Rivelazione e Cabala/Continuum ontologico

Indice del libro
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Rabbino con tallit di Isidor Kaufmann (c.1920)


Continuum Ontologico e Rivelazione in Sefer ha-MeshivModifica

Il corpus di scritti cabalistici più significativo emanato dagli ultimi decenni di presenza degli ebrei nella penisola iberica è noto come Sefer ha-Meshiv, o Sefer ha-Mal’akh ha-Meshiv, che significa il libro dell'entità rispondente o l'angelo che risponde.[1] Per il nostro scopo è essenziale sottolineare che questa letteratura fu intesa come il risultato di una serie di rivelazioni, e la questione dei meccanismi della rivelazione si trova di volta in volta in tale libro. Le parti principali di questo corpus cabalistico sono permeate dal presupposto che ci sia un canale aperto verso la divinità o gli angeli superiori che possono manifestare rivelazioni più o meno notturne. Così, ad esempio, troviamo in un brano conservato in un trattato del XVI secolo scritto a Safed:

« The issue of the garment of the speaking angel [ha-Mal’akh ha-Maggid] who will come to someone and teach him Torah, I found it written in the book Mar’ot le-Maggid[2] and the angel [who reveals himself] is called Azriel and he[3] has revealed to him great and hidden things which no mouth can tell. You should know that the secret of causing the descent of the supernal book is the secret of the descent of the supernal chariot,[4] and when you pronounce the secret of the Great Name, immediately the force of the ‘garment’ will descend down wards, which is the secret of Elijah, who is mentioned in the works of the sages. And by this R. Sime’on bar Yoh̠ai and Yonathan ben ʾUzziel learned their wisdom, and they deserved the secret of the ‘garment’ and to be dressed in it. And R. Hanina [ben Teradyon] and R. Nehunya ben ha-Qanah and R. ʾAqiva and R. Ishmael ben Elisha and our holy Rabbi [i.e., R. Yehudah the Prince] and Rashi and many others [learned] likewise.[5] And the secret of the ‘garment’ is the vision of the ‘garment’, which the angel of God is dressed in, with a corporeal eye, and it is he who is speaking to you because you did not merit seeing him as they did; they received this privilege because they had a pure spirit and they merited the vision.[6] And the secret of the garment was given to those who fear God and meditate upon His Name; they have seen it, those men who are the men of God were worthy of this state. And they fasted for forty days continuously, and during their fast they pronounced the Tetragrammaton forty-five times,[7] and on the fortieth day [the ‘garment’] descended on him and showed him whatever he wished [to know], and it stayed with him until the completion of the [study of the] subject he wanted [to know]; and they [i.e. Elijah and the ‘garment’] stayed with him day and night.[8] Thus was it done in the days of Rashi to his master, and the latter taught him [i.e. Rashi] this secret [of the garment], and by means of it [the secret] he [Rashi] composed whatever he composed, by means of his mentor and in structor.[9] Do not believe that he [Rashi] wrote this down from his own reason[10] for he did it by the secret of the ‘garment’ of the angel and the secret of mnemotechnics, which explain the questions one is asking or compose a book one wishes to compose, and [thus] were all the sciences copied,[11] one by one. By this technique the ancient sages learned from him innumerable sciences. And this happened in the days of the Talmud and in the days of Rashi’s master and in the days of Rashi, too, since his master began this [usage], and Rashi ended it, and in their times this lore[12] was transmitted by word of mouth, one man to another, and this is the reason why all the sages of Israel relied upon Rashi, as at that time they knew the secret. Therefore, do not ever believe that he [Rashi] composed his commentaries on the Talmud and on the plain meaning of the Bible out of his reason, but by means of this force of the secret of the ‘garment’, and that [force] which wore it, which is an angel, since by means of it he could know and compose whatever he wished. This is the [power] which elevates the letters of the divine name[13] upwards,[14] and it brings downwards [both] the secret of the chariot and the thought of God. And those who were able to see it are like prophets, and in the times of the Talmud many used it. Afterward, those who pursued the lore diminished, and they resorted to the daughter of the voice [Bat Qol], and the daughter of the voice is called the supernal voice [ha-Qol ha-’El yon]. It is heard like the voice of a man indeed, but they do not see a body, but a speaking voice.[15] »

In questo passo fondamentale, non c'è autorità umana che trasmetta la Cabala. Libri di natura esegetica, legalistica o cabalistica sono descritti come emergenti per mezzo della discesa di Elia, che si copre in diverse forme per raggiungere il mondo inferiore e prendere parte alla scrittura di libri che non menzionano affatto la rivelazione quale modo della loro composizione. Qui abbiamo un indizio sul modo in cui il cabalista immaginava la composizione di un'intera gamma di libri classici nell'ebraismo.

