Rivelazione e impegno esistenziale/Capitolo 1

Indice del libro
Studio della Bibbia in classe (Heder in Tel Aviv, 1946)

VERITÀModifica

La religione rivelata è in contrasto, principalmente, con la religione razionale o personale. Le religioni rivelate non si limitano a sostenere le loro convinzioni centrali, come farebbe una religione puramente razionale, né esortano i credenti a trovare un significato spirituale attraverso la meditazione, l'intuizione mistica o altre forme di esperienza personale. Piuttosto, prendono la loro visione di com'è fondamentalmente l'universo e di ciò che gli esseri umani dovrebbero fare in esso, da qualcosa che sostengono sia stato insegnato da Dio, o da un essere umano straordinario (Confucio, il Buddha, Lao-tzu) dopo un momento di straordinaria intuizione. Questo insegnamento è racchiuso in un testo o in un insieme di detti che viene tramandato, insieme a interpretazioni di esso e una pratica rituale che si dice derivi da esso, di generazione in generazione. "Trasmettere" in latino è traditio e una religione che tramanda i suoi insegnamenti e le sue pratiche in questo modo può anche essere chiamata "religione tradizionale".

Una religione rivelata è, quindi, una religione incentrata su un testo e una tradizione. Quasi tutto ciò che comunemente chiamiamo "religione" — ebraismo, islam, induismo — è una religione rivelata o tradizionale; questo è anche ciò che le persone intendono quando parlano di "religione organizzata". Infatti, anche quando i gruppi si staccano da una religione tradizionale, rifiutandone i testi o le pratiche in quanto soffocanti per la vera spiritualità, tendono a rivendicare una propria nuova rivelazione. Questa è la storia del cristianesimo primitivo; in anni più recenti gli cristiani scientisti hanno affiancato alla Bibbia il loro Science and Health With a Key to the Scriptures (Scienza e Salute con la Chiave delle Scritture) e i mormoni hanno aggiunto The Book of Mormon (Il Libro di Mormon). Anche i bahai, che sono impegnati nella ricerca di una verità libera dalla tradizione, hanno una serie di testi che considerano una nuova rivelazione. A parte le pratiche di alcune tribù animistiche troppo amorfe per essere identificate con un insegnamento particolare, ciò che le espressioni "religione rivelata" e "religione tradizionale" escludono chiaramente è solo la religione razionale, nella misura in cui esiste, e le religioni personali del tipo associato alla spiritualità New Age. Ma negli ultimi due secoli anche rami liberali o progressisti dell'ebraismo e del cristianesimo hanno teso a sminuire l'importanza della rivelazione e della tradizione, a favore della ragione e dell'esperienza personale. L'idea che la natura o la volontà di Dio, o qualsiasi altro fatto spiritualmente importante, possa essere meglio rivelata in un testo composto secoli fa mette a disagio le persone formate nella scienza moderna; si pensa anche che la riverenza per un testo antico rafforzi pregiudizi sessisti, razzisti e di altro tipo.

Queste preoccupazioni sono assolutamente ragionevoli. L'idea che dovremmo mostrare riverenza per un testo antico, e gli insegnamenti e le pratiche tramandate in suo nome, solleva serie preoccupazioni per noi moderni sia dal punto di vista scientifico che morale. Tuttavia, il mio scopo in questo libro è difendere tale idea. In effetti, offrirò ragioni a difesa di tutte le caratteristiche della religione rivelata che più offendono i laici e mettono in imbarazzo i credenti progressisti: un testo sacro, rituali prescritti e le organizzazioni comunitarie che preservano tali cose. Tutte queste caratteristiche derivano dall'idea di rivelazione, per come la intendo io, dalla deferenza ai testi sacri che definisce il cristianesimo tradizionale, l'islam, l'induismo e simili. E le preoccupazioni scientifiche e morali sollevate dall'idea di rivelazione hanno risposta in una certa misura, sebbene ci richiedano di ripensare a cosa sia la rivelazione. La mia preoccupazione principale in questo libro è di esporre e difendere questa riveduta concezione della rivelazione, non di argomentare contro i tipi di religione non-rivelatori insegnati dalle chiese e sinagoghe progressiste. Non discuterò nemmeno granché, contro un completo rifiuto della religione. Voglio mostrare semplicemente che, se uno deve essere religioso, ha buone ragioni per venerare un testo religioso tradizionale, e l'insegnamento e le pratiche ad esso associati.

Un'altra nota introduttiva. Come ho indicato, considero ampia la nozione di religione rivelata, che può includere tradizioni non teistiche come il buddhismo e il taoismo, nonché le cosiddette religioni "abramiche" a noi familiari in Occidente. Ma alcuni seguaci delle religioni orientali, in particolare il buddhismo, non considerano come rivelati i testi a cui tengono, perlomeno non in alcun senso ovvio. Non voglio qui mettere in discussione questi problemi, e il mio focus è in effetti principalmente sulle religioni teistiche; spero semplicemente e credo che molto di ciò che dico sarà trasferibile, solo con piccoli cambiamenti, a religioni come il buddhismo e il taoismo. Tuttavia, per non parlare presuntuosamente di tradizioni che non conosco bene, in questo libro parlerò per la maggior parte di "Dio" e di persone che parlano per Dio piuttosto che di saggi, come il Buddha, i cui insegnamenti non sono teisti. In effetti, trarrò molti dei miei esempi dalla tradizione ebraica, poiché la conosco meglio di tutte le altre.

Allora, incominciamo con una domanda cruciale: cosa intendono i credenti quando chiamano i loro testi sacri "veri"? Dati gli evidenti errori scientifici e le inesattezze storiche che riempiono praticamente ogni libro religioso, come si può considerarli veri? Ebrei, cristiani e musulmani tradizionali considerano le loro Bibbie e il Corano non solo come vere, ma come il paradigma della verità, la fonte della più alta saggezza che gli esseri umani possano raggiungere. Ma sicuramente abbiamo tutte le ragioni, oggi, per respingere tali affermazioni. La Torah e i Vangeli riportano ogni sorta di eventi che la scienza moderna considera impossibili e storici di mentalità scientifica hanno dimostrato che sono pieni di imprecisioni storiche. Cosa diamine può significare una persona, allora, chiamandole "vere"? Naturalmente, alcuni credenti intendono che la scienza moderna sia sbagliata, nella misura in cui contraddice le loro sacre scritture, e che tutto nel testo è letteralmente corretto. Ma altri credenti penso usino la parola "vero" in un modo piuttosto diverso da come viene usata nella scienza: stanno infatti sfidando il monopolio che la nostra società tende a concedere alla scienza su quella parola.

