Filosofia dell'amore/Emozioni

Indice del libro
"The Beloved", olio di Dante Gabriel Rossetti, 1866


Emozioni e prospettiveModifica

Dati questi problemi con resoconti ed esami sull'amore come valore/valorizzazione, forse dovremmo considerare le emozioni. Poiché le emozioni sono soltanto risposte a oggetti che combinano valutazione, motivazione e una sorta di fenomenologia, tutte caratteristiche fondamentali dell'atteggiamento dell'amore.

Molte interpretazioni dell'amore affermano che si tratti di un'emozione; tra queste interpretazioni si includono i seguenti resoconti: Wollheim (1984), Rorty (1986/1993), Brown (1987), Hamlyn (1989), Baier (1991) e Badhwar (2003).[1] Hamlyn (1989, p. 219) afferma quindi:

« Non sarebbe una mossa plausibile difendere qualsiasi teoria delle emozioni in cui amore e odio sembrassero eccezioni, dicendo che amore e odio dopotutto non sono emozioni. Ho sentito dirlo, ma mi sembra una mossa disperata da fare. Se amore e odio non sono emozioni, cos'è l'emozione? »

La difficoltà con questa affermazione, come sostiene Rorty (1980), è che la parola "emozione" non sembra individuare una raccolta omogenea di stati mentali, e quindi varie teorie che affermano che l'amore è un'emozione significano cose molto diverse. Di conseguenza, quelle che qui sono etichettate come "opinioni emozionali" sono divise in quelle che interpretano l'amore come un particolare tipo di reazione valutativa-cum-motivazionale a un oggetto, sia che la reazione sia semplicemente osservabile o disposizionale ("emozioni proprie": si veda la Sezione 1.1 – Amore come emozione propria, qui di seguito) e coloro che comprendono l'amore come una raccolta di emozioni proprie correlate e interconnesse ("complessi emotivi", vedere la successiva Sezione 1.2 – Amore come emozione complessa).

Amore come emozione propriaModifica

Un’emozione propria è una specie di "risposta valutativa-motivazionale a un oggetto"; cosa significa? Le emozioni hanno generalmente diversi oggetti. Il bersaglio di un'emozione è l'obiettivo a cui è diretta l'emozione: se ho paura o rabbia verso di te, allora tu sei il bersaglio. Nel risponderti con paura o rabbia, ti sto implicitamente valutando in un modo particolare, e questa valutazione – chiamata oggetto formale – è il tipo di valutazione del bersaglio che è distintivo di un particolare tipo di emozione. Quindi, nel temerti, ti considero implicitamente come in qualche modo pericoloso, mentre nell'essere arrabbiato con te ti considero implicitamente come in qualche modo offensivo. Tuttavia le emozioni non sono semplicemente valutazioni dei loro obiettivi; in parte ci motivano a comportarci in certi modi, sia razionalmente (motivando l'azione per evitare il pericolo) sia a livello arazionale (attraverso certe espressioni caratteristiche, come sbattere una porta per rabbia). Inoltre, si ritiene generalmente che le emozioni coinvolgano una componente fenomenologica, sebbene il modo in cui comprendere il "sentimento" caratteristico di un'emozione e la sua relazione con la valutazione e la motivazione sia fortemente contestato. Infine, le emozioni sono generalmente intese come passioni: reazioni che ci sentiamo imposte dall'esterno, piuttosto che qualsiasi cosa fatta attivamente.

Cosa intendiamo allora quando diciamo che l'amore è un'emozione (vera e) propria? Secondo Brown (1987, p. 14), le emozioni come stati mentali occorrenti sono "alterazioni corporee anormali causate dalla valutazione dell'agente o dalla valutazione di alcuni oggetti o situazioni che l'agente ritiene siano di suo interesse". Risolve ciò dicendo che nell'amore noi "teniamo cara" la persona che ha "un particolare complesso di qualità istanziate" che è "a tempo indeterminato" in modo che possiamo continuare ad amare la persona anche quando col passare del tempo cambia (pp. 106-7). Queste qualità, che includono qualità storiche e relazionali, in amore sono valutate come utili.[2] Tutto ciò sembra mirato ad interpretare quale sia l'oggetto formale dell'amore, un compito fondamentale per comprendere l'amore come emozione propria. Quindi, Brown sembra dire che l'oggetto formale dell'amore sia solo essere validi (o, dati i suoi esempi, forse: validi come persone), ed evita d'essere più specifico di questo al fine di preservare la sconfinatezza dell'amore. Hamlyn (1989) offre un'analisi simile, dicendo (p. 228):

