Storia della filosofia/Marsilio Ficino

La vita e le opereModifica

Nato dal medico personale di Cosimo il Vecchio, Diotifeci d'Agnolo, e da Alessandra di Nanoccio,[1] studia a Firenze sotto Luca de Bernardi e Comando Comandi e apprende le prime nozioni di greco da Francesco da Castiglione,[2] mentre sarebbe da smentire la notizia riportata nella Vita Ficini di Giovanni Corsi, scritta del 1506, che sia stato allievo del Platina.[3]

Il suo primo maestro di filosofia è il folignate Niccolò Tignosi, medico aristotelico autore di un De anima e di un De ideis.[4] Conseguenza di questi insegnamenti è la sua Summa philosophiae, un gruppo di scritti in latino dedicati a Michele Mercati intorno al 1454 in cui il Ficino tratta di fisica, di logica, di Dio e di aliae multae quaestiones.[5] Nella dedica all'amico scrive di volerlo introdurre «a quegli studi che devono impegnare la nostra età, secondo la regola del nostro Platone».

Studia Epicuro e Lucrezio, scrivendo intorno al 1457 i Commentariola in Lucretium, che distruggerà nel 1492,[6] il De voluptate ad Antonium Calisianum, il De virtutibus moralibus e il De quattuor sectis philosophorum, dove tratta di questioni morali e dell'anima riportando opinioni platoniche, aristoteliche, epicuree e stoiche, e l'exercendae memoriae gratia, come esercitazione mnemonica e senza pretese sistematiche.[6]

Nel 1456 scrive vari libri di Institutionum ad platonicam disciplinam, perduti, tratti da fonti latine e per questo motivo trascurati per la sentita esigenza di abbeverarsi alla diretta fonte greca.[5] Sembra che il suo interesse al platonismo abbia indotto l'arcivescovo fiorentino Antonino Pierozzi, preoccupato di possibili deviazioni del Ficino verso eresie platoniche, a consigliargli di studiare sia medicina a Bologna sia l'opera di Tommaso d'Aquino.[7] Ma la permanenza a Bologna dal 1457 al 1458, testimoniata da Zanobi Acciaiuoli, non è documentata e resta certo l'ininterrotto interesse per la filosofia platonica e neo-platonica.[2]

L'Accademia e la «pia filosofia»Modifica

 
Loggia della Villa medicea di Careggi

Intorno al 1460 traduce Alcinoo, Speusippo, i versi attribuiti a Pitagora e l'Assioco attribuito a Senocrate.[8] Tradotti gli inni di Orfeo, di Omero, di Proclo e la Teogonìa di Esiodo, riceve in dono da Cosimo de' Medici un codice platonico e una villa a Careggi, che diverrà nel 1459 sede della nuova Accademia Platonica, fondata dallo stesso Ficino per volere di Cosimo, con il compito di studiare le opere di Platone e dei platonici, al fine di promuoverne la diffusione.[9] Qui inizia la traduzione, nell'aprile del 1463, dei Libri ermetici (Corpus hermeticum), portati in Italia dalla Macedonia da Leonardo da Pistoia; la sua opera di traduzione avrà un notevole influsso nel pensiero rinascimentale europeo.[10] Il Ficino vede in quella sapienza antica la presenza di una rivelazione, di una pia philosophia che si è attuata nel Cristianesimo ma della quale l'umanità di tutti i tempi era sempre stata partecipe. Nella dedica a Cosimo, scrive che Ermete Trismegisto «per primo disputò con grandissima sapienza della maestà divina, della gerarchia degli angeli|gerarchia degli spiriti» (daemonum ordine), «della trasmigrazione delle anime. Per primo fu chiamato teologo: lo seguì, secondo teologo, Orfeo, poi Aglaofemo, Pitagora e Filolao, maestro del nostro divino Platone».[11]

Esiste dunque, secondo Ficino, una concorde e antica tradizione teologica, una priscae theologiae undique sibi consona secta, che nasce con Ermete e culmina con Platone.[12] La «pia filosofia», antitetica alle correnti di pensiero atee e materialiste, si propone di sottrarre l'anima dagli inganni dei sensi e della fantasia per elevarla alla mente; questa percepisce la verità, l'ordine di tutte le cose, sia esistenti in Dio che emanate da Lui, grazie all'illuminazione divina, affinché l'uomo, tornato fra i suoi simili, possa renderli partecipi delle verità rivelategli dalla fonte divina (divino numine revelata).[13]