Iniziamo la nostra indagine con questi problemi. Consideriamo innanzitutto le persone che suggeriscono che la scienza moderna è sbagliata, nella misura in cui è in conflitto con la Bibbia. Esistono versioni più e meno sofisticate di questa affermazione. Coloro che abbracciano la versione meno sofisticata potrebbero insistere sul fatto che le prove fossili non siano affidabili o che le prove fossili che abbiamo, lette correttamente, siano compatibili con una terra di 6000 anni. Correlati penso siano coloro che affermano di avere prove scientifiche di un tipo speciale che dimostrano che la Bibbia è vera: esperienze personali di guarigioni miracolose, diciamo, o predizioni straordinarie del tipo che sono state tratte dal cosiddetto "Codice della Bibbia" (una lettura numerologica della Bibbia che presumibilmente mostra, per esempio, come l'assassinio di Yitzhak Rabin, ad esempio, fosse previsto dai versetti biblici). Alcune di queste affermazioni sono del tutto errate: le prove fossili non sono compatibili con una terra di 6000 anni, tanto per dirne una. Altri dimostrano un malinteso sulla natura della scienza. Le affermazioni secondo cui l'evoluzione per selezione naturale è "solo una teoria", ad esempio, fraintendono cosa significhi "teoria" nella scienza (tutta la scienza è costituita da teorie: le osservazioni dirette sono esse stesse informate dalla teoria e non hanno significato scientifico finché non sono combinati, analizzati e spiegati da teorie). Il tipo di prove prodotte dai fan del Codice biblico, che dipendono in modo pervasivo da letture non plausibili e prive di qualsiasi controllo sperimentale (ad esempio un tentativo di applicare gli stessi metodi a testi diversi dalla Bibbia) dimostrano simili fallimenti nel capire come funzionano le prove scientifiche. In ogni caso, queste affermazioni sono tutte respinte in modo schiacciante da scienziati professionisti. La scienza è un progetto sociale, in cui l'evidenza empirica viene raccolta, testata e analizzata da un numero enorme di persone qualificate. Quindi il fatto che praticamente nessun esperto rispettato in nessun campo scientifico rilevante – nessun fisico, nessun biologo, nessun geologo – accetti oggi che il mondo sia stato creato 6000 anni fa, o in sei giorni, o con tutte le specie proprio come sono ora, contrasta fortemente tali affermazioni. Resistere contro lo schiacciante consenso degli scienziati su una questione di fatto empirico già significa non apprezzare la procedura scientifica; abbiamo buone ragioni per pensare che un consenso schiacciante di scienziati, su una questione di loro competenza, possa essere corretto.

Tutto ciò aiuta a spiegare perché le persone formate in scienze tendono rapidamente a respingere coloro che arruolano la scienza a sostegno di una fede biblica. Forse troppo in fretta. Dopotutto, le teorie scientifiche sono andate e venute molte volte nel corso della storia umana e spesso i presunti esperti si sono sbagliati di grosso, anche quando si sono trovati d'accordo tra di loro. L'astrologia, la teoria medica dei quattro umori e l'idea che una terra piatta si trovi al centro dell'universo sono state tutte sostenute proprio con il tipo di schiacciante supporto di esperti che oggi viene accordato al Big Bang e all'evoluzione per selezione naturale. E tuttavia erano comunque errate, e dissidenti come Galileo avevano ragione a opporvisi. Perché lo stesso non potrebbe valere per il consenso odierno sull'evoluzione? Come si può essere sicuri che i dissidenti religiosi che sostengono una teoria creazionista, lungi dall'essere pazzi, non siano i veri Galileo del nostro tempo?

Ma il paragone è capzioso. È vero che molte teorie pazzescamente errate, dal geocentrismo all'idea che le stelle siano intelligenze incorporee, dominavano il mondo prima dell'ascesa della scienza moderna nel diciassettesimo secolo. Il loro predominio era tuttavia dovuto in gran parte al fatto che l'indagine sul mondo in epoca premoderna era condotta sotto la minaccia di punizione per coloro che dissentivano da una linea religiosa di parte. Anche il metodo di indagine non veniva mai condotto attraverso gli esperimenti controllati, la massiccia raccolta di dati (aiutata dalle nuove tecnologie come il microscopio e il telescopio) e i potenti strumenti matematici introdotti da personaggi del calibro di Cartesio, Galileo, Huygens, Newton, e Lavoisier. La scienza moderna è un modo radicalmente nuovo di investigare l'universo, che ha avuto un rendimento predittivo e tecnologico sbalorditivo e senza precedenti, ed è diventato un'impresa autocorrettiva che supera i propri fallimenti rapidamente e facilmente. Certamente è soggetto a errori e pregiudizi umani, ma è così aperto, così competitivo e gestito da un numero così grande di persone, che è estremamente improbabile mantenere a lungo i tipi di dogmi che hanno sostenuto l'astrologia e il geocentrismo. Al contrario, sono coloro che insistono su una terra di 6000 anni e cose simili che assomigliano ai dogmatici di un tempo, che assomigliano all'establishment che si oppose a Galileo.

Ho detto che c'era una versione più sofisticata del punto di vista "la scienza potrebbe essere errata". Questa versione accetta la scienza moderna, ma nega di aver minato le pretese centrali di una o più religioni. Argomenti in questo senso si trovano principalmente tra i filosofi di professione piuttosto che nel pubblico in generale, specialmente tra un gruppo di filosofi che chiamerò "i nuovi razionalisti religiosi"; includono Alvin Plantinga, William Alston, Nicholas Wolterstorff e Richard Swinburne. I nuovi razionalisti religiosi accettano le affermazioni di base della cosmologia e della biologia moderne (che l'universo è iniziato con il Big Bang, quasi quattordici miliardi di anni fa, e che la vita si è sviluppata attraverso l'evoluzione darwiniana), e si concentrano invece sulla metafisica della scienza. Hanno riportato in vita alcune prove medievali di Dio, hanno suggerito che la scienza stessa potrebbe essere inintelligibile a meno che non ci sia un Dio e hanno sostenuto che le leggi scientifiche non possono mostrare l'impossibilità dei miracoli. Con questi risultati metafisici in mano, sostengono anche che i critici scientifici moderni della Bibbia – i cosiddetti "critici superiori", che valutano la Bibbia utilizzando strumenti storici che attingono alla scienza moderna – partono dal presupposto dogmatico che non è possibile avere miracoli. A volte aggiungono considerazioni intese a mostrare che è probabile che alcuni aspetti della Bibbia siano veri.

Alcuni di questi punti sono corretti e importanti. È vero, credo, che la scienza non può confutare l'esistenza di Dio, o dei miracoli. È anche vero che gran parte della critica scientifica alla Bibbia è governata da presupposti che impediscono ai critici di poterla vedere come una registrazione di una vera esperienza religiosa, e che i critici raramente tentano di giustificare questi presupposti. Tali punti negativi – su ciò che la scienza non può fare – sono inoltre importanti per chiunque voglia considerare la possibilità che la Bibbia, o qualsiasi altra Scrittura, riveli la natura o la volontà di Dio.

