I caduti di Cornate d'Adda/Giani Luigi

Monumento dei caduti di Cornate

BiografiaModifica

Luigi Giani nasce a Cornate d'Adda il 21 giugno 1880, da Giuseppe Giani e Maria Bestetti. Si sposa con Angela Marcandalli, di sette anni più giovane (1887). Non ha figli. Durante la guerra viene arruolato nel 129° reggimento di fanteria, 5° compagnia , soldato semplice. Viene mandato a combattere al fronte in guerra; risulta disperso a Melette il 4 dicembre 1917 e fatto prigioniero dal nemico. Dopo il 02 luglio 1918 la famiglia non riceve notizie.

Luigi Giani muore il 24 luglio 1918 per tubercolosi polmonare presso l’ospedale da campo di Kényermező (Ungheria). Ne certifica la morte il dottor Ladislan Basita, viene sepolto con cerimonia religiosa officiate dal Cappellano militare di Roiti Greco Orientale leage Seredi.

Il corpo viene tumulato presso il cimitero militare della città, nella tomba numerata 1409. Nel maggio del ’19 la famiglia, ricevuta notizia dell’irreperibilità di Luigi, fa richiesta per la pensione di guerra. Nell’aprile 1921 nei registri degli atti di morte del comune di Cornate d’Adda il ragionier Battisti Sangiovanni trascrive una copia della documentazione proveniente dall’Ungheria e attestante il decesso di Giani Luigi.[1]

LettereModifica

Lettera della moglieModifica

Cornate d’Adda, 23 dicembre 1916

Caro Luigi,

le giornate senza di te passano lentamente. Avrei voluto una famiglia con te. Il mio sogno era di avere tre figli: Antonio, Lucia e Giacomo prima che iniziasse la guerra, ora spero soltanto che tu torni a casa da me.

Oggi ho avuto tanta paura, il sindaco è passato davanti a casa nostra. Pensavo che mi avrebbe consegnato il telegramma con la notizia della tua morte. Mi si è fermato il cuore e ho iniziato a sudare freddo, alla fine era venuto ad avvisare della morte di Lucio. Ti potrò sembrare egoista, ma mi sono sentita sollevata sapendo che non era per me.

Ho preso il tuo posto in fabbrica per guadagnare qualche soldo per il nostro futuro insieme.

Ora devo andare, io e Maria abbiamo deciso di passare del tempo con Luisa per consolarla della sua perdita. Ti amo e non vedo l’ora di riabbracciarti; non dimenticarti della promessa che mi hai fatto; spero che tu faccia ritorno al più presto.

Angela

Lettera di risposta alla moglieModifica

Fronte alpino, 2 gennaio 1917

Cara Angela,

un nuovo anno senza te è iniziato.

Ho appena ricevuto la tua lettera e ho capito quanto mi manchi veramente. Qui l’Amore verso l’altro è del tutto inesistente. La notte, quando ci si dovrebbe riposare, qui è un momento buio disturbato dal rumore degli spari e delle urla dei soldati. La neve cade calma sui corpi senza vita dei miei compagni, dei miei amici con i quali durante queste giornate fredde ho stretto rapporti indescrivibili; erano e sono loro che tengono alto il valore delle giornate.

Mi manca la tua cucina e le polente calde della domenica, qui il cibo è servito freddo e quella che è la mia porzione a casa, qui è quella per cinque soldati.

Ieri mi sono recato in un punto d’osservazione, dove ho visto arrivare i soldati austriaci, sono persone come noi, nella nostra stessa situazione. Svolgono le nostre stesse azioni abitudinari, mi immedesimo in loro facilmente. Se penso di sparare a persone, ragazzi della mia stessa età con i miei stessi interessi, il mio “io” interiore si ribella, si oppone alla sola idea di appoggiare l’indice al grilletto.

Sto diventando sordo a causa del continuo esplodere delle granate vicino alla nostra trincea, ciò che le mie orecchie rimpiangono è il suono della tua voce, quanto mi manca…

Confidando di scriverti ancora, non ti dico addio, ma a presto.

Luigi

Pagine dal diario di prigioniaModifica

5 dicembre 1917, KenyérmezőModifica

Caro diario,

oggi è il mio primo giorno di prigionia in questo luogo dove regna il silenzio dei soldati ormai senza speranza. Ho deciso di iniziare ad appuntare ciò che mi succede, i miei pensieri di questi terribili giorni. Voglio lasciare la mia impronta e far sapere come è realmente questa estenuante guerra.

Non so cosa mi aspetta nei prossimi giorni, non so a cosa sarò sottoposto… Non ho un compagno di cella con cui sfogarmi, qui ci sono solo grossi topi e per questo voglio esprimermi sulle tue pagine bianche impolverate. Quando ieri siamo arrivati ci hanno perquisiti e privati di tutti gli oggetti a noi più cari. Mi hanno lasciato poche cose: alcuni vestiti sporchi e questo quadernetto, ma il soldato che mi ha perquisito mi ha permesso di tenere il ciondolo di mia moglie, il mio ultimo ricordo di lei.

Sono arrivato da sole 24 ore, ma mi è già giunta voce di una possibile rivolta di prigionieri, stanchi di questi soprusi.

Appena ho appoggiato il piede nel carcere mi sono subito sentito intrappolato, obbligato a lavorare per continuare a vivere, per guadagnarmi il cibo. Ora vado a letto a godermi queste poche ore di sonno, domani mi aspetta una giornata faticosa colma di ore di lavoro. Chissà quante giornate così dovrò sopportare. Mi manca sempre di più la mia famiglia e la mia casa.

A presto caro nuovo amico

Luigi


16 dicembre 1917Modifica

Caro diario,

questi giorni di prigionia sono pesanti: lavoriamo tutto il giorno e dormiamo solo tre ore.

La notte non si riesce dormire per via delle urla dei soldati torturati. Le condizioni di vita sono pietose, dormiamo per terra e se siamo fortunati abbiamo un po’ di paglia per ammorbidire il gelido pavimento. Non ci danno da mangiare da quattro giorni, l’arrivo delle provviste era previsto per il 12, ma a causa della neve non riescono a portarcele.

Oggi mi hanno dato un pezzo di pane avariato, e poi mi hanno ordinato di andare nel cortile secondario a spaccare le pietre. Le mie condizioni stanno peggiorando giorno dopo giorno, mi sento sempre più debole e non sono più sicuro di riuscire a resistere. L’unica cosa che mi rimane è l’amore per mia moglie, il desiderio di rivederla...

Oggi è morto un ragazzino di circa 19 anni, lo chiamavano tutti "Pulce" per via della sua corporatura esile. L’hanno trovato morto stamattina, i soldati austriaci hanno trasportato il cadavere fuori di qui, passando dal cortile principale, probabilmente per metterci paura. Gli hanno tolto i vestiti e li hanno distribuiti ad alcuni detenuti, poi hanno avvolto il corpo in un lenzuolo bianco. Ma questo non è l’unico evento di oggi, alcuni soldati hanno provato a compiere una ribellione, quella di cui avevo sentito parlare il primo giorno di prigionia. Però questo misero tentativo di trovare la libertà si è trasformato in un strage. Sto cercando di sopportare questi terribili giorni grazie alla speranza di rivedere la mia amata moglie.

Ora torno al mio lavoro perché non so cosa potrebbe succedere se i soldati mi vedessero scrivere. A presto se ci sarà un’altra volta...

Luigi

NoteModifica

  1. Informazioni ricavate dai documenti contenuti negli archivi parrocchiali e del comune di Cornate d'Adda.