« Con l'amore la difficoltà è trovare qualcosa di questo genere [cioè un oggetto formale] che sia unicamente appropriato all'amore. La mia tesi è che non esiste nulla del genere che debba essere così e che ciò differenzia amore e odio dalle altre emozioni. »

Hamlyn continua e suggerisce che amore e odio potrebbero essere emozioni primordiali, una sorta di "sentimento positivo o negativo verso [qualcuno]", presupposto da tutte le altre emozioni.[3]

Il problema con queste storie d'amore come emozione propria è che forniscono una concezione dell'amore troppo sottile. Nel caso di Hamlyn, l'amore è concepito come un comportamento alquanto generico, piuttosto che come il tipo specifico di atteggiamento distintamente personale discusso qui. Nel caso di Brown, rappresentare l'oggetto formale dell'amore come semplicemente valido (come persona) non riesce a distinguere l'amore da altre risposte valutative come l'ammirazione e il rispetto. Parte del problema sembra essere l'analisi abbastanza semplice di ciò che l'emozione è per Brown e Hamlyn come punto di partenza: se l'amore è un'emozione, allora la comprensione di cosa sia un'emozione deve essere notevolmente arricchita per comprendere l'amore. Tuttavia non è affatto chiaro se l'idea di una "emozione propria" possa essere adeguatamente arricchita così per farlo.

Amore come emozione complessaModifica

La visione delle emozioni complesse, che interpreta l'amore come atteggiamento emotivo complesso nei confronti di un'altra persona, può inizialmente sembrare che mantenga la grande promessa di poter superare i problemi dei tipi alternativi di punti di vista. Articolando le interconnessioni emotive tra le persone, potrebbe offrire un soddisfacente esame della "profondità" dell'amore senza gli eccessi della "visione unitaria" e senza la focalizzazione teleologica eccessivamente limitata della visione del "forte interesse"; e poiché queste interconnessioni emotive sono esse stesse valutazioni, potrebbe offrire un'interpretazione dell'amore come simultaneamente valutativa, senza la necessità di specificare un singolo oggetto formale di amore. Tuttavia, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi!

Rorty (1986/1993) non cerca di presentare un'analisi completa dell'amore; piuttosto, si concentra sull'idea che "gli atteggiamenti psicologici relazionali" che, come l'amore, implicano essenzialmente risposte emotive e desiderative, mostrano storicità: "nascono e sono modellati da interazioni dinamiche tra un soggetto e un oggetto" (p. 73). In parte ciò significa che quello che forma un comportamento d'amore non è la presenza di uno stato che possiamo indicare in un determinato momento interiore dell'amante; piuttosto, l'amore deve essere "identificato da una storia narrativa caratteristica" (p. 75). Inoltre, sostiene Rorty, la storicità dell'amore comporta la trasformazione permanente dell'amante amando colui/colei che ama.

Baier (1991), che sembra riprendere questa interpretazione dell'amore come esibizione di storicità, dice (p. 444):

« L'amore non è solo un'emozione che le persone provano verso altre persone, ma anche un complesso legame tra le emozioni che hanno due o poche altre persone; è una forma speciale di interdipendenza emotiva. »

In una certa misura, tale interdipendenza emotiva comporta il provare emozioni empatiche, in modo che, ad esempio, mi sento deluso e frustrato per conto della mia amata quando fallisce, e gioioso quando ha successo. Tuttavia, insiste Baier, l'amore è "più che la duplicazione dell'emozione di ciascuno in un'eco empatica dell'altro" (p. 442); l'interdipendenza emotiva degli innamorati comporta anche adeguate risposte di follow-up alle situazioni emotive della persona amata. Due esempi forniti da Baier (pagg. 443–44) sono una sensazione di "gioia birichina" per il disagio temporaneo della persona amata e il divertimento per il suo imbarazzo. L'idea è che in una relazione amorosa la tua amata ti dà il permesso di provare tali emozioni quando nessun altro è autorizzato a farlo, e una condizione per cui lei ti concede quel permesso è che tu provi queste emozioni "teneramente". Inoltre, devi rispondere emotivamente alle reazioni emotive della tua amata: sentendoti ferito quando lei è indifferente a te, per esempio. Tutto ciò favorisce il tipo di interdipendenza emotiva che Baier sta cercando: una sorta di intimità che hai con la tua amata.

