Equitazione/Il primo lavoro dalla sella

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Il primo lavoro della sella: le mani e gli aiuti

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Tutto il lavoro fatto fino a questo momento è stato di semplice preparazione. Ora è arrivato il momento di montare il cavallo e di sostituire la frusta con gli aiuti e le azioni delle gambe del cavaliere.

Altri addestratori che si basano solo sui metodi, dopo aver completato il lavoro delle flessioni e della mobilizzazione da terra, passano direttamente alle flessioni in sella. Io reputo che questo sia un grosso errore. Montare un giovane animale e tenerlo fermo per tutto il tempo necessario alla lezione delle diverse flessioni serve ad offrire fin troppe occasioni di nervosa impazienza e di atti disordinati. Eppure come può il cavaliere prevenire tutto questo? Il cavallo non capisce gli aiuti. Gli effetti delle mani, delle gambe e dell’assetto sono sconosciuti. Il cavaliere è alla mercè dell’ignoranza e del capriccio dell’animale.

Per ovviare a questa difficoltà, per molti anni, ho fatto affidamento sul seguente sistema.

Non appena il lavoro preparatorio da terra è terminato, monto il cavallo e comincio immediatamente l’addestramento agli aiuti, prima di procedere con le flessioni da fermo. Prima di tutto utilizzo le gambe, così da poter spingere avanti il cavallo per avere il contatto sull’imboccatura. All’inizio non solo continuo il mio insegnamento degli aiuti senza speroni; utilizzo anche speroni senza rotelle, per abituare il cavallo al loro uso, per aumentare l’effetto delle gambe, per aumentare la velocità e per ottenere il contatto della mandibola sulla mano. Non mi accontento solo del lavoro al passo. Chiedo anche il trotto, perché è spesso di grande aiuto nel far fare esercizio e nel calmare l’animale. Solo dopo che gli aiuti delle gambe sono stati ben capiti, così che posso sempre avere un movimento sciolto in avanti, procedo con la piroetta rovesciata, con la piroetta e con i passi indietro per la mobilizzazione della parte anteriore, della parte posteriore e di tutto il corpo. D’altra parte, comincio la ginnastica della parte anteriore con le flessioni in sella, mentre il controllo delle gambe è ancora solo parziale, da fermo, al passo e al trotto. Così, senza difficoltà, rifiuti o ribellioni arrivo ad avere il cavallo “in mano” e infine, dopo molte e molte rifiniture, arrivo ad ottenere la “riunione”.

Nel frattempo, insieme all’istruzione del cavallo, ha fatto progressi anche il tatto del cavaliere nell’uso degli aiuti.

I diversi tipi di equitazione utilizzano molti differenti mezzi per governare e addestrare il cavallo. L’equitazione razionale e l’equitazione scientifica .ammettono solo tre aiuti: la mani, le gambe e l’assetto. Capezzoni, fruste e martingale, schioccare la lingua, fare carezze e dare punizioni sono solo mezzi per aiutare l’animale a capire gli effetti di questi tre aiuti.

Nel suo metodo Baucher, sebbene includa l’assetto come aiuto, non fornisce alcuna teoria su come relazionare l’assetto alla riunione e la sua posizione, sempre corretta, si mantiene sempre e immutabilmente perpendicolare sopra al centro di gravità. Fotografie di Fillis in azione mostrano cambiamenti della sua posizione che interessano il centro di gravità in proporzione diretta al movimento interessato. Egli, nel suo metodo, afferma il bisogno di una inclinazione adeguata della parte superiore del corpo nella direzione del movimento del cavallo solo nel caso di pochi movimenti.

L’assetto, come semplice mezzo per stare sulla schiena del cavallo a tutte le andature e durante i vari movimenti non può essere considerato un aiuto fintanto che il cavallo mantiene il suo equilibrio istintivo. Ma non appena l’equilibrio istintivo è sostituito dalla condizione di equilibrio indotto, allora l’effetto della posizione del corpo del cavaliere, che agisce sopra il centro di gravità del cavallo, diventa molto potente.

Discuto di questo argomento più avanti, dopo aver parlato della teoria della “riunione”, del rassembler e della condizione di equilibrio del cavallo “raccolto”. Per il momento, è importante per la comprensione dello studente l’idea generale di “accuratezza di assetto”.

Un secondo e più importante aiuto è la mano. Per questo non fa differenza se il cavallo è in un equilibrio istintivo o indotto. In entrambi i casi, l’azione delle redini passa alla bocca, dalla bocca al collo, dal collo agli arti anteriori e dalla parte anteriore attraverso l’intero meccanismo animale. Baucher aveva compreso appieno l’importanza di questi aiuti e ha creato le flessioni di bocca e collo. Lo ha fatto anche Fillis, che è stato il primo ad utilizzare l’espressione doigter che sta per “lavoro delle dita”.

L’uso della mano sulla briglia può provocare tre effetti generali che, a loro volta, con il lavoro delle dita e le diverse posizioni della mano, possono essere ulteriormente modificati in molti modi.

Il primo effetto è ottenuto attraverso la tensione delle redini: il rallentamento. I suoi opposti sono la libertà, il permesso, la concessione.

Il secondo effetto è ottenuto attraverso la fermezza della mano sulla briglia. Il suo effetto immediato è di sostenere e più tardi sarà l’elevazione.

Il terzo effetto è dovuto alla posizione della mano e serve a indicare la direzione che l’animale deve prendere.

Questi effetti, in generale, dovrebbero essere prodotti uno dopo l’altro, ma non simultaneamente. Saper produrre un solo effetto, senza allo stesso tempo produrne un altro in piccola parte o disturbare le condizioni implicate negli altri due, costituisce la “mano intelligente”.

La posizione usuale della mano è quella descritta precedentemente. Ma per controllare il cavallo, per l’addestramento o simili, le redini sono portate verso l’alto, verso il basso, indietro a sinistra o a destra di una quantità proporzionata all’effetto desiderato. Durante tali movimenti la mano dovrebbe sempre continuare a sentire il morso. Quando la mano ha raggiunto la posizione da cui otterrà il movimento richiesto, rimane fissa al posto finché il movimento non è finito. Così il moto della mano comunica il tipo di movimento, la fermezza della mano controlla la sua esecuzione.