Ma non sono d'accordo con il programma positivo dei nuovi razionalisti religiosi. Come la maggior parte dei filosofi, non trovo convincenti le prove di Dio che hanno riportato in vita, e ancor meno sono persuaso dalle considerazioni che adducono sulla probabilità che Dio compia certi miracoli. E anche se hanno ragione sui pregiudizi dei critici biblici moderni, le prove dell'inesattezza storica della Bibbia sono così schiaccianti che è avventato basarsi sulle sue affermazioni fattuali.

Consentitemi quindi di riformulare i punti positivi dei nuovi razionalisti religiosi in termini alquanto diversi dai loro. Il mio punto di vista segue gli insegnamenti di Immanuel Kant, il quale sosteneva che la scienza non può né confutare né provare i principi centrali della religione, e da lì è passato all'argomento secondo cui la religione, se vera, deve essere tale per ragioni indipendenti dalla scienza.

Qualunque cosa possa dire Richard Dawkins, la scienza non può escludere l'esistenza di Dio. Dio, se esiste, deve o pervadere l'intero universo empirico o trovarsi al di là di esso; Dio non può essere qualcosa che potremmo osservare in alcuni luoghi e tempi ma non in altri, o la cui presenza potremmo rilevare mediante un esperimento controllato. Testare l'esistenza di Dio significa presumere che ci siano cose o regni indipendenti da Dio, che possono essere paragonati a cose o reami che Dio ha creato; questa è una sciocchezza teologica, almeno per i monoteisti. Quindi Dio non è il tipo di essere la cui esistenza la scienza può eventualmente determinare, non il tipo di essere, in effetti, che può avere il tipo di esistenza che hanno gli oggetti della scienza. La scienza studia le cose e le forze dentro il mondo naturale, aspetti limitati di quel mondo che possono essere contrastati con altri aspetti. Non può far presa su un essere o una forza che dovrebbe essere ugualmente presente in tutta la natura, o che struttura o gestisce l'intero mondo naturale senza farne parte. Quindi la scienza non può né provare né confutare l'esistenza di Dio. Né può provare o smentire l'esistenza dei miracoli, che sono sicuramente possibili se c'è un Dio (come potrebbe un essere che governa tutta la natura non riuscire a sospendere le leggi della natura stessa?), e impossibili se non c'è Dio.

Tutto questo è vero, almeno, per la scienza moderna. La scienza moderna è solo uno dei tanti modi in cui gli esseri umani hanno cercato di spiegare il mondo naturale, e alcune teorie premoderne della natura sembravano implicare che ci fosse un Dio. La scienza aristotelica e neoplatonica, ad esempio, che in Occidente dominava le visioni medievali del mondo, richiedeva il postulato di un Essere necessario e infinitamente buono, da cui scaturisce ogni altra esistenza. La scienza moderna non richiede una cosa del genere.

Detto questo, un argomento orientato alla scienza per la fede in Dio e fornito dai nuovi razionalisti religiosi mi sembra plausibile. In molti dei suoi libri, Alvin Plantinga ha sottolineato che ci sono buoni argomenti evolutivi contro l'idea che le scienze naturali possano dirci tutto sul nostro mondo. I resoconti evolutivi dello sviluppo della nostra mente suggeriscono che saremo inclini a credere a qualunque cosa sia favorevole alla nostra sopravvivenza. Ma credenze adattative di questo tipo non devono necessariamente essere allineate con la verità. Per la maggior parte del tempo sarà utile alla nostra specie, ad esempio, credere che supereremo viaggi pericolosi o imprese militari anche se non è vero; è possibile che la nostra tendenza a sottovalutare il rischio si sia evoluta perché le creature più realistiche si sono estinte quando le difficoltà o la battaglia le hanno messe in competizione con noi. Perché le nostre teorie scientifiche non dovrebbero essere soggette alle stesse pressioni adattative e sembrarci vere perché è utile per noi crederci, piuttosto che perché in realtà sono vere? Dopotutto, questo è ciò che tendiamo a dire delle teorie scientifiche dei nostri antenati. L'astrologia e la cosmologia tolemaica, diciamo, sopravvissero così a lungo perché crederci era utile alle società in cui fiorivano, piuttosto che perché erano vere. Sembrerebbe una scusa speciale esentare le nostre scienze moderne partendo da questo modo di spiegarle. Ma in tal caso, una visione che si basa solo sulla scienza per ottenere la conoscenza si indebolirà: alle sue stesse condizioni, è improbabile che sia vera. È molto più probabile che le nostre teorie scientifiche si avvicinino alla verità se siamo stati progettati da un Essere tutto buono e tutto saggio che ci ha dato capacità intellettuali destinate, nel tempo, a sviluppare una corretta comprensione dell'universo. Quindi, per quanto strano possa sembrare, abbiamo più ragioni per credere che le teorie scientifiche siano in gran parte vere se la natura è stata creata da un Dio, piuttosto che se la scienza stessa ci raccontasse l'intera storia della natura.

Vorrei presentare un piccolo emendamento a questa argomentazione. Plantinga afferma che la teoria evolutiva consente che le nostre credenze sensoriali quotidiane, così come le nostre teorie scientifiche, siano false. Ciò non può essere giusto: se le nostre convinzioni quotidiane sul nostro ambiente sono adattive, per la maggior parte non possono essere false. Dobbiamo comprendere bene il nostro ambiente quotidiano, nel complesso, altrimenti ci estingueremmo rapidamente. Ciò che vediamo, ascoltiamo e tocchiamo fornisce le informazioni di cui abbiamo bisogno per trovare cibo e riparo adeguati ed evitare i pericoli. Non possiamo sbagliare regolarmente e sopravvivere. Le nostre teorie più elaborate sulla realtà non sono soggette a queste pressioni, tuttavia, e siamo sopravvissuti abbastanza bene, nel corso di molti secoli, con teorie che erano terribilmente sbagliate. Tuttavia, questo punto si applica all'evoluzione per selezione naturale tanto quanto a qualsiasi altra teoria, quindi Plantinga ha ragione sul fatto che quella teoria, quando considerata come l'intera verità sulla natura, tende a minare se stessa. La scienza in generale, inclusa la teoria dell'evoluzione, sembra molto più probabile che sia vera se le nostre menti sono state progettate da Dio che se sono nate da una serie di incidenti arbitrari.

Ciononostante, questa argomentazione offre ai credenti meno di quanto si possa pensare. Mostra tutt'al più che la scienza acquista credibilità quando viene compresa in un quadro che include un Dio, non che sia impossibile altrimenti; lascia ampiamente aperto quale tipo di Dio sarebbe necessario per dare un senso alla scienza; e una delle cose che lascia quindi aperte è se il Dio in questione abbia bisogno di assomigliare al Dio di qualsiasi religione tradizionale. È bello avere in mano qualche ragione scientificamente rilevante per favorire la fede in Dio, ma questo non è sufficiente per giustificare un impegno per ebraismo, cristianesimo o islam. E non riesco a immaginare che qualcuno effettivamente aderisca a queste religioni sulla base di un tale argomento. Sarebbe meglio trattare l'argomento di Plantinga semplicemente come un supplemento ad altre ragioni per cui dobbiamo credere in Dio, non una ragione principale per tale credenza.

