I caduti di Cornate d'Adda/Frigerio Francesco

Indice del libro

Nome: Frigerio Francesco Nato: 22-06-1886 Morto: 07-04-1918 nel campo di concentramento di Zalaegerszeg (Ungheria) [1]

BiografiaModifica

Il signor Frigerio Francesco è nato a Cornate d'Adda il 22 giugno 1886 da Frigerio Carlo e Valtolina Angelica. Era coniugato con la signora Colombo Maria Giulia, detta Carolina, con la quale ha avuto cinque figli: Santina (2 settembre 1909), Giulio (24 [...] 1911), Angelica (17 giugno 1913), Tarciso (10 novembre 1914), Adele (24 ottobre 1916). Di professione faceva il muratore. Ha combattuto come soldato nel 252° reggimento fanteria. È morto durante la prigionia, il 7 aprile 1918 per polmonite. Non è sepolto a Cornate d'Adda.


Lettere dal fronteModifica


Cara moglie,

siamo bloccati in trincea ormai da parecchi giorni e il freddo si fa sentire. Il nemico ci costringe a stare in allerta per tutto il giorno e anche di notte. Il nostro comandante ci ha ordinato di montare di guardia a due a due, ieri è stata la mia seconda notte. Il freddo è pungente e, anche se grazie al mio lavoro di muratore ho imparato a non temerlo, le ossa mi fanno talmente male che a volte ho come l'impressione che da un momento all'altro possano spaccarsi.

Sapeste come mi mancate! Penso sempre a voi e ai nostri cari cinque figli. È passato molto tempo dalla mia partenza e immagino come siano cresciuti durante questi ultimi mesi. Chissà la mia piccola Angelica…

La vita qua è molto brutta e triste, ogni giorno muoiono molti ragazzi giovani, padri di famiglia; se penso che forse non tornerò più a casa, che non vedrò più Cornate, il fiume Adda e la Madonna della Rocchetta, mi assale l'ansia e gli occhi si riempiono di lacrime. Mi manca sentire il dolce suono della voce di Santina che, durante i canti in chiesa, allietava i cuori dei fedeli. Come mi rende orgoglioso questa sua passione!

Il cibo scarseggia, mi mancano i pranzi della domenica, tutti insieme attorno al tavolo, mio padre a capotavola e voi e la mia cara madre che ci servivate con tanto amore. Questi ricordi mi danno la forza di andare avanti e di pensare che, anche se io sono qui a soffrire, voi siete al sicuro nella nostra casa. Giulio vi sta dando una mano? Ormai è abbastanza grandicello da potervi aiutare. Vi raccomando siate severa con loro ma sono sicuro che ve la caviate molto bene anche senza di me. Soprattutto siate rigida con Tarciso che, fra tutti, è il più vivace e ha bisogno di qualche scapaccione ogni tanto.

Da qualche giorno ho una tosse brutta che non mi dà pace e l'unico rimedio è un po' di miele, qui di medicine non ce ne sono e bisogna accontentarsi di quel che c'è anche se è veramente poco. Se riuscite, mia cara Carolina, fatemi avere presto vostre notizie. Mi piacerebbe ricevere una foto di famiglia, la terrò in tasca ovunque andrò pensando a rimanere vivo per tornare da tutti voi. Non illudetevi, però, mia cara, debbo dirvi che l'offensiva Austriaca è molto pesante e dappertutto piovono granate senza sosta. Com'è brutta la guerra... non auguro neanche al mio peggior nemico di vivere quello che stiamo passando qui. Spero che questa lettera vi giunga presto, vi saluto caldamente e vi prego baciate i nostri figli al posto mio.

Per sempre vostro,

Francesco

Pagina di diarioModifica

25 dicembre 1917

Io scrivo perché, ormai, è l’unico modo per sperare; qui le giornate passano lentamente e sembrano tutte uguali, anche se oggi è Natale. Dovrei e vorrei essere con la mia famiglia a festeggiare. Le guardie ungheresi si sono date il cambio in questi giorni e una di loro, prima di lasciare il campo, mi ha riso in faccia e, con quel poco di italiano che sa, mi ha detto che se lo sarebbe goduto questo Natale a casa con la sua famiglia e che io, poveretto, sarei rimasto qui solo. Ormai non ci faccio più caso. Per fortuna non tutti sono così. Ma oggi come non mai sento la mancanza della mia cara famiglia. Mi mancano i dolci sospiri della mia Carolina, il bel sorriso di mia figlia Santina, le belle e gioiose risate di Tarciso che mi rallegravano ogni giorno, la mia piccola Adele che è nata mentre io ero già in guerra e non ho mai visto e spero un giorno di vedere. Mi mancano i rumori delle strade del paese, che mi svegliavano la mattina e mi permettevano di sentire il dolce profumo del pane appena sfornato. Adesso invece, rinchiuso in questo campo di concentramento, sento soltanto l’odore del legno delle baracche che marcisce e le grida di dolore dei feriti, che soffrono ogni giorno.

Sono sempre angosciato perché ho paura di non riuscire a mantenere la promessa di tornare a casa che ho fatto a mia moglie prima di partire per la guerra. Mi duole e mi rincresce sapere che si trova a casa da sola con cinque figli da dover nutrire, educare e proteggere, senza nessuno che la aiuti e la rassicuri. Darei qualsiasi cosa per riabbracciare la mia famiglia e riprendere la mia vita normale nonostante tutta la fatica.

In questi giorni i prigionieri sono inquieti e si lamentano più del solito. Tutta questa sofferenza mi distrae dai miei pensieri, non riesco a concentrarmi e mi diventa difficile anche scrivere. Dare una forma a tutto questo a volte è troppo doloroso.

Spero tanto che la guerra finisca e che, un bel giorno, il più presto possibile, vengano a liberarci. Nell’attesa, penso e scrivo, con le lacrime agli occhi e il dolore nel profondo nel cuore.

NoteModifica

  1. Informazioni ricavate dai documenti contenuti negli archivi parrocchiali e del comune di Cornate d'Adda.