Nei trattati appartenenti a questa letteratura, la Shekhinah è presentata in un modo speciale, influenzato in alcuni casi dalla visione di Maria nella teologia cristiana. Dato che ho affrontato questo problema altrove,[16] passo a un'altra analisi della Shekhinah, che ha anche a che fare con il concetto di Qabbalah. Gli anonimi cabalisti affermano che la discesa della Shekhinah – che significa il ritorno di questa potenza divina femminile nell'inferiore – fa parte del processo di redenzione. In Sefer Kaf ha-Qetoret, un lungo commentario al Libro dei Salmi scritto immediatamente dopo l'espulsione dalla Spagna, questo processo è descritto come segue:

« There are books that had descended to earth by the prophets, who caused the descent of their books from the attribute of Hod, and the foundation of the hagiographical books is from the attribute of Malkhut... and when the king Messiah reveals himself, the meaning[17] of the books of the great luminary, R. Shime’on bar Yoh̠ai and his group, will become manifest, and the preoccupation with these books will cause the descent of the power[18] of the Shekhinah on earth.[19] »

Non c'è dubbio che i libri dello Zohar siano l'argomento dell'ultima parte della citazione, poiché la stessa concezione dell'arrivo del Messia come concomitante con la rivelazione dei segreti trovati in un certo libro viene articolata nello strato successivo dello Zohar.[20] Mi interessa qui la descrizione dell'effetto dello studio di questi libri: provocare la discesa della Shekhinah. Questo vettore discendente è centrale per la teoria della rivelazione dell'intero Sefer ha-Meshiv, come lo è per il passaggio citato sopra.[21] Tuttavia, qui mi concentro sulla descrizione dei segreti del libro dello Zohar che ruotano attorno al culmine della discesa della Shekhinah. Una tale interpretazione ha poco a che fare con il contenuto del libro stesso, e rappresenta un'imposizione della magia astrologica ermetica su una visione che si trova nella letteratura midrashica in merito alla collocazione originale della Shekhinah in questo nostro mondo. Tuttavia, desidero sottolineare che sulla base dei testi addotti sopra, la Shekhinah non è semplicemente la presenza divina, ma una interpretazione abbastanza sessualizzata di tale concetto.[22] Questa personalizzazione della potenza superna femminile si intensificò con il tempo nella letteratura cabalistica, una questione che non può essere trattata qui in dettaglio.[23]