Quando ci rivolgiamo alle religioni tradizionali in cui la fede in Dio è solitamente inclusa, scopriamo che il tentativo dei nuovi razionalisti religiosi di strappare il rispetto per le loro credenze alla scienza moderna è più un ostacolo che un aiuto. Ho in mente in particolare la loro volontà di accettare molte falsità fattuali nei testi sacri, insistendo sul fatto che alcune affermazioni, centrali per la loro fede, possono essere ancora vere. È davvero plausibile che Dio riveli la Sua vera natura o volontà per gli esseri umani in un libro pieno di falsità, dal quale dobbiamo cogliere con cautela le poche perle di verità? I nuovi razionalisti religiosi vogliono mostrare il loro rispetto per la scienza ammettendo che Giosuè non ha fermato il sole, che non ci sono mai state persone che hanno vissuto per otto o novecento anni e che gran parte della magia attribuita a Gesù probabilmente non è avvenuta, mentre insistono ancora sul fatto che Gesù è risorto (sono quasi tutti cristiani; per un ebreo, l'affermazione equivalente sarebbe che ci sia stata una rivelazione al Sinai); gli storici che affermano il contrario – suggeriscono loro – esprimono un pregiudizio antireligioso. Ammetto che gli storici non sono riusciti a mostrare — come avrebbero potuto? — che Gesù non risorse, o che non vi fu alcuna rivelazione al Sinai. Ma il fatto che questi eventi siano registrati da scrittori che hanno sbagliato molto altro dovrebbe farci riflettere. Perché supporre che gli scrittori biblici abbiano ragione su questi eventi se hanno mentito o si sono sbagliati sul fatto che Giosuè abbia fermato il sole, sulla magia di Gesù e su una miriade di altre cose? Gli storici moderni dubitano che ci sia mai stata una schiavitù di massa degli israeliti in Egitto, per non parlare di un esodo del tipo descritto nella Bibbia. Se nessuno di questi eventi si è verificato, ci vuole un'enorme sospensione dell'incredulità per supporre che sia accaduto qualcosa di lontanamente simile alla rivelazione sinaitica.

Come ebreo, questo esempio è particolarmente importante per me: rimane ben poco della mia religione se la verità nella religione dipende dall'accuratezza storica e la storia del Sinai è imprecisa. Alcuni scrittori cristiani hanno suggerito che la loro religione è più in forma, poiché l'unico fatto storico che le interessa è la risurrezione di Gesù, fatto che è più facilmente isolato dalla confutazione storica rispetto a un evento che si dice sia accaduto a un intero popolo. Ma Gesù si descrive esplicitamente come l'erede e il compimento degli insegnamenti di Mosè. Quindi, se l'ebraismo è smentito dalla storia, lo sarà anche il cristianesimo. (Moses Mendelssohn, un filosofo ebreo del diciottesimo secolo, notoriamente rispose al suggerimento di convertirsi al cristianesimo dicendo che era come dire a qualcuno che viveva al piano terra di una casa con fondamenta traballanti che avrebbe dovuto invece trasferirsi all'ultimo piano). Così è per l'islam. Potrebbe essere difficile immaginare come le prove storiche possano confutare l'affermazione che Maometto avesse parlato all'angelo Gibreel. Ma Maometto presenta il suo insegnamento come erede e complemento agli insegnamenti di Mosè. Quindi, se la storia ebraica centrale sulla rivelazione al Sinai viene minata, anche il Corano diventa poco plausibile.

In poche parole, l'accuratezza storica di qualsiasi testo sacro alle religioni abramitiche è un debole piolo a cui appendere il proprio cappello religioso, anche se pregiudizi antireligiosi pervadono l'assalto storico moderno a questi testi. Né a questo proposito sono in forma migliore le altre religioni. Ci sono buone ragioni storiche per supporre che le storie di miracoli dovunque tendano a nascere sul tardi, dopo che una religione è già stata fondata, e poi a diffondersi all'interno della comunità religiosa di riferimento senza alcuno sforzo serio per accertarne la verità. Alcune religioni non dipendono molto dai miracoli. Nessun fatto della storia potrebbe influenzare la verità o la falsità degli aforismi del Tao Te Ching, per esempio, sebbene ci siano leggende miracolose sul suo autore (nato da vergine, tra le altre cose) che potrebbero aver dato credito al libro. Ma se queste religioni sono immuni dalla confutazione storica, è perché non fanno appello al tipo di evidenza che la scienza moderna, e gli storici informati dalla scienza moderna, possono valutare. Ogni volta che una comunità religiosa afferma che i suoi testi sacri sono convalidati da eventi storici, l'archeologia e la linguistica moderne e la datazione al carbonio possono essere utilizzate per dimostrare che quegli eventi non hanno avuto luogo come descritto — e in ogni caso finora esaminato, le prove vanno contro tali pretese.

Fortunatamente, ci sono buone ragioni per mettere da parte scienza e storia, quando si valuta la verità dei testi rivelati. In primo luogo, come ho già notato, l'idea di un Dio è l'idea di un essere che per definizione non può essere né verificato né falsificato con mezzi scientifici. Nessuna osservazione o esperimento sarebbe sufficiente per provare l'esistenza di Dio, né alcuna osservazione o esperimento per dimostrare che Dio non esiste. (Allo stesso modo, le prove scientifiche non possono né provare né smentire l'esistenza di un principio spirituale che pervade l'universo come il Tao – o un'affermazione, come quella centrale nel buddhismo, che esiste un modo per afferrare il nulla di noi stessi che porrà fine a tutte le nostre sofferenze). Ne consegue che anche se incontrassimo Gesù, vedessimo le meraviglie a lui attribuite e lo seguissimo giorno e notte, non potremmo stabilire se fosse o meno Dio, e anche se avessimo udito una grande voce che proclamava i Dieci Comandamenti al Monte Sinai, non potevamo sapere che quella voce fosse di Dio. Al massimo, se assistessimo direttamente a questi eventi, potremmo concludere che ci sono poteri notevoli nell'universo di cui la scienza non è a conoscenza. Potremmo concludere che qualcosa come la magia nei libri di Harry Potter o di un fumetto Marvel per esempio fosse possibile. Ma questo ci permetterebbe di credere in figure come Dumbledore o Superman, non in un Dio che trascende tutti gli altri poteri ed è il loro creatore o sovrano. Adorare un dio simile a Dumbledore sarebbe idolatria, per un ebreo o cristiano o musulmano. Questo è tuttavia l'unico tipo di dio che l'evidenza empirica, e le scienze basate su tale evidenza, potrebbero accertare.

Allo stesso modo, né le nostre stesse osservazioni né le scienze basate sull'osservazione umana possono assicurarci che Dio non ci sta parlando, in nessun momento o tramite alcun libro. Per le stesse ragioni per cui la scienza non può confutare l'esistenza di Dio, non può nemmeno provare che la Torah o il Corano non provengano da Dio. Vale a dire che ciò che è vero in questi libri, se hanno una verità da dire, non è una questione scientifica.

