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La co-facilitazione co-facilitante nasce quando le persone devono lavorare assieme allo scopo di portare a termine un compito, per es. nelle scuole, università, asili per senza fissa dimora, chiese, luoghi di lavoro, ecc.

Che cosa si intende per co-facilitazione tra studenti di pari grado? La facilitazione è il processo che permette ai gruppi di lavorare in modo cooperativo ed efficace. I pari co-facilitano assumendosi e dividendosi il ruolo di leadership per accelerare il processo di apprendimento e/o renderlo più efficiente. Perché co-facilitiamo? Lo scopo principale è di ricevere un aiuto.

La co-facilitazione viene comunemente trovata in specifiche collaborazioni tra due o più persone che devono entrambe portare a termine un compito, per esempio, conoscere un dato argomento, autore o relazione tecnica, risolvere un problema, effettuare una ricerca e cose simili. Dott. Fink swcrive nel libro “Creare significative esperienze di apprendimento” (“Creating significant learning experiences), (Jossey Bass, 2003) che “in questo processo ci deve essere una qualche forma di cambiamento nello studente. Nessun cambiamento, nessun apprendimento”. Un apprendimento significativo necessita una qualche forma di cambiamento durevole nel tempo, che è una cosa importante se si considera la vita dello studente; per cui un modo per misurare l’efficacia della co-facilitazione è constatare se c’è stato un cambiamento nel gruppo dei pari. Quali sono i ruoli, le competenze e le abilità per co-facilitare? I ruoli di co-facilitazione possono essere trovati in gruppi/squadre tipo pallacanestro, salute, lega degli alcolisti, gruppi spirituali ecc.

Per esempio i gruppi di auto-aiuto sono formati da persone che si riuniscono per condividere problemi comuni e esperienze associate a un particolare problema, condizione, malattia o circostanza personale. “Libertà di apprendere” (“Freedom to Learn”) è tra le teorie di apprendimento per cui Carl Rogers è stato conosciuto. Barrett Lennard (1998:184) commentando il lavoro di Rogers ha sottolineato: “Ci ha offerto parecchie ipotesi di principi generali. Questi includono: non possiamo insegnare a un’altra persona in modo diretto; possiamo solo facilitare il suo apprendimento. La struttura e l’organizzazione dell’io sembra diventare più rigida sotto imposizione; allentare le proprie barriere quando si è completamente liberi dall’imposizione…La situazione educativa che più efficacemente favorisce un apprendimento significativo è quella in cui:

  1. l’imposizione sull’io dello studente è ridotta al minimo
  2. la percezione diversificata è facilitata.

Una parte del ruolo del facilitatore è quella di creare un luogo sicuro dove avviene l’apprendimento; ma essi devono anche stimolare i partecipanti, come John Wooden ha detto a proposito dell’allenamento “Sii veloce, ma non avere fretta” John Heron ha espresso chiaramente la natura della facilitazione: “Troppo controllo gerarchico uguale passività, dipendenza o ostilità e resistenza da parte dei partecipanti. Diminuisce l’autoreferenzialità che è il nocciolo di tutto l’apprendimento. Un eccesso di guida cooperativa può degenerare in una sottile forma di oppressione educativa, e può negare al gruppo i benefici di un apprendimento totalmente autonomo. Troppa autonomia ai partecipanti e permissivismo da parte vostra e possono crogiolarsi in un’eccessiva ignoranza, idee sbagliate e caos” Heron, 1999, p. 9).