NoteModifica

  Per approfondire, vedi Serie misticismo ebraico e Serie maimonidea.
  1. Per una descrizione di questo voluminoso corpo di scritti e una relativa bibliografia aggiornata, si vedano Scholem, "The Maggid of Rabbi Joseph Taitatchek"; idem, "On the Story of R. Joseph della Reina", 100–108; Idel, "Inquiries"; idem, "The Lost Books of Solomon"; idem, "Magic and Kabbalah"; idem, "The Origins of Alchemy"; idem, "Neglected Treatises" e Messianic Mystics, 126–132.
  2. Il termine mar’eh, singolare di mare’ot, signiffica visioni relative a materie presenti in porzioni della Bibbia. Apparentemente uno dei titoli di Sefer ha-Meshiv era il "Libro delle Visioni", Sefer ha-Mare’ot le-Maggid, almeno nel codex consultato da R. Ovadia Hamon a Safed a metà XVI secolo.
  3. L'angelo che si rivelò al cabalista che scrisse Sefer ha-Meshiv.
  4. La discesa di Merkavah è identificata con una lettura mistica o magica della Torah, questione che ha fonti precedenti nel misticismo ebraico. Tuttavia, secondo altre fonti da questo corpus, gli antichi protagonisti della letteratura Hekhalot erano ritenuti capaci di ascendere in corpore per vedere il carro, e la tecnica per farlo fu rivelata al successivo cabalista tardo-medievale affinché potesse farlo. Si veda il testo del MS Oxford-Bodleiana 1597, fo1. 94a.
  5. Con l'eccezione del Rabbino, cioè, Rabbi Yehudah ha-Nasi, compilatore della Mishnah, tutti i nomi sono quelli degli antichi maestri tannaitici che erano i cosiddetti eroi dell'antica letteratura mistica ebraica.
  6. In ebraico c'è un gioco di parole sulla radice Zkhkh: Zakhu, ‘meritarono’, e zakhei ruah, ‘ebbero un puro spirito’. Chi parla sta quindi facendo chiare differenze tra antichi e moderni; questi ultimi non sono degni di vedere, come lo furono gli antichi, mapossono solo udire la voce.
  7. Questo numero appare in contesti simili: si veda Idel, !Inquiries", 213–215.
  8. Apparentemente nello stesso Sefer ha-Meshiv tutte le rivelazioni accaddero di notte, a differenza dei grandi maestri succitati.
  9. In ebraico, rabbo ve-’alufo allude alla guida angelica. Nel manoscritto appare ‘Elijah’; tuttavia, dubito che questa sia la versione corretta.
  10. Letteralmente, ‘his own head’ (= la sua testa).
  11. In ebraico viene usata la radice ‘tq. Tuttavia, indica la trasmissione delle scienze dalla loro fonte celeste al nostro mondo mediante la copiatura di libri divini; cfr. Idel, "Inquiries", 261 n. 81 e nelle rivelazioni di R. Shlomo Molkho; si veda Idel, Kabbalah: New Perspectives, 240.
  12. Come ricevere rivelazioni.
  13. "H.";questa è un'abbreviazione comune per il Tetragramma.
  14. Apparentemente questo è il modo in cui si credeva operasse tale sistema cabalistico. Le lettere delle invocazioni ascendevano e raggiungevano la Divinità. Ciò è chiaro altrove, in un testo proveniente da questa scuola. Si veda il brano riprodotto da Idel, "Inquiries", 258.
  15. MS Oxford-Bodleiana 1597, fol. 39a–39b; Idel, "Inquiries", 239–240. L'intero brano viene qui riprodotto in (EN) , tradotto dall'ebraico da Idel, cit., non essendomi disponibile l'originale e non volendo quindi farne un'ulteriore traduzione in italiano (vale a dire, una traduzione di una traduzione).
  16. Cfr. Template:Serie cristologica. Si veda anche Idel, "The Attitude to Christianity".
  17. Sui significati dello Zohar si veda anche il brano pubblicato in Scholem, "The Maggid of Rabbi Joseph Taitatchek", 104.
  18. 46 Si veda anche la frase Koah̠ ha-Shekhinah in Sefer ha-Meshiv, in Scholem, "The Maggid of Rabbi Joseph Taitatchek", 106. Per la Shekhinah quale fonte di potenza nella Cabala del XVI secolo, si vedano i passi discussi da Garb, Manifestations of Power, 97–100 e il suo "Gender and Power", 86–93.
  19. MS Paris, Biblioteque Nationale 845, fol. 54a. Su questo libro si veda Vajda, "Passages anti-chretiens". Cfr. anche la visione di Cordovero presente nella sua discussione addotta dal suo ‘Or Yaqar in Tiqqunei Zohar, nella sezione successiva.
  20. Si veda Cordovero, ‘Or Yaqar, fol. 111b, e la visione di Cordovero forse influenzata da Kaf ha-Qetoret, come esamineremo qui di seguito.
  21. Si vedano anche le altre parti di questo corpus: MS Jerusalem, Musayiof 24, foll. 30ab, 34ab, 37ab, 38a, MS Hamburg-Levi 152, fol. 26b, MS Oxford-Bodleiana 1597, fol. 58b.
  22. Si veda specialmente Sefer ha-Meshiv, MS London, British Library 766, fol. 35a.
  23. Si veda il testo dal Sefer ha-Meshiv pubblicato da Scholem, "The Maggid of Rabbi Joseph Taitatchek", 104–105, dove la Shekhinah è descritta come donna impura e mestruante. Per l'asserzione di una visione della Shekhinah come donna, avuta dal cabalista safediano, Rabbi Abraham Berukhin, si veda Scholem, On the Mystical Shape, 192; Idel, Kabbalah: New Perspectives, 80–81, 83–87; Fine, Physician of the Soul, 421, nota 35 e nel Rivelazione e Cabala/Moses Cordovero|Capitolo 4]] successivo.