E infatti non si presentano come dicessero verità scientifiche. La massiccia Bibbia ebraica ha un breve capitolo di apertura sulla creazione dell'universo, e quel capitolo è altamente poetico e poco dettagliato. Successivamente, i suoi personaggi fanno affidamento qua e là su una presunta conoscenza della zootecnia (Genesi 30:37-43) o della magia (Esodo 7:9-13). Ma questi sono incidenti minori, la Bibbia non offre alcun resoconto teorico delle forze che stanno dietro di loro e sono irrilevanti per i suoi insegnamenti religiosi. Le dettagliate teorie fisiche e biologiche che si possono trovare in Platone e in Aristotele non hanno controparti nella Bibbia, nemmeno nei suoi cosiddetti libri di "sapienza". Lo stesso vale per i Vangeli e il Corano, e ancora di più per i Veda e le Upanishad, il Tao Te Ching e gli Analecta di Confucio. Questi testi sono tutti chiaramente destinati a darci una sorta di guida "etica", e una visione di Dio o di un principio metafisico con cui dovremmo essere allineati, piuttosto che qualsiasi cosa che possa competere con la scienza.

Questo è anche il modo in cui le tradizioni religiose basate su questi testi li hanno trattati per la maggior parte. Agostino interpreta la storia biblica della creazione come un'allegoria della filosofia platonica (la "luce" che viene creata prima del sole è la luce della saggezza), sebbene possa anche aver creduto che sia avvenuta letteralmente. Maimonide dice che se la migliore scienza che abbiamo potesse dimostrare in modo definitivo che non c'è creazione, dovremmo rifiutare il livello letterale della storia biblica e attribuirle solo un significato allegorico. Così com'è, egli pensa, dobbiamo rifiutare il livello letterale di tutte le caratterizzazioni antropomorfiche di Dio nella Bibbia, e dedica gran parte della sua Guida dei perplessi a mostrare come si possa dare a questi brani un significato alternativo. Inoltre, Agostino e Maimonide sono tra le figure più importanti nelle rispettive tradizioni e sebbene le loro opinioni filosofiche nel loro insieme fossero talvolta controverse, i loro metodi di lettura dei testi sacri non lo erano. I rabbini classici e medievali, e i padri della Chiesa, erano inclini a reinterpretazioni radicali della Scrittura, leggendovi spesso un insegnamento filosofico o mistico che ritenevano dovesse contenere la rivelazione, e sottolineando sempre il risultato etico o teologico dei testi piuttosto che loro accuratezza storica. Ciò che rende veri i Vangeli per Agostino, e la Torah vera per Maimonide, è una visione metafisica che trascende i fatti empirici — che in effetti mostra l'irrilevanza ultima dei fatti empirici. Ciò che rende veri questi libri per altre figure cristiane ed ebraiche più mistiche è una metafisica diversa. Ma per nessuno dei grandi plasmatori del cristianesimo, dell'ebraismo e dell'islam – praticamente per nessuno prima dell'era moderna – la verità di un testo sacro è supposta sia come le verità della scienza empirica.

Allora, cosa significa "verità", quando non significa verità scientifica? Potremmo iniziare a rispondere a questa domanda con il modo in cui "vero", o la parola generalmente tradotta come "vero" (emet), funziona nella Bibbia ebraica. Il più delle volte, caratterizza una persona o un modo di agire piuttosto che una frase. La prima volta che appare è quando il servo di Abramo, che stava cercando una sposa per Isacco, dice al padre e al fratello di Rebecca di essere stato guidato da Dio su un "vero sentiero" (derekh emet) verso Rebecca; poi prosegue chiedendo se lo tratteranno "con benevolenza e verità" dandogliela (Genesi 24:48-49). Più tardi, Jethro consiglia a Mosè di scegliere "persone di verità" (anshe emet) per aiutarlo a giudicare il popolo (Esodo 18:21; cfr. Neemia 7:2). Potremmo tradurre emet come "sicuro" o "affidabile": una persona o un sentiero "vero" è sicuro o affidabile. (Gli ebrei esclamano in preghiera, due volte al giorno, "il Signore tuo Dio è vero", il che può solo significare che Dio è affidabile, qualcuno di cui dovremmo fidarci). Ciò porterebbe la parola ebraica in linea con alcuni usi più antichi di quella italiana, dal latino veritas, derivato di verus ossia "vero" oppure dal sanscrito vrtta cioè "fatto, accadimento".

A volte la Bibbia ebraica usa emet per caratterizzare le frasi. La Regina di Saba esclama: "Era vero, dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo conto e sulla tua saggezza!" dopo che Salomone ha risposto in modo soddisfacente alle sue domande (1 Re 10:6). Il Deuteronomio richiede che le notizie di idolatria in una città siano investigate attentamente e che si agisca solo se si rivelano "vere e certe" (Deuteronomio 13:15). Ciò è simile al modo in cui usiamo oggi il linguaggio della verità: valutare enunciati che possono essere verificati dall'osservazione diretta. Ma nel contesto di un libro che usa il "vero" principalmente per valutare persone e percorsi, la sua applicazione alle frasi è derivata. La domanda che la Bibbia solleva, quando utilizza la parola emet, è: "Puoi fidarti di questa persona, percorso o frase?" E nel caso di un discorso – o di certe frasi: quelle che destano sospetti, come il resoconto della saggezza di Salomone per la Regina di Saba, e come gli israeliti dovrebbero fare per i resoconti di città idolatriche – la via per dare fiducia può richiedere l'osservazione diretta o una modalità di indagine che prefigura quelle della scienza moderna. Quando si tratta di fidarsi di persone o percorsi, potrebbe non essere disponibile alcun test di osservazione o metodo di indagine. Mosè presumibilmente scelse i suoi assistenti giudici in base a valutazioni generali di carattere, e il servitore di Abramo riuscì a trovare solo un segno che era su un percorso affidabile verso la sposa di Isacco. In ogni caso, il punto di chiamare qualcosa "vero" nella Bibbia sembra essere chiaramente che ci si può fare affidamento, non che sia sopravvissuto al tribunale della logica o dell'evidenza empirica. Una persona o un percorso di verità, e forsanche una frase vera, è uno/a di cui possiamo e dobbiamo fidarci, indipendentemente dal fatto che abbia superato o meno test logici o empirici.

Allora, quando ci chiediamo se la stessa Bibbia ebraica sia vera, dovremmo renderci conto che nei suoi stessi termini quella domanda significa: "Possiamo e dobbiamo farci affidamento? Fornisce una guida affidabile per le nostre vite?" E questa domanda è molto diversa dalla domanda: "Le sue affermazioni sono verificate empiricamente? Supera i test che abbiamo escogitato per abbinarlo alle nostre stesse osservazioni?" Ancora una volta, nei suoi stessi termini, la Bibbia sembra così evitare di essere trattata come un oggetto di indagine scientifica. Ci invita invece a fidarci di essa come guida, per stabilire una sorta di relazione etica con essa.

