Rivelazione e Cabala/Conclusioni

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Il Cabalista di Isidor Kaufmann (c.1910-20)

Alcune conclusioni

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Il periodo qui esaminato coincide con la rottura più radicale dell'autorità non solo nella cultura ebraica ma anche nella cristianità occidentale. La Riforma protestante rappresenta una qualche forma di fenomeno parallelo a quello descritto sopra nel contesto ebraico. Sebbene questi fenomeni rappresentino processi diversi e non possano essere collegati tra loro in modo significativo, tale collegamento non è del tutto assente agli occhi di alcuni autori ebrei di questo periodo, soprattutto data la tendenza filosofica del giovane Lutero.[1] Secondo un cabalista italiano, Rabbi Elijah Menahem Halfan, scrive alla fine del primo terzo del XVI secolo a Venezia:

« Especially after the rise of the sect of Luther, many of the nobles and scholars of the land [namely the Christians] sought to have a thorough knowledge of this glorious science [namely Kabbalah]. They have exhausted themselves in this search, because among our people there are but a small number of men expert in this wisdom, for after the great numbers of troubles and expulsions,[2] but a few remain. So seven learned men [namely Christians] grasp a Jewish man by the hem of his garment and say: "Be our master in this science".[3] »

In generale, questo ebreo italiano sembra reagire, almeno in questa epistola, in modo moderatamente positivo alle possibili conseguenze di questa diffusione della Cabala; era però molto più reticente riguardo a questo argomento in un altro testo che aveva scritto. I nobili dell'inizio del XVI secolo non erano di certo rispettosi del giuramento di Nahmanide riguardo al ricevere i segreti della Cabala da un insegnante devoto e fedele. Avevano solo bisogno di qualcuno che li introducesse a una tradizione che era diventata piuttosto diffusa. Come l'erudito cardinale Egidio da Viterbo, che dipendeva così tanto dai servizi del rabbino Elijah Levita e da alcuni convertiti per i suoi studi cabalistici, anche loro avevano bisogno di qualcuno che conoscesse l'ebraico e fosse in grado di leggere libri cabalistici, piuttosto che essere iniziato alle tradizioni segrete orali che non erano riportate per iscritto. Non fu un ritorno all'autorità rabbinica per essere in grado di ricevere segreti, ma a qualcuno che fosse in grado di mediare tra lettori e libri.

Tuttavia, questo interesse venne messo in una relazione obliqua con il nascente protestantesimo: le due forme di interesse per l'ebraismo riflettono, secondo R. Elijah Halfan, l'imminente arrivo del Messia. Questa osservazione è affascinante dal punto di vista sociologico, e in una certa misura è anche corretta: sia la Cabala cristiana che il primo protestantesimo riflettono nei loro diversi modi alcune affinità con l'ebraismo, almeno più di quanto si possa trovare nel cattolicesimo medievale, per non parlare poi dell'espulsione dalla penisola iberica. In entrambi i casi, un ritorno a fonti religiose molto precedenti creò tensioni con la principale autorità religiosa mediatrice, la Chiesa cattolica. Ciò è già evidente nell'atteggiamento del Papa nei confronti delle Conclusiones di Giovanni Pico della Mirandola, e ancor di più, in seguito, nei confronti di Martin Lutero.

Tuttavia, l'elusione dell'autorità di mediazione non creò tensioni nell'ebrasimo medievale e rinascimentale, inclusa la Cabala. Come abbiamo visto, R. Joseph Karo, la figura giuridica più importante nell'ebraismo premoderno, era allo stesso tempo un cabalista e un mistico, e nei suoi scritti non è visibile alcun conflitto tra le diverse forme di tradizione ebraica. Pertanto, nessuna grande tensione emerse dalla crisi della tradizione nella trasmissione orale della Cabala e dall'ascesa di esperienze rivelatrici negli scritti di qualsiasi autorità ebraica che io conosca. La forte canonizzazione dello Zohar e la gravitazione frequente e intensa attorno ai suoi contenuti – di cui i numerosi e voluminosi commenti scritti sul libro sono una chiara testimonianza – costituirono fattori stabilizzanti per la continuità della Cabala, anche quando si verificarono effettivamente importanti cambiamenti concettuali. In questo periodo la tensione tra la retorica del tradizionalismo accettata de jure e la pratica innovativa dei cabalisti de facto, non costituiva un esplicito problema interiore nella storia della Cabala.

