeschi si erano fatti una notevole esperienza di guerra sommergibile dai primi anni del XX secolo. Non erano stati i primi a usare gli U-Boote, ma erano riusciti a costruire una flotta efficiente di battelli costieri, di media crociera, oceanici. Nel dopoguerra gli fu impedito di costruire sommergibili, ma i progettisti lavoravano all'estero come in Finlandia, dove venne varato a tutti gli effetti il progenitore diretto dei Type II, del 1933. Fecero presto a costruirne 50, progressivamente ingranditi (il D era di 314/364 e 43,95 m). Essendo costieri non ebbero molto da fare quando la battaglia si spostò nell'Atlantico e la costruzione cessò nel '41.

Ecco, per la cronaca, le loro caratteristiche complete (versione IID):

  • Dislocamento: 314/364 t
  • Dimensioni: lunghezza 43,95 m, larghezza 4,87 m, pescaggio 3,9 m
  • Equipaggio: 25
  • Motore: diesel da 700 hp ed elettrico da 410 hp su due assi
  • Prestazioni: 13/7,6 nodi, autonomia 6.500 km a 12 nodi, 105 km a 4 nodi
  • Armamento: 1-4 cannoni da 20 mm, 3 tls prodieri con 6 siluri
L'U-52

Poi seguiranno i Type VII di cui i primi dieci erano il mod. A, da appena 626-745 t, ma di cui il B e soprattutto il C erano i più importanti, con 66,5 m di lunghezza per 769-871 t si potevano considerare battelli di media crociera. Vennero costruiti in quantità enormi (quasi 700) e per anni furono i principali marcatori di vittorie della marina tedesca, appoggiati dai Type IX a lunga autonomia da 1.120-1.232 t, 76 m, cannone da 105 mm e 6 tls con 22 siluri. Questo era modello 'IXC', 25.000 km a 10 nodi in superficie, 115 km a 4 nodi immerso: ma c'erano anche i primi IX, i 14 Type IXB del '39, che avevano 22.250 km, e gli D2, 29 unità (che si aggiungevano ai 149 IXC) avevano 58.400 km di autonomia; il D2-42 perfezionato ebbe un solo esemplare completato (peccato non conoscerne l'autonomia, già eccezionale con gli altri tipi). Spesso c'erano dei piccoli autogiri per esplorazione a bordo dei IX. Gli IXD arrivavano a 87,5 m.


Caratteristiche VIIC e IX C

  • Dislocamento: 769/871 t---1.120/1.232
  • Dimensioni: lunghezza 66,5---76,7 m, larghezza 6,2---6,75 m, pescaggio 4,75---4,7 m
  • Equipaggio: 44---48
  • Motore: diesel da 2.800 hp ed elettrici da 750 hp su due assi---4.400 hp e 1.000 hp su 2 assi
  • Prestazioni: 17,5/7,5 nodi, autonomia 15.750 km/10 nodi, 150 km/4 nodi---18,2/7,5 nodi, autonomia 25.000 km/10 nodi e 115/4 nodi (NB: durata delle batterie senza ricaricarle in superficie)
  • Armamento: 1 da 88 mm, 1 da 37, 2-8 cannoni da 20 mm, 4 tls prodieri+1 poppiero con 14 siluri---1 da 105 mm, 1 da 37, 1 da 20 mm, 4 tls prodieri e 2 poppieri con 22 siluri


I Type X e XI erano parte dei 5 tipi previsti come unità indispensabili per la Marina tedsca, uno era il posamine, l'altro un incrociatore sommergibile con pezzi da 4 127 mm in torretta stagna, costruito in soli 3 costosi esemplari da 3.140 t e 115 m per 23 nodi, con tanto di idrovolante da ricognizione. Erano unità con autonomia di ben 20.000 nm a 10 nodi e armate anche con 6 siluri. I piani per averne ben 112 entro il 1943 vennero chiaramente abbandonati, per quello che fu il sommergibile più grosso tra quelli europei, eccetto i rifornitori Type XX, costruiti fino a 3.200 t. I posamine Type X da 2.500 t erano invece da 89,8 m e avevano 66 mine oltre a cannoni e siluri, spesso usato anche come rifornitore grazie alle sue dimensioni e capacità di carico.

Caratteristiche Type XB

  • Dislocamento: 1763/2177 t
  • Dimensioni: lunghezza 89,8 m, larghezza 9,2 m, pescaggio 4,11 m
  • Equipaggio: 52
  • Motore: diesel da 4200 hp ed elettrici da 1100 hp su due assi
  • Prestazioni: 16,5/7 nodi, autonomia 34.400 km/10 nodi, 175 km/4 nodi
  • Armamento: 1 da 105 mm, 1 da 37, 1-4cannoni da 20 mm, 2 tls poppieri con 15 siluri. 66 mine


Type XI:

  • Stazza: 3.140-4.630 t
  • Dimensioni: 114,9 m, 9,5x 6,5 m
  • Motore e prestazioni: 8 diesel a 12 cilindri da 17.600 hp totali; 23/8 nodi, 100 m quota massima, 20.000 nm (37.000 km) a 10 nodi
  • Armamento: 6 tls da 533 mm, 4 pezzi da 127, 1 da 37, 2 da 20, un idro leggero (171 kmh, 500 km autonomia, 830 kg peso).

