Il buddhismo cinese/Le biografie/Huángbò Xīyùn

Indice del libro

Huángbò Xīyùn (黃檗希運, anche: Huang-po Hsi-yün. In giapponese: Ōbaku Kiun; ... – 850) è stato un monaco buddhista cinese, e un importante maestro della scuola buddhista cinese Chán.

Huángbò Xīyùn (黃檗希運, ?-850), maestro chán in un antico disegno cinese.
Línjì Yìxuán (臨濟義玄; giapponese: Rinzai Gigen) in un dipinto dell'artista giapponese Genro Suio (1717-1789) conservato presso il New Orleans Museum of Art. Da notare che per quanto il discepolo di Huángbò, Línjì, sieda nella postura meditativa detta zazen, la mudra che formano le due mani non è quella relativa alla meditazione, la mano destra è infatti serrata in un pugno.
Báizhàng Huáihǎi (百丈懷海, 720-814), il maestro di Huángbò Xīyùn in un antico disegno cinese.
« La nostra originale Natura di Buddha, in somma verità, è priva di ogni atomo di oggettività. È vuota, onnipresente, silenziosa, pura; è una gioia serena gloriosa e misteriosa - e ciò è tutto. Penetrate profondamente in essa divenendone consci personalmente. Ciò che è davanti a voi lo è in tutta la sua completezza, assolutamente intera. Non vi è nulla al di fuori di essa. Anche se completate, uno per uno, tutti gli stadi d'evoluzione del Bodhisattva verso la buddhità; quando infine, in un singolo lampo, conseguirete la realizzazione totale, starete realizzando soltanto la Natura di Buddha che è stata con voi per tutto il tempo; e con tutti gli stadi precedenti non vi avrete aggiunto assolutamente nulla. »
(Huángbò Xīyùn. Huángbòshān Duànjì chánshī chuánxīn fǎyào, 8 (黃檗山斷際禪師傳心法要, T.D. 2012) [1])

La vita

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Huángbò nacque a Fuzhou (oggi Fujian) in una data a noi sconosciuta. Entrò da giovane nel monastero Jianfu (建福寺) collocato sul Monte Huángbò (黃檗山) da cui derivò il nome e con cui tutt'oggi viene conosciuto. Raggiunta la maturità, Huángbò decise di lasciare il tempio di Jianfu per compiere un pellegrinaggio sui Monti Tiāntái (天台山), sede dell'omonima scuola buddhista Tiāntái. Successivamente giunse nella capitale Chang'an e, secondo lo Huángbò Xīyùn chánshī yǔlù (黃檗希運禪師語錄, "Raccolta dei detti del maestro chán Huángbò" Zokuzōkyō 1,1,8), appena entrato nella capitale incontrò una donna che gli consigliò di raggiungere il famoso maestro chán]] Mǎzǔ Dàoyī (馬祖道一, 707-786) a Nankang (nello Jiangxi). Raggiunto Mǎzǔ scoprì che il maestro era appena deceduto ma decise ugualmente di fermarsi presso quel tempio e di divenire allievo del successore di Mǎzǔ, Báizhàng Huáihǎi (百丈懷海, 720-814). Huángbò Xīyùn viene descritto dalle cronache monastiche del tempo come un uomo molto alto e di grande corporatura con una piccola protuberanza sulla fronte.

Così il Wǔdēng huìyuán (五燈会元, giapp. Gotō egen, Compendio delle cinque lampade) racconta il loro primo incontro:

« Báizhàng gli domandò: 'Da dove viene il gigante'. Huángbò rispose: 'Viene dal grande Meridione'. Báizhàng allora gli chiese: 'In che cosa si prepara?'. Huángbò rispose: 'Il gigante non si prepara in niente altro'. »

Il Jǐngdé zhuàndēng lù (景德傳燈錄, giapp. Keitoku dentō roku, "Raccolta della Trasmissione della Lampada", redatto nel 1004 da Dàoyuán (道原), al T.D. 2076) riporta un altro aneddoto:

« Báizhàng gli domandò: 'Da dove vieni?'. Huángbò gli rispose: 'Vengo dalla raccolta di funghi ai piedi del Monte Daxiong'. Báizhàng gli domandò ancora: 'Hai visto la tigre?'. Allora Huángbò ruggì ma Báizhàng lo assalì brandendo un'ascia come per difendersi dalla tigre. Huángbò gli diede uno schiaffo ed entrambì si misero a ridere. Durante il discorso della sera Báizhàng comunicò ai monaci: 'C'è una tigre ai piedi del Monte Daxiong, fate attenzione perché già mi ha morso una volta. »

Successivamente Huángbò soggiornò presso i templi di altri due discepoli di Mǎzǔ Dàoyī: quello di Nánquán Pǔyuàn (南泉普願, 748-835) presso Chizhou e quello di Yánguān Qí'ān (鹽官齊安, 750?-842) presso Hangzhou.

Nell'833 si trasferì al tempio Da'an (大安寺) nella città di Hongzhou (洪州).

  1. Trad. in The Zen Teaching of Huang-po on the Trasmission of Mind (a cura di John Blofeld), ed. italiana La dottrina Zen di Huang-po sulla trasmissione della mente Roma, Ubaldini, 1982, pag.28