In ogni caso, possiamo descrivere la tendenza principale in questa storia come una transizione dalla tradizione che enfatizzava retoricamente la legittimità delle tradizioni trasmesse esotericamente, mentre de facto nella maggior parte dei casi un'intera gamma di nuovi approcci veniva creata da quei cabalisti che appartenevano a ciò che io proporrei di chiamare "Cabala innovativa".[4] Questa transizione era collegata all'introduzione di nuove fonti legittime per ricevere segreti cabalistici — una delle aggiunte principali è, a mio parere, la potenza femminile superna. Poiché credo che gli stralci tradotti e analizzati sopra, i quali riflettono questa transizione dal rabbino tradizionale come cabalista autorevole, siano rappresentativi di una serie molto più ampia di testi, e non siano solo eventi periferici, dovremmo prestare particolare attenzione alle funzioni che questa apoteosi della Shekhinah ha giocato nella Cabala e i suoi rituali, sia nell'ebraismo che nel cristianesimo, soprattutto a partire dal XVI secolo.[5] La domanda che mi sembra rilevante nel nostro contesto è se la rappresentazione delle fonti superne come femminili abbia influenzato in qualche modo la natura del simbolismo che permea questa forma di Cabala — questione che non può essere affrontata nel quadro di questo studio.[6]

Tuttavia, quando il ruolo della tradizione esoterica trasmessa nella Cabala declinò drasticamente tra gli ebrei della Cabala Safediana, un fenomeno dovuto anche all'emergere della stampa di libri cabalistici, nell'Europa occidentale iniziò uno sviluppo senza precedenti del concetto di tradizione esoterica nei circoli cristiani del diciassettesimo secolo.

  Per approfondire, vedi Serie misticismo ebraico e Serie maimonidea.
  1. Per altre reazioni positive alla prima fase dell'attività di Lutero, si veda Ben-Sasson, "The Reformation", 239–326
  2. In ebraico galuyyiot, che significa letteralmente "esiliati". Sembra che non ci sia motivo di dubitare che si riferisca alle espulsioni della fine del Quattrocento dalla penisola iberica, tra cui forse anche l'espulsione degli ebrei dalla Sicilia più tardi.
  3. Si veda Idel, "Magical and Neoplatonic Interpretations", 186–187.
  4. Si veda Idel, "The Kabbalah’s ‘Window of Opportunities’", 171–208.
  5. Si veda Idel, Kabbalah & Eros, 66, 177. Nel caso della traduzione latina dello Zohar da parte di Postel, il ruolo svolto da una figura femminile è ovvio. Dovrebbe essere sottolineato – come ho già osservato – che l'interpretazione della Shekhinah dovrebbe essere vista come parte dei più ampi sistemi teosofici, vedi la Sacra Famiglia per esempio, e mai discussa come distaccata da essi. Cfr. Idel, Ben, 377–385. Il ruolo svolto dalla Shekhinah nel chassidismo del diciottesimo secolo merita uno studio speciale sullo sfondo della Cabala del sedicesimo secolo — si veda comunque il mio wikilibro Messianismo Chabad e la redenzione del mondo.
  6. Si veda, ad esempio, l'enfasi sull'uguaglianza tra uomo e donna che ricorre nella scuola principale della Cabala. Sebbene la questione dell'uguaglianza si trovi nella Cabala anche prima dello Zohar, non vi può essere dubbio che lo sviluppo di questo tema in seguito, specialmente nel pensiero di Cordovero, possa anche riflettere l'aumento dell'importanza del femminile ipostatico come fonte della Cabala. L'incremento dell'importanza della Sacra Famiglia, composta da due coppie di sposi, ha attribuito ruoli seminali a due potenze femminili nella dinamica del sistema.