Un fico secco/Premessa


La maledizione e il giudizio
"La Maledizione del Fico" - Icona della Chiesa di Santa Parasceva a Langadas, 1855


Questo studio si divide in due parti autonome: nella Parte I propongo un'interpretazione dell'episodio del fico nel Vangelo di Marco (Marco 11:12-14;20-25) nella sua forma finale che si basa su una metafora vegetale ampiamente conosciuta nell'antichità e mette in evidenza la connessione tra l'episodio e la scena del Tempio di Gerusalemme (Marco 11:15-19) che lo divide. Questa interpretazione affronta il problema posto dal commento del narratore nel versetto 13d e ne fa un elemento chiave per comprendere l'atteggiamento del Gesù marciano verso il Tempio. Con l'aiuto del lavoro di James C. Scott sul discorso di resistenza dei gruppi subordinati, dimostrerò che questo testo, insieme agli altri riferimenti di Marco alla distruzione del Tempio, appartiene a un tipo di discorso di resistenza secondo Scott e deduce alcune implicazioni per l'ambiente sociale del Vangelo di Marco.

Nella Parte II affronto alcune delle perplessità sollevate dalla succitata pericope marciana. Poche pericopi nel NT possiedono il numero di perplessità contenute in Marco 11:12-25. Io conterei almeno venti difficoltà ermeneutiche.[1] "La letteratura accademica su Marco 11:12-25 è piena di tentativi di dare un senso ai suoi numerosi enigmi, ed è piena di dichiarazioni che tale senso non esiste."[2] Uno dei problemi più preoccupanti è l'affermazione di Gesù in Marco 11:14: «Nessuno mangi mai piú frutto da te in eterno!»,[3] diretto non verso una persona, spirito o creatura, ma a un albero, cosa che appare incongruente con il carattere di Gesù.[4]

I critici della scena maledetta non sono garbati nel dimostrare la loro disapprovazione: "Il racconto di Marco sulla maledizione del fico è molto simile a un disturbo cronico: il paziente è sempre in cura ma non è mai veramente curato."[5] "Certamente una delle azioni più enigmatiche e, per molti lettori, offensive."[6] "È difficile immaginare perché Gesù abbia dovuto abusare del suo potere miracoloso in questo modo meschino, e ancora più difficile capire perché qualcuno lo abbia dovuto registrare."[7]

NoteModifica

  1. Robert H. Stein, Mark, BECNT (Grand Rapids: Baker, 2008), 508‒509. Per la scena del fico alla luce di Matteo 21:12-22, si veda Mark Moulton, "Jesus’ Goal for Temple and Tree: A Thematic Revisit of Matt. 21:12-22", JETS 41 (1998): 561‒72. Sul problema della cronologia di Matteo 21:17-22 contro Marco 11:11-15:19-25 si veda Vern Poythress, Inerrancy and the Gospels: A God-Centered Approach to the Challenges of Harmonization (Wheaton: Crossway, 2012), 144‒48.
  2. J. R. Daniel Kirk, "Time for Figs, Temple Destruction, and Houses of Prayer in Mark 11:12-25," CBQ 74 (2012): 509.
  3. Marco 11:14 contiene una rara occasione nel NT del verbo esthiō ("mangiare") nel modo ottativo, per segnalare al lettore, insieme a Marco 11:20-21, una maledizione; J. A. L. Lee, "The Speech of Jesus in Mark", NovT 27 (1985): 13-15. Il verbo non è presente nel parallelo Matteo 21:19.
  4. Si veda Craig S. Keener, Matthew (Grand Rapids: Eerdmans, 1999), 503; per la Redaktionsgeschichte (critica della redazione) del passo, vedi Kirk, "Houses of Prayer", 509‒13.
  5. Wendy J. Cotter, "For It was Not the Season for Figs", CBQ 48 (1986): 62.
  6. Richard H. Hiers, "Not the Season for Figs", JBL 87, no. 4 (1968): 394.
  7. R. T. France, The Gospel of Mark, NIGTC (Grand Rapids: Eerdmans, 2014), 439, il quale aggiunge che Matteo e Marco riescono ad insegnare l'aspetto del giudizio in maniera più idonea nei loro testi; T. W. Manson, "The Cleansing of the Temple", BJRL 33 (1951): 259 parimenti scrive: "È una storia di potere miracoloso sprecato al servizio di un iroso malumore... e appare del tutto incredibile."

Voci correlateModifica