L'Impressionismo di Ernest Hemingway/Definire Impressionismo

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Ernest Hemingway, 1961

Definire l'ImpressionismoModifica

L'Impressionismo, come molti altri "ismi" letterari, è un termine alquanto ambiguo. La sua ambiguità è resa più nebulosa non solo dal libero uso a cui sono soggetti tali termini, ma anche dal fatto che questo stesso termine è impiegato nelle aree della musica e della pittura, così come nella letteratura. In generale, l'Impressionismo è usato in queste diverse arti per indicare la pratica estetica che enfatizza non la realtà oggettiva così com'è, ma piuttosto le impressioni che l'artista deriva da quella realtà. Una definizione generale come questa, tuttavia, sarebbe inadeguata ai fini della nostra discussione. Pertanto, in questo capitolo ho tentato di arrivare a una definizione di Impressionismo che sia ampia ma non lassista; breve ma inclusiva; specifica ma non limitata.

Il termine "Impressionismo" è stato spesso usato per descrivere la moderna tecnica narrativa di centrare la vita mentale del personaggio principale piuttosto che la realtà che lo circonda. Autori come James Joyce, Virginia Woolf e Marcel Proust spesso si soffermano a lungo sui ricordi, le associazioni e le reazioni emotive interiori dei loro personaggi, e quindi sono spesso descritti come scrittori impressionistici. Tale descrizione è un impiego piuttosto libero del termine perché sembra negare l'uso della verosimiglianza da parte degli scrittori impressionistici e perché tale definizione rasenta la descrizione dell'Espressionismo, non dell'Impressionismo.

Secondo l'Enciclopedia Treccani, una delle fonti più comuni di informazioni su tali termini, l'Impressionismo si riferisce ad una corrente artistica sviluppatasi in Francia nel XIX secolo.[1] Il nome deriva dall’epiteto, inizialmente usato in senso spregiativo contro i pittori del gruppo, tratto dal titolo di un quadro di Claude Monet, Impression: soleil levant (1873, Parigi, Musée Marmottan). Il movimento che contiene anche musica e letteratura, aveva per scopo "ritrarre gli effetti, o "impressioni", dell'esperienza sulla coscienza dell'artista o su un osservatore con cui si identifica, piuttosto che le caratteristiche oggettive delle cose e degli eventi.[2] Questa sembra una definizione piuttosto limitata in quanto esclude del tutto il pubblico come tale e sembra anche negare qualsiasi tentativo di verosimiglianza da parte dell'artista. Questa definizione può essere sufficiente nel definire l'Impressionismo nella musica o nella pittura, ma è inadeguata nel descrivere la tecnica letteraria.

In lingua inglese la definizione citata più frequentemente è quella trovata su The Oxford Companion to American Literature. In questa opera monumentale, l'Impressionismo è definito come un "movimento estetico in cui l'artista tenta di presentare l'impressione che un oggetto fa su di lui, piuttosto che una versione realistica dell'oggetto stesso".[3] Come nella definizione precedente, il pubblico viene escluso e la verosimiglianza è negata. È importante rendersi conto che mentre i realisti enfatizzano la rappresentazione fotografica dei particolari, gli scrittori impressionisti sono più preoccupati degli stati d'animo o delle sensazioni. Ma ciò non significa che questi stati d'animo o sensazioni siano meno "reali" degli oggetti, o che gli impressionisti non si preoccupino di trasmettere verosimiglianza. Quindi la definizione dell’Oxford Companion, sebbene non errata, non è completa.

Un punto essenziale di ciò che considero una definizione "corretta" di Impressionismo viene affermato da Herbert Read nel suo English Prose Style (1928). Read afferma che uno stile di prosa impressionistica è quello "che dà al lettore l'illusione di essere un partecipante attivo alle azioni, scene o eventi descritti".[4] Questo aspetto manca da entrambe le succitate definizioni ed è probabilmente la loro più grande omissione. Considero questa "illusione" al centro dell'Impressionismo, e qualsiasi definizione praticabile di questo termine deve tenerne conto nel descrivere la tecnica.

Detta illusione è una parte di quello che potrebbe essere chiamato il dualismo dell'Impressionismo. Se l'attenzione è focalizzata sull'artista, l'opera dovrebbe riflettere le "impressioni" che l'oggetto fa su di lui. Se l'attenzione è spostata sul pubblico, allora l'artista si impegna a dare al suo pubblico l'"impressione" che tale pubblico faccia parte dell'azione, della scena o del personaggio presentato. È facile vedere che la prima metà di questo dualismo è principalmente dedicata alla pittura e alla musica, mentre la seconda metà si verifica più frequentemente in letteratura. La nostra discussione qui affronterà la parte letteraria di questo dualismo e quindi si occuperà di quel tipo di Impressionismo che fa sentire il lettore come partecipante o testimone oculare dell'azione rappresentata.