Detto dei sommergibili con caratteristiche 'convenzionali', che servono per capire l'evoluzione delle tattiche e della tecnologia, passiamo ora alle contromisure che i Tedeschi applicarono ai loro mezzi quando i progetti VII e IX divennero inesorabilmente, dal '43 in poi, obsoleti.

Uno era l'XVII con sistema a circuito chiuso Walter, che azionava un sistema a turbina a vapore, ma era molto pericoloso se c'erano impurità nel carburante per il rischio di esplosioni. Erano navi da 41,5 m, 5.550 km di autonomia a 9 nodi in superficie e 210 km immerso, motori da 210 hp diesel per 9 nodi, ma anche quelli elettrici da 2.500 hp capaci di spingerlo a ben 21,5 nodi. Come potenza di fuoco, però, c'era solo due tubi lanciasiluri con 4 armi. Lo scafo, totalmente liscio e privo di armi esterne, aveva sezione ad '8', ovvero due cilindri sovrapposti, il che ottimizzava il volume, ma non l'idrodinamicità, che non era tale da fargli raggiungere i previsti 25 nodi. Vennero costruiti 4 XVIIA con due turbine su di un asse, poi 3 XVIIB con una sola turbina, mentre il XVIIK non entrò mai in servizio: avrebbe dovuto disporre di diesel con serbatoi d'ossigeno puro per farli funzionare sott'acqua senza nemmeno attivare lo snorkel. La 'G' doveva essere costruita in 12 esemplari, ma nemmeno questa ebbe seguito.

Il Type XXI era invece il sottomarino tedesco che ha fatto poi scuola. 1.621-1.819 t, lunghezza 76,7 m, diesel da 4.000 hp e motori elettrici da 226 hp (moto lento) o 5.000 hp (a piena potenza), cannoni da 30 mm antiaerei in torretta, sonar, autonomia 28.800 km in superficie, 525 immerso a 6 nodi, 6 tls prodieri con 23 siluri. Questi battelli pieni di batterie ad alta capacità avevano prestazioni eccezionali, 15,5 nodi in superficie ma 16 immerso, o 3,5 nodi con il motore elettrico silenzioso. Ma non solo, di queste unità erano previste 3 battelli alla settimana per un totale di 1.500 con parti prefabbricate assemblate da varie fabbriche. Era un programma immenso, ma solo in parte realizzato. Concepiti per funzionare per lo più sott'acqua, trovando i bersagli col sonar e li attaccavano da immersi, disimpegnandosi poi in velocità grazie ad una riserva di potenza enormemente superiore ai soliti sommergibili dell'epoca; usando lo snorkel per ricaricare le batterie, erano capaci di funzionare in maniera del tutto innovativa rispetto ai sommergibili normali e di sfuggire agevolmente alla caccia della maggior parte delle unità di scorta alleate. Ma come si è detto, giunsero troppo tardi essendo la somma di tutte le esperienze belliche maturate dalla Marina.

  • Dislocamento: 1621/1819 t
  • Dimensioni: lunghezza 76,7 m, larghezza 6,62 m, pescaggio 6,2 m
  • Equipaggio: 57
  • Motore: diesel da 4.000 hp ed elettrico da 5.000 hp e uno da 226 hp, su due assi
  • Prestazioni: 15,5/16 nodi, autonomia 28.800 km, 525 km a 6 nodi
  • Armamento: 4 cannoni da 20 o 30 mm, 6 tls prodieri con 23 siluri


La loro versione 'piccola' era il Type XXIII, prefabbricato in 4 sezioni, capace di immergersi in soli 10 secondi (la differenza tra dislocamento in superficie e immerso era di appena 24 t contro le 45 del IID), poteva viaggiare a 10 nodi in superficie e 12,5 immerso, con due soli lanciasiluri per altrettanti siluri, lunghezza 34,1 m e dislocamento 232/256 immerso, 2.500 km in superficie e 325 immerso a 4 nodi; solo 14 gli uomini al suo interno, era un mini-sommergibile piuttosto che una vera unità subacquea.

Solo 62 battelli vennero completati, con il compito di operare nei porti nemici tra i bastimenti ma senza autonomia adatta per le missioni atlantiche. Come i 'XXI' la loro velocità immersi superava quella in emersione, cosa possibile solo con battelli avanzati con una grande potenza propulsiva e batterie adeguate.

Solo alcuni vennero affondati, e solo per gli aerei. L'ultima azione dei sommergibili tedeschi fu dovuta proprio ad un Type XXIII e avvenne il 7 maggio 1945 nel Fith of Forth, affondando due mercantili con altrettanti siluri. Era stato l'U-2336 a sferrare l'ultimo colpo degli U-Boote.


