Profili di donne lucane/Scrittrici

Indice del libro

Anna Maria Basso

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Anna Maria Basso nasce a Potenza nel 1951. Docente di materie letterarie nella scuola media, è stata Dirigente scolastica dell'I.C. "Giacomo Leopardi" di Potenza e di vari Istituti Comprensivi della Provincia. Ha ideato e curato laboratori teatrali e di scrittura creativa. Ha conseguito numerose segnalazioni e classificazioni in vari Premi Letterari e le sue poesie sono apparse in diverse riviste letterarie, come Hebenon di Torino, Poiesis di Roma, Spriritualità e Letteratura di Palermo, Nuovo Contrappunto di Genova, Polimnia di Roma, Leukanikà di Potenza.

La letteratura è stata sempre al vertice dei suoi interessi, insieme alla musica e alla pittura. Il suo amore per la scrittura nasce come tutte le grandi passioni, come una splendida avventura. "Ho cominciato con la scrittura poetica - ha detto Anna Maria Basso – citando Pablo Neruda: 'La poesia venne a cercarmi./ Non so da dove sia uscita,/ da inverno o da fiume./ Non so come né quando / no, non erano voci, / non erano parole né silenzio,/ ma da una strada mi chiamava,/ dai rami della notte…/.' È stato così anche per me. Tra gli anni 90 e il 2010, ho scritto e pubblicato tre sillogi poetiche, nel 2018 ho scelto di dedicarmi alla scrittura narrativa, pubblicando L'impermanenza. È in corso d’opera il secondo romanzo. Una sfida con la parola. Ancora un viaggio. Un rischio. Un’avventura. Ma la scrittura è tutto questo." Nel romanzo L'impermanenza, l’autrice ha inteso raccontarsi e raccontare una storia che avesse per protagonista un uomo problematico, irrisolto, un uomo dei nostri tempi, della nostra società sempre più liquida, votata a un dilagante individualismo, a cui si adatta alla perfezione l’abito dell'impermanenza, che, tuttavia dopo una forte esperienza di dolore, riuscisse a rivelarsi a se stesso e agli altri.

  • Attese (poesie) - Ed. Ripostes - Atripalda (Av), 1999
  • Images / Trame - Edizioni Scettro del Re - Roma 2001
  • Quel palpito d’altrove - Erreciedizioni, 2010

Romanzi

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  • L'impermanenza - Manni editori, Lecce 2018

Bibliografia

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  • Mario Santoro, Annamaria Basso, in la memoria e l'identità, Antologia di poeti e scrittori lucani, pg. 709

Laura Battista

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Laura Battista è nata a Potenza il 23 novembre del 1845, figlia di Raffaele Battista da Agrigento e di Caterina Atella da Matera. Già dall'adolescenza, Laura si dedica alla stesura di poesie e nel 1860 a Potenza, pubblica la poesia Fior di Ginestra. Ma la sua passione non ha avuto successo da subito, per via delle condizioni arretrate della Basilicata del tempo. Dopo l'unità d'Italia e la liberazione dal dominio borbonico, nel 1861 Laura non ha più necessità di nascondere la sua passione politica-nazionale e i suoi ideali patriottici e liberali, e dunque scrive molte poesie dedicate direttamente o indirizzate a Garibaldi, vero eroe di Laura Battista e del Popolo Italiano. Inoltre la giovane donna, non ancora maggiorenne studiò da autodidatta lingue straniere come Inglese, Francese e Tedesco, cominciando poi a tradurre da sola:opere di Milton, Byron, Goethe, ecc. Ad un certo momento, le viene imposto di rallentare gli studi per non compromettere ulteriormente la propria salute. Tuttavia, questa sua incessante necessità di apprendere la spinge, nel 1874, a prendere in considerazione il ramo dell’insegnamento. È così che nello stesso anno viene nominata maestra del Convitto Magistrale di Potenza. Lascia dopo poco l'incarico, per motivi di salute e in quanto sposa il conte Luigi Lizzardi. Le opere più importanti sono: Emanuele de Deo, I Canti, "La Lirica sentimentale"e "La Lirica Patriottica". Muore a Tricarico il 9 Agosto 1884.