Meyer Abrams nella sua discussione sulle teorie critiche in The Mirror and the Lamp (1953) chiama quel tipo di teoria estetica che tenta di ottenere certe emozioni in un dato pubblico una teoria "pragmatica". Nel senso di Abrams la parola "Impressionismo letterario" è pragmatica, e qualsiasi definizione del termine degno di questo nome deve anche essere pragmatica in tale modo. Literary Terms di Barry & Wright definisce l'Impressionismo "la teoria e la pratica nella letteratura... volte a evocare l'effetto emotivo di una scena, di un personaggio o di uno stato d'animo, piuttosto che fornirne una descrizione dettagliata; l'obiettivo è quello di ottenere un'impressione soggettiva piuttosto che una realtà oggettiva."[5] Questa è una definizione piuttosto buona dell'Impressionismo, ma è incompleta perché, come le altre sopra, trascura ancora quel fattore importante: il pubblico.

Ho quindi tentato di sviluppare una definizione di Impressionismo tramite il processo di sintesi. Come abbiamo visto sopra, qualsiasi definizione completa deve essere "pragmatica"; deve concentrarsi sull'impressione del pubblico e non dell'artista; e non deve escludere la verosimiglianza. Non volendo sembrare presuntivo, credo che tutte le definizioni vagliate dalla mia ricerca siano carenti in almeno uno di questi requisiti e quindi incomplete.

La definizione di Impressionismo che segue, quindi, servirà durante questo studio come mia definizione operativa, e tutti i riferimenti successivi all'Impressionismo vi si riferiranno: l'Impressionismo è quella teoria e pratica in letteratura che mira ad evocare dal lettore un particolare effetto emotivo piuttosto che concentrarsi su una descrizione dettagliata e obiettiva. Il suo obiettivo è l’impressione soggettiva da parte del pubblico; e sebbene la rappresentazione della realtà oggettiva non sia il suo scopo principale, la tecnica impressionistica fa comunque uso della verosimiglianza.

Per mettere in prospettiva questa definizione, la contrapporrò ai termini Espressionismo e Realismo, con cui è spesso confusa. L'Espressionismo è definito in A Handbook to Literature di Thrall, Hibbard & Holman come "il voler abbandonare metodi realistici e naturalistici, della verosimiglianza, al fine di utilizzare gli oggetti nell'arte non come rappresentativi ma come trasmettitori di impressioni e stati d'animo di un personaggio o dell'autore o dell'artista."[6] Quindi vediamo che l'Espressionismo è simile all'Impressionismo, ma in un aspetto vitale – la verosimiglianza – le due tecniche sono ampiamente divergenti.

In "A Glossary of Literarv Terms", M. H. Abrams afferma che lo scopo dell'Espressionista è "rappresentare come il mondo appare alla mente turbata, e spesso anormale, di un personaggio nell'opera, oppure proiettare nella costruzione dell'opera i concetti e gli atteggiamenti dell'artista stesso."[7] Quindi l'Espressionismo è un ulteriore passo nella rivolta contro il realismo che era iniziata con l'Impressionismo. Opere come Finnegans Wake, l'episodio "Circe" dell’Ulysses di Joyce, e in particolare i romanzi e i racconti di Franz Kafka, sono eccellenti esempi di Espressionismo immaginario. Gli Espressionisti spesso esagerano e disgregano la normale sequenza temporale e distorcono frequentemente gli avvenimenti e l'ambiente circostante del mondo esterno per i loro scopi. Pertanto l'Impressionismo, che non rifiuta completamente la verosimiglianza, "differisce dall'Espressionismo significativamente nell'evitare distorsioni e astrazioni coscienti."[8] Questi due termini, quindi, sono ben lungi dall'essere equivalenti e non dovrebbero essere usati come sinonimi.

L'Impressionismo è spesso impigliato in quell'altro famoso "ismo" letterario, il Realismo. Se accettiamo quell'ampia definizione del Realismo come "fedeltà alla realtà nella sua rappresentazione in letteratura",[9] è ovvio che i significati di questi due termini sono in qualche modo simili. Ma mentre il realista tenta di fornire tutti i dettagli di una scena o di un incidente, l'impressionista seleziona solo quei dettagli che considera necessari per il suo scopo. Entrambi presentano questi dettagli in modo realistico, e quindi l'Impressionismo dovrebbe probabilmente essere considerato un derivato del realismo letterario.