Inoltre, la nostra discussione sulla verità nella Bibbia mostra che almeno un'antica cultura trattava la verità in modo del tutto diverso da come la trattiamo nella nostra epoca moderna, dominata dalla scienza. Abbiamo anche visto che l'uso biblico del linguaggio della verità aveva analogie in alcuni aspetti del primo uso linguistico, anche in italiano. Credo che ci siano fenomeni simili in molte società premoderne.

In ogni caso, ora abbiamo in mano un modello per comprendere la verità che ci allontana dall'idea che la scienza fornisca l'unica pietra di paragone per stabilire se le affermazioni meritino tale designazione. Sviluppiamo un po' questo modello; penso che scopriremo catturi molte delle nostre intuizioni sulla verità, che sopprimiamo quando ci pensiamo solo in termini scientifici.

Inizia con il pensiero che la verità si applica principalmente ai parlanti, piuttosto che a ciò che dicono, e che ci invita principalmente a fidarci di ciò che dicono, a seguirla anche quando non possiamo controllarla o verificarla da soli. Questa affermazione sulla verità stessa è vera? Bene, pensa alle occasioni in cui ci troviamo ad aver bisogno della parola "vero". Se mi dici: "C'è uno scoiattolo nero su quell'albero", mentre lo stiamo guardando entrambi, potrei dire: "È vero", ma potrei anche solo annuire o ripetere quello che hai detto: "Sì, io vedo lo scoiattolo nero" o, a un amico vicino a noi, "Guarda, c'è uno scoiattolo nero". In generale, quando ho capito quello che dici e l'ho verificato io stesso, non ho bisogno di un linguaggio veritiero: posso solo affermare i tuoi resoconti. Le cose sono nettamente diverse se pronunci un'affermazione matematica che non capisco o mi parli di qualcosa che non ho osservato. Allora potrei certo chiedere: "È vero?" – a te o a qualcun altro – e cercare una sorta di certezza che posso fare affidamento su ciò che hai detto. Tipicamente chiediamo la verità delle affermazioni che non possiamo verificare da soli e vogliamo comunque qualche motivo per fidarci. Ci interroghiamo su una teoria scientifica che non comprendiamo bene, o su un'affermazione scientifica basata su esperimenti che altri hanno effettuato. Quindi chiediamo a uno scienziato che conosce il campo se sia vero. Ci interroghiamo su una frase matematica o logica ma non abbiamo le capacità per indagarla da soli. Quindi chiediamo a un matematico o a un logico se è vero. Oppure ci chiediamo se la moralità, o la nostra religione, richiedano da noi un'azione particolare. Pertanto, chiediamo a qualcuno con maggiore saggezza, o conoscenza della nostra religione, se è vero che dobbiamo agire in questo modo. Potremmo anche chiedere ad altri se la persona che abbiamo scelto – per la guida scientifica o matematica o morale o religiosa – sia veramente esperta o saggia, o veramente esperta o saggia rispetto a ciò che conta per noi.

Questi sono motivi molto diversi per fidarsi e cercare una guida, ma tutti collegano l'affidabilità alla verità. Suggerisco che in generale ci affidiamo maggiormente al linguaggio della verità quando cerchiamo di capire cosa dovremmo credere o fare, e vogliamo una guida affidabile che ci aiuti a capirlo. Ciò che ci interessa in primo luogo, in questi casi, è se la nostra presunta guida sia veritiera o meno; se le affermazioni particolari che lui o lei sostiene siano vere o meno, speriamo deriveranno da quella determinazione. Ora, nella scienza o nella matematica, questo tipo di veridicità può essere accertato in modo abbastanza definitivo. Esistono metodi rigorosi per controllare le affermazioni delle nostre guide, che ci aspettiamo che conoscano e utilizzino, e che possiamo chiedere ad altri di utilizzare, se sospettiamo che le nostre guide siano disoneste. Nella religione e nella moralità, non ci sono test così rigorosi. Non c'è modo di verificare definitivamente se l'aborto è giusto o sbagliato, tanto meno se Dio ha davvero parlato sul Sinai o se ciò implica che non si può guidare di Shabbat. Certamente, non c'è un modo di verificare queste cose che sia così formalizzato, o che fornisca risposte chiare, come i metodi di prova a disposizione di logici e matematici, o i modi di raccogliere e valutare le prove a disposizione di un fisico. Ma ciò non significa che stia succedendo qualcosa di diverso quando usiamo l'etichetta "vero" per le parole di un prete o di un rabbino piuttosto che di un fisico. In entrambi i casi, stiamo cercando di capire se il discorso di una persona è affidabile; l'unica differenza sono i criteri su cui basiamo tale fiducia.

Finora ho usato la parola "guida" per le persone di cui siamo inclini a fidarci. Più comunemente, chiamiamo queste persone "autorità": usiamo il linguaggio della verità quando sentiamo di aver bisogno di fidarci delle autorità scientifiche, matematiche e religiose piuttosto che affidarci alle nostre osservazioni e al nostro potere di ragionamento. Vorrei ora introdurre una distinzione tra due tipi di autorità. Un tipo lo chiamerò "esperti", mentre per l'altro riservo la parola "autorità". Ci rivolgiamo a esperti scientifici e matematici quando non siamo in grado di valutare da soli un'affermazione di fatto e la loro esperienza è costituita dall'aver seguito una formazione sulle modalità con cui le affermazioni vengono verificate nel loro campo particolare. I segni della loro esperienza, quindi – i loro titoli di studio, posizione accademica o qualsiasi altra cosa – dovrebbero assicurarci che conoscono il modo corretto di controllare le affermazioni nel loro campo e lo usano con integrità. Le loro credenziali ci danno fiducia che la loro capacità di controllare queste cose può sostituire la nostra; rivolgendoci a loro, è come se verificassimo noi stessi le affermazioni. Vale a dire, consideriamo gli esperti in linea di principio sullo stesso livello epistemico di noi stessi, che hanno semplicemente investito le loro energie nell'acquisizione di competenze che noi non abbiamo acquisito. Proprio come potremmo rivolgerci a un calzolaio qualificato per realizzare le nostre scarpe, anche se in linea di principio avremmo potuto imparare a fare le scarpe da soli, così ci rivolgiamo a un esperto scientifico per verificare affermazioni fattuali che non abbiamo imparato a verificare. Certo è possibile che siamo incapaci di acquisire le capacità intellettuali con cui gli scienziati fanno il loro lavoro, ma anche allora li vediamo come persone che hanno ampliato le capacità di osservazione e di ragionamento che noi stessi possediamo. Non li vediamo moralmente o spiritualmente superiori a noi stessi; li consideriamo nostri eguali morali e non guardiamo a loro per cambiare i nostri ideali o orientamento nella vita. In breve, assumiamo esperti quando sappiamo cosa vogliamo fare e abbiamo semplicemente bisogno di informazioni che ci aiutino a farlo, non quando stiamo cercando di capire cosa dovremmo fare in primo luogo — quali dovrebbero essere i nostri obiettivi, nel complesso.