Carmela Ayr Chiari

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Carmela Ayr Chiari

Carmela Ayr Chiari è una poetessa e scrittrice italiana che nasce il 2 novembre 1873 a Tursi, da una famiglia scozzese di nobili origini. Oltre ad essere una scrittrice, Carmela studia lingue e ha insegnato presso la "Regia Scuola Normale" di Verona, le materie quali: Pedagogia, Morale, Storia e Lingue. La sua prima pubblicazione è avvenuta nel 1885, sotto il nome del "L'Indipendente", la quale è una raccolta poetica. È inoltre autrice del libro su Nicola Latronico, intitolato In Memoria di Nicola Latronico, e di oltre 30 pubblicazioni. Oltre a ciò, ha scritto anche articoli per "Il Giornale D'Italia", "Il Piccolo" e la "Gazzetta di Parma".

 

Nata a Roccanova (PZ), borgo della Basilicata da cui si è allontanata per seguire gli spostamenti del padre per motivi di lavoro, ha vissuto per diversi anni a Castellammare di Stabia, per poi trasferirsi a Francoforte sul Meno, raggiungendovi il fratello Francesco. Giornalista e poeta, è stata espressione, e nello stesso tempo divulgatrice, della tradizione di poesia delle donne, dalle Sibille a Isabella Morra, da Sylvia Plath a se stessa.

La storia del suo trasferimento a Francoforte è legata alle vicende dell’editoria italiana, quando Silvio Berlusconi acquistò nel 1985 "Vietato Fumare", rivista dedicata al cinema che dirigeva, trasformandola in "Ciak", preferì quello che per lei fu un esilio, in cui poté esprimere liberamente le sue potenzialità.

In Germania ha scritto di cultura ed economia per il Corriere d'Italia. A Francoforte ha ideato il Festival della poesia e diretto il giornale “Clic” dedicato alle donne italiane residenti in Germania. Dal 1989 la sua "Mostra del libro italiano per ragazzi" ha avuto la finalità di mantenere vive nei figli degli emigrati le radici culturali italiane. La rassegna "Donne e poesie", da lei organizzata nel 1991, vide numerose autrici italiane, provenienti da città tedesche, impegnate nella lettura e nel commento dei propri testi.

La scrittrice lucana ha lasciato un suo autoritratto in una intervista rilasciata ad un giornalista di Castellammare, che le chiedeva quale fosse il suo più importante traguardo:

“Sicuramente amare ed essere d’aiuto agli altri. Quello che ho fatto finora non è stato altro che la realizzazione di un sogno di quando ero ragazza. Infatti fin da piccola avevo la passione della scrittura ma il mio sogno era quello di diventare giornalista. I motivi di questa mia passione sono diversi. Uno è ideologico, cioè volevo battermi contro le ingiustizie, e l’altro era esplorativo, ossia volevo conoscere il mondo e diventarne testimone. Da una prima fase narrativa, condizionata da un impegno sociale, a una seconda fase saggistica, sono passata alla terza: quella della poesia, che riprende un discorso adolescenziale ma con una ricerca linguistica”[1]

Nella poesia di Marcella Continanza si colgono due elementi essenziali. Il primo è la natura rivissuta attraverso la memoria, come in "La bambina che mi corre davanti"

« La bambina che mi corre davanti
mangia mele rosse affatturate
sulle labbra ha baci di fate
negli occhi cieli lontani[2]»

Il secondo è l’identità delle donne, costruita su una storia comune, come in:

« A volte il vuoto si congiunge all’attesa
e non scorgo la vita da questo castello che non s’apre…
L’anima è ferita. Dilegua il giorno. Il silenzio morso dai ricordi.
Non vedo occhi fraterni ma occhi bui che arrivano ai miei piedi.[3] »

Le sue poesie sono tradotte in tedesco e in spagnolo e pubblicate su riviste letterarie e in antologie. Tra i riconoscimenti da lei ricevuti la Medaglia della Presidenza (1999) per la Rassegna “Donne e Poesia”, assegnatale dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, e la nomina a Cavaliere all’Ordine del Merito della Repubblica (2008) per l’impegno civile nel campo del giornalismo, conferitale dal Presidente Giorgio Napolitano.