Parimenti, Badhwar (2003, p. 46) capisce che l'amore è una questione di "orientamento emotivo generale verso una persona: il complesso di percezioni, pensieri e sentimenti"; in quanto tale, l'amore è una questione di avere una certa "struttura caratteriale". Al centro di questo complesso orientamento emotivo, pensa Badhwar, sta ciò che (Badhwar) chiama lo "sguardo d'amore": "un'affermazione [emotiva] continua dell'oggetto amato come degno di esistenza... per se stesso" (p. 44), un'affermazione che comporta piacere nel benessere della persona amata. Inoltre, afferma Badhwar, lo sguardo d'amore fornisce all'amata una testimonianza affidabile riguardo alla qualità del carattere e delle azioni dell'amato (p. 57).

C'è sicuramente qualcosa di molto giusto nell'idea che l'amore, come atteggiamento centrale nelle relazioni profondamente personali, non debba essere inteso come uno stato che semplicemente va e viene. Piuttosto, come insiste la visione dell'emozione complessa, la complessità dell'amore si trova nei modelli storici della propria reattività emotiva nei confronti della persona amata, un modello che si proietta anche nel futuro. In effetti, come suggerito sopra, il tipo di interdipendenza emotiva che deriva da questo schema complesso può sembrare che spieghi l'intuitiva "profondità" dell'amore come pienamente intrecciata nel senso emotivo di se stessi. E sembra fare qualche passo avanti nella comprensione della complessa fenomenologia dell'amore: l'amore a volte può essere una questione di intenso piacere in presenza della persona amata, ma altre volte può comportare frustrazione, esasperazione, rabbia e dolore come manifestazione delle complessità e della profondità delle relazioni che promuove.

Questa comprensione dell'amore costituito da una storia di interdipendenza emotiva consente alle interpretazioni di emozioni complesse di proporre qualcosa di interessante sull'impatto che l'amore ha sull'identità dell'amante. Questo è in parte il punto di Rorty (1986/1993) nella sua discussione sulla storicità dell'amore (vedi supra). Pertanto, sostiene Rorty, una caratteristica importante di tale storicità è che l'amore è "permeabile dinamicamente" in quanto l'amante è continuamente "cambiato dall'amare" in modo tale che questi cambiamenti "tendono a ramificarsi attraverso il carattere di una persona" (p. 77). Attraverso tale permeabilità dinamica, l'amore trasforma l'identità dell'amante in un modo che a volte può favorire la continuità dell'amore, poiché ogni amante cambia continuamente in risposta ai cambiamenti dell'altro.[4] In effetti, conclude Rorty, l'amore dovrebbe essere compreso in termini di "storia narrativa caratteristica" (p. 75) che risulta da tale permeabilità dinamica. Dovrebbe essere chiaro, tuttavia, che il semplice fatto di permeabilità dinamica non deve comportare il proseguimento dell'amore: nulla sulla dinamica di una relazione richiede che la storia narrativa caratteristica si proietti nel futuro, e tale permeabilità può quindi portare alla dissoluzione dell'amore. L'amore è quindi rischioso, anzi, tanto più rischioso a causa del modo in cui l'identità dell'amante è definita in parte mediante l'amore. La perdita di un amore può quindi far sentire non più se stessi in modi descritti efficacemente da Nussbaum (1990).

Concentrandosi su storie così complesse dal punto di vista emotivo, le interpretazioni delle emozioni complesse differiscono dalla maggior parte dei resoconti alternativi sull'amore. Perché tali resoconti alternativi tendono a considerare l'amore come una sorta di atteggiamento che prendiamo nei confronti dei nostri cari, qualcosa che possiamo analizzare semplicemente in termini di stato mentale al momento.[5] Ignorando questa dimensione storica dell'amore che fornisce una descrizione di ciò che è l'amore, i resoconti alternativi hanno difficoltà a fornire interpretazioni soddisfacenti sul senso in cui sono in gioco le nostre identità come persona quando ne amiamo un'altra, o soluzioni soddisfacenti ai problemi riguardanti a come l'amore possa essere giustificato (cfr. Capitolo 7, in particolare la discussione sulla fungibilità).