La sua traduzione latina del Corpus hermeticum, già tradotto in volgare nel 1463 da Tommaso Benci, viene stampata nel 1471; nel 1463 inizia la traduzione latina dei dialoghi platonici, conclusa forse nel 1468, e vi aggiunge nel tempo i suoi commenti: intorno al 1474 quelli al Filebo, al Fedro e al Convivio (tradotto anche in italiano), nel 1484 al Timeo, e nel 1494 al Parmenide.[14]

Teologia platonica e altri lavoriModifica

Dal 1469 al 1474 stende l'opera più importante, i diciotto libri della Theologia platonica de immortalitate animarum, dedicata a Lorenzo de' Medici. Dopo aver preso i voti sacerdotali il 18 dicembre 1473, compone la Religione cristiana, in italiano, di cui darà poi la versione latina nella De christiana religione. Dal 1475 al 1476 scrive la Disputatio contra iudicium astrologorum e nel 1481 viene dato alle stampe il suo Consiglio contro la pestilenza, dopo il flagello dell'epidemia del 1478.[15]

 
Busto di Marsilio Ficino ad opera di Andrea Ferrucci (1522) in Santa Maria del Fiore, Firenze

Nel 1484 inizia la traduzione delle Enneadi di Plotino e dal 1488 al 1493 traduce le opere di Giamblico, Proclo, Prisciano, Porfirio, Sinesio, Teofrasto, Michele Psello, la Mistica teologia e i Nomi divini dello Pseudo-Dionigi, e i frammenti di Atenagora di Atene:[14] con questo ampio corpus platonico il Ficino persegue la sua teorizzazione della continuità della tradizione teologica da Ermete ai platonici prolungatasi attraverso Dionigi Areopagita, Agostino, Apuleio, Boezio, Macrobio, Avicebron, Al-Farabi, Avicenna, Duns Scoto, Bessarione e il Cusano.[13]

I tre libri del De vita, usciti nel 1489, gli procurano accuse di magia dalle quali si difende con un'Apologia;[16] nel 1495 pubblica dodici libri di Epistulae che comprendono anche opuscoli scritti dal 1476 al 1491, come il De furore divino, la Laus philosophiae, il De raptu Pauli, le Quinque claves Platonicae sapientiae, il De vita Platonis, i De laudibus philosophiae, l'Orphica comparatio Solis ad Deum, la Concordia Mosis et Platonis, gli Apologi de voluptate quattuor.[15]

Lascia incompiuto un Commento a San Paolo per la morte sopraggiunta a sessantasei anni, nel 1499. È sepolto nel duomo di Santa Maria del Fiore, dove un monumento lo celebra come il maggior filosofo fiorentino.[15]

La dottrinaModifica

È noto come Aristotele concepisca l'essere umano come sinolo, unità ordinata e indissolubile di materia e forma, di corpo e anima, cosicché il suo principale commentatore dell'antichità Alessandro di Afrodisia poteva ben dedurne esplicitamente la mortalità dell'anima contemporanea a quella del corpo.[17] Al contrario, Platone aveva già distinto le due sostanze, concedendo all'anima una vita separata e indipendente dal destino del corpo.

A questa concezione aderisce Ficino, che in polemica contro Aristotele esalta la dottrina platonica, al punto da interpretarla come una forma di religiosità propedeutica alla fede cristiana.[18] La sua Theologia platonica o De immortalitate animarum si apre dunque con un

(IT)
« Liberiamoci in fretta, spiriti celesti desiderosi della patria celeste, dai lacci delle cose terrene, per volare con ali platoniche e con la guida di Dio, alla sede celeste dove contempleremo beati l'eccellenza del genere nostro. »

(LA)
« Soluamus obsecro caelestes animi caelestis patriae cupidi, soluamus quamprimum uincula compedum terrenarum ut alis sublati Platonicis, ac Deo duce, in sedem aetheream liberius peruolemus, ubi statim nostri generis excellentiam feliciter contemplabimur. »
(Ficino, Theologia Platonica, I, 1)

 
Delle divine lettere del gran Marsilio Ficino, frontespizio di una edizione del 1563

Per comprendere la sostanza dell'anima è necessario comprendere la struttura dell'universo alla cui base, ossia al grado inferiore, è la materia, concepita, seguendo Averroè, come pura quantità: «la materia non ha di per sé nessuna forza che possa produrre le forme», diversamente da chi, come Avicebron, la concepisce come «sostanza produttrice di forme, fonte piuttosto che soggetto delle forme».