  • Cartolina da Francoforte. Guida della città, Zambon Editore, 1992.
  • Il giorno pellegrino, Il falco, Milano 1983.
  • Le oblique magie, Il falco, Milano 1980.
  • Venezia com, Il falco, Milano 1981.
  • Immagini d’Italia, Die Buche, 1994.
  • Piume d'angeli (Gedichte), Frankfurt a.M.: Zambon Editore 1996.
  • Rose notturne. Rosas nocturnas, Santiago de Cuba, Ediciones Nadereau, 1999.
  • Passo a due voci, Libro Press 2002.
  • Solo le Muse cantano. Poesie, Frankfurt am Main, Zambon Verlag 2015.
  • Io e Isabella, Zambon Editore, 2007.

Virginia D'Errico

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Virginia d'Errico (Palazzo San Gervasio, 1821 – Palazzo San Gervasio, 3 marzo 1847), da sempre interessata ai grandi classici letterari come Dante, Petrarca, ma anche Foscolo, Hugo e Milton, è stata una poetessa italiana, la quale ispirata da questi grandi autori, compose degli elaborati in prosa, pubblicati nella rivista Omnibus. La gran parte dei suoi scritti, sono stati pubblicati postumi, in una raccolta chiamata "Lacrime e fiori", dall'amante Carlo De Cesare

Teresina De Pierro

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Teresina De Pierro

Teresina De Pierro Nasce a San Martino d’Agri il 18 aprile del 1859 da Guglielmo e da Agnese Petroncelli, e qui vive gli anni travagliati del post-unitarismo. Trascorre a San Martino gran parte della sua giovinezza fino al matrimonio con il Dott. Luigi Manzoni da cui nascono 7 figli. Alla sua giovinezza, più precisamente ai quattordici anni, risalgono le sue prime pubblicazioni letterarie tra cui il suo primo volumetto “Poesie”, pubblicato a Napoli, e la raccolta “Affetti e Memorie”, pubblicata a Firenze nel 1874, che le permette di conoscere Giosuè Carducci. Nel 1875 tre sue poesie apparvero nell’antologia “Cespo di rose” per la scuola e la famiglia di Ignazio Cantù. Nel frattempo collabora anche con vari giornali come “Il risorgimento lucano” e “La nuova Lucania” e con le riviste “L’Aurora”, “Il Maestro italiano” e “La Margherita” per la pubblicazione di racconti ed articoli, i quali successivamente vengono raccolti in un volume intitolato “La viola del pensiero”. Traduce nel dialetto di San Martino la novella IX della Prima giornata del Decameron nel volume “I parlari italiani in Certaldo”, un omaggio per il cinquecentenario della morte di Boccaccio. Fu socia dell'Accademia Pitagorica di Napoli. A causa della delusione politica e per la brutta condizione che il sud Italia vive in quel periodo storico lei e il marito decidono di trasferirsi in Argentina a partire dagli anni Ottanta, con la partenza si conclude anche la sua produzione artistica. Qui trascorre il resto della sua vita, nonostante la morte improvvisa del compagno, e muore il 24 agosto del 1943 all’età di 85 anni.