Tuttavia, rimangono alcune domande. Se l'amore deve essere inteso come un complesso emotivo, abbiamo bisogno di un resoconto molto più esplicito del modello in questione qui: cosa lega tutte queste risposte emotive in un'unica cosa, vale a dire l'amore? Baier e Badhwar sembrano contenti di fornire esempi interessanti e perspicaci di questo modello, ma ciò non sembra essere sufficiente. Ad esempio, cosa collega il mio divertimento all'imbarazzo della mia amata davanti ad altre emozioni come la mia gioia per lei quando riesce in qualcosa? Perché il mio divertimento per il suo imbarazzo non dovrebbe essere inteso invece come un caso un po' crudele di schadenfreude e quindi come antitetico e disconnesso dall'amore?

Presumibilmente la risposta richiede un ritorno alla storicità dell'amore: tutto dipende dai dettagli storici della relazione che la mia amate ed io abbiamo forgiato. Alcuni amori si sviluppano in modo tale che l'intimità all'interno della relazione sia tale da consentire risposte tenere e provocanti l'una all'altra, mentre altri amori potrebbero non esserlo. I dettagli storici, insieme alla comprensione da parte degli innamorati della loro relazione, presumibilmente determinano quali risposte emotive appartengono al modello costitutivo dell'amore e quali no. Tuttavia, questa risposta finora è inadeguata: non soltanto qualsiasi relazione storica che coinvolga l'interdipendenza emotiva è una relazione amorosa; abbiamo quindi bisogno di un modo etico per distinguere le relazioni amorose da altri atteggiamenti valutativi relazionali: precisamente qual è la storia narrativa caratteristica che è caratteristica dell'amore ? Insomma, i sostenitori dell'interpretazione delle emozioni complesse devono fornire un resoconto più chiaro ed etico del tipo pertinente di modello di risposte emotive che costitutiscono l'amore.

NoteModifica

  • I riferimenti bibliografici specifici sono tra parentesi nel testo.
  1. Altri non citati qui affermano di poter offrire un resoconto/esame dell'amore come emozione; tra questi si includono: Solomon (1976, 1981, 1988), precedentemente classificato come proponente dell'interpretazione "unitaria", e Taylor (1976), classificato come sostenitore della visione dell "forte interessamento".
  2. Brown sembra non notare che la descrizione dell'amore che fornisce alla fine del libro non è una descrizione del tipo di stato mentale occorrente che egli descrive siano le emozioni. Presumibilmente, intende che il tipo di amore che persiste per lunghi periodi di tempo sia qualcosa di simile a una disposizione a provare emozioni d'amore occorrenti. Inoltre, non è chiaro il motivo per cui Brown ritiene che sia necessario un appello alle emozioni per dare un senso alla "illimitatezza" dell'amore: tutto ciò che serve per questo è che l'oggetto dell'amore sia la persona piuttosto che le sue qualità. Si veda la discussione di questo problema nel Caitolo 7.
  3. Questo concetto dell'amore come emozione primordiale somiglia all'interpretazione di Descartes in Passions de l'âme (Le passioni dell'anima), §79: "Amore è un'emozione dell'anima causata da un movimento degli spiriti, che costringe l'anima ad unirsi volontariamente [de volonté] ad oggetti che gli sembrano essere graditi."
  4. Si veda Cocking & Kennett (1998) per quello che sembra uno sviluppo dell'esame di Rorty sui tipi di effetti che i nostri amici possono avere su di noi in termini di nozioni di "direzione" e "interpretazione".
  5. Fa eccezione una forma di visione unitaria, secondo la quale l'amore è la formazione effettiva (e non solo desiderata) di una unione significativa, poiché presumibilmente la formazione di tale unione è un processo storico. Tuttavia, in tali interpretazioni viene posta poca enfasi sulla storia condivisa.