È la qualità il principio formale che dà sostanza alle realtà corporee, grazie a «una sostanza incorporea che penetra attraverso i corpi, della quale sono strumento le qualità corporee»: questa sostanza incorporea è l'anima «che genera la vita e il senso della vita anche dal fango non vivente».[19]

Al di sopra delle anime sono gli angeli: «Sopra quelli intelletti che alli corpi s'accostano, cioè l'anime ragionevoli, non è dubbio che sono assai menti, dal commercio dei corpi al tutto divise»;[20] e se l'intelletto dell'anima «è mobile e parte interrotto e dubbio»,[21] l'intelletto angelico è «stabile tutto, continuo e certissimo».[21]

Al di sopra del tutto è Dio, che è unità, bontà e verità assoluta, fonte di ogni verità e di ogni vita, è atto e vita assoluta: «Dove un continuo atto e una continua vita dura, quivi è un immenso lume d'una assolutissima intelligenza»[22] che è luce per gli uomini perché si riflette in tutte le cose. Attraverso Dio «tutte le cose son fatte, e però Iddio si trova in tutte le cose e tutte le cose si veggono in lui... Iddio è principio, perché da lui ogni cosa procede; Iddio è fine, perché a lui ogni cosa ritorna, Iddio è vita e intelligenza, perché per lui vivono le anime e le menti intendono».[23]

Dio e materia rappresentano i due estremi della natura, e la funzione dell'anima, che è considerata, diversamente da Aristotele e da Tommaso, realtà in sé e non solamente forma del corpo, è quella di incarnarsi per riunire lo spirito e la corporeità:

 
Amore sacro e amor profano (Tiziano): eros come mediatore dei contrari
« [L'anima] … è tale da cogliere le cose superiori senza trascurare le inferiori... per istinto naturale, sale in alto e scende in basso. E quando sale, non lascia ciò che sta in basso e quando scende, non abbandona le cose sublimi; infatti, se abbandonasse un estremo, scivolerebbe verso l'altro e non sarebbe più la copula del mondo»
(Ficino, Theologia Platonica, 1474[24])

La "copula mundi" è l'anima razionale che «ha sede nella terza essenza, possiede la regione mediana della natura» (obtinet naturae mediam regionem) «e tutto connette in unità». La sua opera unificatrice è resa possibile dall'amore, inteso come movimento circolare attraverso il quale Dio si disperde nel mondo a causa della sua bontà infinita, per poi produrre nuovamente negli uomini il desiderio di ricongiungersi a Lui. L'amore di cui parla Ficino è l'eros di Platone, che per l'antico filosofo greco svolgeva appunto la funzione di tramite fra il mondo sensibile e quello intelligibile, ma Ficino lo intende anche in un senso cristiano perché, a differenza di quello platonico, l'amore per lui non è solo attributo dell'uomo ma anche di Dio.[25]

Lo stesso Platone viene interpretato in una chiave di lettura che oggi definiamo piuttosto neoplatonica, sebbene Ficino non faccia distinzione tra platonismo e neoplatonismo.[26] Per lui esiste una sola filosofia, che consiste nella riflessione su quelle verità eterne, le Idee, che in quanto tali restano inalterate nel tempo e trascendono la storia.[13] Congiungendo tutti i campi del reale secondo una concezione propria peraltro dell'astrologia e della magia, a cui Ficino rivolge notevoli interessi in virtù dell'unione vitale del mondo da essi presupposta,[27] filosofia e religione si fondono così in una visione d'insieme di reciproca complementarità, sottolineata anche nell'accostamento di termini come «pia philosophia», o «teologia platonica». Strumento dell'amore nel suo farsi portavoce dell'Uno è principalmente la Bellezza.[28]

Nel pensiero di Marsilio Ficino, Gesù Cristo è considerato un maestro spirituale e di spirito-guida, inviato da Dio per il bene dell'umanità:

« Cos'altro era Cristo se non una specie di manuale di etica, cioè di filosofia divina, il quale visse come un inviato dal cielo, essendo lui stesso una divina Idea di virtù, manifestata agli occhi degli uomini. »
(De Christiana religione, cap. 4)