Donata Doni

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Donata Doni il cui vero nome è Santina Maccarone, nasce a Lagonegro il 24 Novembre 1913 ed è stata una poetessa lucana. Donata ha studiato all'Università di Padova, dove ha appreso letteratura italiana, greco, latino e letteratura francese. Durante questi anni si innamora della poesia e scrive diverse raccolte, riunite tutte in un "Giovane diario", che preannuncia però l'opera più famosa "I frammenti dei giorni". Scrive inoltre "Amore di poesie", "Orme di nubi", "L'alba che ignoro", "Neve e mare", "Il pianto dei ciliegi feriti", "La carta dispari" e "Il fiore della gaggìa". Si dedica poi all'insegnamento alle scuole medie e in seguito si trasferisce a Roma. Per quanto riguarda invece, la formazione religiosa, un ruolo importante ha avuto il sacerdote Don Giuseppe De Luca, il quale per la poetessa fu un amico, un maestro, un padre e una guida, incoraggiandola ad essere più buona. Muore a Roma il 15 Dicembre 1972 di una grave malattia.

Gina Labriola

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Gina Labriola nasce a Chiaromonte nel 1931 in provincia di Potenza. Ha studiato Lettere Classiche a Bari. Gina Labriola ha vissuto per 11 anni in Iran. Qui ha lavorato per l'Istituto Italiano di Cultura di Teheran come collaboratrice dell'ISMEO, corrispondente dell'ANSA e lettrice presso l'Università di Teheran. È vissuta poi in Spagna, a Barcellona, ma il suo cuore è rimasto sempre nella sua madrepatria, Chiaromonte, dove i suoi antenati le hanno concesso di trasformare un antichissimo catoio, in un grande atelier di pittura su seta. Ha insegnato per oltre 15 anni Lingua e Letteratura Italiana presso l'Università di Rennes. Muore a Marsiglia nel 2011.

Ida Mango

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Ida Aquilecchia Mango

Ida Aquilecchia Mango nasce a Melfi il 9 aprile 1872 ed è stata una scrittrice e traduttrice lucana. La scrittrice è conosciuta maggiormente con il nome di Ida Mango, in quanto ella ha sposato il senatore Camillo Mango. Ida è autrice di "Qua e là in Europa", nella quale tratta dei suoi viaggi e di ciò che ha appreso da questi. Ma la scrittrice, diviene famosa soprattutto per la traduzione in lingua italiana, di due opere dello Spagnolo Vicente Blasco Ibáñez: "I quattro cavalieri dell'apocalisse" e "Sangue e Arena".

Isabella di Morra

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Isabella di Morra

Isabella di Morra conosciuta anche come Isabella Morra, nasce a Favale nel 1520 e muore nel 1545, ed è stata una poetessa lucana. In vita è stata sconosciuta, infatti acquista fama postuma grazie alla sua tragica biografia e per la sua poetica, tanto da essere riconosciuta come pioniera della poesia romantica.