Non intendo, per quanto sopra, che uno scrittore debba essere classificato solo con uno o con l'altro di questi termini. Potrebbe benissimo essere classificato nell'ambito di entrambi all'interno dei confini di una singola breve opera. Ad esempio, Harry Levin ha fatto la seguente osservazione su Hemingway in un articolo per la rivista letteraria The Kenyon Review:

« Quando [Hemingway] offre questa visione generale di un ristorante — "Era pieno di fumo, di bere e di cantare". — è un impressionista, se non un astrattista. Quindi passa all'espressionismo in un solo passo facile: "...la stanza roteò."[10] »

Per concludere questa discussione con un'illustrazione, supponiamo che queste tre tecniche letterarie siano fotografie. Una tecnica realistica potrebbe essere paragonata a un ingrandimento fotografico in cui i dettagli più minuti possono essere visti con la massima chiarezza. Allo stesso modo, l'Espressionismo potrebbe essere paragonato a una fotografia fatta attraverso una lente distorsiometrica in cui la struttura dei fatti esterni viene esagerata e distorta. La tecnica impressionistica, quindi, sarebbe paragonabile a un'immagine realizzata attraverso la nuova tecnica dell'olografia laser in cui lo spettatore prova la più forte sensazione di "essere lì".

I pittori impressionisti, come Van Gogh, Monet, Manet, Renoir e Cezanne migliorarono i dettagli individuali nelle loro composizioni per aumentarne la realtà. Questi artisti presentarono scene di vita comune, cosiddette "tranche de vie", senza intrusioni artistiche in modo che lo spettatore potesse provare la sua impressione di ciò che veniva raffigurato. Gli impressionisti letterari moderni, come Virginia Woolf e John Dos Passos, assomigliano a questi artisti del XIX secolo, in particolare in quest'ultimo aspetto.

Come movimento letterario, l'Impressionismo trovò le sue due principali fonti nel realismo del diciannovesimo secolo e nello stile naturalistico di autori francesi come Flaubert e i fratelli Goncourt. Il realismo del diciannovesimo secolo, di cui l'Impressionismo può essere considerato una continuazione, aveva reso possibile lo stile impressionistico; e il Naturalismo aveva affinato il metodo dei realisti per la stretta osservazione di piccoli dettagli. I due stili si fusero quindi parzialmente in una fioritura finale che portò all'Impressionismo del XX secolo.

Nella poesia l'Impressionismo è un aspetto importante delle opere di poeti Imagisti come Ezra Pound e Carl Sandburg. Escludendo Hemingway, l'esempio primario nella narrativa americana dell'Impressionismo si trova nelle opere di John Dos Passos. La tecnica impressionistica è particolarmente evidente nelle sezioni "Camera Eye" di USA di Dos Passos. Gertrude Stein, la cui cadenza Robert Spiller definì "una sorta di cubismo letterario o postimpressionismo",[11] ebbe una grande influenza su Dos Passos e sugli altri membri della "Lost Generation" a Parigi durante gli anni Venti. Principale tra questi espatriati fu, ovviamente, Ernest Hemingway.

NoteModifica

  Per approfondire, vedi Infinità e generi.
  1. Si veda la voce "Impressionismo" sull'Enciclopedia Treccani online.
  2. William Rose Benet, cur. Reader's Encyclopedia (New York, 1948), p. 537.
  3. James D. Hart, cur. The Oxford Companion to American Literature (New York, 1941), p. 351.
  4. Herbert Read, English Prose Style, Boston, ediz. 1952, p. 155.
  5. Raymond W. Barry e A. J. Wright, Literary Terms, San Francisco, 1966, p. 45.
  6. William Flint Thrall & Addison Hibbard (ediz. riveduta da C. Hugh Holman), A Handbook to Literature (New York, 1960), p. 194.
  7. M. H. Abrams, A Glossary of Literary Terms (New York, 1959), p. 35.
  8. Thrall, Hibbard & Holman, p. 238.
  9. Ibid., p. 397.
  10. Harry Levin, "Observations on the Style of Ernest Hemingway," Kenyon Review, XIII (Autunno 1951), 598.
  11. Robert E. Spiller, Literary History of the United States (New York. 1961), p. 1297.