Sezione VI

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L'immagine di Milano. Il fascino popolare dei Navigli (Sala 14)

Sono presenti 12 opere che mostrano la Milano popolare dei Navigli, allora contrapposta, per il suo aspetto singolare e la sua vitalità sociale, a quella monumentale del Duomo di Milano|Duomo e delle eleganti vie del centro.


79. Carlo Bossoli, Veduta di Milano, 1847

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    80. Giuseppe Canella, Barconi a Rialto, 1833

Giuseppe Canella Barconi a Rialto

  • English: Barges at the Rialto
  • Data 1833
  • Tecnica/materiale Olio su tela
  • Dimensioni Altezza: 36.2 cm. Larghezza: 48.8 cm.

Descrizione

Eseguita nel 1833, l’opera raffigura il Canal Grande all’altezza del Ponte di Rialto, con il palazzo dei Camerlenghi e le Fabbriche Vecchie sulla destra e il Fondaco dei Tedeschi sulla sinistra. Il dipinto non risulta tra le vedute veneziane presentate l’anno seguente all’Esposizione di Belle Arti di Brera, dove tra le numerose tele esposte figuravano anche La Riva degli Schiavoni e La Bocca di Rio di Castello a Venezia.

La presenza di Canella a Venezia è attestata con certezza nel 1815 e, nuovamente, nel 1837 in occasione del suo lungo viaggio verso l’Europa orientale che tocca le città di Vienna, Berlino, Dresda, Pesth e Praga. La datazione dell’opera non esclude che la veduta possa essere stata studiata dall’artista in occasione del suo primo soggiorno veneziano, dal momento che il pittore forma il proprio repertorio figurativo annotando con grande scioltezza grafica nei suoi taccuini di viaggio il maggior numero di soggetti tratti dal vero, cui attinge anche a distanza di molti anni. Una prassi di lavoro documentata, ad esempio, da Marina sulle coste di Barcellona del 1833 [1] e Sosta di viaggiatori in Spagna del 1839 [2] (Brescia, Civici Musei), entrambe riferibili al viaggio spagnolo degli anni compresi tra il 1820 e il 1822.

La stessa veduta con il Ponte di Rialto era stata ritratta da Antonio Canal, detto Canaletto, in un celebre dipinto già nella collezione del console britannico a Venezia Joseph Smith (collezioni reali di Winsor Castle) [3], forse noto a Canella per il tramite della traduzione in incisione di Antonio Visentini, diffusa a partire dal 1735. Il modello canalettiano si sofferma sulla puntuale descrizione degli edifici monumentali, ripresi da punti di vista diversi e opportunamente accostati all’interno di una visione panoramica; la veduta prospettica in Collezione, diversamente, è strettamente aderente alla realtà ed è certamente ripresa dal vero con un punto di vista leggermente ribassato e decentrato in modo tale da conferire il massimo risalto alle attività mercantili, dedicando scarso rilievo alle architetture, animate da vivaci figurette che stendono i panni sui terrazzi, e al ponte di Rialto, seminascosto in lontananza.

Suscitando le reazioni contrastanti della critica in occasione delle esposizioni milanesi, anche per questo quadro Canella adotta una luminosità intensa e smaltata ricavata dalla pittura di paesaggio nordica che l’artista aveva avuto modo di studiare in occasione dei suoi ripetuti viaggi in Olanda.

Attraverso la qualità luminosa e atmosferica della visione e l’adesione al vero l’artista si fa artefice di un radicale rinnovamento della veduta prospettica sia rispetto ai modelli romantici, sia a quelli veneziani molto apprezzati all’epoca a Milano, dove erano diffusi fin dalla metà degli anni Dieci attraverso copie puntuali di dimensioni ridotte da Giovanni Migliara (tra le quali Veduta di Palazzo Ducale a Venezia, in Collezione) e, ancora, dal 1831 dal pittore veneziano Bernardino Bison. La fortuna commerciale di questo soggetto veneziano, in particolare, presso una colta committenza internazionale è attestata anche dalla tela (attualmente dispersa), forse replica dell’opera in Collezione, eseguita da Giuseppe Canella attorno al 1838 per il ministro di stato austriaco conte Kolowrat, grande collezionista d’arte italiana.

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    81. Giuseppe Canella, Veduta del canale Naviglio presa sul ponte di San Marco, 1834

81. Giuseppe Canella Veduta del canale Naviglio presa sul ponte di San Marco

  • Data 1834
  • Tecnica/materiale Olio su tela
  • Dimensioni Altezza: 65 cm. Larghezza: 82 cm.