Le cose sono molto diverse quando si tratta di autorità etiche e religiose. Lì spesso cerchiamo proprio qualcuno di cui ci possiamo fidare che ci aiuti a capire cosa dovremmo cercare in generale e forse per aiutarci a cambiarci in modo da desiderare i nuovi fini che ci aiutano a fissare. Lì, inoltre, non ci aspettiamo di avere un modo chiaro per testare le nostre guide – la stessa nozione di "testarle" suggerisce una posizione di saggezza superiore che, per ipotesi, non pensiamo di occupare – né supponiamo che ci sia un metodo chiaro per formarli a garantire che le loro affermazioni siano accurate. Nella scelta di una guida, cerchiamo alcune virtù generali – integrità, umiltà, sensibilità – come anche, forse, una certa assicurazione che condividono il nostro orientamento etico o religioso generale. Cerchiamo segni che possano condurci sulla buona strada, come il servo di Abramo cercò segni che Rebecca fosse la persona che Dio voleva che scegliesse come sposa per Isacco, o come Mosè cercò segni che i suoi giudici assistenti fossero anshe emet: persone di verità o integrità. E siamo molto più preoccupati che parlino con sincerità, nel complesso, piuttosto che non dicano cose vere. Non le stiamo impiegando, come impieghiamo esperti scientifici, per aiutarci a raggiungere uno scopo che ci siamo già prefissati, ma per aiutarci a stabilire tali scopi in primo luogo, per aiutarci a determinare che tipo di vita dovremmo condurre. In questo contesto, può anche accadere che un'autorità veritiera (degna di fiducia) possa dirci opportunamente qualcosa che, preso alla lettera, è falso.

Un esempio: il saggio e onesto Alessio mi dice che troverò un grande tesoro nel villaggio sopra la montagna. Avido quale sono, mi precipito a cercarlo. Ma quello che in realtà trovo è una terribile carestia. Avendo portato con me molto cibo per farmi andare avanti mentre cercavo il tesoro, sono in grado di alleviare la sofferenza e mi metto al lavoro per farlo. A quanto pare, alleviare la sofferenza ha un forte impatto su di me, quindi torno dal villaggio sentendomi piuttosto bene con la vita e con me stesso. Tuttavia, sono ancora infastidito dal fatto che non ci fosse un tesoro. Quando interrogo Alessio sulla sua bufala, divento ancora più infastidito, perché scopro che sapeva perfettamente che le persone stavano morendo di fame nel villaggio e che per me non c'era nulla da trovare. "Ma", dice, "l'opportunità che ti ho dato di aiutare gli altri – e di provar gioia nel farlo – non era forse un grande tesoro?" Se sono d'accordo che lo era, come infatti potrei esserlo, sicuramente non considererò Alessio un bugiardo. Se mestamente riconoscessi anche, come potrei, che non sarei mai andato al villaggio se Alessio non avesse usato la parola "tesoro", potrei anche ammettere che mi ha detto la verità — nell'unico modo in cui avrei potuto ascoltarla.

Questa storia ricorda i racconti popolari di molte tradizioni premoderne, in cui l'idea di seguire una guida nella vita – un guru, un profeta, un saggio – era molto più comune di quanto non lo sia oggi. Oggi diamo troppa importanza all'autonomia individuale per essere a nostro agio con questo tipo di relazioni di orientamento. Tale è forse il motivo per cui l'idea stessa di un'autorità etica, e il tipo di espressioni di verità ad essa associata, ci sono diventati sconosciuti. Ma anche oggi molti di noi assorbono la guida etica da varie figure, e in ogni caso conserviamo abbastanza racconti popolari premoderni da poter riconoscere l'aspetto di un'autorità. Come spiegherò tra breve, tale autorità è essenziale per la religione rivelata.

Nel frattempo, si notino tre caratteristiche della mia storia:

Primo, non considererei Alessio sincero – onesto – se egli mi ingannasse regolarmente. È solo se il suo percorso di vita è dignitoso e ponderato, e se utilizza lo stile del consiglio indiretto esemplificato da questa storia solo in circostanze in cui è chiaramente necessario condurre il suo ascoltatore a una vita migliore, che chiunque potrebbe concedergli che questo consiglio è parte integrante della veridicità, piuttosto che una sua violazione.

Secondo, la scelta delle parole di Alessio è adattata alle caratteristiche particolari, inclusi i vizi particolari, del suo ascoltatore; quello che dice sarebbe totalmente falso se diretto a qualcuno con tratti diversi.

Terzo, l'idea che la frase "C'è un tesoro nel villaggio sulle montagne" possa alla fine essere vera dipende dal fatto che venga data un'interpretazione particolare, e che tale interpretazione abbia senso per il suo destinatario solo dopo che ha cambiato il modo in cui vive. Inoltre, la frase sposta il suo registro man mano che viene reinterpretata. A prima vista, sembra che si tratti di "tesoro" nel senso letterale di tale termine; in seguito, la parola si rivela metaforica, o almeno assume un nuovo significato letterale, diverso da quello che il destinatario si aspettava.

Le autorità etiche generalmente mostrano queste tre caratteristiche. Ci fidiamo di tali autorità, quando lo facciamo, solo se la loro condotta generale di vita mostra integrità e saggezza etica, e le occasioni in cui sembrano fuorviare possono essere facilmente spiegate come destinate ad aiutare la persona a cui erano indirizzate. Inoltre, possiamo beneficiare solo da autorità che prestano molta attenzione alle caratteristiche particolari di tutti coloro a cui si rivolgono, riconoscendo che ciò che muove un dato essere umano sarà spesso diverso da ciò che muove qualcun altro. E infine, seguire un'autorità ha più senso se si sta portando avanti un corso d'azione esteso e si può reinterpretare periodicamente ciò che l'autorità dice mentre si va avanti. Se il punto è proprio trasformare se stessi, cambiare radicalmente il proprio carattere o orientamento nella vita, allora è probabile che ci vorrà del tempo e che porti ad avere una nuova, più profonda comprensione di ciò che la propria autorità dice dopo il cambiamento di quanto non si sia compreso prima. Quest'ultimo punto è il motivo per cui le autorità possono impiegare modi oscuri o indiretti per dire le cose: ciò che vogliono trasmettere non può essere adeguatamente compreso dai loro ascoltatori fino a quando quegli ascoltatori non sono stati trasformati. E nel corso di tale trasformazione, le espressioni dell'autorità potrebbero passare da un registro letterale a uno metaforico, o acquisire nuovi significati letterali che non ci aspettavamo che avessero quando li abbiamo ascoltati per la prima volta.