Come si evince dal libro di Pasquale Montesano Isabella Morra alla corte dei Sanseverino[4]”, Isabella visse circa quindici anni nel feudo di Favale senza il padre, in un clima un po’ oppressivo, ma non privo di qualche agiatezza che le permise di avere un pedagogo e, come tutta la nobiltà del territorio, di frequentare le altre famiglie nobili. Fu molto vicina a Giulia Orsini, moglie di Pietro Antonio Sanseverino, cui dedicò anche un sonetto. Quest’ultima muore nel 1538 e, l’anno successivo, Pietro Antonio si sposa con Erina Castriota Scandeberg che nel 1543 chiamerà Isabella a corte come dama di compagnia della figliastra Felicia Sanseverino. La scelta ricadde su di lei in quanto poetessa e amica di famiglia. Ella riceveva settanta ducati l’anno per la sua attività di corte e certamente questa somma doveva tornare utile alla sua famiglia caduta in disgrazia. La ragazza aveva allora più di vent’anni, e probabilmente sperava in un matrimonio imminente, ma ciò non avvenne perché essendo lei priva di dote considerevole, non doveva attrarre giovani titolati. La descrizione analitica della vita di corte che fa Montesano, vuole ricostruire un po’ la giovinezza di Isabella, che, al fianco di Donna Erina trascorreva molto tempo occupandosi di “cenacoli”, canto, poesia e giochi d’intrattenimento. Tra gli artisti che frequentavano la corte anche la Morra leggeva versi, come si legge in un libro contabile di Bisignano compilato nel 1543. Proprio a questa corte ebbe occasione di incontro e di dialogo con Diego Sandoval De Castro, poeta di origine spagnola e barone del vicino paese di Bollita (oggi Nova Siri). Isabella Morra ritorna a Favale dopo aver ricevuto l’ultimo compenso il 30 novembre 1535 (era solita riceverlo il 30 dicembre di ogni anno) in seguito al matrimonio di Felicia Sanseverino con Antonio Orsini e il suo conseguente trasferimento a Gravina. Non è certo se Diego Sandoval De Castro abbia cercato di intercedere presso il governatore di Basilicata per far uscire Isabella dai confini del feudo, oppure se i due abbiano intrattenuto una relazione d’amore. Certo è che la giovane fu uccisa dai fratelli nel dicembre del 1545 e qualche mese dopo si compì l’assassinio di Sandoval De Castro a colpi di archibugio. Il primo però ad essere assassinato fu il pedagogo di Isabella perché accusato di fare da tramite tra i due. Marco Antonio, nipote di Isabella Morra, tracciando la storia della sua famiglia cercherà di giustificare la tragedia con la salvaguardia dell’onorabilità del casato, ma emergono reticenze e omissioni in queste testimonianze che ne fanno vacillare la veridicità.

Isabella scrive soprattutto sonetti e canzoni. Per quanto riguarda i sonetti, conosciamo: "I fieri assalti di crudel fortuna", "Sacra Giunone, se i volgar cuori", "D'un altro monte onde si scorge il mare", "Quanto pregiar ti puoi, Siri mio amato", "Non solo il ciel vi fu largo e cortese", "Fortuna che sollevi in alto stato", "Ecco ch'una altra volta, a valle inferma", "Torbido Siri del mio mal superbo", "Se alla propinqua speme nuovo impaccio", e "Scrissi con stile amaro, aspro e dolente". Invece le canzoni sono: "Poscia ch'ai bel desir troncante hai l'ale", "Signore, che isino a qui, tua gran mercede" e "Quel che gli giorni addietro".

Lucia Pagniello

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Lucia Pagniello nasce a Melfi nel luglio del 1866 e muore nel 1960, forse a Melfi, forse a Roma. È stata una una poetessa italiana. In tenera età è rimasta orfana e ciò segna la sensibilità nella sua produzione poetica. Nel 1889 diventa maestra elementare e successivamente direttrice didattica. Le sue opere più importanti sono: "Visioni e ricordi", "Voci dell'anima" e "Ultimi canti".

Carolina Rispoli

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Carolina Rispoli

Carolina Rispoli nasce a Melfi nel maggio del 1893 e muore a Roma nel Novembre 1991. È stata una scrittrice lucana. Fin dalla giovane età si è resa nota come scrittrice pubblicando la novella "Lotta elettorale", sulla rivista "Vita femminile italiana", con lo pseudonimo di Aurora Fiore. A 23 anni pubblica il suo primo romanzo "Ragazze da marito", in seguito pubblica "Il nostro destino", "Il tronco e l'edera", "La terra degli asfodeli" e "La torre che non crolla". In seguito, si dedica alla stesdura di saggi, il cui più rinomato è "La giovinezza di Raffaele Ciasca tra Giustino Fortunato e Gaetano Salvemini".