Presentata all’Esposizione di Belle Arti di Brera del 1834, insieme con un numeroso gruppo di vedute, l’opera fu accolta dalla critica con pareri discordi. Una parte della pubblicistica rimproverò a Giuseppe Canella l’adozione di una luminosità fredda e innaturale, verosimilmente derivata dai modelli della pittura olandese del Seicento, che l’artista aveva assimilato in occasione del lungo viaggio attraverso l’Europa condotto dal 1819 al 1832. Tale critica si configurava all’interno della rivalità tra il pittore, artefice del rinnovamento della veduta prospettica attraverso una particolare sensibilità ai valori atmosferici e luministici, e Giovanni Migliara, maestro consacrato della pittura urbana e interprete delle specifiche qualità del paesaggio lombardo. Il tratto del Naviglio di San Marco, dalla chiusa in primo piano fino al ponte dei Medici, costituiva una parte importante del sistema fluviale milanese che, ancora nel corso dell’Ottocento, garantiva la circolazione delle merci e metteva in comunicazione la città con le località vicine. La composizione si sofferma ad illustrare con gusto aneddotico le attività che si svolgono attorno al canale: il trasporto di marmi e graniti, destinati ai laboratori dell’Accademia di Brera, per mezzo delle caratteristiche imbarcazioni, dette comballi; il lavoro delle lavandaie; il transito dei passanti. Una luce intensa e diffusa permea la scena, dominata dalle tonalità intense dell’azzurro del cielo, solcato da nuvole bianche, e delle acque cristalline. Nel corso del terzo e quarto decennio del secolo il tema dei Navigli godette di grande fortuna presso gli artisti - da Giovanni Migliara, a Luigi Bisi, ad Angelo Inganni (Veduta del Naviglio di S. Marco a Milano, Milano, coll. Banca Intesa)- configurandosi come soggetto congeniale all’evoluzione della veduta prospettica verso il racconto di cronaca contemporanea.

82. Angelo Inganni, Il Naviglio dal ponte di San Marco, 1834-1837

83. Angelo Inganni, Veduta del Naviglio e della chiesa di San Marco in Milano, 1835

84. Angelo Inganni, Veduta presa sul ponte di Porta Orientale con neve cadente, 1850

85. Luigi Premazzi, Veduta della facciata della chiesa di San Marco, 1837

86. Luigi Premazzi, Veduta del corso di Porta Orientale, 1839

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    87. Giuseppe Elena, Veduta della piazza della Vetra in Milano, 1833

87. Giuseppe Elena Veduta della piazza della Vetra a Milano

  • Data 1833
  • Tecnica/materiale Olio su tela
  • Dimensioni Altezza: 75 cm. Larghezza: 100 cm.

L’opera, presentata all’Esposizione di Belle Arti di Brera del 1833, è una rara testimonianza della produzione pittorica di Giuseppe Elena. La fama dell’artista, critico d’arte e litografo, infatti deriva principalmente dall’intensa attività incisoria dedicata, in particolare, alla rappresentazione di vedute prospettiche e alla riproduzione delle opere più celebri dei maggiori artisti dell’epoca da Pelagio Palagi a Giovanni Migliara e Francesco Hayez. La piazza della Vetra che deriva il suo nome dalle acque del canale conosciuto come Vepra, provenienti direttamente dal fiume Olona, era anticamente destinata alle esecuzioni capitali dei condannati di bassa estrazione sociale, e soltanto dal 1814 fu trasformata in piazza delle Erbe, o del mercato. La veduta prospettica, dominata dall’abside del complesso architettonico dell’antica chiesa di San Lorenzo, si anima di numerosi episodi di vita quotidiana sul modello allora in voga della pittura urbana di Giovanni Migliara. Attorno al canale, oggi interrato, si dispongono i banchi di vendita frequentati da borghesi, militari e popolani, mentre un gruppo di fedeli in processione attraversa il ponticello in direzione delle fatiscenti case di legno che chiudono la scena all’estrema destra. La struttura compositiva, con il punto di fuga leggermente decentrato sul fondo della piazza, invita lo spettatore a percorrere il luogo, in mezzo alla piccola folla di personaggi, tra le mura e il canale, per inoltrarsi nelle contrade milanesi dalle caratteristiche vie che si intravedono in lontananza. Il dipinto è stato riprodotto in incisione dall’autore nel 1838 nel testo di Cesare Cantù intitolato, Lombardia pittoresca o Disegni di ciò che la Lombardia chiude di più interessante per le arti, la storia, la natura, levati dal vero da Giuseppe Elena, accentuando il carattere topografico della veduta e conferendo un minore rilievo alle scene. La scelta di dare un maggiore risalto alle architetture - corrispondente all’esigenza illustrativa del volume che descrive alcuni dei luoghi più caratteristici della Lombardia - diventerà una costante della produzione artistica e del pensiero critico di Giuseppe Elena negli anni Quaranta, in aperta polemica e in contrapposizione con la pittura di Angelo Inganni, caratterizzata da vedute urbane popolate da episodi di vita contemporanea.

88. Arturo Ferrari, Milano, Il Naviglio di Viarenna, 1894

89. Arturo Ferrari, Milano, il Naviglio di via Sforza in inverno, 1895

90. Emilio Gola, Il Naviglio fuori Milano (Naviglio di San Cristoforo), 1895 ca