In sintesi, ciò che cerchiamo quando ci chiediamo se dovremmo fidarci di un'affermazione scientifica – considerarla vera – è molto diverso da ciò che cerchiamo quando ci chiediamo se fidarci delle parole di un'autorità etica. Usiamo prove scientifiche nel corso di progetti che abbiamo già determinato per noi stessi; ci rivolgiamo alle autorità etiche per aiutarci a capire quali progetti dovremmo perseguire in primo luogo. E i testi rivelati o sacri, suggerisco, sono meglio compresi come autorità etiche. Sono le parole di una guida etica, non di un esperto scientifico, e ciò significa che se sono vere, sono vere nel modo in cui possono esserlo le parole di una guida etica, non nel modo in cui può essere vera una perizia tecnica. Tutta la verità è affidabilità (l'accuratezza è solo un segno o un tipo di affidabilità). Definire vera la Torah significa che ci si può fidare di essa, e chiamare vera la teoria dell'evoluzione significa che ci si può fidare di essa. Ma ci sono diversi tipi di fiducia e diverse ragioni per fidarsi, e le ragioni che abbiamo per fidarci di una persona o di un libro per aiutarci a trasformare le nostre vite sono radicalmente diverse dalle ragioni che abbiamo per fidarci di una teoria scientifica.

Consideriamo, in questa luce, alcune delle caratteristiche principali dei testi rivelati o sacri. Come l'osservazione di Alessio sul tesoro, la Torah, il Corano e il Tao Te Ching non sono semplici: sono invece scritti in un linguaggio poetico e oscuro che richiede una continua interpretazione. E man mano che vengono riletti nel tempo, ciò che sembrano dire può cambiare enormemente. La Torah acquisì significati platonici e aristotelici e una varietà di significati mistici nella tarda antichità e nel periodo medievale, come anche i Vangeli e il Corano; nel mondo moderno, in questi testi sono stati trovati significati kantiani ed esistenzialisti. I devoti credenti si dilettano in questo tipo di interpretazione e reinterpretazione. Le storie letterali della Torah non sono che la sua "veste", dice un rabbino nello Zohar (una delle principali fonti di misticismo ebraico), e "chiunque suppone che la Torah stessa sia questa veste e nient'altro,... non avrà porzione nel mondo a venire".

Sempre come l'osservazione di Alessio sul tesoro, i testi rivelati o sacri si rivolgono a persone diverse in modi diversi. Alcuni sono commossi dal contenuto morale di questi testi, altri dalle intuizioni metafisiche che se ne possono trarre, altri ancora dalla loro poesia. Inoltre, ogni testo parla ad alcuni tipi di persone più che ad altri. (Più avanti vedremo come questo punto aiuti a sostenere un argomento a favore del pluralismo religioso: un essere spirituale tutto buono potrebbe benissimo aver organizzato le cose in modo che alcuni libri rivelino la Sua natura e volontà ad alcune persone, e altri libri ad altri, in accordo con le differenze emotive e storiche che esistono tra tutti noi.) E confidiamo in questi libri, quando lo facciamo, perché pensiamo che ci guidino moralmente e spiritualmente, ci diano saggezza su come condurre la nostra vita. Quando ci chiediamo se il testo sacro con cui siamo cresciuti sia vero, o se convertirci a una tradizione con un testo sacro diverso, cerchiamo nel testo segni di saggezza morale, come il servo di Abramo cercava segni morali che la sposa che stava considerando per Isacco fosse proprio la persona verso cui lo stava conducendo la "vera via" di Dio. Non testiamo ogni frase del testo per la sua verità letterale come potremmo fare con le affermazioni di una teoria scientifica. Non capiamo nemmeno pienamente il testo, e invece cerchiamo di trarre da esso una serie di pratiche nella speranza che seguire quelle pratiche ci aiuti a capirlo meglio. Vale a dire che libri di questo tipo emergono in un percorso pratico e richiedono un'interpretazione infinita mentre procediamo lungo tale percorso.

È essenziale per un testo rivelato o sacro che sia poetico e oscuro; è essenziale che induca in un percorso pratico; è essenziale che parli ai suoi lettori e ascoltatori secondo le loro configurazioni emotive e non solo la loro ragione; ed è essenziale che sia, o sembri essere ai suoi aderenti, qualcosa che riveli un'elevata saggezza morale e spirituale. Queste sono caratteristiche di un'autorità etica, e il discorso di tali autorità è giustamente chiamato "vero" se c'è una buona ragione per fidarsi di esso quando si persegue una trasformazione radicale di se stessi, o del proprio orientamento nella vita — quando si cerca di scoprire scopi generali diversi, e non semplicemente un modo migliore per raggiungere gli scopi che già si hanno.

Questo non vuol dire che domande fattuali siano irrilevanti quando si cerca un percorso di trasformazione. Se Alessio sbagliasse regolarmente i fatti, nessuno lo considererebbe saggio. Le persone sagge, sia nelle leggende che nella vita reale, generalmente hanno un buon senso della praticità, comprendono il mondo naturale e umano e modellano i loro consigli in modo che si adattino realisticamente alla natura umana. Di conseguenza, gli insegnamenti religiosi appaiono sciocchi se insistono su affermazioni fattuali che non sono sincronizzate con ciò che sappiamo della fisica, della biologia o della storia umana. Troviamo anche difficile riporre la nostra fiducia in un insegnamento religioso che va contro ciò che consideriamo vero metafisicamente. Ho sostenuto in precedenza che la scienza non può né provare né smentire l'esistenza di Dio, ma è improbabile che coloro che sono fiduciosi che Dio non esista ripongano la loro fiducia nella Torah o nel Corano. (È altrettanto improbabile che coloro che sono fiduciosi che abbiamo un sé reale e sostanziale, ripongano la loro fiducia negli insegnamenti buddhisti). E coloro che sono convinti dell'esistenza di Dio da argomentazioni metafisiche possono pensare di aver aggiunto una ragione per fidarsi di una rivelazione teistica.

Ma queste sono ragioni contestuali o supplementari per fidarsi o non fidarsi di un testo rivelatore; non possono essere le nostre ragioni principali. Coloro che cercano qualcosa di simile alla verità scientifica in tali testi – che si lamentano della loro oscurità o cercano di valutarli secondo i canoni della competenza scientifica – hanno frainteso in cosa consiste la rivelazione. Se vogliono valutare la verità di questi testi, dovrebbero invece chiedersi: "Questo testo, se interpretato in modo ponderato, offre una saggezza etica di cui non potremmo fare a meno?"

Una risposta negativa a questa domanda può essere sufficiente per respingere la pretesa di rivelazione di un testo, e una risposta negativa potrebbe essere imminente per molti di questi testi. Ma quando valutiamo la pretesa di rivelazione di un testo sulla base di questa domanda, sia in positivo che in negativo, non ci preoccupiamo della sua verità fattuale. Lo standard di verità (affidabilità) che apportiamo ai testi presumibilmente rivelati è etico, non scientifico; l'etica è la sfera appropriata in cui giudicare la questione della rivelazione. Ne parleremo nel prossimo Capitolo.

  Per approfondire, vedi Serie delle interpretazioni, Serie dei sentimenti, Serie maimonidea e Serie misticismo ebraico.