Insubre/Declinazione

La maggior parte dei sostantivi ed aggettivi femminili termina con la desinenza -a; il femminile plurale è adesinenziale. Al plurale l'ultima vocale del tema recupera la sua durata originaria (che in sillaba non finale è persa), che è solitamente lunga quando seguita da consonante sonora, corta quando seguita da consonante sorda. Quando il tema termina con un gruppo consonantico di difficile pronuncia senza l'appoggio di una vocale, si può assistere all'aggiunta di una -i finale, o più spesso di uno schwa tra le consonanti, che nel caso del dialetto milanese si trasforma in e (ad esempio: in milanese sing. scendra=cenere, plur. *scendr>*scendər>scender=ceneri). Perciò negli aggettivi, la forma plurale e la forma maschile sono quasi sempre identiche.

La maggior parte dei sostantivi ed aggettivi maschili termina senza desinenze; il maschile plurale è adesinenziale. Quando il tema termina con un gruppo consonantico di difficile pronuncia, si può assistere all'aggiunta di uno schwa come sopra, sia al singolare che al plurale. Ma se l'aggiunta dello schwa appare innaturale, viene aggiunta la desinenza -o (pron. /u/), che al plurale diventa -i.

I termini maschili terminanti in -in (pron. /'iŋ/), e qualcuno terminante in -ett (pron. /'εt/), hanno il plurale in -itt (pron. /'it/). I sostantivi maschili e gli aggettivi terminanti in -ll hanno il plurale in -j. I termini maschili terminanti in -a, di origine greca dotta o di uso idiomatico per definire una persona, possono rimanere invariati al plurale. Alcuni termini in -tt al plurale fanno -cc, utilizzando una desinenza più arcaica di plurale, presente talvolta anche al singolare, specialmente nei dialetti più conservativi (es.: tutt=tutto, pl. tucc=tutti; lumagott o lumagocc=lumacone/i; nott o nocc=notte/i). Alcuni termini maschili terminanti in vocale lunga hanno perso la consonante finale del tema, che va quindi restaurata quando si forma il femminile; la stessa perdita si ha nei participi plurali sia maschili che femminili, ma non nei sostantivi femminili plurali. Le consonanti finali di parola, anche se scritte come sonore, vengono pronunciate quasi o totalmente sorde. I termini maschili terminanti in -n (velare o nasalizzazione) hanno nel tema originario una enne dentale oppure una enne palatale, che va recuperata alla formazione del femminile e dei derivati o alterati (es.: can=cane (con velare o nasalizzazione), cagna=cagna, cagnoeu=cagnolino (con palatale); san=sano (con velare o nasalizzazione), sana=sana, sann=sane (con dentale)).

Tutti gli aggettivi maschili possono essere resi femminili con l'aggiunta della -a al tema. Alcuni sostantivi maschili invece diventano femminili con l'aggiunta di un suffisso -essa o in altri modi più dotti (come imperador, f. imperadris o imperatris) o irregolari (come becch=caprone, f. cavra=capra).

Le consonanti finali del tema che tendono a cadere dopo consonante lunga sono d e r, o anche l. Esempi: *fiad>fiaa=fiato; *fad>faa=fatto, infatti fada=fatta; *morner>mornee=mugnaio, infatti mornera=moglie del mugnaio; sol>soo (così in alcuni dialetti rustici, ariôs).

Maschile Femminile Maschile pl. Femminile pl. Significato
daa dada daa daa "dato" (participio)
- ghignada - ghignad "risata"
bell bela bej bej "bello"
cavall cavala cavaj cavall "cavallo"
can cagna can cagn "cane"
puresin puresina puresitt puresinn "pulcino"
prestinee prestinera prestinee prestiner "panettiere"
veder vedra (=pallina di vetro) veder veder "vetro"
corno - corni (collettivo: corna) - "corno"
- canzon - canzon "canzone"