I caduti di Cornate d'Adda/Monzani Carlo

Indice del libro
Carlo Monzani

BiografiaModifica

Carlo Monzani nacque a Cornate d'Adda il 22 marzo 1884 da Giacinto e Biffi Angiola. Fu un Caporale maggiore della Prima guerra mondiale, disperso sul Monte San Michele in combattimento e dichiarato morto il 29 novembre 1915. Sposato con Panzeri Stella e padre di 4 figli:

  • Monzani Battista nato il 13 luglio 1909
  • Monzani Maria nata il 28 luglio 1912
  • Monzani Mario nato il 7 gennaio 1914
  • Monzani Luigia nata il 31 maggio 1915

Faceva parte della “Brigata Caltanissetta” nella 147°-148° fanteria. L’11 agosto 1915 raggiunse “Bosco Cappuccio”, e fu in prima linea fino al 17 settembre. Dopo il combattimento del 29 novembre 1915 sul fronte Cima 4 Cappella San Martino-San Michele la Croce Rossa Italiana comunicò al Sindaco in data 26 febbraio 1916: "Ci preghiamo di informare la S.V. (Signoria Vostra) che dalle liste ufficiali trasmesse dalle autorità austriache il Caporale maggiore Monzani Carlo non risulta prigioniero di guerra". Da allora non si ebbero più notizie.[1]

LettereModifica

Lettera alla moglie dal fronteModifica

Monte San Michele, 25 agosto 1915

Cara Stella,

è da circa due settimane che sono in guerra. La vita qui sul Fronte Alpino è difficile, molti soldati sono morti ed altri hanno preso i pidocchi o sono stati morsi dai topi. Molti soldati hanno malattie mentali causate dall’ansia e dalla paura di morire. Ad aiutare i soldati feriti ci sono le crocerossine sempre pronte ad intervenire nel momento del bisogno.

Tra noi combattenti a volte nascono forti amicizie e ho scoperto che il nostro vicino di casa, Giuseppe, che odiavamo tanto è simpatico e abbiamo stretto amicizia. Ora ti parlerò della vita nelle trincee: il cibo scarseggia e ci viene portato dalle cucine da campo dai soldati che fanno le corvées; il cibo è inscatolato in latte di metallo e io preferisco quello che cucini tu.

Qui anche se è agosto fa abbastanza freddo e noi non siamo adeguatamente equipaggiati come i nostri avversari austriaci. L’altro giorno ha piovuto tantissimo e le trincee scavate nelle montagne si sono allagate.

Gli austriaci continuano a spararci, mitragliarci e bombardarci. Non cambio i vestiti dall’11 agosto cioè il giorno in cui sono stato chiamato al fronte e quindi sono ormai consumati e imbrattati di macchie di sangue.

Ma ora parliamo di cose più felici: come state tu e i bambini? Se puoi scrivimi. Mi mancate moltissimo. Ah! Ho incontrato lo zio Giovanni, sono molto felice perché ci facciamo compagnia a vicenda.

Spero di abbracciarvi presto

Carlo

Lettera alla famigliaModifica

Monte S. Michele, fronte alpino, 19 settembre 1915

Cara famiglia,

sono sul Fronte alpino, sul Monte S. Michele. Fa freddo ed è solo settembre. Gli austriaci si trovano a cento metri da noi e sono molto forti. Al momento ho questo amico di nome Giuseppe; prima avevo conosciuto un uomo di nome Ambrogio, che una settimana fa è stato ucciso da uno sparo di una mitragliatrice nemica, ne sono rimasto molto dispiaciuto, perché avevo un buon rapporto con lui; tre giorni fa sono venuto a sapere che ha un figlio in guerra, si chiama Mario, come nostro figlio.

Oggi sono molto stanco, è una sera molto difficile per tutti, specialmente per chi ha combattuto in prima linea come me. Sono andato nella terra di nessuno, dove si combatte corpo a corpo con le armi bianche. Ho avuto molta paura, ma ho affrontato con coraggio il pericolo e ne sono molto fiero, perché gli austriaci sono forti, ben addestrati e ben equipaggiati e perché sono ancora vivo, senza ferite gravi.

Quando sono rientrato nella trincea il Generale mi ha offerto un pezzo di pane, per aver sconfitto il nemico. Adesso è ora della corvée serale, qui, come ti ho scritto in un’altra lettera, il cibo scarseggia e quindi siamo tutti felici quando dalle cucine da campo ci portano il cibo. Voi come state a casa? Io spero che stiate meglio di me.

I bambini stanno crescendo? Spero di tornare a casa sano e salvo. Ora mi stanno chiamando devo andare.

Ciao, a presto

Carlo

Lettera alla mammaModifica

Monte S. Michele 10 ottobre 1915

Cara mamma,

come stai? Sicuramente dopo questa notizia starai malissimo, io sto piangendo. Ti starai chiedendo che cosa sto per comunicarti. Beh ecco … è difficile da dire quindi sarò diretto: lo zio Giovanni, tuo fratello è morto proprio ieri sul campo di battaglia. Quando ho visto il suo corpo pallido e pieno di sangue intorno alla testa, stavo quasi per svenire.

Ora ti racconto com'è morto lo zio: un cecchino gli ha sparato dritto in fronte. La rabbia e la sofferenza a volte si trasformano in un sentimento di vendetta verso gli austriaci e verso quel soldato così spietato, ma io non sono come lui, senza sentimenti e senza un cuore per un uomo di soli trentanove anni, che ha lasciato per sempre soli due bambini con la propria mamma.

Penso continuamente a lui, cerco di ricordare i momenti felici passati insieme, le ultime immagini in sua compagnia durante la guerra, ma la visione del suo corpo a terra prende il sopravvento.

Ti sono vicino in questo triste momento.

A presto mamma

Il tuo amato figlio Carlo

Lettera alla moglie dall'ospedaleModifica

Monte S. Michele, Fronte alpino, 20 novembre 1915

Cara Stella, Sono nell’ospedale da campo…sto molto male. Un soldato austriaco mi ha sparato alla gamba destra e al braccio sinistro, forse mi amputeranno questi due arti.

Ho paura, sono terrorizzato, sono nel mio lettino; mi sento sempre peggio, con forti dolori dappertutto, mi fa male anche la testa, a causa dell’ansia e dell’angoscia. Sto male, ma spero con tutte le mie forze di potervi rivedere, mi mancate tanto.

Non so cosa dire. Mi dispiace dare questa notizia, ma forse ti arriverà il telegramma .

Ti voglio tanto bene, salutami i bambini.

Tuo Carlo

NoteModifica

  1. Informazioni ricavate dai documenti contenuti negli archivi parrocchiali e del comune di Cornate d'Adda.