Il Verbo o Logos è secondo Ficino il compimento di un graduale processo di disvelamento della verità iniziato nell'età antica, passato attraverso gli insegnamenti orali e le opere di Ermete Trismegisto, Orfeo, Pitagora e Platone. La pia filosofia così formatasi non è un corpo di verità storiche, profetiche, spirituali, norme e pratiche di vita che possa essere universalmente compreso e che debba essere universalmente trasmesso per la propria e altrui salvezza personale ed eterna; al contrario delle religioni abramitiche e delle maggiori religioni monoteiste, la pia filosofia è una verità per pochi eletti, una religione complessa e colta riservata ad una ristretta élite di iniziati.[29] Secondo tale concezione, non tutti sono candidabili alla salvezza, ma coloro che possono salvarsi, guadagnano l'eternità da soli, senza la necessità di un Salvatore, universale del genere umano e/o particolare del singolo individuo.

Amico e mentore di Pico della Mirandola, Ficino condivise con questi c la concezione dell'uomo come microcosmo, mediatore tra il mondo terreno e quello divino, unica forma di vita capace di racchiudere in piccolo l'intera creazione di Dio nella propria unità di anima e corpo. In base a questo assunto, Ficino asserì che l'Incarnazione non avvenne come dono gratuito e fedele dell'amore del Padre Dio per la salvezza di ogni uomo, ma perché Dio «potesse unirsi a tutti gli aspetti della creazione».[30]
In questo modo, Ficino rigettò la Preesistenza di Cristo in Spirito, anima e corpo all'intera creazione, come anche l'articolo del Credo Niceno secondo il quale Cristo fu generato e non creato dal Padre Dio prima di tutti secoli.

Mentre i cristiani identificano Gesù Cristo Dio con la seconda divina Persona della Trinità e col Verbo di Dio, credendoLo vero Dio e vero Uomo (dottrina diofisita), il pensiero di Ficino pose Gesù Cristo sullo stesso piano logico e storico di altri filosofi e spiritualisti che lo hanno preceduto, non adorandolo come Dio, ma rispettandolo come un mero uomo.

Mentre il ruolo unico e irripetibile di Cristo nella storia della salvezza veniva normalizzato all'esistenza di un uomo qualsiasi, Pico della Mirandola nell’Oratio de Hominis Dignitate giunse ad affermare che «poichè l'uomo è tutte le cose, egli può diventare qualsiasi cosa desideri»[30], talmente libero da poter rinunciare e negare la propria libertà e natura creata, e da potersi trasformare nel corso della vita terrena in angelo o in bestia, in modo permanente e con le sole proprie forze umane. Se non vi fu

Ficino sostenne la persona e le teorie di Savonarola, condannato a morte dall'Inquisizione cattolica. Fu accusato di un ritorno al paganesimo mediante la riproposizione del determinismo astrologico e di un tentativo sincretistico di armonizzazione fra cristianesimo, platonismo ed ermetismo.

