Platone: istruzioni per il mondo delle idee/Fedone

Fedone: la morte, un passo verso l'immortalitàModifica

 
Morte di Socrate, tela di Jacques-Louis David

Il Fedone, appartiene alla prima delle nove tetralogie di Trasillo ed è un dialogo tra Echerate e Fedone nel quale Fedone racconta, dopo la richiesta di Echerate, il contenuto del discorsi tra Socrate, nei momenti che precedono l’esecuzione della condanna a morte, avvenuta dopo circa un mese di prigionia. Socrate dimostra agli interlocutori, attraverso il dialogo, la sua certezza sull’immortalità dell’anima e afferma che un uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla filosofia non deve temere la morte ma, al contrario, accettarla con gioia a patto che non si tratti di suicidio. Soltanto un uomo che dedica la sua vita alla filosofia riesce a liberare l’anima dai piaceri del corpo e quindi non è altro che la preparazione alla morte, momento in cui l’anima verrà completamente liberata dalla prigione del corpo e potrà raggiungere la verità.

Il tema principale del dialogo è l'immortalità dell'anima a cui si aggiungono, come temi secondari, la teoria della reminescenza, il mito di Er.

L'immortalità dell'animaModifica

Socrate dimostra, attraverso il dialogo, la persistenza dell’anima anche dopo la morte e da ciò deduce che un uomo, che ha dedicato tutta la sua vita alla filosofia, non può avere timore di morire. L’anima viene considerata “intrappolata” nel corpo e tutti i piaceri e desideri terreni portano solo al male, ma è proprio la filosofia capace di liberare l’anima e tenerla lontana dai piaceri terreni ed in questo modo l’anima potrà accedere, dopo la morte, al mondo divino, a patto che non si tratti di suicidio. Socrate in un passo del dialogo afferma che gli dei si prendono cura di noi e per questo noi siamo in loro possesso; quindi come un padrone si arrabbierebbe se un suo schiavo si togliesse la vita senza il suo permesso, allo stesso modo gli dei farebbero con gli uomini. Un suicida non poteva essere sepolto con gli altri uomini, ma anzi essere isolato e non avere nemmeno il diritto di una lapide o un segno di riconoscimento della sepoltura. Soltanto un uomo che aspira alla conoscenza autentica riesce a liberare l’anima dai piaceri del corpo. Per questo la filosofia non è altro che la preparazione alla morte, momento in cui l’anima verrà completamente liberata dalla prigione del corpo e potrà raggiungere la verità.

Teoria della reminescenzaModifica

La certezza di Socrate sull’immortalità dell’anima è fondata dalla teoria dell'anàmnesi o della reminescenza. Questa è basata a sua volta sulla credenza orfico-pitagorica della metempsicosi. L’anima, prima di calarsi nel nostro corpo ha vissuto nell’iperuranio e una volta discesa nel nostro mondo ne conserva il ricordo, quindi conoscere è ricordare in quanto l’uomo possiede in se stesso la conoscenza delle idee. Infatti come Platone illustra riporta nell'esempio illustrato nel Menone dello schiavo che riesce a intuire il teorema di Pitagora grazie all'aiuto di Socrate, anche un ignorante può rispondere adeguatamente, se opportunamente interrogato, ad argomenti di cui non ha mai sentito parlare. L'esperienza sensibile, dunque, funge soltanto da meccanismo sollecitatore del ricordo della vita nell'iperuranio.

Oltre che con la teoria della reminescenza, Socrate dimostra l’immortalità dell’anima con altre tre prove:

  • La prova dei contrari, secondo cui ogni cosa si genera dal suo contrario e quindi se la vita si genera dalla morte allora analogamente l’anima rivive dopo la morte del corpo;
  • La prova della somiglianza, l'anima è simile alle idee ed essendo le idee eterne, allora anch'essa è eterna.
  • La prova della vitalità, secondo cui l’anima è vita e partecipa all’idea di vita e quindi non può partecipare all’idea opposta di morte.

Mito di ErModifica

Basandosi sulla teoria dell'immortalità dell'anima Socrate afferma che il destino di ognuno dipenda da una scelta fatta dall'anima nell'iperuranio. A questa scelta le divinità non prendono parte, l'anima sceglie liberamente ed è condizionata solamente dalle esperienze della vita precedente. Platone illustra questa teoria nel mito di Er con il quale si chiude un'altra celebre opera la Repubblica. Er è un guerriero morto in battaglia che si risveglia proprio mentre il suo corpo viene raccolto e portato sul rogo e afferma che gli era stato concesso dalla morte per raccontare cosa aveva visto nell'aldilà. Racconta della presenza di quattro passaggi attraverso i quali le anime arrivano ed escono dalla dimensione ultraterrena. Le anime buone e le anime cattive accedono attraverso passaggi diversi: le prime finivano in Paradiso, le altre in una sorta di Purgatorio dove avrebbero trascorso mille anni. Dopo questo periodo le anime si sarebbero reincarnate effettuando la scelta del loro destino al cospetto delle tre Moire. Il guerriero dice che l'ultima anima ad aver scelto il proprio destino fu quella di Ulisse che scelse la vita di un comune cittadino, stanco della sua avventurosa vita passata.

Perché questo dialogo potrebbe essere utile agli adolescenti?Modifica

Per Platone, come si nota leggendo l’opera, se la teoria della reminescenza afferma che apprendere o conoscere vuol dire ricordare, allora anche l’insegnamento assume un valore diverso. Non si tratta più di un semplice trasferimento di nozioni nell’allievo, ma consiste nella proposta, da parte del maestro, di sollecitazioni e suggerimenti che l’allievo dovrà cogliere e seguire ,muovendosi però con autonomia e spirito critico. Il dialogo,perciò, è il mezzo fondamentale, attraverso il quale, Platone arriva a dimostrare le sue tesi. Va considerato un mezzo necessario per la ricerca e la scoperta della Verità, e di conseguenza per la salvezza dell'anima: il dialogo mette da parte le apparenze, che oscurano il vero, e mira a condurre l'anima verso la verità ovvero verso la salvezza. Ai giorni d'oggi gli adolescenti spesso sono abituati a vivere in una realtà offuscata dalle apparenze, dai pregiudizi e dall'abuso della tecnologia che porta all'impossibilità di dialogare faccia a faccia. Questo dialogo dimostra come imparare a riflettere con personale spirito critico potrebbe migliorare di molto i rapporti interpersonali tra giovani e non solo. Inoltre bisogna anche ragionare sul concetto dell'immortalità dell'anima, adattandolo ai tempi moderni. Platone ci consiglia indirettamente di riflettere sulle nostre azioni e non considerarci effimeri sulla Terra dal momento che potremmo influenzare non solo il nostro futuro ma anche quello degli altri.