Le basi degli U-Boote

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Type VII e IX assieme, davanti ad un enorme rifugio corazzato tedesco a Trondheim

Non fa parte delle 'armi' vere e proprie, ma parlare delle basi dei sommergibili tedeschi è decisamente interessante, data la realizzazione di grandi rifugi e scali per questi mezzi navali, che divennero presto delle realizzazioni di grande complessità e con un'identità propria, anche se con caratteristiche base standardizzate. Nel '39 la Marina tedesca aveva solo 57 sommergibili e solo 2 scali protetti, oltretutto in realizzazione. Questo significa che nessun sommergibile tedesco era mai totalmente al sicuro, nemmeno nelle basi. Presto divenne chiaro che i sommergibili erano da proteggere se si voleva aiutarli a sopravvivere. Così avvenne, con una quantità di cemento e calcestruzzo di milioni di tonnellate, e strutture di dimensioni enormi. Del resto tutte le infrastrutture precedenti erano state demolite nel primo dopoguerra e qualcosa bisognava fare per proteggere queste preziose unità navali. Ben presto le basi di U-Boote divennero a prova di bombe, che la RAF cercava di realizzare in formati sempre più pesanti. Per esempio, la base di Helgoland (costruzione Nordsee III) aveva un tetto sostenuto da 32 piloni di cemento armato in doppia fila, con tre vani che contenevano 2 sommergibili l'uno; sul tetto c'erano anche il radar e alcuni cannoni da 37 mm. Lungo 156 m per 88 di larghezza, aveva tetto spesso 3 metri, pareti anch'esse necessariamente spesse (2 metri) e venne costruito nel 1940-41. Nel '47 venne distrutto con una enorme esplosione nell'operazione 'Big Bang'. La base di Amburgo era la Elbe II, una base di raddobbo e costruzione, 2.500 piloni, 1.800 metri quadrati, 137x62 m, anch'esso demolito dagli Alleati. Ma solo per parte, data la sua robustezza, tanto che a tutt'oggi due Type XXI giacciono tra le sue macerie, precisamente l'U-3596 e 3506.

La BREMA, base 'Valentin', venne ultimata tra il 1945 e il 1945 per il 90%. Ebbe un tetto raddoppiato con metà del soffitto aumentato a 7 m, con strutture di cemento armato Fang-rost per aumentare la resistenza alle bombe (avevano una funzione di supporto e forma a U). Ne ebbe bisogno, come il 27 marzo 1945 quando ricevette 4 'Tallboy' e 13 'Grand Slam'. Queste ultime riuscirono a perforare con un paio di colpi a segno che causarono pesanti danni, con crateri nel tetto di 8 metri. Poi ci provarono anche gli Americani con 62 'Disney bomb' da 2.200 kg, ordigni a razzo sganciati dai B-17 con velocità all'impatto supersonica. C'erano basi come quella di Trondheim, piuttosto piccola, per sommergibili costieri; ma soprattutto c'erano quelle in Francia, come La Pallice (raddobbo e operazioni), completata nell'ottobre 1941 con molti operai locali, base operativa della 3a flottiglia U-Boote; essa aveva due chiuse protette da reti parasiluri, 201 m di lunghezza x 196 metri di larghezza, 10 alveoli. I Tedeschi, chiusi nella sacca vicina di Rochelle, dove resistettero fino alla fine del conflitto, tennero a lungo questa base anche dopo l'invasione dalla Normandia. C'era poi Bordeaux, con tetto spesso fino a 5,6 metri, e Lorient, che è rimasta la base dei sommergibili francesi fino ai nostri giorni; era la base più grande di tutte, con la possibilità di accogliere ben 28 battelli, argani di sollevamento, uno scalo, lo Keroman I, di 120 m di lunghezza e 85 di larghezza. C'erano diversi scali successivi, come il Keroman II e III. Poi c'erano anche altre basi, una delle quali era a St.Nazaire, danneggiata nel '42 da un audace attacco di commandos inglesi. Questi attaccarono la base speronandone le chiuse con un vecchio cacciatorpediniere con la prua carica di esplosivo. Anche se i commandos vennero respinti dall'agguerrito personale dei reparti dragamine, vi furono diversi danni; soprattutto, nessuno si accorse che il caccia aveva l'esplosivo a prua, ancora con il detonatore attivo. E così avvenne che il giorno dopo esplose, causando gravi danni alla base e alle sue chiuse. [7]

  1. Armi da guerra 41, Sgarlato 'Le navi da battaglia del III Reich, e M.J. Whitley, Navi da battaglia Tedesche
  2. Whitley, Op cit., per le armi www.navweapons.com
  3. Whitley, op cit
  4. Sgarlato N: Le portaerei Tedesche, Eserciti nella Storia 35
  5. Per la seconda parte del contributo, vedi Sgarlato N: Le portaerei tedesche Eserciti nella Storia mag-giu 2006
  6. Armi da guerra 62
  7. Bargnasco, E: Le basi protette degli U-Boote, Storia militare maggio 1996