NoteModifica

  1. Ove non diversamente riportato, le notizie sulla vita e la dottrina di Ficino sono tratte da: Eugenio Garin, Storia della filosofia italiana, vol. I, Einaudi, 1966, pp. 373-436.
  2. 2,0 2,1 Giuseppe Saitta, Marsilio Ficino e la filosofia dell'umanesimo, pag. 2, Fiammenghi & Nanni, 1954.
  3. Giornale storico della letteratura italiana, voll. 111-112, a cura di Francesco Novati, Egidio Gorra, Vittorio Cian, Giulio Bertoni, Carlo Calcaterra, Loescher, 1938, p. 339.
  4. Arthur M. Field, The Origins of the Platonic Academy of Florence, pag. 140, Princeton University Press, 2014.
  5. 5,0 5,1 Giorgio Bàrberi Squarotti, Storia della civiltà letteraria italiana: Umanesimo e Rinascimento, vol. II, pag. 815, UTET, 1996.
  6. 6,0 6,1 E. Garin, pag. 231.
  7. Giovanni Semprini, I platonici italiani, pag. 40, Edizioni Athena, 1926.
  8. AA.VV., La Letteratura italiana: Storia e testi, vol. XIII, pag. 929, a cura di E. Garin, Riccardo Ricciardi Editore, 1950-60.
  9. A. Della Torre, Storia dell'Accademia Platonica di Firenze, Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento in Firenze, 1902.
  10. Eugenio Garin, Ermetismo del Rinascimento, pag. 72, Ed. Riuniti, 1988.
  11. «Primus de maiestate Dei, daemonum ordine, animarum mutationibus sapientissime disputavit. Primus igitur theologiae appellatus est autor. Eum secutus Orpheus, secundas antiquae theologiae partes obtinuit. Orphei sacris initiatus est Aglaophemo successit in theologia Pythagoras, quem Philolaus sectatus est, divi Platonis nostri praeceptor».
  12. James D. Heiser, Prisci Theologi and the Hermetic Reformation in the Fifteenth Century, Repristination Press, 2011.
  13. 13,0 13,1 13,2 Andrea Cusimano, Storia del pensiero occidentale, pag. 167, Lulu.com, 2013.
  14. 14,0 14,1 L'immenso lavoro di traduzione compiuto da Marsilio Ficino è stato documentato in particolare da Paul Oskar Kristeller, in Supplementum ficinianum: Marsilii Ficini florentini philosophi platonici Opuscula inedita et dispersa, 2 voll., Firenze, Leo S. Olschki, 1937. Cfr. anche: P. O: Kristeller, The First Printed Edition of Plato's Works and the Date of Its Publication (1484), in "Science and History: Studies in Honor of Edward Rosen", a cura di Erna Hilfstein, Pawel Czartoryski, e Frank D. Grande, pp. 25–35, Wroclaw, 1978; Marsilio Ficino as a Beginning Student of Plato, in "Scriptorium", n. 20, pp. 41–54, 1966; Marsilio Ficino and His Work after Five Hundred Years, in "Quaderni di Rinascimento", n. 7, Firenze, 1987.
  15. 15,0 15,1 15,2 E. Garin, pp. 241-243.
  16. Arnaldo Della Torre, Storia dell'Accademia Platonica di Firenze (1902), pag. 623, Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento in Firenze, 1960.
  17. Alessandro di Afrodisia, L'anima, a cura di P. Accattino e P. Donini, Roma-Bari, Laterza, 1996.
  18. Marsilio Ficino su Parodos.
  19. Ficino, cit. in E. Garin, pag. 251.
  20. Le divine lettere del gran Marsilio Ficino, vol. 1, pag. 137, a cura di S. Gentile, Edizioni di storia e letteratura, 2001.
  21. 21,0 21,1 Ficino, Sopra lo amore o ver' Convito di Platone, pag. 118, a cura di G. Ottaviano, Celuc, 1973.
  22. Ficino, cit. in E. Garin, pag. 253.
  23. Le divine lettere del gran Marsilio Ficino, vol. 1, pag. 157, a cura di S. Gentile, op. cit.
  24. Trad. in Storia sociale e culturale d'Italia: La cultura filosofica e scientifica, a cura di Guido Ceriotti, vol. 5, pag. 305, Bramante, 1988.
  25. Ioan P. Couliano, Eros and the Magic in the Reinassance, University of Chicago Press, 1987.
  26. Il termine "neoplatonismo" è stato coniato solo nel XIX secolo per indicare le interpretazioni platoniche che si erano andate via via sovrapponendo a partire dall'età ellenistica, ma che erano sempre state identificate col pensiero stesso di Platone, ritenuto quasi un loro capostipite (cfr. Cenni sulla tradizione platonica).
  27. Sebastiano Gentile, Il ritorno di Platone, dei platonici e del "corpus" ermetico. Filosofia, teologia e astrologia nell'opera di Marsilio Ficino, in C. Vasoli, Le filosofie del Rinascimento, a cura di P.C. Pissavino, pp. 193-228, Milano, Bruno Mondadori, 2002.
  28. La prospettiva storiografica di Marsilio Ficino, di E. Lo Presti, Università degli Studi di Bologna.
  29. Luigi Mezzadri, Riforma e cultura, in Storia della Chiesa tra medioevo ed epoca moderna, vol. 1: Dalla crisi della Cristianità alle riforme (1294-1492), 2ª, Roma, 2001, pp. 192-224, ISBN 88-86655-64-9.
  30. 30,0 30,1 A. C. Grayling w:en:A. C. Grayling, Una storia del bene. Alla riscoperta di un'etica laica, Storia e civiltà, nº 62, Bari, Edizioni Dedalo, 2006, pp. 132-3, ISBN 978-88-220-0562-5, OCLC 635623420 (archiviato il 26 luglio 2019). Ospitato su archive.is.