Raffaella Spera

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Raffaella Spera nasce a Potenza il 27 novembre 1931 e muore a Roma il 5 gennaio 2017. Dopo essersi laureata in Storia e Filosofia a Napoli, ha iniziato a viaggiare, recandosi prima in Medio Oriente e poi in Africa. In Africa per vari anni ha insegnato Lettere nelle scuole italiane all’estero, si è poi stabilita definitivamente a Roma dove ha co-diretto la galleria Artanciel in via Margutta e la casa editrice Rossi&Spera; ha diretto con Mario Lunetta e Dario Puccini una collana di poesia italiana per la casa Ed. Carte Segrete e, per molti anni, ha curato cicli di incontri fra letterati e pittori. Ha collaborato con la RAI-TV, scrivendo testi radiofonici, e con numerose riviste. Nel 1996 Raffaella Spera ha donato alla Biblioteca di “Isabella Morra”, istituita da Ester Scardaccione, allora presidente della CRPO della Basilicata, alcune sue opere.

  • Segni minimi (Nuove Edizioni, Vallecchi 1975).
  • Differenziato (Edizioni Lacaita, Manduria 1977).
  • Zentrum (Edizioni Carte Segrete 1979).
  • Il doppio misto (Edizione Nuove Scritture, Milano 1983).
  • L’acquario (Edizione Quaderni di Nuovo Ruolo, Forlì 1984).
  • Free lance (Edizioni Carte Segrete 1986).
  • Il vantaggio del tratto, (Edizioni Carte Segrete 1982).
  • Emigranti di poppa, emigranti di prua (con Michele Spera), con un saggio di Domenico De Masi (Gangemi Editore, 2016).

Romanzi

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  • Deserti (Manni Editore 2008).

Bibliografia

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  • Lorenza Colicigno, Donne e poesia nella cultura lucana del Novecento, in Poeti e scrittori contemporanei - Atti del corso sulla letteratura contemporanea, Humanitas, Potenza, 1994, pgg. 299 - 302

Rachele Padula Zaza

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Rachele Padula Zaza (Potenza, 8 luglio 1933) è nata a Potenza, dove ha insegnato in qualità di Docente di Materie letterarie. Si è laureata in Lettere Moderne presso l’Università di Roma ed è stata allieva di Sapegno e Ungaretti. Ha pubblicato quattro volumi di poesie: In dimensione acronica (1979), Il seme del tempo (1984), Dissolvenze (1989) e Disincantesimo (1999). Nel 1997, in occasione del Convegno Internazionale di Studi Carlo Gesualdo da Venosa, ha composto, in forma dialogico-teatrale, In casa dell’Illustrissimo Don Carlo Gesualdo, dialogo tra Maria d’Avalos e la Madre Sveva. Ha pubblicato nel 2004 il dramma sacro in tre atti Gherardo Della Porta. Nel giugno del 2006 è uscito il suo primo romanzo Donna Isabella Glinni. Ha pubblicato, per Osanna, il dramma Francesco di Messer Pietro di Bernardone (2008), la silloge lirica Colloqui d’amore (2008), il dramma sacro in tre atti Sancta Teresia Benedicta a Cruce (2011), il suo secondo romanzo Il cuore nuovo di Dario Corsini (2012), la tragedia in due atti e un epilogo Oscar Arnulfo Romero (2014), la silloge poetica La donna di picche (2016), Per amare Orazio (2018) e il romanzo Per lo gran mar de l’essere (2020). Nel 2014 ha ricevuto il Premio Città di Potenza Opera Omnia, nell’ambito del Premio Letterario Basilicata.

  1. Pierluigi Fiorenza, Castellammare, lutto per la scomparsa della scrittrice Marcella Continanza, Il Corrierino
  2. Tratta da Solo le muse cantano, http://www.wandamontanelli.it/CdD/edit/2016/smc.pdf
  3. Tratto da Io e Isabella, https://www.aise.it/anno/il-viaggio-umano-e-culturale-di-marcella-continanza-di-alessandra-dagostini/144807/1.
  4. P. Montesano, Isabella Morra alla corte dei Sanseverino, Altrimedia, Matera 2017.

Collegamenti esterni

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