I caduti di Cornate d'Adda/Luce Luigi

Indice del libro

Nome: Luce Luigi Nato: 19-10-1883 a Milano Morto: 9-12-1915 nell'Ospedaletto da campo n° 231 di Cormons [1]

BiografiaModifica

Il signor Luce Luigi è nato a Milano il 19 ottobre 1891 da genitori ignoti. Era coniugato con la signora Nava Giuseppina, con la quale ha avuto sei figli: Noemia (27 febbraio 1909), Placido (14 maggio 1910), Irene (10 dicembre 1911), Remo (29 marzo 1913), Maria (5 agosto 1914), Luigia (31 gennaio 1916). Di professione faceva il muratore. Ha combattuto come fante nella brigata Piacenza. Nel 1915 la sua brigata ha partecipato all’attacco al Monte San Michele. Ha preso parte alla III° battaglia dell’Isonzo (18 ottobre-14 novembre). Il 6 novembre è sceso a Crauglio per riordinarsi e riposare. Il 17 novembre viene trasferito a Subida a disposizione del VI corpo d’armata. È morto il 9 dicembre 1915 nell'Ospedaletto da campo n° 231 di Cormons per gastroenterite. È sepolto nel sacrario militare di Redipuglia.


Lettere dal fronteModifica


10 novembre 1915

Cara moglie,

il 6 novembre mi hanno trasferito in un campo a Crauglio. La notizia inaspettata del mio trasferimento mi ha dato un po’ di sollievo perché, qui, posso stare più tranquillo che in trincea.

Il campo è molto grande ed è sorvegliato dalle guardie, ci sono abbastanza posti letto da ospitarci tutti, un piccolo ospedale sempre pieno di gente e una mensa. Da qui partono i rifornimenti e gli armamenti per il fronte e vengono arruolati i nuovi soldati per l'esercito italiano.

Ogni giorno arrivano molti soldati da diverse parti del fronte. La maggior parte sono uomini feriti in guerra che hanno bisogno di assistenza e cure mediche.

Tra giugno e luglio noi, fanti della brigata Piacenza, abbiamo partecipato all'attacco al Monte San Michele. Nelle trincee, tutti i giorni morivano e si ferivano molti soldati, a causa degli spari e delle bombe del nemico austriaco.

Non era possibile fare bruschi movimenti e rumori, perché la trincea nemica si trovava molto vicino a noi. Faceva molta paura ma la voglia di sopravvivere ci faceva andare avanti. C'erano anche attacchi e bombardamenti che sono andati avanti per tutta la notte. In queste condizioni diventa molto difficile riposarsi, anche se, quando la situazione è più tranquilla, crolliamo vinti dalla stanchezza.

Il primo ottobre è iniziata la terza battaglia dell'Isonzo: è stata una strage! Il nostro esercito ha perso migliaia di soldati. Non so come ma io ce l’ho fatta e sono sopravvissuto. Adesso cerco di riposarmi, per quanto mi è possibile. Ho più tempo per pensare e non so se sia un bene. Ma almeno, così, la mia mente si concentra su di voi e sui nostri figli. Penso al giorno in cui tornerò a casa e vi riabbraccerò tutti.

Prendetevi cura dei nostri figli, anche se so, che da sola, non è un compito facile e che avrete moltissimo da fare. Dite loro che sto bene e di non preoccuparsi. Da parte mia, cercherò con tutte le mie forze di superare la guerra con coraggio, sapendo che vi proteggerò e farò di tutto per sopravvivere .

Vostro marito e vostro padre,

Luigi

Pagina di diarioModifica

9 settembre 1918

Oggi, 26 ottobre, è stata una giornata tranquilla rispetto al solito. Ci sono stati meno bombardamenti da parte degli austriaci. La battaglia dell’Isonzo è dura, agguerrita e, ogni giorno, muoiono tanti, troppi soldati.

La situazione è sempre grave e il pericolo sempre in agguato ma, in questo momento, la mia preoccupazione maggiore, il mio pensiero costante siete è la mia famiglia.

Ho ricevuto una lettera dalla mia amatissima moglie, la mia Giuseppina, che aspetta il nostro sesto figlio. Mi ha detto che sta bene, che il nostro piccolo in pancia continua a scalciare e non sta fermo un attimo. Questa cosa mi ha riempito il cuore di gioia. Mi ha parlato delle mie figlie, Noemia, Irene e Maria, che sono brave, educate ma un po’ tristi perché sentono la mia mancanza e chiedono continuamente quando tornerò a casa. Placido e Remo, invece, mi considerano un eroe, sono fieri di me perché sono andato in guerra per onorare la mia Patria, l’Italia.

Sono orgoglioso della mia famiglia. Sento terribilmente la loro mancanza. Ho una gran voglia di riabbracciare Giuseppina e tutti i miei figli. Ogni sera guardo con le lacrime agli occhi l’unica foto che ho con me, che conservo con cura e con amore.

Sapere che i miei famigliari stanno bene mi dà una carica maggiore, mi permette di superare meglio le difficoltà che incontro tutti i giorni. Sono appena guarito dalla febbre. Mi sento debole e affamato. Qui, in trincea, il cibo è sempre il solito. Bevo un po’ di latte, acqua, mangio un pezzo di pane e una zuppa che, a volte, sembra proprio una brodaglia. Capita che prima di andare in battaglia ci diano un goccio di cognac per farci sentire meno freddo, darci quel coraggio che, a volte, prima della battaglia, manca e lascia spazio alla paura, soprattutto quando veniamo attaccati di notte dal nemico.

Io, finora, mi sono sempre salvato, sono sempre stato protetto da Dio e dalle preghiere dei miei cari ma un mio compagno di truppa, Sergio, in questo momento sta lottando per la vita. Si è ammalato gravemente di polmonite e i medici dell’ospedale da campo dicono che è molto probabile che non superi la notte. Con Sergio ho combattuto molte battaglie, terribili come l’attacco al Monte San Michele. Noi ci siamo salvati e, adesso, che è in punto di morte non posso far altro che pregare per lui e augurargli di riposare in pace.

Tante volte ripenso con malinconia al mio lavoro da muratore, un lavoro duro ma onesto. Pensavo che la fatica e la durezza del mio lavoro, le mani spaccate, la schiena a pezzi, mi avessero reso più forte ma qui ho scoperto che non è così. Niente può prepararti alla guerra e a tutta questa sofferenza.

Quando mi hanno chiamato per combattere, pensavo che avrei lottato con onore, per la Patria, come ci ripetono sempre gli ufficiali. Ma adesso non lo penso più. Non ci credo più e, forse, non ci ho mai creduto.

NoteModifica

  1. Informazioni ricavate dai documenti contenuti negli archivi parrocchiali e del comune di Cornate d'Adda.